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GLI ALTRI OSCAR. E ANCORA UNA VOLTA IL VINCITORE CI SFUGGE

DI JOHN PILGER
newstatesman.com

E’ di nuovo ora di celebrità. I Golden Globes ci son già stati, e gli Oscar sono in arrivo. Questo è un “anno da ricordare”, dicono gli agiografi di Hollywood opportunamente imbeccati, ma non è vero per niente. La maggior parte dei film sono fatti per dare il massimo rendimento, tutto per denaro alimentato dal marketing e quella cosa chiamata celebrità. Essa è cosa ben diversa dalla fama, che invece deriva solo dal talento. Le vere celebrità sono risparmiate dall’ onere del talento. 

Di tanto in tanto, questo editorialista calpesta il tappeto rosso, premiando coi propri Oscar coloro la cui promozione onnipresente richiede il riconoscimento.

Alcuni sono Vip da lungo tempo, e pretendono che i fans bacino loro le ginocchia (ne riparleremo più avanti). Altri sono semplici fuochi di paglia, per così dire.



In nessun ordine particolare, le nomination per gli Oscar delle Celebrità sono:



Benedict Cumberbatch. Questa celebrità si stava dirigendo decisa per l’Oscar, ma ahimè, il suo film ultra – pubblicizzato, “The Fifth Estate” (tradotto in Italia come “Il quinto potere” NdT), ha prodotto il più basso ritorno al box office da anni, rendendolo uno dei bidoni più grandi di sempre ad Hollywood.

Questo non diminuisce gli imponenti sforzi di Cumberbatch per promuovere se stesso come Julian Assange – assistito dai critici cinematografici, pubblicità massiccia, dal governo degli Stati Uniti e, non ultimo, dall’ex piazzista delle PR , David Cameron, che ha dichiarato: “Benedict Cumberbatch – geniale, fantastico pezzo di bravura in cui i tics nervosi e tutto il resto di Julian Assange sono brillantemente rappresentati”. Né Cameron né Cumberbatch han mai incontrato Assange. E “tic e tutto il resto” son pura invenzione.



Assange aveva scritto a Cumberbatch una lettera personale, sottolineando che la “storia vera”, su di cui il film ha affermato essere basata proveniva da due libri screditati dai critici come lavoracci tagliati grossolanamente coll’accetta. “La maggior parte degli eventi descritti non è mai successa, o le persone indicate non sono vi son mai state coinvolte”, WikiLeaks pubblicava.

Nella sua lettera , Assange ha chiesto a Cumberbatch di notare che gli attori avevano responsabilità morali, pure. “Considera le conseguenze della tua collaborazione con un progetto che diffama ed emargina un rifugiato politico vero, attuale”.



La risposta di Cumberbatch è stata quella di rivelare parti selezionate della lettera di Assange e così suscitare ulteriore clamore dalla “decisione dolorosa” che doveva affrontare – cosa che invece, come si è scoperto, non è mai stata un suo dubbio.

Che il film fosse un bidone era un non comune omaggio all’intelligenza del pubblico.

 Robert De Niro è celebrità in mezzo a celebrità. Son stato in India di recente ad una conferenza con De Niro, al quale è stata chiesta una domanda intelligente circa l’influenza malefica di Hollywood sulla storia attuale.

Il vincitore, nel 1978, del film multi- Oscar “Il cacciatore” è stato citato, in particolare per la sua celebre scena della roulette russa; De Niro era la stella in quel film.

”La scena della roulette russa potrebbe non essere mai avvenuta”, ha detto De Niro, “ma deve essere successa da qualche parte. Era una metafora”. Ha rifiutato di dire di più, la stella infatti non ama concedere interviste.



Quando The Deer Hunter- Il Cacciatore è stato realizzato, il Daily Mail lo descrisse come “la storia che non hanno mai avuto il coraggio di svelare …il film che potrebbe eliminare il senso di colpa di una nazione!” Ma in realtà fu invece una specie di purga – dato che era quasi del tutto falso.



