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GUARDARSI ATTORNO

DI GEORGE MONBIOT

monbiot.com

Siamo pieni di problemi riguardanti le emissioni degli aerei. Ma migliaia di persone sono invece ossessionate dalle favole.

Spendi anni a cercare di fare interessare la gente alle emissioni degli aerei. Poi finalmente la questione prende piede, ma nel modo più deviato possibile.

L’inquinamento diffuso dagli aerei è una questione centrale, essi contribuiscono significativamente al surriscaldamento globale, ciò nonostante sono ancora esclusi dalle negoziazioni internazionali, come la conferenza di Parigi che si sta tenendo al momento. Come risultato, un’incontrollata espansione aviaria per quanto concerne i cambiamenti climatici.

Tale esclusione risulta ridicola, non solo perché le emissioni prodotte dagli aerei giocano un ruolo importante nel surriscaldamento del pianeta, dovuto alla quantità in cui sono rilasciate, ma anche per i molteplici impatti che producono il vapore acqueo e gli altri gas rilasciati dall’aereo; gas che spesso lasciano scie di condensa nel cielo.

A questo punto potrete pensare che io sia entusiasta del fatto che migliaia di persone si stiano interessando alle scie e i loro effetti, e stiano organizzando campagne contro le compagnie aeree che le producono. Lungi dall’essere vero.

La maggioranza delle persone che hanno esplicitamente manifestato contro le emissioni aeree non hanno interesse nella loro contribuzione al surriscaldamento globale. Al contrario. Alcuni di questi ora, denunciando l’inquinamento dei cieli, vedono l’ambiente scientifico come parte del problema, un complotto delle corporations, delle élites militari o di altri nefasti poteri per controllare l’atmosfera.

Fino a poco fa, ignoravo questo movimento, anche se era diffuso tra le persone che conosco. Le voci erano diventate così intense che quest’estate il governo, che raramente risponde alle teorie complottiste, si è sentito in obbligo di comporre una scheda informativa che ne sfatasse i punti principali.

Ma è stato solo quando l’editore di una delle più rilevanti riviste ambientaliste mi spedì quello che lui chiama “un saggio degno di nota”, nella speranza di persuadermi a prendere a cuore la causa, che decisi che non potevo più ignorarla. Il “saggio degno di nota” era spazzatura: una lunga serie di fatti disconnessi e messi insieme per creare quella che sembrava una coerente narrativa ma che aveva più nessi che un discorso di Donald Trump. In una cattiva giornata.

Nella mia città madre, adesso le strade sono imbrattate di graffiti che pubblicizzano il sito web www.look-up.org.uk. Così l’ho consultato. Potreste pensare, leggendo quel che segue, che abbia scelto un esempio estremo, ma mi dispiace dover dire che è tipico di centinaia di siti promuovere questo non-sense. Continuo tuttavia a incontrare persone intelligenti pronte a crederci.

Ecco i contenuti principali:

  • Gli aeroplani non dovrebbero produrre nubi, e ora possiamo vedere come ne producano ogni giorno.”
  • Tre giganti corporations globali posseggono ora la quasi totalità delle compagnie aeree mondiali. Esse hanno modificato i propri aerei per emanare sconosciuti elementi chimici durante i voli.
  • Grandi organizzazioni corporative segrete [stanno] … modificando la nostra atmosfera senza che la società ne sia a conoscenza né che ne dia il consenso.”
  • Pensiamo che il loro piano malato di bloccare la nostra luce solare sia non necessario e dannoso e che non abbia niente a che fare con la scienza o la nostra protezione, ma che sia piuttosto un controllo meteorologico con scopi di lucro.

Potete vederne gli impatti ovunque. Gli autori del sito osservano che “praticamente l’intero mese di novembre è stato sbiancato … indistinte nuvole come una bianca coperta, sottile e translucida, di scie chimiche spruzzate dagli aerei.”

Cieli nuvolosi a novembre: mmm, quantomeno sospetto.

Quindi perché “loro” lo stanno facendo? Dipende da che parte del sito si legge. In alcune pagine viene affermato che le scie di condensa (o “scie chimiche”) siano usate per manipolare “i conteggi di CO2”. Questo giustificherebbe quindi la riprogettazione di massa dell’atmosfera. Su altre pagine le scie di condensazione sono esse stesse utilizzate per riprogettare l’atmosfera, usando non specificate sostanze chimiche per cambiare il clima.

