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I POVERI SONO BESTIE. PAROLA DI EUGENIO SCALFARI

DI ALCESTE

pauperclass.myblog.it

I tempi attuali hanno questo di particolare: dovremo viverli sino in fondo e berne la coppa sino alla feccia.

Uno dei maestri residui del pensiero italiano (un altro, celebratissimo, è crepato recentemente), il nababbo Eugenio Scalfari, nei giorni scorsi se ne è uscito con tale argomentazione: i poveri soddisfano esclusivamente i loro istinti e voglie primari; non ne hanno di secondari: la ricerca di Dio, ad esempio; collezionare ceramiche Ming; leggere trattati di socialisti tedeschi dell’Ottocento; scrivere per il teatro; occuparsi di lirica et cetera.

Il loro mondo (il mondo dei poveri) è chiuso, basico, animale.

I poveri, ne consegue, dei bruti.

Ovviamente Scalfari ha ragione. Tutta la mia famiglia, ad esempio, in particolar modo i miei ascendenti diretti (nonni materni e paterni), son lì a confermare le sue tesi.

Aggiungo di più.

I poveri, quelli veri, quelli che ben presto popoleranno la nazione, sono pure brutti, sporchi e cattivi.

Brutti poiché le privazioni imbruttiscono; e un lavoro non intellettuale (lavoro intellettuale: scrivere articoli da quattro soldi con l’aria condizionata, i piedi sul tavolo e le sfogliatelle alla propria destra, ad esempio) non regala tempo per curarsi la barba come un orticello (altro esempio).

In quanto brutti i poveri attirano altri brutti: ne nascono, a meno di un terno secco cromosomico, figli brutti.
I poveri sono sporchi, poi, perché quando si è brutti, con un lavoro di merda, e la mattina ci si sveglia con una donna laida, grassa e sboccata al fianco (è un esempio pure questo) si va in depressione, e, in depressione, come tutti sanno, non si ha mica voglia di farsi la doccia, profumarsi con essenze che nemmeno si è in grado di comprare o tagliarsi i baffiin maniera cool.

Va da sè che un tizio che è brutto, con una moglie brutta, e figli brutti, senza una lira, con un lavoro merdoso e le ascelle che gli puzzano, si incattivisca ogni giorno che passa.

Queste mie considerazioni sembrano facili e posticce, ma non è così: si basano su una osservazione costante, empirica, trentennale, degli Italiani.

Quando dico che i poveri sono brutti intendo proprio questo: che esiste una relazione diretta, scientifica, causale, fra la mancanza di pecunia e le fattezze umane (le gambe delle donne: basta osservare le gambe delle nostre nonne e le gambe delle loro nipoti; la bellezza delle gambe delle donne è questione di censo. Le belle nipoti però non hanno da illudersi: le gambe delle loro figlie torneranno presto a incurvarsi).

Ed esiste una relazione diretta tra povertà e moralità umana (sempre dei poveri: ignoranti, zotici e maleducati).
Insomma Scalfari ha ragione: i poveri sono bestie.

Tuttavia oserei rivolgergli una domanda: com’è che i nababbi suoi pari (De Benedetti, Tronchetti Provera, Montezemolo, gli Agnelli et cetera) e tutti gli intellettuali che secolui intrattengono altissimi discorsi e pensose meditazioni (con una ruga sulla fronte), e tutti i dotti che ha il privilegio di interrogare con quesiti celesti sulla vita e sulla morte (vescovi illuminati, rabbini illuminatissimi, premi Nobel) – insomma tutta la sceltissima pletora di menti eccelse che i bisogni primari non sanno manco cosa siano, e vantano, invece, bisogni secondari, terziari, quaternari … come mai tutti questi eletti sono, alla fine della fiera, delle micidiali nullità?

È una semplice domanda, non altro.
Insomma, ragazzi miei, se l’italia è in declino da trent’anni almeno, tanto che la sua classe media è ormai in putrefazione culturale, a chi addebitare la colpa?
Non ai poveri, che pensano solo a magnà’, a beve e a scopà’ (i bisogni primari).

Cos’ha dato alla nazione De Benedetti? E Montezemolo? E il cardinal Martini, a ben pensarci, cosa ha fatto per impedire l’agonia dell’Italia? Hanno mai detto qualcosa, questi venerati maestri un tanto al chilo, contro la trasformazione d’un Paese geniale e bello in un mattatoio sociale (son solo tre esempi, potrei continuare per decine di pagine)?

