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IL LAVORO E' SCHIAVITU'. RIPENSIAMOLO

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Quando al V-Day di Genova Grillo, abbandonato per
un momento il mantra del “Tutti a casa”, che campeggiava anche sulle magliette distribuite in Piazza della Vittoria è tornato sul tema del lavoro (già sfiorato in altre occasioni senza ottenere molta
attenzione) visto però in
un’ottica completamente diversa da quella attuale (“Chi
non lavora non mangia”) affermando che “il lavoro è schiavitù e deve essere ripensato”, la folla osannante che
gremiva la piazza non lo ha
seguito e non lo ha capito.Eppure questa visione del lavoro
è centrale se non nell’intero
Movimento 5Stelle, certamente lo è, anche se in modo
un po’ confuso, nel pensiero
del suo leader, così come per
la Lega delle origini lo era l’identità prima che tracimasse
in xenofobia.

Prima della Rivoluzione industriale il lavoro non era mai
stato considerato un valore.
Tanto che è nobile chi non lavora e artigiani e contadini lavorano per quanto gli basta, il
resto è vita. C’è qualche studioso (R. Kurtz, La fine della
politica e l’apoteosi del denaro
,
Manifestolibri, 1997) che ipotizza che in epoca pre-industriale non esistesse il concetto stesso di lavoro così come noi modernamente lo intendiamo, semmai quello di
mestiere che è cosa diversa.
Anche la Chiesa, almeno
stando a San Paolo, considerava i lavoro “Uno spiaevole sudire della frontre”

È l’Illuminismo che, razionalizzando gli straordinari sconvolgimenti portati dall’industrialismo, fa del lavoro un valore, sia nella sua declinazione liberista che marxista. Per
Marx il lavoro è “l’essenza del
valore”, per i liberisti (Adam
Smith, David Ricardo)è quel
fattore che combinandosi col
capitale dà il famoso “plus valore”. Da questo punto di vista, liberismo e marxismo si
differenziano molto poco
(Stakanov è un’eroe dell’Unione sovietica e Lulù, nella
magistrale interpretazione di
Gian Maria Volonté è, almeno
nella prima parte
del film, lo
Stakanov italiano nel beffardo
capolavoro di Elio Petri, La
classe operaia va in Paradiso).

È
da qui che ha inizio la deriva
economicista che ci porterà
al paradosso percui noi oggi
non produciamo nemmeno
più per consumare, ma consumiamo per poter continuare a produrre.
E un operaio deve scegliere
fra lavoro e salute.
O la cassiera di un supermarket deve
considerare vita passare otto
ore al giorno alla calcolatrice
senza scambiare una parola
col cliente-consumatore. O
un ragazzo deve sentirsi fortunato se lavora in un
call-center.

Volete altro ? Che senso
ha aver inventato strumenti
che velocizzano al massimo il
tempo se poi siamo costretti
a impiegare il tempo così guadagnato in altro lavoro (magari investito nella creazione
di strumenti ancor più veloci
in un circolo vizioso che non
ha mai fine). Abbiamo usato
malissimo la tecnologia.
Avrebbe potuto liberarci dalla
schiavitù del lavoro e invece
l’abbiamo utilizzata per renderlo ancor più alienante, o
assente proprio mentre lo abbiamo reso necessario.

Ciò a
cui, sia pur confusamente,
pensa Grillo (e non so se i suoi
giovani seguaci, tantomeno i
suoi elettori, l’hanno capito) è
un ritorno al passato.
Non è un rivoluzionario ma un
reazionario (anche se, a questo punto, le due cose finiscono per coincidere). Pensa a un
ritorno all’agricoltura, all’artigianato, a una piccola impresa che non superi le dimensioni dell’antica bottega.

Utopia? Oggi certamente sì. Domani forse no. Ed è qui che
l’ormai vecchio Beppe si differenzia dal giovane paraculo Renzi. Rottamare tutti, mandare “tutti a casa”non ha senso se poi si continua col modello di sempre.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

7.12.2013

Pubblicato da Davide

  • grillone

    “il lavoro è schiavitù e deve essere ripensato”, la folla osannante che gremiva la piazza non lo ha seguito e non lo ha capito.

    inevitabile! decenni(anzi secoli)di lavaggio del cervello(produci consuma crepa)non si cancellano con una battuta in piazza…. il fatto che oggi si possa vivaddio parlare di queste cose è gia una grandissima vittoria, qualcosa di epocale!! speriamo che in futuro queste idee si possano anche mettere in pratica

