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IL MASSACRO DELLE COMPAGNIE OFF-SHORE, DETTA OPERAZIONE “OFF-SHORE LEAKS”

DI VALENTIN KATASONOV
strategic-culture.org/n

Offshore leaks, un’operazione pianificata

A partire dall’aprile di quest’anno, l’operazione «Offshore leaks» è stato l’argomento principale dei media di tutto il mondo. Anche gli avvenimenti di Cipro hanno perso di importanza. Detto liberamente, «Offshore leaks» può essere definito come la rivelazione di dati sensibili appartenenti a compagnie offshore e ai loro clienti.

Stiamo parlando di un’operazione programmata su scala globale.
Il 4 aprile, i maggiori canali d’informazione delle più disparate nazionalità mandarono in onda, pressoché all’unisono, una notizia sensazionale: l’organizzazione denominata Associazione dei Giornalisti Investigativi (ICIJ) detiene un ricco database riguardante le compagnie offshore e i loro clienti. La mole di dati è imponente, oltre i 260GB… Per intendersi, 160 volte più informazioni di quelle dell’ambasciata, rese pubbliche nel 2010 da Wikileaks… I file ICIJ constano di più di 2.5 milioni di documenti: i dati di registrazione di 122.000 compagnie offshore nelle Isole Vergini Inglesi; liste di persone che hanno fatto uso di compagnie offshore; copie di documenti personali, inclusi passaporti; corrispondenza; informazioni di transazioni bancarie e altre banche dati riguardanti politici a livello mondiale e uomini d’affari, grandi compagnie e banche. I documenti rivelano una varietà di date, da 30 anni fa ad oggi. I nomi di 130.000 persone da 170 paesi sono anch’essi all’interno dei documenti.

La prima fase dell’operazione chiama in causa una persona anonima, capace di prendere dati grezzi di compagnie offshore. Non sappiamo per quanto tempo abbia raccolto queste informazioni, né sappiamo che mezzi abbia usato per ottenerle. E’ possibile che la ICIJ e i singoli giornalisti abbiano la risposta a queste domande, ma mantengono il riserbo. Hanno dato una risposta: non metteremo in pericolo i nostri informatori. Possiamo notare comunque che per un singolo è pressoché impossibile ottenere una mole così imponente di informazioni. Incidentalmente, l’idea che dietro tutto questo ci sia una sola persona è stata ventilata dalla stampa. E’ la stessa identica supposizione che ha fatto pensare che dietro l’11 settembre ci fosse un gruppo di terroristi con a capo Bin Laden.

La seconda fase è occorsa nel gennaio del 2012, quando la banca dati di alcune compagnie offshore passò anonimamente all’organizzazione ICIJ. Era però un’ampia gamma di informazioni grezze e poco organizzate. Di fatto, la ICIJ dovette riorganizzare queste mezze informazioni. A questo punto, la ICIJ utilizzò le competenze dei media di diverse nazioni, oltre quelle dei loro stessi giornalisti. La mole di lavoro fu messa sul tavolo. Si è scoperto che il maggiore aiuto esterno è venuto dalla British Broadcasting Corporation e dal giornale The Guardian. Durante lo svolgimento dei lavori, i giornalisti aggiunsero nuove informazioni ai dati ottenuti dalla fonte anonima. Furono coinvolti anche programmatori e specialisti IT provenienti dagli Stati uniti, Dalla Gran Bretagna e dal Costa Rica. A questo punto, all’operazione fu dato il nome ufficiale: «Secrecy For Sale: Inside The Global Offshore Money Maze» (Segretezza in vendita: dentro il labirinto finanziario globale offshore, n.d.t.). A questo punto il lavoro non fu nascosto, ma pubblicizzato dai media. Alla fine del 2012, una piccola frazione della banca dati riguardante compagnie offshore (DOC) rese note informazioni riguardanti dozzine di compagnie offshore e le loro strutture. Era una bomba ad orologeria.

La terza fase iniziò ai primi dei aprile 2013. Frammenti separati della banca dati furono resi pubblici attraverso i media di vari paesi. In ogni nazione, furono selezionati dei media “autorizzati”. In Russia, ad esempio, i media “autorizzati” furono il Vedemosti e la Novaya Gazeta. E’ da sottolineare che come organizzazione proprietaria del DOC, la ICIJ, proibì a questi media autorizzati di dare le informazioni contenute nella banca dati alle agenzie legali o ad altri enti accreditati dei loro paesi. Apparentemente, c’è il rischio di mettere a repentaglio i propri informatori. Ci sono testimonianze che i media tedeschi non abbiano fornito alle autorità preposte i nomi degli evasori menzionati nei documenti di aprile. Il terzo scenario, che vede un accorto rilascio di notizie del DOC, potrà durare diversi anni. Comunque, già le prime parti di queste «informazioni esplosive» potrebbero portare ad uno sconvolgimento rivoluzionario dell’ordine mondiale.

