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I CARRI ARMATI NELLE BANLIEUES

DI CLAUDIO MARTINI
il-main-stream.blogspot.it

Ha fatto molto bene Moreno Pasquinelli a prendersi la briga di leggere e esaminare il programma elettorale del Fronte Nazionale francese. Credo ci dia la possibilità di renderci conto di cosa abbiamo a che fare. In questo post avanzerò un’ipotesi su quali siano gli autentici obiettivi di questa forza politica. Come ogni congettura è chiaramente opinabile, e invitiamo tutti a opinarla nei commenti.

Ai miei occhi è abbastanza evidente una cosa: il cuore del programma di Marine Le Pen non è l’economia, e di conseguenza non è l’euro. Questo potrà apparire piuttosto azzardato a molti lettori. Dopotutto, nel nostro angolo di blogosfera si sta sviluppando, da mesi, un acceso dibattito sull’opportunità o meno di sostenere questa forza politica. Trattandosi di un dibattito tra elettori italiani la discussione ha come oggetto, in pratica, l’espressione di un moto di simpatia (o di avversione).

Nell’ambito di tale discussione, e nella stragrande maggioranza dei casi, le simpatie al FN sono determinate dalla dichiarata ostilità all’euro e alla UE tipiche di questo partito. Anche persone con un trascorso di sinistra, convinte che l’euro sia la questione essenziale e dirimente dei nostri tempi, sono ora pronti a “sostenere” (virtualmente) Le Pen in virtù delle sue posizioni economiche. Ora, la mia ipotesi parte dall’assunzione che, tra i veri elettori potenziali del FN, e cioè tra i cittadini francesi, che parlano il francese e che seguono quotidianamente la vita politica di quel paese, non sia la posizione sull’euro quella che genera consenso, e che la stessa Marine Le Pen non si aspetti di essere votata principalmente in virtù di tale posizione.

Facciamo per un attimo astrazione dalla questione dell’euro. L’insieme del programma economico che stiamo esaminando è correttamente inserito da Pasquinelli nel filone del keynesismo moderato. Esso non implica scelte molto rivoluzionarie, specie se teniamo presente il contesto sociale nel quale è calato: in Francia l’intervento dello Stato nell’economia è una realtà ben viva e operante, lo stato sociale francese è con tutta probabilità il più avanzato tra quelli dei grandi paesi europei, e le misure protezionistiche non sono certo un fenomeno inedito nel panorama politico d’Oltralpe (basta pensare al complesso di tutele di cui gode in Francia il settore agricolo). A colpo d’occhio, buona parte di queste misure sono attuabili già oggi, a Trattati vigenti. Nulla di sensazionale, e sopratutto nulla che possa scatenare ondate di consenso.

A mio avviso il vero fulcro della proposta politica del FN, il motivo per cui i francesi lo votano, si ritrova nella seconda parte dell’articolo di Pasquinelli, quando il nostro passa in rassegna le proposte di riforma nell’ambito del diritto penale. Mi spiego meglio.

Cio che rende popolare l’opzione FN nell’elettorato francese è il richiamo all’identità nazionale. In un mondo in cui si sono smarriti molti dei tradizionali punti di riferimento, l’Idea di Francia può rappresentare un valido “ancoraggio” per molte persone. Come si realizza l’Idea? Con scelte concrete che riaffermino il potere dell’ente che la incarna, lo Stato. Lo Stato riafferma la sua sovranità in primo luogo mostrando la sua efficiacia punitiva. Se il tipico programma liberista consiste nel sostituire lo Stato Sociale con quello Penale, Le Pen vuole tener fermo il primo ed espandere enormemente il secondo. Non è contraddittorio: è la tradizione dei fascismi 1.

L’espansione del penale comporta cesure veramente notevoli con la tradizione giuridica (e costituzionale) dell’Europa degli ultimi decenni. Non si tratta solo di portare alle estreme conseguenze il revanchismo penale: questo esige di rendere più duri i regimi delle pene detentive, inasprire le sanzioni, dare più poteri alla polizia e meno diritti a imputati e carcerati, e inaugurare una politica di tolleranza zero. Si parla di reintrodurre la pena di morte. Si parla di creare particolari delitti di opinione, in particolare quello di manifestazioni a sostegno dei diritti dei clandestini. E tutto quanto caratterizzato da un chiaro segno ideologico: l’espansione del dispositivo penale non è rivolta solo contro il criminale, accontentando i milioni che, come cantava Jannacci, votano Almirante perché hanno paura dei ladri; è rivolta contro il criminale, il terrorista, il sovversivo, arabo, islamico, maghrebino, straniero, di colore. Nella retorica di Le Pen le tematiche del penale e quella della lotta ai nemici culturali della Francia (bianca e cristiana) sono costantemente intrecciate. Con lo strumento penale si vogliono difendere l’identità, l’omogeneità e l’ordine dei souschien, della comunità dei francesi “autoctoni”.

