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GLI SBIRRI HANNO SEMPRE RAGIONE

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DI SANDRO MOISO

carmillaonline.com

André Héléna (1919 – 1972) può essere considerato, con piena ragione, il vero padre del moderno noir. Eppure, soprattutto qui in Italia (nonostante la pubblicazione delle sue opere ad opera delle case editrici Aisara e Fanucci), non è conosciuto come altri autori quali Simenon, Malet o Le Breton. Forse il suo intenso scavare nella zona grigia della Francia occupata e collaborazionista; forse il suo schierarsi senza indugi dalla parte della canaille; forse, ancora, il suo scrivere così vicino a Céline lo ha rimosso per lungo tempo dalla memoria dei lettori e della critica.

Scrittore scomodo come il già citato Céline, con cui ha condiviso stessa la colpa di aver ricordato la simpatia con cui una parte significativa della società francese guardò al nazismo (e all’antisemitismo). Scrittore ripreso oggi anche dallo statunitense Ellroy che, nel suo ultimo romanzo,1 sembra volergli rifare il verso parlando delle sofferenze e le deportazioni nei campi di concentramento inflitte ai cittadini americani di origine giapponese dopo l’attacco di Pearl Harbour e l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1941.

Con una differenza fondamentale però: Ellroy non può fare a meno di manifestare simpatia nei confronti degli agenti della Città degli Angeli corrotti, violenti e fascisti, mentre Héléna, fin dal titolo di un suo romanzo pubblicato in Francia nel 1949, 2 non può fare a meno di mostrare tutto il suo disprezzo per un organismo arrogante, cinico, persecutorio e ipocrita che esercita il proprio potere sui poveracci e non serve affatto a difendere gli interessi dei normali cittadini.

Oggi infatti non siamo qui per parlare di letteratura, ma, ancora una volta, proprio per sottolineare come, dopo l’assoluzione ottenuta ieri per gli agenti di polizia e i carabinieri imputati per la morte di Giuseppe Uva nel 2008, l’Italia sia il paese in cui gli sbirri hanno sempre ragione. Dove, dalla morte dell’anarchico Pinelli alla scuola Diaz e da Stefano Cucchi a tutti gli altri morti “in maniera misteriosa” a causa di maltrattamenti, colpi d’arma da fuoco partiti “accidentalmente” e torture psicologiche e non solo, una lunga striscia di sangue sottolinea da anni l’impunità delle forze del disordine.

Ora se tutto questo fosse relegato al solo territorio italiano sarebbe già sufficiente a far venire i brividi o a suscitare una enorme e sana incazzatura, ma, purtroppo, non è così. Non basta. Come non cogliere, ad esempio, nel colossale balletto di indagini, depistaggi e falsi “incidenti diplomatici” sviluppatosi intorno all’omicidio di Giulio Regeni, le conseguenze delle politiche di “tolleranza”, nei confronti delle violenze poliziesche, messe in atto nei tribunali e dai governi italiani?

Come può uno Stato, con le mani lorde del sangue dei propri cittadini pretendere da un dittatore come Al Sisi, la verità pur mantenendo il silenzio di rigore sulle violenze nelle carceri, nelle caserme e nelle piazze d’Italia? Quale “verità per Giulio Regeni” se non si riesce nemmeno ad ottenere la verità sugli omicidi e sulle violenze della Polizia in casa nostra? Con quale autorità un Ministro degli Esteri screditato e colluso con gli interessi degli imprenditori italiani può minacciare ritorsioni economiche là dove , in questi giorni e solo per fare un esempio, Trenitalia pubblicizza sconti del 10% sui voli EgyptAir abbinando biglietti di treno ed aereo?

Forse minacciando di dissuadere i cittadini italiani dal recarsi in vacanza sul Mar Rosso, dove la grande imprenditoria italiana del turismo è la prima investitrice internazionale? A questo ci ha già pensato l’Isis, con ben più convincenti e coercitivi strumenti. Oppure come può un governo debole e malaticcio opporsi vigorosamente ad un regime che può esse l’unico garante del rientro sicuro delle compagnie petrolifere italiana in Tripolitania? Come può farlo un governo alleato di un Hollande e di una Francia che ,anche e proprio, sulla debolezza italiana e sull’incidente diplomatico con l’Egitto di Al Sisi, stanno andando a ricostruire una rete di protezione dei propri interessi (petroliferi e non solo) nel Nord Africa e in Libia? E cosa non sarebbero disposti a fare il nostro governo e Confindustria per un po’ di petrolio, così come prova l’indagine su Tempa Rossa giunta ormai a toccare il numero due del “sindacato” degli imprenditori italiani?

Forse a breve, in una sede istituzionale o su una piazza, come l’altro giorno presso la Corte di Assise di Varese dove si celebrava il processo Uva, si leverà il grido “Maledetti!” ad opera dei parenti e degli amici di Giulio, vittima sacrificale di intrichi ed interessi politico-economici e diplomatici, di cui il Presidente Mattarella ha gia scritto l’epitaffio: “Nessuno dimentichi Regeni”. “Nessuno dimentichi”? In un paese in cui l’amnesia politica e la perdita di ogni memoria storica e di classe è il programma principale dei governi della Massoneria, delle banche e delle compagnie petrolifere? In cui il Presidente del Consiglio si atteggia in pose mussoliniane senza avere nemmeno il coraggio di citare l’ispiratore ultimo del suo pensiero e del suo agire?

