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IL #FERTILITY DAY

DI DIEGO FUSARO

facebook.com

V’è un antico e forse non rincuorante adagio che dice che quando si è toccato il fondo non resta altro da fare che scavare. E così quasi sempre avviene. Ed è anche avvenuto in questi giorni di fine agosto. In questa luce propongo di leggere la vicenda – che tanto ha fatto discutere nella nuova agorà alienata delle reti sociali – del cosiddetto Fertility Day. Si tratta, a quanto pare, di una giornata consacrata alla sensibilizzazione sulla natalità e sull’esigenza di fare figli, “per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione” (sic).

L’istituzione di questa giornata – così leggiamo sulle pagine del sito del ministero della Salute – “è prevista dal Piano Nazionale della Fertilità per mettere a fuoco con grande enfasi il pericolo della denatalità nel nostro Paese, la bellezza della maternità e della paternità, il rischio delle malattie che impediscono di diventare genitori”. E così sul finire dell’estate, tra un attacco terroristico e l’altro, ti accorgi dell’invenzione di ipocrite campagne pubblicitarie sulla fertilità delle donne. Le chiamano #fertilityday, ovviamente con l’usuale subalternità culturale e linguistica rispetto alla lingua dell’impero. La sovranità nazionale è perduta anche a livello linguistico: e, con essa, la dignità del Paese.

Occorre essere diretti ed evitare di ricadere nell’ipocrisia ovunque imperante: in un Paese in cui grazie ai salari risibili, al precariato dilagante e all’ormai inesistente stato sociale fare figli è praticamente impossibile, il #fertilityday suona, e non obliquamente, come una solenne presa in giro. Una vergognosa presa in giro, se consideriamo che le donne che oggi hanno venti o trenta anni non possono materialmente fare figli: e non per ragioni biologiche, ovviamente. Bensì per quelle prosaiche ragioni economiche e sociali di cui pare nessuno voglia ormai ricordarsi, ma che chi ha frequentato i testi di Marx e Gramsci (dunque non Renzi e i piddini) non può omettere. Oltre al danno, la beffa: ci vogliono fare credere che se gli italiani non procreano, ciò dipende dalla mancanza di informazione e di sensibilizzazione, e non dalle condizioni materiali oscene in cui versano.

L’Italia messa in ginocchio dell’euro e dalle abominevoli politiche dell’austerità, dalle tanto magnificate “rivoluzioni liberiste” e dai taumaturghi del mondialismo, non è più in grado di permettere materialmente ai suoi cittadini di procreare: e anziché agire come dovrebbe, cioè facendo politiche sociali necessitanti la riconquista della sovranità e la valorizzazione della comunità umana, fa risibili, inutili, ipocriti e – è il caso di dirlo – sterili politiche di propaganda in stile fertility day.

Diego Fusaro

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/fusaro.diego/posts/10210764554615912?pnref=story

1.09.2016

Pubblicato da Davide

  • busdriver

    che pena….tanto anche se le donne sfornano tocca al maschio mantenere entrambe. Finchè non cambiano le leggi il mio avvoltoio sta a riposo e non vola

  • whugo

    Ennesimo e vergognoso tentativo di questi zerbini, servi e schiavi del grande capitale di rovesciare le colpe del loro amato "sistema" sulle vittime dello stesso.

    Post ineccepibile di Fusaro.
  • PietroGE

    "le donne che oggi hanno venti o trenta anni non possono materialmente fare figli: e non per ragioni biologiche, ovviamente. Bensì per quelle prosaiche ragioni economiche e sociali di cui pare nessuno voglia ormai ricordarsi,"

    Queste sono le bufale tipiche della sinistra che vuol nascondere il crimine sotto il tappeto. In realtà non si vuole che le donne italiane facciano figli perché i figli devono essere sostituiti dagli immigrati. Credete davvero che non ci siano i soldi per una campagna di natalità che con poca spesa in Danimarca ha fatto aumentare la natalità del 14% in poco tempo?

    E pensare che la Lorenzin voleva fare solo un po’ di informazione. Gli antirazzisti hanno subito pensato che questa volesse far sopravvivere l’etnia europea, cosa che sarebbe secondo loro razzismo puro e semplice, e guardate le sconfessioni,  "io non volevo" ecc, ecc. Dovete scomparire, questo vuole l’élite…e guai a chiamarlo olocausto o crimine contro l’umanità

  • whugo

    Qualcuno che riesce a scorgere la sinistra in Italia  se da un lato ha poco compreso il mondo che lo circonda dall altro non può che suscitare la mia più profonda invidia.

  • PietroGE

    La sinistra un tempo faceva gli interessi dei ceti più deboli, sbagliando politica economica, ma almeno cercando di promuovere un po’ di benessere per tutti. Ora invece si occupa di Lgbt, di immigrati e di nozze gay e per la natalità degli italiani non c’è posto, anzi, è solo di intralcio alla sostituzione del popolo con la massa di immigrati. Vedere il tipo di reazioni che questa microscopica campagna ha suscitato.

  • ottavino

    Quando uno c’ha energia, voglia di vivere e di creare, tromba, fa figli, ha iniziativa, gioca, lavora, crea, ecc… insomma si gode la vita, usa la vita.

    Quando uno comincia a chiedere il "socialismo della famiglia", cioè la casa garantita, il lavoro garantito, i servizi garantiti, sì, magari qualche figlio in più lo fa, qualche famiglia in più la fa, ma non va comunque molto lontano.
    Il problema è che in una società con tante persone del primo tipo ci si diverte, mentre con tante persone del secondo ci si rompe i coglioni.
  • permaflex

    E si la mancanza di futuro è il segno che contraddistingue la gioventù odierna e tale tratto si esplica nei comportamenti presentati come moderni e quindi da seguire,per esempio l’invito più o meno esplicito ai rapporti tra lo stesso sesso,c’è nessuno faccia notare che i figli rappresentano per i genitori la proiezione di essi verso il futuro cioè la speranza verso lo stesso ed allora cos’è il rapporto omosessuale se non la negazione del futuro.

    Questa negazione nella speranza nel futuro la si trova anche in un altro tratto quello che vede la retribuzione dei lavori a contenuto intelettuale in Italia come la peggiore in campo europeo,ma proprio tutte le retribuzioni sono basse non solo quelle dei tecnici,però è interessante notare perche sottopogando i laureati si nega il progresso e cioè anche qui la speranza in un futuro migliore

    La scienza fino a prova contraria per definizione porta miglioramenti costanti nella tecnica e quindi
    la sua valorizzazione rappresenta essa stessa speranza nel futuro.

    Ed allora il Reddito di Cittadinza porta, di concerto all’aumento del salario minimo,  all’aumento delle retribuzioni,si pensi ad un disoccupato che tra 800 euro elargiti dal Reddito di Cittadinanza e 1200 percepiti coll’andare al lavoro 8 ore,cosa sceglierà il disoccupato ma certamente  il divano di casa ;ma questo risolve il problema all’imprenditore certo che no,l’unico modo per convincere il disoccupato ad andare a lavorare per lui è di arrivare almeno al doppio del sussidio;è vero o è falso?

  • ilsanto

    Certo non spetta all’Italia fermare la crescita demografica mondiale assurda, ma comunque il nostro contributo mi sembra encomiabile come quello del Giappone, Cina, Germania, Russia etc.

