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IL DEJA VU' DELLA CADUTA DEL RUBLO RUSSO

DI KENT MOORS

oilandenergyinvestor.com

Colpito duramente dalle sanzioni, il rublo è finito ai minimi storici rispetto al dollaro americano.

L’ultima volta che finì così in fondo fu negli ultimi anni Novanta, quando ancora scrivevo per Russia Crisis Watch durante la crisi finanziaria russa.

Tre volte alla settimana Crisis documentava la condizione “reale” dell’economia russa, fornendo market intelligence da una rete di relazioni interne ed esterne al paese.

Crisis predisse tutto, dall’impatto oltre-confine del debito in valuta estera (sovereign debt) e del fallimento dei bond, al tentativo di manipolare studi e stime che si sommò a una forte svalutazione della moneta.

Dal momento che qualsiasi statistica ufficiale proveniente da Mosca era fortemente sospetta, il nostro più grande problema era la necessità di avere dati accurati.

Cominciai così a sviluppare vie indipendenti per la valutazione degli assets, in particolare per i flussi di gas e petrolio. Fu uno dei pochi modi che mi permisero di dare un valore al mercato nel suo complesso.

Oggi, così come il rublo continua a precipitare, ho la stessa sensazione dei vecchi tempi…

Come la pressione aumenta, le sanzioni occidentali cominciano a far paura

Fino ad oggi le sanzioni hanno provocato due conseguenze principali.

La prima è che le restrizioni all’accesso ai mercati finanziari esteri imposte alle banche russe, ha fatto salire i costi di business in tutto il mondo. La seconda è che, sia le imprese che gli investitori, stanno ricorrendo ad un ampio riassetto dei loro investimenti e stanno assumendo un atteggiamento molto più prudente sul mercato russo.

Tutto ciò sta causando un aumento significativo dei costi di valuta forte per le istituzioni finanziarie e le imprese russe che finiscono per impattare ulteriormente sul valore reale del rublo.

Inoltre, una dose di realismo non fa male.

Avendo avuto esperienze dirette nella definizione e nell’applicazione di sanzioni economiche, posso dirvi che un elemento è fondamentale: le sanzioni economiche non sono sufficienti per provocare la morte di un paese.

Fallirono quelle degli Stati Uniti contro il Giappone prima della Seconda Guerra Mondiale (infatti il tentativo di mandare in bancarotta l’economia giapponese potrebbe essere considerata come la causa dell’inasprimento del conflitto nel Pacifico). Produssero successi limitati nel periodo successivo al Blocco di Berlino del 1948.

Va aggiunto che se queste sanzioni non sono state in grado di abbattere il governo di Teheran, non porteranno ad alcuna “distruzione di regime” in nessun’altra parte.

In questo contesto, le sanzioni contro il Cremlino sono da considerarsi come un ulteriore elemento della politica di destabilizazione di Kiev. Non prendete questi strumenti come un’arma in chissà quale Nuova Guerra Fredda. In un conflitto come questo, le sanzioni economiche hanno per lo più obiettivi tattici.

L’obiettivo in questo caso è aumentare la pressione. Il mercato azionario di Mosca è in doppia cifra negativa accompagnato da un rublo debole. Il risultato è stato che la RCB (la Banca Centrale Russa) ha dato inizio ad una consistente iniezione di valuta forte per sostenere la valuta domestica.

Naturalmente la RCB ha una montagna di denaro da usare e basandosi su supporto monetario fuori del mercato del libero cambio, presenta aspettative “artificiali” tra i traders.

Quindi il tasso di cambio monetario “accettabile” sarà basato sugli interventi della banca centrale e non su quello che decide il mercato… garantendo un ulteriore deprezzamento del valore del rublo.

Quali sono gli effetti della svalutazione del rublo sui mercati energetici

Tutto questo ha conseguenze sui mercati energetici.

Oltre ad aver inciso sui risultati economici di imprese straniere che operano in Russia, l’effetto più grande è sulle materie prime stesse.

La Russia è ancora oggi il più grande venditore non-OPEC di petrolio greggio e leader mondiale nell’esportazione di gas naturale. Sia greggio che gas sono denominate in dollari quando vengono vendute sui mercati internazionali.

Con il rublo in trend negativo contro il dollaro, almeno sulla carta queste commodity risultano più economiche da produrre. Il differenziale tra i costi di estrazioni ed il ricavato delle vendite sui mercati internazionali aumenta e questo potrebbe far pensare ad un più facile profitto.

Non è così semplice, soprattutto se consideriamo altri due fattori. Primo, la vendita estera ha bisogno di essere pre-finanziata. Ciò richiede che sia il compratore che il venditore abbiano accesso al sistema bancario internazionale. Di questi tempi, l’accesso al sistema bancario internazionale, sta diventando molto difficile per gli esportatori russi che vogliono vendere gas e petrolio prodotti in rubli a destinazioni denominate in dollari.

