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IL CAPITOMBOLO DI KRUGMAN

DI RICHARD HEINBERG
postcarbon.org

Sono rimasto alquanto sorpreso leggendo l’ultimo articolo di Paul Krugman nel New York Times, dal titolo: “Una caduta continuata” (1). Mi sembra che Krugman si sia abbastanza avvicinato a quello che molti di noi strombazzano già da un paio di anni – la crescita economica mondiale è alla fine e faremmo bene a prendere i dovuti provvedimenti. “E se il mondo come lo abbiamo vissuto negli ultimi cinque anni fosse il nuovo mondo ‘normale’ ”? Scrive. “E se le condizioni di depressione diffusa fossero destinate a durare ancora, e non per due o tre anni, ma per decenni?”.
Wow. Questa sì che è un’ardita affermazione, considerando che viene da uno dei più alti prelati della Religione del No-Limits (altrimenti nota come Economia).

Quello che più colpisce è che quest’ improvvisa analisi di Krugman è stata, quasi certamente, provocata dai commenti di Larry Summers (che ha sfiorato la nomina a prossimo Presidente FED), in un recente discorso ad una Conferenza del FMI.

E’ chiaro che anche la Gente Rispettabile inizia a discutere La Fine della Crescita.

 Ma continuiamo a leggere. Perchè Krugman pensa che l’economia sia rallentata? Perchè la crescita demografica (soprattutto negli Stati Uniti e in altri paesi industrializzati) si è fermata. “Una popolazione che cresce, crea una domanda di nuove case, ecc.; quando la crescita demografica si arresta, questa domanda cala.” Vero. Quindi immagino che la soluzione sarebbe quella di augurarci una popolazione mondiale smisurata in modo da non doverci più preoccupare del rallentamento dell’economia. Uhm, credo che tutto questo creerebbe dei problemi…

“Un altro fattore importante potrebbe essere il persistere dei deficit commerciali, apparsi per la prima volta negli anni ’80 e che hanno continuato a fluttuare fin da allora senza mai scomparire”. Ok, questo potrebbe essere un altro fattore determinante per gli Stati Uniti. Ma…è tutto qui?

Queste sono le uniche ragioni considerate da Krugman. Incredibilmente, sembra ignorare la semplice realtà che le economie non possono crescere all’infinito su un pianeta finito. Inoltre, non mostra di rendersi conto del ruolo che hanno gli altissimi prezzi del petrolio nel soffocare l’espansione economica nelle più vecchie nazioni industrializzate.

Krugman ci parla di preoccupanti alti livelli preoccupanti di debiti immobiliari negli Stati Uniti. Il rapporto debito immobiliare/reddito è stato piuttosto stabile nel periodo 1960-1985, innalzandosi poi rapidamente e inesorabilmente dal 1985 al 2007, quando è scoppiata la crisi. Eppure, nonostante l’aumento del debito immobiliare, la performance generale dell’economia in questo periodo è stata pressoché mediocre e la domanda non ha mostrato alcun segno di voler superare l’offerta.

Quindi, il debito immobiliare è cresciuto in maniera tale da sostenere maggiori livelli di consumo, ma, nonostante questo, la crescita reale del PIL si è ulteriormente contratta ad ogni decennio, fino a che non è scoppiata la bolla immobiliare. Tutto vero. Krugman non compie il passo successivo cruciale, cioè quello di spiegare ai suoi lettori che il debito immobiliare ha raggiunto i suoi limiti naturali (in generale, la gente non può permettersi maggiori pagamenti e le banche non sono disposte a fare ulteriori prestiti).

Krugman (e Summers) a un certo punto sembrano avere l’illuminazione e realizzano quale sia il reale stato dell’economia, da noi lungamente predicato. Meraviglioso! E quindi, a questo punto, cosa suggerisce di fare l’economista preferito del Times?

Ed è proprio qui che Krugman fa il capitombolo, andando faccia a terra.

“Se la nostra economia mostra una persistente tendenza alla depressione” opina, “prepariamoci a vivere per molto, molto tempo ancora, alla luce di queste nuove regole di depressione economica – dove la virtù è male e la prudenza è follia, dove ulteriori tentativi di risparmio (inclusi quelli per tentare di ridurre i deficit di bilancio) non fanno che peggiorare le cose.” In altre parole, dovremmo tutti smettere di risparmiare ed il governo dovrebbe mantenere alta la spesa pubblica.

Krugman non sembra a suo agio mentre dà quello che alcuni potrebbero considerare un ‘consiglio economico contradditorio’. “L’economia implica fare delle scelte dure (ovviamente, a spese degli altri) non si tratta solo di convincere la gente a spendere di più”.

