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IL MALE DELLA BANALITA': LA SINISTRA NELL'EPOCA DEL SOGNO EUROPEO

DI ANDREA MAGONI, PIER PAOLO DAL MONTE E UGO BORGHETTA

asimmetrie.org

In questi drammatici giorni, la Grecia ha dimostrato, nella maniera più tragica, l’impossibilità per qualsiasi forza della cosiddetta “sinistra” di affrancarsi dalla gabbia dell’euro e di prendere pienamente coscienza che l’Unione Europea, e il coacervo di trattati sui quali si fonda, sono espressione del più becero neoliberismo, dal quale è assente ogni sia pur tenue traccia di democrazia.

In questi giorni stiamo assistendo, una volta di più, allo smascheramento del vero volto di quest’istituzione totalitaria e del suo braccio armato, la BCE che, come volgari strozzini di una qualsiasi organizzazione mafiosa ricattano un governo nazionale, legittimamente eletto, e pretendono di sostituirlo con una tecnocrazia di proprio gradimento. Operazione che è paragonabile, pur se non effettuata con mezzi esplicitamente violenti ai golpe etero diretti avvenuti nei paesi i cui governi erano sgraditi alle èlites economico-finanziarie sovranazionali.

È ormai evidente che quest’Unione Europea è totalmente irriformabile perché incompatibile con la democrazia: non si pone più alcuna questione su quali cambiamenti siano necessari per renderla migliore.

Fanno sorridere gli appelli delle variopinte anime belle delle varie sinistre movimentiste sulla necessità di ridisegnare le regole europee, i parametri e i patti di stabilità, allo scopo di contrastare le politiche di austerità, visto che nella gabbia della moneta unica e dei trattati europei non c’è possibile redenzione. Il ricorso ad improbabili iniziative referendarie od elettoralistiche, su queste basi, è quindi destinato all’irrilevanza.

Quest’ingenuità politica è talmente grossolana, da sconfinare nella complicità e nel collaborazionismo con quelle forze che stanno distruggendo le democrazie e i popoli d’Europa, e stanno mettendo in serio pericolo quella pace il cui merito, con ingenuità ancora maggiore, viene attribuita ad esse, perché, in realtà è ed è sempre stata pax americana e non pax europea.

Quali forze politiche, esistenti o in fieri possono quindi farsi carico di un mutamento di rotta politico, economico e, soprattutto, culturale? Se si pensa all’Italia, certamente non il PD del “noi siamo quelli dell’euro”, oppure il vario campionario di insignificanti formazioni alla sua “sinistra”, come SEL, indistinguibile dal fratello maggiore, o il PRC del “no all’austerità, sì all’euro!”. Nel resto d’Europa, peraltro il quadro non è migliore: le cosiddette “sinistre riformiste” sono scomparse (Pasok) o sono perfettamente inglobate (come il PD) nel quadro neoliberale europeo, mentre le cosiddette “sinistre radicali” (Die Linke, Izquierda Unida, Front de Gauche) dimostrano drammatiche incapacità ad orientarsi nel rapido mutamento del quadro internazionale, rifugiandosi nel vagheggiamento di un’irrealizzabile idea d’Europa incuranti delle cogenti necessità dei popoli e dei lavoratori.

D’altro canto, le nuove formazioni, come Syriza e Podemos, sembrano più essere una sorta di ricettacolo elettorale, atto a raccogliere il consenso di coloro che soffrono per le politiche di austerità, con vacue proposte, ma non certo in grado di prescindere da una cornice europeista immaginaria che è già morta e sepolta dalla “testa dura” dei fatti.

Tutto questo dimostra l’incapacità, per qualsiasi formazione della sedicente sinistra, di affrancarsi ideologicamente dalla gabbia dell’euro. Persino il simpatico dilettante Atene, pur di non mettere in discussione l’appartenenza della Grecia a questa gabbia, ha preferito trasformarsi in carnefice del proprio popolo.

