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GLI STATI UNITI RISCHIANO DI COMMETTERE UN TRAGICO ERRORE TRATTANDO LA CINA COME UN NEMICO

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

telegraph.co.uk

La diplomazia pasticciata dell’Amministrazione Obama sta costringendo la Gran Bretagna e gli alleati più stretti a dover scegliere fra Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno gestito la loro diplomazia economica con una miopia sconcertante.

Il tentativo del Tesoro statunitense di paralizzare l’Asian Infrastructure Investment Bank [AIIB], prima ancora che questa “arrivi a terra”, è chiaramente intesa a scongiurare l’ascesa della Cina come superpotenza finanziaria rivale, quali che siano le faux-pieties di Washington riguardo gli standards di governo [di quel paese].

Questa politica è sbagliata ad ogni livello, dimostra quanto le cose possano andare per storto quando un Presidente azzoppato [Congresso e Senato a maggioranza repubblicana] deve sottoporre ai dilettanti del Congresso delicate questioni di geostrategia mondiale.Washington ha fatto infuriare la Gran Bretagna quando ha cercato di costringere Downing Street a boicottare il progetto.

Ha anche costretto gli alleati ed i paesi amici di tutto l’Estremo Oriente a dover fare una scelta mortale – che nessuno voleva fare – fra Stati Uniti e Cina, finendo con il perdere quasi tutti lungo la strada. Germania, Francia e Italia stanno associandosi. Australia e Corea del Sud potrebbero seguirle a breve.

La AIIB è esattamente ciò di cui il mondo ha bisogno. In un modo o nell’altro la Cina deve riciclare il suo surplus commerciale e i suoi 3.800 miliardi di dollari di riserve. Può acquistare bonds statunitensi, bunds tedeschi o gilts britannici – perpetuando in questo modo la bolla obbligazionaria globale – e può anche fare investimenti mirati all’estero, per acquisire tecnologie a vantaggio dei suoi “campioni” – perseguendo lo stretto interesse nazionale.

Oppure può riciclare quel denaro di concerto con gli altri membri della AIIB – che è dotata di un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari – per avviare i progetti asiatici di depurazione, energia pulita, porti, strade e ferrovie, contribuendo a colmare un deficit infrastrutturale pari a 700 miliardi di dollari che la Banca Mondiale non ha le dimensioni per poter coprire, con importanti benefici collettivi per il mondo.

La Gran Bretagna, nel 19° secolo, riciclava le sue eccedenze costruendo ferrovie in tutto il mondo. L’America le ha riciclate attraverso il Piano Marshall, negli anni ‘50. La Cina deve fare altrettanto, ed è difficile capire perché la AIIB debba essere considerata una cosa così malvagia.

I funzionari americani hanno attaccato la Gran Bretagna per aver rotto i ranghi abbracciando quel progetto, come se gli Inglesi stessero prostrandosi di fronte al nemico. “Siamo molto cauti su questo incessante trend [volto al raggiungimento] di accordi con la Cina, non è questo il modo migliore per relazionarsi con una potenza in ascesa”, ha dichiarato un funzionario statunitense al Financial Times.

Si resta in ogni caso letteralmente senza fiato davanti alla follia storica costituita da una tale visione. Henry Kissinger, questa settimana, ha dichiarato alla rivista Caixin che il pericolo maggiore è che gli Stati Uniti non riescano a relazionarsi in modo intelligente con la crescita della Cina, ripetendo gli errori fatti dalle potenze [occidentali dell’epoca] davanti ad una spinosissima Germania, nel periodo antecedente la 1a Guerra Mondiale.

Si sentono echi da Guerra di Corea in questo battibecco atlantico, anche se, per fortuna, la posta in gioco è oggi meno importante. La Gran Bretagna cercò di frenare il Gen. Douglas MacArthur e i falchi di Washington quando questi, nel 1950, mandarono alla carica le forze americane in Corea del Nord, fino al fiume Yalu al confine con la Manciuria, costringendo la Cina a rispondere.

La replica sprezzante di MacArthur fu quella di paragonare le considerazioni dei britannici al tradimento compiuto ai danni della Cecoslovacchia, a Monaco di Baviera – “… [gli inglesi sono] desiderosi di placare i comunisti cinesi, dando loro una striscia della Corea del Nord”. Ma gli esperti britannici avevano ragione. La Cina lanciò ben quattro eserciti lungo tutto il corso dello Yalu. L’America era arrogantemente inciampata in una guerra decisamente “calda” con la rivoluzione cinese. Un errore catastrofico.

