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GANDHI COME ECONOMISTA

DI JOHN SCALES AVERY

dissidentvoice.org

Se in futuro l’essere umano vorrà ottenere una società stabile, sarà necessario che diventi modesto nei suoi atteggiamenti economici e pacifico nelle sue politiche. Sia per la pace che per la modestia, Gandhi è un’utile risorsa di idee.

Mohandas Karamchand Gandhi nasce nel 1869 a Porbandar, India. La sua famiglia apparteneva alla casta induista dei negozianti (in gujarati “Gandhi” significa “droghiere”). Tuttavia la famiglia riuscì ad accrescere il proprio prestigio e sia il padre che il nonno e lo zio di Gandhi furono primi ministri di piccoli principati nell’India occidentale.

Nel 1888, Gandhi partì per l’Inghilterra, dove trascorse tre anni studiando giurisprudenza presso l’Inner Temple a Londra. Prima di lasciare l’India, sua madre lo fece giurare solennemente di non toccare donne, vino o carne. Entrò quindi in contatto con i vegetariani inglesi, di cui facevano parte Sir Edward Arnold (traduttore della Bhagavad Gita), esponenti della Teosofia come Madame Blavatski e Annie Besant, e i Fabiani. Il contatto con questo gruppo idealistico di critici sociali e sperimentatori contribuì a curare la gravosa timidezza di Gandhi, e sviluppò anche il suo gusto per le riforme sociali e la sperimentazione.

Grazie al suo carattere eccezionalmente dolce e onesto Gandhi si fece molti amici in Inghilterra, e non subì nessun pregiudizio razziale. Tuttavia, quando si recò a Pretoria in Sud Africa pochi anni più tardi, sperimentò il razzismo nella sua forma peggiore. Benché fosse meticolosamente ben vestito con un frac inglese, e in possesso di un biglietto di prima classe, a Gandhi fu data la possibilità di scegliere tra un viaggio in terza classe o di essere gettato giù dal treno (scelse la seconda alternativa). Fu poi picchiato da un autista di un autobus, perché insistette sul suo diritto di sedere come un passeggero piuttosto che prendere una posizione umiliante sul predellino dell’autobus.

Il caso legale che portò Gandhi in Sud Africa fu una disputa tra un ricco mercante indiano, Dada Abdullah Seth, e un suo parente, Seth Tyeb (che aveva rifiutato di pagare un debito di 40.000 sterline, un’enorme somma a quei tempi). Gandhi riuscì a conciliare i due parenti, e li convinse a risolvere le loro divergenze in sede extragiudiziale. In seguito scrisse di questa esperienza: “sono stati entrambi soddisfatti di questo risultato, ed entrambi hanno guadagnato la stima del pubblico. La mia gioia è stata immensa. Avevo imparato la vera pratica della legge. Avevo imparato a scoprire il lato migliore della natura umana e ad entrare nel cuore degli uomini. Realizzai che la vera funzione di un avvocato era quella di riunire le parti divise. La lezione si impresse così indelebilmente in me che dedicai una gran parte del mio tempo durante i miei 20 anni di pratica come avvocato a portare avanti compromessi privati di centinaia di casi. Non persi nulla, così facendo, nemmeno i soldi, e certamente non la mia anima”.

Gandhi era in procinto di tornare in India dopo la soluzione del caso, ma ad una festa d’addio data da Abdullah Seth, venne a sapere di un disegno di legge che avrebbe privato gli indiani in Sudafrica del loro diritto di voto. Decise di rimanere e combattere contro il disegno di legge. Gandhi trascorse i successivi 20 anni in Sud Africa, diventando leader della lotta per i diritti civili della comunità indiana. In questa lotta cercò “… di trovare il lato migliore della natura umana ed entrare nel cuore degli uomini”.

