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IL BENE PRIMARIO

FONTE: ROSSLAND (BLOG)

Quanti commentano prendendosela con il governo Renzi al riemergere della questione della privatizzazione della gestione dell’acqua, nonostante il referendum del 2011 il cui esito era stato chiarissimo, ha la memoria difettosa: l’acqua era obiettivo di privatizzazione del Pd già prima, durante e dopo, il referendum del 2011.

E le privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali era uno degli obiettivi imposti al governo B. con la famosa lettera Bce dell’agosto 2011 (cioè a 2 mesi di distanza dall’esito referendario…).

Chi ha buona memoria ricorderà invece che quel referendum era stato inizialmente osteggiato dall’allora PD bersaniano, il quale nel novembre del 2010, a pochi mesi dal termine della raccolta firme che avrebbe portato al referendum nel giugno dell’anno successivo, presentò una proposta di legge per dare in mano a società miste pubblico-privato la gestione degli acquedotti.

Ma che questa fosse la linea del Pd, che a pochi giorni dall’esito del referendum si appuntò il risultato come un personale trofeo, lo ricordo anche per via dei piddini pensionati con cui condividevo i tavoli della raccolta firme.

Ero referente di zona per il Comitato Acqua Bene Comune del paese dove risiedo, all’epoca.
E mi scontrai non una, ma parecchie volte, con i pensionati “compagni” che eseguivano gli ordini arrivati dall’alto, spesso senza nemmeno sapere cosa stavano facendo ma ligi al compito assegnato.
Ebbi pure degli scontri con il Comitato provinciale ABC, al quale segnalai che mi pareva alquanto sospetto che ai tavoli vi fossero persone che non condividevano l’obiettivo del referendum (come si fa a sostenere l’adesione al referendum come pensionato ed essergli contrario come iscritto al Pd?).
Cosa avrebbero fatto questi pensionati/piddini bifronti se il referendum passava?
Mi diedero della complottista, al solito.
Anzi: un responsabile provinciale di ABC mi diede proprio da “autistica” (il che la dice lunga sulla persona in questione, un aclino tutto casa, chiesa e “sociale”) per via della mia “incapacità di lavorare con gli altri avendo fiducia nella buona fede del prossimo invece di insinuare mala fede nei pensionati piddini che li aiutavano a tirar su firme” (me lo scrisse, l’aclino casa e chiesa, così che conservo l’email con la sentenza da autistica sopra citata).

Il referendum passò, e quel che è successo dopo lo può verificare chiunque paghi un’utenza per l’acqua: i costi hanno continuato ad aumentare e anche chi ha aderito successivamente alla Campagna di Obbedienza Civile, che aveva lo scopo di imporre che il referendum venisse rispettato alle società che gestiscono gli acquedotti e dalle bollette sparissero i costi per la remunerazione del capitale, hanno avuto per lo più solo rogne e altri ostacoli.
Credetemi: non c’era sindaco del circondario che allora, subito dopo o anche durante la campagna per il referendum, non si dichiarasse d’accordo con l’obiettivo del referendum.
Ho conservato l’email di un noto sindaco di allora cui avevo scritto chiedendo come potesse conciliare la sua promessa in consiglio comunale di voler ripubblicizzare l’acqua con la fusione, che avveniva in quei giorni, fra la spa che gestiva l’acquedotto cittadino allora con un’altra mega spa confinante, così da farne un’unica società quale oggi è.
Pareva allora, e pare oggi, che io non capisca niente, che faccia domande perché sono una rompiscatole e che, non avendo altri interessi da difendere che i miei, cioè su quanto negli anni avrei finito per pagare la bolletta dell’acqua, debba oggi come allora limitarmi a fidarmi di chi sa. Cioè dei piddini (non so se mi spiego…)
E’ lievitata in 4 anni di più del 50%, la mia bolletta (la vostra di quanto?).
Il costo in bolletta alla voce “remunerazione del capitale investito”, stimato intorno al 7%, ha semplicemente cambiato nome ma è ancora lì, nella stessa misura, anche se oggi si chiama “oneri finanziari”.

