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IL CAPITALE E I SUOI UTILI IDIOTI: LA SIGNORINA VALENTINA NAPPI

DI DIEGO FUSARO

lintellettualedissidente.it

Non mi stancherò mai di ripeterlo: viviamo nel tempo dell’identità in atto di destra e sinistra, due falsi opposti che oggi veicolano lo stesso contenuto. E tale contenuto è l’adesione supina al monoteismo del mercato e la stolida accettazione dell’ordine imperiale USA. Destra e sinistra si rivelano interscambiabili, facendo del neoliberismo oggi dominante un’aquila a doppia apertura alare: l’anticomunitaria e globalista “Destra del Denaro” detta le regole econonomico-finanziarie tutelanti gli interessi della global class post- e anti-borghese, mentre la “Sinistra del Costume” fissa i modelli e gli stili di vita funzionali alla riproduzione del sistema dell’integralismo economico (godimento individualistico, relativismo, laicismo assoluto, abbandono dell’anticapitalismo come ferrovecchio, ecc.).

A seguito: “Squirtare in faccia a Diego Fusaro” (Valentina Nappi, blog micromega.blogautore.espresso.repubblica.it);

La “Destra del Denaro” decide che occorre privatizzare tutto, rimuovere i diritti, abbassare gli stipendi, tagliare la spesa pubblica, sempre in nome del sacro dogma “ce lo chiede il mercato”. Dal canto suo, la “Sinistra del Costume” dal Sessantotto ad oggi opera sul piano sovrastrutturale: se la “Destra del Denaro” rende i giovani precari fino a settant’anni, quando non direttamente disoccupati e impedisce loro di farsi una famiglia, ecco che la “Sinistra del Costume” e i suoi utili idioti al servizio del re di Prussia starnazzeranno dicendo che la famiglia è una forma borghese superata e che la precarietà è buona e giusta.

Se la “Destra del Denaro” decide che gli Stati nazionali sono un’invenzione e che l’unica realtà esistente è il one world del mondo globalizzato e ridotto a piano liscio del mercato, con annessa delocalizzazione, ecco che la ridicola “Sinistra del Costume” seguirà facendo l’elogio della globalizzazione dei viaggi low cost e dell’inglese per tutti. Di più, condannerà lo Stato nazionale come foriero di sventure, senza mai dire, ovviamente, che i pochi diritti superstiti per gli offesi del pianeta erano garantiti, guarda caso, dallo Stato stesso e dalle sue politiche di assistenza sociale. Se la “Destra del Denaro” decide che la religione è un’invenzione e che bisogna liberarsene per convertirsi tutti all’unica teologia riconosciuta legittima, il monoteismo del mercato, ecco che la “Sinistra del Costume” seguirà pedestremente portando avanti forme liturgiche di ateismo religioso, senza accorgersi ovviamente che è il capitale stesso a dover distruggere ogni religione che non sia quella del Mercato divinizzato. Se la “Destra del Denaro” decide che a esistere è solo l’individuo consumatore e “la società non esiste” (M. Thatcher), ecco che la ridicola “Sinistra del Costume” seguirà scodinzolando e spiegando che la famiglia come comunità originaria non esiste e che chiunque si sogni di pensare – peraltro in buona compagnia con Platone, Aristotele e Hegel – che la famiglia composta da padre e madre esista subito deve essere silenziato come “omofobo”.

Ancora pochi giorni fa ne ho avuto una (divertente, debbo ammetterlo) conferma. Da un blog organico al partito unico de “La Repubblica” – non quella platonica, bensì quella delle sinistre serve del capitale e della NATO – è emerso un articoletto programmaticamente intitolato “Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo” (qui). L’autrice è una certa Valentina Nappi, di cui fino ad allora – lo ammetto – ignoravo finanche il nome. “È un’attrice pornografica italiana. Lanciata da Rocco Siffredi, ha al suo attivo oltre 60 scene in film prodotti da case di produzione cinematografiche hard, tra cui Brazzers, Elegant Angel, Evil Angel e Jules Jordan”: non sto inventando nulla, garantisco. Così dice la sua scheda su Wikipedia.

Colgo allora l’occasione per risponderle a tono: come già altra volta dissi, occorre dialogare con tutti, e su ogni argomento. Anche un verme può essere oggetto di attenzione filosofica, diceva Aristotele. Leggendo le fini argomentazioni di quest’amante della “nuda” verità, di questa rampante allieva della scuola di Rocco Siffredi, si ha una chiara prova di cosa effettivamente sia la “Sinistra del Costume”: nel tempo di quello che ne “Il futuro è nostro” ho chiamato il “capitalismo edipico” post-sessantottesco, in cui al pluslavoro marxiano subentra il plusgodimento lacaniano, che a farsi alfiere della “Sinistra del Costume” sia una pornostar è tutto fuorché casuale. Dai “Nuovi Filosofi” alla Bernard Henri-Lévy alle pornostar il passo è più breve di quel che si possa immaginare. Scrive acutamente la Nappi che se “sei una pornostar che promuove l’idea che ‘tutte le donne dovrebbero essere troie’ e che ‘tutte le ragazze dovrebbero essere ragazze ultra-facili’, allora nella Germania nazista, ma anche nell’Italia fascista, avresti certamente fatto una brutta fine” (sic!). Credo non vi sia altro da aggiungere, e stendo un velo pietoso.

Il capitale trasforma tutto in merce e godimento, sveste le giovani ragazze e veste con abiti di marca i giovani ragazzi: è impadronimento della nuda vita e dei corpi. L’austero imperativo categorico del borghese Kant viene spodestato da quello iperedonistico e antiborghese di De Sade (e – sempre si parva licet componere magnis – della signorina Nappi): “devi godere!”, convertendo in ogni istante la trasgressione permanente dei valori tradizionali nel nuovo imperativo della crescita e del godimento senza limiti. Il dovere cessa di essere contrapposto al godimento e ne è interamente riassorbito. Nel capitalismo assoluto post- e anti-borghese, contestativo e sessantottesco, puoi fare tutto ciò che vuoi, a patto che tu abbia i soldi per potertelo permettere. L’importante è godere, Nappi docet. Dalla coscienza infelice borghese si è passati disinvoltamente all’incoscienza felice antiborghese: dall’austero Georg Wilhelm Friedrich Hegel successore di Immanuel Kant alla signorina Valentina Nappi seguace di Rocco Siffredi.

Il godimento illimitato e autoreferenziale, ormai privo di limiti e di misura, domina incontrollato su tutto il giro d’orizzonte, traducendosi puntualmente in Todestrieb, in “pulsione di morte”, secondo le principali patologie del nostro tempo (tossicodipendenza, alcolismo, ecc.). Questa deriva cinica del godimento, avviatasi con la contestazione antiborghese del Sessantotto e con il suo rovesciamento di ogni autorità in grado di frenare l’immediata soddisfazione dei desideri sempre risorgenti, culmina nell’odierno scenario disincantato del mondo ridotto a merce: in cui il discorso trasgressivo del capitalista coincide con quello della “Sinistra del Costume” di cui la signorina Nappi – che lo sappia oppure no – è dramatis persona.

Più precisamente, il discorso del capitalista è oggi quello del signor Marchionne sul versante della Destra del Denaro, e della signorina Nappi, sul versante della Sinistra dei Costumi. Che c’è da stupirsi? Il capitale è oggi oscenità pienamente realizzata, in cui gli intellettuali di regime cedono il passo alle porno-star innalzate a maestri del pensiero. L’importante è godere, ripete urbi et orbi l’ideologia mercatistica. La signorina Nappi è fine e precisa nel suo modo di argomentare pornografico: chiunque dissenta dal pensiero unico, è fascista; chiunque si opponga alla globalizzazione capitalistica, è fascista; chiunque osi pensare diversamente, è fascista; chiunque non faccia del suo corpo una merce in vendita al migliore offerente, è fascista; e così via, di fascismo in fascismo. La signorina Nappi fa bene a esprimere i suoi giudizi, ci mancherebbe. Non sarebbe ozioso, tuttavia, domandarsi perché il ruolo di maître à penser dal gruppo di “Micromega” sia affidato proprio a lei: la categoria di “Sinistra dei Costumi” come l’ho definita può aiutare a capirlo… Compatisco la signorina Nappi e le auguro ogni bene: sono anzi certo che il capitale riconosca pienamente il suo lavoro, sia intellettuale sia – diciamo così – “fisico”. Sicuramente più di quanto non riconosca quello dei giovani studiosi costretti a fuggire all’estero o a vivere con 600 euro al mese. E ora paulo maiora canamus.