Il soggiorno in Inghilterra diede a Gandhi un assaggio del liberalismo e della fede inglese in leggi giuste. Era sicuro che se l’opinione pubblica in Inghilterra fosse venuta a conoscenza delle gravi ingiustizie in ogni parte dell’impero britannico, ci sarebbe stata una riforma. Organizzò quindi proteste non violente in cui i manifestanti si sacrificarono in modo da mostrare il più chiaramente possibile l’ingiustizia della legge esistente. Ad esempio, quando il governo dichiarò che i matrimoni indù, musulmani e parsi non avevano valore legale, Gandhi e i suoi seguaci si presentarono volontariamente in prigione per aver ignorato la legge.

Gandhi usò due parole per descrivere questa forma di protesta: “satyagraha” (la forza della verità) e “ahimsa” (non-violenza). Scrisse a riguardo: “Non ho nulla di nuovo da insegnare al mondo. La verità e la non violenza sono antiche come le colline. Tutto quello che ho fatto è stato provare a sperimentarle al massimo delle mie possibilità. In questo modo, a volte ho sbagliato ed ho imparato dai miei errori. La vita e i suoi problemi sono così divenuti per me esperimenti per praticare la verità e la non violenza “.

Nella sua autobiografia, Gandhi dice: “Tre uomini moderni mi hanno affascinato e hanno lasciato un segno profondo nella mia vita: Raychandbhai (il filosofo indiano e poeta) con il suo vivo contatto; Tolstoj per il suo libro ‘Il regno di Dio è in voi’ e Ruskin per il suo libro ‘Fino all’ultimo’ “. Il libro di Ruskin, che Gandhi lesse nel 1904, è una critica della società industriale moderna. Ruskin credeva che le amicizie e le relazioni interpersonali fossero una forma di ricchezza che gli economisti non avevano preso in considerazione. Percepiva che i contatti umani amichevoli si creassero più facilmente nelle piccole comunità agricole, e che la tendenza moderna verso la centralizzazione e l’industrializzazione potesse essere un passo indietro in termini di felicità umana. Mentre era ancora in Sudafrica, Gandhi fondò due comunità religiose utopistiche basate sulle idee di Tolstoj e Ruskin. La fattoria di Phoenix (1904) e la fattoria Tolstoj (1910). In questo periodo fece anche un voto di castità (Bramacharya), in parte perché la moglie stava poco bene e voleva proteggerla da ulteriori gravidanze, e in parte per dedicarsi totalmente alla lotta per i diritti civili.

A causa della sua fama crescente, come leader del movimento per i diritti civili indiani in Sudafrica, Gandhi fu convinto a tornare in India nel 1914 e ad abbracciare la causa dell’autogoverno indiano. Al fine di riabituarsi alle condizioni in India, viaggiò instancabilmente, andando sempre in terza classe per questione di principio.

Negli anni successivi, Gandhi lavorò per rimodellare il Partito del Congresso in un’organizzazione che rappresentava non solo l’alta borghesia anglicizzata, ma anche i milioni di abitanti privi d’ istruzione che soffrivano sotto il peso quasi insopportabile di povertà e malattia. Al fine di immedesimarsi con i più poveri del popolo indiano, Gandhi iniziò a portare solo un perizoma bianco in cotone grezzo fatto a mano. Viaggiò nei villaggi più remoti, reclutando nuovi membri per il Partito del Congresso, predicando la non violenza e la “fermezza nella verità”, e diventando famoso per la sua umiltà e povertà volontaria. Gli abitanti del villaggio che accorrevano da lui cominciarono a chiamarlo “Mahatma” (grande anima).
Turbato dallo spettacolo della disoccupazione e della povertà nei villaggi, Gandhi esortò il popolo indiano a smettere importare merci, in particolare stoffa, e di iniziare a produrle. Sostenne la reintroduzione dell’arcolaio a ruota, e spesso passava qualche ora filando lui stesso. L’arcolaio divenne un simbolo del movimento indipendentista indiano, e fu successivamente incorporato nella bandiera indiana.

Il movimento per il boicottaggio delle merci britanniche fu chiamato “movimento Swadeshi”. La parola Swadeshi deriva da due radici sanscrite: Swa, cioè sé, e Desh, che significa paese. Gandhi descrisse il movimento come “una chiamata al consumatore ad essere consapevole della violenza che causa sostenendo queste industrie che producono condizioni di povertà, danni per gli operai, per gli esseri umani e altre creature”.

