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I BRICS E LA FICTION DELLA “DE-DOLLARIZZAZIONE”

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

globalresearch.ca

I media finanziari e segmenti dei media alternativi stanno indicando un possibile indebolimento del dollaro come moneta di scambio globale derivante dalle iniziative dai paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa)

Uno dei punti focali di questo dibattito sulla competizione tra valute mondiali si sviluppa a partire dall’iniziativa BRICS per creare una banca di sviluppo che, secondo gli analisti, sfida l’egemonia di Wall Street e delle istituzioni di Washington basate sugli accordi di Bretton Woods.

La nuova Banca di sviluppo BRICS (NDB) è stata istituita per sfidare due grandi colossi occidentali – la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Il ruolo chiave di NDB sarà quello di fungere da “pool” (una sorta di conto corrente condiviso) di valuta per finanziare progetti di infrastrutture all’interno di un gruppo di cinque paesi con le maggiori economie nazionali emergenti – Russia, Brasile, India, Cina e Sud Africa. (RT 9 ottobre 2015,)

Più di recente, l’accento è stato posto sul ruolo della neonata Asia Infrastructure Investment Bank (AIIB), che, secondo i media, minaccia di “trasferire il controllo finanziario globale da Wall Street e City di Londra alle nuove banche e fondi di sviluppo di Pechino e Shanghai “.

C’è stato molto clamore mediatico attorno alle volontà dei BRICS.

Mentre la creazione dell’asse BRICS ha significative implicazioni geopolitiche, sia il AIIB sia la proposta di BRICS Development Bank (NDB) e la riserva per imprevisti (Contingency Reserve Arrangement) sono entità denominate in dollari. A meno che non sono abbinati con un sistema multi-valuta del commercio e del credito, questi dispositivi non minacciano l’egemonia del dollaro. Al contrario, tendono a sostenere ed estendere il volume di prestiti denominati in dollari. Inoltre, si replicano diverse caratteristiche del quadro di Bretton Woods.

Verso un accordo multi valuta?

Ciò che è significativo, tuttavia, da un punto di vista geopolitico è che la Cina e la Russia stanno sviluppando uno swap rublo-yuan, negoziato tra la Banca centrale russa e la Banca popolare di Cina.

La situazione degli altri tre Stati membri BRICS (Brasile, India, Sud Africa), per quanto riguarda l’attuazione della currency swap nelle rispettive valute è nettamente diverso. Questi tre paesi fortemente indebitati sono nella camicia di forza di condizionalità poste dal FMI e della Banca Mondiale. Essi non decidono su questioni fondamentali di politica monetaria e di riforme macro-economico senza il via libera da parte delle istituzioni finanziarie internazionali a base di Washington.

Il Currency swap tra le banche centrali BRICS è stato proposto dalla Russia per:

“Facilitare il finanziamento del commercio, escludendo completamente il dollaro. “Allo stesso tempo, il nuovo sistema fungerà anche come sostituto di fatto del Fondo monetario internazionale, perché permetterà ai membri dell’alleanza di indirizzare le risorse per finanziare i paesi più deboli.” (La Voce della Russia)

Mentre la Russia ha formalmente sollevato la questione di un accordo multi-valuta, la struttura della Banca di sviluppo attualmente non riconoscere in maniera chiara un tale quadro:

“Stiamo discutendo con la Cina e gli altri partners circa l’istituzione di un sistema di scambi multilaterali che permetta di trasferire le risorse da una nazione all’altra, se necessario. Una parte delle riserve in valuta può essere diretta a [il nuovo sistema] “( il Governatore della Banca centrale russa, giugno 2014, agenzia di stampa Prime).

India, Sud Africa e Brasile hanno deciso di non andare avanti con un accordo di valuta multipla, che avrebbe consentito lo sviluppo del commercio bilaterale e delle attività di investimento tra i paesi BRIC, che opererebbero al di fuori del regno del credito denominato in dollari. In realtà essi non hanno la scelta di prendere questa decisione date le condizionalità rigorose imposte dal FMI.

Fortemente indebitati sotto il peso dei loro creditori esterni, tutti e tre i paesi sono alunni fedeli della Banca Mondiale e del FMI. La banca centrale di questi paesi è controllata da Wall Street e dal FMI. Per loro entrare in un “non-dollaro” o un accordo di sviluppo “anti-dollaro” con più valute, avrebbe richiesto l’ approvazione prioritaria del FMI.