Gli esempi che prima ho addotto circa la coppia “Destra del Denaro” e “Sinistra del Costume” si potrebbero moltiplicare, ma non è ciò che mi interessa fare. Mi interessa, invece, insistere su come oggi destra e sinistra marcino separate e colpiscano unite: e lo facciano delegittimando come fascista o stalinista ogni pensiero non allineato con l’insensatezza del coro virtuoso del politicamente corretto che va da tempo ripetendo che la famiglia non esiste, che l’anticapitalismo è superato, che il fanatismo dell’economia è il solo mondo possibile, che i diritti del lavoro debbono essere abbandonati in nome della “concorrenza” e della “competitività” (le parole magiche della sacra religione del libero mercato).

Il compito del pensiero critico sta appunto nel ricondurre alla libera discussione razionale ciò che il pensiero unico impedisce di discutere: Stato nazionale come garantimento dei diritti sociali della comunità, opposizione al capitale, famiglia come comunità originaria, ecc. Lo diceva splendidamente Heidegger nei suoi Seminari: “l’essenziale rimane continuare, come qui, a camminare per la stessa via, senza curarsi dell’opinione pubblica, quale che sia, intorno a sé”. Senza curarsi nemmeno – integrerei – di quella specifica forma del “si dice” (man sagt) che è il pensiero unico, ossia il modo con cui la manipolazione organizzata perimetra in maniera millimetrica lo spazio di ciò che si può e non si può pensare e dire.

Non si può oggi essere autenticamente critici senza varcare gli angusti confini del politicamente corretto: finché si permane al loro interno, si pensa e ci si muove nello spazio preordinato dal potere e dalla fabbrica dei consensi. Si sarà diffamati, silenziati, bollati di fascismo e stalinismo, è bene saperlo (Nappi docet): è il prezzo da pagare oggi per chi non accetta il pensiero unico e la sua poderosa macchina di ottundimento programmato delle coscienze. In tempi passati si pagava con la cicuta o con il rogo. Oggi le forme del “sorvegliare e punire” sono mutate, facendosi più capillari e abbandonando la forma dell’estetica dei supplizi. Ma le sbarre della gabbia non sono certo meno robuste. Anzi, tutto l’opposto. Ci attendono tempi in cui l’assioma pornografico della signorina Nappi diventerà sempre più frequente: chiunque oserà mettere in discussone il fanatismo dell’economia e la prosa reificante del capitale verrà sempre più diffamato come fascista, di modo che lo spazio del pensiero critico sia preventivamente addomesticato dal “si dice” del nuovo ordine mondiale.

Non dobbiamo curarcene. La strada è di fronte a noi. Stiamo transitando davvero per un “tempo di gestazione e di trapasso”, per usare la felice formula di Hegel: le vecchie categorie non tengono più, le vecchie mappe non valgono più a comprendere un territorio che è mutato. Certo, vi sono i soliti idioti al servizio del capitale che continuano a usarle, senza neppure avere contezza del fatto che lo scenario è mutato: sono soltanto “polvere sugli stivali della storia” (Hegel), una legione di imbecilli che, come al tempo della linea Maginot, combatte una guerra persa in partenza, perché condotta sulla base delle carte militari del conflitto precedente (fascismo, antifascismo, anticomunismo, ecc.) o, comunque, disegnate ad hoc dal nemico stesso.

Proprio perché le vecchie categorie sono saltate, occorre oggi comprendere la cifra del “regno animale dello spirito” e creare un fronte unitario di lotta contro il capitale, composto da quanti identifichino nel nesso di forza capitalistico la contraddizione e nell’emancipazione del genere umano l’orientamento del pensiero e dell’azione. Contro questa strategia, di per sé non difficile da comprendere, il pensiero unico si opporrà in tutti i modi. Già lo sta facendo, tenendoci divisi tra destri e sinistri, stranieri e autoctoni, atei e credenti: “dividi e comanda” non ha smesso di essere la segreta strategia di un ordine dominante che si riproduce frammentando il fronte dei dominati, di modo che questi, anziché cooperare in vista della loro liberazione, restino invischiati nell’ennesima guerra tra poveri. Anziché tradursi in un fronte unitario contro il potere, la rabbia gravida di buone ragioni viene dissipandosi in inutili lotte tra gli ultimi, cultori ignari della loro stessa schiavitù fintantoché pensano che il nemico sia il destro, l’immigrato, il credente, ecc.

E intanto il capitale non smette di “celebrare le sue orge” (vecchia espressione che, pur uscita dalla penna dell’anticapitalista – e dunque fascista – Marx, forse potrebbe trovare il consenso della signorina Nappi). Occorre proseguire imperterriti, sapendo che quanti continuano a starnazzare in nome dell’antifascismo, dell’anticomunismo e – senza mai dirlo – della strenua difesa del pensiero unico, sono utili idioti e, insieme, inconsapevoli cani da guardia del potere. Continueranno ad abbaiare in difesa delle loro catene: le quali, anche se dorate, restano pur sempre catene. Con il Gramsci delle Tesi di Lione, occorre oggi più che mai “raccogliere intorno a sé e guidare tutti gli elementi che per una via o per un’altra sono spinti alla rivolta contro il capitalismo” (tesi 29), in modo da favorire “una azione generale di tutte le forze anticapitalistiche” (tesi 39). È questo l’orizzonte attorno al quale debbono oggi organizzarsi le forze.

Diego Fusaro

Fonte: www.lintellettualedissidente.it

Link: http://www.lintellettualedissidente.it/inevidenza/il-capitale-e-i-suoi-utili-idioti-la-signorina-nappi/

24.10.2014

Pubblicato da Davide

  • Tao

    fusaronapi

    Quando, in una conversazione privata, la regista Monica Stambrini mi disse che a suo avviso «noi dobbiamo fare il porno che ci piace», io le risposi che dobbiamo anche chiederci perché ci piace. Il principio del non discutere sui gusti è un pessimo principio: i gusti sono importanti, poiché dipendono da strutture oggettive. A un numero non trascurabile di miei coetanei piacciono i vecchi film di Mario Salieri: perché? perché piacciono quei contesti cupi, quel sesso visto come coercizione, sopraffazione, violenza? Rispondere che «sono gusti» vuol dire deporre il problema. Io con Salieri ho provato a collaborare, ma a un certo punto ho capito che siamo incompatibili. È però importante chiedersi perché i suoi film a molti ragazzi piacciano, e la risposta è da ricercarsi, banalmente, nel fatto che fra i portati della nostra storia evolutiva – e sottolineo: evolutiva, perché è vero che incidono anche fattori storici, ma c’è un nocciolo duro, genetico, il cui peso eziologico non può essere trascurato – vi è una significativa prossimità fra la dimensione sessuale e quella della coercizione, della sopraffazione e della violenza. Dietro quello che ci piace, magari dietro il piacere di alcune ragazze nel farsi prendere per i capelli durante l’amplesso, si nasconde il volto agghiacciante dell’evoluzione, di una storia ancestrale atroce.