Chi trarrebbe profitto da questo “controllo meteorologico con fini di lucro” e come farebbe, è rimasto un punto stranamente vago, anche se, naturalmente, tra i beneficiari sono inclusi “scienziati molto ben pagati”. Non lo sono sempre? Come tutti sanno, gli scienziati ci sguazzano nel denaro, ed è per questo che molti dirigenti delle compagnie petrolifere mollano tutto per intraprendere carriere più remunerative come docenti universitari.

I misteriosi benefattori degli scienziati devono essere però anche estremamente potenti, dato che progettarono gli attentati di Parigi (“un altro evento false-flag”), al fine di non permettere che fossero apportate modifiche, durante i dibattiti sul clima.

Tutto pare confermare tale tesi, anche l’esiguo numero di followers che il sito è riuscito ad attrarre. Ed ecco il ruolo di Facebook – o, come preferiscono chiamarlo loro, Fakebook – all’interno del complotto:

“Abbiamo assunto alcune personalità brillanti per analizzare il comportamento [del sito] per raggiungere i nostri post e hanno concluso che era stata messa in atto una restrizione algoritmica per limitare la portata dei nostri post a poche persone, un piccolo gruppo di utenti, ed erano di norma le stesse persone ogni volta. “

Che altra spiegazione poteva esserci? E aspetta – si scopre che anche i sostenitori vi siano iscritti:

“Abbiamo anche il sospetto che alcuni, se non tutti, gli utenti operativi che regolarmente mettono i “like” al nostro materiale lo facciano per rassicurarci e far sì che noi pensiamo di raggiungere regolarmente un pubblico, mentre in realtà quasi nessuno ha visto il materiale”.

Così da un lato abbiamo una minaccia reale, misurabile e verificabile, causata da un settore identificabile e che persiste a causa dell’indifferenza e visione a breve termine dei governi di tutto il mondo. Dall’altra parte, abbiamo un complotto, attribuito a forze sconosciute e interessi non specificati, così potenti e pervasive che si estendono da Mark Zuckerberg ai terroristi di Parigi. Perché sembra essere più difficile generare interesse nel vero problema che in quello inverosimile?

La questione reale – il surriscaldamento globale causato dalle emissioni degli aerei – ci invita ad agire. Ridurre il nostro impatto significa volare meno; qualcosa che poche persone sono disposte a fare. Si tratta di una battaglia estenuante contro una potente industria e dei governi insensibili. Significa leggere documenti noiosi, partecipare a riunioni noiose e impegnarsi in un livello di complessità politica e tecnica che molte persone trovano ripugnante. C’è un sacco da lavorare e ben poca gloria.

Ma non c’è niente di noioso sulle teorie del complotto. Assumono il senso di ciò che a volte si può percepire come un mondo insensato. Ti dicono che sei tra gli eletti: conoscenza di un grande schema che altre persone (o pecoroni o dormienti come ai siti di cospirazione spesso piace chiamarli) non si riesce o non vuole vedere. Ti dice che sei un crociato solitario che combatte un tipo di male in cui altrimenti ci si imbatte solo nei film dei supereroi.

E se quasi nessuno legge il tuo sito web, va solo a dimostrare quanto sei importante: perché altrimenti le autorità si disturberebbero per limitare il numero dei tuoi followers?

Tali teorie assolvono anche la responsabilità di agire. Certo, si potrebbe creare un sito web, scattare qualche foto, forse firmare una strana petizione o anche partecipare a una o due manifestazioni rumorose. Ma non c’è bisogno di cambiare nulla, perché da qualche parte, sepolto nel profondo del prosencefalo, si ha la consapevolezza che non c’è davvero nulla da fare per cambiare. È possibile ottenere la gloria senza lo sforzo.

Forse tali movimenti sono anche una risposta ad un senso di impotenza. In un mondo così complesso, caotico e mal governato in cui le sue situazioni più pericolose sembrano spesso intrattabili, è paradossalmente confortante credere che poteri divini siano al controllo, anche se tali poteri fossero maligni.

Prendiamo le distanze da realtà scomode, creando comode irrealtà. E non sembra avere importanza quanto irreali esse possano diventare.

George Monbiot

Fonte: www.monbiot.com

Link: http://www.monbiot.com/2015/12/08/look-around/

8.12.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VALENTINA SCEBBA

Pubblicato da Davide

  • clausneghe

    Scusate, sarà un limite mio ma non riesco a capire cosa voglia dire l’articolista Inglese.