Tuttavia, se ragioniamo in termini storici (anche se è una storia piuttosto recente), e ci limitiamo ai confini del nostro Paese, è facile comprendere i motivi che sottostanno a quest’europeismo di maniera. Negli ultimi 25 anni, ovvero dopo il crollo del muro di Berlino, per la sinistra italiana, vi sono state unicamente due ragioni d’essere. La prima è stata la mera logica di appartenenza/sopravvivenza, coagulata attorno a slogan senza alcun significato fattuale come “più Europa”, il “sogno europeo”, “l’Europa ci ha garantito 60 anni di pace”, “Stati Uniti d’Europa” e altre amenità di questo tenore. La seconda è stata la creazione di una nemico, dipinto come il male assoluto (Silvio Berlusconi), contro il quale fare un fronte (più o meno) comune.

Ciò che ha fatto da collante è la volontà di rinuncia alla sovranità, l’ideologia del “vincolo esterno” che, nel secondo caso, si è manifestato sottoforma di letterina della BCE e nella spirale anabatica eterodiretta dello spread; entrambi i “vincoli” sono stati fondamentali per il successo del golpe non violento che rovesciò il governo Berlusconi (che, piaccia o no, era stato legittimamente eletto dagli italiani).

Per ciò che riguarda la prima ragion d’essere di quest’insulsa e sedicente sinistra, invece, le cose sono un po’ più complesse, anche se facilmente comprensibili. Se l’ideologia scompare in vacui slogan e vi è la totale assenza di un disegno politico strategico e sensato, la ragion d’essere di una parte politica si riduce al mero perseguimento del potere, nella cura delle varie clientele o nella ricerca di confortevoli cariche politiche che possano mantenere al riparo della “durezza del vivere”. Cosa c’è di meglio, quindi dell’appellarsi al “ce lo chiede l’Europa”, per giustificare l’inettitudine al governo della cosa pubblica?

Si può facilmente comprendere come una disordinata congerie di tal fatta, accomunata soltanto da queste politiche, o meglio, da questa assenza di politiche, non possa far altro che propagandare quest’europeismo cosmetico, senza peraltro comprendere che le caratteristiche fattuali di questa cosiddetta “Unione Europea”, non possono avere altro risultato che quello di sgretolare le nazioni e i cittadini e, in ultima analisi distruggere la democrazia e la pace nel nostro continente.

La morale di questo discorso, si può riassumere in poche parole: è impossibile essere di sinistra, ovvero proteggere il lavoro, essere contro l’austerità e difendere l’euro.

Per cercare di tratteggiare gli scopi e il possibile percorso di una alternativa politica a questo stato di cose, è opportuno delineare ulteriormente le caratteristiche di ciò che è necessario combattere, anche per mettere una pietra tombale sulle proposte sconclusionate che, con una certa regolarità scaturiscono dalle menti confuse di vari esponenti della politica, del giornalismo o dai cosiddetti “intellettuali” («le genti dolorose/c’hanno perduto il ben de l’intelletto»): il “più Europa” su tutti.

La cosiddetta “Unione Europea”, come abbiamo già accennato, si basa su una competizione economica forsennata, sulla compressione dei salari e sulla distruzione della domanda interna, tramite una concorrenza spietata tra gli stati, in un processo di corsa al ribasso del benessere, dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. Il risultato sono le misure di austerità imposte da poteri illegittimi che hanno provocato e aggravato la crisi nella quale ci troviamo.

La costrizione in un sistema di cambi fissi, la cosiddetta moneta unica, gestita da una banca centrale sovra nazionale e “sovra giuridica”, che ha sfacciatamente usurpato i poteri delle istituzioni democratiche nazionali, e gli scellerati patti di “stabilità” che ne fanno da corollario, impediscono agli Stati l’attuazione di qualsivoglia politica fiscale e valutaria, ovvero qualsiasi politica che possa agire da stimolo all’economia (politiche anticicliche), tutto questo nella violazione più palese dei principi costituzionali.