  • AmonAmarth

    Credo che ridiscutere il lavoro sia davvero fondamentale, io ho 28 anni e 5/7 sento di buttare il mio tempo solo per fare la formichina e sperare in un’indipendenza futura… Molto futura. Per non parlare del non poter cominciare a realizzare senza rischio qualsiasi idea di lavoro artigianale e indipendente. Per andare nella direzione giusta credo andrebbe proposto e portato avanti con forza il concetto di detassare completamente qualsiasi attività artigianale, domiciliare, cosicchè il lavoro dipendente diventi svantaggioso per entrambe le parti (datore/lavoratore) se non con un “ingolosimento” forzato, ovvero un aumento degli stipendi deciso da chi li elargisce (domanda e offerta cambierebbero). E non solo: l’artigianato spingerebbe molti individui a realizzare un attività legata alla propria passione. Non importerebbe più quanto tempo e il come lo impiegheremmo: autogestione e realizzazione. E’ così che andavano le cose prima della rivoluzione industriale o mi sbaglio? E non scordiamo poi le importantissime questioni come l’uscire dall’UE, il ricominciare a battere moneta propria, e una vera indipendenza amministrativa e decisionale per qualsiasi territorio/città/provincia. Sono richieste logiche, ma se ci fate caso anche i programmi degli “espertoni” in TV velano questi semplici concetti di terrore e “celodurismo”. E purtroppo i più ci cascano.

  • Mattanza

    Invece di ripensare a un ritorno al passato,perche non cominciamo a capire che con le tecnologie attuali 3 ore al giorno di lavoro procapite sarebbero piu’ che sufficenti per produrre beni e servizi per tutti,e goderci la Vita con le sue relazioni umane.

  • Simulacres

    Tutto nasce dalla grande illusione e dal grande inganno dell’Illuminismo che ha elevato il lavoro a essenza dell’uomo: che il lavoro sia press’a poco sinonimo di benessere e che il progresso porterà a tutti felicità è stato il più grande paradosso della storia umana concepita dall’Illuminismo.
    La razionalità spregiudicata che porterà alla contrapposizione sociale tra capitale e lavoro, contrapposizione nella quale per il marxismo/sindacalismo il punto in questione non è mai stato la scandalosa deriva delle grandi masse sempre più assoggettate al lavoro ma, per meri interessi di bottega, soltanto il suo stabilire le modalità di sfruttamento interno alla dinamica di “spartizione”.

    Insomma, il grande sogno dei caporioni del sol dell’avvenir non fu mai quello dell’affrancare le masse lavoratrici dal lavoro ma la liberalizzazione del lavoro, fino al delirio della globalizzazione.

    Grillo ha un miliardo di ragioni quando afferma che il lavoro oggi è diventato una mera schiavitù e chi lo sponsorizza come “il sol dell’avvenir”, è un perfetto ciarlatano allevatore di serpenti per spettacoli venefici e prodigi di partito!

  • mazzam

    Si ma è che nel passato, per quasi tutti, non è che c’era un gran che… Per saper cosa c’era sicuramente e con precisione, dovresti andare sul fianco dx della la cattedrale di S.Stefano a Vienna dove c’è il capolinea di quasi tutte le carrozze a cavallo della città e annusando l’aria pensare che, nel passato, le strade di tutte le città, di quella odoravano. Ad esempio.

  • Giaurro

    La tecnologia è giunta al livello di sviluppo odierno esattamente per non consetire agli uomini di “godersi la vita con le sue relazioni umane” [cit Mattanza]. “Vita e relazioni umane” sono infatti solo una bestemmia rispetto ai valori cardine della Tecnica: efficacia, efficienza, organizzazione, produttività. Noi viviamo in una società in cui ogni individuo trova giustificazione sulla base del fondamento non più teo-logico, onto-logico o socio-logico (antichità, medioevo, modernità pre-industriale) della realtà, ma tecno-logico. E la Tecnologia non è se non il sistema di organizzazione sociale che ambisce alla produzione e riproduzione incondizionata della propria “potenza”, che non si manifesta se non come “prodotto” e “risultato”.
    Immaginare un’emancipazione dell’uomo dalla tirannia del lavoro mediante la tecnologia è come immaginare che un branco di cacciatori disponga trappole per lepri col fine di liberarle.
    L’unica possibilità di riabilitare un mondo su basi antropo-logiche sarebbe avere in mano il telecomando di Snake Plissken ( http://www.youtube.com/watch?v=_77LRq8iCmo ).