    Prende in giro i sciachimisti? Oppure ci dice che sì, gli aerei fanno danni.
    Oppure..guardatevi dai complottisti?
    Ma bastano e avanzano i nostrani, per questo, non serviva un George Monbiot, illustre sconosciuto.
  • yago

    E le navi? Avete mai visto una nave fumante in un giorno di cielo limpido? E’ impressionante le enormi nubi tossiche che emette. Tutti si preoccupano dei limiti di emissione delle auto ma non mi risulta che nessuna nave o aereo abbia alcun limite. E’ giusto?

  • cardisem

    Non è assolutamente il mio campo e non posso proprio dire nulla di mio né voglio indurre chicchessia a credere o non credere ad alcunché, ma pochi giorni
    a proposito di scie chimiche di cui mai mi sono interessato ho sentito dalla bocca di un medico scienziato interrogato al riguardo che:

    – le scie contengono bario
    – questo elemento produce stupidità, fa diventare stupidi
    – che queste emissioni di bario sono intenzionali…

    Non ritengo il mio amico un ciarlatano, consapevole o inconsapevole…

    Giudicate voi!

    Quanto poi al "complottismo” ho letto da qualche parte che sarebbe una teoria elaborata proprio dalla CIA per screditare quelle persone che esprimono dubbi su notizie e informazioni diffuse dalla stessa CIA…

  • Tanita
    Dell’unica contaminazione che veramente minaccia – a mio parere – la
    vita nel Pianeta, non se ne parla:

  • SanPap

    Non capisco, proprio non capisco

    mi sembra di trovarmi di fronte a persone che non credono che l’atomo esista perché non conoscono la fisica nucleare e allora domandano lumi all’amico "Ho sentito parlare degli atomi, ma secondo te esistono o sono un’invenzione dei complottisti ? "

    Ci sono centinaia di studi sulla geoingegneria, pro et contra, pubblicati da Università, Enti di ricerca, da Società che operano nel settore, Uffici brevetti, basta fare una ricerca e si viene sommersi dalla documentazione.

    La rete è piena di boiate e non vi fidate ? scegliete allora una fonte sicura.

    Ritenete che la Royal Society sia sufficientemente credibile ?  Spero di si. Bene, dal 2002 in poi ha pubblicato decine di report; ora li ha raccolti in un volume "Geoengineering report"; i singoli articoli sono liberamente scaricabili, la loro raccolta la si deve acquistare.

    Ma basta con ‘sto complottismo.

  • Holodoc

    L’autore dell’articolo non spiega secondo quali studi scientifici rigorosi e ripetibili le scie degli aerei siano concausa del riscaldamento globale.

  • Eshin

    "Prendiamo le distanze da realtà scomode, creando comode irrealtà."



    Direi osservazione azzecccata per Monbiot.
  • fernet

    Comunque, a parte le scie, gli aerei e le navi inquinano poco perchè vanno a pile.

  • Eshin

    AEREI E NAVI EMETTONO DI TUTTO – MA TUTTI A FAR FINTA DI NIENTE

    Auto tartassata: ma nulla si fa contro le principali fonti inquinanti

    Le istituzioni si accaniscono solo contro le auto, mentre su altri settori molto più inquinanti domina l’impunità e un silenzio assordante

    Le istituzioni, spinte da demagogia ambientalista, si accaniscono, da oltre 20 anni, solo contro le auto mentre su altri settori molto più inquinanti, domina l’impunità e un silenzio assordante. Mi chiedo se ai vari legislatori europei (i più accaniti contro le emissioni delle auto), sia mai venuto in mente di valutare obiettivamente, senza condizionamenti o preconcetti di tipo ideologico, magari con il supporto tecnico-scientifico di veri esperti non di parte, quanto possano inquinare molto più delle auto, gli aerei e le navi, tanto per restare nell’ambito dei mezzi di trasporto. Hanno costoro una sia pur vaga idea della enorme quantità di prodotti della combustione immessi nell’atmosfera dal traffico aereo e marittimo in un solo giorno o in un intero anno? La domanda è volutamente oziosa poichè è fin troppo evidente che gli esperti indipendenti lo sappiano bene, ma le istituzioni fanno finta di niente.