    Ma allora quand’è che siamo liberi, se le nostre stesse preferenze (e le nostre inclinazioni più nobili: la passione per la scienza, ad esempio) non sono altro che passività – passioni, appunto – che dipendono da cause materiali indipendenti da noi, alcune delle quali affondano le loro radici in un passato remotissimo, ed evidentemente fuori dal nostro controllo? E cos’è, il nostro controllo? Questa è la domanda a cui avrebbe dovuto (e dovrebbe) rispondere quel pensiero critico che ha sostenuto (e sostiene) che l’abbiamo perso, il controllo. Elias Canetti scriveva: «Da quando abbiamo affidato alle macchine il compito di predire il nostro futuro, le profezie hanno perso ogni valore. Quanto più ci separiamo da noi stessi, quanto più ci consegnamo a istanze senza vita, tanto meno riusciamo a padroneggiare quello che accade. Il nostro crescente potere su tutto, su ciò che è vivente e su ciò che non lo è, e in special modo sui nostri simili, si è trasformato in un contropotere che solo in apparenza riusciamo a controllare». Ma chi siamo i noi stessi da cui ci staremmo separando? Quando, e soprattutto in che senso, abbiamo mai padroneggiato quello che accade? In che senso l’uomo può essere artefice della storia e in che senso, invece, subisce la storia?

    Queste domande sono la chiave di lettura di un divertente scambio di battute ( https://www.youtube.com/watch?v=viZ-UlI7t-Q )  fra Massimo Cacciari e Diego Fusaro. Cacciari fa notare che per Marx il capitalismo non è affatto il supremo compimento della razionalità tecnica e, proprio per questo, ha dei limiti (limiti tecnici, potremmo dire) e sarà superato (come sostiene anche il suo maestro Severino). Fusaro, nel rispondere, suggerisce una lettura idealista di Marx come riattivatore della prassi, di una soggettività umana attiva e non passiva. Siamo di nuovo al problema attività/passività, un problema enorme che è lo stesso sollevato dalle domande di sopra. Dietro risposte arbitrarie – implicite o esplicite – a tali domande, si nasconde il nucleo teoretico dei discorsi fallaci di coloro (anche grandi filosofi o presunti tali) che vogliono far passare per prassi trasformatrice (attiva, cosciente) ciò che piace a loro, e viceversa per passività ciò che a loro non piace. Come se l’entusiasmo per le conquiste (anche antiborghesi!) del capitalismo implicasse necessariamente incoscienza e impedisse di concepire una prassi orientata al superamento del modo di produzione capitalistico (prassi che dovrebbe andare in direzione diametralmente opposta rispetto a quella, profondamente borghese, del cosiddetto anticapitalismo).

    Non si capisce, poi, a che tipo di libertà dovrebbe condurci la pseudoliberazione dal presunto apparato perverso della tecnica, impersonale e anonima, che ci controllerebbe. È lecito sospettare che non libererebbe altro che un’umanità reazionaria neo-premoderna (tradizionalista, comunitarista, identitarista, ecc.). Per chi, come me, auspica un potenziamento del modello occidentale contemporaneo di libertà, in virtù del quale i ragazzi a scuola mettono i piedi sul banco e fanno scoppiare le gomme da masticare in faccia agli insegnanti, tale presunta liberazione sarebbe un incubo.

    Forse è per questa mia indole che Fusaro mi insulta in un suo articolo ( http://www.lintellettualedissidente.it/inevidenza/il-capitale-e-i-suoi-utili-idioti-la-signorina-nappi/ [www.lintellettualedissidente.it] ) , paragonandomi tra le altre cose a un verme. Probabilmente lui dirà che la vera libertà non è pisciare (metaforicamente e non) sul maestro, ma comportarsi da docili allievi (si vedano certi suoi video stucchevoli con Costanzo Preve). Non so se i vermi squirtino, ma…

    Valentina Nappi
    Fonte: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it [blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it]
    Link: http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/10/28/valentina-nappi-squirtare-in-faccia-a-diego-fusaro/ [blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it]
    28.10.2014

  • MarioG

    Certamente senza arrivare alle spericolate etichettature della leggiadra signorina Nappi, anche su questo blog qualche intrepida  si e’ avventurata in accostamenti problematici. Come dice il Fusaro, dai "Nuovi Filosofi" alle Nappi il passo puo’rivelarsi breve.

  • Truman

    Nei forum di Comedonchisciotte c’è l’articolo di Nappi all’origine della discussione, con diversi commenti:

    Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo.

  • A

    l’ho già detto… nappi e fusari calmatevi, non vi tirate per i capelli… se potete rubatelo…

    http://www.ibs.it/code/9788850218226/stickyboy/per-dio-impero.html [www.ibs.it]

  • Truman

    Il gioco degli “anti”

    Mi sembra di assistere ad un talk show, dove tutte le opinioni sono difendibili e alla fine il pubblico (il genere di pubblico che riesce a seguirli) se esce divertito e con le idee più confuse di prima. In alternativa se ne esce più convinto che mai delle “proprie” idee.

    Fusaro gioca a fare l’anticapitalista e Nappi gioca a fare l’antifascista. Se dovessi ragionare come il pubblico dei talk show, sarei dalla parte di Fusaro, pur ammettendo che Nappi si difende bene. Ma non è mio interesse schierarmi e fare il tifo. Potrebbe anche essere divertente, ma il tempo a nostra disposizione comincia ad essere limitato. Il gioco degli antifascisti e degli anticapitalisti mi ricorda troppo la trappola delle contrapposizione destra-sinistra, che Fusaro espone, pur non chiamandola trappola. Una trappola è un meccanismo ne quale è facile entrare ma dal quale è difficile uscire, solitamente costruita per gli interessi di qualcuno. Non è necessario che la trappola sia materiale, anzi le trappole immateriali funzionano meglio.

    Personalmente sono interessato a capire concetti e meccanismi, ma per capire il gioco degli “anti” funziona male, troppi possono essere gli opposti di qualcosa, un esempio dalla vecchia URSS:

    Domanda: Cos’è il capitalismo?

    Risposta: Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

    Domanda: E cos’è il comunismo?

    Risposta: il contrario.

    Nelle infinite possibilità dei contrari di un concetto, si aprono spazi per discussioni interminabili.

    Preferisco tentare di partire da definizioni in positivo. Per il capitalismo, dopo innumerevoli definizioni estremamente complicate, mi è rimasta una frase di Peter Hoeg (Il senso di Smilla per la neve): “quella mistura tipicamente occidentale di cupidigia e ingenuità.

    Essa rende l’idea di un fondamento estremamente semplice, che riesce ad avere impatto sulle masse. Poi può essere ricoperto con concetti più complessi, ad esempio il cosiddetto mercato. Su questo concetto preferisco Federico Caffè: « Poiché il mercato è una creazione umana, l’intervento pubblico ne è una componente necessaria e non un elemento di per sé distorsivo e vessatorio.» Insomma il mercato è una creazione dello Stato più che il suo nemico. Un mercato che non sia regolato non è più un mercato, è un business mafioso.

    E allora se si vuole combattere il “fondamentalismo del mercato” bisogna ossservare che ciò che viene chiamato mercato di solito è solo un business ben distante dal mercato, perchè minore è la regolazione e maggiore è il profitto. Si dice mercato e si intende profitto (con la minore fatica possibile). In quest’ottica bisogna scardinare i legami tra gli individui, perchè maggiore è il legame tra gli individui e meno li si può sfruttare. La famiglia fa male al profitto.

    Ma ciò che più fa male al profitto (mafioso) è il nomos, la legge, o meglio l’ordinamento giuridico. Da Hammurabi a Kelsen c’è una continua ricerca di combattere il profitto ingiusto tramite la legge, una legge che sia scolpita su pietra, resistente agli insulti, nota a tutti, interiorizzata, capita ed accettata. Nel continuo affinamento di una legge fondamentale (una Grundnorm) si esplica il combattimento tra i popoli e le elites parassite. E lo Stato è un’entità fondamentale per tenere saldo il nomos contro i parassiti.

    Non sarà l’Europa a combattere questa battaglia per conto dei popoli, l’Europa di oggi è un consorzio di banche.

    Nel frattempo la crescita del sentimento costituzionale all’interno delle popolazioni negli ultimi decenni è un grande progresso che pochi hanno trovato utile notare, perchè va contro il profitto. Ma la crescita c’è stata, e non è casuale che i continui sforzi dei ducetti e vicerè attuali puntino a demolire la nostra Costituzione.

