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GLI ULTIMI GIORNI DI BRUXELLES

DI CLAUDIO MARTINI

lamicodellabc.blogspot.it

Un buon articolo del Sole24Ore ci permette di fare il punto sulla situazione greca, cogliendo qualche spunto e anche qualche conforto alle nostre tesi.
Il pezzo è così riassumibile. Apparentemente è interesse di entrambe le parti (governo greco ed “eurocrati”) addivenire ad un compromesso; è infatti interesse della Grecia rimanere nell’euro e ricevere i miliardi che l’Eurogruppo ancora trattiene: è interesse degli eurocrati mantenere la Grecia nell’euro, e vedersi onorati i propri crediti. Vi sono però delle resistenze politiche su tre diversi versanti, che hanno una comune origine.

L’origine è l’operato del governo Tsipras, che ha cambiato le regole del gioco europeo. E il mainstream lo riconosce: “una nota interna dello staff del FMI osserva che Tsipras ha invertito il corso delle riforme del sistema pensionistico, del mercato del lavoro (dove progressi erano stati fatti) e della pubblica amministrazione” Laddove per “mercato del lavoro” bisogna intendere taglio degli stipendi, per “pensioni” taglio dell’assegno mensile, e per “pubblica amministrazione” taglio del personale mediante licenziamenti di massa. “Inoltre mancano riforme strutturali di politica fiscale” e qui bisogna leggere tagli alla spesa pubblica, ovvero alla sanità, alla scuola, al benessere dei cittadini. In buona sostanza “il documento del governo greco non è in continuità con il memorandum d’intesa sottoscritto dal governo Papademos nel 2012“. Si intuisce lo sconforto degli eurocrati: il popolo greco subisce anni di austerity distruttiva da parte dei propri governi, conseguentemente decide di mandarli a casa votando una forza politica che promette di porre fine all’austerity, e quella forza politica mantiene la promessa. Si tratta in effetti di uno schema inedito in Europa. Il nuovo governo è anche caratterizzato da poca creanza: “ai rappresentanti del Bruxelles Group (l’ex Troika) non è più garantito l’accesso agli uffici ministeriali ad Atene“. Si erano abituati troppo bene. “Uno dei capi missione racconta che da una settimana non riesce a mettersi in contatto telefonico con gli interlocutori greci”. Che mascalzoni!

