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GOLPE DI PALAZZO E COMPLOTTI INTERNAZIONALI

DI GIANNI PETROSILLO
conflittiestrategie.it

Che cosa è davvero accaduto in Italia agli inizi degli anni 90? Tangentopoli è stata ciò che ci raccontano i quotidiani e la storia ufficiale, cioè un’azione encomiabile dei togati per liberare il Paese dagli intrecci politica-affari e dalle collusioni mafiose tra apparati dello Stato e gruppi dell’antistato, oppure un complotto a più teste, autoctone e non, una macchinazione per togliere alla Repubblica quel minimo d’indipendenza nazionale di cui era ancora padrona? Secondo un libro mai tradotto in Italia, di cui parla Paolo Guzzanti in un editoriale su Il Giornale, “The Italian Guillotine: Operation Clean Hands and the Overthrow of Italy’s First Republic” firmato da Stanton H. Burnett e Luca Mantovani, non ci sono dubbi, si trattò di un colpo di Stato, ma di tipo moderno, una sorta di rivoluzione colorata ante litteram, di quelle viste all’opera nei sistemi dell’est e in qualche regime mediorientale.Fu un Golpe di Palazzo eterodiretto da manine sapienti, nient’affatto pulite ma tanto tanto esperte ed intelligenti, anzi d’intelligence.

Scrivono i due autori: “Un gruppo di magistrati altamente politicizzati, in larga maggioranza orientati a sinistra, agendo come pubblici ministeri, hanno usato una legittima inchiesta giudiziaria per perseguire, selettivamente, i loro nemici politici, ignorando o minimizzando misfatti simili dei loro alleati politici. L’investigazione di fondo è stata un’inchiesta su pratiche che erano andate avanti per decenni… I magistrati sono stati abbondantemente appoggiati da un gruppo di quotidiani e settimanali, tutti di proprietà di alcuni pochi grandi industriali che avevano una chiara posta in gioco nel successo del colpo di Stato”. Burnett, inoltre, rincara la dose in alcune interviste affermando che il pool di Milano, a capo delle indagini, applicò inflessibilmente la legge per i nemici graziando partiti e personaggi, pure coinvolti nelle spartizioni pubbliche, incredibilmente risparmiati dalla mannaia giustizialistica: “Il pool non si è limitato ad applicare la legge ma ha speso molte energie per eliminare il pentapartito sapendo che a beneficiare di questa operazione sarebbe stato il PDS. Per questo si chiama golpe. [ …] Con l’eliminazione del pentapartito tutti davano per scontata la presa del potere del PDS alle elezioni del 1994. Ricordo che a fine 1993 ricevetti al CSIS [Center for Strategic and International Studies, n.d.r.] Giorgio Napolitano e lo presentai come il prossimo ministro degli Esteri…Il primo colpo di Stato in stile postmoderno, portato a termine da un piccolo gruppo di magistrati, quasi certamente appoggiati da alcuni leader politici e da potentati economici, con la complicità degli organi di stampa da questi ultimi posseduti.”

Questa versione viene confermata da un giudice che inizialmente faceva parte della procura meneghina, Tiziana Parenti, la quale ammise di essere stata allontanata per aver osato indagare sulle tangenti del PCI. Fu proprio il collega D’Ambrosio a suggerirle di considerare un “vagone staccato” quello degli illeciti a sinistra, ma in sostanza non si voleva procedere per nulla in quella direzione. Più tardi qualcuno del tribunale sibilò che non si poteva abbattere l’intero arco istituzionale poiché altrimenti si rischiava un pericoloso vuoto di potere. Salvati, dunque, non perché innocenti ma perché necessari.

La Parenti è anche convinta che il PM simbolo della lotta al ladrocinio partitocratico, Antonio Di Pietro, fosse dei servizi segreti americani: “La provenienza di Antonio Di Pietro è in una struttura parallela ai servizi segreti. Di Pietro su questo non ha mai fatto chiarezza… Quello che dico– è tutto documentato in carte riservate in possesso della procura di Milano. Basterebbe indagare partendo da una domanda semplice: perché è cominciata Tangentopoli? Cos’è successo nella procura di Milano dal ’90 al ’92? È successo  qualcosa a cui le indagini del Gico sono arrivate molto vicino, ed è per questo che le vogliono fermare. È successo che prima di Mario Chiesa c’erano altri, e in particolare un imprenditore che aveva, non so a che titolo, colloqui stretti con Di Pietro e che lo teneva in contatto con certi ambienti, per così dire, ambigui, in Italia e Oltreoceano”. Ipsa dixit. Del resto, piccole ammissioni vennero anche da Gherardo Colombo, il quale sapeva che Tangentopoli aveva finalità recondite, tanto da riferire al collega Misiani che la competenza di Milano sulle inchieste non era una questione giuridica. E se non era di diritto era di utilità politica. Tertium non datur.

