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IL COMPLOTTISMO ITALIANO

DI MANUEL ANSELMI

minimamoralia.it

Qualcuno sicuramente ricorderà quella scena del Dottor Stranamore di Kubrick in cui il generale Ripper, uno dei migliori esempi cinematografici di tipo autoritario paranoide, chiede all’ufficiale della Raf Lionel Mandrake, interpretato da Peter Sellers: “Ha mai visto un comunista bere un bicchiere d’acqua?” per poi aggiungere: “Nessun comunista berrà mai acqua e sanno bene quello che fanno. […] Non sa che la fluorocontaminazione è forse il piano più mostruoso che i comunisti abbiano mai concepito ai nostri danni?”.

Probabilmente oggi pochi sanno cosa sia la fluorocontaminazione, anche detta fluorizzazione. Si tratta della semplice aggiunta di ioni fluoro all’acqua per diminuire l’incidenza di alcune malattie dentarie. Una pratica molto diffusa in Nord America che nel pieno della guerra fredda divenne una delle ossessioni complottiste più note: i comunisti l’avrebbero usata per avvelenare l’acqua degli americani, producendo menomazioni fisiche e mentali. Un’arma chimica che era anche una ipotesi perturbante per le coscienze americane, poiché avrebbe agito nella quotidianità e nella completa invisibilità direttamente nelle viscere delle vittime. Qualcosa di agghiacciante anche per i meno paranoici, ma che per fortuna non è mai accaduta.

In quei tempi in cui la politica americana era dominata dalla corsa agli armamenti nucleari e dal maccartismo non si trattava certo di una fissazione isolata. Rientrava piuttosto in un articolato immaginario, di pretto conio angloamericano ma opportunamente sfruttato dall’industria culturale per tutti i mercati occidentali, popolato dagli alieni pronti a dominare la terra come nel celebre Invasione degli ultracorpi, dagli ufo dissezionati dell’area 51, dalla Spectre di James Bond, tanto per citare gli esempi più famosi. Tra presunte realtà ed espliciti miti di fantasia, cercati, temuti e avidamente amati dalle crescenti folle solitarie e consumiste del mondo occidentale, l’opinione pubblica a stelle e strisce era sempre alla ricerca di un nemico o di una cospirazione, puntualmente riconducibile al rischio comunista. Del resto un avversario così potente da dominare l’altra metà del mondo non si era mai visto, così come una potenza capace di controllare la propria.

A pensarci oggi però nella nostra Italia dei social network pieni di informazioni sulle scie chimiche, di campagne contro il vaccino in quanto causa dell’autismo, di casi Stamina sempre in agguato, la fluorizzazione non sembra poi un fatto così strano. Ovviamente lo dico per chi è propenso a diffidare delle cospirazioni. Gli altri possono anche smettere qui di leggere questo articolo e lo prendano pure per un mio personalissimo complotto contro di loro.

Che gli italiani siano diventati particolarmente complottisti, e per molti versi politicamente paranoici, non è certo una novità. Basta farsi un giro su internet per averne una idea. Sul genere ormai esiste persino una letteratura scientifica. Penso al testo di Zeffiro Ciuffoletti del ’93, Retorica del complotto, oppure al pamphlet Complotto! Come i politici ci ingannano di Massimo Teodori e Massimo Bordin, ma in particolar modo al più recente Congiure e Complotti. Da Machiavelli a Beppe Grillo di Alessandro Campi e Leonardo Varasano.

Quest’ultimo, con grande rigore analitico, getta luce su molte questioni fondamentali delle teorie della cospirazione ed offre numerosi spunti di riflessione sulla nostra società.

Congiura o complotto? Innanzitutto, ci dicono Varasano e Campi, si tratta, come al solito, di una questione linguistica. A differenza dell’uso quotidiano dei due termini spesso presi per intercambiabili, la congiura non è il complotto. Infatti la prima è un’azione concreta, molto concreta, di pochi per l’ottenimento di un fine di potere, che funziona se si mantiene il segreto e se minimo è il numero di chi lo conosce. Il repertorio di riferimento comprende Catilina, la congiura dei Pazzi, oppure la congiura ordita da Cambise per uccidere il fratello minore Smerdi.

A proposito ci sono le bellissime pagine di Machiavelli, a cui lo stesso Campi ha dedicato un precedente studio. Il celebre scritto minore Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini, oltre ad essere una lucida analisi di come ordire una congiura per disattivarne un’altra appena intercettata ai propri danni, è anche una straordinaria prova letteraria del Segretario Fiorentino, dove la consapevolezza dei congiurati che diventano a loro volta vittime di congiura finendo massacrati dal duca Valentino, viene raccontata con una progressione di toni quasi pittorica.

Il complotto invece è qualcosa che ha a che vedere con l’immaginazione sociale e si nutre del mistero. Il complotto dei complottisti è una fantasia sociale in cui si immagina un gruppo di persone, o addirittura un individuo, detentori di un potere smisurato tramare per il controllo di tutti.

