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IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO POTRA’ ACCENTUARSI, MAN MANO CHE GLI IDROCARBURI DI SCISTO STATUNITENSI SPINGERANNO L’OPEC VERSO UN PUNTO MORTO

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

telegraph.co.uk

Harold Hamm della Continental Resources sostiene che l’industria dello “shale” ha appena graffiato la superficie di vaste ed economiche riserve di idrocarburi, e guiderà la crescita del settore negli anni a venire.

L’industria dello “shale” [1] statunitense non è collassata, contrariamente a quanto era stato previsto. I trivellatori di petrolio del Mare del Nord e i produttori di petrolio “ad alto costo” che operano al largo della costa africana sono in difficoltà, ma i “flexi-frackers” [2] americani sono rimasti abbastanza tranquilli.

Si comincia ad intravedere la straordinaria possibilità che l’industria petrolifera statunitense possa essere l’ultima a restare in piedi, nella lunga ed amara guerra dei prezzi che sta avendo luogo per accaparrarsi quote di mercato – o potrà emergere, quanto meno, come una superpotenza energetica dal potere politico più grande di quello dell’Opec.

Sono passati 10 mesi da quando il mercato globale del greggio ha cominciato a collassare, trasformandosi in una disfatta vera e propria nello scorso Novembre, quando l’Arabia Saudita ha abbandonato il suo ruolo nel mondo – quello di “Federal Reserve” del petrolio – e ha scelto, al contrario, di mettersi alla guida dei suoi concorrenti.

Se lo scopo era quello di soffocare sia l’industria statunitense del “petrolio di scisto” – prima che potesse diventare una minaccia esistenziale – che quella dell’energia solare in fase di sviluppo, ebbene questo proposito rischia di andare per storto, anche se i sauditi non avevano altra scelta, forse. “C’era una forte aspettativa sul fatto che il sistema statunitense potesse crollare. Ma non lo ha fatto”, ha dichiarato Atul Arya, dello IHS [3].

“Il treno del ‘petrolio di scisto’ nordamericano è appena partito. Questo è un classico esercizio di ‘price discovery’” [4], ha dichiarato Rex Tillerson, responsabile della Exxon Mobil, il “grande fratello” dell’industria petrolifera occidentale.

Il Sig. Tillerson ha continuato dicendo che i produttori di “petrolio di scisto” sono molto più flessibili di quanto i critici avevano previsto, la qual cosa significa che la guerra dei prezzi non potrà che continuare. “Questa guerra è destinata a durare per un po’”, ha sostenuto, avvertendo che qualsiasi rialzo potrebbe rivelarsi una falsa partenza.

Il “rig count” degli Stati Uniti” [5] – diventato improvvisamente l’indicatore più seguito nel mondo dell’energia – è sceso da 1.608 del mese di Ottobre [2014] a 747 della scorsa settimana. Eppure la produzione ha continuato a crescere, stabilizzandosi solo nelle ultime cinque settimane.

Il Sig. Tillerson ha detto che questo è quello che più o meno è successo anche per la sorella di mercato: il “gas di scisto”. Nel 2009 circa 1.200 impianti hanno prodotto 5,5 miliardi di cubic feet [1 mc = 0,03 cf] di gas al giorno, a un prezzo di mercato vicino a 8 dollari/cf.

Il prezzo, oggi, è di soli 2,50 dollari/cf. Nessuno avrebbe creduto, allora, che l’industria avrebbe aumentato l’offerta fino ai 7,3 miliardi/cf di oggi, e che potesse essere in grado di farlo con soli 280 impianti.

Vedremo lo stesso fenomeno per il “petrolio di scisto”, nell’ambito dei prossimi 5 anni? Non lo so con certezza, ma questa è un’industria molto resiliente. “Penso che la gente resterà sorpresa”, ha sostenuto il Sig. Tillerson, intervenendo al forum “IHS CERAWeek” a Houston.

“Abbiamo solo cominciato a graffiare la superficie. L’Industria dello ‘shale’ può crescere facilmente di una quantità compresa fra i 500.000 e i 700.000 b/d [barili/giorno]”, ha dichiarato Harold Hamm, fondatore della Continental Resources. La sua azienda ha ridotto i costi dal 20 al 25% negli ultimi quattro mesi.

L’industria statunitense dello “shale” dovrà fare comunque marcia indietro, in una qualche misura, man mano che i produttori esauriranno le loro “coperture ad un anno” [i precedenti contratti di fornitura annuali] e dovranno affrontare lo choc dei prezzi più bassi. Ma è pericoloso puntare troppo pesantemente su questo presupposto.