Gandhi cercò di riportare in vita i mestieri e l’autonomia del villaggio distrutti secondo lui dal sistema coloniale.

“I macchinari hanno il loro posto; si sono affermati. Ma non bisogna permettere che sostituiscano il necessario lavoro umano. Un aratro migliore è una buona cosa. Ma se un uomo solo potesse arare, grazie a qualche sua invenzione meccanica, tutta la terra dell’India, e controllare tutta la produzione agricola, lasciando milioni di contadini senza altra occupazione, questi morirebbero di fame, e languendo nell’ozio, diventerebbero pigri e somari, come molti già sono diventati. C’è il pericolo costante che molti esseri si riducano a questo stato poco invidiabile “.

In questi passaggi vediamo Gandhi non solo come un pioniere della non violenza; lo vediamo anche come economista. Di fronte alla miseria e alla disoccupazione prodotta dalle macchine, Gandhi ci dice che gli obiettivi sociali devono avere la precedenza sui ciechi meccanismi di mercato. Se le macchine stanno causando la disoccupazione, possiamo, se vogliamo, utilizzare invece metodi di manodopera intensiva. Con Gandhi, il libero mercato non è sacro; possiamo fare ciò che vogliamo, e massimizzare la felicità umana, piuttosto che la produzione e i profitti.

Gandhi organizzò anche numerose manifestazioni il cui scopo era quello di mostrare al pubblico inglese che, sebbene l’Impero britannico diede all’India molti vantaggi, il tributo richiesto era troppo alto, non solo in termini di denaro, ma anche in termini di rispetto di sé in India e l’autosufficienza . Tutte le manifestazioni di Gandhi furono progettate per sottolineare questo fatto. Ad esempio, nel 1930 Gandhi organizzò una campagna di disobbedienza civile contro le leggi del sale. Le leggi diedero il monopolio del sale al governo imperiale e impedirono gli indiani di approvvigionarsi da soli evaporando l’acqua di mare. La maggior parte degli indiani erano poveri contadini che lavoravano molte ore sotto un caldo torrido, e il sale era una necessità per loro tanto quanto il pane. La tassa sul sale fu essenzialmente una tassa sul loro sudore.

Prima di lanciare la sua campagna, Gandhi inviò una lettera cordiale al viceré, Lord Irwin, spiegando le sue ragioni di credere che le leggi del sale fossero ingiuste, e annunciando la sua intenzione di ignorarle a meno che non fossero state abrogate. Poi, il 12 marzo 1930, Gandhi e molti dei suoi seguaci, accompagnati da diversi corrispondenti della stampa,iniziarono una marcia verso il mare con l’ intenzione di trasformarsi in criminali, estraendo il sale. Ogni giorno, Gandhi avanzava di circa 12 miglia, fermandosi la sera nei villaggi per tenere riunioni di preghiera. Molti degli abitanti del villaggio si univano alla marcia, mentre altri gettavano petali di fiori sul cammino di Gandhi spruzzando acqua sulla strada per non far alzare la polvere.

Il 5 aprile i manifestanti raggiunsero il mare , e trascorsero la notte in preghiera sulla spiaggia. Al mattino cominciarono a fare il sale guadando il mare , riempiendo pentole d’acqua, e lasciandole evaporare al sole. Poco sale fu estratto in questo modo , ma l’azione di Gandhi ebbe un forte potere simbolico. Un’ondata di manifestazioni non violente di disobbedienza civile si diffuse in India , così ampia che il governo imperiale , in pericolo di perdere il controllo del paese, decise di arrestare il maggior numero di manifestanti possibile. A metà estate , Gandhi e centomila dei suoi seguaci erano in prigione , ma le manifestazioni di disobbedienza civile continuarono.