L’assenza di controllo della banca centrale da parte dei governi, ha lo scopo di impedire il finanziamento monetario dei paesi che ad essa sottostanno, ovvero, nel divieto di agire, da parte della banca centrale medesima, da cosiddetto “prestatore di ultima istanza” per lo Stato. Questo ruolo, ora precluso, permetteva di calmierare il tasso di interesse sui titoli di stato, consentendo ai governi di tenere sotto controllo il costo del finanziamento del debito. Il fine ultimo di tutto ciò, è quello di costringere gli stati a rivolgersi ai mercati per le proprie esigenze di finanziamento, con la conseguente maggiore spesa per interessi e una minore disponibilità per altre spese come sanità, istruzione, assistenza, previdenza (avanzo primario).

Questo costituisce anche una potente arma di ricatto nei confronti dei governi recalcitranti a seguire i diktat europei. Quest’ ultimo aspetto fu assai evidente nel caso della caduta del governo Berlusconi nel 2011: sotto la pressione pilotata dello “spread” fu prontamente sostituito dal governo più acquiescente verso gli altrui interessi. Lo scopo di questo percorso scellerato è quella di abolire lo “stato sociale” che ha caratterizzato le nazioni europee nel dopoguerra e privatizzare i settori menzionati.

Per ciò che riguarda il nostro Paese, il fatto di aver accettato regole che hanno reso i governi democraticamente eletti ostaggi dei mercati, costituisce una evidente e gravissima violazione dei principi della Costituzione. Le classi politiche attuali, in totale spregio della Carta Costituzionale, stanno conducendo l’Italia su una strada di rapido declino che ne sta sconvolgendo profondamente la trama sociale e le istituzioni democratiche. È vergognoso assistere alla messa in mora della Costituzione della Repubblica in nome della sudditanza ai diktat delle oligarchie europee, espressione di centri di potere economico-finanziari, il cui scopo è la soppressione della democrazia e dei diritti dei cittadini e dei lavoratori.

Che fare?

Data la gravità della situazione, riteniamo, pertanto, che sia necessario avviare un percorso di “resistenza”, che inizi a riunire la sparpagliata galassia di quelle forze che possano contrastare questo processo esiziale. L’emergenza è tale che è necessario costituire un vero e proprio Comitato di Liberazione Nazionale, che si riconosca necessariamente in pochi ma inderogabili principi:

  1. Ripristino della Costituzione e, di conseguenza,
  2. Sovranità politica,
  3. Sovranità monetaria.

La Costituzione della Repubblica Italiana consegna la piena sovranità al popolo e definisce gli elementi economici e politici conciliabili con l’interesse dei cittadini. La Costituzione democratica e antifascista, nata dalla Resistenza non può coesistere con il cosiddetto “trattato di Maastricht”, una vera e propria resa senza condizioni al più feroce e avido neoliberismo globalizzato.

Il ripristino dei principi della Costituzione non può prescindere da quel principio fondamentale che è la sovranità e l’indipendenza dello Stato, e la sovranità politica non può essere disgiunta dalla sovranità economica e monetaria: per cercare di riportare il ruolo dello Stato a quello indicato dalla Carta è necessario un ruolo proattivo dello stesso, ovvero la possibilità di finanziare la ripresa con l’iniezione di moneta nel sistema economico tramite la spesa pubblica, anche a deficit. È pertanto indispensabile uscire dalla unione monetaria, abbandonare la moneta unica e ripristinare il controllo del potere esecutivo sulla Banca Centrale, unico modo per consentire l’effettivo possesso degli strumenti per effettuare una politica economica efficace. Questo implica, ovviamente, il pieno controllo della politica fiscale, che deve agire nell’interesse del Paese e non a favore delle oligarchie europee che hanno concepito i parametri del trattato di Maastricht e hanno costretto l’Italia a introdurre il vincolo del pareggio di bilancio nella Costituzione art 81.

Affinché l’Italia possa salvarsi dalla spirale di declino nella quale è caduta, è essenziale poter promuovere le politiche sociali e ambientali, quelle volte alla piena occupazione, alla cura dei beni dello Stato, la pubblica istruzione, nonché tutte quelle politiche economiche che si ritengono strategiche per il futuro del Paese.

