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IL DATAGATE E' UN SINTOMO. CIO' CHE SI PREPARA E' LA GUERRA

DI GIULIETTO CHIESA
lavocedellevoci.it

Per favore, niente indignazione! Sul Datagate si sapeva quasi tutto. C’è una risoluzione del Parlamento Europeo del 6 luglio 2006 che già indica con grande precisione quello che stava accadendo. E anch’essa arrivava in ritardo, perché si trattava di fatti che andavano avanti da oltre un decennio. Io me la ricordo bene perché la votai. Anzi fu votata a grande maggioranza dall’intero Parlamento. Risultati? Nemmeno una virgola si mosse.

La risoluzione aveva un titolo inequivoco: “Intercettazione di dati sui trasferimenti bancari del sistema SWIFT da parte dei servizi segreti americani”. Cosa sia la SWIFT è utile spiegarlo, perché fa piazza pulita di ogni illusione circa le intenzioni di Washington nei nostri riguardi. Altro che caccia ai terroristi! SWIFT significa “Society for Worldwide Interbanking Financial Telecommunications”. Società interamente controllata dal governo statunitense sebbene con sede in Belgio, ma in grado di tenere sotto strettissimo monitoraggio 8000 banche e istituti commerciali di 200 paesi, incluse varie banche centrali.
SWIFT non agiva (non agisce tuttora) di propria iniziativa. Esisteva (esiste) un programma denominato “Terrorist Finance Tracking Program”, dell’Amministrazione americana dell’epoca. Programma deciso a Washington e mai discusso o concordato con l’Europa. La risoluzione del Parlamento Europeo parte proprio da questo punto. State controllando tutto e tutti – dicevano in sostanza i parlamentari europei – a vostro piacimento. Il terrorismo è una scusa. Bisogna rivedere gli accordi e, dove non ci sono, bisogna fissarli ex novo. Anche perché – così suonava il testo della risoluzione -“le informazioni registrate dalla SWIFT, alle quali le autorità statunitensi hanno avuto accesso, riguardano centinaia di migliaia di cittadini dell’Unione Europea, visto che le banche europee utilizzano il sistema di messaggistica SWIFT per i trasferimenti interbancari di fondi a livello mondiale, e che da SWIFT passano quotidianamente milioni di bonifici e di transazioni bancarie”.

Un tale potere, come può capire chiunque dotato di un minimo di discernimento, dovrebbe consentire controlli molto raffinati su tutti i movimenti di riciclaggio di denaro sporco, che invece sembrano miracolosamente esenti da ogni rischio d’indagine. SWIFT controlla le banche svizzere, dove passa di tutto; controlla i trasferimenti che riguardano l’Iran, la Russia, la Cina, il Brasile. Controlla tutto ciò che entra ed esce dagli offshore (quasi tutti britannici), ma non ha dato alcun contributo a fermare i capitali provenienti dal commercio della droga. Analogo silenzio riguarda le fughe di capitali, l’evasione fiscale, inclusa quella dei contribuenti americani più importanti. Dunque un controllo – per usare un eufemismo – molto “selettivo”.

Per questo la risoluzione concludeva dichiarando la “ferma opposizione” nei confronti di “qualsiasi tipo di operazione segreta sul territorio dell’Unione Europea che si ripercuota sulla privacy dei cittadini europei”, aggiungendo la propria “profonda preoccupazione” che “operazioni di questo tipo avvengano senza che ne siano informati i cittadini europei e i loro rappresentanti parlamentari”. Esortando infine “gli Stati Uniti e i loro servizi di intelligence e di sicurezza ad agire in uno spirito di fattiva collaborazione e a notificare ai loro alleati le operazioni di sicurezza che intendono condurre sul territorio europeo”.