  • Roma

    Vorrei semplicemente ricordare al Sig. Fini che è solamente grazie alla rivoluzione industriale e al modello economico consumista se la vita media è passata da 30 a 80 anni, se sono state sconfitte le principali malattie, se il potere d’acquisto delle classi più deboli è aumentato esponenzialmente, se l’istruzione è aperta e accessibile a tutti, se mai come ora la gente è libera di spostarsi da una parte all’altra del mondo, se gli svaghi e i divertimenti sono stati resi accessibili anche ai meno abbienti ….. potrei continuare per ore!
    Ma il caro Fini, evidentemente, come il caro Grillo e tutti i cattivi maestri della “decrescita felice”, hanno nostalgia dell’oscurantismo medievale, hanno nostalgia dei bei tempi in cui solo una ristrettissima elite aristocratica viveva in condizioni umane, mentre gli altri erano servi della gleba, alla completa mercè della classe dominante, dove il nobile aveva pieno dominio e diritto di proprietà sui sudditi, sottraendo loro perfino la prima notte con la propria moglie.
    Fini ed i suoi colleghi hanno nostalgia del “siur parun delle braghe bianche”, o di “madama la marchesa”. Una nostalgia pelosa.
    Evidentemente hanno interessi a diffondere tali idee perniciose, hanno interesse ad ingannare quattro babbei scansafatiche dicendogli che il lavoro non nobilita e promettendogli l’eldorado: tutti a non fare un cazzo, divertirsi, scopare, mangiare e bere, andare a teatro, partecipare a feste, ecc…. riscoprendo i veri valori della vita.
    Fini è un cattivo maestro e dovrebbe vergognarsi profondamente di quello che scrive, perchè non si ingannano gli stolti!

  • searcher

    penso che quello che descrivi tu sia stata una brevissima parentesi durata una cinquantina di anni..ma e’ solo stata una “concessione” ingannevole,un trappolonee e’ adesso e’ come nella favola di pinocchio che si sveglia dopo i bagordi del giorno prima nel paese dei balocchi..ma da asino!

  • Aironeblu

    Forse faresti bene a rileggere l’articolo: Fini citando (malamente) Grillo sostiene che il lavoro vada riorganizzato in maniera più efficiente, così da estendere a tutti i vantaggi offerti dallo sviluppo tecnologico per migliorare la qualità della vita, piuttosto che subordinare l’uomo al lavoro come fa comodo ai padroni (che non lavorano). E giusto per correttezza di informazione, questo è proprio quanto sostiene la teoria della decrescita felice, che non sarai mai in grado di comprendere finchè non distingui le merci dai beni.

  • Aironeblu

    Credo che ad avere le idee un po’ confuse su quali siano le idee degli altri sia invece Fini, che documentandosi un minimo scoprirebbe con facilità come Grillo porti avanti da parecchi anni il discorso sul lavoro e sulla sua riorganizzazione.

    Il nocciolo della questione è comunque il capovolgimento evidente del rapporto uomo-lavoro realizzato e sempre più esasperato dal modello capitalista: piuttosto che applicare le conquiste tecnologiche al servizio dei cittadini e della qualità della loro vita, queste vengono inevitabilmente ingabbiate, brevettate e mercificate con fini puramente lucrativi e di dominio dalla ristretta élite di chi detiene il capitale pur non avendo mai lavorato in vita sua, in piena coerenza con l’etica giudaico-finanziaria alla base del capitalismo.

  • Simec

    Il buffone di Genova non è un rivoluzionario, non ne ha ne il coraggio ne il programma.
    renzi è solo l’ennesimo fantoccio tirato fuori dal cilindro di regime per quei poveri 4 deficienti che ancora partecipano alla farsa elettorale di una dittatura ormai istituzionalizzata.
    Non hanno capito che votare non serve a nulla.
    Il neoliberismo (e le sue velenose istituzioni della violenza) è da rifiutare, boicottare, disobbedire, abbattere.
    Del resto, da un suffragio di schiavi non potrà mai scatutire un governo realmente di rottura col passato.
    Da questo paese di merda si può solo cercare di andarsene, prima che i suoi sbirri ci arrestino, i suoi medici ci internino, i suoi giornalisti ci lobotomizzino, i suoi supoermarket ci avvelenino, le sue banche ci ammazzino.

  • vic

    Vediamo se si puo’ definire il lavoro: attivita’ di trasformazione di un qualcosa in qualcosa d’altro, richiesto dalla societa’. Mettiamoci senz’altro dentro anche le cose intangibili, come l’informazione e la cultura in tutti i sensi.

    Nei tempi andati era prevalentemente l’uomo, aiutato da qualche animale, a compiere questo lavoro. Lo faceva per sopravvivere, ma anche perche’ era quello il suo mestiere o li’ trovava sbocco il suo talento.