    Circa un anno fa hanno tentato di demolirla a partire dall’art. 138. Si sono inceppati e ci stanno riprovando in altra forma. Adesso il Parlamento si è inceppato nell’elezione dei giudici della Corte Costituzionale. Il loro nemico è la Costituzione. E la Costituzione è la nostra bandiera. Fin dai tempi di Hammurabi.

  • Jor-el

    Devo ammettere che l’articolo della Nappi  “Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo” mi ha colpito profondamente. Nessun giornalista/commentatore più o meno asservito ha mai scritto le cose così fuori dai denti, con tanta candida spudoratezza. Essere contro il capitalismo è immorale, sbagliato, mostruoso. In una parola: fascista.

    Chi si ritiene fascista e anticapitalista potrebbe forse gioire di questa scoperta della Nappi, ma attenzione, il termine "fascista" è usato nel senso di negatività assoluta per sostituire il termine anticapitalista in una serie di falsi sillogismi:
    L’anticapitalista è razzista.
    L’anticapitalista è reazionario.
    L’anticapitalista è omofobo.
    eccetera.
    In passato l’anticapitalista si beccava facilmente dell’ingenuo, del sognatore, dello sfaticato, dell’invidioso , ma ora che la sinistra è arrivata al potere sostituendo la destra nel portare la bandiera del Capitale, il nemico assoluto della sinistra – il fascista – si identifica con chi mette in discussione il Potere. 

    Questo furore demagogico potrebbe preludere al profilarsi di un futuro Fronte Popolare per il Capitale di cui mi par si cominci già a parlare (Partito della Nazione?). 

    Si salvi chi può, se si può.


  • oriundo2006

    Tanto per essere in tema, avendo perso un po’ il filo del discorso, estremamente ingarbugliato, con continui rimandi a categorie desuete ( fascismo ecc. ) e ad apologismi di facciata ( di c. ), nonchè a sfoggi di erudizione da bignamini, chiederei lumi a Rocco Siffredi. Può darsi che la sappia più lunga di noi sul come replicare a Valentina…

  • Hamelin

    Direi agghiacciante la Reductio ad Hitlerum che fa la Nappi di chiunque la pensi in maniera diversa dalla sua visione del Capitalismo .

    A questo punto chiunque ha un opinione differente puo’ essere bollato con il marchio del " fascista " .

    Sono rimasto tuttavia stupito dall’abilità dialettica niente male per una porno attrice .

  • MarioG

    L’articolo linkato da Truman e’ assai rivelatore, al di la’ degli sberleffi che lo seguono.
    Si legga per esempio il passaggio:

    Certo, il grande capitale finanziario globale non è il bene assoluto [bonta’ sua], ma rappresenta un problema che non è progressivo affrontare nella presente fase storica, poiché anche chi è comunista deve capire che in Occidente non ci sarà mai un’evoluzione verso la socializzazione dei mezzi (anche finanziari) di produzione fin quando sopravviveranno diffusi interessi di tipo piccolo e medio borghese (e l’eventuale prevalere, qui ed ora, di tali interessi su quelli del grande capitale, vedi eventualità di una deflagrazione dell’eurozona, porterebbe esclusivamente svantaggi alla classe operaia, vedi potere d’acquisto dei salari). Nella presente fase storica, le grida contro il grande capitale finanziario globale sono grida in difesa della piccola e media borghesia.

    Questo articolo (non so da chi effettivamente ispirato) ha il merito di chiarire certe posizioni. Viene riproposto il vecchio schema di una certa sinistra radicale (radicale in quanto aspira a una riorganizzazione totale della societa’ e anche dell’essere proprio dell’uomo). Ovvero: il capitalismo che si autosupera portando all’estremo le sue contraddizioni interne e via dicendo. Ovviamente anche dopo un secolo e mezzo, i nuovi scolasti credono ancora ciecamente nell’impostazione "scientifica" della loro dottrina. In ogni modo, dalla loro visione consegue che, qui ed ora, essi assecondino il grande finanziere (alfiere del progresso) e mazzuolino il piccolo bottegaio, reazionario.
    A questo proposito, mi duole insistere, la signora Spadini ha perso tempo fa l’occasione per un (forse) meglio calibrato excursus storico-comparativo.
    Il fatto e’ che, mentre coltivano la loro utopia (non c’e’ nulla di male) che va pian-pianino realizzandosi (basta assecondare!) lavorano per il re di Prussia (direbbe il Fusaro), voglio dire distruggono un determinato ordine sociale per… non si sa cosa (una fisima).
    Nel frattempo, piccoli borghesi schiattate pure! E voi proletari abbiate pazienza e assecondate il progetto finanziario globalista! E non lascaiate deflagare l’euro, che senno’ il potere d’acquisto dei vostri salari si azzera!

  • MarioG

    Forse ha qualcuno che le scrive i discorsi, come il Presidente degli Stati Uniti (e molti altri)

  • Rosanna

    Io avanzarei un’ ipotesi, forse è lo stesso Fusaro che sotto mentite spoglie scrive gli articoli alla Nappi. Del resto i sofisti chi erano? Coloro che sostenevano tutto e il contrario di tutto …

  • MarioG

    Spero per Fusaro che la Nappi lo ricambi

  • dancingjulien

    Hai sintetizzato perfettamente il mio pensiero

  • luiginox

    che cosa significa,nel 2014 essere definito fascista?odiare il capitalismo?essere contro l’immigrazione incontrollata?difendere i diritti dei lavoratori conquistati in un secolo di lotte dai nostri padri?pensare che la cellula base fondante la società sia la famiglia tradizionale?dire pane al pane e rigettare il politicamente corretto(corretto poi da chi?)?non ne posso più dei bla bla .se cosi stanno le cose mi dichiaro fascista,stalinista,maoista e anche un pò polpottiano.tiè

  • Rosanna
  • MarioG

    Ho cambiato idea. Non e’ fascismo, e’ una pornostar.

  • neroscuro2014

    Li accomuna il fatto di avere una prosa indigeribile. Arrivare alla decima riga di una specie di comizio di partito degli anni ’70 è per me troppo e oltre  all’insopportabile linguaggio che usano mi pare palese il tentativo di dimostrare che loro sono colti, che loro sono intellettuali. Tuttavia la dimostrazione fallisce quando Fusaro ha avuto una clamorosa caduta di stile col paragonare la Nappi ad un verme, la Nappi dal canto suo ha dimostrato che si può essere pallosi come un Fusaro pure mettendo nelle stesse frasi "Figa" e "marxismo".  La Nappi è quella che a gambe larghe spiegava come la retorica del "femminicidio" fosse appunto retorica, ma sul blog di Repubblica (blog d’autore!) si guarda bene dal mostrare certi argomenti. Forse, in fondo, voleva solo un posto di redattrice.

  • mazzam

    che arrivi Nibiru non c’è più speranza?

  • GiovanniMayer

    Interessante punto di vista.

  • Cataldo

    E’ uno scontro tra titani, Nappi vs Fusaro 🙂
    Caro Diego, la signorina avrà modo di comprendere a pieno il termine capitalismo, quando il conto del proctologo arrivera alla 4° cifra,
    per adesso fa la cicala del circo mediatico.
    Comunque,  non bisogna fare l’errore di credere che lil sistema sia troppo avaro verso "l’estetica del supplizio", all’occorrenza non si lesinerà su nulla.

  • GiovanniMayer

    Ineccepibile.