Le cose, sul piano semantico, si complicano poi se si guardano anche altre le lingue. In inglese, solo per dare un’idea di una lingua ormai per molti seconda nell’uso, il corrispettivo più usato del termine complotto è conspirancy, mentre conjure significa “far apparire qualcosa dal nulla”, come nei giochi di prestigio per intendersi. Però esiste pure la parola plot che significa anch’essa cospirazione, ma indica anche la trama in senso narratologico. Dopotutto narrare non vuol dire preparare un complotto perfetto per il lettore?

Messo da parte il tema della teoria della congiura, che può far gola agli aspiranti Richelieu, sono le teorie della cospirazione a fornire sul piano sociologico materiale interessante per una ermeneutica dei poteri del contesto in cui accadono. In primo luogo perché il complottismo è essa stessa una modalità interpretativa dell’opinione pubblica del presente e del passato. Che sia l’omicidio Kennedy, che siano le stragi degli anni di piombo, oppure l’attacco alle Torri gemelle – il più celebre complotto mediatico dell’era globale e analizzato nel libro di Campi e Varasano da Valter Coralluzzo – la teoria della cospirazione permette una moltiplicazione di spiegazioni, con un alto grado di coerenza interna, in cui però la risultante è sempre che la versione ufficiale sia una mistificazione somministrata ai cittadini per nascondere una realtà di potere che li vede vittime e perseguitati. Qualcuno obietterà che il caso di Wikileaks o dei Panama Papers sembrano dare ragione ai complottisti. Obiezione più che legittima. Anzi, più che mai opportuna perché aiuta a completare il quadro con una precisazione analitica.

Occorre chiarire infatti che una critica del complottismo come fenomeno sociale non significa la negazione di attività internazionali di copertura tipiche della geopolitica e fondate sulla ragion di stato, così come non significa negare l’esistenza di lobby transnazionali che sfuggono al controllo dell’opinione pubblica, oppure di azioni manipolatorie da parte delle élite. Una critica sociale del complottismo rientra in una attività di critica intellettuale dell’opinione pubblica e si sofferma sulle fantasie sociali che dal basso verso l’alto si sprigionano quando quelle attività del potere non accessibili vengono immaginate più secondo le gli schemi precondizionati della società che su dati agganciati alla realtà degli stessi poteri.

Insomma, il complottismo dice molto di più del modo di concepire il potere da parte del complottista piuttosto che del potere come è davvero. Perché è una sorta di iperrealismo sociale che forgia una immagine semplificata e unificata dei poteri i quali altrimenti, sulla base di dati concreti, meriterebbero la più rigorosa e accorta analisi realistica. Il complottismo, in realtà, svela la lontananza dei cittadini dal potere, la loro sfiducia nei confronti delle élite di potere in quanto élite. Una tendenza che si è accentuata con i processi di globalizzazione e la deriva oligarchica degli stati occidentali, definita da Crouch come postdemocrazia.

Un filone di studi che prende le mosse dalla celebre teorie sulla società cospirativa di Karl Popper, e che in Italia sono state riproposte sia in chiave saggistica che narrativa da Umberto Eco, ha cercato di spiegare il complottismo in termini di secolarizzazione. Con i processi di laicizzazione delle società moderne e contemporanee l’idea di una dimensione divina che controlla tutto, in particolar modo di un dio monoteista giudaico-cristiano capace di osservare ogni nostra azione in ogni momento, lascia il posto alla possibilità di immaginare poteri umani che possano svolgere questa funzione.

Il complottismo sarebbe pertanto fondato su un residuo teologico diffuso che con la modernità diventa schema sociale o archetipo per la spiegazione, in forma più mitologico narrativa che analitico-empirica delle vicende del potere. Il caso privilegiato di questo filone di studi è quello dei Protocolli dei Savi di Sion, libello artatamente elaborato dalla polizia zarista sul finire dell’Ottocento sulla base dello scritto satirico Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu di Maurice Joly per giustificare i pogrom e diventato un classico dell’antisemitismo internazionale, dalla propaganda nazista a quella iraniana, perché conterrebbe le prove di una cospirazione giudaico-massonica per la conquista del mondo. Un caso interessante poiché dimostra come il prodotto di una manipolazione politica possa indurre e controllare realisticamente una fantasia irrazionale.

Nella intricata relazione tra realtà dei poteri e poteri immaginati dai complottisti, bisogna mettere in conto anche l’ipotesi del sabotaggio, per cui le fantasie dei complottisti vengono alimentate e usate per rendere possibili depistaggi reali, oppure per fomentare campagne di consenso basate sulla demonizzazione di una tipologia sociale, etnica o politica, indicata come autrice di un complotto. La cospirazione è condizione base per un sabotaggio o una manipolazione. Così è stato per gli ebrei, per i gesuiti, per gli anarchici.