Sorgono altre domande. Se i poveri sono come porci in calore, il cui unico scopo è guazzare nel tiepido brago della propria limitatezza, quali bisogni secondari aveva uno come Lapo Elkann? Privo di vere urgenze (proprie ai brutti, sporchi e cattivi), in realtà cosa cercava?
Son curiosità.

Che fanno sorgere altre curiosità. Esempio: cos’ha dato alla nazione Eugenio Scalfari? Come si son inverati i suoi bisogni secondari, terziari?

Mentre è sprofondato sui velluti della redazione di Repubblica meditando le superne cose de l’etternal gloria, insomma, che gli passa per la capoccia? Lui che è una delle punte più acuminate del genio nazionale.
Che gli passa per la testa a queste flebili increspature della storia della mediocrità, a parte tali sbocchi di boria suprematista, dopo decenni e decenni di chiacchiere, pontificazioni, giri di valzer, tradimenti? Quale debito vantano verso la comunità e il nostro futuro questi tronfi massoni del nulla?

Alceste

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

Link: http://pauperclass.myblog.it/2016/02/23/i-poveri-bestie-parola-eugenio-scalfari-alceste/

23.02.2016

Pubblicato da Davide

  • mda1

    Caro Alceste.

    Il guaio è che crepano tardi. Molto tardi. Dopo aver fatto palate di miliardi. E ancora più danni.
  • Cornelia

    Da anni vado dicendo che questi che si ritengono superiori (pneumatici, mentre noi siamo miseri ilici), hanno una pasticchetta che gli prolunga la vita attiva.

    Da Scalfari a Napolitano, da Piero Angela alla Regina, da Veronesi a Soros (ne dimentico a decine), tutti i servi o protagonisti dell’elite non si levano mai di culo e continuano a pontificare, mentre ai cittadini viene il tumore o l’infarto a 60 anni.
    Leggete le date di nascita dei massoni potenti sul libro di Magaldi, sono tutti degli anni ’20 e campano tutti.
    Hanno un farmaco che li fa campare, ci metto la mano sul fuoco. Ed è per quello che si vendono, non per soldi o celebrità.
  • ProjectCivilization

    Come erede della , estinta , borghesia colta , questa domanda me la pongo fin da bambino..(  mio padre fu anche socio di Scalfari in non so quale tentativo di fare uno studio legale , prima che le loro vite prendessero alter direzioni….) e la mia conclusione e’ che entrambi i gruppi sono inconcludenti , e solo dal mezzo puo’ fiorire , un concetto di Societa’ . Se I talenti e l’esistenza di nicchie Culturali che promuovono un senso di Responsabilita’ , lo consentono . Insomma , gli intellettuali ( Scalfari e’ solo un massone ) quanti sono ? E sono robusti e combattivi ?

  • IVANOE

    Certo detto da Eugenio Scalfari queste parole prendono per il c…lo… no scusate boccaccia mia statte zitta !!! prendono un’altro senso…
    Detto da uno che ha appoggiato la riforma Fornero perchè gli spiccioli di milioni di pensionati al minimo o in miseria rastrellati con la riforma sono serviti a far rimanere intatti i suoi/loro privilegi, oppure quando ha difeso il job-act e la distruzione dell”art. 18…
    Le cose sono due :
    o è affetto da demnza senile, oppure la sua ora è vicinissima e da buon catto-cazzo-communista-forzista, si sta raccomandando l’anima  per il paradiso…invece di andare in chiesa come fanno tanti vecchietti che quando erano giovani hanno prevaricato, abusato degli altri e poi gli ultimi mesi si pentono innanzi a Dio… così fa adesso lui…. si racomanda però al suo Dio… non il mio…

  • TarasBulba

    Totò in una grande poesia chiamava la morte "la Livella"
    Perchè alla fine, come noi,  muoiono anche loro.
    E se per un povero derelitto la morte può essere talora una liberazione, per i potenti di questo mondo è tanto più atroce….
    Atroce per la perdita in un vago nulla  di tutto quanto afferrato rapacemente  dalla loro volontà di potenza, ed ancor più atroce per chi ha anche un solo flebile dubbio del Giudizio imminente di un Dio…..