    La Costituzione (quella di qualche anno fa) va difesa perché, alla fine, è la cosa più concreta, che abbiamo oggi, che dia valore giuridico a istanze sociali  e umanistiche. Almeno rispetto al sistema attuale.
  • Allarmerosso

    "con continui rimandi a categorie desuete ( fascismo ecc. )"


    Credo non gli si possa fare una colpa di ciò e tanto meno utilizzare tale argomento come critica tanto che proprio Fusari usa queste parole – secondo me perfette per spiegare un concetto tanto semplice quanto scontato attuale : "una legione di imbecilli che, come al tempo della linea Maginot, combatte una guerra persa in partenza, perché condotta sulla base delle carte militari del conflitto precedente (fascismo, antifascismo, anticomunismo, ecc.) o, comunque, disegnate ad hoc dal nemico stesso."
  • Georgios

    Fusaro e’ un filosofo. E’ un filosofo marxista. E da marxista,
    giustamente, ci tiene alla difesa dello stato nazionale. Può
    sembrare una contraddizione in termini e la propaganda capitalistica
    in tutte le sue forme, dirette e indirette, sotto ogni sigla
    partitica di ogni genere, ha fatto di tutto durante parecchi decenni
    per far distillare nel cervello del cittadino in processo di
    trasformazione a consumatore, questa apparente contraddizione. Ma e’
    la verità: Alla fase storica nella quale ci troviamo non esiste
    altra soluzione se vogliamo evitare una catastrofe umanitaria di
    proporzioni gigantesche. Lo avevano capito i padri del marxismo nel
    18o secolo che senza stato nazionale non si poteva parlare, non di
    socialismo, ma addirittura nemmeno dei fondamentali diritti umani e
    civili. E Fusaro, da marxista, questo lo capisce.

    Ci avrei qualche cosa da contestargli circa le forze che chiama in
    allerta per la difesa dello stato nazionale che non chiama mai con il
    suo nome di battesimo forse perché sa che ci saranno quelli (tra i
    vaccinati) che rabbrividiranno. Dati i tempi che corrono e’ già
    tanto parlare di stato nazionale. O forse perché, anche se filosofo,
    non ha colto il senso profondo della parola “patria”, l’unica
    capace di richiamare memorie perdute sia a destra che a sinistra, di
    sensibilizzare, far riflettere ed eventualmente unire il popolo dei
    vaccinati contro parole grosse come “stato nazionale”, come
    “comunismo” e come “fascismo” (gli ultimi due con tutte le
    loro varianti “anti”) che continuano a dividere .

    Ma purtroppo sarebbe troppo bello per essere vero. Il discorso
    pacificatore non fa fatto ancora tanto progresso. Siamo ancora ai
    tempi del Colosseo. Per cui, Fusaro, eventualmente vittima anche lui
    della maniera mediatica “post moderna” (o come cavolo la chiamano
    i filosofi o gli aspiranti filosofi) di esternare il proprio
    pensiero, non si limita ad analizzare, criticare e proporre delle
    prospettive, ma fa anche il nome della signora. E come c’era da
    attendersi, indipendentemente da chi scrive (le vie dei Signori sono
    infinite) arriva puntuale la risposta.

    Ecco dunque i due gladiatori con le proprie foto sopra gli
    articoli dell’avversario, uno con la scritta che si riferisce al
    proprio mestiere, l’altra in una posa che rende superfluo ogni
    riferimento al suo mestiere, che si scambiano i loro colpi di spade o
    tridenti. Metaforicamente parlando, si intende. Ma non meno
    letalmente. Perché i danni che sono causati da uno scontro cosi dove
    si affrontano ad “armi pari” e “democraticamente” l’analisi
    sociale con il “pisciare
    (metaforicamente e non) sul maestro
    ” sono incalcolabili e la
    confusione e l’appiattimento dei concetti, dei significati e dei
    valori si propagano all’infinito. A scapito della disperatamente
    cercata unione popolare.

    Adesso non rimane
    che attendere la contro-risposta di Fusaro. Speriamo di no anche se
    dei porno di questo tipo fanno numeri di vedute, ascolti o letture
    alti. Al passo coi tempi del consumismo volgare.

  • Primadellesabbie

    Scorrendo senza troppa attenzione questo post e cercando di capire se contiene qualche spunto di riflessione, mi imbatto in questa definizione del capitalismo, felicemente perfetta, che non conoscevo: "[i]quella mistura tipicamente occidentale di cupidigia e ingenuità[/i]."


    Ho sempre proposto ai miei amici di leggere come ingenuità la decisione di "mettersi a fare soldi", riducendosi inesorabilmente a fare i conti con l’imbarazzante fantasma di se stessi, e i peculiari, inaspettati e ineludibili gusti, necessità e punti di vista, che ne derivano.


  • Georgejefferson

    La parola Patria e’ gia stata metabolizzata dal capitale da tanto tempo.

    Per la patria (dei potenti) ci hanno mandato milioni di persone al macello.Questa la retorica contro il suo uso in funzione di istanze sociale ed emancipative.
    La parola Popoli (al plurale) e’ e resta piu potente come strategia di resistenza alle lusinghe pischiche dei potenti atti a dividerci.
    Al di la del nobile umano valore che descrivevi,all’origine,della parola patria.
    Di fronte alla morte e disperazione, legarsi troppo ad una verginita nobile originaria delle parole e’ controproducente ,perche il capitale te le scaglia contro,con masse al seguito creando fraintendimento.
  • Georgios

    Nessuna nobile verginità originaria. Queste sono scemenze naziste. Alla patria appartiene chi annaffia con il proprio sudore lavorativo la sua terra.

    Patria non significa razza. Della patria possono far parte molte "razze" (uso per semplificare).

    Se il capitale metabolizza io devo de-metabolizzare per avere indietro quello che mi e’ stato rubato che non e’ solo le belle montagne, fiumi e mari e tante altre cose ma sopratutto la mia assicurazione, la mia scuola, il mio lavoro, la mia pensione.

    Chiaro?

    Adesso che mi mandano al macello qui in Grecia chi chiamo a lottare io accanto a me? I popoli? Quali popoli? Quelli della Terra in generale? Basta con i sogni bambineschi.

    Tu verresti qui vicino a me o sarebbe meglio per ragioni pratiche che ognuno lotti in casa sua? Poi quando ci liberiamo e siamo padroni in casa propria facciamo l’alleanza dei popoli, facciamo l’internazionalismo.

    Attenti a non parlare di corda nella casa dell’impiccato.

  • Faulken

    Dover trovare su CDC articoli di/su Fusaro & pornostar è disarmante…

  • Fernesto
    Fusaro piace molto su CDC perchè ( anche se si finge marxista ) è palesemente di estrema destra : difesore dell’ordine borghese , dell’ "identità nazionale" , delle radici , della famiglia patriarcale , della religione ecc..ecc.. Dio , Patria e Famiglia .

  • MarioG

    Lei e’ palesemente di estrema sinistra, difensore dell’ordine proletario, dell’indifferentismo internazionale, delle foglie, della famiglia matriarcale, dell’ateismo. Materia, Commune  e Centro Sociale

  • Fernesto
    Voi di estrema destra mi dove spiegare perchè la menate tanto con la stronzata delle tradizioni e delle "identità nazionali"…

    Un bolzanese e un napoletano appartengono alla stessa nazione : vi sembrano identitici ? 

    Un milabese milionario e un milanese che prende 600 euro appartengono alla stessa nazione  : vi sembrano identitici ?

    Un gay e un etero che appartengono alla sessa nazione vi sembrano identici ?  
    Essere di sinistra vuol dire mettere al primo posto la persona in uguaglianza e libertà : le risorse , i prodotti del lavoro ecc. devono essere il più possibile comuni e/o equamente uistribuiti … per il resto ognuo è libero di essere quel che vuol essere …

  • Georgejefferson

    Strano che fraintendi.Io concordo su tutto quello che hai detto,ti sto solo dicendo che la manipolazione organizzata delle coscienze non e’ da sottovalutare,se pensi che si aggreghino di più le genti con la parola Patria,va bene,Secondo me no.Sto parlando di Strategia politica,non di sostanza di significato,su quello io condivido quello che dici,ma dovresti anche contare fino a 10 prima di scaldarti e partire in quarta,e prendere in considerazione il fatto di aver frainteso l’intendimento.

  • MarioG

    Voi di estrema sinistra mi doveta spiegare perche’ ogni cosa che non e’ di estrema sinistra e’ di estrema destra. Non capisco che dovrei rispondere alle sue estemporanee comparazioni. Evedentemente le cose che lei cita non sono identiche. E’ difficile trovare due cose identiche.
    D’altra parte non vedo come questo vada a inficiare ogni discorso sulle cosiddette identita’ nazionali e le tradizioni varie. Quando parla col tizio di Bolzano o di Napoli oppure con un cinese anche lei dovrebbe notare la differenza.