Queste considerazioni, e questi fatti, dovrebbero finalmente fare piazza pulita del luogo comune propagandistico, ad uso e consumo dei politici tedeschi che vogliono apparire vincitori del negoziato, che dipinge il governo di Tsipras come un governo pronto a cedere alla UE, un governo di calabraghe se non proprio di traditori. Liberi dai luoghi comuni, si può finalmente cominciare a capire la portata della rivoluzione che ha interessato la Grecia, e che rischia di estendersi all’intera Europa. Per spiegare meglio il punto, occorre tornare ai tre versanti di crisi prima accennati.
Il primo ostacolo alla conclusione di un compromesso valido per entrambe le parti, pur in presenza di un netto mutamento delle riforme greche in senso progressista e anti-austerity, è la pervicacia del governo greco nel non volere recedere dalle proprie posizioni. D’altro canto se ciò accadesse sarebbe la fine di quel governo e di SYRIZA.
Il secondo ostacolo è il fatto che il cambio di rotta del governo greco mette in gravi difficoltà il governo tedesco. “Un accordo troppo generoso con Atene mettere in imbarazzo soprattutto Angela Merkel che finirebbe per garantire a Tsipras quello che aveva negato ad Antonis Samaras, ex-premier greco e leader di un partito che fa parte dello stesso gruppo parlamentare europeo di quella della cancelliera“. Notiamo en passant che l’articolista non è nemmeno sfiorato dal dubbio che Samaras fosse ben contento di adottare le riforme “imposte” dalla Merkel, dato che quelle riforme facevano parte del programma del suo partito nonché di quello del Partito Popolare Europeo. Comunque “Merkel dovrebbe presentarsi al Bundestag e spiegare per quale ragione dopo sette anni di intransigenza ora si è piegata ad un governo ostile alla linea europea propria e degli altri governi“. Rileggiamo la definizione del Sole24ore del governo Tsipras: “un governo ostile alla linea europea propria e degli altri governi“. Ehi, ma non erano dei traditori euristi?
L’ultimo ostacolo è rappresentato dalla BCE, che paventa la possibilità di un “haircut” del debito greco e che negli ultimi giorni, per bocca del membro del Board Weidemann, presidente della Bundesbank, “ha cominciato a lanciare messaggi di aperta ostilità nei a un eccesso di tolleranza nei confronti di Atene“.
Queste considerazioni, e questi fatti, dovrebbero fare piazza pulita di un altro luogo comune, quello secondo il quale il governo Tsipras avrebbe dovuto minacciare l’uscita dall’euro in caso di mancata accettazione delle proprie proposte. Ne abbiamo già parlato. Se Merkel sarebbe in difficoltà nel presentare al parlamento l’attuale accordo con i greci, figuriamoci come sarebbe la situazione se tale accordo fosse stato presentato in termini ricattatori. Già oggi il vice-presidente della CSU, come nota l’articolo, parla a favore dell’uscita della Grecia dall’euro. Minacciarla avrebbe semplicemente accellerato il voto contrario di Berlino alle proposte greche.
Quali conclusioni trae l’autore del pezzo da questi elementi? Che l’accordo è sì conveniente per entrambe le parti, ma che è difficilmente digeribile per il parlamento tedesco. L’alternativa all’accordo, si fa notare in conclusione, sarebbe l’uscita della Grecia dall’eurozona, la qual cosa peraltro danneggerebbe anche Merkel (“la Cancelliera (…) sa che se Atene uscisse dall’euro, sarebbe un giudizio tombale sull’intera sua strategia di gestione della crisi“).
Al di là della credibilità personale della Merkel, ai tedeschi non conviene forzare la mano: la dimostrata fedeltà all’euro e al progetto europeo testimoniata dal governo greco renderebbe impossibile dipingerlo come responsabile dell’uscita, la quale si scaricherebbe sugli eurocrati. Ma c’è di più: l’uscita della Grecia genererebbe un effetto domino, che porterebbe alla disgregazione della moneta unica. Ecco perché nemmeno alla BCE conviene forzare la mano: dopo l’uscita Atene continuerà a esistere, l’istituto di Francoforte invece no.
Ecco perché, comunque vada, gli esiti della rivoluzione (democratica) greca si irradieranno su tutta europa: provocheranno o la dissoluzione dell’euro, o il mutamento delle sue regole, che si dimostreranno nient’affatto eterne e inesorabili. Non è sicuro che entrambe le eventualità convengano al popolo greco; di sicuro nessuno delle due rientra tra i piani degli eurocrati. Ed ecco perché non stiamo assistendo alle ultime giornate per Atene, ma agli ultimi giorni per Bruxelles.
Claudio Martini
18.05.2015

Pubblicato da Davide

  • PietroGE

    Che film ha visto Claudio Martini?

    Se anche si riuscisse a raggiungere un qualche accordo, ad Atene servono miliardi a decine, solamente per rimanere a galla qualche altro anno. Serve un terzo, un quarto e un quinto pacchetto di aiuti. Non c’è solo il Bundestag, ci son anche altri parlamenti e governi europei che non ne vogliono sapere di altri miliardi di aiuti. Inoltre, solo uno scemo non ha capito che i 240 miliardi di crediti già erogati alla Grecia sono perduti per sempre. Conclusione, che interesse hanno gli europei a mantenere la Grecia nell’euro? Il prestigio personale della Merkel??

  • cardisem

    Bisogna uscire. Questa Europa non è "da fare”, ma da "disfare”. Se poi se ne potrà fare per davvero Una indipendente, sovrana e solidale, bisogna vedere se ce la lasceranno fare. Ecco cosa scriveva nel 1927, si noti: NEL 1927, un pensatore tanto geniale e patriota quanto diffamato e demonizzato, parlo di Carl Schmitt (1888-1985):