L’Accordo sulla riserva per gli imprevisti (CRA)

Il CRA è definito come un “quadro di riferimento per la fornitura di sostegno attraverso la liquidità e gli strumenti di prevenzione in risposta a pressioni effettive o potenziali sulla bilancia dei pagamenti.” ((Russia India Report
7 Aprile 2015). In questo contesto, il fondo CRA non costituisce una “rete di sicurezza” per i paesi BRICS, accetta l’egemonia del dollaro, che è sostenuto su larga scala da operazioni speculative sui mercati valutari e delle materie prime.

In sostanza il CRA opera in modo simile a un accordo di prestito precauzionale FMI (ad esempio in Brasile nel novembre 1998) al fine di consentire ai paesi fortemente indebitati di mantenere la parità del loro tasso di cambio con il dollaro USA, per rifornire le riserve della banca centrale attraverso il denaro preso in prestito.

Il CRA esclude la possibilità politica di controllo sui cambi da parte degli Stati membri BRICS. Nel caso di India, Brasile e Sud Africa, in ogni caso, questa opzione è in gran parte preclusa a causa dei loro accordi con il FMI.

Il fondo CRa, denominato in 100 miliardi di dollari, è un piatto d’argento per occidentali “speculatori istituzionali”, tra cui JP Morgan Chase, Deutsche Bank, HSBC, Goldman Sachs ed altri, che sono coinvolti in operazioni di vendita allo scoperto sul mercato Forex. In definitiva il fondo CRA finanzierà l’assalto speculativo nel mercato valutario.

Neoliberismo saldamente al potere

Un accordo con monete nazionali al posto del dollaro statunitense richiede la sovranità in materia di politica monetaria della banca centrale. In molti aspetti, India, Brasile e Sud Africa sono (dal punto di vista monetario) stati vassalli, saldamente in linea con diktat economici FMI-Banca Mondiale-WTO.

Vale la pena ricordare che nel 1991 la politica macroeconomica dell’India era sotto sotto il controllo delle istituzioni di Bretton Woods, con un ex funzionario della Banca Mondiale, il Dr. Manmohan Singh, che servì prima come ministro delle Finanze e poi come primo ministro.

Inoltre, mentre l’India è un alleato della Cina e della Russia sotto l’egida BRICS, parallelamente ha stipulato un nuovo accordo di cooperazione di difesa con il Pentagono che è (ufficiosamente) diretto contro la Russia e la Cina. Sta anche cooperando con gli Stati Uniti in tecnologia aerospaziale. L’India costituisce il più grande mercato (dopo l’Arabia Saudita) per la vendita di sistemi di armi statunitensi. E tutte queste operazioni sono in dollari USA.

Allo stesso modo, il Brasile ha firmato un accordo di difesa di ampia portata con gli Stati Uniti nel 2010, sotto il governo di Luis Ignacio da Silva, che nelle parole dell’ex direttore generale del FMI Heinrich Koeller, “è il nostro presidente migliore”, “… Sono entusiasta [ con l’amministrazione Lula]; ma è meglio dire che sono profondamente impressionato dal Presidente Lula, infatti, e in particolare, perché io credo che egli ha la credibilità “(Il direttore amministrativo FMI Heinrich Koeller, Conferenza stampa, 10 aprile 2013).

In Brasile, le istituzioni di Bretton Woods e Wall Street hanno dominato la riforma macroeconomica fin dall’inizio del governo di Luis Ignacio da Silva nel 2003. Sotto Lula, un dirigente di Wall Street è stato nominato a capo della Banca centrale, il Banco do Brasil era nelle mani di un ex dirigente Citigroup. Mentre ci sono divisioni all’interno del partito dei Lavoratori (di cui fa parte anche l’attuale presidente Rousseff), il neoliberismo prevale. L’economia del Brasile è in gran parte dettata dai creditori esterni del paese, tra cui JPMorgan Chase, Bank America e Citigroup.

Le riserve delle Banche centrali e il debito estero

L’India e il Brasile (insieme con il Messico) sono tra i paesi in via di sviluppo più indebitati del mondo. Le riserve in valuta estera sono fragili. Il debito estero dell’India nel 2013 era dell’ordine di più di $ 427 miliardi, quello del Brasile era una poderosa cifra attorno ai 482 miliardi dollari, il debito estero del Sud Africa viaggiava attorno ai 140 miliardi di dollari. (Banca mondiale, External Debt Stock, 2013).