Purtroppo per il FN, tutti questi obiettivi sono in netto contrasto con le disposizioni (e con l’interpretazione consolidata) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. E la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che sul rispetto di quelle norme vigila, ha in Francia un peso maggiore di quella che ha in Italia, perché di fatto svolge, in quel paese, un ruolo simile a quello qui svolto dalla Corte Costituzionale 2.

Ecco la sovranità che Le Pen vuole riconquistare, mediante un vero e proprio tuffo nel passato: quella dello Stato contro i cittadini- e ovviamente contro i non cittadini, gli stranieri, da vessare e discriminare. Ed ecco perché l’Europa (meglio, la CEDU) va tolta di mezzo. Rivelatore, in questo senso, è un altro passaggio del programma del Fronte: quello relativo alle spese militari. Nel testo si dice chiaramente che la Francia deve riarmarsi. Che senso può avere questa posizione? La Francia dispone già di uno dei primi eserciti del mondo, nonché di un cospicuo arsenale nucleare. Perché rafforzare ulteriormente le forze armate? A chi vuole fare la guerra Marine Le Pen?

Di primo acchito si potrebbe sospettare di una qualche velleità neo-coloniale da parte della Francia frontista. Altrimenti perché rilanciare la marina militare, pur con la scusa di dover pattugliare l’immenso territorio marittimo ereditato dal passato Impero? Tuttavia, chi ha seguito le vicende politiche concernenti il FN in questi anni sa che questo partito non ha una particolare “proiezione internazionale”. Si sarebbe tentati di definirlo isolazionista. Il FN si è opposto a tutte le avventure militari in cui la Francia è stata coinvolta o stava per essere coinvolta. È per il ritiro delle truppe in “missione di pace” (dubito che a Parigi le chiamino così). Le Pen va in brodo di giuggiole per Assad e Putin, dunque era contraria all’intervento contro il regime di Damasco. Quindi non si direbbe questo il fronte di impiego privilegiato del nuovo esercito francese. Escludendo che si vogliano rinverdire i fasti dello sciovinismo anti-tedesco, anche se magari qualcuno ci spera, la domanda sembra rimanere senza risposta. Eppure è ovvio. Marine Le Pen vuole schierare l’esercito in Francia. Il nemico infatti non si trova all’esterno dei patri confini, ma al loro interno. All’uopo viene creato un corpo militare speciale:

Une Garde nationale de 50000 réservistes hommes et femmes sera constituée sur l’ensemble du territoire (outre-mer compris) et mobilisable dans un bref délai.

Marine Le Pen vuole i carri armati nelle banlieues. Il dispositivo militare qui delineato è, con tutta evidenza, volto rafforzare e rendere invincibile lo strumento della repressione penale interna.
Milioni e milioni di uomini, donne e bambini, provenienti da mille angoli del mondo, abitano le periferie e gli agglomerati urbani francesi, e minacciano l’ordine, la sicurezza e l’identità tradizionale della Francia. Sono una sentina di rivolte, criminalità e terrorismo. Contro di essi lo Stato, finalmente liberato dai lacci europei e dagli scrupoli degli intellettuali di sinistra, potrà e dovrà utilizzare tutti i mezzi necessari, con tutta la durezza necessaria.