A questo proposito, è d’obbligo prescindere dai luoghi comuni propri della visione del mondo neoliberista contro il ruolo dello stato nell’economia, perché sarà necessario un forte intervento statale pubblico, anche tramite la creazione di un nuovo Istituto di Ricostruzione Industriale, per ripristinare quelle filiere produttive che sono state gravemente compromesse dalla crisi e per sostenere e riorganizzare l’economia di distretto, caratteristica precipua del nostro Paese. Inoltre sarà importante individuare quelle attività che sono monopolio naturale, e che sono state privatizzate nei decenni passati, perché siano rese nuovamente di proprietà pubblica. Allo stesso modo si agirà nei confronti delle attività in sofferenza nei settori che siano individuati come strategici, così come quelle che abbiano agito in contrasto con l’art. 41 della Costituzione privatizzando utili e socializzando perdite.

La riconquista della sovranità nazionale porta alla necessità e di una ridefinizione della collocazione dell’Italia rispetto all’Europa, al Mediterraneo e, più complessivamente nel quadro internazionale.

La costruzione di un’alternativa, dovrà necessariamente prescindere dalle logiche di appartenenza. Si tratta invece di costruire nuove alleanze politiche e nuovi blocchi sociali per l’attuazione della Costituzione.

Oggi ha senso solamente parlare di blocchi sociali composti da carnefici e vittime, e le vittime sono tutti coloro che stanno soccombendo sotto il giogo delle politiche deflazionistiche dei carnefici di Bruxelles (e dei vari Quisling sparsi per i governi nazionali): lavoratori dipendenti pubblici e privati, artigiani, piccole e medie imprese, professionisti, commercianti, pensionati.

Poniamo quindi all’attenzione la necessità di elaborare culturalmente quelle linee di azione che consentano di aprire spazi a politiche sociali ed economiche non liberiste, nonché al coagularsi di forze che sappiano portarle fruttuosamente nello spazio politico italiano ed internazionale.

Andrea Magoni
Pier Paolo Dal Monte
Ugo Boghetta

Fonte: www.asimmetrie.org

Link: http://www.asimmetrie.org/opinions/il-male-della-banalita-la-sinistra-nellepoca-del-sogno-europeo/

15.07.2015

[1] Indimenticabili sono I titoli di giornale del tempo, come quelli de L’unità o del Sole 24 ore

[2] Questo fenomeno è stato descritto da Alberto Bagnai in: (1) Il tramonto dell’euro, Imprimatur, 2012, e in: (2) L’Italia può Farcela, Il Saggiatore, 2014

[3] E altri lo hanno già spiegato meglio di noi, vedi Alberto Bagnai, o.p cit.(1) e (2); Luciano Barra Caracciolo, Euro e/o democrazia costituzionale, Dike, 2013; Vladimiro Giacchè, Titanic Europa, Imprimatur 2012 e Anschluss, Imprimatur 2013

Pubblicato da Davide

  • Rosanna

    Cavolo ! In tre per dirci che solo la destra ci potrà salvare …

    Meno male che c’è la destra di Salvini, Maroni, Berlusconi, Meloni, La Malfa, Alemanno …
    sennò saremmo messi veramente male

  • ROE
    La risposta al "Che fare?" non può essere (come indicato dagli autori dell’articolo) un insieme di obiettivi ma dovrebbe essere quali azioni possibili compiere. E forse bisognerebbe ideare nuove soluzioni, adottare nuove azioni, utilizzare nuovi mezzi, impostare nuove strategie, invece di riproporre quelli già usati dei quali conosciamo i risultati. Senza dimenticare che i risultati raggiunti dai lavoratori occidentali nei trent’anni successivi alla seconda guerra mondiale sono stati pagati dagli altri popoli.

    Chi controlla il denaro controlla l’economia, l’informazione e la politica, quindi anche gli stati (che sono mezzi di potere di chi controlla il denaro). Insomma, non riusciamo ad immaginare un governo dei popoli che trasformi gli stati in organismi amministrativi ed un uso del denaro indipendente dagli stati e dalle banche per dare denaro a chi ne ha bisogno per vivere e/o per lavorare. Eppure, potrebbe essere la nuova soluzione per realizzare il principio "da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni".