Quanto “fattiva” e “collaborativa” sia stata la risposta lo possiamo misurare nel 2013, alla luce di quanto sta emergendo dopo le rivelazioni di Edward Snowden. E questo non può che gettare un’ombra scura sul negoziato interatlantico che sta per cominciare – per altro circondato da troppi misteri – con l’obiettivo dichiarato di creare sviluppo nell’area occidentale. L’obiettivo non dichiarato è invece molto più politico che commerciale: è l’intesa tra gli Stati Uniti e gli alleati europei degli Stati Uniti per rafforzare ancor più tutti i legami di subordinazione europea in una fase in cui gl’interessi europei sempre più visibilmente cominciano a dissociarsi da quelli americani.

Ma lo scandalo del “Datagate” mette tutti in difficoltà. Perfino Hollande, maggiordomo francese, è costretto a dichiarare che sarà difficile trattare con chi ci spia. Un diplomatico occidentale, che desidera mantenere l’anonimato, si è espresso nei giorni scorsi in una felice battuta all’interno di un quadro piuttosto fosco: “E’ come se due ladri decidessero di scambiarsi le chiavi dei rispettivi appartamenti. Solo che, mentre avviene lo scambio, uno dice all’altro: scusa ma devo avvertirti che le chiavi del mio sono false”.

In realtà la faccenda è assai più complicata e grave dei soli controlli bancari e queste reazioni europee di finto stupore non fanno che alimentare la sottovalutazione. I controlli rivelati da Snowden riguardano infatti praticamente tutte le comunicazioni, interne ed esterne agli Stati Uniti. Non è la vita privata dell’uomo della strada ad essere messa sotto osservazione: sono le vite private di tutti i dirigenti politici a essere oggetto dello spionaggio. E sapere tutto di loro significa poterli ricattare in ogni momento, visto che di santi, in questa valle di lacrime, ce ne sono davvero pochi. Ecco perché i Napolitano e i Van Rompuy, i Barroso e gli Schultz, gli Hollande e i D’Alema fanno le sante madonnine indignate. Perché sanno di essere sotto ricatto, dal primo all’ultimo. Ecco da dove deriva la nostra sovranità limitata, anzi limitatissima: dal fatto di essere una colonia dell’Impero, retta da maggiordomi in livrea che preferiscono salvaguardare carriera e privilegi piuttosto che dire la verità ai loro sudditi inebetiti.

E ci sono ancora due risvolti da esaminare, che sono rimasti fuori dall’obiettivo delle telecamere. E non per caso. Il primo è che l’Impero in declino non è più in grado di controllare il mondo. Non lo è più dal momento che altri protagonisti emergono sulla scena mondiale, al di fuori dell’Occidente, dove l’Impero continua a dominare. Ecco dunque che possiamo osservare con precisione come le classi dirigenti esterne all’Occidente, determinate a non lasciarsi trascinare nel suo collasso, cercano di costruirsi una via autonoma di uscita dalla crisi planetaria. E, poiché non si fidano di Washington, e poiché hanno leadership non subordinate (o non del tutto condizionate) agl’interessi di Wall Street e Londra, eccoli cercare altre soluzioni.

Sto parlando del cosiddetto BRICS Cable, un progetto davvero strategico il cui obiettivo primario è appunto quello di sottrarsi al controllo e al condizionamento (leggi al ricatto) di Washington. E’ un progetto che entrerà già in funzione nel 2014, che costerà 1,5 miliardi di dollari e che sarà pagato dai cinque paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina, Sud-Africa), ai quali è già previsto si assoceranno, dividendosi spese e vantaggi, altri dodici paesi tra quelli che, un tempo, si chiamavano i “non allineati”. Comunque al di fuori dell’OCSE, cioè dell’Occidente.