Ecco il cuore della programma del FN. Ecco il motivo per cui milioni di francesi lo votano. Di fronte a tutto ciò, il programma economico è poco più di un dettaglio; ed esso è tanto meno importante quanto più si riflette sulle prospettive che l’implementazione pratiche di quel programma dischiude. Non è azzardato sostenere che quelle misure, ancor prima che a una involuzione autoritaria dello Stato francese, preludano a qualcosa di abbastanza vicino ad una guerra civile in Francia. Questa è solo un’ipotesi, ma la giudico molto realistica. E da questa ipotesi vorrei provare a trarre una riflessione, forse persino un insegnamento. Noi parliamo troppo di economia. Gli economisti, come una volta ha affermato Emiliano Brancaccio, hanno un peso eccessivo nel dibattito pubblico. Ma le grandi scelte politiche, quelle che capaci di coinvolgere le passioni (o le paure, o i cattivi sentimenti) di milioni di persone, sono quelle che riguardano altre sfere della vita sociale. Senza voler fare riferimento ai temi della pace e della guerra, sempre latenti ma in qualche modo lontani dall’attualità in questi tempi senza conflitti armati (almeno in Europa), si può dire che ciò che “scalda” le masse sono le grandi questioni attinenti all’identità: chi siamo, qual è il nome della nostra comunità, chi ha diritto di prendere le decisioni, quale punizione è la più opportuna per chi infrange le regole della comunità… Tutte le forze politiche che, negli ultimi anni, a livello europeo, hanno registrato un fortissimo aumento dei consensi e dell’influenza politica, sapevano essere padrone delle questioni legate all’identità 3. Quelle forze che invece hanno messo al centro le questioni economiche sono, in genere, naufragate miseramente 4. Ciò dovrebbe metterci in guardia dal giudicare un movimento politico solo in base a (ma anche a partire da) le sue posizioni in materia economica. Come spero di aver dimostrato, tale criterio si rivela foriero di gravissimi errori.

La vera cartina di tornasole sono le posizioni “identitarie”, che poi sono quelle che incidono sui diritti, sui doveri, sulle libertà. Chi comanda, cosa è vietato e cosa è obbligatorio, quali sono le condizioni alle quali la comunità può sopprimere i diritti del singolo: tutte queste sono questioni più importanti e decisive delle tecniche di controllo della massa monetaria o del corso dei cambi; e l’economia, con tutte le sue tecnicalità, assume rilevanza politica solo in quanto influisce sulle questioni sopra menzionate. Altrimenti, è roba da bloggers.

Claudio Martini

Fonte: http://il-main-stream.blogspot.it

Link: http://il-main-stream.blogspot.it/2014/01/i-carri-armati-nelle-banlieues.html

22.01.2014

NOTE

1 Non voglio entrare nell’inutilissima questione se il FN sia qualificabile o meno come partito fascista. Scegliendo un approccio “letteralista”, patrimonio tipico dei simpatizzanti di Le Pen, il FN non è un partito fascista perché non è una formazione politica identica a quelle tedesche e italiane degli anni 30, e non opera in un contesto paragonabile. Ma questa considerazione, indiscutibilmente corretta, non sposta un’acca nel giudizio che possiamo avere di questa forza politica. Di sicuro il FN ha molti punti in comune con la tradizione dei fascismi e delle estreme destre europee, ed è tra l’altro l’unico partito europeo ad aver attuato una successione dinastica nella propria posizione di comando. E questi non sono assunti che una qualsiasi persona ragionevole si sentirebbe mai di smentire.
2 Solo di recente la Francia ha inaugurato un sistema di controllo giudiziale (successivo) di costituzionalità delle leggi, e ancor oggi il Consiglio Costituzionale ha poteri limitati rispetto alle omologhe corti tedesche, italiane e spagnole. Dunque per anni il controllo sul rispetto dei diritti fondamentali, da parte del legislatore francese, lo ha svolto soltanto la CEDU.
3 Vengono alla mente, oltre al FN, anche Alba Dorata e il Movimento Cinque Stelle. Ovviamente questi movimenti hanno usato il tema dell’identità in maniera molto diversa. Per AD l’identità è quella greca etnica, minacciata dagli immigrati, che perciò vanno sterminati e scacciati. Per il M5S l’identità è quella dei cittadini italiani comuni, espropriati dal un ceto politico oligarchico e anti-democratico: il cuore del programma è dunque la riconquista della democrazia. Per quanto riguarda le forze politiche che, almeno in Italia, hanno costruito le loro (effimere) fortune sulla questione del penale, possiamo ricordare la Lega Nord e l’Italia dei Valori.
4 I primi esempi che vengono alla mente sono, in Italia, Scelta Civica e Fermare il Declino; in Germania Alternative fur Deutschland. A ben guardare il puntare moltissimo sull’economia potrebbe essere considerato una tara propria anche dei partiti della sinistra radicale.

Pubblicato da Davide

  • roz

    Il problema è che la "sinistra", in questo paese e non solo, è perennemente un passo indietro. Anche due.