  • IVANOE

    Scusate… 

    ANDREA MAGONI, PIER PAOLO DAL MONTE E UGO BORGHETTA, è divertente leggere nel vostro che fare "riunire la sparpagliata galassia di quelle forze che possono contrastare…" si riuniamo bertinotti con il cashmere oppure occhetto che con 10.000 euro al mese !!! non riesce a campare, ma si chiamiamo pure cofferati il 60 enne che sposò una 30enne e che raduno nel 2005 TREMLIONI DI PERSONE per poi finire con una scoreggia immane che ci ha fatto ingoiare monti, la legge fornero il job acr l’art. 18 con tant odi refendum… ma si  prendiaom le bandierine e prendiamoci tutti per il culo per latri 40 anni della serie berlinguer quello del comunismo all’acqua di rose che aveva ne lsuo partito uno come giorgio napolitano… ma certo come no !!!

    A cuccurucu ma che credete che c’avemo l’anello al naso ?

    Ci vuole ben altro che riunire in comode stanze condizionate abbronzati radical comunisti alla ferrando… Ci vuole ben altro oggi per scardinare questa asfissiante, ipocrita, insensata oppressione delle banche delle finanze corrotte  e dei prvileggiati che sono legati mani e piedi alle loro sporche e comode rendite senza fare un piffero…che si amalgamano alla grandisisma con l’egoismo medievale delle masse che difendono a denti stretti la pensioncina o il sub-salario che prendono…

    Questo bel altro che penso io non avverrà mai mi affido soltanto alla speranza di un cataclisma naturale all’invasione dei popoli dell’africa del nord comnuque ad eventi esterni dalla nostra atmosfera di popoli europei viziati e perversi…

    A scusate ancora… le cazzate che scrivete, per favore andate a scriverle da altre parti qui si Cdc siamo piuttosto navigati e smaliziati.

  • AlbertoConti

    "ripristinare il controllo del potere esecutivo sulla Banca Centrale, unico modo
    per consentire l’effettivo possesso degli strumenti per effettuare una politica
    economica efficace. Questo implica, ovviamente, il pieno controllo della
    politica fiscale, che deve agire nell’interesse del Paese "

    Bene bene!
    Come si suol dire "la fame aguzza l’ingegno", così anche una sia pur sparuta (e
    purtroppo insignificante) rappresentanza degli intellettuali "di sinistra"
    abbandona l’adorato Marx e si avventura in terre inesplorate, verso un qualche
    surrogato di verità.

    Ho scelto la frase sopra virgolettata non a caso.
    Rappresenta infatti, in cotanto contesto di "presa di coscienza", il prodromo di
    una scoperta che sta friggendo per venire finalmente alla luce, e riguarda il
    cardine di tutti i problemi sociopolitici, cioè la natura della moneta.
    Naturalmente è ancora una scoperta in nuce, parziale ed incompleta, ma siamo
    sulla buona strada, purchè questo sentiero non venga interrotto dal
    travolgimento degli eventi, anch’essi giunti fin oltre il punto di maturazione
    massimo, o di marcescenza come si preferisce.

    I nostri tre prodi stanno
    scoprendo che cos’è la moneta, qual’è una delle sue componenti principali, la
    fiscalità unita al potere decisionale, o politico, sulle politiche economiche.
    Componenti inscindibili, come l’idrogeno e l’ossigeno quando si parla di acqua,
    che venga scoperta calda o fredda non fa differenza.

    E tra le righe c’è
    la terza componente principale, l’identità di popolo che tale moneta utilizza
    per lo svolgimento della propria vita economica, senza il successo della quale
    ogni altra forma di vita perde di significanza umana.

    Fa molto "destra"
    ma tant’è: Dio, Patria e Famiglia sono ancora necessari in quest’era della
    transizione da un’umanità bambina e violenta ad uno stato più adulto
    dell’adattamento all’esistenza intelligente, e perciòstesso tecnologicizzata. La
    necessaria Pace non può più passare dalla spada ma dalla convivenza civile,
    fondata su autolimitazioni che consentano il rispettoi universale reciproco,
    ricacciando nel ghetto delle minoranze da "contollare" le frange violente e
    primordiali, proprio le stesse che oggi imperano incontrastate. Non c’è vera
    legge umana che non sia anche profondamente condivisa e fatta propria,
    spontaneamente rispettata senza coercizione, residuo ancestrale per le minoranze
    di cui sopra.