Ed, infatti, le trame tra politica e affari avevano una origine atavica, coinvolgendo tutti nel sistema del cosiddetto consociativismo, tuttavia, soltanto dopo la caduta del Muro di Berlino ed il crollo dell’URSS venne a modificarsi l’ambiente internazionale per cui come enuncia Rino Formica, ex ministro PSI: “La questione morale diventa questione politica quando cambia la storia: fino al 1989 Italia e Germania avevano presidiato la frontiera ma con la caduta del Muro si comincia a temere per la stabilità dell’Italia”. Ovvero, i vincitori della guerra fredda cambiarono i loro piani geopolitici e attuarono il “regime change” in Italia per sbarazzarsi di una classe dirigente troppo compromessa con equilibri e accordi definitivamente saltati. La II Repubblica è nata con il marchio di questa brutta bestia epocale e per questo sarà eternamente stramaledetta. Piuttosto, chiediamoci anche come mai il nano (in senso politico) di Arcore, nonostante sia proprietario di grandi gruppi editoriali e sia stato “datore di lavoro” di Luca Mantovano, co-autore di  The Italian Guillotine e capo dell’ufficio stampa di Forza Italia alla Camera dei deputati, non abbia mai avuto il coraggio di fare tradurre il testo in italiano. Costui si lamenta delle persecuzioni ma non vuole indispettire troppo certi poteri che gliela hanno promessa da quando è sceso in campo. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

PS. Che Gorbaciov fosse un venduto della Cia, dipartimento Pizza Hut, ci era ben noto. Costui dopo aver liquidato la grande potenza sovietica continua a svolgere incarichi sporchi per gli Usa, tramando in ogni angolo d’Europa. Putin sta dando un giro di vite contro i traditori che agiscono da agenti infiltrati e prendono finanziamenti dall’estero per destabilizzare il Cremlino. Ci si lamenta della mancanza di democrazia di Mosca ma se lì circolano tranquillamente personaggi come Gorbaciov vuol dire che di libertà ce n’è fin troppa. Quello che scrive Guzzanti testimoniando delle congiure internazionali verso Berlusconi, passate attraverso soggetti infidi come Gorbaciov [“un uomo che è sempre stato rifiutato dai russi e che non è mai stato eletto in libere elezioni dove prese poco più del 2 per cento, è diventato da quei lontani tempi sovietici un guru, un ambasciatore fra lobby di potere, autore di mille articoli del tutto vacui e inutili, ma influente e disposto a viaggiare. Se l’informazione è esatta, Gorbaciov si sarebbe dato un gran da fare per tessere una rete multinazionale con cui catturare ed eliminare Berlusconi. Se ciò fosse vero, è ovvio che un tale interesse non sarebbe certo dipeso da questioni di stile di vita, cene con belle ragazze ed eventuali comportamenti disdicevoli. No, se la notizia fosse solida, il movente andrebbe cercato altrove. Andrebbe cercato nelle pieghe della politica che conta, quella che sposta ricchezze gigantesche e in particolare le questioni energetiche. Che gli americani siano più che irritati con Berlusconi per la sua strettissima amicizia con Putin è un fatto certo. Ricordo un cordiale colloquio con l’ambasciatore Spogli che mi confermò questo elemento di ostilità”] non scagionano il Cav dalle sue responsabilità, anzi, proprio perchè assediato dall’interno e dall’esterno, egli avrebbe dovuto premunirsi contro i suoi nemici esercitando un migliore controllo dei servizi nostrani e puntando a rinsaldare l’amicizia con la Russia (l’unica che lo stava a sentire per sue esigenze strategiche). Invece, per pararsi il culo si è ritirato con la coda tra le gambe dal fronte, rinunciando anche alle piccole cose ottenute dalla nazione per farla franca individualmente. E, dopo vent’anni, non è nemmeno scontato che ci riesca. Si può definire coglione uno che non ha i coglioni? Sì, e fa rima con…

Gianni Petrosillo
Fonte: www.conflittiestrategie.it
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5.06.2013

Pubblicato da Davide