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IL FUTURO E’ NOSTRO


DI CLAUDIO GALLO
lastampa.it

Intervista a Diego Fusaro

Partendo dal mito della caverna di Platone, Diego Fusaro invita con Il domani è nostro a credere in un futuro migliore

Bisognerebbe smettere di chiamare Diego Fusaro «giovane filosofo», nonostante abbia soltanto 31 anni. Dopotutto ha ormai diversi libri di successo alle spalle, come il bestseller filosofico Bentornato Marx! e Il futuro è nostro, appena uscito da Bompiani. Seguace indipendente di Hegel, Marx e Gramsci, docente all’Università San Raffaele di Milano, critica radicalmente la nostra società, senza risparmiare «la falsa coscienza» della sinistra. Un atteggiamento che nel mondo della fine della storia conferisce un caratteristico sentore di zolfo.

«Il futuro è nostro» parte dalla caverna di Platone per dire come il singolo non deve rinunciare a desiderare un mondo più vero e più giusto, un’aspirazione che si realizza compiutamente nella dimensione sociale. Ma non ci aveva spiegato Popper che Platone era una specie di proto-nazista?

«Si può essere liberi solo se libera è la società. L’essere liberi, con buona pace delle retoriche neoliberali, non è questione meramente individuale. Metafora dell’unione inscindibile di verità e liberazione, la caverna di Platone ci insegna che il compito della filosofia non arresa all’esistente è affrancare l’umanità dalle catene ideali e materiali, dalle ideologie e dalla schiavitù che domina in un mondo che continua a proclamarsi libero. Dalla sua prospettiva liberale, Popper demonizzava Platone, Hegel e Marx come precursori dei totalitarismi: io li recupero integralmente, mostrando come non vi sia società meno “aperta” e più totalitaria di quella capitalistica. Essa ci imprigiona nella caverna e ce la fa amare, illudendoci che essa sia il solo mondo possibile. Oggi, complice l’ideologia dominante, il sistema si presenta come “gabbia d’acciaio” da cui non è possibile evadere: occorre, allora, tornare a pensarlo come caverna da cui si può uscire; a patto, naturalmente, che si comprenda la natura autenticamente falsa e totalitaria del mondo in cui siamo prigionieri, anziché continuare a viverlo come un destino ineluttabile o come il trionfo della libertà».

Lei individua in Robinson Crusoe la figura emblematica dell’individualismo che domina la nostra società: perché dovremmo sentirci naufraghi su un’isola deserta?

«Robinson è il paradigma del soggetto moderno. E’ incapace di intrattenere relazioni autentiche con l’altro: la sola forma relazionale che egli conosce e pratica è quella incardinata sull’utile e sul tornaconto personale, ai danni del povero Venerdì di turno. La nostra è, oggi, una società di Robinson isolati ed egoisti, incapaci di instaurare relazioni con l’altro. In riferimento al mondo moderno Hegel parlava di “sistema dell’atomistica”, a sottolineare come – oggi più di ieri – viviamo nel tempo della morte del legame comunitario. Il mio libro è un tentativo di reagire a tutto questo, ripartendo da Hegel e da Aristotele, e dunque dall’idea dell’uomo come animale politico e comunitario».

La percezione generale è che il nostro mondo sia il più libero e tollerante della storia, perché lei sostiene invece che la democrazia occidentale sarebbe il più perfido dei totalitarismi?

«È il totalitarismo perfettamente realizzato, il più subdolo e ingannevole: infatti, illude i suoi sudditi di essere liberi. Quale totalitarismo – rosso o nero – sarebbe riuscito a piazzare nelle tasche dei suoi sudditi un telefono cellulare? Quale sarebbe riuscito a schedare tutti i suoi sudditi, come accade oggi con Facebook e Twitter? Nell’odierno gregge omologato della società di massa, ognuno fa ciò “liberamente”, pensando di essere libero di compiere quel gesto intimamente necessitato dalle logiche del sistema. È una gabbia d’acciaio in cui puoi fare tutto ciò che vuoi, fuorché pensare una società diversa e batterti per la sua realizzazione. Quando un mondo storico riesce a convincere i suoi abitatori di essere il solo mondo possibile, allora può allentare la presa sui corpi, perché è “totale” quella sulle anime».

Lei individua nella Russia di Putin un polo di resistenza all’omologazione globale. L’attuale società russa non sembra però esattamente un modello da esportare.

«Putin non è Lenin (purtroppo!): e tuttavia dispone di autonomia strategica e di armi di dissuasione di massa. Per questo, pur con tutti i suoi manifesti limiti, la Russia ha oggi il compito di appoggiare il più possibile gli Stati resistenti all’impero americano, ponendosi essa stessa come Stato che resiste: con la potenza russa, è come se al ritratto stilizzato del presidente americano Obama accompagnato dall’asserto yes, we can si affiancasse un’analoga immagine di Putin, a sua volta associata alla scritta no, you can’t».

Claudio Gallo
Fonte: www.lastampa.it/
Link: http://www.lastampa.it/2014/10/12/cultura/vietato-rassegnarsi-il-mondo-si-pu-cambiare-rXzDWNg9mHbe0mkj4nF6yL/pagina.html
13.10.2014

Pubblicato da Davide

  • Earth

    La risposta alla prima domanda non la condivido.