    Oggi l’umanita’ s’e’ moltiplicata in modo piuttosto esagerato. Per cui i bisogni della societa’ sono pure aumentati a dismisura. Sia per l’effetto scala, sia perche’ l’effetto scala induce un effetto secondario che si puo’ ben chiamare di ulteriore complicazione. Esempio: prender l’acqua dalla sorgente vicina alla casupola e’ semplice, molto piu’ complicato e’ dare l’acqua a tutti gli abitanti di una metropoli.

    In passato i problemi venivano risolti da artigiani e specialisti del ramo. Gli architetti ci son sempre stati fin dai tempi di Imhotep. I contadini coltivatori, gli allevatori di bestiame pure. Anche se in queste attivita’ piu’ o meno tutte le famiglie con un pezzo di terreno si sapevano destreggiare. Semmai intervenivano artigiani specializzati in questo o quello: il macellaio, il conciatore di pelli, ecc. i quali provvedevano la materia prima ad altri, per esempio il cibo per chi poteva permettersi di comprarlo o la pelle che serviva al calzolaio per confezionare scarpe di una certa qualita’, sempre per quelli che potevano permettersele, oppure al sarto specializzato per fare giacche calde e resistenti.
    Anche gli ingegneri civili ci son sempre stati, progettavano strade, costruivano terrazzamenti, ingrandivano citta’. Alla base di tutto c’era un cannubio fra lavoro di trasformazione di cose tangibili e lavoro di trasformazione di cose intangibili oppure di trasformazione dall’intangibile al tangibile.
    Trasformazioni fatte in prevalenza dall’uomo, semmai con l’ausilio degli animali e della natura.
    Le trasformazioni erano una necessita’, una richiesta della societa’ in genere o di gruppi particolari che davano un valore maggiore a cio’ che risultava dalla trasformazione. Il fabbricante di aratri era ben contento di poter disporre di un omero gia’ bell’e fatto dal fabbro. Percio’ apprezzava di piu’ il vomero dell’equivalente mucchietto di ferro. Era la nozione di plusvalore. Che pero’ e’ connessa all’utilizzatore. Per chi non usa l’aratro un vomero o un mucchietto di ferro son la stessa cosa, lo sa bene il ferrivendolo. Per un analfabeta un libro e un groviglio di carta da pacchi han lo stesso valore. Non certo per il prete che legge dal libro in chiesa.

    Le trasformazioni con l’ausilio di macchinari od aggeggi di supporto ci son sempre state. Han cominciato ad avere un effetto dirompente con l’invenzione della stampa. Nacque la professione di tipografo, il cui aggeggio era la stampante con i relativi piombini. L’artigiano ed il contadino chiamavano i loro aggeggi utensili o magari veicoli da lavoro. Insomma il telaio c’e’ sempre stato per aiutare la tessitrice, l’aratro per aiutare il contadino coltivatore, la sega per aiutare il falegname, l’incudine ed il martello per aiutare il fabbro. Senza sega, incudine e martello difficilmente si realizza un aratro, o anche solo una semplice zappa o una vanga. Senza aratro, ne’ zappa ne’ vanga l’e’ dura coltivar la terra.

    Dunque la produzione di utensili c’e’ sempre stata. Essa e’ connessa al mestiere: di chi utilizza gli utensili e di chi li produce.

    E’ qui che entra in gioco il livello di complicazione.
    Se costruire una piroga puo’ essere laborioso, un bravo artigiano sa comunque guidare un gruppetto di aiutanti a farla. Le cose sono molto piu’ complicate per costruire un nave. Entra in gioco la nozione di pianificazione, di logistica e di organizzazione del lavoro.
    Un artigiano da solo non ce la fa piu’. Nemmeno un manipolo di artigiani diversi non ce la fanno piu’. Se non si cura l’organizzazione del lavoro non si combina niente.

    Il mondo moderno ha fatto diversi altri salti di complicazione. Addirittura si necessita di aggeggi che aiutino nella pianificazione dell’organizzazione del lavoro: chiamiamoli computer. Chi li usa deve aver la formazione necessaria per farlo e sapere anche cosa vuol fare. Chi li fabbrica, ahime’, dev’essere una multinazionale miliardaria, in grado di acquistare tutto il necessario per fabbricarli sti benedetti computer. Lo stesso vale al piano immediatamente inferiore: quello del fabbricante delle memorie per il computer o quello del fabbricante del microcomputer, quel chip dentro il computer che sembra un pezzetto di cioccolato strano con molte zampette. Al suo interno e’ realizzato con una complicazione che ci vuole una schiera di altri computer solo per progettare e connettere i vari microscopici componenti. Insomma e’ un livello in cui se la progettazione puo’ essere fatta da ingegneri assistiti da computer, la realizzazione materiale vien fatta prevalentemente da macchine sofisticatissime, a loro volta controllate da computer.