    Ora che molto faticosamente qualche fine pensatore è arrivato a concepire il problema "euro" ed è stato sdoganato nei convegni il concetto di "uscita da sinistra" si pensa di essere all’avanguardia. Di aver capito ormai tutto quello che c’era da capire.

    E invece no.
    Perché se l’euro è lo strumento macroeconomico attraverso cui il capitale finanziario globalista fa leva sui mercati locali per mischiare le carte a proprio vantaggio, la battaglia contro l’euro è solo uno dei fronti.

    L’altro è proprio quello del recupero dell’identità nazionale come forma di difesa dal globalismo. Il che ovviamente comporta a cascata una serie di problematiche che fanno venire gli stranguglioni a chi si nutre dei miti della sinistra.

    Senza starla a fare troppo lunga… se ci sono in molte parti del mondo zone in cui gli operai lavorano a 2 euro al giorno e qui un operaio ne costa 150, uscire dall’euro e svalutare è solo un modo (necessario) per respirare un momento, ma non è la "soluzione" ultima e definitiva. E’ un modo per abbassare il valore di quei 150… ma a 2 non ci si arriverà mai. Non con il sistema di sicurezze sociali e di welfare cui siamo abituati.

    Parliamoci chiaro. Il benessere dell’occidente viene dall’aver sfruttato per secoli il resto del mondo, Se oggi 2,8 miliardi di persone, solo per contare a spanne cinesi indiani e brasiliani, aspirano ad avere qualcosa di più, qualcuno da qualche parte avrà qualcosa di meno.
    Indovinate dove e chi?

    Il processo può essere breve e violento, oppure guidato e (un po’) meno traumatico.
    Difendere i diritti dei deboli oggi nei paesi europei, vuol dire necessariamente "barricarsi" contro il resto del mondo.
    Queste barriere sono fatte da dazi, controlli, e tutto quello che gli imperi in decadenza hanno messo in essere per difendere le proprie frontiere dai barbari in ogni epoca e luogo.

    Quindi l’ascesa di movimenti come il FN è inevitabile.
    Se la "sinistra" vuole addolcire questo processo, deve venirci a patti.
    Il tempo storico delle ambiguità è finito.

  • Hamelin

    Articolo parecchio miope .
    In realtà tutte le divisioni nascono sempre basandosi sulla materia economica .
    Se una nazione sta bene a livello economico ed è ricca , i contrasti culturali ,identitari e sociali non emergono .
    Se una nazione è povera ed in uno stato economico disastrato la lotta per le risorse fa emergere tutti i contrasti presenti nella società .
    Storicamente è sempre stato cosi’.
    La Fine dell’Impero Romano inizio’ con il suo declino Morale ed Etico che porto’ a quello economico che porto’ con se tutto il resto .
    La Le Pen è molto lungimirante , sa che a livello economico la Francia verrà disintegrate cosi’ come gli altri paesi del Club MED , quindi mette le mani avanti giustamente per non fare la fine di Romolo Augustolo.

  • geopardy

    I MEI TIMORI.
    Se si dà inizio alla "cacciata degli stranieri" (ammeso che non generi una violenta gierra civile, dato il numero pluridecimilionario di essi), pensate che tutti i paesi con cui abbiamo contratti, anche di sfruttamento, se ne stiano buoni a vedere i propri popoli annichiliti in Europa e magari continuando ad accettare i nostri diktat ?
    Figuriamoci l’inimicarsi dei musulmani, che sono parecchi milioni, cosa
    potrebbe rappresentare in questo senso per la Francia, ma anche per la
    stessa Europa, saremmo tagliati fuori da mercati di enorme vastità (tralasciando la guerra potenziale).
    Pensiamo a tutte le enormi comunità di cristiani presenti in Africa ed in Asia (perchè questa sarebbe la lettura dei musulmani e non solo e, di conseguenza, sarebbero favorite le frange più estremiste) a cosa potrebbero andare incontro e sarebbero costrette, comunque, a rifugiarsi qui.
    La limitazione sarebbe anche per i cittadini dei paesi della UE?
    In tal caso il disastro sarebbe totale, ci ritroveremmo nella medesima situazione che ha generato le due guerre mondiali.
    Ci sarebbero da scrivere centinaia di pagine per motivare l’impossibilità attuale della Le Pen di attuare le politiche che le si imputano.
    Tutti gli imperi hanno permesso lo spostamento verso i centri di potere al suo interno, altrimenti sarebbero durati un giorno.
    In tal caso, si ridurrebbero sì i cittadini di numero, ma sarebbero ridotte anche le condizioni economiche potenziali e, molto probabilmente, in maniera ancor più drammatica, pensate che le loro multinazionali potrebbero permettere ciò?
    Un conto è ribadire una sovranità all’interno della Ue, dal momento che politicamente e socialmente siamo così divisi, un conto è chiudersi.
    Sono d’accordo con Hamelin sull’importanza delle cause economiche alla base di tutti i conflitti, ma ci sono anche molte persone che non l’accettano neache in situazioni di grosso benessere sociale e queste rischiano di divenire maggioranza, quando le condizioni economiche peggiorano e c’è chi soffia sul fuoco.
    Secondo me, se non cambiano le regole comunitarie e per tutti, seguendo questa strada il nostro continente rischia un grosso disastro, ma con ancora la possibilità di poter ottenere un reale cambiamento in positivo in un non lontano futuro, mentre segfuendo il pensiero estremamente identitario sarebbe condannata alla fine e senza possibilità di risollevarsi per tutto questo secolo almeno.
    Un favore troppo grosso agli Usa, che non perderebbero occasione di rilanciare ulteriormente la loro multietnicità, spacciandola per l’unica via percorribile.