Debito estero (2013)

Brasile $482 milardi

India $427 miliardi

Sud Africa $140 miliardi

Tutti e tre i paesi hanno riserve all’interno delle Banche centrali (compresi averi in oro e forex), che sono inferiori al loro debito estero (vedi tabella sotto).

Riserve Banca centrale (2013)

Brasile 359 miliardi dollari

India: 298 miliardi dollari

Sud Africa 50 miliardi dollari

La situazione del Sud Africa è particolarmente precaria, con un debito estero che è quasi tre volte le sue riserve della banca centrale.

Ciò significa che questi tre Stati membri BRICS sono sotto il peso dei loro creditori occidentali. Le loro riserve delle banche centrali sono sostenute da denaro preso in prestito. Le loro operazioni delle banche centrali (ad esempio, al fine di sostenere gli investimenti nazionali e programmi di sviluppo) richiederanno prestiti in dollari USA. Le loro banche centrali sono essenzialmente dipendenti da Washington, le loro valute nazionali sono dollarizzate.

La Banca centrale Brics (NDB)

Il 15 luglio 2014, il gruppo di cinque paesi hanno firmato un accordo per creare UNA BRICS Development Bankda 100 miliardi affiancata da una reserve currency pool (una sorta di fondo compensazione)di 100 miliardi di dollari. Tali impegni sono stati successivamente rivisti.

Ciascuno dei paesi di cinque membri ” prevede di destinare una quota proporzionale dei 50 miliardi dollari di capitale di avvio che saranno ampliato a $ 100 miliardi. La Russia ha accettato di fornire 2 miliardi dollari dal bilancio federale per la banca nei prossimi sette anni. “(RT 9 marzo 2015).

A loro volta, gli impegni concernenti l’accordo riserva per imprevisti sono i seguenti;

Brasile, 18 miliardi dollari

Russia 18 miliardi dollari

India 18 miliardi dollari

Cina 41 miliardi dollari

Sud Africa 5000 milioni dollari

Totale 100,000 milioni dollari

Come accennato in precedenza, l’India, il Brasile e il Sud Africa sono i paesi fortemente indebitati con le riserve della banca centrale sostanzialmente al di sotto del livello del loro debito estero. Il loro contributo ai due enti finanziari BRIC può essere finanziata soltanto:

Liberandosi delle riserve denominate in dollari e/o finanziando il loro contributo alla Banca di Sviluppo e CRA, prendendo in prestito i soldi, vale a dire accumulando altro debito estero in dollari.

In entrambi i casi, l’egemonia del dollaro prevale. In altre parole, i creditori occidentali di questi tre paesi dovranno contribuire, direttamente o indirettamente, al finanziamento dei contributi denominati in dollari di Brasile, India e Sud Africa alla banca BRICS sviluppo (NDB) e al CRA.

Nel caso del Sud Africa con riserve della Banca centrale dell’ordine di 50 miliardi di dollari, il contributo al BRICS NDB sarà inevitabilmente finanziata da un aumento del debito estero.

Inoltre, per quanto riguarda l’India, il Brasile e il Sud Africa, la loro appartenenza alla Banca di Sviluppo BRICS era senza dubbio oggetto di trattative a porte chiuse con il FMI con prevedibili garanzie che non avrebbero dovuto discostarsi dal “Washington Consensus” (agenda neoliberale).

Nell’ambito di un meccanismo grazie al quale questi paesi potessero essere in pieno controllo della loro politica monetaria, i contributi alla Banca di Sviluppo (NDB) sarebbero conferiti in moneta nazionale piuttosto che di dollari nell’ambito di un accordo multi-valuta. Inutile dire che in un sistema multi-valuta il fondo CRA sarebbe quasi superfluo.

Comprendere la geopolitica dietro l’iniziativa BRICS è cruciale. Mentre l’iniziativa BRICS sin dall’inizio ha accettato il sistema del dollaro, questo non esclude l’introduzione – in una fase successiva e forse remota – di un accordo in valuta multipla che sfidi l’egemonia del dollaro.