    aereo [www.nogeoingegneria.com]AEREI E NAVI EMETTONO DI TUTTO – Ebbene, proviamo a spiegarlo a beneficio di chi ignora tale aspetto e crede, a causa della falsa informazione dei media, che le automobili siano la unica fonte di ogni problema ambientale e soprattutto del presunto riscaldamento globale. Ma prima è doveroso fare una fondamentale distinzione anche qualitativa fra le emissioni di scarico degli aerei e delle navi rispetto a quelle delle auto, e ciò rende ancor più inaccettabile il voler ignorare tale aspetto, perché non si tratta solo di CO2. Infatti, sia le turbine a reazione dei velivoli (alimentate a kerosene, carburante petrolifero simile al gasolio), che i grandi motori diesel navali (alimentati con olio combustibile poco raffinato di origine petrolifera, il cosiddetto”bunker oil”), a differenza delle auto, emettono quantitativi enormi di idrocarburi (HC), ossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx), ossidi di zolfo (SOx), particolato (PM), anidride carbonica (CO2), poiché sono del tutto privi di dispositivi assimilabili ai catalizzatori ed ai  filtri anti-particolato [www.sicurauto.it], atti a ridurre drasticamente le emissioni allo scarico. Per gli aerei non potrebbe essere diversamente, stante la logica di funzionamento di un turboreattore, mentre per quanto riguarda le navi affronteremo il grave problema in altra occasione. I gas suddetti sono realmente tossici e pericolosi per la salute, a differenza della CO2 (anidride carbonica) che, giova ricordarlo, non è un gas inquinante, né tanto meno tossico, ma solo ad effetto serra come il vapore acqueo presente in atmosfera (le nuvole) che è di gran lunga l’elemento naturale ad effetto serra più diffuso. La CO2 è talmente innocua per la salute che la ingeriamo con piacere e volontariamente, in grandi quantità, con le bevande gassate, i vini spumanti, ecc. (per poi tornare all’aria libera dopo essere espulsa dal nostro organismo in modo poco elegante). Peraltro, è assai singolare che nessun ambientalista o istitizione abbia nulla da obiettare sulla enorme produzione industriale di CO2 destinata alle bevande (ma anche per altri scopi), ma ritorneremo presto sull’argomento.

    DUE PESI E DUE MISURE – Beninteso, noi non vogliamo criminalizzare il trasporto aereo, né quello marittimoai quali riconosciamo ovviamente una primaria e insostituibile funzione economica e commerciale. Tuttavia, è impossibile ignorare la stridente disparità di trattamento di cui godono tali attività rispetto al martoriato settore automotive privato. Inoltre, da sempre abbiamo preso le dovute distanze dalle teorie catastrofiste,invero semplicistiche quanto sospette (grossi interessi pseudo-ambientalisti in gioco), contestate peraltro da fior di scienziati ed esperti del clima, secondo cui le emissioni di CO2 derivanti dalle attività umane sarebbero le uniche responsabili dei cambiamenti climatici. Questi, come dimostrano le conoscenze acquisite, sono sempre avvenuti, in epoche diverse, a prescindere dalle attività umane, visto che si tratta di processi ciclici naturali che si evolvono di norma nel corso di svariati secoli o anche millenni da non poter essere valutati obiettivamente nell’arco di poche generazioni. Dunque, non cadiamo nel facile tranello di cercare altri capi espiatori. Noi vogliamo sottolineare e denunciare la mala fede, l’incompetenza, l’ottusa demagogia e il doppio-pesismo delle istituzioni che da vari anni hanno preso di mira solo il settore automotivepenalizzando e colpendopesantemente non solo i costruttori, costringendoli ad investire enormi capitali al fine di rispettare normative e limiti sempre più stringenti e dall’esito pratico assai dubbio, ma anche gli utilizzatori finali del bene automobile con imposizioni legislative talvolta arbitrarie e spesso demenziali, costi, limiti e divieti di libera circolazione del tutto ingiustificati e penalizzanti, che hanno effetti devastanti sulla libera mobilità privata, l’economia dell’intero settore e indirettamente sulle filiere di altre attività industriali e commerciali. Basti pensare ai danni economici sul commercio causati dall’ inutile e demagogico periodico blocco delle circolazione [www.sicurauto.it] veicolare privata in molte città italiane. L’aver escluso artatamente il trasporto aereo (ed altri settori) dalle restrizioni stabilite dal Protocollo di Kyoto, è la più evidente dimostrazione che i Paesi coinvolti hanno la coda di paglia e, al di là dei proclami ufficiali con cui tutte le istituzioni mondiali si dichiarano convinti ambientalisti, di fronte a interessi enormi i cosiddetti difensori della “eco-sostenibilità” ricorrono a provvedimenti di facciata e sono pronti a chiudere tutti e due gli occhi per puro opportunismo. Peraltro, giova sottolineare che negli USA, in concomitanza con la buona ripresa economica e industriale degli ultimi anni, le emissioni di CO2 sono aumentate, con tanti saluti al Protocollo di Kyoto ed alla vocazione “ambientalista” del Presidente Obama.

