Home / ComeDonChisciotte / I TANTI DISASTRI DELL’UNIONE EUROPEA
14972-thumb.jpg

I TANTI DISASTRI DELL’UNIONE EUROPEA

DI PAUL KRUGMAN

nytimes.com

C’è molto di più in gioco, nel referendum di Domenica, di quanto la maggior parte degli osservatori si stia rendendo conto. E’ ragionevole temere le conseguenze di un “no”, perché nessuno sa cosa verrà dopo. Ma si dovrebbe aver ancor più paura delle conseguenze di un “sì”, perché in questo caso sappiamo benissimo cosa verrà, dopo. Se la Grecia dovesse lasciare l’euro avrebbe la possibilità di una vera guarigione, e sarebbe anche uno shock salutare per le élites europee.

In questi giorni è un po’ deprimente pensare alla Grecia … e allora cerchiamo di parlare di qualcos’altro, va bene? Parliamo, tanto per cominciare, della Finlandia, che non potrebbe essere niente di più diverso da quel corrotto ed irresponsabile paese del sud.

La Finlandia è un paese-modello dell’Unione Europea: ha un governo onesto, delle finanze sane e un solido rating creditizio, che le permette di prendere denaro in prestito a tassi d’interesse incredibilmente bassi.

Questo è anche l’ottavo anno di una crisi che ha tagliato il suo PIL/pro capite del 10% e che non mostra alcun segno che stia per finire. Se non fosse per l’incubo costituito dall’Europa meridionale, le difficoltà che l’economia finlandese sta affrontando potrebbero benissimo essere considerate al livello di un disastro epico.

Ma la Finlandia non è da sola. Fa parte di un arco di declino economico [http://krugman.blogs.nytimes.com/2015/05/29/northern-discomfort/?_r=0] che si estende in tutta l’Europa settentrionale, dalla Danimarca – che non fa parte dell’euro, ma che gestisce i suoi soldi come se lo fosse – all’Olanda.

Fra l’altro, tutti questi paesi stanno facendo molto peggio della Francia – la cui economia è oggetto di una terribile campagna di stampa, condotta da quei giornalisti che odiano la sua forte rete di sicurezza sociale – ma che in realtà ha “tenuto” un po’ meglio di quasi ogni altra nazione europea, ad eccezione della Germania.

E per quanto riguarda l’Europa meridionale, esclusa la Grecia? I funzionari europei hanno fatto un notevole battage pubblicitario sulla ripresa in Spagna, che ha fatto tutto quello che doveva fare e la cui economia è finalmente tornata a crescere e a creare posti di lavoro.

Ma il successo in stile europeo significa che il tasso di disoccupazione [di quel paese] è ancora a quasi il 23%, mentre il reddito-reale-pro-capite è ancora in calo del 7% rispetto ai livello pre-crisi. Anche il Portogallo ha ubbidientemente implementato una dura austerità – ed è del 6% più povero di quanto lo fosse in passato.

Perché ci sono così tanti disastri economici in Europa? Ciò che colpisce, a questo punto, è quanto le storie sull’origine delle crisi europee siano diverse fra loro.

Sì, il governo greco ha preso troppi soldi in prestito. Ma il governo spagnolo non lo ha fatto. La storia della sua crisi è tutta nell’eccesso dei prestiti privati e nella bolla immobiliare.

La storia della Finlandia, invece, non riguarda alcun tipo di debito. Ha a che fare con la debolezza della domanda per i suoi prodotti forestali – che sono ancora gran parte delle esportazioni nazionali – e con l’inciampo della produzione manifatturiera, in particolare del suo ex campione nazionale, la Nokia.

Quello che tutte queste economie hanno in comune, tuttavia, è che unendosi all’Eurozona si son messe in una “camicia di forza” economica.

La Finlandia era preda di una grave crisi economica, alla fine degli anni ’80, molto peggiore, nella sua fase iniziale, di quella che sta passando ora. Ma è stata in grado di progettare una ripresa abbastanza veloce grazie in gran parte alla forte svalutazione della sua moneta, che ha reso le sue esportazioni più competitive.

Questa volta, purtroppo, non aveva una moneta da svalutare. E la stessa cosa vale per tutti gli altri focolai di crisi in Europa. Questo significa che la creazione dell’euro è stata un terribile errore? Beh, decisamente sì. Ma questo non significa che dovrebbe essere eliminato, ora che esiste.

La cosa più urgente, in questo momento, è di allentare quella camicia di forza. Ciò comporta un’azione condotta su più fronti, da un sistema unificato di garanzie bancarie alla volontà di offrire sollievo a quei paesi dove il debito è un problema.