Lasciatemelo dire chiaramente. Una delle soluzioni chiave per la nostra attuale crisi economica dovrebbe quindi essere quella di convincere la gente a comprare di più, anche cose di cui non ha bisogno o che non si può permettere. E, di conseguenza, devo presumere che un’altra soluzione chiave dovrebbe essere quella di persuadere la gente ad avere più figli (ma sì, perché non provare a far crescere di nuovo la popolazione?).

Beh, allora Krugman ha ragione quando dice che tutto questo è davvero un male e non una virtù. Ma questo servirà? Certamente no, se dobbiamo continuare a combattere debiti, esaurimento delle risorse naturali e degrado ambientale (come ho descritto nel mio libro La fine della Crescita). Se dobbiamo continuare a combattere, allora faremmo meglio a considerare l’economia industriale del 20° secolo come un’aberrazione, e non come una cosa normale. Il mondo sta per entrare in un regime economico completamente diverso, un regime di persistente contrazione generale – che andrà avanti (con i suoi alti e bassi) finché i consumi avverranno nei limiti del “bilancio” pluriennale delle risorse terrestri.

Adattamento, è questo il nome del gioco. Dovremmo stabilizzare la popolazione, ridurre i consumi, ri-locare e decentralizzare le economie, ridimensionare il nostro sistema finanziario e utilizzare i poteri del governo per ridurre al massimo i danni umani e ambientali che interverranno in questa transizione. La spesa pubblica può contribuire sicuramente in questo contesto, ma solo se finalizzata a una reale ristrutturazione economica – trasporti pubblici, produzione alimentare locale e sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili. A livello personale, dovremmo condividere sempre di più e diventare allo stesso tempo sempre più autosufficienti – due modi per ridurre la nostra dipendenza dai mercati per il soddisfacimento dei nostri bisogni principali.
Una diagnosi e una cura ben diverse da quelle suggerite da Krugman.

Ecco la mia conclusione dopo aver letto “Una Caduta Continuata?”: Paul Krugman sta iniziando solo ora a comprendere la realtà che l’economia degli Stati Uniti non sta reagendo allo stimolo Keynesiano nel modo in cui dovrebbe (come avvenne nelle crisi economiche all’inizio dell’era industriale). Eppure resta intrappolato nella concezione convenzionale che la crescita alla fine riprenderà – poiché, dopo tutto, la crescita è la normale condizione di un’economia sana. E dato che abbiamo costruito la nostra attuale economia sull’aspettativa di consumi e di una popolazione sempre in aumento, il ritorno a una sana economia richiede che noi consumiamo e ci riproduciamo sempre più!

Il contenuto del suo saggio indica che Krugman non comprende i limiti delle risorse. Non comprende i limiti demografici. Non comprende il motivo per cui la nostra economia non sta crescendo, e non sa cosa dobbiamo fare per adattarci a questi limiti sempre più stringenti.

Forse, tra pochi anni, i maggiori economisti faranno progressi più significativi nella comprensione di quello che noi da tempo diciamo. Non ci metterei la mano sul fuoco, a dir la verità. Nel frattempo, tutto dipenderà dai nostri “consumatori”, se perseguire la “virtù” oppure il “male”, se la “prudenza” o la “follia”.

Richard Heinberg
Fonte: www.postcarbon.org
Link: http://www.postcarbon.org/blog-post/1961268-krugman-goes-splat
20.11.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

1) http://www.nytimes.com/2013/11/18/opinion/krugman-a-permanent-slump.html?_r=0

Pubblicato da Davide

  • Georgejefferson

    Dovremmo stabilizzare la popolazione, ridurre i consumi, ri-locare e decentralizzare le economie, ridimensionare il nostro sistema finanziario e utilizzare i poteri del governo per ridurre al massimo i danni umani e ambientali che interverranno in questa transizione. La spesa pubblica può contribuire sicuramente in questo contesto, ma solo se finalizzate a una reale ristrutturazione economica – trasporti pubblici, produzione alimentare locale e sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili. A livello personale, dovremmo condividere sempre di più e diventare allo stesso tempo sempre più autosufficienti – due modi per ridurre la nostra dipendenza dai mercati per il soddisfacimento dei nostri bisogni principali.

    Sai Truman,quello sopra e’ la strada maestra,ragionevole e umana nel senso ideale.