Non c’è alcun dubbio che la AIIB sia una sfida diretta alla Banca Mondiale, e che la nuova “Banca BRICS” lo sia per il Fondo Monetario Internazionale. I due nuovi Istituti guidati dalla Cina, in effetti, hanno lo scopo di spezzare il controllo occidentale sulla finanza globale, esercitato attraverso le cosiddette “Istituzioni di Bretton Woods” [1944, http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza_di_Bretton_Woods].

Ma di chi è la colpa? Secondo gli accordi di Bretton Woods, negli ultimi 70 anni i capi della Banca Mondiale sono sempre stati americani per “droit de seigneur” [ius primae noctis], mentre tutti i capi del FMI sono sempre stati europei, fermo restando il “diritto di veto” degli Stati Uniti nei riguardi di questo Istituto. Capitol Hill non ha ancora ratificato la riforma del “sistema delle quote” alla base del FMI, che attualmente dà agli Stati Uniti un potere quattro volte superiore a quello della Cina, o il diritto di approvare o meno l’espansione finanziaria di questo Istituto.

Jacob Lew, Segretario al Tesoro Usa, ha ammesso che questo ostruzionismo è stato piuttosto costoso: “… non è un caso che le economie emergenti stiano cercando altri luoghi [dove potersi rivolgere], perché sono frustrate dal fatto che gli Stati Uniti abbiano bloccato tutta una serie di miti e ragionevoli riforme del FMI”.

Per quanto riguarda gli europei, questi hanno dirottato il FMI verso il salvataggio di quattro paesi dell’Eurozona, anche se quest’ultima è sufficientemente ricca per poter risolvere da sola il pasticcio che ha auto-generato.

Ogni membro dei paesi emergenti facente parte del “Consiglio d’Amministrazione” del FMI si oppose, nel 2010, al piano originale che la Troika aveva concepito per la Grecia, perché si trattava di un salvataggio delle banche del Nord Europa e dell’euro, e non della Grecia. Sostenevano che questo paese, riguardo il suo debito, aveva bisogno di un soccorso immediato e non di prestiti del tipo bail-out, e quindi di ancora più debito. Gli eventi hanno dimostrato che erano assolutamente nel giusto.

Sarebbe un miracolo se la Cina dovesse accettare docilmente questa datata presa in giro rappresentata dalla governance finanziaria mondiale … e nessuno ha fino ad ora associato il termine “mite” con il Presidente Xi Jinping! Il più potente leader cinese dai tempi di Mao Zedong – descritto questa settimana come un “sopravvissuto del PCC”, una specie di “ago avvolto nella seta” – andrà senz’altro avanti con il suo progetto.

Coloro che a Washington stanno pensando che la Cina possa essere presa in giro su tali questioni sono dei ciechi, incapaci di vedere la mutazione strategica che è in atto, ancora aggrappati alle illusioni di potere egemonico dell’era Bush. Obama conosce la situazione meglio di tutti. E’ un mistero la ragione per cui ha sprecato così tanto capitale su una questione destinata palesemente alla debacle.

L’unica speranza per il mondo nel 21° secolo è che gli Stati Uniti e la Cina governino insieme in una specie di “condominio G2”. L’Occidente deve risolvere le sue questioni con cura, tenendo sempre a mente le sue alleanze in Asia.
Tre anni fa, quando la Cina cominciò a mostrare i muscoli, si creò un forte allarme in tutto il Pacifico: dalle isole Diaoyu/Senkaku del Mar Cinese Orientale alle isole Spratlys del Mar Cinese Meridionale. Gli Stati Uniti erano pienamente giustificati nel voler rinforzare l’anello degli Stati circostanti – dal Vietnam allle Filippine, dal Giappone alla Corea del Sud – anche se tutto questo aveva l’inevitabile sapore di un accerchiamento militare.

Ma bloccare qualsiasi cosa perché minaccia di riflesso il dominio degli Stati Uniti è un modo di governare stantio. Danneggia il sistema di alleanze da cui dipende tutto il resto.

