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GUERRA IBRIDA PER FRANTUMARE I BALCANI ?

DI ANDREW KORYBKO

orientalreview.org

Nello spirito della nuova guerra fredda e in seguito al successo nell’impedire il South Stream (gasdotto via Siria), gli USA hanno dato priorità agli sforzi per impedire la costruzione del gasdotto Balkan Stream, e al momento attuale vi sono perlopiù riusciti. La prima sfida fu il tentativo di rivoluzione colorata di maggio 2015 in Macedonia, che fu respinta in modo deciso da una cittadinanza patriottica. A seguire, sull’agenda della destabilizzazione troviamo lo sconvolgimento politico che ha minacciato la Grecia durante e in seguito al referendum sull’austerity. L’idea trascinante era che, deposto Tsipras il Balkan Stream sarebbe stato rimpiazzato dal progetto filo-Americano Eastring. Ancora una volta i Balcani si sono dimostrati resilienti e il colpo Americano ne uscì sconfitto, ma rappresenta tuttavia la terza manovra antagonista finalizzata a bloccare il progetto alla sua genesi e congelarlo.

Il South Stream

Il Tre è il numero fortunato:

L’evento cruciale del 24 Novembre, l’abbattimento del bombardiere russo che stava conducendo una missione anti-terroristica sui cieli della Siria ha messo a repentaglio il South Stream. Il progetto è caduto vittima della prevedibile reazione a catena di deterioramento politico da entrambe le parti. Considerato quanto è ovvio che la cooperazione sull’energia sarebbe caduta vittima dell’inasprirsi delle tensioni Russo-Turche, sembra ammissibile che gli USA possano avere istigato la Turchia allo scopo di scatenare questo effetto domino ed affondare il Balkan Stream. Anche se così fosse (e mi sembra uno scenario convincente) ciò non significherebbe una cancellazione definitiva del progetto, è più strategicamente accurato dire che verrebbe temporaneamente accantonato. Comprensibilmente la Russia non vuole rafforzare la posizione di uno Stato che si è dimostrato così arrogantemente aggressivo nei suoi confronti, ma è un sentimento circoscritto all’attuale Governo ed all’attuale contesto. E’ senz’altro concepibile che un cambiamento fondamentale nella posizione turca (per quanto assolutamente improbabile sul corto raggio) può portare ad un alleggerimento dei rapporti in grado di resuscitare il Balkan Stream; scenario probabile è che le masse disaffezionate e/o ufficiali dell’esercito preoccupati di sviluppi indesiderati rovescino il Governo.

Capovolgimento in Turchia ?:

Entrambe le possibilità non sono così improbabili se prendiamo atto del crescente risentimento nei confronti dello stile di governo di Erdogan e la posizione precaria nella quale ha posto le forze armate. E’ risaputo il livello di insoddisfazione di una massa di turchi sempre più consistente (specialmente nell’ambito del crescente insurrezionalismo curdo), ciò che è meno noto è la situazione di svantaggio strategico con la quale i militari si sono ritrovati a confrontarsi. Come già sostenevo a ottobre, le forze turche sono fortemente impegnate tra le operazioni anti-curde nell’ampio Sud-Est del paese, nei controlli di sicurezza contro l’eventualità di attacchi terroristici ISIS o dell’estrema sinistra, interventi occasionali nel Nord dell’Iraq e la vigilanza lungo il confine Siriano.

L’attuale stato delle cose è fin troppo per qualsiasi esercito da gestire, e l’ultima cosa di cui avevano bisogno adesso era il contrasto ad una immaginaria e completamente inutile “minaccia” russa cucinata e servita da Erdogan. Questo livello di pressione potrebbe rivelarsi eccessivo per loro, e nell’interesse della sicurezza nazionale e nello svolgimento del loro ruolo costituzionale nella salvaguardia dell’integrità territoriale, non è da escludersi a priori l’eventualità che gli alti gradi dell’esercito possano unirsi in comune accordo per rovesciare Erdogan, nonostante tutti i cambiamenti sistematici che egli ha cercato di mettere in atto nei dieci anni trascorsi per difendersi proprio da questa eventualità.

