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GUERRA IN ARRIVO

DI PIERO LA PORTA

pierolaporta.it

Guerra al di là dell’orizzonte; #guerrainarivo, non si vede, non per questo è più lenta

Quando la guerra si scorgerà, molti s’illuderanno che sia ancora abbastanza lontana e quant’altri, al contrario, mostreranno preoccupazione, saranno investiti dalle rassicurazioni della politica, consapevole e preoccupata a sua volta perché la guerra travolge ogni schema di potere preesistente.

Gli imperi non sono eterni e la loro fine è segnata dalla guerra [ In particolare si veda il capitolo dedicato agli USA da Cesare Marchetti and Jesse H. Ausubel “Quantitative Dynamics of Human Empires]. Non da oggi si prevede una guerra entro la fine di questo decennio. La condotta (apparentemente irresponsabile) di Hussein Barak Obama ha accelerato più che mai le ragioni di una guerra mondiale. Obama non ne vedrà gli esiti da Presidente ma non per questo sarà meno responsabile, anzi. Una responsabilità condivisa coi governanti e i politici europei – quelli italiani in testa – acritici caudatari delle politiche obamiane.

Ne cominciai a scrivere anni fa, connettendo la guerra alla corruzione e alla speculazione finanziaria. L’accumulazione parossistica di ricchezze da parte dei politici non è solo mera avidità; nei più altolocati e informati si somma la maligna volontà di prepararsi al peggio accumulando risorse ridondanti, consapevoli della propria inettitudine, di non essere in grado di scongiurare quel peggio.

D’altronde la condotta dei tre maggiori speculatori europei – Germania, Francia e Gran Bretagna – riflette analoghi scopi originati da analoghe preoccupazioni.

Le spese e gli impegni militari di Francia e Gran Bretagna sono crescenti e del tutto scissi da qualunque progettualità di “difesa comune europea”. La Germania appare meno bellicosa delle altre due? In realtà, come accadde fra le due guerre mondiali, essa ha i numeri per espandere in tempi brevi il suo strumento militare e, per quanto concerne obiettivi strategici e schieramenti, la guerra in Ucraina la dice lunga sui suoi propositi.

Mentre la spinta alla guerra è un dato di fatto, l’alternativa “burro o cannoni” è una costante storica ineludibile. La guerra più che coi soldi si fa col debito, col debito altrui preferibilmente; oggi ancora di più dacché il sistema finanziario mano a mano perfeziona la capacità di gravare col debito su paesi predestinati.

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Pubblicato da Davide