E’ possibile che la AIIB “faccia fiasco”. L’economia cinese sta bollendo. Sta lottando con un’incipiente crisi del debito. La forza lavoro sta contraendosi di ben tre milioni di unità l’anno. La crescita della produttività non è riuscita a tenere il passo con l’aumento dei salari, mentre il deflusso di capitali sta mangiando le riserve in valuta estera. La Banca Centrale è diventata venditrice netta di obbligazioni mentre l’Asian Development Bank ha dichiarato, questa settimana, che lo yuan è ora “sopravvalutato”.

David Shambaugh, un vecchio sinologo della George Washington University, ha sostenuto che il Partito Comunista Cinese è a rischio-disintegrazione. Crivellato com’è dalla corruzione, per compensare la perdita di legittimità sta affidandosi alla cruda repressione e alle purghe sistemiche. Egli ha finanche cominciato a parlare di un eventuale “colpo di stato” contro il Presidente Xi.

Gli avvertimenti del David Shambaugh hanno scatenato una certa tempesta tra gli “osservatori” della Cina, dal momento che non è un membro della “Doom Brigade” cinese [http://en.wikipedia.org/wiki/The_Doom_Brigade]. Sta probabilmente sbagliando, ma i regimi autoritari sono intrinsecamente sia fragili che non-lineari.

Robert Kahn, del “Council on Foreign Relations”, ha dichiarato che la Casa Bianca farebbe bene a smetterla di sabotare la AIIB e di consentire a qualsiasi paese di associarsi, se lo desidera, lasciando che quella banca “cresca oppure fallisca in base ai propri meriti”.

Oppure Washington potrebbe dare un’occhiata alla lezione impartita dai Fiorentini. Noi tutti conosciamo il bisogno compulsivo che aveva Niccolò Macchiaveli di anticipare tutte le possibili minacce. Egli riteneva che alcune persone fossero naturalmente e immutabilmente malvagie, quindi a rischio di essere ostili. Un pregiudizio che ha portato ai suoi principi un dolore senza fine.

Meno ricordato è un suo pari, Francesco Guicciardini, un uomo più disposto a riconoscere la virtù. Egli considerava quelle oscure opinioni come dei cattivi consigli. La maggior parte delle minacce scompaiono spontaneamente o, alla fine, si rivelano per essere innocue. Guicciardini consigliava “discrezione”. Un uomo decisamente più saggio [di Macchiavelli]

Ambrose Evans Pritchard

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11495638/US-risks-epic-blunder-by-treating-China-as-an-economic-enemy.html

25.03.2015

Scelto e Tradotto per www.comedonchisciotte.org a da FRANCO

Pubblicato da Davide

  • gimo

    Gli Stati Uniti d’America sono una nazione e in quanto tale crercano di proteggersi.

    Poi ci sono  le lobby bancarie finanziarie multinazionali che fino a ora hanno fatto base in USA in quanto prima potenza mondiale. Queste ultime, devono, per ovvi motivi, spostare il centro dl mercato in Cina che prendera il posto degli USA come super potenza. Le lobby non sono nazionaliste. Non gli frega niente del patriottismo. Seguono i flussi e i flussi portano in Cina.
    Chi cerca di impedire questo e cerca di tenere la propria posizione sono i poteri minori nazionali che non vogliono che gli USA perdano il loro ruolo, ma i giochi sono gia decisi dalla storia. Miliardi di giovani individui stanno diventanto consumatori da agricoltori che erano e questo è il grosso del mercato.l’Europa con qualche centinaio di migliaia di giovani consumatori insieme agli USA con qualche altro centinaio di migliaia non possono trattenere il mercato asiatico.
    Distinguete le lobby apolidi dai poteri nazionali USA.
  • gimo

    Erratw corrige:  europa e usa con qualche centinaio di milioni…..    Di giovani non centinaia di migliaia.

  • Tao

    L’adesione dell’Italia, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna al processo di creazione della Asian Infrastructure Investment Bank promossa dalla Cina è indubbiamente un fatto molto rilevante nello scacchiere geopolitico. E’ il messaggio che l’Europea e il nostro Paese non intendono restare fuori dai processi importanti dello sviluppo economico globale. Non partecipare, semplicemente per seguire il sentiero stretto e isolato indicato da Washington, ci avrebbe pesantemente penalizzato sui mercati cinesi e asiatici in veloce crescita.

    Sarebbe però errato limitare la valutazione soltanto alle grandi opportunità economiche. Insieme alla Banca di Sviluppo dei Paesi del Brics appena varata, l’AIIB è un altro tassello importante nel percorso per ridefinire l’intero sistema monetario internazionale.

