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IL FUTURO DISTOPICO DI ORWELL E' QUASI QUI: UNA CONVERSAZIONE CON GLENN GREENWALD

DI SONALI KOLHATKAR

truthdig.com

Naturalmente, non era possibile sapere se e quando si era sotto osservazione. Con quale frequenza, o con quali sistemi, la Psicopolizia si inserisse sui cavi dei singoli apparecchi era oggetto di congettura. Si poteva persino presumere che osservasse tutti continuamente. Comunque fosse, si poteva collegare al vostro apparecchio quando voleva. Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell’abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento — che non fosse fatto al buio — attentamente scrutato.

—“1984,” George Orwell

Il giornalista investigativo Glenn Greenwald, meglio conosciuto per i suoi reportage sullo stato di sorveglianza degli Stati Uniti, mi ha detto che durante l’anno, da quando ha incontrato la talpa Edward Snowden, è tornato e rileggere il romanzo distopico di Orwell “1984”.

Nella foto: Glenn Greenwald e David Miranda

In un’intervista alla radio Uprising, Greenwald ha detto che ciò che lo ha sorpreso di più nel rileggere la storia inquietante, era che: “ricordavo sempre l’ubiquità della sorveglianza [in ‘1984 ‘], che consisteva nell’avere un monitor in ogni singola stanza di ogni casa che continuamente guardava ogni singola persona. Così, un sacco di gente ha detto, [il nostro mondo] non è come nel ‘1984 ‘, perché non ogni singolo dei nostri messaggi di posta elettronica viene letto e o ognuna delle nostre chiamate vengono ascoltate perché nessuno potrebbe eventualmente fare tutto questo”. Ma, come Greenwald ha giustamente sottolineato, nel mondo di Orwell, “nessuno in realtà sapeva se erano osservati in ogni momento. In realtà non sapevano se erano mai stati osservati. “

In sostanza ha detto Greenwald, “La chiave per il controllo sociale era la possibilità che potessero essere visti in qualsiasi momento.” Anche se non abbiamo alcuna prova che l’amministrazione Obama è impegnata in alcuna forma organizzata di controllo sociale nel nostro mondo reale, l’esito più pericoloso possibile dello stato di sorveglianza degli Stati Uniti è uno smorzamento del dissenso a causa della mera possibilità che il governo stia guardando ogni nostra mossa.

In effetti, quest’anno le celebrazioni del Quattro Luglio a Boston saranno al centro di un’intensa sorveglianza high-tech, secondo notizie della stampa. C’è, naturalmente, una grande ironia nell’imporre tattiche da “Grande Fratello” in un giorno che è teoricamente destinato a simboleggiare la libertà dal colonialismo ed i diritti duramente conquistati delle libertà personali. Nel frattempo, il gruppo di controllo nominato dallo stesso presidente Obama ha dato un assenso per lo più incondizionato riguardo ai programmi della NSA. Può essere più Orwelliano?

Greenwald conosce personalmente quanto i governi prendono seriamente il loro diritto di spiare chiunque e mantenere i loro programmi segreti. Il proprio partner, David Miranda, è stato sottoposto all’arresto e perquisizione presso l’aeroporto di Heathrow lo scorso anno, sulla premessa di interessi della Gran Bretagna sulla “sicurezza nazionale”, e, per estensione, degli U.S.”. La fonte di Greenwald, Edward Snowden, affronta una vita di esilio e una possibile condanna all’ergastolo per accuse riguardanti la legge sullo spionaggio. Che l’intrepido, pluripremiato giornalista è in grado di visitare la nazione liberamente per promuovere il suo libro “No Place to Hide: Edward Snowden, the NSA, and the U.S. Surveillance State” (Nessun luogo dove nascondersi: Edward Snowden, la NSA, e la Sicurezza Statale degli USA, ndt) è probabilmente dovuto alla sua abile manipolazione delle notizie che ha divulgato, ottenendo la massima esposizione pubblica possibile, e la sua rumorosa difesa dei diritti costituzionali suoi e altrui.

In realtà, Greenwald è un ex avvocato civilista di diritto costituzionale e diritti civili. Durante l’intervista, mi ha snocciolato la differenza tra una fonte e un giornalista come se fosse un’abitudine: “Le fonti sono persone nel governo che hanno un obbligo di legge specifico a non divulgare le cose, mentre ai giornalisti e stato riconosciuto il privilegio del Primo Emendamento.”