Il cammino avanti:

Esiste la possibilità realistica che il progetto Balkan Stream si scongeli e possa proseguire un giorno, considerato che ha una importanza strategica fondamentale per la Russia, e la stessa Turchia, per essere semplicemente cestinato. E’ del tutto ipotizzabile che un cambiamento di politica interna possa avere luogo in Turchia, sia nella mentalità dell’amministrazione attuale, ma con più probabilità attraverso l’insediamento di un nuovo governo per mezzo di rivoluzione/colpo di stato. Ciò significa che è prematuro sia per la Russia che per gli USA abbandonare le rispettive politiche rispetto al Balkan Stream. Di conseguenza, entrambe le superpotenze procedono attraverso strategie di “assicurazioni geopolitiche”, ed in entrambi i casi il fulcro è la “Via della seta Balcanica” Cinese. Dalla prospettiva Americana, gli USA hanno bisogno di continuare senza sosta con la destabilizzazione dei Balcani, dal momento che anche una volta fermato il progetto Russo c’è bisogno di fermare anche i progetti Cinesi. Finché la “via della seta balcanica” continua ad esser costruita la Russia manterrà un “magnete multipolare” attraverso il suo primo partner strategico, e su esso potrà coltivare l’influenza che fino ad oggi ha coltivato. Nel caso in cui il progetto Balkan Stream venga scongelato la Russia potrà immediatamente riapparire come se mai fosse scomparsa dal quadro e unire le sue forze strategiche a quelle dell’alleato Cinese come era stato pianificato in origine. Questo scenario “da incubo” è la ragione per la quale gli USA fanno ricorso a questa guerra ibrida in un disperato tentativo di distruggere la “via della seta Balcanica”.

Turkishstream-21:

Come è stato detto, l’approccio russo, allo stesso modo, consiste nel concentrarsi di più sulle ramificazioni economiche, politiche e militari che dovevano accompagnare le infrastrutture energetiche fisiche che intendeva edificare nella regione. Anziché le condutture di gas pare che sarà la linea ferroviaria ad alta velocità “Via della seta Balcanica” ad assumere il ruolo di spina dorsale dei nuovi Balcani; in ogni caso si tratta di un progetto multipolare che agisce da calamita per l’influenza Russa. Nella presente configurazione la Russia ha influenza relativamente minore nel decidere direttamente sul corso della costruzione delle infrastrutture, ma al tempo stesso diviene indispensabile per la Cina. Pechino ha rapporti pregressi pressochè inesistenti con i Balcani, aldilà di rapporti puramente economici (e anche questi solo relativamente recenti) quindi il coinvolgimento privilegiato della Russia in appoggio del progetto e negli investimenti coordinati lungo la “via della seta Balcanica” (che si concepiva correre parallela al Balkan Stream e comportare dunque l’investimento Russo dal principio) aiuterà a rinforzare gli appoggi regionali e locali, presentando un volto amichevole e familiare con il quale i titolari delle decisioni nei Balcani sono già abituati a trattare. Non vorrei implicare che la Cina non sarebbe in grado di costruire il progetto da sola o che il supporto per una simile iniziativa non esista già nei Balcani, semplicemente che una partecipazione Russa in prima linea riassicurerebbe le elites locali che un alleato culturalmente simile e ampiamente influente partecipa dalla loro parte investendo forti interessi, segno di fiducia nella buona riuscita e nell’opportunità del piano.

Pechino è l’ultima speranza per i Balcani:

Si è compreso come l’accordo strategico Russo-Cinese intendesse rivoluzionare il continente Europeo con una infusione di influenze multipolari lungo il Corridoio Balcanico, inteso come spina dorsale di Balkan Stream e la Via della Seta Balcanica. Malauguratamente, tuttavia, gli USA sono temporaneamente riusciti a fermare il Balkan Stream, il che comporta che la Via della seta Balcanica è l’unico progetto multipolare attualmente percorribile inteso per attraversare questa regione. A fronte di ciò è la Cina, e non la Russia, che al momento trasporta la torcia del multipolarismo lungo i Balcani, nonostante Pechino dipenda almeno parzialmente sulla ben consolidata influenza Russa per assicurare gli obiettivi strategici condivisi ed assistere alla realizzazione. Tutto considerato, al momento la via della seta Balcanica è più importante del Balkan Stream, ed in quanto tale vale la pena di analizzarne i dettagli strategici per meglio intendere perché possa rappresentare l’ultima speranza multipolare per i Balcani.

Fondazione istituzionale:

Il concetto della Via della Seta Balcanica è stato concepito da un paio d’anni, e deve la sua genesi al “One belt one road” Cinese (“Nuova via della seta”), una politica finalizzata alla costruzione di infrastruttura connettiva su scala mondiale. L’obiettivo è stato concepito allo scopo di creare opportunità per gli investimenti esteri cinesi ed, in maniera complementare, per assistere regioni di importanza geostrategica nella lotta di emancipazione che passa dalla multipolarità. In riferimento all’area in esame, la Via della Seta Balcanica è la manifestazione regionale dell’accordo, facente parte di un più ampio impegno cinese per gli Stati del centro ed est Europa.