Su quest’ultimo caso un classico della letteratura inglese risulta particolarmente verosimile perché basato su fatti veri: L’agente segreto di Conrad. La storia del fallimento di una azione in copertura, ordita su suolo inglese dall’intelligence di un paese straniero per accusare di strage un gruppo di anarchici. Nella splendida versione cinematografica di Hitchcock le prime immagini sono proprio quella del lemma sabotage del dizionario inglese.

Più fruttuoso sul piano eziologico, a mio avviso, è però l’approccio di studio che mette in relazione il complottismo con il populismo. Punto di riferimento obbligato è lo studio sul maccartismo del 1956 di Edward Shils, Torment of Secrecy. Un libro ancora oggi ristampato negli Stati Uniti, purtroppo mai tradotto in Italia, in cui da un punto di vista struttural-funzionalista viene analizzato il fenomeno dell’ossessione anticomunista americana dei primi anni del secondo dopoguerra. Attento agli equilibri macrostrutturali, Shils sottolinea come la polarizzazione geopolitica della guerra fredda in realtà non genera ex novo la mentalità complottista, ma acuisce in modo parossistico un tratto tipico della cultura politica americana: la dimensione populista e paranoide.

In controtendenza con una tendenza politologica di quel tempo che invece individuava i fenomeni populistici solo in America Latina e ai margini dell’occidente liberale, Shils non esitava a riconoscerlo nel cuore degli Stati Uniti. Anticipando così di quasi dieci anni un altro classico, di cui un estratto è contenuto nel libro di Campi e Varasano, The Paranoid Style in American Politics di Richard J. Hofstadter, Shils afferma che la società americana è costitutivamente populista perché caratterizzata da una dimensione della pubblicity prevalente su quella istituzionale e su quella della privacy. A differenza della società inglese dove invece queste tre dimensioni mantengono un più equilibrato rapporto che le permette di prevenire le derive populiste. Per Shils la preponderanza della sfera pubblica dipenderebbe dalla peculiare genesi dello stato americano durante la guerra di indipendenza che nasce con l’esclusione totale di ogni forma di potere tradizionale e istituzionale, in primis l’aristocrazia, perché coloniali e inglesi.

La dimensione pubblica e la società civile diventano così le principali fonti della legittimità del potere politico, stabilendo come corollario una accentuazione di alcuni tendenze tipicamente riconoscibili ancora oggi come il mito della trasparenza pubblica assoluta, l’ossessione per il segreto privato in quanto dimensione tendenzialmente negativa, la priorità della paura di un nemico pubblico su altro genere di paure oppure la ricerca morbosa della menzogna pubblica anche su un fatto privato, come nel caso Clinton-Lewinsky per intendersi.

Anche se apparentemente lontane e astratte, le riflessioni di Shils possono invece fornire fruttuosi chiavi di lettura se applicate all’Italia. Specialmente se le mettiamo in relazione con i più recenti studi sul populismo italiano, che tendono a leggere la cosiddetta seconda Repubblica come una svolta populista “civica”. A cominciare da Berlusconi, passando per Grillo fino ad arrivare al semi-populismo istituzionale di Renzi, la grammatica politica italiana di oggi è fortemente contraddistinta da una esaltazione della matrice civica, da cui questi soggettività politiche provengono e su cui il loro discorso trova una chiave di volta. Un civismo politico costantemente orientato verso il nuovo.

Il novismo è infatti l’altro tratto saliente della matrice populista italiana: nuovo si proponeva Berlusconi, nuovo il movimento Cinque Stelle e nuovo il ‘rottamatore’ Renzi. Vecchi sono sempre gli avversari che restano legati agli schemi che hanno tradito i cittadini fino all’arrivo degli innovatori del popolo. Lo stile populista italiano si rafforza nell’esaltazione della società civile quale espressione unica della sovranità popolare diretta e come una sfera positiva da opporre a una sfera negativa fatta dai partiti politici, i politici di professione e tutte le forme di organizzazione e mediazione di natura istituzionale. Con la fine della Prima Repubblica, caratterizzata dall’ipermediazione istituzionale, rappresentata da sindacati, collateralismi e presenza capillare dei partiti, la dimensione pubblica e civica ha assunto una centralità mai vista prima in quanto spazio di legittimazione del consenso. Di qui il richiamo diretto al popolo come fonte di legittimazione e l’esaltazione delle forme di democrazia diretta. Con la svolta populistica italiana la società civile si è fatta soggetto politico principale mettendo in subordine la dimensione politico-istituzionale. In questa ottica, deve essere letta anche la cosiddetta antipolitica. Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica ha significato uno sbilanciamento della sfera pubblica simile a quella diagnosticata per gli Stati Uniti da Shils.