Però l’esercizio di tale privilegio ha portato con sé critiche sia dai conservatori che dai principali analisti, compresi i colleghi giornalisti, che vedono il mestiere di Greenwald come viziato da un pregiudizio troppo forte. Un lungo scambio tra Greenwald e l’ex Redattore Esecutivo del New York Times, Bill Keller nella sezione approfondimenti del giornale l’anno scorso ha rivelato la convinzione accertata che il buon giornalismo può rimanere oggettivo. La posizione di Keller che i giornalisti devono “mantenere le loro opinioni per se stessi, a meno che non si spostino (come ho fatto io) alle pagine chiaramente identificate come opinioni personali” riflette uno status quo che tende a identificare i pareri anti-governativi come pregiudizi mentre accetta ciecamente tendenze nazionalistiche come obiettive. La risposta di Greenwald: “In definitiva, l’unico vero metodo di giornalismo che dovrebbe contare è la precisione e affidabilità.”

Citando la storia di ciò che si intendeva per giornalismo, Greenwald mi ha detto, “Per secoli … [abbiamo avuto] giornalismo crociato con persone estremamente dogmatiche che hanno utilizzato il giornalismo come strumento per raggiungere certi fini sociali.” In effetti, ha detto Greenwald, era “un modo attraverso il quale i cittadini potevano ritenere responsabili i detentori del potere, attraverso lo scrivere su di loro … e il giornalismo è sempre stato questo tipo di attività basato sulle informazioni, spinto dalla passione.” Dopo tutto, le scandalose rivelazioni di Upton Sinclair, a cavallo del secolo, sullo squallido lato delle industrie sono tra i migliori esempi di giornalismo americano.

Non sorprende che molti giornalisti convenzionali che coprono Greenwald, Snowden e le storie di sorveglianza NSA, hanno tradito la loro dichiarata obiettività in modo chiaramente imbarazzante. La recensione del New York Times sul nuovo libro di Greenwald si è rivolto all’autore come un “bisbetico presuntuoso”, e Snowden come qualcuno con una “dolce, innocentemente omertosa visione del mondo di un adolescente precoce”, che “sembra desiderare il martirio.”

Articoli da colpo psicologico contro Greenwald e Snowden sono comuni nella stampa mainstream, mentre i membri del Congresso e i dirigenti di Wall Street sono raramente trattati allo stesso livello della psicoanalisi. Ad esempio, il direttore della National Intelligence James Clapper, che è stato colto a raccontare una bugia al Congresso sul programma di sorveglianza della NSA, non ha ricevuto affatto lo stesso livello di diffusa critica corrosiva come quella che hanno ricevuto Greenwald e Snowden. A onor del merito, il consiglio di redazione del New York Times ha fatto citare la menzogna di Clapper e si riferì a Snowden come una “talpa”, che “merita di meglio di una vita di esilio permanente, la paura e la fuga.” Ma quello si è distinto come un’eccezione alle diffuse denunce di Greenwald e Snowden (vedi qui, qui e qui per esempio).

Nel romanzo “1984” di Orwell, i traditori del regime erano “criminali del pensiero”, che sono stati caduti in disgrazia dal loro tradimento del Grande Fratello. Dopo essere stato individuato come un tale criminale, il protagonista di Orwell, Winston, viene ammaestrato dal suo interrogatore a credere che è “mentalmente squilibrato.” Anche se il romanzo è una rappresentazione estrema di un futuro fascista, molte delle tattiche adottate dai cosiddetti giornalisti obiettivi di oggi, di mantenere i dissidenti come Greenwald e Snowden in linea sono coerenti con il dark fantasy di Orwell. Screditando chi parla apertamente, è possibile rigettare la sostanza delle loro critiche. Ma, come Orwell scrisse notoriamente, “in tempi di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.”

Sonali Kolhatkar

Fonte: www.truthdig.com

Link: http://www.truthdig.com/report/item/orwells_dystopian_future_is_almost_here_a_conversation_20140703

3.07.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DORA

Pubblicato da Davide

  • PG

    Il caro vecchio George ci aveva visto lungo, aveva solo sbagliato sulla data che pose pari al 84 perché scrisse il romanzo nel 48… Illuminante è l’uso pervasivo della tecnologia e il rifiuto dell’Amore che pervadono la sua distopia. Di analogo, splendido livello rimane il capolavoro di Aldous Huxley, Il mondo nuovo.

    Dopo averli letti e riletti più volte mi sono convinto che il mondo attuale e, più ancora, quello che verrà è una sorta di incrocio tra le due distopie, con l’aggravante, se mai se ne fosse sentito il bisogno, del peak everything che rende il prossimo medioevo ancora più cupo rispetto alla cornucopia degli ultimi anni (si sa penuria e fascismi vanno a braccetto).
    Nulla di rassicurante, soprattutto per i nostri figli…