    Ma e’ una ovvieta,una cosa logica e sensata.Il problema e’ sempre quello.Chi spinge oggi sono la stessa espressione di chi STA SOPRA,di chi ha accentrato e accumulato “proprieta” immense,prima di passare alla retorica buonista del mondo migliore.Ma appunto solo per i popoli che devono stare sotto,e loro seduti al trono che si indignano al solo pensiero di “contribuire”,anche solo trasformando i rubinetti d’oro in quelli d’argento e danno per “volonta divina” le due parti,loro sopra,i popoli sotto.Si sa che non sono i rubinetti d’oro a fare la differenza da redistribuire in fondo.Ma quella arroganza che e’ gia stata bastonata dai popoli (diretti ovvio)e ancora non basta,perche pronti a morire istantaneamente per quel “diritto”.Un po come i baroni politicanti nostrani attaccati alle poltrone come sanguisughe che ipocriti piangono ben vestiti in tv per le disgrazie,ma mai li vedresti sporchi con la carriola ad aiutare i popoli alluvionati come gesto d’etica.

    Un cambio di paradigma nei popoli consumisti usa e getta non sarebbe nemmeno difficile e lungo volendo,vedi come ci hanno trasformato facilmente i 20/30 anni di tv spazzatura.Volendolo.Ma una cosa che lor signori (quelli alti)non vogliono capire.Che i popoli questo loro privilegio (parlo della mancata equita e espressioni d’etica,non dell’ugualitarismo del tutti uguali come numerini) non lo tollerreranno piu.Per la concentrazione e accumulazione dei capitali nei secoli,Hanno dovuto anche creare un sub strato di istinto che e’ quello che temono.Questa consapevolezza confusa collettiva il loro errore.E lo sanno.Cheche ne dica qualcuno sovrastimandoli.

    Per questo comprendo meglio la “strategia” diretta alla pancia delle persone che picchia contro “i privilegi”.

  • Black_Jack

    Clamoroso. Leggete l’articolo di Krugman e vedrete che il signor Heinberg non ci ha capito una mazza.

    Intanto Heinberg mette questa frase come se fosse detta da Krugman:

    “Krugman non sembra a suo agio mentre dà quello che alcuni potrebbero considerare un ‘consiglio economico contradditorio’. “L’economia implica fare delle scelte dure”(ovviamente, alle spese degli altri). “non si tratta solo di convincere la gente a fare figli”.

    Ma non dice minimamente questo. Krugman prima di tutto non scrive che si tratta di convincere la gente a fare più figli ma a comprare di più, leggete l’originale. Secondo la frase che l’economia dovrebbe servire a sclte dure a spese degli altri è ironica ossia sarebbe il punto di vista dei biechi sostenitori dell’austerità, non certo di Krugman. In sostanza si dice che è assurdo pensare che l’economia possa servire a convincere a maggiori spese.

    Il senso dell’articolo di Krugman è, molto semplicemente, che per lungo tempo bisognerà adottare politiche espansive, tutto qua e non è che c’entri molto il concetto di dover per forza crescere di più o fare più figli. Krugman queste cose non le dice minimamente.

  • Aironeblu

    “Chiunque creda che una crescita esponenziale sia possibile per sempre in un mondo finito, o è un pazzo, o è un economista”.

    Kenneth Boulding

  • Truman

    C’era un errore di traduzione che ho corretto. La frase giusta è

    “L’economia implica fare delle scelte dure (ovviamente, a spese degli altri) non si tratta solo di convincere la gente a spendere di più”.

    Per come è scritta adesso è esattamente la traduzione della frase di Krugman.
    Mi sembra che Heinberg sia coerente nel criticare Krugman quando invita a spendere.
    E’ inessenziale il fatto che la parte iniziale della frase sia ironica, non è quella che critica Heinberg, il quale riporta il discorso sulla crescita della popolazione e sulle risorse limitate. E la citazione di Krugman dove parla dell’arresto della crescita demografica come causa della crisi (insieme ai deficit commerciali) è corretta.

  • Black_Jack

    Tu lo vedi inessenziale io invece leggo che Heinberg lo chiama un consiglio contraddittorio; Heinberg crede di vedere una contraddizione perché la frase è ironica cioè intrinsecamente antifrastica.

    Infatti se leggi Krugman dice che una delle cause potrebbe essere lo scarso aumento demografico ma NON dice minimamente che la soluzione dovrebbe essere un incremento della popolazione. È vero che un aumento demografico crea crescita ma a un certo punto si raggiunge un limite e infatti Krugman scrive che “ormai tutto questo è il passato”.

    Permanent slump significia recessione permanente e K. sta appunto dicendo che di crescita non ce ne sarà più; la sua ricetta è insistere in politiche espansive ma non si parla di crescita continua, anzi direi il contrario.

    Ma è tanto capzioso l’articolo di Heinberg che a un certo ounto dice che se Krugman si augura che la gente soenda di più “per implicazione” (sic) se ne deduce che K. Vuole anche più bambini.

    Insomma quello di Heinberg lo vedo come un articolo abbastanza sballato, poi ognuno la oensa come vuole.