In questo nuovo orizzonte abbiamo assistito al dilagare di fenomeni di complottismo. La disgregazione di un sistema della sfera pubblica dominato da un pluralismo ideologico altamente istituzionalizzato, dove alle differenze del pentapartito, calate dall’alto verso il basso dalle dirigenze di partito, si aggiungevano le miriadi di differenze dottrinarie di orientamento dentro e anche fuori dei partiti, ha lasciato spazio a una sfera pubblica disancorata perché deideologizzata e per questo incline a semplificazioni massimaliste e polarizzazioni discorsive manichee, rigidamente strutturate secondo un Noi contro un Loro. Dove il Noi coincide con una astratta comunità del popolo.

Il filosofo Vincenzo Sorrentino ha descritto questa transizione in termini di bellicizzazione e neutralizzazione della verità. Ogni verità ufficiale o decretata tale da una autorità istituzionale è oggetto di sospetto: che sia una verità medica come il vaccino, che sia la verità sull’arrivo dei migranti oppure di qualcosa che semplicemente campeggia sulle nostre teste come le scie degli aerei.

A garantire saldezza sociale e veridicità dei discorsi è esclusivamente il rimando a un soggetto-popolo positivo. Spesso con degli effetti addirittura rigeneranti e assolutori per il cittadino che sono alla base di numerosi casi di conversione politica. Quanti comunisti in nome di questa svolta civica e a-ideologica hanno abbracciato al suo esordio Berlusconi? Quanti sono entrati nel Movimento Cinque Stelle per una maggiore vicinanza al popolo, lasciandosi alle spalle, delusi, anni di militanza nel Partito Democratico oppure in qualche formazione di Destra? Quanti dopo le precedenti esperienze sono tornati al PD con Renzi perché, a loro avviso, interprete di una definitiva, responsabile e pragmatica, mediazione tra dimensione istituzionale e stile populista, sciorinato solo quando serve?

Lo stile paranoide della politica italiana degli ultimi venti anni deve essere ricondotto alla divaricazione, perché priva di ogni mediazione, tra élite e popolo, dove la percezione della partecipazione politica reale del cittadino è fortemente condizionata da uno scetticismo sospettoso e paranoide per ogni potere sopra di lui. Questo è il trauma politico di cui il complottismo è sintomo e da cui dobbiamo recuperare la sfera pubblica italiana. Una rigida macrorappresentazione sociale di una comunità popolo, che obbliga a trovare la fiducia sociale solo al suo interno, esclusivamente tra cittadini e sotto il fantomatico controllo della società civile. Perché ciò che supera il confine di questa visibilità controllata si carica immediatamente di una negatività minacciosa.

L’occhio del cittadino può coincidere solo con l’occhio puro del popolo e i confini dell’occhio del popolo, sbarrati come quelli di un paranoide, trovano infido e meritevole di distruzione tutto ciò che sfugge al suo controllo. Un po’ come il sovrano del racconto di Italo Calvino Il re in ascolto, che se ne sta immobile sul suo trono, nel più assoluto silenzio, ossessionato dall’idea di captare in anticipo ogni rumore proveniente dal suo regno.

Come se ne esce dal complottismo? Shils, forse un po’ ingenuamente, auspicava come antidoto alle sbandate manichee della società la promozione di una cultura basata sul pluralismo sociale prima che politico. Un pluralismo proveniente dal tessuto sociale e un pluralismo tra le dimensioni della società. Dove l’una non prevarica sull’altra provocandone dei processi delegittimazione. Forse un’utopia, di sicuro una prospettiva molto ardita in Italia, perché richiede la promozione di una cultura delle differenze e di una cultura politica che ricollochi la società civile al giusto posto e ne limiti l’ipertrofia.

Manuel Anselmi

Fonte: www.minimaetmoralia.it

Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-complottismo-italiano/

25.06.2016

Uscito su Doppiozero

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Ehm, si. Dunque … il complottismo? Congiura e cospirazione, poi complotto.

    Da treccani: Cospirazione, congiura, intrigo ai danni delle autorità costituite o
    (meno com., e solo in senso estens. e fig.) di persone private.

    L’etimo è incerto (forse francese) ma parrebbe una radice comune all’inglese "plot". Di ca%%ate sul complotto ne sono state scritte a tonnellaggio inverosimile, paiono quelle pagine navigare sugli stessi nattanti che sputtanano le coste dei paesi del terzo e del quar’utlimissimo mondo, della pattumiera che (giustamente) il primo mondo non vuole in casa sua.

    Come per il complotto e chi ne scrive "a piena panza", bisognerebbe poi capire perchè mai bisogna sempre scaricare irresponsabilmente la merda nostra in casa di terzi innocenti e poi saperli "poveri, maledetti e sporchi". Certo che chi fatica a scrivere due stupidaggini per inventarsi una spiegazione a fatti che continuano rimanere anni luce lontani da ogni buon senso (da Ustica, alla strage di Bolzano, dall’11 settembre, all’ISIS) con disagi continui, con la facilità estrema di diventare bersaglio continuo di violenze verbali (bene che vada), potrebbe ma potrebbe poi in effetti a volte anche smaronare, dato che ci vuole un attimo con gli strumenti del poveraccio a fare errori anche grossolani.

