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GIGANTESCHE TESTE DI CAZZO ? Definitivamente: Je ne suis pas Charlie (Hebdo)

“Daesh, L’aviazione russa intensifica i suoi bombardamenti”
FONTE: LIBERTICIDA (BLOG)
Il Daesh rivendica l’attentato dell’Airbus schiantatosi nel Sinai con 224 passeggeri a bordo.
E’ stato triste arrivare a tanto, ma era l’unico modo per recuperare 224 pasti pronti gratuiti.”

“i pericoli del low cost russo – Avrei dovuto prendere Air Cocaine”
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Fascisti islamici
Senza parole, non so più come definire gli “artisti” di Charlie Hebdo, che entrano a gamba tesa in merito alla tragedia del volo in Sinai.
Gigantesche teste di cazzo.
Fonte: http://liberticida.blogspot.it/
7.11.2015

Pubblicato da Davide

  • MarioG

    Come disse, mi pare, Dieudonne’:

    Je suis Kolubali’
  • donjuan

    Non ci sono altre parole , il titolo dice tutto

    GIGANTESCHE TESTE DI CAZZO !!!
  • robertoz

    Ma chi sono i proprietati di Charly Hebdo?

  • Nieuport

    Non, come credevo anch’io, la famiglia Rotschild, che invece è proprietarioa di Liberation. Si trattava di una bufala. é di proprietà per il 40% degli eredi di Charb, per il 40% di Riss, nuovo direttore, e il 20% di Eric Porthault.

  • andriun

    Esiste un motivo per ogni cosa anche se non sempre è facile capirlo: in questo caso credo che abbiano solo bisogno di pubblicità, per creare scandalo ed aumentare i profitti. 

  • makkia

    In tutt’altro senso.
    Disse "Je suis Charlie Koulibaly".
    Intendeva che la SUA libertà di espressione, pur essendo in teoria altrettanto controversa e "preziosa" di quella di Charlie Hebdo, era stata trattata come se lui fosse il Nemico Pubblico Nr.1.
    Quindi era Charlie (per l’aggressione alla sua libertà d’espressione) ma era anche Koulibaly (per il tipo di "solidarietà" ricevuta).

    E’ stato condannato per averlo detto, in quanto la giustizia francese ha capito quello che hai capito tu: incitamento all’odio.

  • mda1

    sono dei poveretti.

    non han mai fatto vignette sui loro colleghi massacrati dal mxxxxd ma le fanno sul bambino annegato in grecia e sui morti nel sinai.
    Ma han sempre fatto così:  copertine sul Papa, sulla Madonna, sull’islam, il Dalai Lama, gli indù, sugli armeni, ma mai una misera vignetta sull’argomento degli argomenti. 
    Gli ha risposto bene Dieudonné a sta gentaglia, non vale nemmeno la pena di considerarli.
  • mda1

    aggiungo che sono al livello di quel mediocre scrittore che ha frignato di libertà di espressione salvo poi querelare non so chi criticava la sua città.

    ipocriti.
    lo stesso mediocre scrittore che si scandalizzava per il senatore che dava dell’orango alla ministra, salvo poi dargli della faccia da bulldog su twitter. 
    ipocriti.
    mediocri.
    non vanno considerati.
  • makkia

    Beh, credo che la storia di Charlie sia abbastanza chiara. L’unica vignetta per cui chiese scusa fu quella contro il figlio di Sarkozy, sfottendo la sua "scoperta della fede" quando si convertì per accasarsi con una ricchissima famiglia ebrea francese.
    Quella vignetta costò il posto al vignettista, che non lavorò più per Charlie.

    Non è solo pubblicità. Hanno un’agenda politica precisa: chiediti cosa pensa Israele di un certo argomento e saprai contro chi si scaglierà o meno Charlie.

  • The_Essay

    Ciao!
    Lasciamo da parte per un attimo il discorso circa la nazionalità  dell’aereo "caduto"!
    Facciamo un discorso denazionalizzato e deideologizzato
    Domande: riesce a a fare satira sulla morte di 240 esseri umani tra i quali c’erano anche giovanissimi?
    2)Un vignettista con che coraggio riesce :
    a)a guardare negli occhi il suo piccolo figlio (ammesso che fosse sposato e ne abbia uno)?
    b)ad andare in chiesa ( qualunque essa sia) ammesso che ci vada?
    c) a parlare di morale, ammesso che ne parli?
    d)Come riesce ad avere pensieri elevati ?
    Caro vignettista:
    "Morire è tremendo, ma l’idea di morire senza aver vissuto è insopportabile."
    La invito a fare una bella vignetta su tale adagio,verrà bellissima!!
    Bye,Bye The Essay

  • MarioG

    Je ne comprends pas

  • Tetris1917

    Grandi!!! 