Tutto ciò comporterebbe la creazione di un ambiente globale più favorevole ai paesi che cercano di adattarsi alla sfortuna [palese il riferimento all’ingresso nell’Eurozona], rinunciando all’eccessiva austerità e facendo tutto il possibile per aumentare il tasso d’inflazione europeo – attualmente sotto l’1% – facendolo aumentare almeno fino all’obiettivo ufficiale del 2%.

Ma ci sono molti funzionari e molti politici che si oppongono a qualsiasi cosa potrebbe rendere l’euro praticabile. Quelli che ancora credono che le cose sarebbero andate bene se tutti avessero avuto una sufficiente disciplina [di bilancio]. Ed è per questo che c’è molto di più in gioco, nel referendum greco di Domenica, di quanto la maggior parte degli osservatori si stia rendendo conto.

Uno dei grandi rischi, se i greci votassero “sì” – ovvero se decidessero di accettare le richieste dei creditori e quindi di ripudiare la posizione del governo greco, il che comporterebbe, probabilmente, la sua caduta – è che questo risultato comporterebbe il potenziamento e l’incoraggiamento degli artefici del fallimento europeo. I creditori dimostrerebbero la loro forza e la loro capacità di umiliare chiunque osi sfidare le richieste per un’austerità senza fine – e continuerebbero a sostenere che la disoccupazione di massa sia l’unica azione responsabile.

Cosa succederebbe, invece, se la Grecia dovesse votare “no”? Questa decisione, che porterebbe i greci su un territorio sconosciuto, causerebbe senz’altro paura. La Grecia potrebbe anche lasciare l’euro, la qual cosa sarebbe dirompente nel breve periodo. Ma finalmente sarebbe offerta, a questo paese, la possibilità di una vera guarigione. E sarebbe anche uno shock salutare per le élites europee.

O, per dirla in modo un po’ diverso, è senz’altro ragionevole temere le conseguenze di un “no”, perché nessuno sa che cosa verrà dopo. Ma si dovrebbe avere ancora più paura delle conseguenze di un “sì”, perché in questo caso sappiamo benissimo cosa verrà, dopo – più austerità, più disastri ed una crisi molto peggiore di quella che abbiamo visto fino ad ora.

Paul Krugman

Fonte: www.nytimes.com

Link: http://www.nytimes.com/2015/07/03/opinion/paul-krugman-europes-many-disasters.html?rref=collection%2Fcolumn%2Fpaul-krugman

3.07.2015

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da FRANCO

Fra parentesi quadra [ … ] le note del Traduttore

Pubblicato da Davide

  • FlavioBosio

    «La Grecia potrebbe anche lasciare l’euro»


    Direi che è più probabile che sia l’euro a lasciare la Grecia nell’immediato secondo la legge di Gresham.

    Una volta che l’euro sarà diventato "idle money" ovvero verrà tesaurizzato la Dracma prenderà il sopravvento e comincerà la svalutazione fino a diventare carta straccia, solo a quel punto scatta la "Gresham’s Law in Reverse" (Guidotti & Rodriguez, 1992) come negli anni ’70 in America latina o dopo il ’92 nei paesi dell’ex URSS.

    Ma si sà, lui è Paul Krugman ed ha vinto il Nobel..

    Chissà forse è la storia ad essersi sbagliata.
  • Oxymen

    Forse nom hai ben chiaro cosa significhi "potrebbe". In prima battuta Krugman dice che la vittoria del NO "porterebbe i greci su un territorio sconosciuto". Cioè caos, rispetto alle certezze attuali: si aprirebbe un ventaglio di possibilità attualmente sconosciute. E tra queste c’è anche l’uscita dall’euro. Ma è solo una delle molte possibilità.

  • albsorio

    Il problema dell’Europa è di essere un’area comune con regole diverse.

    Provate ad immaginare un torneo di calcio internazionale dove ogni Paese ha regole diverse… vi sembra assurdo? Si perche lo è.
    Poi la ciliegina sulla torta è l’Euro, una moneta fiat, emessa da privati (BCE), garantita da debito pubblico… un’altra assurdità che riempie di debiti il popolo espropiandolo del surplus derivato dal proprio lavoro a vantaggio di una esigua minoranza.
    Qui non si tratta di rompere euro ed Europa ma di riformarla in maniera radicale, dando al popolo ciò che gli spetta, cioè quel "welfare" derivante dal suo lavoro.
  • Veron

    Più chiaro di così…

  • SanPap

    oppure un tavolo in cui qualcuno gioca a bridge mentre altri giocano a rubbamazzette

  • FlavioBosio

    Direi che ha perfettamente ragione, infatti ho detto "probabile", che la storia sia tutta da scrivere in Grecia è un dato di fatto, "potrebbe" accadere qualsiasi cosa, anche che Varu-Fake decida di fare seppuku in diretta TV, ma francamente dubito che in Grecia si ricordino il significato della parola "onore".