    Però sai com’è, ci sono un sacco di candide istituzioni che "dovrebbero" dirci le cose come stanno ma guarda un po’, non ci riescono nemmeno per le ca%%ate minime, tipo Cogne o la continua "scomparsa" di bambini nel nulla, figuriamoci per quelle più importanti come l’11 settembre.

    Se è vero che esistono individui presi dal populismo che predicano stupidaggini e forse sostituiscono una forza immanente, divina, trascendente, con un altra più laica ed umana per esorcizzare l’impossibilità di spiegare i fenomeni inspiegabili è pure vero che a volte le reticenze a quelle domande quando puntuali e precise, sono fin troppo evidenti, soprattutto quando provengono da persone che hanno un potere (sociale, politico ed economico) chiaro individuato ed effettivo e che per tramite di un "minimissimo" conflitto di interesse (tipo la burla del controllo bancario) dovrebbero assicurarci quelle risposte, pur trovandoci noi e loro nella situazione di Fantozzi e i suoi capi, quando lo riducono a fare da parafulmine.

    I discorsi da Bar sono sempre stati il motivo per cui i nobili hanno preso per il culo i poveracci, lo sfogo critico verso un potere che mostra il suo volto peggiore. Ma vedere un ricercatore azzeccagarbugli che si preoccupa di spiegare il fenomeno populista del complottismo e si inerpica sui vetri per dirci stupidate faraoniche, in quest’epoca esatta in cui non c’è davvero scuse di sorta per nascondere le malefatte di chi ci governa fa venire il vomito ben oltre il sopportabile.

    Si occupasse invece il dott. Anselmi di come siamo arrivati alla disperazione per una psicopatia del gioco d’azzardo che caratterizza di fatto le media degli investitori di questa finanza speculativa turbocapitalista dell’ultimo vent’ennio. Cerchino i collegamenti tra i disastri planetari di proporzioni ormai di fatto apocalittiche, sufficienti ad alterare ogni singolo equilibrio su questo dannato planetoide e prometterci la prosmettiva anche più simpatica della terza guerra mondiale e poi cerchi di capire dove il populista medio vorrebbe mettergli "la differenza certa paranoide tra complotto e congiura".

    Forse forse che se non avessimo tutto questo bell’oceano di schifezza mortifera in cui sguazza ogni sorta di pirata brutale, accuratamente selezionato per stare ai piani alti del potere, potremmo anche smetterla di parlare di "paranoia del complotto" e dividere banalmente i discorsi da bar che esistono da sempre da quelli precisi e puntuali che ci rimangono tra le dita pedissequamente senza risposta? Ma no va, cheddicomai. Sono certo che i discorsi aulici del dott. Anselmi sono più "politically correct" e quindi va da se che li dovremo accettare. Così sia, tanto so di valere niente e i miei credo rimangano per ciò discorsi da "becero complottaro populista".

  • temuchindallaCina

    Un post inutile, risibile e pieno di nulla. Mi viene in mente solo una cosa, agli inizi, per combattere la mafia, si usarono i pentiti (arma efficace per contrastare le B.R.) come Tommaso Buscetta, ma poi, dopo uno sbandamento iniziale, capirono benissimo i mafiosi, che avrebbero potuto ritorcere contro lo Stato, la stessa arma, e quindi iniziarono ad infiltrare finti pentiti, alcuni che dicevano tutto il contrario, altri solo una parte (e quelli erano i più pericolosi), altri solo per screditare qualcuno, insomma alla fine, non si capiva più dove stava la verità. Sulle questioni note, sui misteri che sappiamo, sono state trovate tracce molto veritiere, che sono state abilmente sputtanate da chi non voleva che si sapessero, è il solito vecchio giochetto come articolo stupidi come questo di Anselmi non fanno altro che gettare fumo negli occhi.

  • Tanita
    Dunque, l’Operazione Gladio é fantascienza, le Torri Gemelle sono state
    buttate giú ad opera di due aerei che si sono schiantati contro
    di esse pilotate da due mussulmani, lo sappiamo perché seppure le
    Torri sono state ridotte in polvere, il passaporto di uno di loro é stato
    trovato intatto. Dimenticatevi del Edificio 7, queste cose capitano, é cosí.
    Ah! E a Davos s’incontrano gli amici ogni anno per prendere un té e parlare
    della famiglia. Babbo Natale esiste e tutto va bene, ragazzi, intanto che "la
    crisi" viene dal cielo e, state tranquilli, il cielo la porterá
    via.
  • Alias

    A Manuel ma vatte a vedé Studio Aperto va….

  • Hamelin

    Il nulla condito dal nulla .
    Non credevo potessero usate così tante parole per descrivere il niente .