  • Fedeledellacroce

    La penso allo stesso modo.
    Agenda sionista.

  • SilvioAtir

    “J’etais
    Charlie Hebdo. Je ne suis plus…qu’un cafard”

     

    Ignobili
    scarafaggi!

    Dapprima erano
    caustici idealisti nonché  pezzenti
    squattrinati al punto che, a malapena, riuscivano a combinare il pranzo con la
    cena.

     

    Dipoi – dopo l’attentato
    subito nel gennaio 2015 –  piovvero sulle
    loro casse i tanti milioni di euro ricavati dalle donazioni  (quella del governo francese fu di un milione
    di euro) e dalle vendite . 

    In un baleno,
    tutto cambiò.

    L’originario
    spirito bohémien venne gettato nel wc da cui emersero   i due
    scarafaggi del “Business is Business”  e
    del “Business as usual”.

     

    Cioè, Laurent
    "Riss" Sourisseau  (direttore editoriale
    e proprietario del 70% del settimanale) ed Eric Portheault (direttore finanziario
    e proprietario del restante 30% della pubblicazione).

    A voi auguro di
    subire una drastica disinfestazione.

     

  • Veron

    I colpi di mitra che hanno decimato la redazione di Charlie Hebdo, hanno fatto capire ai sopravvissuti che è meglio stare dalla parte dai padroni: USA e NATO.

    Il giornalismo è sempre in vendita per una buona causa.

  • makkia

    Pas mon probleme

  • makkia

    Caustici idealisti lo erano negli anni ’70.
    Quando l’anno scorso sono stati colpiti da una probabile false flag del bureau in collaborazione col Mossad erano, ormai da decenni, una quinta colonna neocon israelo-mondialista. E furono colpiti proprio perché pedina scarificabile, nella sua inutilità.

    Come dici tu, erano vicini alla chiusura… perché facevano schifo come periodico. Non li leggeva più nessuno: non i lettori di destra francesi, perché sono anti-sionisti; non le sinistre, perché sono troppo politically correct per quel tipo di umorismo; non i "liberi pensatori" a qualsiasi titolo, perché lo spirito bohemienne e lo sfottò becero sono due cose diverse; non la vasta comunità ebraica francese, perché non sono interessati a condividere gli atti dei loro "sicari" ma gli basta che agiscano.

    Quindi è (quasi) vero che tiravano avanti male, ma non certo perché erano bohemienne squattrinati: quello era l’originale Charlie, quello appunto degli anni ’70, della cui redazione mi pare rimanesse ormai solo Wolinsky.

  • makkia

    La satira colpisce i potenti, scoprendone gli "altarini".
    Quello di Charlie è quasi sempre umorismo becero e basta.

    Il discorso di non scherzare sui morti è pericoloso, moralistico.

    Ad es.: una battuta a commento dell’incidente al treno diretto a Lourdes.
    Se dice "annullati in un colpo tutti i miracoli precedenti" non ce l’ha colle vittime ma col business della fede che è Lourdes. E’ satira, pericolosamente vicina al cattivo gusto, ma satira.
    Se invece fosse "v’è piaciuto QUESTO, di miracolo?" cercherebbe solo una risata sguaiata dagli anticlericali. Sarebbe ignobile senza se e senza ma.
    Sono due battute molto vicine, il confine è sottile ma (almeno per me) netto.

  • SilvioAtir

    Analisi puntuale, centrata ed azzeccata.

    Che la faccio anche mia, quotandola.

     

  • The_Essay

    Gentile Makkia  il suo intervento  a mio modesto avviso getta le basi per una discussione pacatae anche oggettiva (leggasi non di parte):
    1)Satira, cosa è?
    Genere di composizione poetica a carattere moralistico o comico, che mette in risalto, con espressioni che vanno dall’ironia pacata ediscorsiva fino allo scherno e all’invettiva sferzante, costumi o atteggiamenti comuni alla generalità degli uomini, o tipici di una categoria o di un solo individuo: le s. di Orazio; la storia della s. latina; la s. del Parini; s. acerba, amara, mordace.
    2.estens.
    Critica più o meno mordace (dal sarcasmo alla caricatura) verso aspetti o personaggi tipici della vita contemporanea.