  • pierodeola

    E se la Le Pen oltre a uscire dalla NATO servisse da deterrente per far cambiare politica e comportamento a coloro che si definiscono democratici ma che sono schierati con gli sfruttatori e liberisti dell’ultima ora?

  • geopardy

    I MEI TIMORI.
    Se si dà inizio alla "cacciata degli stranieri" (ammeso
    che non generi una violenta gierra civile, dato il numero
    pluridecimilionario di essi), pensate che tutti i paesi con cui abbiamo
    contratti, anche di sfruttamento, se ne stiano buoni a vedere i propri
    popoli annichiliti in Europa e magari continuando ad accettare i nostri
    diktat ?
    Figuriamoci l’inimicarsi dei musulmani, che sono parecchi milioni, cosa
    potrebbe rappresentare in questo senso per la Francia, ma anche per la
    stessa Europa, saremmo tagliati fuori da mercati di enorme vastità (tralasciando la guerra potenziale).
    Pensiamo
    a tutte le enormi comunità di cristiani presenti in Africa ed in Asia
    (perchè questa sarebbe la lettura dei musulmani e non solo e, di
    conseguenza, sarebbero favorite le frange più estremiste) a cosa
    potrebbero andare incontro e sarebbero costrette, comunque, a rifugiarsi
    qui.
    La limitazione sarebbe anche per i cittadini dei paesi della UE?
    In tal caso il disastro sarebbe totale, ci ritroveremmo nella medesima situazione che ha generato le due guerre mondiali.
    Ci
    sarebbero da scrivere centinaia di pagine per motivare l’impossibilità
    attuale della Le Pen di attuare le politiche che le si imputano.
    Tutti gli imperi hanno permesso lo spostamento verso i centri di potere al suo interno, altrimenti sarebbero durati un giorno.
    In
    tal caso, si ridurrebbero sì i cittadini di numero, ma sarebbero
    ridotte anche le condizioni economiche potenziali e, molto
    probabilmente, in maniera ancor più drammatica, pensate che le loro
    multinazionali potrebbero permettere ciò?
    Un conto è ribadire una
    sovranità all’interno della Ue, dal momento che politicamente e
    socialmente siamo così divisi, un conto è chiudersi.
    Sono d’accordo
    con Hamelin sull’importanza delle cause economiche alla base di tutti i
    conflitti, ma ci sono anche molte persone che non l’accettano neache in
    situazioni di grosso benessere sociale e queste rischiano di divenire
    maggioranza, quando le condizioni economiche peggiorano e c’è chi soffia
    sul fuoco.
    Secondo me, se non cambiano le regole comunitarie e per
    tutti, seguendo questa strada il nostro continente rischia un grosso
    disastro, ma con ancora la possibilità di poter ottenere un reale
    cambiamento in positivo in un non lontano futuro, mentre segfuendo il
    pensiero estremamente identitario sarebbe condannata alla fine e senza
    possibilità di risollevarsi per tutto questo secolo almeno.
    Un favore
    troppo grosso agli Usa, che non perderebbero occasione di rilanciare
    ulteriormente la loro multietnicità, spacciandola per l’unica via
    percorribile.