    UN GIORNO IN AEROPORTO VALE 350 MILA AUTO – Stime per difetto hanno quantificato che il traffico aereo di un aeroporto come Fiumicino o Malpensa emetta giornalmente gas inquinanti pari alla quantità che emetterebbero circa 350 mila auto non catalizzate! Figuriamoci se si prendono in considerazione aeroporti ben più trafficati come New York, Londra, Parigi. In altri termini, un so
    lo aereo di linea inquina come circa 600 auto non catalizzate
    . Ma le auto, ormai da oltre 20 anni, sono tutte catalizzate per legge, quindi al suddetto rapporto, per essere più realistico, andrebbe aggiunto, per difetto, almeno uno zero. E’ ben noto che l’industria automobilistica mondiale, nell’ultimo ventennio, ha dovuto investire cifre enormi per ridurre le emissioni e continua a farlo, in un processo di obblighi legislativi e normative che appare senza fine. Viceversa, il comparto aereo avrebbe ottenuto il permesso dai vari organi internazionali, di triplicare il traffico fino al 2050, come afferma SDC (Sustainable Development Commission) nominata dal governo britannico. Negli ultimi 10-15 anni i viaggi low cost hanno incrementato a dismisura il traffico aereo e il conseguente inquinamento atmosferico e si può affermare che il trasporto su ali sia la fonte di emissioni di gas serra e di sostanze inquinanti più in crescita.

    Attualmente, le emissioni degli aerei di linea devono rispettare gli standard tecnici previsti dall’annesso 16 Vol II dell’ICAO (International Civic Aviation Organization). Inoltre, per i Paese UE, è necessario il CS 34 (Certification Specification) emesso dell’EASA. Tali standard, tuttavia, non hanno nulla a che vedere con le severe restrizioni previste dalle attuali Direttive Euro 5-6 per il settore auto. “Gli aerei commerciali generano oltre 600 milioni di tonnellate di CO2 l’anno e rilasciano ossidi di azoto (NOx) direttamente nella troposfera, sede dei fenomeni metereologici” spiegano gli esperti Guy Dauncey e Patrick Mazza. Qui si ossidano nell’ozono troposferico che, a quell’altezza, funziona come potente gas serra. In base ai calcoli di Paul Wennberg del California Institute of Technology, il trasporto aereo incide per oltre il 10% (ma altre fonti citano il 13%), sul totale dell’effetto serra da CO2. Ma oltre o ciò bisogna considerare l’inquinamento a terra da ossido di carbonio (CO) e da polveri sottili sospese. Senza considerare il grave inquinamento acustico.

    KEROSENE SENZA ACCISE – Esiste una anomalia inaccettabile che favorisce il trasporto aereo: mentre la benzina per autotrazione è pesantemente tassata (salvo rare eccezioni nel mondo), il kerosene è esentasse ovunque. Tale regola è imposta dall’Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile (ICAO), organismo dell’ONU e ufficializzata nei paesi UE dall‘art.8 della Direttiva 92/81 CE. Grazie all’assenza di una tassa sul carburante o di qualunque prelievo basato sulle emissioni, la compagnie aeree possono tenere bassi i prezzi dei biglietti. Come se non bastasse, a causa delle ricorrenti crisi delle compagnie di bandiera e non, si calcola che in Europa il settore dell’aviazione civile riceva oltre 45 milioni di dollari l’anno tra finanziamenti diretti o indiretti. L’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo tecnico dell’ONU che si occupa di effetto serra, dedicò nel 1999 il suo primo studio di settore proprio all’impatto dell’aviazione civile. Scatenando le ire del business aereo e petrolifero, il rapporto suggerì di “adottare politiche di sostituzione con altri mezzi di trasporto” e “disincentivare l’uso disinvolto del trasporto aereo con tasse o prelievi ambientali e con il commercio dei diritti di emissione“. Non se ne fece nulla.

    FUORI DAL PROTOCOLLO DI KYOTO  – Ed ecco la seconda clamorosa anomalia: le emissioni del trasporto aereo sono paradossalmente rimaste fuori dal Protocollo di Kyoto (1997) sulle riduzioni obbligatorie dei gas. La comunità internazionale non si è accordata su dove allocare il rilascio di CO2 per i voli internazionali: Paese di partenza, Paese di arrivo o Paese che ha venduto il kerosene? Sembra quasi una tipica storia di mala-burocrazia e di scarica- barile all’italiana!