Un cavo lungo 34.000 chilometri, che permetterà collegamenti diretti, senza intermediari, tra i cinque nuovi giganti emergenti, anzi già abbondantemente emersi. Essi hanno capito (e nel vertice di Nuova Delhi del 2012 hanno tirato le somme) che era impellente prendere decisioni strategiche proprio in tema di comunicazioni. Non solo per evitare di essere banalmente derubati di informazioni sensibili e cruciali, ma per poter impedire a eventuali nemici di “disconnetterli”. Insomma: più reti altrui sei costretto ad attraversare, più è probabile che tu sia intercettato. Più sono gli “hubs”, i nodi da superare, più saranno i controllori che guarderanno ciò che stai facendo e potranno prendere le loro eventuali contromisure. Per esempio una comunicazione tra Cina e Brasile, in questo momento, deve attraversare due “nodi” americani. Pensa che festa negli uffici della National Security Agency!

La festa finirà tra non molto, anche se i sistemi tipo MUOS, che gli USA stanno installando in quattro continenti (uno di questi è in costruzione a Niscemi, in Sicilia), uniti a una rete di satelliti geostazionari, stanno già studiando i modi per penetrare anche in eventuali nuove reti comunicative indipendenti. Insomma, la battaglia è aperta e sarà durissima. L’unica cosa certa, al momento, è che l’Europa, – questa Unione Europea, che abbaia al padrone, ma morde i suoi popoli -se ne sta accucciata nel proprio canile, incapace di reagire e di difendersi.

Infine c’è un aspetto che è decisivo e che, appunto per questo, viene ignorato dal mainstream. I sistemi di controllo e di ascolto planetario di cui ormai dispongono gli Stati Uniti e solo loro, hanno anche un altro risvolto: quello direttamente militare. Si tratta di armi, vere e proprie. Probabilmente le più importanti armi per la terza guerra mondiale che si sta velocemente approntando. Perché è già evidente che gli strumenti di controllo sul nemico sono tutti “multi-uso”. Puoi ascoltare, ma puoi anche interferire. Puoi leggere ciò che gli altri scrivono ma puoi anche cancellare. Puoi impedire al nemico di ascoltare, di sentire, di vedere. Puoi bloccare le sue difese. Puoi costringerlo a difendersi da attacchi che prima erano impossibili, e che vanno da improvvise epidemie, a modificazioni climatiche violentissime. Tutto questo è già possibile e il “Datagate” che qui stiamo analizzando altro non è che la pellicola protettiva che trovi sullo schermo del cellulare quando è ancora nuovo di zecca.

Noi tutti stiamo vedendo solo la pellicola di plastica, ma non ci è dato capire cose sta davvero accadendo. Qui sta la differenza tra il caso “Echelon”, o il caso SWIFT, e oggi. In questi anni le tecnologie di comunicazione-interferenza-attacco hanno avuto sviluppi mostruosamente veloci. Il progetto HAARP è in piena funzione (ricordo di nuovo il MUOS di Niscemi), lo spazio che circonda la terra è ormai sede di sistemi d’arma che sono stati approntati in vista di uno scontro planetario. E’ possibile entrare in un computer nemico e far esplodere a distanza ogni ordigno, e ogni centrale nucleare. E’ possibile impedire al nemico, magari nemmeno ancora dichiarato, di realizzare un suo progetto qualsivoglia. E’ possibile avvelenare i corpi, oltre che le menti dei sudditi altrui.

E tutti guardano il dito, mentre non vedono la Luna. Il pifferaio magico suona il suo strumento, come un rumore di fondo che impedisce di percepire l’uragano che arriva. La Luna è già scura e sta entrando in una eclisse fatale. Il giovane Snowden è una Cassandra che giunge in ritardo.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://megachip.globalist.it
Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=79928&typeb=0&Il-Datagate-e-un-sintomo-
3.07.2013

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Il fatto del giorno (o meglio della settimana e forse dei prossimi mesi) è il caso Snowden. Inutile ripercorrerlo perché, credo, sia sufficientemente noto. Potremmo riassumerlo rozzamente con il concetto che l’America ci spia. Viene subito da dire “ma è una novità?”. Molti anni fa Eugenio Finardi cantava una canzone che si intitolava “La CIA” ed una strofa con una rima più spericolata che baciata diceva “… la CIA ci spia sotto gli occhi della polizia”. Era il 1976. Probabilmente per una buona parte dei miei lettori si tratterà di una canzone sconosciuta, anche perché Finardi, ormai imbolsito dagli anni da tempo non la canta più.