    Speriamo di essere un fulgido esempio per quelli ancora un pò restii come l’India o la Nigeria e tanti altri che pensano che fare figli nel deserto senza nessuna speranza di sostentamento sia una benedizione salvo poi imbarcarli su un gommone stracolmo sperando nel buon cuore Italiano.
  • permaflex

    Sempre con stò kalergi,senti io dopo il militare,1988 + o -,sono andato in Val Brembana a cercare lavoro e sai cosa mi rispondevano ‘tra te e lui  mai è meglio il ‘negher’ perchè lavora di più’ secondo te questi geni dell’mprenditoria lo avevano letto il kalergi?

  • Holodoc

    Scrivo la mia rispondendo anche all’ amico PietroGE che dice:

    " Credete davvero che non ci siano i soldi per una campagna di natalità
    che con poca spesa in Danimarca ha fatto aumentare la natalità del 14%
    in poco tempo? "

    Il problema non è la morale, l’ideologia, il vivere alla giornata, il patriottismo, il denaro.
    Il problema è la matematica.

    La densità di abitanti in Danimarca è 126 per kmq, in Francia è 117 e in Spagna 93.

    In Italia vivono 206 abitanti per kmq.

    Ci sono altri paesi in Europa con una densità di abitanti anche maggiore, come Germania o Gran Bretagna.
    Ma sono paesi molto meno montuosi dell’Italia.

    Solo il 23,2% del territorio italiano è pianeggiante ed è tutto già sfruttato per l’edilizia o l’agricoltura.

    In sintesi, l’Italia non ha bisogno di altri abitanti perché è già SOVRAPPOPOLATA!

    Per questo è criminale sia fare campagne per la natalità che sostenere che gli immigrati sono un bene per il nostro paese!!!

  • totalrec

    Non sono d’accordo neanche con una riga di quanto scritto da Fusaro. Non dico che tra la crisi economica e la denatalità non ci sia nessun rapporto, ma dico senz’altro che il rapporto è minimo e che le cause dell’infertilità italiana sono di carattere essenzialmente culturale. I figli non hanno bisogno di molto denaro per crescere, hanno bisogno di una famiglia che li desideri e li ritenga importanti. Non è un caso che i paesi con maggiore natalità siano quelli più poveri. Anche l’Italia, quando era povera, faceva più figli. Anch’io ho avuto tutti i miei figli quando ero più povero. Questo voler ricondurre ogni problema, compresa la mancanza di amore per la procreazione (che è poi mancanza d’amore verso se stessi) a paradigmi economici dogmatici inizia davvero ad essere irritante, oltre che del tutto campato in aria.

    Si fanno meno figli perché il modello culturale femminile propagandato dai media è la single lavoratrice, viaggiatrice, cazzeggiatrice, discotecara, ballerina e un bel po’ troia, mentre l’immagine materna viene costantemente esorcizzata, relegata nel folclore o vituperata come emblema di fallimento.
    Si fanno meno figli perché un modello culturale maschile non esiste nemmeno più: il modello presentato dai media è quello del frocione da balera, col capello alla mohicana e il weekend da vagabondo tra laghetti e birrerie.
    Al contrario di ciò che dice Fusaro, le crisi economiche sono sempre state, nella storia umana, un ottimo incentivo all’incremento delle nascite. Certo, per incentivare le nascite occorrerebbero anche padri e madri, non avanzi di marciapiede privi d’identità sessuale. (GF)   
  • GioCo

    Nella società della parola, la parola è l’imperio su cui gravitano grasse ricompense. Tutti vogliono la fortuna delle parole, degli incantamenti delle belle sensazioni emotive che ti può dare un discorso che tocca il cuore e l’animo delle genti.

    Poi di sicuro c’è l’orrore e il sacrificio, il dolore e la fatica, ma se le parole ci hanno convinto era giusto il prezzo ecco che proni ci si lancia nelle avventure più folli.

    Di sicuro se qualcuno punta un arma sui tuoi affetti non puoi che seguire i suoi ordini per quanto ignobili, ma se questo qualcunio usa solo parole, per blandire o minacciare, qual’è sarà la tua scusa davanti allo specchio quando l’avrai omaggiato con la tua opera? Quale, se lo avrai seguito con gioia e fede?

    Così giornalisti, stilisti, architetti, ricercatori, artisti e tanti altri che sulla scia delle sole parole montano i loro successi di aria fritta come la panna montata, così noi proni cerchiamo ogni giorno di raccontare e raccontarci del nostro successo fatto di parole. Ma non ho incluso i politici ne i militari e gli economisti, perché se le parole non avessero importanza la politica, l’economia e l’azione militare non sarebbero un mestiere, almeno tanto quanto non può esserlo un propagandista.
    Ciò che conta e ha sempre contato è l’esperienza pratica e silente. Ma quella oggi si può ridurre in schiavitù da chi usa bene le parole, usa bene gli incantamenti per un fare un c….o, con suadenti parole.

    Le parole contano nelle organizzazioni di mercato, dove ciò che è importante è parlare e parlarsi addosso il più possibile. Verstirsi di niente per convincere i sudditi di avere il vestito più splendido del mondo e di averlo pagato carissimo, perché il potere nell’epoca del dominio del mercato è fatto così, di parole e basta.

    In un mondo di parole, le pratiche sono per i cretini e i cretini sono quelli che spazzano con la lingua i pavimenti, perché non sanno usarla per parlare bene. Gli altri si invece che sono quelli che contano, sono i veri padroni del vento …

  • MarioG

    Concordo con questo punto di vista. Se non si ammette che alla base c’e’ un modello culturale e sociale, non si capisce nulla del differenziale di natalita’ delle diverse componenti sia all’interno d’Italia che nel mondo. 

    Evidentemente il Fusaro a sua volta e’ vittima di un riconoscibile automatismo culturale.
    Sarebbe comunque molto interessante analizzare le differenze di natalita’ all’interno della societa’ secondo le componenti di reddito e di impiego (in particolare-pubblico-privato, settore produttivo). Non so se tali dati sono disponibili.
    In linea di principio non sono nemmeno cosi’ propenso all’irrisione dell’iniziativa del ministro della salute. Ovviamente rilevo la miseria della proposta. Una persona  degna di credibilita’ avrebbe fatto una proposta netta:
    35 EURO al giorno (e sottolineo 35) per ogni nuovo nato dopo il primo figlio.
    Copertura finanziaria: beh, la lascio alla vostra deduzione.
    Altro che Danimarca!
  • massi

    …Hai ragione da vendere.

  • Vocenellanotte

    Chi fa figli per calcolo è un poveraccio che merita di non farli.