    GRAN BRETAGNA REALISTA – Secondo la Commissione Ambientale d’Inchiesta (EAC) della House of Commons britannica, nel 2050, il solo settore dell’aviazione rappresenterà ben il 66% delle emissioni del Paese. Il governo inglese, unico in Europa, si è dato (“Libro Bianco sull’Energia“), entro il 2050, l’obiettivo di ridurre del 60% rispetto al 1990 le emissioni, per rispondere all’obiettivo di “salvezza climatica” indicato dall’IPCCC. Anni fa, i ministri delle Finanze dell’Ue discutevano di una tassa sui carburanti aerei entro i confini europei. Nulla, però, venne fatto, per l’opposizione di Spagna e Irlanda. Poi, l’Ue ha pensato a un supplemento sul biglietto, basato sulla distanza e sulle emissioni per km, con un sovrapprezzo per decollo e atterraggio che sono le fasi più energivore. Anche in questo caso, non se ne parlò più. In sostanza, con l’eccezione della Gran Bretagna, politici e movimenti ambientalisti mantengono, in materia di insostenibilità aerea, un assordante silenzio.

    AEREI MILITARI – Un discorso particolare meritano gli aerei militari. Nel 2003, durante il conflitto USA-Iraq, gli anarco-ciclisti della Critical Mass torinese, con gli scienziati della Società Metereologica Italiana, hanno calcolato quanto contribuisce all’effetto serra una guerra aerea. Base per le stime è stata quella del Golfo del 1991. Si è partiti dalla considerazione che un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consumi circa 16.200 litri/ora di kerosene; un bombardiere B52, 12000 litri/ora; un aereo di linea oltre 3000 litri/ora a velocità di crociera. Su queste basi, si è calcolato che un mese di guerra soprattutto aerea, provochi una emissione di 3,38 milioni di tonnellate di CO2: l’equivalente della CO2 emessa in un anno da una città di 310 mila abitanti! Se poi vogliamo tentare una valutazione sommaria di quante sostanze inquinanti siano state immesse nell’atmosfera durante i 6 anni della Seconda Guerra Mondiale (1939-45) tra emissioni aeree, navali, terrestri, proiettili di vario calibro, esplosioni da bombe convenzionali e nucleari, incendi, ecc, arriveremmo a cifre impressionanti. Ma a guerra finita, fortunatamente, ben altri erano i problemi e le priorità da affrontare.

    DAI TURBOGETTI ESCE DI TUTTO – I motori degli aerei producono, ossido di azoto (NOx), idrocarburi (HC), monossido di carbonio (CO), ossidi di zolfo (SOx) particolato (PM) ed anche anidride carbonica (CO2). Negli studi precedenti si presumeva che le emissioni inquinanti fossero più dannose durante le fasi di decollo e atterraggio in quanto più vicine al suolo. Ricordiamo peraltro che in fase di decollo è richiesta massima potenza ai motori, quindi massima emissione di prodotti della combustione. Tuttavia una nuova ricerca ha stabilito che le emissioni ad una certa quota sono le più critiche. “Abbiamo riscontrato che le emissioni provocate dagli aerei oltre i 900 metri di quota, sono la causa della maggior parte delle morti” afferma il responsabile della ricerca Steven Barret, un ingegnere areonautico del MIT (Massachusetts Institute of Technology). Le cosidette polveri sottili sono il maggior responsabile dei danni alla salute umana, specialmente se, una volta inalate nei polmoni, entrano in circol
    o nel flusso sanguigno. Quando un aereo vola ad altitudini da crociera sopra le nuvole, i venti possono spandere lontano gli agenti inquinanti permettendo ai venti di spostare queste sostanze e farle cascare a terra a distanze fino a 10.000 km dalla rotta dell’aereoLo zolfo, presente nei combustibili dei jet, è forse il maggior agente killer, ma con un piccolo costo, stimabile in 5 centesimi americani per gallone (14 centesimi di euro ogni 4,5 litri), gran parte dello zolfo (il maggior fattore di inquinamento) potrebbe essere rimosso. La componente NOx, correlata al processo di combustione nei motori aeronautici, è essenzialmente presente alle basse quote. NOx è una sigla generica che identifica collettivamente tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele. Per limitare le emissioni di NOx è fondamentale che la combustione avvenga nel modo più uniforme possibile, evitando picchi di temperatura. Invece, nel caso dei motori aeronautici, si forma il thermal NOx, poiché si è in presenza di elevate temperature e di una grossa quantità di ossigeno. Il triossido ed il pentossido di azoto possono reagire con l’umidità atmosferica e produrre acido nitrico (corrosivo e tossico), presente nelle cosiddette piogge acide che cadono sulla superficie terrestre. Con il termine piogge acide si intende generalmente il processo di ricaduta dall’atmosfera di particelle, gas e precipitazioni acide, causate essenzialmente dagli ossidi di zolfo (SOx) e, in parte minore, dall’acido nitrico sia per cause naturali che per effetto di qualsiasi attività umane ed animale. Dal quadro che emerge, appare chiaro che le istituzioni si preoccupano, da oltre 20 anni, di curare il raffreddore quando invece imperversa la peste.