    Dunque che novità è mai avere la certezza che gli USA si fanno i fatti nostri. Semmai suonerebbe una conferma che negli ultimi trentasette anni ben poco è cambiato. In realtà è cambiato tutto.

    Mentre nel 1976 la dottrina americana mirava ad esercitare un controllo politico in funzione antisovietica sull’Europa occidentale, oggi che lo spauracchio dei bolscevichi è tramontato le ragioni sono altre. Basta vedere la mappa delle intercettazioni. I più spiati sono i tedeschi e soprattutto le attività bancarie a Francoforte. Seguono poi le istituzioni europee e, a grande distanza, nazioni alleate ma poco affidabili come Francia, Italia e Spagna. La reazione statunitense sta seguendo la linea della minimizzazione. Secondo il Washington Post un non meglio identificato portavoce della NSA avrebbe dichiarato che “Anche se non abbiamo intenzione di commentare pubblicamente le attività specifiche di spionaggio, riguardo alla politica seguita abbiamo chiarito che gli Stati Uniti svolgono attività di raccolta d’informazioni all’estero nello stesso modo usato da tutte le nazioni”. Insomma: tutti spiano tutti e c’è poco di cui lamentarsi, stupirsi e indignarsi. Ed io mi guardo bene dall’indignarmi. Non per il motivo – risibile – che assomiglia al titolo dell’opera mozartiana “così fan tutte” – ma perché il caso Datagate o Snowden come volte chiamarlo ci dice qualcosa in più.

    Ci dice – a mio avviso – che l’interesse della NSA si rivolge soprattutto verso l’economia che verso la politica. Ad essere spiato è il cuore del sistema economico-finanziario europeo. E da questa – quasi ovvia – deduzione ne consegue che il problema americano non è il timore che gli europei diventino comunisti o amici del terrorismo internazionale. Il problema americano è sapere prima quali saranno le decisioni europee in materia economico-finanziaria. E queste informazioni sono utili nell’ambito di una guerra che va avanti da anni: la guerra tra il dollaro e l’euro. Qualche tempo fa Sonja Ebron, presidente di Parindigene una  impresa del non profit con sede in Florida, scrisse che “se i Paesi OPEC decidessero di richiedere il pagamento del loro petrolio in euro anziché dollari il risultato sarebbe un tonfo devastante per il dollaro e Wall Street. Un crollo che farebbe apparire la crisi del 1929 come una scommessa da cinquanta dollari ad un casinò”. L’amministrazione americana da Clinton, a Bush, a Barack Obama sa benissimo che il pericolo più grande per l’economia USA non è il terrorismo internazionale ma l’euro. L’euro in quanto valuta alternativa minaccia un sistema economico che si basa essenzialmente sul petrolio di cui il dollaro è dal 1945 la moneta di esclusivo riferimento. Per questo motivo tutti i paesi del mondo hanno accumulato riserve in dollari e rafforzato l’egemonia della valuta americana. Per questo motivo gli Stati Uniti hanno potuto e possono vivere al di sopra dei propri mezzi facendo pagare il proprio debito ai Paesi esteri. Il mercato del petrolio è nelle mani americane e su questo controllo gli americani hanno costruito da sempre il proprio debito.