  • sotis

    Caro Eugenio è arrivato il momento di iscriversi alla bocciofila magari insieme a Meli e  qualche altro babbano.

  • Primadellesabbie
    Il personaggio non é il massimo della simpatia, ma ciò che ha detto ed il contesto li ho trovati qui: 
     verso il minuto 25.
    Se la dichiarazione fosse stata come riportato mi avrebbe incuriosito, ed avrebbe meritato alcune osservazioni.
    Ma é un po’ diversa, e chiamare in causa le bestie, a seguito delle considerazioni di Scalfari, ha a che fare con il modo di pensare di chi ha riportato la conversazione e di molti di noi.
  • Primadellesabbie

    Lui c’é andato vicino, e ha sicuramente sottostimato gli animali.

  • Fischio

    Passaggio
    dal sapere, al comprendere, al sentire, e viceversa, dal sentire al
    comprendere, al sapere
    . L’elemento popolare “sente”, ma non sempre comprende
    o sa; l’elemento intellettuale “sa”, ma non sempre comprende e specialmente
    “sente”. I due estremi sono pertanto la pedanteria e il filisteismo da una
    parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra. Non che il pedante non
    possa essere appassionato, anzi; la pedanteria appassionata è altrettanto
    ridicola e pericolosa che il settarismo e la demagogia piú sfrenati. L’errore
    dell’intellettuale consiste nel credere che si possa sapere senza
    comprendere e specialmente senza sentire ed esser appassionato (non solo del
    sapere in sé, ma per l’oggetto del sapere) cioè che l’intellettuale possa
    essere tale (e non un puro pedante) se distinto e staccato dal popolo-nazione,
    cioè senza sentire le passioni elementari del popolo, comprendendole e quindi
    spiegandole e giustificandole nella determinata situazione storica, e
    collegandole dialetticamente alle leggi della storia, a una superiore
    concezione del mondo, scientificamente e coerentemente elaborata, il “sapere”;
    non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione
    sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione. In assenza di tale nesso i
    rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporto di
    ordine puramente burocratico, formale; gli intellettuali diventano una casta o
    un sacerdozio (cosí detto centralismo organico).

    Se il
    rapporto tra intellettuali e popolo-nazione, tra dirigenti e diretti – tra
    governanti e governati – è dato da una adesione organica in cui il
    sentimento-passione diventa comprensione e quindi sapere (non meccanicamente,
    ma in modo vivente), solo allora il rapporto è di rappresentanza, e avviene lo
    scambio di elementi individuali tra governati e governanti, tra diretti e
    dirigenti, cioè si realizza la vita di insieme che solo è la forza sociale; si
    crea il “blocco storico”.(A.Gramsci)…Vuoi vedere che l’Antonino era un intellettuale e l’Eugenio un raccattapalle…

  • borat

    non sono d’accordo con alceste perchè non siamo più nel medioevo o sotto la regina elisabetta e l’ascensore sociale per qunto male continua a fare il suo sporco lavoro: è anche chiaro che ora la marea è al minimo e chi stava malino prima ora è messo male, male. male…

    L’articolo però è frizzante e scritto bene.
  • lanzo

    @ Cornelia

    Siamo in sintonia.  anche io da anni dico la stessa cosa.
    Pur proveniendo da famiglia agiata, ho visto tanti parenti (e colleghi) morire  intorno a me, gente che poteva permettersi le cure.
    Aggiungici anche Kissinger (non so quanta gente abbia pregato perche’ morisse orribbilmente) Brezinsky – non so come si scrive – Rockefeller che sembra un vampiro, Bush padre, Ciampi e’ sempre arzillo.  Vabbe’ non mangiano al Mc Donald, sono monitorati dai migliori dottori, eppure… qualcosa non quadra.
  • lanzo

    Taras non ha capito un fico secco.  Questi quando muoiono, non muoiono in una corsia di un’ospedale di merda italiano, la la morte sara’ dolce.

    Deve essere molto giovane. Io ricordo mio zio, 55 anni – un duro, sopravvissuto alla guerra di Russia – che urlava per il dolore. Cancro ai polmoni. Ma me l’hanno fatta la morfina ? Chissa’ ? Magari gli infermieri si erano venduti la morfina e gli iniettavano acqua.