Uno schema di interazione multilaterale fu formalizzato nel 2012 nel corso del primo incontro tra Cina e nazioni dell’est Europeo (Incontro Cina-CEEC) a Varsavia, seguito da un altro evento due anni dopo a Belgrado, incontri risultanti nell’idea di un progetto di ferrovia ad alta velocità Budapest-Belgrado-Skopje-Atene (che è la mia descrizione colloquiale di cosa sia mai questa via della seta Balcanica) mirato ad approfondire l’interconnessione economica di ambo le parti. L’incontro del 2015 a Suzhou ha prodotto una programmazione a medio-termine 2015-2020, la quale, tra le altre cose, propone la creazione di una società partecipata allo scopo di provvedere credito e fondi per investire in questo ed in altri progetti. La via della seta Balcanica è anche talvolta descritta come “Linea espressa mare-terra Cina-Eurasia” suggerendo che sarà in futuro integrata “Nuovo corridoio economico-ponte delle terre Eurasiatiche”, cosa che implica che Pechino desidera rafforzare la cooperazione pragmatica tra questi paesi e la Russia (In questo caso si parla della Polonia, prima di tutti). Il quotidiano Cinese Xinhua ha riferito che i partecipanti al congress si sono accordati per un completamento della trancia Budapest-Belgrado del progetto per il 2017.

Contesto strategico:

Il dato importante è che la Cina ha già accelerato le sue relazioni diplomatiche, economiche ed istituzionali con l’Europa centrale e dell’est nello spazio di appena due anni, diventando sorprendentemente un attore di spicco in una regione che si trova a mezzo mondo di distanza da essa e che almeno in parte è stata ed è componente formale del blocco unipolare. Può essere spiegato solo attraverso la logica di beneficio economico esposta al congresso CEEC, logica che trascende ogni confine politico, insieme alla complementare ambizione del gigante dell’estremo Oriente di approfondire la sua presenza mondiale. Questi due fattori messi insieme rappresentano un componente formidabile della grande strategia Cinese, la quale mira ad utilizzare delle esche economiche irresistibili per condurre i suoi partners (specie quelli che rappresentano il mondo unipolare) lungo la via del cambiamento politico tangibile nel corso di un arco generazionale. Tornando alla via della seta Balcanica, essa rappresenta il veicolo principale per il successo della strategia a lungo termine. Nel prossimo paragrafo tenteremo di spiegarne le ragioni geo-economiche. Prima di procedere è importante ricordare quanto abbiamo già affermato a proposito degli imperativi egemonici USA, dal momento che ciò spiega come mai gli USA temono così tanto il coinvolgimento Cinese in Europa da essere pronti a concepire distruttive guerre ibride pur di fermarne gli sviluppi.

Sfumature geopolitiche:

La giustificazione geo-economica per la Via della seta Balcanica è evidente e può esser facilmente spiegata esaminando l’area centro-est Europea nel suo complesso, ossia l’area che il progetto intende connettere. La penisola Sud-est d’Europa si interseca direttamente con entrambe le regioni (centro ed est) e lo snodo Ungherese di Budapest è geograficamente collocato al centro di questo ampio territorio. Allo stato attuale non esiste nessun corridoio Nord-Sud affidabile che colleghi l’Ungheria ai mercati limitrofi (Germania e Polonia) ed ai porti Mediterranei in Grecia. Ciò comporta che il commercio marittimo Cinese con queste economie di punta è costretto a circumnavigare fisicamente la penisola Europea nella sua interezza. La Via della Seta Balcanica cambia del tutto la situazione e riduce varie giornate di navigazione non necessarie, accorciando i tempi dei trasporti attraverso l’accesso delle merci dell’est e centro Europa al porto Greco del Pireo, collocato a distanza favorevole per le navi Cinesi che passano il canale di Suez. Ciò rappresenta un’economia in termini di tempo e denaro, rendendo la nuova infrastruttura conveniente ed efficiente per tutte le parti coinvolte.

In futuro, le economie centro ed est Europee potranno spedire le loro merci in Cina via Russia attraverso il ponte di terra Eurasiatico, ma nonostante ciò possa essere benefico dal punto di vista dei rapporti produttori-consumatori è di scarso vantaggio per i rivenditori che pensano di ri-esportare i beni in giro per il mondo. Per trarre vantaggio dagli sviluppi economici dinamici al momento in atto in Africa dell’est e Asia meridionale (sia se si considerano come mercati di vendita o che si consideri consolidare una presenza tangibile) resta cruciale per gli attori imprenditoriali coinvolti da ambo le parti di connettersi in un nodo marittimo che consenta un efficiente e rapido carico e scarico dei beni trasportati nei commerci transcontinentali. Dal punto di vista geopolitico non esiste porto migliore del Pireo, in quanto è il porto più vicino dell’Europa continentale al canale di Suez, canale che è necessario attraversare per raggiungere le destinazioni sopra citate, con o senza intermediazioni nei trasporti (sia che gli imprenditori UE decidano per l’esportazione diretta o che usino intermediari Cinesi).