    La verità è che questo post è il tipico depistaggio della sinistra al caviale.
  • busdriver

    confermo

  • Tonguessy

    I figli non hanno bisogno di molto denaro per crescere
    Bella questa! Federconsumatori ha fatto un po’ di conti e per una famiglia dove tipicamente lavorano entrambi i genitori il costo fino alla maggiore età si aggira sui 170.000€. Famiglie benestanti ne spendono anche 270.000
    http://www.federconsumatori.it/news/foto/I%20costi%20per%20crescere%20un%20figlio.pdf
    Il che significa, detta in soldoni, che o ti compri una casa o fai un figlio. Uno solo, che se ne vuoi due la somma raddoppia. E mica è finita lì. Credi forse che a 18 anni trovano un lavoro e ti danno una mano economicamente? Ah, ecco, magari ci arrivi anche tu a capire che prima dei 25 anni difficilmente arrivano a guadagnare qualcosa. Ammesso che trovino uno straccio di un lavoro, dato che la disoccupazione giovanile è ormai attestata al 50%. Quindi andiamo sicuramente sopra i 200.000 euro. Per figlio, s’intende. E per te non è "molto denaro".

    la mancanza di amore per la procreazione (che è poi mancanza d’amore verso se stessi).
    Altra castroneria. Se ami te stesso ti fai dei bei viaggi, ti compri casa, te la arredi come piace a te, le sere te ne vai a cena fuori e poi a berti una birra e i figli aspettino pure. Se ami i figli tutto questo in pratica sparisce, a meno che tu non ti chiami Briatore.

    Sul fatto che sia in atto una radicale diminuzione delle nascite ho più volte postato il pensiero di Emanuel Todd (demografo e sociologo) che collega il basso indice di natalità all’istruzione (oltre che ad alcuni altri parametri meno significativi). L’Italia analfabeta figliava come conigli. L’italia odierna manco per idea. Come in quasi tutto il resto resto del mondo, d’altronde. La parità a livello mondiale è prevista nel 2050, poi ci sarà la decrescita demografica, dice Todd.

  • Tonguessy

    Beato te che fai figli per disinteresse o ingenuità. Eh, com’è bella la destra all’olio di ricino!

  • totalrec

    Federconsumatori ha fatto un po’ di conti


    Federconsumatori, esattamente come i contemporanei di questa tetra parentesi storica, sa fare solo conti. Come dicevo, se vuoi dei figli devi pensare ai figli, non ai conti. Non dico che fare figli sia un male o un bene: dico che ricollegare perfino i discorsi sulla fertilità e sulla famiglia a questi miserabili calcoli di bottega è il segno più triste dell’epoca in corso.

    Inoltre, la tua concezione dell’amore per se stessi (tradotta in consumare, gironzolare e bere birra) è la miglior prova di quanto sto dicendo: la denatalità in atto è un fattore culturale, non economico.   (GF)
  • Holodoc

    Concordo con Tonguessy. Non si può paragonare la situazione di paesi
    rurali come quelli africani o del sud est asiatico alla nostra
    situazione.

    Nelle società rurali i figli sono una risorsa PERCHE’ PORTANO SOLDI A CASA.
    Nelle società post-industriali come la nostra e le altre i figli sono un costo PERCHE’ ASSORBONO DENARO.

    Aggiungiamo
    poi, come hai giustamente ricordato, che siamo ALL’INIZIO di una crisi
    di cui non si vede la fine, e che i giovani faticheranno TUTTA LA VITA
    ad essere economicamente indipendenti.

    Se ne può concludere che FARE FIGLI IN QUESTO MOMENTO NON E’ UN ATTO DI AMORE MA DI EGOISMO IRRESPONSABILE.

    Vedo tante coppie che fanno un figlio quando anche gli amici lo fanno, per non restare indietro.
    Vedo tante coppie che stanno per separarsi ma fanno un secondo figlio per riprovare.
    Vedo che la maggior parte di coppie che si separano sono quelle con figli piccoli.
    Vedo uomini che fanno figli perché riscattino i loro fallimenti.
    Vedo donne che fanno 2 figli uno dietro l’altro per non tornare a lavoro.

  • Holodoc

    Concordo con Tonguessy. Non si può paragonare la situazione di paesi
    rurali come quelli africani o del sud est asiatico alla nostra
    situazione.

    Nelle società rurali i figli sono una risorsa PERCHE’ PORTANO SOLDI A CASA.
    Nelle società post-industriali come la nostra e le altre i figli sono un costo PERCHE’ ASSORBONO DENARO.

    Aggiungiamo
    poi, come hai giustamente ricordato, che siamo ALL’INIZIO di una crisi
    di cui non si vede la fine, e che i giovani faticheranno TUTTA LA VITA
    ad essere economicamente indipendenti.

    Se ne può concludere che FARE FIGLI IN QUESTO MOMENTO NON E’ UN ATTO DI AMORE MA DI EGOISMO IRRESPONSABILE.

    Vedo tante coppie che fanno un figlio quando anche gli amici lo fanno, per non restare indietro.
    Vedo tante coppie che stanno per separarsi ma fanno un secondo figlio per riprovare.
    Vedo che la maggior parte di coppie che si separano sono quelle con figli piccoli.
    Vedo uomini che fanno figli perché riscattino i loro fallimenti.
    Vedo donne che fanno 2 figli uno dietro l’altro per non tornare a lavoro.

  • italosvevo

    OTTTTTIMO OTTIMO DAVVERO ecco qualcuno che ha scritto quello che penso anch’io , darei scarpate nei denti a quei politici che dicono che gli immigrati vengono per pagarci le pensioni , e che la smettano di creare una super burocrazia , che vadano a lavorare almeno qualche volta nella vita invece che fare i politici mangiapane a UFO .

  • whugo
    Leggo….
    "Si fanno meno figli perché il modello culturale femminile propagandato dai media è la single lavoratrice, viaggiatrice, cazzeggiatrice, discotecara, ballerina e un bel po’ troia, mentre l’immagine materna viene costantemente esorcizzata, relegata nel folclore o vituperata come emblema di fallimento.
    Si fanno meno figli perché un modello culturale maschile non esiste nemmeno più: il modello presentato dai media è quello del frocione da balera, col capello alla mohicana e il weekend da vagabondo tra laghetti e birrerie."
    Perfetto.
    E secondo lei non c è una relazione esatta fra questo modello PROPAGANDATO da decenni e il sistema economico e di potere dominante?
    Da dove deriva e a chi fa comodo questo modello?
    Perché i single i gay e le famiglie allargate sono così ben viste, inseriti ovunque in film serie TV programmi di intrattenimento ed ora anche in quelli sportivi?
    Si faccia queste domande e vedrà che Fusaro ha colto nel segno.
  • Tonguessy

    In realtà non hai smentito nessuno dei miei due punti.
    1- A fare figli ci vogliono soldi. Molti soldi. Dimostrami il contrario.
    2- La mancanza di "amore per la procreazione" (come scrivi tu) NON è mancanza di amore per sè stessi. La tua concezione di amore per te stesso passa attraverso la procreazione, ma questo NON significa che tutti siano assogettati alle TUE leggi. Quindi sei un egoista a cui piace mettere al mondo figli per motivi tuoi. In generale succede esattamente il contrario, e cioè che fare figli sia una forma di altruismo: ci si sacrifica per qualcosa in cui si crede. Si sacrificano soldi, carriera, aspirazioni e molte libertà per dare la possibilità a qualcuno di costruirsi una vita. Se invece la scelta è dettata dall’egoismo facilmente si proietta nei figli tutta una serie di aspettative dal sapore dittatoriale (vedi attività amatoriali come canto o calcio, dove il genitore frustrato fa fare al figlio tutto ciò che serve per tentare la scalata nel mondo dello spettacolo o dello sport). Tu eccellerai dove io ho fallito, questo il loro motto egoista.

    Infine che la denatalità sia un fattore culturale l’ho scritto anche io, citando Todd. Ma al netto dell’alfabetizzazione esistono universi culturali molto differenti, come il mio ed il tuo.