    «Il destino della Santa Alleanza, dell’unico sistema generale europeo degli ultimi secoli, mostra meglio di ogni costruzione quali difficoltà politiche si oppongono ad un’unificazione europea. Infatti, non appena si affacciò un simile sistema europeo, subito apparve dall’altro lato anche il controraggruppamento. La dottrina Monroe proclamata nell’anno 1823 dagli Stati Uniti (con l’approvazione dell’Inghilterra) si rivolgeva proprio contro questa Santa Alleanza e contrapponeva al tentativo di una federazione europea il continente americano unitario, prima ancora che questo continente fosse completamente colonizzato e popolato. Un’unificazione politica dell’Europa sarebbe dal punto di vista della politica mondiale un evento inaudito. Sarebbe qualcosa di molto più inverosimile dell’unificazione della Germania nel XIX secolo, della quale si deve tuttavia dire che malgrado una preparazione durata una generazione, malgrado delle guerre di liberazione nazionale ed una rivoluzione nazionale essa fu possibile solo per la genialità di un singolo uomo e solo con l’aiuto di una costellazione favorevole di politica estera. Ogni statista del XIX secolo, ma soprattutto Bismarck stesso, era consapevole di quanto fosse stata straordinaria e stupefacente questa riuscita e nessuno si era immaginato che una simile nuova costruzione politica potesse prodursi senza il rischio di pericolose inimicizie, senza guerre pericolose e conseguenze imprevedibili di politica estera. La guerra mondiale dal 1914 al 1918 è soltanto una delle conseguenze dell’unificazione politica della Germania. Ma un’unificazione politica dell’Europa sarebbe in confronto a questa unificazione nazionale della Germania un vero miracolo. Se questa Europa non deve essere semplicemente una povera decorazione, ma un’unità politica, cioè indipendente dai mutevoli interessi economici e dalle congiunture, duratura e capace di azione, allora essa sarebbe non meno che una nuova potenza mondiale. La sua semplice esistenza produrrebbe nuovi raggruppamenti di amico e nemico, e si dovrebbe vedere se le potenze mondiali esistenti, in particolare il sistema di Stati anglosassone, abbiano interesse a lasciar sorgere accanto a loro una formazione politica che abbia forza ed autonomia propria».

  • Stodler

    Piuttosto ottimista sulla fine di Bruxelles.

  • Stodler

    Piuttosto ottimista sulla fine di Bruxelles, come ideologia intendo.

  • cipperimerlo

    La dimostrata fedeltà all’euro e al progetto europeo testimoniata dal governo greco renderebbe impossibile dipingerlo come responsabile dell’uscita, la quale si scaricherebbe sugli eurocrati. I quali, poverini, ne soffrirebbero molto, ma non avrebbero conseguenze giacché posti <a href=http://www.businesscommunity.it/m/_Febbraio2014/idee/AAA_Dalmata_cercas.php>al riparo del processo elettorale</a>.

    Se, poi, si dovessero stancare, mica manderebbero a gambe all’aria il suo governo come hanno fatto con Papandreou, o peggio.
  • sotis

    Se al posto di questi politici ci fossero degli statisti vecchio stampo che avevano a cuoreanche  il futuro delle generazioni a venire non ci troveremo tutti in questa merda. Pensiamo veramente che gente come Kholl o Mitterand o azzardo Andreotti avrebbero lasciato tutto il potere alla finanza? gente così ai vertici non c’è più ed è anche colpa nostra ….li hanno dipinti come degli incapaci, noi ci siamo lasciati convincere e  quindi adesso sono caz… nostri.

  • cardisem

    Io temo che quelli della banda Renzi se ne scapperanno da qualche parte poco prima di averci condotta alla più completa rovina…

    Anche io penso che i vecchi politici (Moro, Andreotti, Craxi…) saranno stati tutto quel che si vuole, ma penso che avessero ancora (pur nell’asservimento atlantico) un “senso dello Stato” che i pivelli oggi al governo non hanno neppure lontanamente…

  • Truman

    L’Europa di oggi è un consorzio di banche. Tutte queste banche sono fallite da tempo in base ai parametri di un’azienda normale (penso il riferimento potrebbe essere il chapter 11 degli USA).

    Allora ciò che resta è un castello di carte, edificato con il metodo Ponzi.

    L’ingenua credenza di molti che questa (la sopravvivenza dei boiardi di Bruxelles) sia l’unica realtà possibile aiuta molto a tenere in piedi questo castello traballante. Ma prima o poi il vento arriva. Io resto seduto sulla sponda del fiume, pronto a contare i cadaveri dei banchieri. (In realtà la mortalità dei banchieri è già oggi alta in modo anomalo, ma sembra siano solo “incidenti”).

    Una piccola chiosa all’articolo di Martini, anche a me sembra eccessivamente ottimista, d’altro canto nemmeno ha messo in campo la variabile impazzita della Gran Bretagna che potrebbe uscire dall’Europa prima della Grecia (e già sta fuori dall’area euro).

  • RenatoT

    si puo’ solo che quotarvi.