    Ci vorrebbe un nuovo Marx per inquadrar bene l’aggiornamento della nozione di plusvalore nel nuovo ambito. Gia’ il nome non rende piu’ l’idea. Dal silicio non si realizza un misero plus, bensi’ un’immenso, anzi immane, multiplo di valore. E chi lo realizza sono pochi uomini e moltissime macchine.

    Il punto e’ questo: oggi moltissimo lavoro e’ fatto da macchine. Il cosiddetto plusvalore di fabbricazione se lo intascano le societa’ che utilizzano le macchine. La societa’ civile invece assiste. In tre modi: acquistando cio’ che vien prodotto dalle macchine, osservando le macchine lavorare, ignorando le macchine che stan lavorando.
    Insomma siamo al punto che l’uomo fa vivere e lavorar le macchine, ma le macchine fan vivere e lavorare ben pochi uomini. Troppo pochi per mantenerli tutti.

    L’economia, gli economisti non sono stati capaci di escogitare un sistema economico in grado di amalgamare in modo decente societa’ umana e societa’ delle macchine. La prima sta diventando grosso modo schiava della seconda, che e’ ovviamente frutto della prima. Un meccanismo di una perversita’ diabolica, perche’ meccanica, diciamo pure meccatronica.

    Ci vuole una mente eccelsa che inquadri bene cio’ che sta succedendo. Non sara’ sufficiente nemmeno il cosiddetto reddito di cittadinanza a risolvere un bel niente. Tanto per cominciare il denaro, tutto quanto, anche le monete reputate piu’ forti, perdono ineluttabilmente valore nel tempo. Basta osservare quanto costa un chilo di mele, oppure un taglio di capelli col passar del tempo. Cose semplici stranote da millenni. Il reddito di cittadinanza seguira’ il valore del denaro: dopo pochi anni non varra’ piu’ nulla, sara’ ridotto ad una quisquilia. E si sara’ nuovamente ai piedi della scala, nel frattempo cresciuta oltremisura.

    Sarei curioso di sapere quanto costerebbe oggi al km una strada lastricata in pietra, come quelle strade costruite dai romani. Dove le pietre son lavorate a mano, senza utensili moderni. Troppo facile costruire con il calcestruzzo. Quelli dell’immobiliare si sono intascati l’immesno plusvalore della nuova tecnica di costruzione. Altro che prezzi piu’ convenienti.
    E’ il modello economico che non ha funzionato fin dall’inizio dell’avvento delle nuove tecnologie, anche quelle semplici e primitive come il calcestruzzo. Figuriamoci con l’elettronica: gli economisti hanno dormito saporitamente. E quando si svegliavano guardavano chissa’ dove, senza accorgersi di quel che capitava sotto il loro naso in quantita’ industriale. Oh, era piu’ facile disquisire di meccanismi finanziari.

    Nel mentre le macchine, i robot ed i cervelli elettronici conquistavano mezzo mondo. Aiutati dalla psicologia applicata alla vendita, nota come marketing. Di cui fa parte l’accecamento di massa noto come pubblicita’, intercalata da trasmissioni televisive. Come mai nessun economista ne ha mai calcolato il minusvalore? Eppure i risultati son li’ da vedere.

    😉

  • Mattanza

    Non sono d’accordo con te.
    Non e’ la tecnologia o il conoscimento scientifico e le sue applicazioni in se a essere negativo,no,e’ anzi il frutto positivo del materialismo e del razionalismo.
    Mentre si,giustificare l’esistenza dell’individuo in termini tecnologici e’ ridicolo,siamo all’altezza di far tesoro della Mela mangiata e ritornare a Dio.mistici e razionali allo stesso tempo,possiamo essere RAZIONALI in certe situazioni (nella soluzione dei problemi pratici,nell’identificare i valori materiali delle cose,nel conoscere il mondo e se stessi,ecc)e IRRAZIONALI (sentimentali,simbolici,mistici,intuitivi) in altre (nei rapporti umani,nel identificare i valori spirituali delle cose,nel conoscere se stessi e il mondo,nel trovare la propia Via e serenità).

  • ottavino

    Mai Lavorare, mai vendere il proprio tempo (la vita) per denaro. Divertirsi e gioire fino in fondo, tutta la vita. Vivere come un uomo libero, come un uccello nel cielo o come un pesce nel fiume.