Vedete, a me ormai interessa poco o nulla chi fa politica, a qualunque livello. Mi è ben chiaro che sono tutti, chi più chi meno, agli ordini o al soldo di qualcuno o qualcosa che ha sempre il solito vecchio obiettivo: tirar giù i diritti delle persone, il più delle volte raggirandole con termini ambigui e favolette “scientifiche”, per far progredire quelli del capitale.
Quando leggo oggi che rispunta in parlamento la questione della privatizzazione dell’acqua mi fa un effetto “già detto”, così che non so spiegarmi dove fossero fin qui i quotidianiche oggi titolano di tradimenti al referendum i cui esiti fin qui devono essergli sfuggiti.
Sono quelli stessi che poi vanno a vedere Il caso Spotlight e si sperticano in lodi del giornalismo d’inchiesta, pensandosi tutti degli autentici “cani da guardia” in stile Watergate, tranne rincorrere i politici magari per riportare solo per l’ultima cazzata detta, la nuova cacchina appena fatta, la vecchia palla reiterata e semprenuova che grazie a loro, che ce la riportano come sempre frescae attuale, prima o poi diventerà più vera del vero.
Fatemi ridere: lo fossero, cani da guardia, avrebbero indagato sul “bene primario” e martellato in lungo e in largo, su un tema di importanza vitale come l’acqua.
Per costringere chi governa, si chiami tizio caio o sempronio, con una costante pressione mediatica, ad applicare gli esiti di quel referendum e a ripubblicizzare gli acquedotti in ogni comune d’Italia, non a spot, come fosse una questione di scelte personali del sindaco di turno (come è successo a Napoli, ma bravo lui e a casa tutti gli altri).
Invece, siamo al punto che basta poco e avremo anche le firme sul Ttip, così finiremo anche con le ciance da salotto social sui diritti che non ci sono più, e ci piegheremo tutti a 90° anche per un bicchiere d’acqua che non ci costi mezzo stipendio o una coda alle mense dei compagnucci cooperativi, che fanno holding sulla stessa fame che procurano politicamente così da poterla poi gestire cooperativamente in cambio di…(gratis, nemmeno gli amati “migranti”, che prontamente impiegano a suon di trombe autoincensanti come “socialmente utili” perché devono qualcosa alla comunità in cambio dell’ospitalità, e ne avrei da raccontare che forse è meglio tacere…)

Poi ci sarà anche qualche burlone che mi ricorderà che perfino l’Onu, nel 2010, stabilì che l’acqua è un “bene primario” tralasciando di dire però, attenzione, non per questo l’Onu dice che l’acqua “bene primario” sia gratis e per tutti.
Per me, invece, l’acqua non solo è un “bene primario”, visto che il corpo umano è per circa il 70% composto di acqua, ma non può dirsi tale qualcosa se quella cosa non è stabilita per questo gratuita e per tutti.
Ah, certo: costa portarla nelle case e quindi depurarla e quindi mantenere gli impianti e bla bla bla…e quindi si paga.
Lasciatemelo dire: ha ragione Etienne de la Boétie: se ragionate così è perché non volete proprio accettare dentro di voi che ciò che è per la vita è di chiunque viva, quindi anche per voi.
Poi non lamentatevi se di qui a non molto vi faranno pagare anche ogni metro cubo d’aria che respirate: vi racconteranno che non ce n’é per tutti, che essendo inquinata bisogna depurarla e che bla bla bla…
Sono questi ragionamenti che, senza saperlo, supportano ogni guerra e ogni infamia fatta dall’uomo sull’uomo.
O credete ancora al babau al-piffhero che fa di mestiere il terrorista o al dittatore al-coso che martirizza i propri cittadini e quindi va da sè che si fanno le guerre per esportare le democrazie anche ai barbari trogloditi?
Voi svegliatevi, che io torno a dormire…

Fonte: http://rossland.blogspot.it

Link: http://rossland.blogspot.it/2016/03/il-bene-primario.html

14.03.2016

Pubblicato da Davide