    di Bruno Pellegrini

    http://www.sicurauto.it/esperto-di-sicurauto/news/auto-tartassata-ma-nulla-si-fa-contro-le-principali-fonti-inquinanti.html [www.sicurauto.it]

    VEDI ANCHE

    Ship Trails Animation

    http://www.satsignal.eu/wxsat/Biscay-2003-01-26.jpg [www.satsignal.eu]

    Download the zipped animation [www.satsignal.eu] (2.5MB)

    http://www.satsignal.eu/wxsat/RSS-demo-animation.htm [www.satsignal.eu]

    http://www.permaculturenews.org/images/contrails.jpg [www.permaculturenews.org]

    http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/carbon-capture/aerei-e-navi-emettono-di-tutto-ma-tutti-a-far-finta-di-niente/

  • rebel69

    Nonostante qua su CDC sono usciti molti argomenti al riguardo,da un po di tempo non se ne parla nemmeno qua.

  • Eshin

    ALLA COP21 NON NE PARLANO, MA UNO STUDIO DELLA NASA METTE IN GUARDIA

    Le scie degli aeroplani sono più pericolose della CO2 per il global warming [technews.it]

     

     

    Il settimanale FOCUS nel 2004

    LE STRISCE DEGLI AEREI SONO PERICOLOSEUno studio della Nasa mette in guardia. Le strisce di vapore lasciate dai motori dei jet stanno riscaldando il Pianeta.

    I fumi di scarico dei jet si formano per la combustione dell’idrogeno contenuto nel carburante. Caldissimi e umidi si raffreddano dopo poco, mischiandosi con l’aria. Per questo la scia appare circa 50-100 metri dall’aereo. L’umidità dell’aria determina la persistenza nell’atmosfera delle strisce.

    Chi non si è mai soffermato, naso all’insù, a guardare la striscia bianca di un jet stagliarsi alta nel cielo azzurro? Le strisce lasciate dai motori non sono però così innocue come sembra da quaggiù. Lo si era ipotizzato, lo si temeva, ora è arrivata la conferma da uno studio della Nasa secondo il quale i cirri che si formano da questi getti di vapore sarebbero responsabili dell’aumento della temperatura globale tra il 1975 e il 1994. Non gli unici colpevoli e non in ogni regione del Pianeta. I ricercatori capitanati da Patrick Minnis hanno analizzato i dati della distribuzione di cirri sugli Stati Uniti di 25 anni e li hanno confrontati con le temperature. Hanno così scoperto che la copertura di queste nuvole era sensibilmente maggiore dove il traffico aereo era più congestionato. 
    Pochi gradi, ma pericolosi. Le nuvole, riflettendo i raggi solari, hanno la funzione di tenere al fresco la Terra. Ma posso anche trattenere il calore. Questo secondo effetto annienta il primo. Secondo Minnis, l’incremento di nuvole a partire dagli anni ’70 avrebbe portato a un aumento della temperatura al suolo da un minimo di 0,2 a un massimo di 0,3 ° per decennio. Poco a prima vista. Ma se si considera che soltanto 5 ° ci separano dalla temperatura dell’ultima era glaciale, è facile intuire che anche variazioni piccole siano importanti. 
    La conclusione degli scienziati della Nasa è che il traffico aereo e il vapore prodotto dagli aerei deve essere preso in considerazione nei modelli sul cambiamento climatico e sui possibili scenari. 
    Stop forzato. Come avere nuove conferme per questa tesi? L’unico modo sarebbe lasciare a terra tutti gli aerei e vedere cosa accade. Ma non è semplice, a meno di non augurarsi uno sciopero selvaggio di tutti i piloti di tutte le compagnie. Esiste però un precedente. Tra l’11 e il 14 settembre 2001, a seguito degli attacchi alle Torri Gemelle, tutto il traffico aereo statunitense venne bloccato. In quel periodo si registrò una differenza tra le temperature minime e le massime (misurate rispettivamente di notte e di giorno) doppia rispetto alla normalità. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato dalla diminuzione dei cirri da vapore che avrebbe permesso al calore solare di dissiparsi.
    Combattere il riscaldamento globale lasciando gli aerei a terra non sembra però una strategia praticabile. L’arrivo di nuovi aerei più capienti potrebbe diminuire il numero di velivoli in volo. Anche volare ad altitudini più basse, dove è meno facile che si formino i cirri, potrebbe avere i suoi vantaggi. Ma costerebbe molto di più in termini di consumo di carburante per vincere l’attrito dell’aria meno sottile.