    In tutti i recenti summit del G20, da ultimo quello di Brisbane, si è ripetuta la stessa scena: i Brics con gli altri cosiddetti Paesi emergenti chiedevano una riforma della governance economica globale e un loro peso maggiore nelle vecchie istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale mentre gli Stati Uniti apertamente bloccavano ogni cambiamento significativo.

    Adesso invece i passi verso una ridefinizione dell’intero sistema economico, monetario, finanziario e commerciale mondiale possono e debbono essere fatti alla luce del sole.

    Dopo oltre settanta anni dalla sua creazione, il sistema di Bretton Woods ha terminato il suo ciclo storico ed è arrivato il momento per creare un nuovo modello multipolare, più giusto. Solo una pericolosa miopia politica può cercare di ritardare simili profondi cambiamenti, generando inevitabilmente gravi tensioni e conflitti difficilmente gestibili.

    In questo processo noi riteniamo centrale e fondamentale il ruolo dei Paesi europei e dell’Unione europea. Occorre essere consapevoli delle strategie necessarie per realizzare la Grande Riforma in modo da diventarne protagonisti e non attori secondari, magari in cerca soltanto di qualche business appetibile. Ci sembra doveroso sottolineare che senza l’Unione europea e senza un euro stabile qualsiasi tentativo di riforma rischia di deragliare o di diventare una semplice questione regionale. Si tratta, invece, di una sfida che richiede una vera maturazione del ruolo politico dell’Ue.

    La Cina ha riserve in valuta e in oro per 4.000 miliardi di dollari. E’ una capacità monetaria notevole ma insufficiente a portare gli Usa sul sentiero del cambiamento necessario. Un’Europa politicamente determinata potrebbe farlo. Anche la decisione inglese di partecipare all’AIIB ha una grande valenza in quanto Londra prende una posizione completamente autonoma da Washington. Ciò sta creando riverberi importanti anche in Australia, in Giappone e nella Corea del Sud. Fatto non irrilevante, considerando che questi Paesi finora si sono tenuti in linea con gli Usa.

    Circa 30 Paesi, soprattutto dell’Asia, parteciperanno alla creazione della banca, che parte con un capitale di 50 miliardi di dollari. La Russia ha già espresso il suo interesse anche se per il momento resta l’attore più attivo nella realizzazione dell’altra banca di sviluppo, quella del Brics. In questo contesto l’Unione Eurasiatica ha recentemente annunciato di voler creare una sua unione monetaria per poter giocare un ruolo importante negli scenari di sviluppo dell’intero continente euro-asiatico e fronteggiare gli attacchi speculativi condotti dopo la manipolazione del prezzi del petrolio..

    Non meno importante è il fatto che l’AIIB intende essere la banca che vuole sostenere e guidare gli investimenti di lungo termine nella realizzazione delle grandi infrastrutture di cui in Asia c’è un grande fabbisogno. In tal senso sarà un partner delle banche di sviluppo multilaterali esistenti e quindi anche di quelle del Long Term Investors Club, cui partecipa anche la nostra Cassa Depositi e Prestiti.

    Si pone di fatto come il fulcro di una nuova industrializzazione e modernizzazione tecnologica nelle zone dell’Asia e del Pacifico dove vive la maggioranza della popolazione mondiale.

    E’ quindi un modello alternativo alla fallimentare finanziarizzazione dell’economia globale e alle varie “ideologie post industriali”. Il che può significare una svolta epocale.

    I primi grandi progetti che intende promuovere sono legati alle Nuove Vie della Seta, quello che i cinesi chiamano “One road, one belt”, cioè la grande strada di collegamento con il resto del continente fino all’Europa creando un’ampia cintura di sviluppo economico, urbano e sociale lungo il suo percorso. Negli ultimi mesi ci sono stati anche intensi contatti e collaborazioni per collegare la nuova via della seta con il corridoio euro-asiatico “Razvitie” di sviluppo infrastrutturale che collegherà il Pacifico con l’Europa occidentale attraversando e sviluppando i vastissimi territori siberiani.

    Ne abbiamo già scritto e siamo sempre più convinti che, per la realizzazione di questi grandi progetti, sia fondamentale e insostituibile la capacità industriale, tecnologica e professionale dell’Ue.

     Mario Lettieri* Paolo Raimondi** *già sottosegretario all’Economia **economista

    27.03.2016