Offshore leaks: obiettivi, mire e motivazioni

Sono in molti a porre una semplice domanda: quali sono gli obiettivi dell’operazione? Giustamente c’è l’obiettivo ufficiale esternato dalla ICIJ. C’è la battaglia alle compagnie offshore che sono diventate il «buco nero» dell’economia, un ostacolo insormontabile allo sviluppo sociale ed economico. E’ difficile contestare il fatto che il processo di spinta verso l’offshore dell’economia si sia spinto troppo in là. Le più recenti valutazioni dei beni nascosti dietro la copertura delle compagnie offshore oscillano tra i 21 e i 32 trilioni di dollari (circa il doppio del PIL mondiale).

Su scala globale, significa una perdita per le casse dei diversi stati, in rapporto alle tasse non pagate da clienti di compagnie offshore, pari a centinaia di miliardi di dollari. Come nel 2011, quando l’ammontare di tasse non pagate nei soli Stati Uniti è stato stimato in 345 miliardi di dollari, di cui 100 si possono far risalire agli evasori che utilizzano compagnie offshore. Nell’Unione Europea, le perdite ammontano a circa 1 trilione di euro, a causa dell’utilizzo di schemi per l’ottimizzazione della riscossione e al flagrante rifiuto di pagare le tasse. Non è certo quanto possa essere attribuito all’uso di compagnie offshore, ma stando ai dati forniti dall’America, si può parlare di 290 miliardi di euro (350 miliardi di dollari). Dunque, l’evasione annuale in EU e USA, risultato di «scappatoie» offshore, ammonta a circa 450 miliardi di dollari.

Molti ritengono che la battaglia contro le compagnie offshore sia solo una scusa per coprire altri propositi. Uno sguardo ai media di tutto il mondo rivela che in molti reportage non si parlava delle compagnie offshore in quanto tali, ma di singoli oligarchi, di politici e di ufficiali governativi. Sono citate anche le singole nazioni, le nuove banche mondiali, le corporation internazionali e i gruppi finanziari.

Una teoria sui reali motivi è quella secondo la quale si è cercato di porre l’attenzione su alcune compagnie offshore, per poter così spostare capitali verso un ristretto gruppo di “selezionati” e “intoccabili”. Da notare che quasi tutti i documenti del DOC si riferiscono ad un territorio offshore denominato Isole Vergini Inglesi (BVI). Qui si ha un livello altissimo di confidenzialità, quest’area è infatti una delle aree più sicure e popolari tra i territori offshore. Dal 1984, quando i territori inglesi oltremare si dichiararono «paradiso fiscale», le isole hanno venduto oltre un milione di compagnie, i cui veri padroni non sono mai stati rivelati. Insieme alle BVI, anche altri territori sono stati menzionati dalle dichiarazioni della ICIJ, tra cui Singapore, Hong Kong e le Isole Cook. Tuttavia, va sottolineato che sono stati menzionati solo perché «propaggini» delle Isole Vergini Inglesi.

Ci sono anche altre teorie circa i veri propositi dell’operazione: non colpire una particolare compagnia offshore, ma stabilizzare l’intera economia mondiale, per causare una crisi politica in alcuni paesi e dunque portare il mondo in uno stato di caos controllato. Inoltre, l’operazione offshore leaks non è vista come indipendente, ma come parte di un piano più grande, globale; in questo caso, offshore leaks sarebbe la logica continuazione dell’operazione atta a colpire il sistema bancario dell’isola offshore Cipro.

Certo, possiamo giudicare l’operazione solo a livello teorico. La più importante organizzazione coinvolta nel progetto, la ICIJ, solleva anch’essa una serie di domande. Abbiamo pochissime informazioni su di essa. Tutto ciò che sappiamo è che è stata fondata nel 1997, che il suo quartier generale è sito a Washington e che ha al suo interno 160 giornalisti di 60 nazioni diverse (tra questi, 88 giornalisti di 46 nazioni sono stati coinvolti nell’operazione offshore leaks). ICIJ fu creata come un progetto della grande organizzazione senza scopo di lucro Center of Public Integrity (CPI). La fondazione Knight, la fondazione Ford e George Soros sponsorizzarono la CPI. Tutti questi aspetti fanno ritenere che dietro ci possano essere motivazioni più ampie.

I personaggi principali di offshore leaks

Nella prima parte del materiale mandato in onda dalle emittenti, abbiamo visto ogni genere di persona. Potevano apparire nei documenti sotto una varietà di titoli: beneficiario, azionista, proprietario, padrone, co-padrone, destinatario di «servizi di fiducia», direttore, principale, ecc. Tutti uniti dal fatto di essere evasori. La lista include i nomi di politici e di ufficiali governativi, uomini d’affari e speculatori, membri di ricche famiglie e banchieri di una serie di paesi- gli USA, la Gran Bretagna, la Francia, il Canada e la Germania, ma anche la Russia, l’Ucraina, la Mongolia, l’Azerbaijan, il Venezuela, l’Iran, l’Indonesia, l’India e le filippine. Il giornale The Guardian spiegò che secondo i documenti, il maggior numero di padroni di società offshore si troverebbero in Cina, Hong Kong, Taiwan, nella Federazione Russa e nelle vecchie repubbliche sovietiche. La lista comprende anche i nomi di 4000 cittadini americani.