    (Notizia aggiornata all’11 maggio 2004)  FONTE  http://www.focus.it/ambiente/ecologia/le-strisce-degli-aerei-sono-pericolose [www.focus.it]

     

    QUALCHE ANNO DOPO!

    COPERTINA FOCUS 2007

    Immagine incorporata 1

  • giannis

    Perche ‘ siccome nella nostra societa’ va tutto male ce ne siamo un po’ dimenticati

  • poisonedtooth

    Forse Monbiot non legge the Economist e forse fa bene.
    Forse the Econo-myst sta solo anticipando i "complotti" che avverranno in futuro ma il titolo di testa dell’articolo linkato sotto, abbinato alla foto di un cielo che in effetti è del tutto simile a quello che quotidianamente ci ritroviamo sopra le nostre teste, qualche tipo di riflessione, magari accompagnata dal dubbio che qualcosa stia già accadendo, dovrebbe stimolarla.
    Comunque tutto serve a capire chi sono i Monbiots da cui difendersi.
    E magari dopo sbirro21 ci sarà il 22 dove ci diranno che è giunto il momento di intervenire sul clima con delle scie che, non potendo chiamare chimiche per ovvi motivi, chiameranno ‘artistiche rinfrescanti’.

    "Se tutto il resto fallisce
    il raffreddamento globale indotto dall’uomo sarebbe spaventoso, ma potrebbe diventare necessario"

    http://www.economist.com/news/special-report/21678963-man-made-global-cooling-scary-may-become-necessary-if-all-else-fails

  • FBF

    Non servono ulteriori commenti per cui basta questo. Solo che nessuno vuol capire. Attenti servi!

    (…) In un mondo così complesso, caotico e (apparentemente ndr) mal governato in cui le sue situazioni più pericolose sembrano spesso intrattabili, è paradossalmente confortante credere che poteri divini siano al controllo, anche se tali poteri fossero maligni. Prendiamo le distanze da realtà scomode, creando comode irrealtà. E non sembra avere importanza quanto irreali esse possano diventare. (…)

  • bstrnt

    Anch’io ero piuttosto scettico sul tema scie chimiche: chi poteva essere l’idiota che spendeva una fortuna per inquinare l’aria di tutta Europa, ma l’11 settembre 2006 dopo un’importante irrorazione dei cieli c’è stata una leggera pioggia e sui tetti delle macchine si era formato quello che sembrava un insieme di filamenti bianchi che al tatto diventavano polvere.

    Fatta analizzare con spettrometro di massa si sono trovate abbondanti quantità di bario, alluminio, rame, torio, silicati vari e altre diavolerie …. ora non mi risulta possano essere componenti dei carburanti dei jet, quindi ….
  • castigo
  • FBF

    Ogni giorno secondo fonti attendibili decollano dagli aeroporti italiani 2000 aerei. Nei primi 5 minuti del decollo un aereo consuma 1 tonnellata di carburante. Perciò 2000 tonnellate pari a 2.000.000 di litri. Perció in un anno 730.000.000 di litri. Poi in volo il consumo é di 2 litri al km. A spanne di bambino il consumo é di 1.000.000.000 di litri di kerosene. Il cherosene è esente da accise. Come mai? Gli aerei servono a globalizzare e unire tutti i popoli.

    Perció é tutto chiaro. Il fine giustifica i mezzi. Dimenticavo … chi lavora veramente non viaggia. Non ha né soldi né il tempo.