  • Georgejefferson

    Ammetto che "nobile verginità originaria" e’ provocatorio verso reazioni contro,avrei dovuto scrivere diversamente.


    Lo so benissimo che il significato profondo e storico di Patria non e’ quello inteso a volte,come difesa a oltranza di un ordine di potenti contro il suo stesso popolo
  • Fernesto
    L’estrema destra è sangue e suolo , nazionalismo , corporativismo ( il capitalista e il lavoratoe nazionali con il sangue doc dal 1861 stanno sulla stessa barco… ) tradizionalismo , xenofobia , ecc.ecc..

  • GioCo

    Una delle migliori doti della manipolazione mediatica è quella di definire il quadro del contesto, una tecnica estremamente raffinata e difficile da comprendere per l’utente medio, ma anche per quello più smaliziato. La trappola funziona meglio con l’intelligenza (alla faccia di chi sostiene a torto che "sa discernere guardando i media") perché tanto più ci si affida al proprio parere, tanto più facilmente ci si adatta a seguire schemi (appresi) prevedibili credendoli risolutivi.
    In questo modo vieni manipolato con il tuo consenso implicito e (tra l’altro) nella sevizia provi pure il piacere di venire colto in … "errore" (in questa vicenda ci starebbe bene un altro termine, molto più ambiguo di "errore").

    Se però si vuole capire di cosa parlo è necessario abituarsi a uscire dalle cornici imposte. Tanto per cominciare la Nappi è chiarissimo come si guadagni da vivere e (implicitamente) quale sia il suo esempio sbandierato per sbarcare il lunario. Qualche anno fa in tempi molto meno sospetti Benettazzo avvisava qual’era la deriva del futuro economico italiano e come le giovani donne della penisola avrebbero finito per "lavorare", alla faccia delle conquiste femministe. D’altronde, fenomeni come le "femen", sono perfettamente integrati al sistema mediatico fatto di show e di palpeggi emotivi veloci, tweet e uso furbo della parola alla ricerca del consenso narcisista.
    La Nappi è un fenomeno pienamente riconoscibile come dice correttamente Diego che però commette l’errore fatale (ed è qui la prevedibilità del genio) di informarsi sulla signorina e tentare di coglierla in … errore. Ovviamente la Nappi non è scema ed è selezionata apposta per rispondere a critiche puntuali, non importa se allo stesso livello, le basta dire una qualunque cosa sensata per colpire l’immaginazione e definire la cornice entro cui intrappolare la discussione che comunque domina. Un po’ come la Cicciolina che vinse le elezioni con un motto del tutto condivisibile "fate l’amore non fate la guerra", senza dimenticare di precisare che "lei l’amore l’aveva fatto con quasi ogni essere vivente" quindi era pure un ottima icona animalista.

    Guardando a queste figure è impossibile (come fu per le industrie del tabacco che promossero la sigaretta come "fiaccola della libertà" sfruttando i movimenti femministi) non rimanere vinti da forte contrasto che rappresentano (dissoluzione/soluzione) e che riduce in pezzi i valori sociali vigenti per proporne di nuovi. Non a caso folle di ragazzine si radunavano ogni anno davanti agli studi di finivest, sapendo perfettamente cosa andavano a fare, spesso e volentieri spinte dai genitori e speranzose di "farlo" con la persona giusta (cioè che le lanciasse nel mondo dello spettacolo). Nappi è solo una di queste (mediamente intelligente) che ha trovato un ottimo sbocco (economico) ed è per ciò un esempio vincente per ogni ragazzetta che abbia la voglia di emergere dal pantano e vivere una vita degna di essere vissuta. Cioè agiata e sgravata di questioni morali tipo "salviamo il paese, l’istruzione e il walfare".

    E’ evidente che il suo successo è di estrema destra, di quel liberismo che promuove l’estremismo ultranazionalista (che comprende la mercificazione sessuale) ed è quindi gioco facile per lei definire una cornice che impedisca di associare la deregulation e il globalismo con il nazional-socialismo. Peccato che figure come lei siano (non a caso) state icona per l’uomo forte a partire dalle pubblicità del nazional-socialismo (tutto) ispirato (sempre non a caso) al liberismo inglese (di cui Hitler vantava d’aver preso esempio scolastico). Ci ricordiamo di come il Duce vantasse le sue performance? Di chi era "il Vate"? Di come il Porta riempisse i manifesti del fascio con donne prosperose che non rimandavano certo a immagini pudiche? Di come i bordelli italici fossero noti e meta di turismo internazionale?
    La destra è stata sempre ispirata a un moralismo bigotto che valeva solo finché certi mestieri (tipo la ballerina, nota show girl dell’epoca) stessero bene nascosti sotto un tappeto di "buoni costumi". Oggi non è diverso, solo cambiano i volti delle elité che ben si guardano dal mescolarsi con "certi mestieri", ma li sfruttano per poi condannarli al loro interno. Come sempre è accaduto.
    Ma la Nappi ovviamente non serve che lo sappia è solo una degna comparsa di un opera che da Woodrow non ci ha mai lasciati più in pace e che dopo un secolo, ci lascia ancora disarmati e incapaci di rispondere, se non con tweet stereotipati e commenti già omologati.

  • Fernesto
    Una prostituta non può parlare ?
    La destra è sempre stata ispirata da un moralismo bigotto…. sono d’accordo… infatti qui la destra è Fusaro , non la Nappi…. Fusaro non è un anticapitalista , è un reazionario .

  • MarioG

    Anche lei ha preso la "Fernestite", nel senso che vede ovunque lo spettro dell’estrema destra. Solo che il Fernesto almeno non capovolge di 180 gradi i fatti basilari. Che il successo di quelli come la Nappi (ho capito bene? Scusi, ma a volte e’ molto piu’ involuto il suo linguaggio che quello del Fusaro) e’ di estrema destra e di quel "liberismo che promuove l’estremismo ultranazionalista" come l’ha tirata fuori? Ma li ha letti i brani della signorina Nappi?

  • Fernesto

    Si ma non essere timido ….

    L’estrema destra sono il FrontNazional , ForzaNuova , CasaPound , Lega Nord , AlbaDorata , NPD ( il partito neofascista tedesco ) , Finns ( il partito neofascista finlandese ) , il Partito del Popolo ( il partito neofascista danese ) , il Partito della Libertà austriaco , lo Jobbik ecc.ecc.ecc..ecc..  
    Cosa sono sto schifo qua ? sono quello che propaganda Fusaro : sangue e suolo ( la Padania nel caso della Lega ) , nazionalismo ( la Padania nel caso della Lega ) , corporativismo ( capitalisti nazionali e lavoratori nazionali con sangue doc sulla stessa barca ) , identitarismo nazionale , radici , tradizionalismo , difesa della famiglia patriarcale , xenofobia , ordine , autorità ecc…

    Questo schifo qua è un prodotto del liberismo selvaggio ? Certo che lo è… 

     

  • MarioG

    A parte tutto il suo discorso, non ha afferrato il senso del mio
    commento: io parlavo dell’allucinazione del commentatore precedente, che avviava la fulgida Nappi verso "l’estremismo ultranazionalista".
    Avrei una curiosita’ riguardo a una sua ossessione. Lei viene da una famiglia patriarcale?