    Nel 2000 Saddam Hussein decise di convertire le sue vendite di petrolio dal dollaro all’euro. Si trattava di quel programma chiamato “petrolio in cambio di cibo”. Il dittatore iracheno – sconfitto nella prima guerra del Golfo – poteva commercializzare petrolio sotto l’attento controllo delle Nazioni Unite. Nel 2003 – con la seconda guerra del Golfo e la relativa occupazione dell’Irak – le autorità del nuovo regime instauratosi al posto di Saddam Hussein ritornarono sui propri passi e ricominciarono a chiedere dollari in cambio del proprio (si fa per dire) petrolio. Ora è abbastanza evidente che questo sistema economico finanziario chiamato “petrodollar warfare” è minacciato dall’euro. A dirlo non sono pericolosi comunisti o nazionalisti ma un certo William Clarck che ci ha scritto un libro e un tal David Spiro che, a sua volta ha pubblicato “The hidden hand of american egemony”. E se proprio volete approfondire gli aspetti della questione vi consiglio di leggervi “Currency Wars: The Making of the Next Global Crisis” di James Rickards, uscito nel 2011.
    Tornando al caso Snowden-Datagate, non può stupirci che la NSA sia interessata alle banche europee e a quel che si decide nella BCE.

    Io non sono un apologeta dell’Euro. Scorretevi i miei posti di un paio di anni fa. Ero e rimango convinto che la Grecia non sarebbe dovuta entrare nell’eurozona e che sarebbe dovuta uscirne. Ero e sono convinto che le politiche neoliberiste dell’UE siano stupide e dannose ed il rifiuto di affrontare la crisi in termini keynesiani sia un suicidio. Ma sono altrettanto convinto che questa crisi debba portare non alla abolizione dell’euro ma ad una sua radicale riforma. Perché la battaglia si combatte su questo terreno. Il guru di Pescara che da tempo si sforza di dimostrare che uscire dall’Euro significherebbe riacquistare sovranità monetaria può far fessi i suoi pretoriani che popolano acriticamente il suo blog (e forse l’aiuteranno ad ottenere il tanto agognato titolo di professore ordinario). Pensare che tornare alla lira ci restituirebbe sovranità all’interno di un conflitto globale tra dollaro ed euro è la più gigantesca idiozia che si possa partorire di questi tempi. E non è un caso che si invochino alcuni personaggi che in passato dissero che l’Euro era una cattiva idea. Non a caso per la maggior parte americani. Il problema non è che l’euro è cosa buona e giusta perché rappresenta (rappresenterebbe) la sommatoria delle economie europee e quindi sarebbe in grado di proteggerci dalla forza del mercato globale. Il problema non è monetario ma, semmai, politico. Si tratta di un problema di egemonie. Sino a quando il petrolio si comprerà in dollari la sovranità monetaria varrà esattamente come la carta sulla quale si stampano certi congressi internazionali di economia. Perché nessun Paese al mondo oltre gli Stati Uniti (neppure la Cina) ha una vera sovranità monetaria. L’euro è stato fatto male, la visione economicista ha prevalso su quella socio-politica, l’illusione che fatta la moneta il resto sarebbe venuto da sé come le salmerie delle armate napoleoniche è stata disastrosa. Ma nonostante tutto quello che possiamo dire dell’Euro, tutte le critiche sacrosante che possiamo fare, l’euro è l’unico atto di indipendenza del Vecchio Continente all’egemonia economica statunitense. A Washington lo sanno e per questo ci spiano ansiosamente.

    Fonte: http://irradiazioni.wordpress.com/
    Link: http://irradiazioni.wordpress.com/2013/07/01/datagate-petrolio-e-euro/
    1.07.2013

  • Notturno

    Wow!

    Estremamente interessante.

    Manca solo un aspetto: quali sarebbero le classi politiche che dovrebbero realizzare questo progr?

    Se si pensa a quelle attuali si ha la sensazione che l’effetto anti-dollaro dell’euro sia piu’ un effetto collaterale che voluto.