    Staremo a vedere, preparate i pop corn che il film sembra interessante, purché non si trasformi in una telenovela tipo Beautiful.
  • Cataldo

    La situazione europea non è comprensibile senza un riferimento diretto e preciso al cambiamento strategico USA*, cosi come è incomprensibile il ruolo della Germania e della Francia senza considerare questo motore immobile della crisi.

    Che sia la Grecia a sostenere i primi disastri europei di questo cambio di strategia globale era scritto da anni, a partire ad esempio dai contratti miliardari imposti dalla NATO**, possibili solo grazie alle megatruffe sulla certificazione dei bilanci operate dalla stessa compagnia di avvoltoi che oggi stringe la cinghia sul collo dei greci.

    Fa impressione vedere  i quisling europei all’opera per agevolare l’esproprio del futuro dei loro governati, in primis l’ebetino.

    * cambiamento maturato in un lungo periodo di tempo, che vede nel 2001 la materializzazione degli scenari peggiori in ballo nel decennio successivo alla fine dell’URSS
    **A quante pensioni equivale un Leopard 2A4 ?

  • ROE

    Comunque vada, il sistema bancario non può sopportare un default della Grecia, perché gli costerebbe oltre 2.000 miliardi di euro scommessi in CDS. Perciò, la farsa continuerà, finché l’economia reale non troverà il modo di liberarsi dalla finanza speculativa. E l’unico modo che i dominati possono usare per liberarsi dal potere dei dominanti è partecipare ad un sistema di credito mondiale alternativo indipendente da stati e banche per dare denaro sulla fiducia, senza garanzie, senza interessi e senza spese a chi ne ha bisogno per vivere e per lavorare. Con EkaBank è possibile ( http://www.ekabank.org [www.ekabank.org]). Tutto il resto è pura illusione.

  • whugo

    Io non credo che l europa sia riformabile come intende lei, anzi credo sia stata creata proprio per depredare i suoi popoli di diritti, risorse, e stato sociale.

    Credo che le regole condivise non possano prescindere dalla specificità di ogni singolo paese, tradizione, economia finanche lingua e visione del mondo, quindi queste regole o son poche e chiare oppure non possono che essere imposte con la violenza, ancorché non fisica ma economica, finanziaria, fiscale, oppure attraverso politiche vessatorie di imposizione appunto di perdita di diritti e conquiste sociali.
    Condivido quello che sostiene sull euro ma a differenza sua credo invece che serva una rottura di questa moneta e delle sovrastrutture che la sostengono.
  • lucamartinelli

    C’è molto di più nella storia della Grecia. Siccome non è credibile che il default greco  possa mettere a subbuglio la finanza mondiale occorre pensare a qualcos’altro. Io credo che questa sia una delle parti non militari della guerra che gli Usa hanno dichiarato alla Russia. La Grecia ha firmato un accordo con Gazprom 10 giorni fa che prevede l’arrivo del gas russo in territorio greco, con relative royalties. sappiamo bene cosa sono disposti a fare le carogne yankee pur di impedire che Europa e Russia commercino in pace. Non vorrei essere al posto di Tsipras. Si salta per aria per molto meno.

  • Toussaint

    Se la Grecia dovesse uscire dall’Eurozona e reintrodurre la dracma, questa nuova moneta subirebbe sul breve termine una svalutazione notevole, salvo assestarsi (6 mesi?) nei riguardi delle altre monete su livelli compatibili con i differenziali di competitività. Ci penserebbe il mercato. 

    Di conseguenza, la Grecia potrebbe sperare di avere un futuro che oggi l’euro le nega. Dopotutto i greci son vissuti migliaia d’anni con la loro moneta, lo faranno anche questa volta. E che poi ci provino di nuovo a fare unioni monetarie! No ai tentativi di terrorismo psico logico.
  • adriano_53

    segni dell’invecchiamento: nel giro di due giorni mi trovo d’accordo con 2 nobel per l’economia, cosa mai successa prima.
    Mi sorge, di conseguenza, un altro problema: chi sta invecchiando? Io? I Nobel? il mondo?

  • giannis
    Tsipras per difendersi dagli USA-NATO potrebbe farsi riempire la grecia
    di armi nucleari russe , per non fare la fine di Iraq , Libia Siria
    ecc…..

  • FlavioBosio

    Ma documentarsi sul cosa sono i CDS e sul loro funzionamento anziché copincollare il parere di qualcuno che di certo non ha mai letto nè i contratti nè i pronunciamenti dell’ISDA.