  • Servus

    Dopo le prime 20 righe ho smesso di leggere.

  • poisonedtooth

    Ed ecco un altro pifferaio magico in cerca di topi da condurre nell’oblio dove egli stesso vive e vegeta.
    Inutile esercizio quello di cercare di difendere il verbo mediatico: "tutto è come sembra, la realtà dei fatti è esattamente come la presentano tv e giornali", con riferimenti letterari di autori morti piuttosto che con la semplice visione critica di ciò che accade.
    Quest’homo-scribens, vorrebbe convincerci che:

    -NON esiste un’Elite di Paperon de Paperoni in grado di influenzare in maniera determinante le economie dei vari paesi nel Mondo perchè sono i Mercati che le determinano, e non sono nemmeno in grado di influenzare la politica perchè i politici sono eletti dal popolo mentre l’interesse dei Paperoni è solo quello di farsi concorrenza sui "liberi" mercati in maniera del tutto trasparente.
    I Paperoni non si riuniscono MAI tra di loro per decidere a porte chiuse le sorti del Mondo e se lo fanno è per discutere del + del -, di calcio e di figa come facciamo di solito noi al bar.

    -il terrorismo degli ultimi 15 anni è portato avanti da gruppuscoli di individui nei paesi più poveri del mondo, resi ancor più poveri dalle invasioni degli occidentali che hanno a cuore i diritti delle popolazioni invase e bombardate per il loro bene, e che nonostante la povertà riescono (i terroristi) ad avere a disposizione armi, mezzi, e denari probabilemente piovuti dal cielo e provenienti quindi dallo spazio.

    -la crisi economica è un fatto naturale non previsto dai disegnatori del Sistema, ma capita, vuoi per un brutto tiro della sorte (quella sfortuna che ci accompagna dal medioevo e noi che non ci siamo ancora premuniti di amuleti anti-sfortuna), vuoi perchè le Banche la cui onestà e integrità non possono essere messe in dubbio dal primo complottista che passa li per caso, hanno forse un pelino esagerato col prestare capitali creati dal nulla a cani e porci che ora potrebbero non restituirglieli, questo Mondo infame che si è indebitato cogli onesti banchieri per 200 mila miliardi di pseudo-dollari per fare la bella vita e che ora sono praticamente impossibili da rimborsare proprio per l’esistenza degli interessi sull’aria fritta trasformata negli pseudo-dollari prestati.

    Allora i casi sono 2:
    -l’autore è un coglione con laurea in coglionistica avanzata e master in circonvenzione di incapace
    -l’autore viene pagato per scrivere ciò che scrive e quindi la monezza prodotta risulta indistinguibile dalla monnezza mediatica che ci hanno abituati a digerire quotidianamente tv e giornali

    Articolo inconcludente e privo di un valore qualsiasi, grazie a CDC per aiutarci a scremare gli articolisti da scremare

  • Fischio

    "…il ‘meglio’ dell’intellettualità organica del capitalismo internazionale…".
    Così Antonio Gramsci scrive di quelle organizzazioni che tirano le fila del sistema economico-politico.
    Il gruppo Bilderberg, ad esempio, al pari di altre organizzazioni sorelle, è una lobby ben strutturata che rappresenta la classe borghese transnazionale. Ma attenzione il risultato di questo attivismo, come spiegano le cronache di tutti i giorni lo ritroviamo nel ‘caos’ e la destabilizzazione a qualsiasi livello. Perciò è tempo perso soffermarsi ancora sulla fisima ‘complotto non comlotto’ data la consistenza reale e disastrosa del Sistema Capitalistico. E non è certo il populismo reazionario dei 5stelle o chi per esso, funzionale al Sistema stesso, che può resuscitare giustizie sociali. E’ casomai indispensabile recuperare la categoria di modo di produzione e la relazione struttura-sovrastruttura di matrice marxista…

  • Cataldo

    Eccone un’altro, tutte belle paroline che non partono da un elemento di base, la circostanza di vivere immersi  in una propaganda ossessiva che ci vorrebbe imporre una descrizione della realtà favolistica, il termine complottismo viene ormai utilizzato per comprendere tutte le opinioni e le analisi non conformi alla favola.
    C’è chi fa queste operazioni con coscienza burocratica, alla Eco, pienamente inteso a rafforzare il dominio della industria culturale corrente di cui è parte, ci sono altri meno avveduti, tra cui vedo Anselmi, questi intellettuali o pseudo tali, utilizzano queste menate sul complottismo per esorcizzare la loro volontà interiore di strappare il velo di maya.

  • francescosantoianni

    Mai letto nulla di più inutile e supponente. E a proposito di "presunti complotti" (Twin Toers, Kennedy…), io ci metterei pure questo:

  • Gibilee

    Non è necessario attendere una verifica della fluorocontaminazione dell’acqua in Italia, basta fare un’analisi dell’acqua del PO – cito il fiume più importante – e c’è ben altro che fluoro. Basta rendere note le sole analisi eseguite dai Consorzi regionali delegati ai sistemi di irrigazione. 