    Su questo sì che si può (e si deve) fondare una nuova
    filosofia che alimenti nuovi miti, idelogie al passo dei tempi e finalmente
    compatibili con un futuro (di pace) sostenibile sull’astronave Terra, che ancora
    dovrà sopportarci per un bel pezzo di strada, se solo lo vogliamo, se amiamo
    sopravvivere godere dei frutti della vita al meglio.

    In breve la moneta
    torni a significare un progetto di vita, di orgoglio delle proprie radici e
    identità, di rispetto del prossimo e dello "straniero", ma soprattutto
    dell’ambiente comune ormai interamente plasmato a nostra volontà, possibilmente
    "buona volontà". Torni cioè a rappresentare uno strumento usato per il bene
    comune, e non una clava per dominare in funzione del privilegio.

    Ma c’è
    una difficoltà più profonda, prepolitica, nel realizzare tutto questo (le cui
    tecniche sono peraltro ben note), ed è il coraggio di fare una scelta di
    priorità, tra la comunità locale e l’efficienza economico-produttiva. In una
    parola sconfiggere quello che qui si chiama impropriamente in tanti modi più oi
    meno fuorvianti, ma la cui radice profonda è l’incompatibilità tra
    l’ottimizzazione dei processi e dei fini tramite tecnologia (tra cui il
    "profitto privato" tanto per citarne uno tra i principali) e la finalità ultima
    a cui aspirare a livello di comunità sia locoale che globale.

  • AlbertoConti

    Chiedo scusa per gli errori di battitura, dovuti principalmente alla
    temperatura ed all’umidità esagerate.

  • Rosanna

    Complimenti invece per il bellissimo commento !!

  • AlbertoConti

    Grazie Rosanna. M’incoraggi a sperare che quest’impostazione del "problema" sia
    condivisa, e soprattutto sviluppata da altri.

  • lanzo

    Come menziona ROE: Chi controlla il denaro et cetera

    Anche i Templari controllavano il denaro e lo prestavano a strozzo ai vari Re, poi uno di questi Re  si ruppe i coglioni e li fece massacrare.
    Il guaio e’ che oggi i Banksters hanno imparato la lezione – nessuno ne parla, ma basta fare 2+2, hanno la possibilita’ – se vogliono – di servirsi di eserciti privati tipo la Black Water, ora ha cambiato nome lo so, che possono far fronte a qualsiasi esercito o forza di polizia nazionale.
  • mago

    Per par condicio metterei La russa Benito Ignazio da Paterno`Maurizio Gasparri de Roma…

  • ROE
    Proprio per questo è inutile protestare/chiedere e perdente combatterli. L’unica soluzione è organizzarsi indipendentemente dai loro mezzi: stati e banche. I popoli possono autogovernarsi senza gli stati ed autofinanziarsi senza le banche.

    A proposito, i Templari erano solo alcuni dei controllori del denaro. Gli altri sono rimasti. Ed hanno inventato il denaro fiduciario, con il quale i lavoratori possono fare a meno delle banche. "Infine non v’è dubbio che il sistema creditizio servirà da leva potente, durante il periodo di transizione dal modo di produzione capitalistico al modo di produzione del lavoro associato; ma solo come un elemento in connessione con altre grandi trasformazioni organiche dello stesso modo di produzione." Karl Marx – Il Capitale, Libro III, Cap. 36
  • yakoviev

    Che c’entrano Bertinotti e Ochetto? Il documento dei tre sarà ed è criticabile, ma i due che nomini e soprattutto i loro epigoni sono proprio tra coloro con cui se la prendono.

  • Whistleblower

    Mamma mia quanto sono dimostrativi. E velleitari.

    D’altronde sto per mettermi il cuore definitivamente in pace (in Grecia il popolo non insorgerà mai,  nemmeno se Schaeuble reinstituisse lo jus primae noctis sulle vergini elleniche) per cui va bene tutto, fate voi, basta che quando avete finito rimettete a posto.
  • adriano_53
  • Neriana

    Non si puo’ dire cosi, I greci si sono espressi secondo regole democratiche e sono stati presi per i fondalli. Cosa devono fare ? 