    Questo non e’ il vero capitalismo, perche’ e’ un capitalismo truccato. 
    I governi dovrebbero smettere di intromettersi e amministrare solo i servizi fondamentali. Il mercato si puo’ autoregolamentare MA se inserisci una costante tutte le altre variabili cambiano di risultato, piuttosto banale, capitalismo truccato a discapito delle imprese piu’ piccole che vengono distrutte dallo stato.
    E non e’ neanche vero socialismo, perche’ e’ socialismo truccato.
    Il socialismo presuppone uno stato che recupera una % delle risorse dai cittadini e redistribuirle all’anello debole della societa’ per poterlo elevare.
    Invece qua si prendono risorse ai cittadini per darle alle banche, ai ricchi.
    Quindi non stiamo vivendo il capitalismo, ma il peggio del capitalismo e socialismo messi insieme.
    Poi si puo’ discutere tra quali dei due e’ preferibile per la comunita’ umana, il vero capitalismo e’ meritocratico e focalizzato su un obiettivo pratico, mentre il socialismo e’ assistenziale e focalizzato su una espansione della conoscenza della umanita’ stessa, quindi implicitamente di se stessi. 
    Ma questo e’ un tutto un altro discorso.
  • MarioG

    Condivido il giudizio in generale. Vorrei solo rimarcare che e’ illusorio riferirsi a un capitalismo truccato preuspponendo che ce ne sia una non truccato, vale a dire quello del mercato puro che si "autogoverna". La logica dello scontro "politico", nel senso piu’ ampio, ingloba quella economica, ovvero ne stabilisce le regole del gioco.

  • Giovina

    Si’. La logica dello scontro politico passa per essere attivita’ democratica. Mentre apre falle e crepe nella stabilita’ dell’esercizio fondamentale dello Stato, esercizio continuamente ed eternamente messo in discussione, e per questo comodamente eludibile ogni qual volta lo si vuole.

    Una scienza dell’economia?
    Ma anche e soprattutto una Scienza della Politica.

  • Giovina

    Rispondevo solo a te.
    Su Diego Fusaro e le sue idee, sulla sua "filosofia" ho moltissime riserve. Mi astengo per mancanza di tempo e altre motivazioni, almeno in questa occasione.

  • Faulken

    "Si
    può essere liberi solo se libera è la società. L’essere liberi, con
    buona pace delle retoriche neoliberali, non è questione meramente
    individuale."

    E’ vero il contrario: se vuoi essere libero, puoi / e non è una questione individuale cioè di ego, l’ego deve essere trasceso. Fusaro non ha compreso per niente Platone e il mito della caverna.


    come se al ritratto stilizzato del presidente americano Obama
    accompagnato dall’asserto yes, we can si affiancasse un’analoga immagine
    di Putin, a sua volta associata alla scritta no, you can’t». 

    trovata in rete: https://pbs.twimg.com/media/BiUtxixCYAAvi9g.jpg:large

  • GiovanniMayer

    "Questo non e’ il vero capitalismo, perche’ e’ un capitalismo truccato".



    È il capitalismo, bellezza!

    (Famosa citzione di cui non ricordo l’autore).
  • Unaltrouniverso

    In breve: questo turbocapitalismo é truccato al quadrato, al cubo, ma il capitalismo "buono" rimane pur sempre truccato in sé. Perché é strumento e fine allo stesso tempo e in mezzo può metterci di tutto senza per questo rinnegarsi mai. Ma allora dovrebbe essere lo Stato a controllare cosa dev’esserci nel mezzo: ma é proprio quello che accade oggi! Ecco perché mi sentire di buttare senza riserve nel pattume della storia il capitalismo. L’alternativa va cercata in un socialismo ancora però tutto da definire.

  • neutrino

    "La nostra è, oggi, una società di Robinson isolati ed egoisti, incapaci di instaurare relazioni con l’altro."

    Molte delle relazioni nell’epoca pre-capitalistica erano non desiderate, e di solito non paritarie. Provate ancora oggi a vedere come si vive in un piccolo paese, magari in Sud Italia o in Sardegna.
    La possibilità di scegliere in quali relazioni interpersonali entrare, invece che subirle, spesso in modo violento, dalla collettività in cui si nasce, è sempre stata una prerogativa della vita cittadina, sperimentata per la prima volta nei comuni italiani nel tardo medioevo. Dalla stessa libertà, garantita ai cittadini, discendeva la possibilità di configurare i rapporti economici su base paritaria, ovvero l’economia di mercato.
  • Ercole

    OTTIMA  riflessione Fusaro ti aspettiamo nei circoli e nelle conferenze che settimanalmente facciamo noi Internazionalisti per fare il punto e presidiare  le lotte degli operai, la decadenza del capitalismo , e la costruzione del partito internazionale della classe suddita : i Marxisti sono sempre i benvenuti saluti comunisti 

  • Gracco
    Ercole dice:

    "ti aspettiamo nei circoli e nelle conferenze che settimanalmente facciamo noi Internazionalisti"

    In quale giorno e a che ora?
  • Ercole

    www. leftcom.org