  • edoro
    "… Ogni verità ufficiale o decretata tale da una autorità istituzionale è oggetto di sospetto …"
    In fila per tre.
    Come nella canzone di Edoardo Bennato si viene coltivati ed addestrati a suon di menzogne da gente venduta ed irresponsabile, dei calunniatori. "…  firma il contratto, non farti pregare, se vuoi far parte delle persone serie…"
    L’autore dell’articolo l’ha firmato il contratto, l’ha firmato
  • Jor-el

    Che schifo!

    Raccontare baggianate così proprio agli italiani, dopo anni di stragi, Gladio, P2, Ustica… Ma non si vergogna?
  • Veron

    Dal suo blog di "approfondimento culturale" questo personaggio dà lezioni al popolo bue che crede ancora nelle favole. Purtroppo è abituale che potenti uomini d’affari paghino giornali, blog, ONG e scrivani di ogni tipo per diffondere il loro verbo rassicurante. 

    Il loro obiettivo è deridere, denigrare, confondere, spargere dubbi e sospetti su chi la pensa diversamente. Ricordo quanta pena si è dato il sig. Attivissimo per calunniare i "teorici del complotto" dell’11 settembre. 
    Costoro sono di solito persone disinformate e amorali ma sono ben pagati per il loro lavoro. Ecco perchè continueranno a mentire, censurare, nascondere la verità. Non sanno fare altro.
  • spadaccinonero

    come si può pubblicare sta roba?

    manco fossimo il forum del falso quotidiano…
  • LinCad

    Roba da vomito.
    Se uno si chiede come e’ venuto giu’ il WTC7 e’ un complottista.
    Se uno si chiede come arrivano armi e soldi all’ISIS e’ un complottista.
    Se uno si chiede come mai le indagini su Charlie Ebdo sono state coperte dal segreto di stato e’ un complottista.

    Manuel Anselmi, due braccia rubate all’agricoltura -detto con il massimo rispetto per i veri agricoltori-

  • Truman

    Come minimo il demenziale articolo qui sopra è buono per capire il mangime per polli che i giornali di sinistra propinano ai lettori. E’ una visione manichea della realtà, dove chiunque si azzardi ad usare parole predeterminate, viene marchiato come inaffidabile. Funziona solo durante le dittature.
    Forse è il caso di specificare che doppiozero dovrebbe essere una lettura particolarmente raffinata,  dedicata agli intellettuali di sinistra.

    Però a me interessa di più il confronto con l’articolo di Freda (PER UNA TEORIA POLITICA DELLA MENTE) di qualche giorno fa.

    Anselmi propone una visione alla Candido (Voltaire): tutto ciò che ci propinano i media è verità, a meno di qualche trascurabile dettaglio, chi non ci crede è un complottista.

    Freda propone una visione sostanzialmente opposta:
    il popolo non decide e non conta nulla. Se mai inizierà o tornerà a
    contare qualcosa, non sarà certamente grazie a strumenti “democratici”
    come il referendum o le elezioni, che esistono al solo scopo di
    mantenerlo nell’assoluta impotenza. La democrazia non è la soluzione: è il problema.

    Insomma tutto viene deciso dalle elite, e le masse mangiano il mangime per loro confezionato.

    Ho la sensazione che tra le due visioni ci sia abbondante spazio per visioni più complesse, come il concetto di egemonia di Gramsci, per cui un partito può, con un duro e continuo lavoro, conquistare l’egemonia culturale e da lì puntare all’egemonia politica.
    C’è anche spazio per una visione diversa delle elite, una visione leninista, in cui le elite sono avanguardia, e danno una visione semplificata del loro pensiero alle masse, ma spiegano tutti i dettagli a chi ha voglia di impegnarsi.

    Ma oggi viviamo in un tempo di bambini, in cui, sia a destra che a sinistra, si vuole spiegazioni semplici e rapide, nessuno vuole far fatica. Le scuole di partito sono sparite e le parole fatica, dovere, impegno sono in disuso. Il disastro di oggi sta amche qui.

  • istwine

    Prima di una cultura della differenza, anche una cultura non guasta, poi magari se ne discute.