Dopo che l’America fu cacciata via dalla sua invasione criminale in Vietnam, The Deer Hunter fu il tentativo del dopoguerra di Hollywood per far reincarnare un trionfante guerriero bianco dal mascellone alla Batman e presentare i suoi come stoici, sofferenti e spesso eroici contrapposti a sti idioti orientali subumani e barbari.

Il più drammatico passaggio del film è stato raggiunto durante ripetute scene orgiastiche in cui De Niro ed i suoi compagni altrettanto celebri, imprigionati in gabbie di bambù infestate dai topi, sono stati costretti a giocare alla roulette russa dai combattenti della resistenza del Fronte di Liberazione Nazionale, che gli americani chiamavano ‘vietcong’.



Il regista, Michael Cimino, ha insistito che questa scena era autentica. Era falso. Cimino stesso aveva dichiarato di aver servito in Vietnam come Berretto Verde. Falso pure questo. Dichiarò a Linda Christmas del Guardian che lui aveva “questo sentimento folle di esser stato lì … in qualche modo i fili sottili hanno passato il segno e il confine tra realtà e finzione è diventato assai fluido”.

La sua balla brillantemente recitata da allora è diventata un classico di YouTube: per molte persone, il loro unico riferimento a tale guerra “dimenticata”.

 Mentre era in India, De Niro ha visitato Bollywood, dove la sua popolarità è quella di un dio. Attori servilissimi sedevano ai suoi piedi come per baciargli le ginocchia.

La rappresentazione asinina di Bollywood dell’India moderna non è molto diversa dalle distorsioni che il “cacciatore” fa di America e d’Asia. 

Nelson Mandela è stato un grande uomo che è diventato una celebrità . “La Santità” – mi disse seccamente – “non è il lavoro per cui ho fatto domanda”. I media occidentali si sono appropriati di Mandela e lo han trasformato in una celebrità da cartoni animati, unidimensionale e su misura per gli applausi borghesi: una sorta di Babbo Natale versione politica.

Che la sua dignità sia servita da facciata dietro la quale sua amata ANC ha curato l’ ulteriore impoverimento e la divisione del suo popolo non andava detto. E con la morte, la sua celebrità e santità era ormai assicurata.



Per quelli fuori della Gran Bretagna, il nome Keith Vaz non è quello di una celebrità. Eppure questo politico laburista ha avuto una lunga e brillante carriera di auto-promozione, scivolando serenamente tra scandali e scandaletti, un’inchiesta parlamentare e una sospensione, tanto da meritarsi il soprannome di Keith Vaselina.

Nel 2009, è stato indagato per aver proclamato £ 75.500 di spese per un appartamento in Westminster pur avendo casa di famiglia a sole 12 miglia dal Parlamento. 

L’anno scorso, la commissione parlamentare affari interni di Vaz ha convocato l’editorialista del Guardian Alan Rusbridger in Parlamento per discutere le soffiate di Edward Snowden.

La domanda di apertura di Vaz a Rusbridger fu: “Voi amate questo paese?”

 Ancora una volta, Vaz diventava fulmineamente una celebrità, anche se ancora una volta non quella che avrebbe voluto essere. Lo hanno paragonato al famigerato senatore Joe McCarthy, quello della Caccia alle Streghe (comuniste) negli anni 50 in USA.

Eppure, la persistenza pura dei suoi sforzi dimostra che Keith Vaselina non è un fuoco di paglia, ed è lui l’Oscar Celebrity dell’anno! Congratulazioni Keith, e spiacenti, Benedict, sei finito secondo d’un soffio.



John Pilger

Fonte: www.newstatesman.com

Link: It’s the Other Oscars – and yet again the winner slips away

31.01.2014

Traduzione per Come Don Chisciotte a cura di FENGTOFU

Pubblicato da Davide