  • Kazonga

    “Vecchio” un par di palle, questo ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina…prendete 10 ventenni a caso e ditegli di fare lo stesso…

    Detto ciò, per quanto riguarda il lavoro, più o meno gli stessi concetti li ha espressi un paio di secoli fa Giuseppe Gioacchino Belli, vedi ad esempio qui (versi splendidamente musicati da Adriano Bono):

    https://www.youtube.com/watch?v=zCWlMMzxY6I

  • SeveroMagiusto

    @vic

    cit.”L’economia, gli economisti non sono stati capaci di escogitare un sistema economico in grado di amalgamare in modo decente societa’ umana e societa’ delle macchine.

    Non gliene può fregare di meno; non è la loro funzione. Lo scopo dell’economia (al giorno d’oggi) è quello di far fare più soldi possibile a qualcuno, non di suddividere i frutti in maniera più equa.

    Caro vic, questo tuo continuo appellarti agli economisti è destinato a cadere nel vuoto. La stragrande maggioranza di loro, come di tutte le figure scientifiche e professionali, è totalmente inserita ed asservita al “sistema”. Quindi non aspettarti che il cane morda la mano del padrone. D’altronde è anche improbabile che ci siano delle folgorazioni sulla strada di Damasco da un punto di vista strettamente intellettuale. Questa è gente che è stata plagiata (sic!) da anni di studio e di attività; pensi che all’improvviso se ne escano con un “ops, ci eravamo sbagliati!”? Gli economisti stanno al “sistema” come i sacerdoti alla religione. Non rinnegheranno il loro dio, perché vorrebbe dire mandare all’aria il proprio status.

    Tutti noi miseri plebei invece ci siamo perfettamente resi conto di vivere in un mondo assurdo, regolato da leggi idiote. Ma per chi sta alla guida del “sistema” tutto va bene così, dato che i meccanismi dell’economia sono stati elaborati apposta per riempire loro le tasche. Vedrai che comunque se dovessero fiutare un possibile cambiamento del vento, saranno tutti pronti a cambiare bandiera, con un bel “l’avevo sempre detto io…”. Tutti pronti a mutare casacca, come in Italia ai tempi della guerra: prima era pieno di fascisti, dopo nessuno che ammettesse di esserlo stato. Quando sarà il momento, ricordiamoci per piacere di chi ha goduto per decenni ad essere “mainstream”…

    cit. “Ci vuole una mente eccelsa che inquadri bene cio’ che sta succedendo

    Non ci vuole una mente eccelsa, ma semplicemente una mente libera da pregiudizi, informata e con un pizzico di elasticità. Purtroppo questa dovrebbe essere la testa di tutti noi (duretta, eh!) e non quella di qualche isolato intellettuale. Il resto dovrebbe essere logico. Le cose cambieranno quando molte persone capiranno la verità di come funzionano le cose e che la loro condizione di subalternità è in gran parte dovuta alla propria remissività. Cioè quando capiranno che per combattere il “sistema” bisogna fare sistema. Se saremo capaci di unire le nostre forze in un comune afflato, avremo tre vie per combattere il potere: la via “democratica” che passa attraverso la strada istituzionale (movimento politico, elezioni, ecc… – a mio parere molto improbabile); la via dello scontro – già più probabile, ma non auspicabile; e la terza via, quella a mio parere più intelligente: lavorare alla “formazione” di una coscienza popolare – insistendo con il lavoro di contro-propaganda – e contemporaneamente disimpegnarsi il più possibile dal “sistema”. Chiarisco qui sotto.

    cit.”Il cosiddetto plusvalore di fabbricazione se lo intascano le societa’ che utilizzano le macchine. La societa’ civile invece assiste. In tre modi: acquistando cio’ che vien prodotto dalle macchine, osservando le macchine lavorare, ignorando le macchine che stan lavorando.

    Bene, noi dobbiamo essere quella società. Perché non acquisire le macchine? Perché non lavorare per noi stessi e incivilire l’economia? Questo sì che sarebbe rivoluzionario: contrastare la cattiva economia con una buona economia. Stabiliamo delle regole che rendano la società e con essa il lavoro più umano. Diamo battaglia al nemico sul suo punto di forza e sottraiamogli il potere a poco a poco. A questo punto potremo anche fottercene allegramente di chi sta al Governo a Roma o a Bruxelles.

  • Giaurro

    Io vorrei ricordarti, caro Roma, che forse dovresti tornare sui libri. Leggi qualcosa, per Dio, non venire qua a sputare i soliti quattro luoghi comuni protestanti-voltairiani sul complotto oscurantista tra libro e scettro. Quanto alla “prima notte con la propria moglie”, è un falso storico grottesco e conclamato, noto ormai persino presso il grande pubblico. lo Ius primae noctis, quello che è esistito storicamente, non fu altro che una tassa signorile posta sull’eventuale sposalizio tra un proprio manente e quello appartenente alla signoria di un altro Dominus.