Michel Chossudovsky è un autore pluripremiato, docente di Economia (emerito) presso l’Università di Ottawa. I suoi lavori sono stati pubblicati in più di venti lingue.

Fonte: www.globalresearch.ca

Link: http://www.globalresearch.ca/brics-and-the-fiction-of-de-dollarization/5441301

8.04.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura DI BUCANIERE

Pubblicato da Davide

  • kefos93

    Caro pluripremiato,
    mi dici il debito degli USA ?
    Grazie.

  • albsorio

    Articolo che esalta le "debolezze" ma ci sono anche i punti di forza.

    Non a caso qualcuno ha perso in Sira e Ucraina….
  • Neriana

    La guerra al dollaro la vedono solo chi sta facendo guerra a mezzo mondo, anzi, a tutto il mondo. In realtà Russia e Cina non hanno interesse a eliminare il dollaro, ma, al contrario vogliono che il dollaro sia una delle moneta dell’economia multipolare . L’economia multipolare dovrebbe anche basarsi sull’economia reale e questo è un bene anche per l’economia del dollaro in quanto ha bisogno che da qualche parte  ci sia vera economia e non solo l’economia dei vestiti del Re Nudo fatta dalla Fed e dal fiat money.

    L’atteggiamento di Washington è portato avanti da una smisurata  hybris che pero’ aumenta i problemi dei cittadini statunitensi. 
    Sapere che non c’è di fatto de-dollarizzazione permette di pensare che washington la smetta di sovvertire il mondo con guerre e con fracking energy ed inizi a fre affari come tutti, sulle commodities e sull’economia reale…
  • Boero

    Finalmente un articolo sensato…

    Ma da quanto tempo è che suono le campane per svegliarvi sulle palle della dedollarizzazione?
  • Boero

    mi dici il debito degli USA ?


    Se sei indebitato nella tua valuta,e la tua valuta è una valuta di riserva,puoi essere indebitato quanto vuoi.
    E ricordati,non è solo questione di ”moneta sovrana”,perchè è pieno di stati che hanno fatto default pur essendo indebitati nella loro stessa valuta.
    Gli Stati Uniti soddisfano entrambi i requisiti,perchè dovrebbero andare in default?
  • The_Essay

    Buon giorno!
    Bella analisi, lucida, non condizionata da pregiudizi (culturali,politici,etc.).
    Ben vengano articoli di tale tenore e su tutti gli argomenti possibili (e immmaginabili).
    Bye,Bye The Essay

  • Neriana

    D’altra parte è dal 1971 la frase

    “La nostra valuta, il vostro problema” [www.argentofisico.org]

    http://www.argentofisico.org/news/la-nostra-valuta-il-vostro-problema-parte-1/ [www.argentofisico.org]

  • furibondius

    perchè da domani, anzi, da ieri, nessuno ti riconosce la tua valuta bidone, cioè il dollaro. A quel punto restano solo le bombe, ma i giochi sono chiari.

  • lucamartinelli

    E’ istruttivo leggere questo articolo dopo averne letto un altro, anzi due,  che sostengono esattamente il contrario.
    il primo su Effedieffe: "mentre Obama si accanisce contro Putin" (M. Blondet)
    il secondo eccolo qui:"Why the Brics are less worried about the next crash". (http://www.zerohedge.com/)

  • mincuo

    Pensa a che livello è la gente….neanche un bimbo di 8 anni poco sveglio.

  • mincuo
    E’ sbagliato parlare di debito estero. Se no la Svizzera ad esempio sarebbe messa malissimo, avendo il 230% di debito estero su PIL.
    E invece è messa benissimo.
    Ma neanche spiego più il perchè per l’enensima volta, tanto il prossimo articolo ne dirà un’altra. Basta ripetere qualunque cosa.
    E questo articolo non è nemmeno del livello peggiore immaginabile, che è la norma qui, tra parentesi. 

  • adriano_53

    Partendo dall’assunto che la supremazia del dollaro è il riflesso della supremazia militare americana, si sviluppa un’analisi con delle prospettive molto più aperte.

  • saurowsky

    Qui c’e’ puzza di troll,
    a semplice domanda (nrd: legittima) non si risponde argomentando ma insultando!

    beccato, avvisa i tuoi datori di salario di cambiare template, questo ormai e’ "vecchio"!