Consoliamoci però, anche il colosso tedesco deve chinare il capo di fronte ad un altro alleato altrettanto sbirresco e dittatoriale come Erdogan. Che in cambio del mantenimento della calma sulla rotta balcanica dei profughi ha potuto richiedere ed ottenere la testa del comico tedesco Jan Bohemermann, autore di una canzone satirica nei confronti del nuovo sultano di Ankara.
Così le “democrazie occidentali” potranno ancora fingere di non avere le mani sporche del sangue dei siriani, dei curdi, dei profughi o, un tempo, del popolo armeno, mantenendo sul loro trono di sangue dittatori in divisa come Al Sisi o in doppiopetto come Erdogan.

Non vi basta? Volete ancora altro su cui meditare a proposito delle impunità per gli uomini in divisa? Allora pensate alle parole dell’avvocato difensore del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare italiana, Giuseppe De Giorgi, precipitato a capo fitto nell’inchiesta sul petrolio e sulle spese pazze della marina: “Siamo soddisfatti, i pubblici ministeri di Potenza hanno ascoltato con attenzione le dichiarazioni spontanee dell’ammiraglio”. E ci mancava che non lo facessero, noblesse oblige.

Siete abbastanza incazzati? Bene! Ora alzate il culo dalla sedia su cui siete seduti e, se non l’avete ancora fatto per pigrizia, delusione o indecisione, precipitatevi al vostro seggio elettorale per dare retta, almeno una volta nella vita, al consiglio del Presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, e fare il vostro dovere di cittadini. Potrebbe sembrarvi non un gran che come risposta, ma potrebbe sempre costituire una bella sassata tirata in faccia ad un premier ed un governo già scaduti. Come il petrolio e i suoi maledetti guardiani.

Sandro Moiso

Fonte: www.carmillaonline.com

Link: http://www.carmillaonline.com/2016/04/16/gli-sbirri-sempre-ragione/

16.04.2016

Pubblicato da Davide

  • Black_Jack

    Ma fossimo francesi avrebbe senso questo appello…invece siamo italiani cioè un popolo che non è un vero popolo e infatti abbiamo superato appena il 32%…

    Ci stanno ancora le amministrative e poi il referendum costituzionale.
    Le armi per combattere ce le avremmo…
    Il problema è che siamo una nazione abitata al 70% da gentaglia senza dignità.
  • GioCo

    Credo che sarebbe bene stare attenti a quello che chiamerò subito "effetto Regeni", cioé che al giusto ridotto al caso, si sommi la frustrazione del mondo per ogni caso non trattato altrettanto giustamente.
    Come se l’evidente interesse per la giustizia di Regeni, più probabilmente dovuta alla tensione non visibile per noi di forze quasi mai in accordo tra loro, in quanto alla perenne ricerca dei punti deboli da sfruttare per migliorare posizioni di potere internamente alla stessa struttura, non avesse alcun ruolo nel selezionare ciò che è degno di giustizia secondo i nostri metri e ciò che invece deve essere tralasciato.
    Come se, questa pretesa di allargamento generico d’attenzione politica in momenti e luoghi dove di solito la giustizia diventa un opinione, sia affrontabile con medesimi strumenti e con considerazioni messe sullo stesso piano. Come se la necessità per una Nazione di avere elementi estremamente violenti, inquadrati nelle forze dell’ordine, sia il risultato di una volontà e non di una società che se ne frega altamente del prossimo, magari quello che abitava in Africa poco prima che andassimo a rendergli casa sua inabitabile per estrarci il petrolio, con cui abbiamo costruito casa nostra.

    E chiaro a un bambino che certi temi, non possono in alcun modo essere affrontati con i mezzi con cui possiamo pretendere giustizia per Regeni. Almeno perché sono attivi, sono in funzione (per adesso e finché rispetta volontà terze per ragioni aliene a quelle di "giustizia pubblica").
    Però è anche chiaro che la polvere nel deserto si solleva con il khamsin, il vento caldo e secco che da origine alle temibili tempeste di sabbia e che questo continuo invocare "la giustizia Regeni", ha il solo effetto di indebolirla. Così corriamo il rischio che alla fine di Regeni non sapremo un tubo, come dei tanti misfatti italici e tutto sarà seppellito per benino dal tempo e dai misurati silenzi dei più o meno "alleati".

  • haward
    E nei confronti dei magistrati che oggi, ieri e domani assolvono i
    poliziotti, depistano sulle stragi, imbastiscono indagini e procedimenti ad
    personam ed ad orologeria politica, fanno morire in carcere centinaia di
    poveracci, tutelano i potenti e non rispondono a nessuno, non vogliamo gridare
    MALEDETTI?

  • yakoviev

    "…Ellroy non può fare a meno di manifestare simpatia nei confronti degli agenti della Città degli Angeli corrotti, violenti e fascisti…". O io, che ho letto e riletto tutto il pubblicato di Ellroy in Italia, non ci ho capito un cazzo, o lui non lo conosce bene. Ellroy mostra di riconoscersi in poliziotti (e affini) marci, ma in cerca spasmodica di un riscatto e una redenzione forse in fondo impossibile, dato che è il sistema stesso ad essere marcio.

  • Simec

    quoto in pieno. certi magistrati sono feccia peggio degli sbirri.