  • Nauseato

    Guerra/e a parte (che molti sono peraltro convinti sarà il naturale esito dell’attuale situazione economico-finanziaria…) il totale disinteresse e l’assoluta indifferenza generale rispetto alla notizia la dicono lunga. Per non parlare delle dichiarazioni minimizzanti di quel cretino di Letta.

  • Nauseato

    Infatti. Stiamo freschi…

  • MartinV

    Cadono le maschere una dopo l’altra… il simpatico e brillante Obama si dimostra solo una imenoplastia per gli USA del dopo Bush… non che se ne avessero dubbi, ma gli “ingenui” adesso non avranno più scuse…

    … e poi questa notte il divieto di sorvolo di vari paesi europei per l’aereo che riportava in patria Evo Morales, a causa del sospetto che Snowden fosse a bordo… perfino il “socialista” Hollande, che aveva promesso tante cose di sinistra nella campagna elettorale presidenziale (nessuna realizzata ovviamente… a parte il matrimonio per gli omosessuali) si è messo a cuccia davanti allo zio Sam… e questa è la classe dirigente che protestava perché Snowden aveva rivelato che gli USA spiavano i loro “alleati”…

    Che tristezza… le caste politiche europee sono alle dipendenze dell’Impero…

  • Giancarlo54

    C’è una cosa che non quadra nella dichiarazioni scandalizzate degli “spiati”. Dopo tutto il can can che hanno fatto, dopo le lamentele da prefiche professioniste, vigliacca cane che ci fosse uno dei paesi “spiati” che ha intenzione di concedere asilo politico a Snowden. In una parola: cialtroni! Come sempre e comunque. E i gazzettieri di regime a scodinzolare come cagne in calore dietro i loro padroni.

  • yakoviev

    L’atto di pirateria verso l’aereo di Evo Morales svela quanto finti, ridicoli, servi senza pudore e dignità, siano i “governanti” europei

  • haward

    Credere sul serio che esista una contrapposizione reale tra USA ed Unione Europea, cioè una vera concorrenza tra dollaro ed euro, è come credere alla versione ufficiale dell’11 settembre o alle promesse elettorali di Berlusconi. Chi ha in mano il vero controllo, anche se possiede un passaporto americano o tedesco o inglese, appartiene ad un’elite sovranazionale che utilizza i vari scenari politici, economici e strategici per i propri interessi di potere. I banchieri centrali non rispondono certo ai rispettivi governi ma agiscono di comune accordo per perseguire finalità funzionali solo ai loro disegni.

  • clausneghe

    Vedete, in questa guerra asimmetrica e a bassa intensità che si sta combattendo praticamente dalla fine della seconda guerra mondiale, si mandano messaggi e si colpisce nascondendo la mano, il nemico ,magari facendogli precipitare il razzo Proton, dopo Snowden… Oppure come recentemente accaduto in mezza Europa e in specie in Germania, causando una anomala bomba d’acqua, o ancora come accaduto in Giappone quando tentava di rialzare la testa, una frana sottomarina. Da noi per ricordare ai maggiordomi chi comanda,vanno di moda i terremoti,tutti rigorosamente con profondità 10 kilometri. Nella guerra globale che verrà non aspettiamoci di vedere all’opera soldatini,missilini, aeroplanini, cannoncini e barchette, saranno invece i chip le antenne i satelliti e le onde elettro magnetiche a fare il lavoro sporco.

  • rocks

    A chi potesse interessare, anni fa lessi questo libro:
    http://www.ibs.it/code/9788889091067/robert-denis/soldi-libro-nero.html
    qui è spiegato come il sistema di clearing internazionale è nato, come funziona e quante cose può dire sul mondo a chi lo sa leggere. Ovviamente è opaco per le indagini tradizionali, a quanto pare invece i servizi vi hanno accesso… as usual

  • Hamelin

    Concordo in toto .
    La visione di una contrapposizione USA , Europa è una barzelletta che non si puo’ piu’ sentire nel 2013.
    L’autore crede veramente che L’Europa abbia una minima sovranità?In questo caso piu’ che Euro bisognerebbe chiamare la NEuro.
    Gli USA sono come un fattore che controlla il pollaio ed i polli sono gli stati della EU .
    Dunito che un pollo faccia paura al suo fattore.
    Senza considerare poi che il vero padrone della fattoria è la Finanza Apolide che plasma il mondo secondo i loro desideri e necessità.