  • Simulacres

    Ma non ti è mai passato per l’anticamera del cervello il pensiero che forse questo periodo storico avrebbe anche potuto evolversi diversamente immaginando semplicemente se anziché al posto del capitalismo, la cui ragion d’essere è quella dell’accumulazione senza fine di capitale, fosse stato messo a punto un sistema sociale più equo e più rispettoso verso propri simili e della Natura l’umanità sarebbe potuta progredire comunque creando un mondo forse anche migliore e più fiorente rispetto a quello capitalistico o forse credi che non poteva esservi nessun altro periodo storico migliore e che ci ritroveremmo ancora nel pieno dell’oscurantismo medievale?

    Il Grande Capitale ha il grande merito (sic!) di averci traghettato dalla rivoluzione industriale fino a quella della globalizzazione, l’espansione e la “prestidigitazione” senza fine di schiavi e capitale. Insomma, dalla rivoluzione del capitalismo industriale alla rivoluzione del capitalismo finanziario.

    Il fatto poi che i diritti acquisiti (tranne quelli dei ricchi) e le “comodità” conquistate (a spese delle zone periferiche) stiano dolorosamente scomparendo anche nelle prassi del mondo occidentale sta a significare che se non si cambia presto, anzi subito, paradigma… a breve, dal marasma generale, si dirameranno non più una ma ben due e ben distinte categorie di umanità e di derive molto ma molto diverse, quella dei ricchi e quella dei poveri!

    L’uomo di spirito vede lontano nell’imensità dei mondi possibili. Lo sciocco non vede altro possibile se non ciò che è (e che è stato).

  • Giaurro

    Giusto. Questa è, tra le altre, una delle cose più assurde e grottesche: che quel particolare tipo d’umanità costituitasi nell’arco di 3, massimo 4 generazioni (mi riferisco all’umanità occidentale consumistica e intercomunicante), mai vista in passato e destinata a vedersi mai più in futuro (dato che i pesci e i pani finiranno, considerato che non si possono moltiplicare a piacimento, sebbene i tecnologisti cornucopiani lo credano), si arroghi il diritto sacrosanto di porre un giudizio assoluto su tutto il resto della storia. Noi siamo l’eccezione della storia, noi siamo il neo sul culo del mondo, ma ci sentiamo come fossimo la manifestazione estrema, irriducibile e destinale della verità, tanto da sentirci in diritto di giudicare come oscuro e inutile tutto il passato che ci precede nel tempo e anche nello spazio. Esattamente come il nostro amichetto Roma ne dà prova più su, operando nei confronti del passato con la stessa elefantiaca leggerezza luogocomunista di come farebbe un Giannino/Blodrin nella cristalleria dell’economia.

  • cavalierenero

    si si torniamo indietro
    che si stava meglio
    come nel veneto di inizio secolo
    che si emigrava in usa belgio germania argentina per non morire di fame.

    oppure ai bei tempi del medioevo
    mica si lavorava, si filosofeggiava da alba al tramonto a zappare una terra
    che non bastava neache a sfamaresi

    facile il pauperismo con il culo al caldo di casa. ma stasera andiamo da GIGI che si mangia un risotto squisito?

  • Nauseato

    Consiglio a Fini, se già non lo ha fatto, ma soprattutto ai lettori e loro conoscenti, la lettura di questo libro…

    En amazonie [www.ibs.it] di Jean Baptiste Malet.

    In Amazon vige il silenzio stampa: i giornalisti non possono entrare e ai dipendenti non è consentito rilasciare interviste. Jean-Baptiste Malet, un giovane reporter investigativo, si fa reclutare da un’agenzia interinale per lavorare nell’équipe di notte presso il magazzino di Montélimar (Drôme). Inizia così il suo viaggio nel peggio del “nuovo mondo”. Ritmi di lavoro massacranti, hangar enormi dove i dipendenti sono costretti a scioperare per ottenere che venga acceso il riscaldamento e sempre sotto un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori per migliorare l’efficienza del colosso. Amazon ricorda “Tempi moderni” di Chaplin ma con un risvolto più inquietante: il mondo del precariato è diventato un sistema, è il “lavoro”.

  • Nauseato

    Questa la miglior risposta alle tue ubbie…

    En amazonie [www.ibs.it] di Jean Baptiste Malet.