Connesso allo scandalo offshore, un certo numero di persone hanno visto le loro coperture saltare per mezzo stampa, e tra queste ricordiamo: il tesoriere della campagna per il presidente francese François Hollande, Jean- Jaques Augier; l’ex ministro delle finanze della Mongolia, Bayartsogt Sangajav; il generale dell’esercito venezuelano José Eliécer Pinto Gutiérrez; due figli dell’ex presidente colombiano Álvaro Uribe, Tomás e Geronimo; la figlia dell’ex presidente delle Filippine, Ferdinand Marcos, Maria Imelda Marcos Manotoc; lo sceicco del Kuwait Sabah Jaber al-Ali al-Sabah; una importante collezionista d’arte, la baronessa Carmen Thyssen- Bornemisza; l’ex moglie del petroliere Marc Rich; il milionario inglese Scot Young, colpevole di frode. Le testate menzionarono anche il presidente dell’Azerbaijan Ilham Aliyev, insieme a membri della sua famiglia; il primo ministro georgiano Bidzina Ivanishvili; l’imprenditore kazaco Mukhtar Ablyazov; l’imprenditore ucraino Dmitry Firtash, comproprietario della società RosUkrEnergo.

Insieme alle compagnie offshore e a singoli individui, i documenti menzionano vari intermediari che agirono come dei «piloti» per individui e compagnie che si trovavano nell’intricato labirinto dei paradisi fiscali. Tra gli intermediari troviamo ditte legali, fondi di garanzia, banche, compagnie edili e altro ancora. Gli intermediari talvolta si comportano come beneficiari, ma solo ad interim. Questi beneficiari ad interim talvolta creano complessi intrecci per poter coprire il reale proprietario, l’ultimo beneficiario, segreto. Per quanto riguarda il ruolo delle banche negli schemi offshore, i più attivi sarebbero, stando a ICIJ, il gigante bancario Deutsche Bank, la società americana JP Morgan e la compagnia Svedese UBS e Clariden.

Sono passati diversi giorni dalle prime rivelazioni di offshore leaks. Figure governative e politiche di numerose nazioni hanno avuto tempo per rispondere. L’agenzia delle entrate e la polizia tedesca, inglese, belga, indiana e greca hanno dichiarato che stanno verificando la bontà delle informazioni pervenutegli riguardo dei loro cittadini. Il ministro delle finanze di Lussemburgo, nel frattempo, ha dichiarato che è pronto a cooperare con le nazioni europee per dare informazioni utili a capire chi, dei loro clienti bancari, cerca di non pagare le tasse. Ciò significa che il più grande paese di offshore banking d’Europa ha chiarito di essere pronto, come anche la Svizzera, ad iniziare a smantellare la sua istituzione di segreto bancario. Il governo austriaco è l’unico controcorrente. Ha tranquillizzato i clienti delle proprie banche annunciando che non intende consegnarli alle autorità contro l’evasione fiscale degli altri paesi.

Valentin Katasonov
Fonte: www.strategic-culture.org
Link: http://www.strategic-culture.org/news/2013/04/17/a-pogrom-of-offshore-companies-or-operation-offshore-leaks.html
17.04.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELE FRAU

Pubblicato da Davide

  • qasiqasi

    l’elenco dei nostri connazionali dov’è? a me dell’arzebaigian o dei farabutti della mongolia esterna non frega niente, voglio sapere chi sono quelli di casa nostra.fuori i nomi!

  • OlausWormius

    Credo appunto che questo tipo di rivelazioni su scala mondiale e sincronizzata servano per destare i clamori dell’opinione pubblica (anche giustificati) ma con l’obiettivo non tanto nobile di realizzare i progetti di eliminazione del segreto bancario e di un’unione bancaria mondiale che gradualmente finirà per incorporare anche i vari paradisi fiscali.
    In questo scenario certamente inizieranno a tremare oligarchi vari ma si potrebbe anche considerare come un avvertimento per tutti quelli che si illudono di mettere i soldi al riparo da eventuali confische future sul modello di Cipro.
    In questo progetto rientrerà prima o poi anche l’eliminazione del contante e la schiavitù definitiva della razza umana imbrigliata nelle catene di un ciclo infinito di debito.
    Gli unici che avranno da guadagnarci veramente saranno come al solito le elites globaliste in direzione del NWO.

  • Kiddo

    Ho letto da qualche parte che la nostra GDF si è affrettata a dire che non crede a quanto affermato dai giornalisti. Ora vedo se ti trovo il link dove l’ho trovato, ma (se è vero) figurati se hanno voglia di sputtanare politici, preti , imprenditori, banche e banchieri, meglio occuparsi d’altro.