    PS ho due figli

  • Fischio

    Ignorare la realtà rende complici di coloro che l’hanno costruita. L’articolo è ineccepibile, anche se caro Fusaro non sono d’accordo su certe tue interpretazioni marxiste. Comunque avrai notato dai commenti che forse nessuno ha ‘frequentato’ Marx e Gramsci: Condotta storica assente, riflessione pure. Per questi motivi e non per altro mi defilo dal discutere. Nulla si può contro i muri di gomma…

  • gaia

    Che squallida questa sua proposta specialmente la cifra degli invasori.

  • gaia
    Come la sottoscritta ne conosco molte altre che non sono appagate dalla vita, perché dovrei porre a disposizione la mia fisicità per dare a Geova la possibilità di creare altre/i infelici?
    Sarei curiosa di conoscere quali sono gli aspetti della vita che la spingono a procreare.
  • gaia

    Allora è un’abitudine che ci troviamo d’accordo?

  • Cataldo

    Quoto
    Chissa da dove vengono i "modelli culturali" 🙂 

  • AlbertoConti

    Questo sistema, di cui la Lorenzin è parte integrante attiva, impone le regole di vita: luce, gas, telefono, spazzatura o le paghi o le paghi, mese dopo mese.
    E dovrai pure mangiare qualcosa, vestirti, spostarti anche solo per provare a lavorare. Ma quello che più fa "sistema" è il "sistema fiscale", cioè la parte passiva della moneta, che ti può schiacciare fino a distruggere te e l’economia.

    Mettere al mondo un proprio figlio significa credere nel futuro, immaginarlo giovane e forte, felice di vivere. Ma in quale mondo e con quali mezzi?

    Nel bel paese delle lorenzin al governo il futuro si chiama jobs act, pareggio di bilancio, IVA verso il 25%, strage di aziende, pochi ricchi da far schifo e tu servo della gleba a vita, a combattere la battaglia persa della sopravvivenza.

    Che cazzo c’entra destra e sinistra?! La realtà è lampante, e se non lo fosse accendi la TV, leggi un giornale, vai in giro e guardati intorno: quello è il modello, strombazzato 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, tranne forse l’unico giorno di lutto nazionale sulla RAI di regime. Chi vive questa realtà sulla propria pelle, non essendo nato "figlio di papà", non può fare figli a meno di essere incosciente, pazzo, irresponsabile, fuori dal mondo, dal suo mondo. Senza gli immigrati-conigli avremmo già una consistente riduzione demografica, come cura darwiniana alla malattia del nostro tempo, ma anche questa il sistema ce la nega.

  • ottavino

    Un altro modo per leggerla potrebbe essere:

    1) questo mondo dovrebbe andare avanti, continuare
    2) non abbiamo più l’energia, la vitalità, il carattere, le motivazioni per farlo o meglio anche chi ce l’ha deve arrendersi alla generale indolenza.
    E fino a qui abbiamo parlato di QUANTITA’ di figli. Se poi affrontiamo l’aspetto QUALITATIVO ci sarebbe da scrivere un libro.
    La razza contadina dei nostri nonni produceva umani magari rozzi ma vitali. La razza tecnologica attuale produce…..
  • simonlester

    d’ accordo su tutto tranne per il punto:
    ‘Nelle società rurali i figli sono una risorsa PERCHE’ PORTANO SOLDI A CASA.’

    Se fosse veramente così, perchè li caricano sui gommoni ( i più giovani ed economicamente redditizi) e ce li spediscono a mantenere a noi?

    cordialità 😉

  • olmo

    Sono d’accordo con il Fusaro ma anche ciò che sostiene Totalrec contiene molte verità; due affluenti dello stesso scolo nel tombino.

  • gix

    Con gran senso di disagio, devo dire che ciò che dice totalrec, ovvero che non si fanno figli soprattutto per motivi di cultura attuale, piuttosto che economici, è una motivazione da tenere in seria considerazione. Gli esempi culturali in evidenza negli ultimi decenni vanno in effetti contro il sacrificio della maternità, e le donne purtroppo ne sono la vittima principale. Ce ne è parecchia di gente (forse troppa) che, pur avendo le possibilità, non ci pensa proprio a fare figli. Per fare figli bisogna soprattutto rendersi indipendenti, avere una idea, un progetto di vita in proprio, che non si basi altro che sulle proprie responsabilità, e per fare questo è indispensabile avere una qualche idea di futuro possibile. Non è una questione solo economica quindi, quanto il fatto che alla gente, soprattutto i giovani, è stato rubato il futuro, è stata impedita la capacità di progettare la propria vita, ed è stato invece proposto un falso miraggio al presente. Si suggerisce in tutti i modi di prendere ora quello che si può, di godere ora delle presunte gioie del presente, di godere subito di quello che si ha, perché tanto altro non ce ne. E’ una vera e propria morte spirituale prima di tutto, prima ancora che assenza di risorse, questo purtroppo è il vero guaio.

  • totalrec

    1- A fare figli ci vogliono soldi. Molti soldi. Dimostrami il contrario.


    Te l’ho già dimostrato. I paesi con il più alto tasso di natalità sono paesi poveri, mentre quelli con un basso tasso di natalità sono paesi ricchi. In Italia i periodi storici con maggior tasso di natalità sono stati quelli in cui il tenore di vita medio della popolazione era infinitamente più basso di quello odierno. Ogni statistica e ogni studio storico dimostrano l’esatto contrario di ciò che tu dici: per fare figli occorre il desiderio di far figli, non soldi. Tutto sta a capire se t’interessano le statistiche e la storia o preferisci bearti della tua ideologia.

    Si sacrificano soldi, carriera, aspirazioni e molte libertà per dare la possibilità a qualcuno di costruirsi una vita.
    2- Nell’altro post dicevi che le tue priorità nella vita sono andartene a spasso per il mondo, bere birra e fare shopping. Premesso che la vita è tua e io non la giudico di certo e premesso che l’egoismo è – sempre sulla base di tali tue affermazioni -qualcosa che appartiene, in tutta evidenza, più a te che a me, il punto è che ad ogni riga che scrivi continui a darmi ragione. Per te mettere al mondo i figli significa "rinunciare a carriera, aspirazioni, libertà" e magari a un bel po’ di birre e di viaggetti alle Seychelles. Le tue priorità sono carriera, birra, andare a zonzo; i figli sono tutt’al più un atto di eroica rinuncia a ciò che tu ritieni prioritario nella vita. Con questa impostazione culturale, non stupisce che si facciano pochi figli, visto che non tutti hanno la stoffa dell’"eroe". Con priorità come quelle che hai esposto, la paternità è altamente sconsigliabile, quale che sia il livello di reddito. Ma appunto, è una questione di cultura, non di reddito. 
    Ciò che mi fa imbestialire è che i senza prole invochino, nei loro piagnucolii, il basso livello di reddito per giustificare la propria infertilità; ma ciò che in realtà desiderano davvero, come traspare dai loro ragionamenti, è un po’ di denaro in più da poter spendere in sfizietti. 
    Chi desidera davvero dei figli li fa e basta, il livello di reddito è l’ultima delle variabili che prende in considerazione. Io sono il primo di otto figli, cresciuti in una famiglia in cui lavorava solo mio padre con un modesto stipendio da impiegato. Nessuno di noi è morto per questo, siamo cresciuti forti e sani, abbiamo tutti trovato la nostra strada. (GF)
  • totalrec

    E secondo lei non c è una relazione esatta fra questo modello PROPAGANDATO da decenni e il sistema economico e di potere dominante?