Per connettere al Pireo, il corridoio ferroviario ad alta velocità che conosciamo come Via della Seta Balcanica è un prerequisito infrastrutturale ed il suo completamento risulterà in una considerevole quantità di commercio europeo rediretto verso la Cina ed altre località non occidentali che promettono sviluppo economico come India o Etiopia. Gli USA temono di perdere la loro posizione di maggiore partner commerciale dell’UE, comprendendo che ciò condurrebbe a una lenta discesa strategica che si risolverebbe nella perdita dei presupposti del suo controllo egemonico. Osservando dalla prospettiva opposta, la Via della Seta Balcanica è l’ultima speranza dell’UE di un futuro multipolare indipendente da un totale controllo Americano, ed ecco perché è così importante sotto il profilo geopolitico, al punto da rappresentare una priorità per Russia e Cina. L’inevitabile scontro in stile guerra fredda che questo comporta nonché gli interessi in gioco inevitabilmente alti si traducono nel fatto che i Balcani sono destinati a rimanere uno dei maggiori punti sensibili in queste pericolose battaglie su procura, nonostante il capovolgimento gerarchico dei protagonisti multipolari.

ANDREW KORYBKO

Fonte: http://orientalreview.org

Link: http://orientalreview.org/2015/11/27/a-hybrid-war-to-break-the-balkans/

27.11.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Ehm, e il tempo? Non è fermo, neh?
    La trategia del caos crea un ristagno del mercato globale, lo indebolisce, quindi è funzionale nel breve termine. Ma è dal 2001 che va avanti sta storia e ormai bastano un paio di crisi a far saltare il tavolo del globalismo. Se la Cina non fa affari, nessuno fa affari, ne piccoli, ne grandi. Dove regna il caos ingrassa solo la malavita di qualsiasi sponda, in genere quella locale. In apparenza un gran bell’affare, ma si sa, che non è bello ingrassare chi non ha scrupoli a spararti alle spalle: io ci penserei due volte prima di crearmi troppi casini in giro per il pianeta solo per un capriccio di potere "tutto e subito".

    Ragioniamo un attimo. Gli USA hanno più materiale bellico e leve del mercato, ma dipenono anche più dal resto del mondo. La Russia ha le materie prime sul suo territorio e una popolazione abituata a autoprodursi cibo alla bisogna, oltre che la metà delle bocche da sfamare.
    In caso di resistenza prolungata per eccesso di caos chi vince?

    Siccome la Russia è evidente che non crolla domani, ma nemmeno tra un anno, allora qualcuno deve pagare il conto salato della guerra del caos: per ciò è partito l’annuncio "cercasi capro espiatorio" tra i partner che fanno i muti o si sbrigano a cacciare la palla avvelenata nel giardinetto del vicino. Poi c’è il fatto che la demoniocrazia non ha mai brillato per coraggio, quindi punta al solito sui soggetti politici più deboli, nonostante la propaganda guerrafondaia ci racconti che Zio Sam non sia l’arrogante e prepotente che sembra, pur con tutta l’evidenza storica. D’altronde come si fa ad andare a morire per una schifezza di paese econocentrico? Ti fai sbudellare perchè tua figlia possa comprare a Natale la Barbie?! Per favore! Non essendoci quadri di interpretazione politica governativa (perché sennò pensi e rischia che smetti di fare il consumatore sottomesso) non c’è sostegno morale e culturale. Per ciò andava rimosso globalmente, ma i tempi in cui si poteva fare sono andati.

    Il Venezuela potrebbe funzionare come pecora da sacrificio nell’immediato: fornirà un po’ di ossigeno al mostro. Ma prevedo che la famelica aggressività crescente che osservamo dovrà macinare molte altre vittime nel breve termine, oppure il rischio è l’eccesso di sputtanamento che funzionerà al rovescio rispetto l’intento. Le azioni dovranno diventare più concentrate. La ruota della roulette russa gira.

    … è la terza guerra mondiale in polvere e rischia di essere come ha detto Bush: infinitamente lunga.

  • makkia

    Boh.
    Chiacchere tante, pii desideri in abbondanza, logica a iosa ma svincolata da quei noiosi imponderabili che sono le azioni-reazioni sul campo.

    Meglio il commento di GioCo.