  • Fernesto

    "recupero dell’identità nazionale contro il globalismo" ??

    Non
    c’è ninente da fare …. il tema EuroSi/EuroNo EuropaSi/EuropaNo crea un
    cortocircuito dove le parole d’ordine di estrema destra sono ripetute come le
    canzonicine dell’estate…

  • geopardy

    Scusa, ma non era qui sotto al tuo che volevo postarlo.

  • Lif

    Scusate, ma qualcuno, qui, e magari anche l’autore dell’articolo, ha mai letto "France Orange Mecanique"? Se no, di che parliamo? Parliamo di una guerra civile che dovrebbe scoppiare, quando in realtà è già esplosa, anche se ancora a (relativamente) bassa intensità?

    Ho l’impressione che ci sia un mondo intero che molti non conoscono, che si chiama Francia. Per non parlare del resto d’Europa.

  • roz

    hai paura delle parole?
    non ho alcun problema di subalternità concettuale verso la destra. non è che siccome alcune parole sono usate a destra io mi costringa a fare salti mortali per non usarle.
    francamente non me ne frega niente… ho ben chiara, la differenza primigenia, filosofica, fra destra e sinistra, e anche le differenze culturali…
    so esattamente quello che non mi piace della destra, così come quello che non mi piace della sinistra.

    non è che è possibile fare tanti giochi di parole … il globalismo esiste ed è diretto dal grande capitale internazionale.
    il globalismo non NULLA a che vedere con quello che a sinistra si chiamava internazionalismo.
    il suo scopo è tutt’altro. il suo interesse non coincide con quello dei deboli.

    per opporsi al globalismo ognuno di noi non ha altro modo concreto, aldilà di alate e inconcludenti teorie, di rinforzare ciò che abbiamo vicino: la nostra cultura, la nostra realtà sociale, la nostra esperienza produttiva, la nostra visione del mondo… in ultimo tutto ciò può anche coincidere con l’identità nazionale.

    se non ti piace il termine nazionale, chiamalo pure in altro modo. ti va bene identità culturale di storia, cultura e linguaggio?

    è più di sinistra?

    per me fa lo stesso.

  • Fernesto

    No , non è più di sinistra.. è la stessa cosa destrorsa :  i popoli
    sarebbero entità naturali ( non costruiti dall’alto , no no ) … separati
    ovviamente dagli altri "popoli"(??) …   omegenei , compatti , senza
    conflitti … regnerebbe la giustizia se non fosse per il nemico
    esterno … il grande complotto … già … e poi continua con eja eja alalà..

  • roz

    non capisco proprio…

    la spinta autonomista (i lombardi, i veneti, i catalani … ecc) è l’altra faccia della spinta all’identità nazionale.
    le radici sono le stesse. non è un caso che oggi, di fronte all’aggressione della globalizzazione i partiti autonomisti o identitari (che è lo stesso ma su scala diversa) crescano.

    non è con le ideologie che cambi questa realtà. o ci fai i conti, o sei destinato a vagare intorno alla pattumiera della storia...

  • Fernesto

    Ma quale "realtà" ? La "realtà" che racconti tu è quella organicista ,
    naturalista , quella di Goebbels e fascisteria varia … ma è una
    balla…

    Prima si formano gli Stati : e poi sono sempre
    gli Stati che costruiscono il "popolo" , la "nazione" …. e poi le loro
    componenti più reazionarie , di estrema destra , blaterano sempre di improbabili
    radici naturali e balle simili….

    E’ un caso che la Sicilia non sia
    araba o spagnola … o che in Brasile si parli il castdtigliano invece che il
    portoghese…. o che nello stesso Portogallo non si parli lo spagnolo… o che a
    Verona non si parli il Tedesco , oppure il veneto stesso…. o che
    in Senegal si parli il francese…. o in Africa Orientale lo swahili (
    senza il mescolamento con gli arabi ora ci sarebbe un altra lingua )….. è
    sempre lo Stato che si inventa e IMPONE una lingua , e FORMA un
    "popolo"… ma è sempre l’estrema destra che fa credere che tutto questo
    sia naturale … ma sono solo dei fascisti di merda… 

  • roz

    ho la vaga sensazione del classico fischi per fiaschi.
    nel senso che quello che mi rispondi non c’entra una cippa con quello che io dicevo.
    ma tant’è, se sei contento di capirti da solo, va bene a te va bene pure a me. au revoir.