  • Arcadia

    un "piccolo" contributo a qst dotti punti di vista:

    #Autarchia Massimo Fini (Il Ribelle dalla A alla Z)
    Il termine è oggi squalificato, non solo e non tanto perché fu una
    delle bandiere del fascismo, ma perché del tutto fuori dal tempo.
    Nell’era della Globalizzazione , dell’integrazione di tutte le
    popolazioni del mondo all’insegna di un unico modello, quello
    occidentale, che ha dimostrato una forza, un’efficienza, una
    penetratività straordinarie, l’autarchia
    appare totalmente anacronistica e il termine stesso è scomparso dal
    linguaggio politico. Eppure a una qualche forma, sia pur limitata e
    ragionata, di autarchia, intesa non solo in senso economico e politico
    (in greco il termine significa padronanza di sé ), bisognerà pur tornare
    (vedi Europa , Piccole Patrie ) perché la globalizzazione omologa,
    appiattisce, rende tutto uguale e provoca nell’individuo un forte senso
    di estraniamento e una dolorosa perdita di identità. L’utopia
    voltairiana e illuminista dell’«uomo cittadino del mondo» è fallita. Può
    anche darsi che ci sia qualcuno che si trovi a suo agio a girare come
    una trottola fra Milano, New York, Damasco, Nairobi e luoghi esotici che
    peraltro tendono ad uniformarsi tutti, o che si diverta a viaggiare su
    Internet interloquendo con perfetti sconosciuti di lontane regioni del
    mondo, ma, in linea generale, l’uomo ha dimostrato di avere bisogno di
    radici, di punti di riferimento vicini, precisi e comprensibili, di
    luoghi che possa considerare «suoi», di volti noti che non siano solo
    quelli virtuali dei mascheroni televisivi. Invaso dal mondo globale, sui
    cui movimenti non ha alcuna presa né influenza e di cui percepisce, sia
    pur confusamente, di essere un’infinitesima, insignificante e patetica
    rotella, l’uomo d’oggi si ritrova solo di fronte a se stesso e
    all’angoscia dell’essere: senza il senso vero di una comunità, senza
    miti fondativi, tradizioni, leggende, riti e il sentimento di una
    continuità storica, cioè di tutti quegli elementi che consentivano
    all’uomo di ieri di conferire un significato, apparente ma sufficiente,
    alla propria esistenza. Soli sono stati tutti, o quasi, i geni
    dell’umanità, da Eraclito a Platone a Michelangelo a Beethoven a
    Nietzsche, ma a parte che la loro era una solitudine feconda,
    gratificata, almeno in una certa misura, dalla loro arte, avevano gli
    strumenti concettuali, intellettuali, culturali per reggere questa
    tensione. L’uomo contemporaneo, svuotato di ogni interiorità da un
    sistema di vita che – con la sua velocità, la centralità data
    all’economia e alla tecnologia, l’assordante bombardamento massmediatico
    che enfatizza il niente – toglie ogni spazio e tempo alla riflessione, è
    invece privo di risorse e di difese. Non gli resta che ruminare quella
    droga che nell’utopia negativa del Mondo nuovo di Aldous Huxley si
    chiama soma e che noi possiamo tradurre con consumo. Ma il consumo è il
    motore del modello. E il modello costringe al consumo per riempire il
    vuoto esistenziale che ha creato. Il circolo è vizioso. Solo il ritorno a
    forme di autarchia economica, e quindi a comunità più piccole, più
    coese, più controllabili, dove l’uomo ritrovi identità, senso,
    padronanza di sé e i legami con gli altri, potrebbe, forse, consentirgli
    di riempire tale vuoto altrimenti che col consumo compulsivo e
    ossessivo e di spezzare questa catena.

  • Fernesto
    Ma quale famiglia patriarcale… i mie erano ( lo sono ancora ) due libertari … comunque tu sei di uno scivoloso allucinante … sfuggi… la questione di tutto ( della polemica tra il reazionario Fusaro e la Nappi ) ( della confusione che fa il commentatore GioCo che , anche secondo me , fa un pò di acrobazie impossibili per cercar far passare la Nappi di destra e Fusaro di sinistra : invece è il contrario… ) è quella che ho scritto nel commento sopra .
  • MarioG

    Non scivoli mi raccomando, che non voglio averla sulla coscienza.
     Innanzitutto sulle acrobazie sono d’accordo, tant’e’ che era quello che sostenevo pure io, soprattutto sulla Nappi di"destra" ultranazionalista. Se badava a quello che ho scritto, invece che al suo equilibrio, se ne sarebbe accorto. Quanto al Fusaro di destra, non c’e’ molto altro da aggiungere. Prendo atto della sua posizione e stop. Mi rendo  conto che i genitori libertari possono nuocere. Io sono piu’ patriarcale.

  • geopardy

    Fare un forum "politico" su una tipa del genere "io sono io, tutti gli altri non sono nessuno", al punto tale che non si è degni di esprimere un qualsivoglia parere che non sia il suo, mi sembra veramente esagerato.

    Ne conosco di gente auto referenziata, ma nascondono problemi cognitivi ed emotivi di notevoli proporzioni.
    La tipa sta soltanto difendendo, nella maniera, al tempo stesso, meno intelligente e più oltranzista, le sue scelte esistenziali ed economiche.
    Mi sembra anche un tentativo di farsi una certa pubblicità, sinceramente.
    Il web, inoltre, è pieno di provocatori con intenzioni ben differenti da quelle conclamate.
  • Georgios

    Ammetto anch’io di essermi un po’ scaldato ma e’ capitato proprio ieri di avere avuto alcune "esperienze" qui e poi mi sono ricordato di questo scontro un po’ "fatto su misura" per ragioni mediatiche tra il pensare e il pisciare che in definitiva e malgrado le buone intenzioni di Cufaro lavora contro l’interesse del popolo martoriato. Di conseguenza ho scritto il mio primo commento e quando hai ribattuto sulla questione della patria… mi capisci?

    Se ho un po’ esagerato nei tuoi confronti chiedo scusa.

    Però dobbiamo tutti capire se possibile con qualche anticipo rispetto al tempo in cui lo capiremo per forza di cose, ripeto, per forza di cose, che la nostra unica possibilità di salvezza, non sto parlando di teorie, sto parlando di salvezza e’ appunto la ri-acquisizione del senso della patria.

    Poi possiamo anche fare a botte sul "dopo" ma prima dobbiamo liberare questa disgraziata in tutti i sensi patria nostra.

    Quando verranno a pignorarti la casa e dovrai contare sull’appoggio dei tuoi amici, vicini, compagni o fratelli, in parole povere dei tuoi compatrioti, allora capirai la verità vera. Ma allora non e’ meglio essere preparati prima? E cominciare ad organizzarsi?

    Credimi: tutti quelli che in questo momento sostengono le rivoluzioni planetarie, proletarie, marxiste, leniniste o non so che altro, primo non hanno capito una virgola di Marx, secondo credono a delle fedi come quelli delle sette religiose o massoniche e terzo non hanno ancora sentito sulla nuca il fiato insaziabile degli avvoltoi.

  • Georgejefferson

    Figurati Georgios,fondamentalmente hai ragione.Comprenderai magari senza condividere appieno , comunque , la difficolta di riappropriarsi di termini 

    importanti alle cause comuni,quando sono strumentalizzati da decenni.

  • Georgios

    Lo comprendo ogni giorno che passa, purtroppo. Non ho mai detto che e’ facile. Ho detto che e’ facile liberarsi da questa trappola una volta riappropriati i termini.

    Ma non ho mai detto che quest’ultima cosa sia facile. Anche se presenta l’unica possibilità di salvezza. 

  • PikeBishop

    La signorina Nappi e’ una lavoratrice che si fa un culo tanto (nel vero senso della parola).  Conosce anche il significato del concetto di Capitalismo meglio di filosofi da strapazzo che sono il frutto del disastro della scuola pubblica.  Il signor Fusaro, una nullita’ che non vale neanche un pelo della figa depilata della signorina Nappi, e’ un "Filosofo" autoreferenziale della casta parassitaria accademica: si e’ veri Filosofi solo come si e’ capiscuola di arti marziali, fondatori, cintura rossa.  Non basta essere lacche’ del Kodokan per esserlo, ne’ l’avere scritto libri che nessuno legge ma che pantalone paga comunque, volente o nolente.

    Io sto con la Nappi, che ha il culo meglio della faccia di molti "Filosofi".  E anche di molti Frediani di CDC.
  • alsalto

    "stucchevoli" video con Preve?
    Infelice la scelta dell’aggettivo.
    Avrei compreso "noiosi", "polverosi"….ma stucchevoli non si puo’ sentire.
    Solo micromega puo’ tentare di dar credibilita’ ad una tipa tanto "schizzata".