    ………………………………….
    Quindi da tale banale definizione comprendiamo che la satira ha diverse  finalità:
    a)sferza i potenti, ma ha intrinseco un carattere moralistico
    b)Mette in evidenza quello che non si può dire in chiaro
    Prima conclusione:
    fare satira su un aereo precipitato, se decostentualizzo (come nazione e/o ideologia)e su 244 morti a mio modesto avviso non è satira.Il vignettista su dei morti cosa criticherebbe?
    Il fatto di essersi trovati su di un aereo? Di essere andati in vacanza,con un aereo russo?Il fatto di essere morti?
    Il fatto che siano stati dei terroristi quando ancora non erano state analizzate le scatole nere?

    c)nelle vignette delle quali parliamo si ravvisano:
    1)poesia?
    2)moralismo?
    3)Comicità ( volendo è presente, ma pacchianissima;becero come diceva lei è= offensivo)?.
    Pacchiano=è di cattivo gusto; è da tamarri per intenderci!
    4)In tali vignette è presente una indicazione morale, tipo le favole di Fedro?

    Quindi se tale rivista francese è da tamarri perchè considerarla tanto?
    Perchè citarla anche in home su CDC e a tal punto potremmo mettere in home su CDC articoli da tamarri presi da Cronache Vere ad es e da altre pubblicazioni in nome della libertà di stampa!
    Secondo me è assente con tale tipo di satira la mancanza di rispetto verso i morti e la mancanza di rispetto alla sofferenza dei loro cari.
    Cose che lei purtroppo scambia per un freddo moralismo (leggasi da bigotti)
    Quindi delle persone così insensibili (legga il vignettista in questione) ci possono almeno far interrogare se siamo  umani o delle banali bestioline?

    Gentile Makkia qua il discorso non è di ordine morale, ma anche di buon gusto!
    A lei farebbe piacere che la (eventuale e non augurata) morte di un suo caro ( es un figlio) dovesse essere motivo di divertimento per dei perfetti sconosciuti?
    Perchè se la risposta fosse positiva, mi chiedo perchè ci si indigna se un politico   prende mazzette.
    In fondo che male ci sarebbe? Sottrae dei soldi alla collettività e non offende nessuno se non viene scoperto! Se viene scoperto molti si indignano perchè ha preso in giro gli altri;non penso che si indignano  esclusivamente per l’aspetto morale.

    Mi chiedo nel mio piccolo:
    perchè uno sconosciuto che ride della morte per incidente di mio figlio deve essere rispettato in nome della libertà della stampa e/o della rete e della satira?
    In pratica sto parlando di una morale non rigida, senza bandiera,tipo quella di un uomo primitivo che seppellendo la sua donna morta ha sentito la necessità di sotterrarla e sulla rudimentale tomba ha portato successivamente dei fiori; primitivo che viveva in una epoca in cui non c’era nenche la religione o la o le varie curie attuali.

    Domandona finale:
    può esistere una moralità sganciata dalle religioni?
    Dall’essere bigotti?
    Sganciata da norme legali (leggasi codici civili).
    Se la vostra risposta fosse negativa a che morale ubbidisce quello uomo primitivo summenzionato?
    Conclusioni di The Essay:
    La satira in oggetto è eufemisticamente parlando: pacchiana , becera ,da tamarri.

  • AcidBoy

    Oltretutto non fanno nemmeno ridere

  • yago

    Per noi italiani l’erba del vicino è sempre più verde, ma non è cosi. I francesi hanno ancora molto da imparare ed il buongusto non sempre è il loro forte.

  • makkia

    Ho detto chiaramente che le vignette di CH sono disgustose.
    Ma NON per il motivo che "non si scherza sui morti".

    Intendiamoci sui termini: "Fare la morale" a qualcuno non è necessariamente fare del moralismo. Il moralismo, nell’accezione comune con cui viene usato, parte dal meccanismo di imporre la propria morale ad altri. Il che è sbagliato.
    Il "carattere moralistico" della satira vuol dire molto più modestamente che risponde a una "esigenza morale": quella di condannare e/o mettere alla berlina comportamenti anti-etici o amorali.