L’IHS ha detto che sta accadendo una cosa sorprendente, dopo che i “frackers” [2] hanno scoperto metodi più intelligenti per estrarre il petrolio e hanno cominciato a sfruttare solo i pozzi migliori. I costi di estrazione, in effetti, possono scendere del 45%, quest’anno, e di una quantità compresa fra il 60 e il 70% entro la fine del 2016. Il Gruppo di Raoul LeBlanc, inoltre, ha sostenuto che “Il break-even point [punto di pareggio] dei prezzi sta scendendo su tutta la linea”.

I bosses dello “shale” si sono messi in fila, quest’anno, al Forum dell’Energia che si è tenuto a ’”Davos”, per annunciare il Vangelo del fracking. “Abbiamo appena perforato pozzi per un totale di 18.000 ft [piedi] in soli 16 giorni, sul “Permian Basin” [6]. Lo scorso anno ci sono voluti 30 giorni”, ha dichiarato Scott Sheffield, responsabile della Pioneer Natural Resources.

“Abbiamo ridotto il tempo spud-to-spud [7] a 19 giorni”, ha dichiarato John Hess della Hess Corporation, riferendosi al tempo che intercorre tra due perforazioni. Questo livello è la metà di quello del 2012. “Abbiamo fatto scendere i costi di perforazione del 50%, e possiamo vedere per un altro 30% più in avanti,” egli ha detto.

IHS ha sostenuto, inoltre, che lo “shale”, dopo aver toccato un minimo nel quarto trimestre, è a tal punto competitivo da poter “decollare” di nuovo all’inizio del prossimo anno, aggiungendo ulteriori 500.000 b/d [barili/giorno] nel 2016. “Tutto ciò potrebbe tagliar fuori le produzioni di altre parti del mondo. Nel lungo periodo gli Stati Uniti potrebbero ottenere una quota maggiore della torta”, ha detto LeBlanc.

L’Industria petrolifera della Scozia può senz’altro aspettarsi una quota minore [del mercato] e una conseguente potenziale rovina, a meno che le imposte non siano tagliate drasticamente, mettendo da parte il piano fiscale dei conservatori. “Assisteremo ad una massiccia ristrutturazione. Il Mare del Nord è un bacino in cui l’estrazione molto costosa” [http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/energy/oilandgas/11553769/BP-sees-massive-shock-for-North-Sea-as-oil-glut-deepens.html], ha sostenuto Bob Dudley della BP.

Il Sig. Dudley è rassegnato ad un lungo periodo di bassi prezzi del petrolio, perché l’industria dello “shale” rifiuta di cedere quote di mercato e l’Iran è pronto a riversare sul mercato ulteriori 500.000 b/d in breve tempo, se la trattativa sul nucleare [iraniano] dovesse aver successo.

In un rapporto della scorsa settimana, il Fondo Monetario Internazionale ha stilato una specie di “gerarchia dei perdenti”.

Il Mare del Nord è considerato l’area più vulnerabile, ma Brasile, Australia, Gabon, Nigeria e Colombia, presi tra gli altri, sono tutti meno competitivi rispetto agli Stati Uniti.

Pochi dei baroni del petrolio di Houston credono alle chiacchiere di mercato, relative ad una corsa dei prezzi a-forma-di-V [quando, dopo aver toccato il minimo, i prezzi crescono in modo tumultuoso, secondo un diagramma a “V”]. “I prezzi non scatteranno di nuovo verso l’alto. Tutti lo negano”, ha dichiarato il Principe Nawaf Al-Sabah, responsabile della società per le esplorazioni [ricerche] petrolifere del Kuwait, la KUFPEC.

Le scorte di petrolio degli Stati Uniti sono salite ad un record di 480 milioni di barili. I cinesi hanno incrementato al massimo le loro riserve strategiche di petrolio. L’Indice “Li Keqiang” del Pil cinese – trasporto ferroviario, utilizzo di energia elettrica e concessione di prestiti bancari – indica una recessione industriale a livello mondiale nel consumo marginale di petrolio.

I cinesi hanno approfittato della crollo dei prezzi anche per tagliare le sovvenzioni [statali] ai combustibili e hanno alzato la tassa sul consumo di carburante per ben tre volte nel corso di due mesi, per un totale del 50%. Si tratta di un modello replicato in gran parte del mondo emergente. La ripresa dei prezzi [petroliferi] andrà a sbattere contro un nuovo vento contrario.