  • Aironeblu

    D’accordissimo, il petrolio é probabile che sarà scambiato presto in valute differenti bypassando il dollaro, come hanno già iniziato a fare Russia e Cina, e non sarà certo l’euro, meno che mai questo euro la buova valuta di riferimento.

  • albsorio

    ” Non è la vita privata dell’uomo della strada ad essere messa sotto osservazione: sono le vite private di tutti i dirigenti politici a essere oggetto dello spionaggio.” —- Qui sbagli, tutto dal telefono, sms, email etc di tutti viene ascoltato o letto, e analizzato dai computer detti “dizionari” di Echelon, se il messaggio non è “capito” dal super computer viene ascoltato o letto da qualcuno, poi per i politici sicuramente avranno un trattamento privilegiato. —- La guerra economica si combatte anche con HFT con cui manipolano le borse. —- La Cina ha giá una sua mega intranet, poi vi sono le filtrazioni degli IP e dei contenuti, non credo che in Iran vedano youporn. —-Tutto è controllato da tutti, a volte si svegliano e fingono di scoprire quello che gia sanno.

  • ilsanto

    Grande Giulietto. Però ho un dubbio enorme. Perchè si dovrebbe fare la guerra alla Cina tra qualche anno quando magari potrebbe rispondere ed ha una solida alleanza con la Russia ( SCO )?. Nel 1989 finita l’URSS la Cina era ancora inerme e si poteva eliminare facilmente, la Russia era nel marasma e non avrebbe certo potuto intervenire. Diciamo che non si voleva rischiare, ma allora perchè fare la globalizzazione ? perchè addirittura lasciare la clausola di “Nazione più favorita”, perchè accettarla nel WTO, perchè trasferire in massa le produzioni dell’occidente in Cina ? Mi viene il dubbio che la mano destra non sappia quello che fa la sinistra altro che grande piano ! e perchè non ci aggiungiamo che se nel 1990 le grandi menti non sapevano che cosa sarebbe successo quando a parte Giulietto lo sapevo persino Io in che mani siamo ? E beh perchè non pensare che come l’URSS perse credibilità quando un aereo da turismo tedesco atterrò sulla piazza rossa senza che la grande armata rossa si accorgesse di nulla così veramente 4 beduini hanno abbattuto le torri gemelle ? che in fin dei conti gli USA siano “una tigre di carta”, del resto pensateci le hanno prese in Corea, in Vietnam, in Iraq, in Afghanistan e adesso vogliono fare la guerra alla Cina e in più alla Russia ? Mah !

  • yakoviev

    Nel 1989 la Cina non era affatto inerme, ma una potenza militare di tutto rispetto. Anche allora aveva una capacità nucleare notevole e i vettori per poter colpire l’avversario. In ogni caso la Cina hanno tentato effettivamente quell’anno di “colpirla”: i fatti di Tien An Men risalgono proprio al 1989.

  • Georgejefferson

    Lo dicevo io che era semplice.L’euro non e’ il dollaro…il dollaro e’ cattivo,quindi l’euro e’ buono.Facile,ci viene sempre insegnato poi alla semplicita’ del bianco e nero.Perche complicarsi la vita?Alle cose difficili ci pensano i “superiori” per noi..dovremmo ringraziare per la pedagogia,da 2 secoli fa un ottimo lavoro.

  • Fedeledellacroce

    Voluto soprattutto dagli inglesi.
    Infatti nel 1990 sarebbe scaduto il contratto di cessione di Honk Kong agli inglesi.