  • Whistleblower

    Scusa che c’entrano i greci?

    Parlo di questo richiamo a un CLN italiano che mi convince podo.
    I greci mi auguro che scendano in piazza, ovvio.
    Capisco che avendolo io detto solo 350.000 volte a molti possa essere sfuggito, ma ti prego di credere che sono un fervente sostenitore di una risposta forte da parte del popolo ellenico.
  • AlbertoConti

    La tua è un’opinione rispettabile in quanto tale, un po’ meno nella totale
    assenza di motivazioni. Perciò fammi indovinare: sei tra i convinti che questa è
    una crisi da sovraproduzione, aggravata dalla caduta tendenziale del saggio
    d’interesse? O sono troppo ottimista, c’è ben altro?

  • ROE
    La democrazia (effettiva, non apparente) non esiste, non è mai esistita. Ad Atene votavano gli uomini (non le donne) liberi, ciascuno dei quali aveva mediamente tre schiavi (Aristotele ne aveva molti di più). I greci oppressi dovrebbero fare quello che dovrebbero fare tutti gli oppressi in tutto il mondo: riorganizzarsi in modo indipendente dallo stato e dalle banche … altrimenti non cambierà mai nulla.

  • Toussaint

    Giusto qualche giorno fa, nell’ambito
    di un commento ad un articolo della Sig.ra Spadini, parlavo di CLN, Comitato di
    Liberazione Nazionale, con riferimento a quello della 2a GM. L’articolo esprime
    lo stesso concetto, anche se non lo sviluppa in dettaglio come invece avrei
    voluto. Il resto è composto di cose già lette sulle quali è abbastanza facile
    concordare [non facciamo sempre, per favore, i professionisti del distinguo].

    Ritengo che sia
    importantissimo il richiamo al mito del CLN. Direi finalmente. Fino ad ora, nella
    “galassia Bagnai”, c’è sempre stata una forte ripulsa verso impegni che non
    fossero per qualche verso “didattici”. Intendo dire una specie di testimonianza
    [è riduttivo, ma non mi viene un altro termine], di impegno civile, che si
    sviluppa nella società e nel mondo politico come una specie di virus benefico,
    che porterà la mela a cadere quasi da sola, per semplice inerzia.

    Il richiamo al CLN indica che
    qualcosa, in quella galassia, è cambiato. La mela, forse, è matura. L’orrore
    cui abbiamo assistito in diretta riguardo la Grecia lascerà dei segni indelebili. Nella società,
    ma anche nel mondo della politica. Forse si può cominciare a fare qualcosa di
    concreto, ed io ne sono ben contento.

    Se solo la smettessimo di fare
    a gara a chi ce l’ha più lungo, capiremmo che, al contrario, ce l’abbiamo tutti
    troppo corto per poter agire da soli. A cominciare dai pentastellati.
    Democrazia è contaminazione. E’ il momento di dimostrare di volere sul serio un
    cambiamento, che non può prescindere dalla fuoriuscita dall’Eurozona.  

  • Rosanna

    E lo abbiamo capito … non credere, anche Georgios lo sosteneva, poi è sparito … scriveva dalla Grecia, ed ora ci farebbe comodo ascoltare la sua versione dei fatti …

  • Veron

    Ed ecco che ritorna Berlusconi, sorprendente che se ne senta ancora la mancanza.

    Non vi è dubbio che la crescita vertiginosa dello spread e il crollo delle azioni Mediaset contribuirono non poco alla caduta del governo Berlusconi. Ma non dovremmo mai dimenticare che Berlusconi è stato un fiero portavoce dell’ideologia neoliberista e dell’elite di milionari che ha trasformato l’Europa, terra di paradisi fiscali, in una combriccola di strozzini contro la democrazia.

    Direi che B. è stato stritolato dagli stessi meccanismi che ha contribuito a fondare e diffondere.