  • Oxymen

    Martini è quello che diceva che bisogna offrire alloggio e lavoro a tutti i migranti (come se la disoccupazione attuale fosse il fantasma di un remoto passato).
    Con la stessa leggerezza parla di dissoluzione dell’euro, della batosta della Merkel e della vittoria della rivoluzione greca come imminenti.
    Questo nonostante siano DECENNI che si parli della dissoluzione dell’impero USA a causa del suo infinito debito.
    Non posso che citare Niels Bohr:
    "E’ molto difficile fare previsioni, specialmente se riguardano il futuro"

  • Simplicissimus

    Queste sono mucchi di sciocchezze buttate  in un pezzo alla rinfusa, Nemmeno una tesi sbagliata, proprio niente a che vedere con la realtà. 

  • IVANOE

    Martini,
    scusa semplicemente… MA DE CHE ?
    Forse non sai degli stati imperialisti multinazionali oppure della trilateral od anche delle strutture sovranazionali e sovraeuropee che comandano il mondo ?
    …sypras uno di loro… merkel uno di loro…

  • 1Al

    I have a dream. Ma sono pessimista sulla fine di Bruxelles e di questa mostruosa e perversa trappola di popoli e nazioni chiamata UE. Se la Grecia uscisse dall’euro sarebbe anche possibile un effetto domino, ma proprio per questo rischio, dubito fortemente che lascino uscire la Grecia dalla putrida palude di Bruxelles.

  • mincuo

    E’ singolare come CdC pubblichi sempre articoli che illustrano il contrario della realtà, così come appare almeno a una persona un po’ informata, senza con questo pretendere di aver ragione. Vabbè una volta, due, tre…ma SEMPRE….
    E MAI un articolo che corrisponda anche pallidamente a una fonte più informata o minimamente professionale, che però metta magari in dubbio la musica del " pueblo unido che non serà vencido".
    E infine sempre articoli che ESULANO dalla realtà, si guardano dall’informare MINIMAMENTE su qualche numero e invece fanno proclami ideologici come questo Martini, che pare non sapere nè tantomeno capire niente, oppure prende in giro le persone.
    Qui hai addirittura la UE l’FMI e la W.B. che sono sul punto di crollare. Solo un idiota o uno in malafede non capisce innanzitutto che la Troika aveva una terza opzione, non solo quelle 2 di cedere o del Grexit, e quella terza l’ha perseguita, e in questi 4 mesi Syriza s’è mangiata ogni possibilità anche di default. Oggi sarà la Troika che li invita a fare default tanto per loro non cambia, ma per la Grecia OGGI è peggio. Quindi Varoufakis annaspa, con 60 mld  pari a 37% di PIL di capital flows, 27 mld di drenaggio sui depositi, zero avanzo primario da mettere sul piatto, una riduzione della previsione di crescita da 2,9% a 0,5% e il fatto che se esce da EUR molti debiti restano in EUR lo stesso oppure non vede un quattrino da nessuno, Russia e Cina comprese. Il default doveva minacciarlo subito, appena eletti, e attuarlo semmai subito. Sarebbe stato un periodo difficile per il popolo poi ma era una cosa possibile. Oppure accettare e come in Spagna avviare almeno l’economia sfruttando il calo del petrolio e il dollaro più forte.
    Degli irresponsabili e anche dei dilettanti allo sbaraglio, secondo me.
    O forse…..ma quello è brutto anche pensarlo….

  • tuccia

    Io c’ho pensato. E l’idea che mi sono fatto è che l’élite vincerà doppiamente, facendocela sotto il naso.

    Default doveva essere e default sarà (e a rimetterci saremo soprattutto noi contribuenti europei), ma la colpa non sarà più della Troika e dell’austerity che alla fine era riuscita in ogni caso a mantenere in piedi i conti e lo stato greci: la colpa sarà dei paladini della speranza, di coloro che si sono opposti all’austerity (e all’euro[pa]).

    Verranno così a essere affossati e screditati in un colpo solo sia gli "anti-austerity" sia, con essi, tutto quell’universo di persone che si oppongono all’euro, all’Europa e, in generale, al "sistema". D’altronde visto che ormai la dicotomia destra/sinistra è ormai sempre più sul viale del tramonto (anche nel pensiero comune dominante), una nuova dicotomia bisognerà pur avercela: "oppositori al sistema" (o rincoglioniti complottisti)/coloro che credono ai TG (o rincoglioniti creduloni). Una, forse banale, impressione personale sul vero obiettivo dell’"esperimento Syriza".

  • Truman

    Nei forum prosegue la discussione con un commento articolato di mincuo:
    Gli ultimi giorni di Bruxelles. Mmmmm

    Può avere effetti collaterali (disturbi gastrici). Eviti di leggere chi è con Tsipras senza se e senza ma.