    Che le esperienze di vita o traumi possano aver portato la Signorina in oggetto a scelte tanto forti non e’ cosa su cui penso si possa accendere alcuna discussione, il corpo e la vita le appartengono e quindi, sia.

    Ne rimane che quando ci si inerpica in posizioni quali quelle espresse in merito all’eccido della media borghesia portatrice di tutti i mali o la glorificazione del capitalismo quale koine catartica qualche risposta ce la si debba aspettare.

    Ma e’ ella stessa nei suoi espliciti costumi a dar caratura del proprio pensiero.
    Una vera e propria gangbang intellettuale tra tiepidi fiotti d’ammore.

  • alsalto

    Condivido in toto.
    Usa la visibilita’ che s’e’ saputa conquistare al pari della ciccia che si porta appresso.
    Fusaro lo si puo’ piu’ o meno apprezzare o condividere ma rimane pur sempre una persona assai preparata.

  • Matt-e-Tatty

    Per chi se lo fosse perso, il commento di Barnard:

    FUSARO, NAPPI E LA TROIA.

     

    Fusaro. Quando una come Valentina Nappi si offre di squirtarti in faccia…. si dice  Sììììììì GRAZIE!, poi gliene fai di ogni, e lei te ne fa di ogni.

    E alla fine, quando la Nappi ti parla di Elias Canetti o di Marx, benissimo, stappate una bottiglia di Chianti e fate i filosofi (di Ronald McDonalds).

    Il tuo pistolotto sociologico di risposta alla Nappi è intellectual horseshit. Ma d’altronde non mi aspetto tanto dal te che sei il primo comunista di Don Verzé. Di certo sei il primo filosofo della Storia che si autopromuove come il Mulino Bianco.

    Nappi vs Fusaro: Fusaro ko al primo round. 

    Che Paese questo, dove le bocchinare con apertura di gambe di 190 gradi vincono sempre (a scapito di quelle brutte ma bravissime), come quell’altra, che prima spompinava la mezza tacca tv, poi lo smolla in 3 nano secondi per spompinare il pezzo grosso. E vedrete il prossimo anno chi avrà un bel talk in prima serata.

    Ma la differenza fra la Nappi e la sopraccitata Reinhold Messner con la figa, è che la Nappi ha due palle stratosferiche, poi ne possiamo dire di ogni, ma le palle quella donna le ha. 

    p.s. Per Davide di Comedonchisciotte: ma non ti vergogni a pubblicare prima Fusaro e sotto la Nappi?

    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=983 [www.paolobarnard.info]

  • Giovina

    Paolo ti sbagli, Davide ha schiaffato prima  in faccia a tutti deretano e lingua della pornostar.
    Chissa’ se Fusaro risponde a tutti i fissati per il fascismo cosi’ come ha fatto per la Nappi.
    Possiamo annoverare la reazione del Fusaro tra gli esempi di filosofia freudiana piuttosto che tra quelli di filosofia marxiana?

  • alsalto

    Quale che sia di certo come sottofondo altro non ha che squallore.
    Una rosa, per quanto spampanata, galleggiante un lago di sbocco.

    Se s’e’ arrivati al punto di glorificare una persona che mercifica il suo, neppur poi cosi’ tanto appetibile tuttosommato, corpicino pur d’inzaccare il Fusaro di turno qualche domanda dovremmo porcela tutti.

  • Fernesto

    Grande Paolo Barnard …

    "sei il primo comunista di Don Verzé. Di
    certo sei il primo filosofo della Storia che si autopromuove come il Mulino
    Bianco.
    "

    e che infatti si autopromuove portando avanti la propaganda
    reazionaria alla Marine LePen e CasaPound : cultore delle "identità nazionali" ,
    delle "radici" , dell’autorità del Padre , della famiglia tradizionale ,
    dell’ordine borghese …. 

  • MarioG

    … del Figlio e dello Spirito Santo. Usi le maiuscole a proposito.

  • Matt-e-Tatty

    Veramente Paolo fa classifiche tutte sue, L’odine è giusto, solo è tutta roba da 20° fila, non da podio. Fusaro la Nappi dico. L’altra bocchinara no, è una spanna sopra… son tutti e tre tipo quelle badanti rumene che sposano il nonno, ma in quel mestiere è la posta che fa la differenza.

  • Fernesto

    Infatti le uso a proposito… sei tui che fai interventi ad minchiam…. il
    reazionario dipendente di Don Verzè intende Padre proprio con quell’accezione lì
    .

  • alsalto

    Bha, mi sbaglio di sicuro.
    Ma amme’ quando la critica s’attacca sulla forma (grammatica, sintassi…) e non sui contenuti si puo’ pure attaccare ai corpi cavernosi, al cicciobbello gonfiarello per intenderci.
    Manco si fosse sul formun dei cilindruidi della crusca.
    Ma io mi sbaglio di sicuro.

  • MarioG

    Volevo solo capire l’accezione con cui lo intendeva lei. Dalla frase, essendo accanto alla famiglia, sembrava intendere padre. Ma si invece intendeva esattamente il Padre Eterno, mi scuso. ha ragione lei

  • MarioG

    Penso che si sbagli, come ho risposto al signor Fernesto

  • alsalto

    No, dico, ma mica che a tutti gli piace a forza farsi sbrodolare in faccia.
    Son gusti.
    Che schifo, suvvia.
    Ci avra’ la cintura nera 7°dan di gonorrea la principessina.
    Ok, addosso al Fusaro se ritenete, ma non e’ che debba per forza aver ragione uno dei due, esiste pure (anzi, spesso e’ cio’ che accade) la possibilita’ che sian due cazzaroni entrambi a modo loro.

  • alsalto

    In che senso?
    Meglio una fistata che la pioggia dorata?

  • MarioG

    Non capisco il nesso…

  • alsalto

    e come quando rompi i cocci e l’ultimo ride bene.
    Nell’esegesi Hegeliana del Fusaro in "piuttosto che niente meglio piuttosto" si fa preciso riferimento alla prosopopea del Prometeo moderno utilizzando quale cornucopia comunicativa il pensiero flaccido in forma esorcizzante.
    Ma potrei sbagliarmi.

  • MarioG

     Cornucopia se la ritrova il fidanzato della Nappi, se ce l’ha

  • Fernesto

    io ho citato Fusaro … è lui che gli mette la
    maiuscola…..  comunque è la stessa cosa …. l’autarità del
    padre (di famiglia) è influenzata dalla religione … in questo senso
    autorità del Padre…

  • alsalto
    Cosa?
    La cornucopia od il fidandato.
    Sa’, son questioni dirimenti, si rischia di rimanerci male.
    Posso darle confidenzialmente del Lei o preferisce del Coloro?

  • MarioG

    Non ho voglia di rileggere tutto il pezzo del Fusaro. Se mi dice che scrive Padre per dire padre, io la prendo in parola (non in Parola, pero’). Allora faccia come se avessi scomodato lui anziche’ lei.

  • Nat

    “L’altra bocchinara no, è una spanna sopra…”
    Matt, perdona la mia povertà intellettuale, ma chi è l’altra b…?

  • alsalto

    Deve perdonare l’uso strumentale dei commenti che ho esercitato.
    Il fine era tuttavia innocente e speravo di raggiungerlo tramite un suo ultimo contributo, non avendolo mi vedo costretto con il presente a provvedere da e porre un piu’ adeguato e spero definitivo 69° COMMENTO.

    Solipsismo in tono ai post di cui sopra.

    Cordialmente.

  • Jor-el

    Nessun trauma e nessuna esperienza di vita, solo business e tanta attenzione alle mode culturali e non. La Nappi ha registrato il successo mediatico di Fusaro e ci ha costruito un personaggio, la pornostar filosofa. D’altra parte la sua immagine pubblica "slutty" con smorfie  e lingua di fuori è ripresa pari da quella della popstar Miley Cyrus:

  • alsalto
    Prendo atto di quanto sottolinei, in effetti le evidenze ci sono tutte.
    Business e tanta attenzione alle mode, ok, ma anche tanto olio che ne mangia piu’ del mio kangoo, differentemente ci sarebbe da urlare al miracolo.