“Si sente fischiettare dalle parti del cimitero”, ha detto Stephen Chazen, capo della Occidental Petroleum. “Ci stiamo preparando per il petrolio a 60 dollari/barile, e forse anche meno, ma siamo in grado di dare copertura [finanziaria] a tutti i dividendi e a tutte le spese, in questo range di prezzi”.

Il Sig. Chazen è seduto su una scoperta colossale, fatta nel “Bacino Permiano” del Texas dell’Ovest. “Abbiamo pagato 3,8 miliardi di dollari e pensavamo che ci fosse 1 miliardo di barili. La gente diceva che lo avevamo pagato troppo. Bè, abbiamo estratto da 7 a 8 miliardi di barili”, egli ha dichiarato.

Si comincia a rendersi conto, nel settore energetico, che la produzione di ”idrocarburi di scisto” potrebbe raddoppiare ancora una volta, prima della fine di questo decennio, anche se i prezzi non dovessero mai avvicinarsi ai 100 dollari/barile. Tutto ciò demolisce le ipotesi che sottostanno ad una lunga serie di progetti di estrazione nelle acque ultra-profonde degli oceani, spesso al di sotto di strati di sale e senza [il conforto di] immagini sismiche [8].

Il costo di produzione per i paesi del Golfo – il cuore dell’OPEC – è di gran lunga inferiore a qualsiasi cosa l’industria dello “shale” sia in grado di offrire, ma ciò che conta, per loro, è il costo “fiscale” necessario a tenere in equilibrio i loro bilanci e a sostenere i regimi-rentier [9] seduti su polveriere sociali e politiche.

Il Sig. Hess ha detto che i produttori mondiali di petrolio devono affrontare un costo di 100 miliardi di dollari l’anno per coprire i dividendi e gli investimenti, ma l’Opec deve affrontare un costo di 500 miliardi di dollari per coprire i costi sociali e le spese militari.

Il rischio, per i sauditi, è che la lotta contro lo “shale” americano si trasformi in una distruttiva situazione di stallo, in grado sia di erodere le loro riserve di valuta estera che di infliggere danni a tal punto gravi ad Iraq, Algeria e Libia, che la loro politica di buon vicinato sta andando fuori controllo.

I sauditi hanno cominciato a portare attacchi in modo disastroso e incoerente. Quello contro i ribelli Houthi dello Yemen ha permesso ad Al-Qaeda per liberare i suoi prigionieri e di conquistare la quinta più grande città del Paese. La francese Total ha dovuto dichiarare, in quel paese, la sussistenza di una “situazione di forza maggiore” ed evacuare 800 dipendenti, tagliando del 30% i ricavi messi a bilancio per le attività nello Yemen.

“Si sta trasformando in una guerra tra sunniti e sciiti, e rischia di destabilizzare l’intera regione”, ha sostenuto Patrick Pouyanne, responsabile della Total. I sauditi rischiano una rivolta settaria nella loro provincia orientale, dove una riottosa minoranza sciita è seduta sulle riserve petrolifere del regno.

E’ necessaria la massima cautela. Il paradosso dei mercati petroliferi odierni è che la riserva globale [di capacità produttiva] è circa a metà della sua media storica. I sauditi hanno aumentato la produzione di 660.000 b/d rispetto al mese scorso, fino al totale di 10,3 milioni di b/d.

PIRA Energy stima che la riserva di capacità produttiva [10] saudita sia caduta a 1.7 milioni di b/d, un ammortizzatore sottilissimo per il mondo preso nel suo insieme. Il mercato [petrolifero] è stato appositamente creato perché, se qualcosa va storto, possa esserci un improvviso aumento dei prezzi – è quindi più in balia più che mai degli eventi geopolitici.

Una cosa è certa. Se e quando i prezzi dovessero rimbalzare, lo “shale” statunitense è pronto a strappare quote ancora più grandi di mercato con velocità fulminea. L’OPEC ha decisamente incontrato il suo fiammifero!