    Quanto al chiedersi cosa critica il vignettista che fa vignette sui morti.
    Ho fatto un esempio (quello su Lourdes) su come si possa fare sia della satira che dello sfottò disgustoso. Nel caso delle tre vignette di CH ci troviamo nel secondo caso.
    Ma questo [b]non significa che TUTTE le battute sulla morte degli individui siano esecrabili[/b].
    Se fosse così, sarebbero parimenti vietate tutte le battute sullo strupro, sulla pedofilia, sull’olocausto, sul cancro, sulle catastrofi naturali, sulla fame nel mondo e la lista non finirebbe più.
    La questione urta contro [b]il problema della sensibilità[/b] individuale. A me dà fastidio quello che a te non fa un baffo: che facciamo? Dichiariamo inammissibile ciò che offende la MIA sensibilità o la TUA? O TUTTE le sensibilità? Anche quelle esasperate? Quanta presunzione c’è nel pretendere che la propria sensibilità sia quella universale?
    Questo è appunto il [b]bigotto moralismo del politically correct[/b] che, cercando di rispettare tutte le sensibilità possibili, in realtà ingabbia i discorsi umani in recinti tanto perbenino ma anche tanto dittatoriali e disumanizzanti.

    [b]"Il rispetto dei morti"[/b] che tu invochi come valore assoluto e intangibile, [b]è l’unico argomento taboo?[/b] Ovviamente no.
    E’ così che [b]nasce la censura[/b], allargando lentamente ma a dismisura l’ambito dell’inammissibile, poggiandosi [b]su buoni intenti[/b] tanto mal guidati quanto apparentemente solidi: il buon senso, il buon gusto, la pietà umana, e via dicendo… la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni ma porta appunto all’inferno.

    "Siamo uomini o bestie"?
    Si spera siamo uomini e troviamo schifose quelle vignette.
    Tuttavia non sotto il tuo "ricatto" del valore assoluto del rispetto dei morti.

    Non controbatto le delicate descrizioni di sepolture. Sono ridicoli tentativi di far vedere che hai una sensibilità. Nessuno l’ha messo in dubbio, quindi risultano inutilmente lacrimevoli.
    Parimenti grotteschi sono i discorsi sulla morte di una persona a me cara. In primis se succedesse (come è successo) sarei così devastato che me ne sbatterei altamente della morale, del buon gusto, ecc perché avrei ben altro cui pensare. In secondo luogo, avrei decisamente una sensibilità esasperata in quel momento, inadatta a giudicare cosa sia o meno il buon gusto.
    Ma soprattutto: io sono di origini venete, e da noi i parenti e gli amici stretti usano rimanere insieme dopo il funerale, davanti a un bicchiere di vino. E si comincia a ricordare lo scomparso e [b]a fare battute[/b]. Se in vita era particolarmente gioviale le battute prendono di mira [b]proprio il morto[/b] e diventano anche salaci. E la risata tira su di morale anche gli afflitti e gli "inconsolabili".
    Ho visto mio zio e i miei cugini ridere la sera del funerale della figlia (e sorella) assassinata a coltellate dal fidanzato pazzo, e mia zia vedova ridere continuando a dire "non è giusto, non dovrei ridere oggi" ma senza riuscirsi a trattenere sotto il fuoco incrociato delle nostre battute.

    Il punto che [b]i moralisti non capiranno mai[/b], è [b]che l’umorismo serve ad affrontare ed elaborare le cose brutte della vita[/b]. Per quelle belle non c’è bisogno del senso dell’umorismo… sono GIA’ belle.

    Non significa che tutte le forme di umorismo siano buone. Significa che chi critica la satira è meglio che parta dal possedere lui per primo il senso dell’umorismo. Il  suo senso della decenza, della pietà, o della morale pubblica sono fuori posto: inevitabilmente bigotti.

  • JackPerez

    Sono d’accordo con te – del resto sono fatti comprovati – ma dissento sull’ultima cosa: si potrebbe non considerarli (perché non ne varrebbe la pena) se tutti si rendessero conto della realtà che rappresentano. Ma fino a quel momento si deve parlarne eccome, evidenziando agli stolti cosa fanno e dove picchiano sempre e dove mai.