    Certo che c’è una relazione, e anche molto diretta. Ma appunto, è una questione di modelli culturali, che la gente assorbe dai media, non di disponibilità economiche, come crede Fusaro.
    Potremmo dire, senza sbagliare troppo, che i paesi in cui si fanno meno figli sono quelli in cui il modello giornalistico-pubblicitario occidentale è più diffuso. Il livello di reddito è, sotto il profilo della natalità, del tutto irrilevante.
    (GF)
  • totalrec

    Nelle società rurali i figli sono una risorsa PERCHE’ PORTANO SOLDI A CASA.
    Nelle società post-industriali come la nostra e le altre i figli sono un costo PERCHE’ ASSORBONO DENARO.



    Questa è una doppia scempiaggine.

    Nelle società rurali, in moltissimi casi, i soldi non esistono neppure o sono talmente poco diffusi da essere irrilevanti. Nella Cina di due o tre decenni fa, i contadini mettevano al mondo un gran numero di figli, nonostante le proprie scarsissime risorse, tanto che, in alcune zone del paese il governo dovette intervenire ponendo un limite massimo alla procreazione, sotto minaccia di sanzioni che arrivavano fino alla pena di morte. In questi paesi, i figli vengono messi al mondo semplicemente perché considerati un valore in sé, a prescindere dal reddito di cui si dispone. Manca la pubblicità TV che impone a tutti di studiare alla Bocconi e di diventare calciatori, ballerine o top manager, quindi ci si può dedicare alla procreazione come si è sempre fatto nella storia del mondo, senza troppe seghe mentali su ciò che riserva il futuro. Ribadisco: sono i modelli culturali che bloccano la natalità, non i livelli di reddito.

    Nelle società post-industriali, stesso discorso: sarà anche vero che i figli assorbono una certa quantità di denaro (anche se infinitamente meno di quanto si dica), ma appunto, questo è un problema soltanto per quegli individui che, stante la loro formazione culturale, pongono il discorso "denaro" come prioritario rispetto ad ogni altro. A moltissimi (me compreso) questa impostazione culturale mediaticamente indotta è del tutto estranea. Non ho mai pensato al denaro prima di mettere al mondo un figlio, semmai pensavo a quanto mi sarei divertito ad insegnargli ad andare in bicicletta. Ripeto: avere figli o non averne è un problema di configurazione culturale, non di disponibilità economiche.  (GF)   
  • totalrec

    Per questo è criminale sia fare campagne per la natalità che sostenere che gli immigrati sono un bene per il nostro paese!!!



    Si tratta di due discorsi del tutto distinti, che sarebbe bene non inserire nella stessa proposizione.
    E’ vero che l’immigrazione incontrollata sta portando alle estreme conseguenze una situazione nazionale già drammatica, in termini di insicurezza, disoccupazione, degrado del territorio, devastazione dei valori culturali di riferimento.

    E’ altrettanto vero che, in mancanza di una ripresa della natalità italiana, nell’arco di pochi decenni l’Italia sarà un paese totalmente popolato da immigrati, con tutte le conseguenze negative e anche positive del caso (un aspetto positivo, ad esempio, è che gli immigrati i figli li fanno, a differenza degli italiani, i quali hanno deciso, già da molto prima che iniziasse l’ondata migratoria, di autoestinguere la propria stirpe per potersi permettere la cucina Scavolini).

    Quindi nell’immigrazione io vedo aspetti negativi e positivi. Negativi: l’immigrazione ha accelerato esponenzialmente la condizione di già avanzato degrado del nostro paese, portandola ad un punto di non ritorno e incentivando, tra le altre cose, la denatalità autoctona: inutile negare che l’assenza di prospettive (culturali, sociali, etiche ed umane, prima ancora che economiche) incida in modo assai negativo sul desiderio di procreazione.

    Positivi: meglio avere, in futuro, un paese popolato da barbari e meticci, piuttosto che il deserto di cretini che l’Italia sarebbe diventata, a causa di coloro i quali, anche prima che iniziassero gli sbarchi, si convertivano al culto della sterilità ridanciana e sculettante per potersi permettere il SUV.  (FG) 
  • whugo

    Direi invece che siamo di fronte a due cause concatenate, una, la questione economica sollevata  da Fusaro, non esclude l altra, quella culturale che lei ben sintetizza ,anzi è proprio l azione sinergica di queste che porta a precise conseguenze sociali definite e perseguite, e qui sta il brutto della faccenda, nell ambito di precise scelte politiche ed economiche sviluppatesi in ambiti più internazionali che nazionali.

    Conseguenze che non riguardano solo la questione in oggetto, ma come lei saprà molto meglio di me, tutto la vasta gamma di disastri abominevoli che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, lavoro disoccupazione, precarietà, atomizzazione dell individuo ecc.
    L IDEOLOGIA mercatista, liberista, il capitalismo finanziarizzato portato alle estreme conseguenze, deregolamentato e privo di controlli non vede di buon occhio coloro che non producono, i bambini e gli anziani, una loro diminuzione ostacolando le nascite dei primi e la riduzione dell aspettativa di vita tramite l immiserimento generale non può che essere vista con favore dai portatori malati di questa visione del mondo, meno stato sociale meno spese, sfruttamento schiavile Dell uomo/donna in età lavorativa, ma costantemente precarizzato, non credo che lei possa sostenere che tutto questo non incida, col tempo, sul tasso di natalità.
  • totalrec

    L IDEOLOGIA mercatista, liberista, il capitalismo finanziarizzato portato alle estreme conseguenze, deregolamentato e privo di controlli non vede di buon occhio coloro che non producono, i bambini e gli anziani, una loro diminuzione ostacolando le nascite dei primi e la riduzione dell aspettativa di vita tramite l immiserimento generale non può che essere vista con favore dai portatori malati di questa visione del mondo, meno stato sociale meno spese, sfruttamento schiavile Dell uomo/donna in età lavorativa, ma costantemente precarizzato, non credo che lei possa sostenere che tutto questo non incida, col tempo, sul tasso di natalità.


    Non intendo certo negare che possa esserci, da parte di certi settori dell’elite dominante (e con riferimento a questa specifica fase storica), interesse ad una riduzione numerica della popolazione.
    Ciò che affermo è che, nell’eventualità che un simile progetto di "rimodellamento demografico" esista davvero (come è probabile), esso non si persegue attraverso l’immiserimento economico delle masse (il quale produce di solito effetti esattamente opposti a quelli del calo demografico), bensì attraverso un accurato programma di riconfigurazione culturale ed etica, di sostituzione dei valori tradizionali di riferimento, di devastazione dei legami sociali tra gli individui, di diffamazione dei ruoli sociali storicamente consolidati e – soprattutto – di progressiva sostituzione della comune percezione della realtà tramite la diffusione di un linguaggio di tipo nuovo (è il linguaggio che crea la realtà). Tutto ciò si ottiene più attraverso i meccanismi di propaganda mediatica che attraverso le banche o le politiche salariali. Per spingere un individuo a rinunciare ad un istinto biologico così vitale e naturale come quello della procreazione, bisogna agire sui suoi parametri culturali, non sul suo portafogli; il quale, nel millenario districarsi della storia, non ha mai avuto, di per sé solo, alcuna conseguenza rilevante sulla spontanea pulsione umana alla riproduzione della specie.   (GF)     
  • Tonguessy

    1- A fare figli ci vogliono soldi. Molti soldi. Dimostrami il contrario.