    In Amazon vige il silenzio stampa: i giornalisti non possono entrare e ai dipendenti non è consentito rilasciare interviste. Jean-Baptiste Malet, un giovane reporter investigativo, si fa reclutare da un’agenzia interinale per lavorare nell’équipe di notte presso il magazzino di Montélimar (Drôme). Inizia così il suo viaggio nel peggio del “nuovo mondo”. Ritmi di lavoro massacranti, hangar enormi dove i dipendenti sono costretti a scioperare per ottenere che venga acceso il riscaldamento e sempre sotto un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori per migliorare l’efficienza del colosso. Amazon ricorda “Tempi moderni” di Chaplin ma con un risvolto più inquietante: il mondo del precariato è diventato un sistema, è il “lavoro”.

  • mazzam

    A leggere sopra pare che, tranne l’utente Roma, ci sia certezza generale per un mondo più “umano” che, semplificando, possa essere rintracciato nel periodo pre capitalista (industriale o finanziario). Per sapere con abbastanza precisione come era (per la maggior parte dei residenti in città e per la quasi totalità dei residenti in campagna) la vita vissuta nel quotidiano consiglio di tornare a casa spegnere il riscaldamento e “dar giù” al contatore dell’enel, mettere off i cellulari, tablet e quant’altro e buttare dalla finestra il 60% delle scorte di cibo. Oppure se 50,60enni parlare con il proprio nonno, se più giovani ci vuole il bis.

  • Georgejefferson

    Buon testo,balza all’occhio un po troppo political correct,forse finto ingenuo,senza polemica,in prevenzione allo stesso political correct imposto.

    Le macchine non dirigono il tutto.e mai potrebbero in alto alla sovrastruttura,al massimo essere programmate nel sotto,ma sempre da qualcuno in alto.Allora il punto e’:”chi comanda cosa”.

    E’ una ovvieta che le soluzioni per tutti sono realistiche sempre,come anche una ovvietà il fatto che esiste da sempre volontà politica di non farlo per favorire i pochi nel confronto dei tanti,una pianificazione del tipo socialistico limitata al possibile,quindi parziale e’ gia un inizio di soluzione possibile,ma e’ solo conquistabile in contrapposizione di forze ad interessi diversi,non “sbagliano,non avevano capito”,anche economisti od ingegnieri in buona fede sanno benissimo,per intelletto o istinto,fino a dove possono spingersi,e tutti tengono famiglia,se non banalmente,anche la vita propria,e’ una sola si sospetta,senza proprio alludere alla paura della propria incolumita,anche solo la rinuncia alla propria secolarizzazione per una strada quasi spirituale in senso della storia e farla personalistica.E’ un passo da giganti per che ha ruoli medio_alti,una sfida solitaria allo zaitgaist del proprio tempo.

    Ai vertici sanno benissimo che le masse sono manipolabili ed altre volonta ipotetiche di contro_manipolazione nel breve termine potrebbero portare a maggiore sostenibilita demografiche,civili e culturali, A VOLERLO.Cosi come il lavoro,che diverrebbe MENO per forza di cose e giustizia sociale,e piu rivolto a lavori di cultura,cura,territorio,ambiente.Per noi stessi,Ed il lavoro questo quasi solidaristico da fare e’ enorme.Mantenendo il frutto e la parte buona del lavoro delle macchine a beneficio di tutti,anche se non in modo perfetto ma almeno equo.

    Ma non e’ questo che vuole la classe dominante,che spinge alle idee fuorvianti da cio detto rendendo le idee dominanti delle masse,le stesse strumentali e funzionali alla classe dominante.Che sono le loro idee.Gli stessi che detengono illegittimamente il “diritto” (sancito a loro insindacabile giudizio) di possedere il controllo dei PERMESSI per lavorare.Si capisce a cosa mi riferisco.

    Poi il discorso andrebbe allargato ancora di piu.Ma e’ stato un buon testo comunque per molti spunti di riflessione interessanti

  • Giaurro

    Non dare per scontato che qualcuno di noi già non lo faccia. Io per l’ISTAT sono praticamente, più che un consumatore da rilevare statisticamente, un morto da seppellire.

  • searcher

    e’ bene ricordarsi (per quanto questo sia possibile) di quello che “eravamo”..non credo pero che qui si tratti di voler tornare indietro,così per nostalgia immaginaria,anche perché tutto e’ irreversibile…liberarsi pero’ dalle catene,magari oggi più subdole ma non meno pesanti quello si

  • searcher

    ..esattamente

  • ilsanto

    I lavoratori sono schiavi nella misura che il capitale si appropria del plus-valore e come sappiamo il capitale si concentra la produttività cresce i guadagni aumentano ed i lavoratori tirano la cinghia quindi o si elimina la proprietà privata o non se ne esce .