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IL MERCATO DELLE DONNE

DI IDA MAGLI
ilgiornale.it

Scontro di genere e di potere alla Camera per le quote rosa nella nuova legge elettorale

Oggi si è inceppato l’iter della nuova legge elettorale di fronte a una questione, quella dell’immissione delle quote femminili che, in base anche al clima sociale e politico formatosi negli ultimi tempi, si riteneva fosse ormai un dato pacificamente acquisito.

Sono passati molti anni dalle prime accesissime battaglie in proposito e non dovrebbe più essere necessario fermarsi a spiegare come il sistema brutale del «rendere giustizia» ai gruppi svantaggiati, come è stato fatto negli Stati Uniti d’America per i neri e le donne, fissando in partenza le quote a loro riservate nelle sfide politiche, nei concorsi universitari, nelle borse di studio, ecc., pur essendo in apparenza il più semplice e diretto, abbia portato a conseguenze così pesantemente negative da indurre in molti casi gli stessi gruppi «protetti» a rinunciarvi.
Conseguenze negative ovviamente per l’abbassamento del prestigio, implicito per coloro che «vincono» in base alle quote riservate.

Per quanto riguarda l’Italia, però, dove il sistema delle quote arriva soltanto oggi e soltanto nella lotta politica, l’analisi bisogna svolgerla tenendo conto non soltanto delle ricadute negative sperimentate in altri Paesi, ma anche e soprattutto del fatto che le donne ormai sono «arrivate». Arrivate con le proprie forze, senza l’aiuto di nessuno, senza quote, a volte anche dileggiate per la loro volontà di partecipazione alla vita sociale, accollandosi, sia pure brontolando, il famoso «doppio lavoro», quello di casa e quello di fabbrica o d’ufficio. Accettare l’idea delle quote sarebbe un passo indietro, come confessare di essere una specie da proteggere, distruggendo così anni di conquiste che le donne sono riuscite a raggiungere da sole. In molti campi hanno costretto ai margini gli uomini diventando maggioranza o facendosi apprezzare più degli uomini. Nella scuola di ogni ordine e grado, per esempio, l’Istat ci dice che le insegnanti di ruolo sono l’82%; nella medicina di base e in diverse specialità cliniche le donne sono numerosissime e stimate per la loro disponibilità e competenza più degli uomini. Nel campo del giornalismo la situazione è sotto gli occhi di tutti: le inviate da ogni parte del mondo affollano i telegiornali.

Gli esempi naturalmente potrebbero continuare, ma mi fermo qui: c’è una strana passione di alcuni uomini nel battersi per rivendicare i diritti delle donne nel campo dell’unico Potere che sta loro a cuore, quello maschile per definizione, quello politico, imponendo le quote, la parità. Diffidiamo: sembrano voler dire «gestiamo noi le donne, prima che i posti se li prendano da sé e ci superino». No, fermiamoli noi. Fermiamo tutti, uomini e donne che vogliono imporre le quote, che sono solo il miglior modo per continuare a pensare che le donne siano inferiori.

Ida Magli
www.ilgiornale.it

Link: Il mercato delle donne

07.03.2014

Pubblicato da Davide

  • MATITA

    il problema è che siamo andati oltre….. e forse ora si dovrebbero rivendicare i diritti degli uomini……. sempre più disoccupati e soppiantati in molti lavori dal sesso femminile che ormai si appropria di ogni tipo di attività lavorativa. l’uomo casalingo non lo vedo proprio e il degrado morale e etico passa da una famiglia disgregata,da figli abbandonati al loro destino ,da uomini che non hanno un reddito fisso perdendo cosi la loro dignità e "autorità"e da donne che spesso diventano l’unico sostentamento di quel che resta della famiglia…..certi poteri hanno ben lavorato in questi ultimi decenni e le divisioni sociali,culturali,ideologiche , sessuali e sessiste erano proprio quello che volevano…per arrivare  al degrado attuale .

  • Giaurro

    Una delle logiche di fondo della Modernità è la concezione individualista della società (contrapposta a quella organicista), scriveva Norberto Bobbio. Per cui è naturale, rispetto a questi presupposti, che l’evoluzione di questa storia sia sempre più nel senso di un approfondimento delle rivendicazioni e delle autonomie giuridiche dell’individuo contro la "società di corpi": dell’individuo contro il corpo sociale familiare; dell’individuo contro il corpo sociale di genere; dell’indivduo contro il corpo sociale razziale, eccetera. Non solo, però, dell’individuo in senso stretto, ma anche dei soggetti sociali caratterizzati per aver rappresentato, nella tradizione occidentale, il "particolare" (la donna, lo schiavo, lo straniero, il deviante) di fronte all’"universale" (l’uomo libero, autoctono, conforme). Al che la Modernità è non solo la frammentazione dell’autorità organica in individui sovrani di sé, ma è anche la storia della rivolta dei frammenti (il "particolare") contro la totalità (l’"universale"). La Magli in questo articolo dimostra di capire la prima parte del discorso (individui > corpo sociale), ma non la seconda (particolare > universale). Non ha senso infatti chiedere che la rivendicazione alle quote si fermi, in quanto essa è la logica (= necessaria) rivendicazione dei frammenti contro la totalità tradizionale.

    Mi piace questa storia? Personalmente: non tanto. Ma qui non conta quello che piace a me, o alla Magli. Conta solo la logica della storia e se siamo in grado di vederla.

  • sovranista

    Di fronte a queste rivendicazioni femminili, gay,  e immigrati clandestini mi sento sempre più conservatore.. .