    Te
    l’ho già dimostrato. I paesi con il più alto tasso di natalità sono
    paesi poveri, mentre quelli con un basso tasso di natalità sono paesi
    ricchi.

    Quindi i dati raccolti da Federconsumatori cosa sarebbero?Propaganda della "single lavoratrice, viaggiatrice, cazzeggiatrice, discotecara, ballerina e un bel po’ troia"?

    Si sacrificano soldi, carriera, aspirazioni e molte libertà per dare la possibilità a qualcuno di costruirsi una vita.
    2- Nell’altro post dicevi che le tue priorità nella vita sono andartene a spasso per il mondo, bere birra e fare shopping.

    Tu al solito leggi quello che vuoi. Io non ho MAI scritto tutto ciò, te lo sei inventato tu. Ho solo specificato cosa significa essere egoisti o essere altruisti secondo i criteri attuali. Il fatto poi che ti abbia detto che ho due figli , cosa mai potrebbe significare? Che mi piace fare shopping?

    Quindi ricapitoliamo: per te "la mancanza di amore per la procreazione (che è poi mancanza d’amore verso se stessi)" significa che amare sè stessi è essenzialmente:
    a-fare le notti in bianco perchè il pupo frigna
    b-svegliarsi comunque per dargli il biberon di notte
    c-cambiarlo e lavarlo n volte al giorno
    d-spendere un’ira di dio per mantenerlo
    e-spaccarsi la schiena per insegnargli a camminare
    f-passare tutto il tempo libero (sempre troppo poco) assieme a lui per giocare
    g-sopportare la sua adolescenza (auguri!)
    h-sopportare certe scelte che sembrano controintuitive (tipo fidanzarsi con un partner che ha il doppio della sua età, o amenità simili)

    Ma in tutto questo COSA CAZZO C’ENTRA IL SE’? DOVE CAZZO VEDI L’AMORE PER SE’ STESSI? IO VEDO SOLO SACRIFICI,  NON AMORE PER SE’ STESSI (a meno che non siamo in presenza di personalità disturbate che godono nel soffrire e ridono quando il martello sfiora i coglioni propri invece che colpirli in pieno)

    Infine: spero tu sia in grado di considerare che tuo padre aveva per i suoi 8 figli delle certezze: l’ascensore sociale ai tempi della tua infanzia era ancora attivo, e padri con un modesto stipendio avevano la certezza che i figli meritevoli avrebbero potuto scalare la piramide sociale. Cioè i figli si sarebbero portati a casa stipendi che il genitore poteva solo sognare. Gli esempi sono innumerevoli.
    Oggi dimmi che davvero tu pensi che i tuoi figli avranno più chances di te. Ti è mai frullato per il cervello l’idea che se non hai la certezza di offrire un futuro migliore ai tuoi figli può venire meno l’interesse per metterli al mondo?

  • Tonguessy

    magari perchè non sono più figli di una società rurale, ma ormai postindustriale dove la libera circolazioni di capitali, merci e uomini assimilati a merci deve essere garantita. Hai presente il caso degli albanesi che presero d’assalto l’italia qualche decennio fa? Perchè lo facevano? Ecco, il motivo rimane lo stesso. Società rurale? Questcequec’est?

  • totalrec

    Quindi i dati raccolti da Federconsumatori cosa sarebbero?


    Non ne ho idea, sei tu che li hai citati. Io non m’interesso dei dati di Federconsumatori ma della realtà che osservo. Se la realtà e i dati di Federconsumatori non coincidono, la cosa mi devasta spiritualmente, ma non so che farci.

    Quanto agli "inconvenienti" dell’allevare figli: ne hai elencati soltanto una minima parte, in realtà sono molti di più. Con lo stesso criterio (piuttosto scemo, in verità) potrei fare un lungo elenco degli inconvenienti del viaggiare o del fare shopping sfrenato o del vivere da single o del frequentare locali notturni o…

    E’ chiaro che se desideri avere figli (o viaggiare o fare shopping o vivere da single…) tendi a vedere solo i piaceri che tale attività comporta e a sorvolare sui fastidi. E’ una questione, ripeto per l’ennesima volta, di impostazione culturale, la disponibilità economica non c’entra nulla.

    Il motivo per cui nel nostro paese non si fanno più figli è che la maggior parte della popolazione è stata irretita, negli ultimi 50 anni, da un modello culturale mediaticamente indotto che ha devastato la tradizione storica del nostro paese e la stessa capacità di valutazione razionale degli individui. Altro che la crisi economica di cui blatera Fusaro: la devastazione mentale e demografica di questo paese è iniziata (statistiche alla mano, visto che ti piacciono tanto) proprio negli anni del boom economico (Pasolini aveva tentato invano di metterci in guardia); e la stessa cosa vale per quasi tutte le nazioni del mondo: ricchezza e natalità sono più spesso inversamente che direttamente proporzionali, in qualunque epoca.  (GF)




  • stonehenge

    Mi sarebbe piaciuto vedere altri tipi di manifesti, meno sessisti e più concreti tipo:
    – asili nido gratuiti per chi procrea
    – maternità facoltativa coperta al 100% dallo stato
    – assegni famigliari più corposi
    – Il denaro per le olimpiadi di roma a copertura del welfare sociale.
    Però quando uno stato non ha denaro ci si butta sulla filosofia e certamente la colpa è sempre di qualcun’altro…

  • Tonguessy

    Quindi i dati raccolti da Federconsumatori cosa sarebbero?

    Non ne ho idea, sei tu che li hai citati.

    Bene, visto che non vuoi capire: secondo te 200.000€ (anche se spalmati in 20 anni) sono tanti o pochi soldi?
    Ti ricordo che sei stato tu a dire che i soldi contano poco niente nella scelta di maternità/paternità.

    Ma vedo che stai manipolando le domande.
    Torniamo quindi alle mie osservazioni alle quali non hai saputo/voluto rispondere.

    Nella lista incompleta delle problematiche elencate (e che sembri condividere) DOVE STAREBBE IL SE’ CHE SI AMA ALLA FOLLIA?
    E’ una domanda piuttosto precisa che richiederebbe una risposta altrettanto precisa.

    Infine: hai anche tu avuto 8 figli come tuo padre? Non pensi che la differenza tra i due numeri sia da imputare alle aspettative che i genitori di oggi possono/devono avere nei confronti dei propri figli oltre che verso sè stessi? il mio ultimo appunto: Ti è mai frullato per
    il cervello l’idea che se non hai la certezza di offrire un futuro
    migliore ai tuoi figli può venire meno l’interesse per metterli al
    mondo?
    Insomma, senza andare in cerca di analisi sociolgiche e antropologiche altrui: perchè tu non hai messo al mondo 8 creature così come ti ha insegnato tuo padre? Sei anche tu vittima del modello culturale da te denunciato che vuole il maschio "frocione da balera, col capello alla mohicana e il weekend da vagabondo tra laghetti e birrerie"?