Occorre introdurre ulteriori elementi su come i rubli devono essere prima spostati altrove attraverso una fiduciaria e successivamente essere convertiti in dollari per poter realizzare le transazioni sui mercati internazionali. Questo provoca forti incrementi dei costi e chiaramente riduzione dei profitti.

Inoltre, quando ci sono budget centrali che dipendono da queste esportazioni grazie all’immediato accesso alle ricevute fiscali, il problema produce effetti diretti sulle entrate impattando ben oltre le le singole imprese esportatrici.

La Russia dipende da fonti estere per attrezzature specializzate, tecnologia, expertise e investimenti che permettono ai suoi settori gas e petrolio di operare. La storica produzione del bacino Siberiano Occidentale sembra aver raggiunto la sua fase di maturità e aumentano le previsioni di una riduzione della produzione.

Per affrontare questa situazione, Mosca deve spingersi verso il Circolo Artico, fuori dalla placca continentale e verso la Siberia Orientale. I capitali necessari sono ingenti e l’accesso al know-how fondamentale.

Sia la dimensione degli investimenti che le necessità tecnologiche implicano considerazioni di valuta forte da fare. Attrarre capitali stranieri diventa più difficile con un rublo svalutato e con l’incertezza su quale e come sarà calcolato il tasso di cambio.

Per quel che riguarda la tecnologia, potrebbe essere pagata con riserve di valuta estera o con il controvalore del prodotto. Entrambe le soluzione sono però diventate più care per i russi data la debolezza del rublo e l’aumento dei costi di conversione in valuta forte.
Questa è la ragione per la quale sia OPEC che USA stanno osservando con attenzione gli sviluppi finanziari in Russia. Potrebbero infatti esserci vantaggi di breve periodo rendendo più costose per il Cremlino le esportazioni di petrolio e gas.

Nel lungo periodo non ha però molto senso ridurre eccessivamente la produzione russa nel mercato internazionale. Ciò potrebbe destabilizzare i prezzi a livello globale e l’instabilità portare con sé ulteriore volatilità.

L’obiettivo delle sanzioni economiche è quello di costringere la Russia ad una negoziazione e non quello di metterla in ginocchio. Ci vuole equilibrio.

Circa 17 anni fa ebbi bisogno di soluzioni per fattorizzare un rublo svalutato nel suo valore reale d’esportazione.

E’ tempo di rispolverare quei vecchi algoritmi.

Kent Moors

Fonte: http://oilandenergyinvestor.com

Link: http://oilandenergyinvestor.com/2014/09/deja-vu-russian-ruble-crashes/

30.09.014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione TDIPALMA

Pubblicato da Davide

  • madelmo

    Queste sanzioni alla fine faranno molto più male al economia europea che a quella russa . Siamo noi ad aver bisogno di loro il resto sono stupidaggini 

  • Aironeblu
    Forse invece di rispolverare i vecchi algoritmi Windows ’95 il bravo Kent Moors farebbe meglio a considerare che la Russia di Putin e’ una realta’ un po’ differente da quella di Eltsin di fine anni ’90.

    E che la Russia non e’ l’ultima Repubblica delle banane dipendente dai bianchi occidentali per l’estrazione delle proprie risorse.
    Il calo del rublo e’ un fenomeno di rimbalzo, conseguente alle azioni incrociate di destabilizzazione politica effettuate dagli USA negli ultimi mesi. E come ogni rimbalzo, scende e sale.

  • Caleb367

    Mah, sembra il solito mantra harvard-atlantista, messianico, "dopo di me il diluvio". Come se la Russia "dovesse" per forza aver bisogno di expertise straniero (=americano) per sfruttare le proprie risorse e soprattutto di capitale straniero, che nella mente dell’economista cresciuto alla scuola delle liberalizzazioni selvagge marca USA non può essere altro che in dollari. Notare come non pensa nemmeno lontanamente ne’ al progressivo sganciamento dell’economia russa dal dollaro ne’ ai trattati economici firmati con la Cina, forse perchè contraddicono la sua tesi (secondo comprovata tradizione degli economisti atlantici) o forse perchè il concetto di un sistema economico non controllato dagli USA e che non comprenda il dollaro è totalmente alieno alla sua formazione.

  • marcopa

    Oggi, sabato 4 ottobre, è evidente————arabia saudita lavora ad abbassamento prezzo petrolio———–non per concorrenza USA, vedi comunicato Aspoitalia—–ma per colpire Venezuela e Russia———-

  • luiginox

    questo sig kent moors può darla da bere ai sempliciotti disneyani.in realtà ha enunciato grandi balle come ad esempio l’imminente esaurirsi dei pozzi gas siberiani.ma quando mai!?minimo durano altri 20 anni (non sono mica di shale gas come quelli usa),oppure quando insiste sulla obbligatorietà delle transazioni energetiche internazionali in dollari.non gli hanno ancora detto nulla dell’accordo di pechino russia-cina?