    Basterebbe il buonsenso per capire che i creditori preferirebbero un haircut ad un default completo, se ho investito 10 milioni di euro e devo sciegliere tra il perdere tutto o perdere il 30% scelgo la seconda e si rientra nelle clausole di "accordo volontario" per cui i CDS non pagano.
    Inoltre i CDS pagano i creditori e qual’è il creditore che per assicurare 10 milioni ne spende 20 di assicurazione? 
    Anche in questo caso è sufficiente usare la logica per capire che se il debito è di 350 milioni ed i CDS sono 2/3 miliardi qualcosa non torna, e la risposta è semplice i CDS sono strumenti derivati ormai scollegati dal sottostante che vivono di vita propria, acquistati e venduti da speculatori su rumors, nessuno dei quali detiene il sottostante, per cui se anche la Grecia dichiarasse default l’emittente dei CDS non sborserebbe un dollaro.
  • Truman

    Ho la sensazione che ormai da tempo siamo entrati in territorio inesplorato. Tutte le regole del cosiddetto buon senso si rivelano poco utili.
    In particolare la storia dei CDS rivela che c’è un problema grosso, ben più grosso del debito greco. E il debito della Grecia verso il FMI ha superato ogni scadenza senza che sia stato onorato, nè che ci sia stato un impegno formale. Entro un mese potrebbe essere dichiarata l’insolvenza della Grecia, col che i CDS diventerebbero esigibili. Ma le banche (che si trovano negli USA) non saranno in grado di pagare. Non si può tracurare la possibilità di fallimenti a catena delle banche USA, che potrebbero causare il crollo di tutto il sistema bancario occidentale (non quello mondiale, Russia e Cina reggerebbero, presumibilmente tutto il sistema dei BRICS si reggerebbe).
    Ecco, questa è la posta in gioco che vedo io: il fallimento del sistema bancario dell’occidente. E il loro controllo sulla Grecia è molto basso. Se sono stupidi come hanno dimostrato finora, faranno qualche altra strage qua e là per cercare di mantenere il potere. Se oltre ad essere stupidi sono anche criminali (e anche qui le conferme ci sono) cercheranno di scatenare una guerra. Ma non basta essere stupidi e criminali per fare guerre.

  • Truman

    Tranquillo, sono tempi strani e anche i Nobel a volte devono dire qualcosa di vero.

  • FlavioBosio

    Allora non ci capiamo..

    «Il credit default swap (CDS) è uno swap che ha la funzione di trasferire il rischio di credito.»

    "trasferire" comprende il significato della parola trasferire?

    «Lo swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati, e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti.»

    "due controparti" che non sono debitore e creditore né creditore ed emittente dei CDS ma semplicemente due controparti, che tradotto significa che c’è un tizio a Bali che vende CDS con una put ed un tizio a Katmandu che compra CDS con una call, ora comprenderà che ai dealers non importa nulla né della Grecia né delle sorti del tizio di Katmandu, possono fallire entrambi chissenefrega!!!
    Rischio di credito trasferito, missione compiuta!



  • Truman

    E’ evidente che non ci capiamo. Non c’è un tipo a Bali che vende 2000 miliardi di $ di CDS sulla Grecia, né tanto meno uno a Katmandu. Il grosso di queste operazioni è fatto dalle banche d’affari: così, per fare un esempio, una banca tedesca acquista CDS ed una negli USA glieli vende. Ora, se schiatta la Grecia alla banca tedesca potrebbe importare poco, perchè il rischio Grecia è trasferito. Però se la Grecia fallisce la banca tedesca chiede il controvalore dei CDS alla banca USA, la quale non può coprire e fallisce. Però anche la banca tedesca potrebbe fallire.

  • Truman

    Giusto per fare qualche conto, il debito pubblico della Grecia mi viene qualcosa come 425 miliardi di euro (anche se i giornali dichiarano 330). Io banalmente ho preso il PIL greco, dichiarato a 250 miliardi e l’ho moltiplicato per 1,7 (stima FMI del 2012).
    La sensazione mia è che i CDS siano ben più del debito, ma non trovo dati espliciti.

  • ROE

    Ha ragione. Il totale di oltre 2000 miliardi non comprende solo i CDS ma tutte le scommesse sul default greco.

  • ilsanto

    Non è un film è la dura realtà e rischia di coinvolgere anche noi, non credo che mi divertirò.

  • FlavioBosio

    Derivato!

    Il debito greco è irrilevante tanto quanto l’oro del COMEX, un derivato si compra e si vende, è pura e semplice speculazione è carta straccia, è una scommessa tra due entità che nel 99,999% dei casi non possiede il sottostante (nel caso in questione il debito greco), ciò che le sfugge è che chi tratta CDS non lo fa per fare hedgin sul debito greco, per cui anche in caso di default nessuno è tenuto a pagare nulla, ovviamente chi possiede un derivato se ne assume il rischio.