  • Tonguessy

    Non è una questione solo economica quindi, quanto il fatto che alla gente, soprattutto i giovani, è stato rubato il futuro

    Bene, questo è il punto. Se sai in partenza che ai giovani è stato rubato il futuro, con che coraggio li metti al mondo?

  • whugo

    "esso non si persegue attraverso l’immiserimento economico delle masse (il quale produce di solito effetti esattamente opposti a quelli del calo demografico)"

    Direi non si persegue-SOLO- attraverso quello, ma è necessariamente il colpo di grazia in una società post industriale.
    Fatto salvo quello che dice, ineccepibile dal punto di vista culturale, non si può non tener conto di un contesto in cui uomini e donne trentenni si devono giocoforza confrontare, il suo "errore" se posso permettermi, sta nel mettere a confronto società già nate in miseria dove l unica risorsa era la figliolanza con quella attuale dove solo per mantenere se stessi servono risorse economiche impossibili da equiparare a qualsiasi altra epoca dove, avere cinque figli dargli da mangiare una volta al giorno, vestirli  con due abiti quello estivo e quello invernale non mandarli a scuola era proporzionalmente molto meno oneroso di oggi.
    Mi guardo intorno e vedo coppie che per avere un bambino devono fare dei salti mortali incredibili, devono lavorare entrambi, devono avere un nonno a disposizione perché il costo degli asili nido è esorbitante, mutui ma ultimamente molto più spesso affitti da pagare, madri precarie  che non percepiscono maternità, padri con lavori saltuari alla perenne ricerca di un posto che garantisca un minimo di stabilità e nuovo ricorso ai nonni pensionati senza i quali non c è trippa per gatti, figurarsi per un bimbo.
    Tutto questo, fatto salvo le ripeto, il suo ottimo argomentare sul linguaggio di tipo nuovo (perfetto ) sulla propaganda "fighettara" e sui valori tradizionali di riferimento buttati al macero attraverso la stessa dopo decenni di bombardamento mass mediatico che diventa l humus ideale per perseguire devastanti politiche sociali.
  • ottavino

    Non ci siamo proprio.

    La vita è un’avventura e se due esseri devono mettersi a calcolare gli asili nido, i contributi e quant’altro non fanno la cosa giusta.
    Questo "bisogno di supporto" è la dichiarazione di una propria mancanza, della propria dipendenza.
    Non c’è fiducia in se stessi, non c’è fiducia nell’altro, nella vita. È la resa incondizionata.
  • ilsanto

    Mi fa veramente piacere che il ministro della sanità non abbia nessun problema con un ministero cosi vitale, enorme, costoso e trovi il tempo, beata lei, di dedicarsi ad altro .

    Peccato che non sia apprezzabile distrarsi dalle mafie della sanità dai disservizi, dagli ospedali che crollano, dalla gente che muore per la malasanità, dai malati che migrano verso cure migliori, dalla gente esasperata per 425 giorni per fare un’ecocolordopler ( banale accertamento del flusso venoso ) chiesto a me a Legnano (MI) non in Afghanistan.
    Per venire a discutere della mia intimità, o per dirmi che sono ignorante e non so che la fertilità ha un limite temporale, forse non lo sà ma non è l’unica laureata in Italia, noi i laureati li esportiamo e sono apprezzatissimi nel mondo.
    Peccato che non mi rispetti nelle mie scelte di vita.
    Peccato non capisca le dinamiche socio-culurali.
    Peccato non sappia che il MINCULPOP non c’è più.
    Peccato che viva nel paese dei balocchi dove basta fare una bella pubblicità per influenzare i poveri popolani, mi spiace ma proprio non esiste non ha a che fare con quattro buzzurri creduloni ignoranti e sensibili al suo sorrisetto e a quattro pagine patinate.
    Peccato ha speso inutilmente dei soldi pubblici, ha scantonato dai suoi doveri, ha pensato di fare la maestrina e sopratutto ci ha insultato a morte.
  • totalrec

    secondo te 200.000€ (anche se spalmati in 20 anni) sono tanti o pochi soldi?


    Sono, innanzitutto, una quantità di denaro ridicola e lontana un miliardo di anni luce dalla realtà; come non avresti difficoltà a capire se per dieci secondi provassi a ragionare sul concreto anziché sui report dei media.
    200.000€ in 20 anni sono, in media, quasi 900 euro al mese. Se davvero un figlio costasse tanto, il 90% delle persone che conosco non potrebbe permettersi di averne, e il restante 10%, pur potendo permetterselo, ci rinuncerebbe in ogni caso. Per non parlare dei molti disoccupati che conosco e che sono, guarda caso, quelli con la prole più numerosa. E’ una vera fortuna per la sopravvivenza della specie umana che la maggior parte delle coppie passi le notti a trombare, anziché a leggere i dati farlocchi di Federconsumatori.  

    Nella lista incompleta delle problematiche elencate (e che sembri condividere) DOVE STAREBBE IL SE’ CHE SI AMA ALLA FOLLIA?
    E’ una domanda che non ha molto a che vedere con l’argomento in trattazione, comunque rispondo: penso che una persona ami se stessa quando è convinta di avere una visione del mondo importante, da diffondere il più possibile e da trasmettere alle nuove generazioni. Una persona che passa la vita tra baretti, viaggetti, shopping e
    discoteche, non ha nulla da trasmettere e non trasmette nulla. La sua esperienza di vita, che sia stata piacevole oppure no, si esaurirà in lui. Non riesco a concepire una maggiore manifestazione di odio verso se stessi che il desiderio di scomparire definitivamente, qui e ora, senza lasciare al mondo nessuna traccia del proprio percorso e di ciò che si è appreso nel compierlo. Si tratta ovviamente di una visione del mondo che può non essere condivisa e che è del tutto soggettiva. Sarebbe anche più soggettiva se di persone che fanno discorsi simili a quelli che sento fare a te, durante il mio percorso, non ne avessi conosciute a iosa.
    Ti è mai frullato per il cervello l’idea che se non hai la certezza di offrire un futuro migliore ai tuoi figli può venire meno l’interesse per metterli al mondo?

    No, come ti ho già spiegato. Semplicemente, quando penso al concetto di "futuro migliore", non penso neanche per un momento ad una variabile dipendente della disponibilità economica. E’ un concetto fin troppo banale, ma pressoché impossibile da far intendere a chi, annichilito da decenni di progettazione culturale, non riesce a concepire più nulla, nemmeno la possibilità di procreare, senza inquadrarla in termini monetari.

    perchè tu non hai messo al mondo 8 creature così come ti ha insegnato tuo padre? 
    Non ho messo al mondo 8 figli (non ancora, almeno), perché:
    1 – Mio padre si è sposato a 20 anni, io mi sono accasato ad età molto ma molto più tarda.
    2 – Non nego certo di essere stato ingannato, per almeno i primi 30 anni della mia vita, dagli stessi luoghi comuni della propaganda che ora vedo emergere nei tuoi scritti. Per questo, dopo aver cresciuto e allevato i miei figli ed averne sperimentato l’assoluta falsità, sono in grado di riconoscere i sintomi del condizionamento culturale e di denunciarli.
    3 – I figli si fanno in due. Io ne desidero ancora molti, mia moglie non sempre è d’accordo. Che devo fare, picchiarla?
    (GF)
  • totalrec

    Il futuro ha il grande vantaggio di non essere un portafogli e di non avere un valore economico; è un entità puramente ideale e astratta, che non si può rubare e che nessuno avrebbe interesse a rubare. Quindi basta, per cortesia, con queste frasi fatte da rotocalco per massaie!