  • adestil

    questo articolo insegna tantissimo,spero che sia stato questo l’intento di chi l’ha pubblicato qui sul comedon..

    infatti quello che sposa Anselmi non è la critica al sistema(che poi viene derisa e delegittimata chiamandola ”complottismo”)ma la critica a quello che non va bene a lui e magari a chi rappresenta..
    lo vedo benissimo al fianco di Berlusconi..
    infatti il centro destra nega i complotti,per non essere complottista,ma non nega che berlusconi abbia subito come dice Anselmi,manovre di interessi internazionalistiche etc..
    questo serve ,nel caso di berlusconi ad esempio,ad evitare che chi appunto detiene in vero potere,ogni giorno gli tiri fuori una nuova denuncia (più o meno prezzolata)e quindi altro processo che terrebbe sottostacco come ha tenuto il personaggio..
    ma Berlusconi non ha mai detto la verità sulla NSA che lo spiava(come ammesso da Obama,chissà se Anselmi lo sa,forse a forza di negare i complotti nega pure l’evidenza ufficiale,solo perchè magari ogni giorno i principali giornali scelgono di non amplificarne,ma anzi di minimizzarne l’impatto sulle masse.. l’ha confermato pure Geithner ,ministro tesoro Obama,,che c’era un complotto contro Berlusconi,ma ha ovviamente depistato sull’UE,ossia sulla Merkel,che però poi esegue ordini di Obama si è dimenticato di dire…Geithner  era contrario e l’hanno infatti fatto dimettere..)
    non ha mai preso le sue 3 tv ed reti unificate raccontato agli italiani come stavano le cose concludendo ”se mi succede qualcosa,non sarà incidente o morte naturale,ma eliminazione”
    perchè?
    perchè è sempre più comodo stare dalla parte del più forte..
    quindi qualsiasi giornalista ,politico di peso,magistrato,questore(vedi arrigo molinari),generale che dicesse le cose come stanno su chi detiene il potere in Italia o nel resto del mondo,sulla sovranità monetaria usurpata agli stati,su chi paga le organizzazioni terroristiche e le infiltra cosi’ come i servizi segreti da 100anni a questa parte,farebbe una brutta fine se gli va male…in ogni caso non farebbe carriera e morirebbe di fame..preso per un mezzo matto..
    meglio fare come Anselmi negare i complotti per non essere tacciato di complottismo(ossia invalidata ogni propria affermazione)
    ma al momento opportuno o quando fa comodo parlarne(come accaduto a Berlusconi,infatti tutti i suoi eletti premettono sempre ”io non credo nei complotti,ma contro Berlusconi sono state fatte manovre ben precise per farlo dimettere”,penso alla Biancofiore,come altri,che ripete sempre la stessa premessa,in modo da non sentirsi dire dall’esponente PD o di scelta civica in un nano secondo ”lei è una complottista,crede alle favole”)
    quindi questo articolo insegna molto proprio su un certo tipo di politico e di imborghesimento che ha ormai invaso anche i 5s…
    che non sono più per l’uscita UE perchè sarebbero populisti..
    non sono più per il disegno  plutogiudaicomassonico perchè appunto sarebbero complottisti oltre che razzisti(e perderebbero pure il voto degli ebrei)
    però al momento giusto e nelle dosi giuste e solo quando serve e con le debite premesse parlano ,come fa pure bergoglio,delle manovre della finanza per controllare le masse..ma giusto un pò..perchè d’altronde oltre ad essere vero ,non vogliono perdere il loro voto natio..
    a proposito della fluorizzazione,sa costui Anselmi,che non serve più metterlo nell’acqua visto  che esiste  al supermercato un solo dentifricio che non contenga di fluoro in dosi non proprio minime?
    E visto che i dentisti raccomandano di lavarli 3 volte al giorno minimo..
    non serve mettere niente nelle condutture..
    Sa Anselmi che tutti gli studi concordano che la funzione del fluoro nei denti è relativa e si esaurisce nei primi anni di vita(formazione dei denti permanenti)poi di fatto come il calcio raccomandato col latte è inutile ai denti?
    Sa costui che la maggioranza dei farmaci antipsicotiici che quindi agiscono sui meccanismi neurologici profondi e collegamenti sinaptici(difatto addormentandoli) sono a base di fluoro e suoi composti..
    è un caso?Non credo proprio..
    se è assodato che il fluoro non serve ai denti ma è contenuto in una grande categoria di farmaci antipsicotici e tranquillanti
    cosa altro serve per affermare che l’uso massiccio di fluoro (ad esempio nei dentifrici)non può essere certo per i denti..
    poi incredibile che ogni volta che gli americani con1quistavano un territorio(sia esso in UE o altrove)durante una delle migliaia di guerre fatte(o come gli inglesi in  Australia)si preoccupassero dei denti dei coloni..
    o invece non fossero interessati ad addomentare rilassare rimbambire la popolazione per renderla più docile..
    che poi è l’unica vera cosa che interessa all’invasore che ha un esercito più potente dell’esercito del paese invaso,ossia che le enormi masse stiano buone,perchè nessun esercito può tenere a bada con la forza delle sole armi 
    milioni di persone..
    ecco perchè si usa la propaganda,radio,tv ed anche sostanze psicotrope
    (d’altronde non è un caso che proprio gli inglesi usarono l’oppio per stordire la popolazione cinese in modo da rendere più facile la conquista!)
    ma per il signor Anselmi questo è complottismo della peggior specie,ossia quello italiota..