Ambrose Evans-Pritchard

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/energy/oilandgas/11556531/Oil-slump-may-deepen-as-US-shale-fights-Opec-to-a-standstill.html

22.04.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Note del Traduttore [ … ] [1] Per Industria dello “shale” si intende, in generale, l’estrazione del gas e del petrolio di scisto.
[2] Espressione gergale che sta per “flessibili utilizzatori del fracking”, la tecnologia per l’estrazione degli idrocarburi di scisto.
[3] Per saperne di più: https://www.ihs.com/
[4] Il “price discovery” è un meccanismo finalizzato a determinare il prezzo di uno strumento finanziario partendo dalle informazioni a disposizione di ogni soggetto partecipante allo scambio.
[5] Il Rig Count è il numeratore ufficiale de pozzi che sono stati perforati per estrarre petrolio e gas, contenente tutti i dettagli sullo stato del funzionamento e sulla posizione regionale.
[6] Il Permian Basin è un bacino sedimentario contenuto in gran parte nel Texas Occidentale e nella parte sud-orientale del New Mexico. Il Permiano, inoltre, è l’ultimo dei sei periodi in cui è divisa l’era geologica del Paleozoico
[7] Nell’industria del petrolio e del gas, con il termine Spud si indica il processo iniziale per la perforazione di un pozzo. Per saperne di più si può consultare, fra gli altri, questo sito: http://www.investopedia.com/terms/s/spud.asp
[8] Per saperne di più: http://en.wikipedia.org/wiki/Geophysical_imaging
[9] L’espressione “rentier-state” è utilizzata in politica e nelle relazioni internazionali per classificare quegli stati (o quei governi) che traggono una parte sostanziale del reddito nazionale dalla rendita derivata dalla vendita delle risorse indigene a clienti esterni. Nella maggior parte dei casi il termine è applicato agli stati ricchi di preziose risorse naturali come ad esempio il petrolio, ma può essere utilizzato anche per quei paesi che cedono o affittano le proprie risorse strategiche (ad esempio permettendo l’installazione di un’importante base militare nel proprio territorio).
[10] Per “riserva di capacità produttiva” si intende la riserva di “capacità di pompaggio”. Non a niente a che vedere, quindi, con le riserve di petrolio.

Pubblicato da Davide

  • kefos93

    A quanto sembra lo Shale americano sia una grande bufala, come tra le altre cose…

    Vado a ricontrollare 😉 e ti faccio sapere.

  • cardisem

    Non ci capisco niente.

  • amaryllide

    Non immaginavo che il Telegraph fosse in così cattive acque da far scrivere a uno dei suoi migliori giornalisti una marchetta del genere. Evidentemente i boss del fracking ancora non hanno mandato giù l’opposizione inglese ad avvelenarsi le acque per sempre come accade sistematicamente dove si trivella negli USA (dove, non a caso, gli stati più densamente popolati hanno bandito completamente tale attività, come Massachusetts e California)

  • adriano_53

    che gli shalisti aspirassero polvere bianca lo potevo immaginare, ma non facevo rientrare AMBROSE in questa categoria.

  • Vimeno2

    Sembra quasi che più petrolio si produca e più lo shale ci guadagna mentre è esattamente l’opposto, se con un prezzo di 60 dollari al barile lo shale si trova in difficoltà possiamo immaginarsi con i propositi di innondare il mercato con il petrolio!

  • Vimeno2

    Sembra quasi che più petrolio si produca e più lo shale ci guadagna mentre è esattamente l’opposto, se con un prezzo di 60 dollari al barile lo shale si trova in difficoltà possiamo immaginarsi con i propositi di innondare il mercato con il petrolio!

  • Fedeledellacroce

    Ecco uscire allo scoperto un altro pusher della disiformazione firmata impero del caos.
    Come imbonire gli shalisti di fronte al drammatico crollo del prezzo degli idrocarburi, senza dirgli che é solo una guerra economica contro la Russia (e che per stracci ci andranno gli shalisti).
    Probabilmente nel prossimo futuro fondi federali copriranno parte delle perdite. O forse no.

  • amaryllide
  • Miguel

    Super marchetta dello shale dollaro

  • Evitamina

    Ormai il petrolio fa parte della storia. Già oggi potevamo essere una civiltà con risorse energetiche ibride. Le energie rinnivabili se in qualche modo sono fermi e perché qualcuno fa delle scelte precise. Fino a quando non si prenderanno decisioni ai massimi vertici, il costo del petrolio prima si abbasserà, come sta accadendo per fare in modo di dissuadere chiunque voglia investire in energie alternative. Poi negli ultimi 10 anni circa sarà un privilegio solo per le grandi corporazioni.

  • Neriana

     parte che lo shale gas a questi prezzi non puo’ reggere…mma non si calcolano mai i costi della collettività come l’inquinamento delle falde acquifere , la sparizione dell’acqua, e l’effetto serra sul pianeta creato dai fracassatori