    (GF)
  • totalrec
    Mi guardo intorno e vedo coppie che per avere un bambino devono fare dei salti mortali incredibili, devono lavorare entrambi, devono avere un nonno a disposizione perché il costo degli asili nido è esorbitante, mutui ma ultimamente molto più spesso affitti da pagare, madri precarie  che non percepiscono maternità, padri con lavori saltuari alla perenne ricerca di un posto che garantisca un minimo di stabilità e nuovo ricorso ai nonni pensionati senza i quali non c è trippa per gatti, figurarsi per un bimbo.
    Mah… che posso dire? Non affermo certo che allevare figli sia una passeggiata, ma neppure ho mai sperimentato, nel crescere i miei, tutte queste difficoltà. Io e mia moglie lavoriamo entrambi, ma lo avremmo fatto comunque, anche senza figli; i nonni ce li avevamo e non li abbiamo mai disturbati; gli asili nido li abbiamo trovati quasi sempre a buon prezzo e nell’unico anno in cui non ci hanno accolto la domanda, c’erano baby sitter "di quartiere" che badavano a nostra figlia in cambio un abbordabilissimo compenso mensile… 
    Devo anche aggiungere che quando ho deciso di laurearmi e poi abilitarmi per l’insegnamento, l’avere già tre figli si è tradotto in un grosso risparmio: mi è stata concessa l’esenzione dalle rette universitarie, la mensa gratuita, trasporti gratuiti e perfino una non trascurabile borsa di studio annuale. Praticamente mi hanno pagato per studiare, ed è questa l’unica cosa per cui provo ancora, verso lo stato italiano, un minimo sentimento di gratitudine. 
    Io penso che molti rinuncino a fare figli perché si lasciano spaventare dalle statistiche, dai reportage alla TV, dalle chiacchiere giornalistiche… come tutte le cose della vita, anche l’attività procreativa, per poter riuscire bene, andrebbe praticata e non elucubrata troppo. 
    (GF)
  • searcher

    condivido il pensiero di totalrec,che sia più una questione culturale,direi molto profonda,poiché si tratta di uno svuotamento e di un vero e proprio sovvertimento di valori che ha credo definitivamente zombificato l’intera umanità 

    ed e’ proprio su questo che alla fine mi domando; ma in che razza di mondo lo farei nascere?!

    per me quindi equivale a una follia,un po come voler fermare un treno in corsa con una mano

  • ottavino

    Grande Gianluca! Te pensa che io mi sono separato dalla mia compagna perché lei non ne voleva più dopo la prima.

  • gix

    Caro Totalrec a volte quelle che tu chiami frasi fatte servono per semplificare concetti assai complessi e lunghi da trattare, e magari causano fraintendimenti, su questo possiamo essere d’accordo, come del resto sono anche io propenso a credere che ormai il fattore culturale prevale su quello puramente economico. Ma è chiaro che quando si dice che si è rubato il futuro alle generazioni che ora dovrebbero pensare a fare figli, dentro il concetto c’è tutto, ovvero l’incertezza economica e lavorativa, come anche l’esaltazione della mentalità consumistica che spinge a soddisfare i bisogni immediati invece di vedere le cose in una prospettiva di più lungo termine, ovvero per l’appunto proiettata nel futuro. Ci sarebbe ovviamente molto altro da dire, ma per ora spero che potrai accettare questa breve, superficiale e riduttiva spiegazione del concetto di furto del futuro. Alla prox

  • stonehenge

    Ottavino posa il vino per cortesia.

    Vai tu all’avventura con un salario misero a tempo determinato, ma non coinvolgere i bambini che campano certamente d’amore, ma purtroppo anche di latte.. Sveglia!
  • ilsanto

    sei un dio bravissimo condivido al 100%

  • ilsanto

    finalmente qualcuno che ragiona complimenti mi hai rubato le parole di bocca

  • Tonguessy

    Intanto lascia che ti dica che questo scambio di idee mi è piaciuto. Sicuramente non sarà stato utile a farci cambiare opinione, ma una chiaccherata che non faccia uso dei soliti sofismi per me è già qualcosa di interessante.
    La differenza tra le nostre due posizioni è essenzialmente determinata dall’approccio: materialista il mio e metafisico il tuo. Ad un certo punto ho anche temuto che andassi a finire nella new age.

    Torniamo alla discussione. Se hai avuto modo di guardare i dati di federconsumatori avrai notato quanto sia reale la spesa di 900€/mese. E’ esagerata? A giudicare dai dati internazionali che parlano di cifre oscillanti attorno ai 170.000€ per i primi 18 anni sembra di no.
    Le conclusioni dell’ente sono lapidarie: si parla del 25-35% di spese in più per figlio. "Ne consegue che per le famiglie gli attuali oneri economici si possono definire quantomeno scoraggianti la natalità" (grassetto loro).

    Non venire poi a fare paragoni assurdi. Sappiamo che i cacciatori-raccoglitori non spendono un euro per i loro figli, dato che non fanno uso di moneta. Viceversa in tutti i paesi di simile "spessore" culturale ed economico i dati sembrano abbastanza allineati. E non è neanche il caso di tirare in ballo l’Italia del dopoguerra, dato che non esiste paragone con quella attuale in termini di occupazione nei vari settori, di reddito medio, di social welfare e di istruzione.
    Puoi chiamare queste differenze "condizionamento culturale" ma poco cambia: i fatti dicono che a parità di situazioni (vedi poco sopra) i risultati sono analoghi se non assolutamente identici.
    O, per dirla in altri termini e sperando che tu mi possa perdonare se uso scenari impossibili, se i tuoi genitori avessero avuto l’istruzione, il reddito, il tipo di occupazione, il tipo di intrattenimento che hai tu e tua moglie molto probabilmente io e te non staremmo qui a scambiarci pixel.

    Sull’ultimo punto, ovvero amare sè stessi: non credo che un anacoreta possa essere definito una persona che si odia solo perchè non trasmette qualcosa alle nuove generazioni. Questa tua definizione è semplicemente inaccettabile (o meglio, posso accettarla se la rendi tua personale senza generalizzazioni di sorta). Non ho nulla contro chi ama circondarsi di pargoli (o ama mangiare vegano, trova irresistibili le discussioni al bar etc..). Mi basta che questa sua regola non deva diventare una linea guida per l’umanità. Questo, ripeto, lo trovo inaccettabile.
    Parafrasandoti: " Non riesco a concepire una maggiore
    manifestazione di odio verso se stessi che il desiderio di scomparire
    definitivamente, qui e ora, dopo aver lasciato inciso nel sangue altrui la traccia del
    proprio percorso". Questa incapacità di vivere lasciando vivere rimane, a mio parere, il segno più evidente di un’anima in pena che non riesce a trovare un proprio equilibrio e forza gli altri ad assoggettarsi alle proprie esigenze. L’anacoreta avrà anche il deprecabile vizio di non figliare, ma almeno non rompe le palle a nessuno. Quindi nessuno lo odia.