  • SanPap

    Dagli Atti degli Apostoli (4, 35)
    La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune.
    Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

    K. Marx, Critica del programma di Gotha
    In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita;
    dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere:
    Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!

    vorrei commentare ma tutti i commenti suonano fuori luogo  

  • Rosanna

    Veron, perfettamente d’accordo con te …
    ecco perché la classe dirigente che ci ha ficcato in questo tragico disastro dovrebbe completamente sparire dallo scenario politico italiano …
    non si può rinnovare l’etica politica e lo spirito democratico del paese, se non si rinnovano le norme  d’ingaggio.

  • MespE

    Va bene, a "noi" di CDC stanno sulle scatole gli intellettualoidi radical chic. Ma da qualche parte bisognerà pure cominciare. Lei cosa suggerisce?

  • Stodler

    Il ben altrismo ci mancava, senza contare che non conosce niente di Boghetta che aveva già da un bel po’ di anni detto che il re è nudo.

    Quando qui si parla di chiamata a raccolta, non si parla di certo della sinistra incancrenita.
    Prima di commentare per favore accendere il cervello.
  • Stodler

    Visto che di opposizione c’è ben poca, con idee chiare, da qualche parte bisogna pur cominciare.

    Se nessuno fa mai niente niente sarà il risultato finale.
  • Cataldo

    L’articolo contiene numerose falle, non regge. Tra le più invalidanti c’è l’attribuzione di legittimità costituzionale all’aberrazione Berlusconi.
    Berlusconi era ed è direttamente proprietario di mezzi di comunicazione che lavorano in semi-monopolio, su concessione governativa, pertanto è sempre stato e sempre sarà ineleggibile; il fatto che si sia sbracata la legge ed il buonsenso  per metterlo al governo ha dato la stura alle degenerazioni, per arrivare a quelle terminali  degli ultimi anni, con le gesta di Napo orso Capo o il pareggio di bilancio ed altre oscenità.

  • sentinella

    Concordo con quanto scritto da Ivanoe.
    Penso che lui intenda dire che ormai ci siamo fregati da soli perchè non abbiamo più una vera sinistra ma solo dei patetici pagliacci.
    Adesso che la vita diventa veramente dura non abbiamo che un "comico" ed altri superstiti vari, partitelli sbrindellati, fuoriusciti che chiamano il popolo alla lotta, isolati cretini che sembrano essersi svegliati, zombie policitici e niente più.
    Non siamo neanche solidali con i più disgraziati di noi, sosteniamo che ormai sono troppi!!!!! (sic)
    Ognuno dimostri il suo valore di  essere umano nel suo piccolo e la libertà a questo punto è un valore interiore, un confine che ognuno deve tracciare da se’: un nuovo "limes".
     I valori della persona si vedono dalla sua capacità di essere compassionevole, onesto e giusto, deve rispettare e pretendere rispetto della propria dignità di essere umano.
    La politica è tutta marcia, infestata dal verme dell’avidità e del potere.
    Ogni uomo si giudichi per quello che fa nel suo passaggio nel mondo, per il ricordo che lascia a chi dopo di lui ne raccoglierà il testimone.

  • IVANOE

    Grazie Sentinella, il mio post era soltanto orientato sulla desolazione totale del panorama politico italiano prima ed europeo dopo…
    Il mio evidenziare ochetto, bertinotti ecc. ecc. cioè quei politici rivoluzionari che di rivoluzionario avevano solo il ricco conto in banca è per far capire che il degrado parte da lontano proprio e ancor peggio da quei politici che negli anni 80 e 90 catalizzavano in modo ipocrita il voto e le speranze delle masse..
    A tutti gli altri che forse non hanno colto il senso malinconico e quasi rassegnato dei mio post li invito a leggere questa riga scritta dai destroidi autori del l’articolo e di riflettere su ciò… secondo me qui c’è tutto, al di là delle polemiche e delle personali interpretazioni :
    "La Costituzione della Repubblica Italiana consegna la piena
    sovranità al popolo e definisce gli elementi economici e politici
    conciliabili con l’interesse dei cittadini. La Costituzione democratica e
    antifascista, nata dalla Resistenza non può coesistere con il
    cosiddetto “trattato di Maastricht”, una vera e propria resa senza
    condizioni al più feroce e avido neoliberismo globalizzato".