Nel gennaio del 1931, Gandhi fu rilasciato dal carcere e invitato al palazzo del Viceré per parlare con Lord Irwin. Raggiunsero un compromesso: Gandhi avrebbe annullato le manifestazioni e avrebbe partecipato ad una tavola rotonda a Londra per discutere l’autogoverno indiano, mentre Lord Irwin avrebbe rilasciato i prigionieri e avrebbe cambiato le leggi del sale in modo che gli indiani che vivevano vicino alla costa avrebbero potuto estrarre il loro sale.

La marcia del sale fu un tipico esempio di non violenza da parte di Gandhi. Durante le manifestazioni cercò di mantenere un atteggiamento amichevole nei confronti dei suoi avversari, evitando l’escalation del conflitto. Così, alla fine delle manifestazioni, l’atmosfera era quella in cui una soluzione di compromesso equo era possibile da raggiungere.
Ogni volta che era in prigione, Gandhi considerava i suoi carcerieri come i suoi ospiti. Una volta, quando fu imprigionato in Sud Africa, utilizzò il suo tempo per fare un paio di sandali, che inviò al Generale Smuts, il capo del governo sudafricano. Così Gandhi mise in pratica il principio cristiano, “Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano”. L’importanza di Gandhi sta nel fatto che egli fu un importante leader politico che sinceramente cercò di mettere in pratica i principi etici della religione. Nella sua autobiografia Gandhi dice: “Posso dire senza la minima esitazione, ma con tutta umiltà, che coloro che dicono che la religione non abbia nulla a che fare con la politica non conoscono il significato di religione”.

Gandhi credeva che la natura umana fosse essenzialmente buona, e che il nostro compito fosse quello di trovare e incoraggiare tutto ciò che c’è di buono nel carattere degli altri. Nel periodo in cui praticò la professione di avvocato, l’obiettivo di Gandhi era “quello di riunire le parti divise” e questo fu anche il suo obiettivo come politico. Affinché la riconciliazione sia possibile in politica, è necessario evitare l’escalation dei conflitti. Perciò i metodi non violenti di Gandhi, contano solo sulla forza della verità. “È mia ferma convinzione”, scrisse, “che nulla può essere costruito sulla violenza”.

All’insidioso argomento che “il fine giustifica i mezzi”, Gandhi rispose con fermezza: “Dicono che i mezzi sono dopo tutto mezzi. Io direi che i mezzi, in definitiva, sono tutto. Come i mezzi, così il fine. Infatti il ​​Creatore ci ha dato il controllo (anche se molto limitato) sui mezzi, non sul fine. … I mezzi possono essere paragonati ad un seme, e il fine ad un albero; tra i mezzi e il fine c’è la stessa connessione inviolabile che esiste tra il seme e l’albero. Mezzi e fini sono termini convertibili nella mia filosofia di vita”.

In altre parole, un metodo sporco produce un risultato sporco; uccisioni producono più uccisioni; l’odio porta a più odio. Ma ci sono risultati positivi, oltre a quelli negativi. Un atto gentile produce una risposta gentile; viene reso un gesto generoso; l’ospitalità risulta in ospitalità ricevuta. Indù e buddisti chiamano questo principio “legge del karma”.
Gandhi riteneva che l’uso di mezzi violenti inevitabilmente contaminasse il fine raggiunto. Poiché i metodi di Gandhi erano basati su amore, comprensione, perdono e riconciliazione, la rivoluzione non violenta che condusse lasciò pochi nemici nella sua scia. Quando l’India finalmente raggiunse l’indipendenza dall’Inghilterra, si separarono senza eccessive amarezze. L’India mantenne molte delle buone idee che gli inglesi aveva portato, per esempio, la tradizione della democrazia parlamentare, e i due paesi continuarono ad avere stretti legami culturali ed economici.

Mahatma Gandhi fu assassinato da un estremista indù il 30 gennaio 1948. Dopo la sua morte, qualcuno raccolse e fotografò tutti i suoi beni terreni. Consistevano in un paio di occhiali, un paio di sandali e un perizoma bianco. Qui, come nel movimento Swadeshi, vediamo Gandhi come un pioniere di economia. Ridusse deliberatamente i suoi averi al minimo, al fine di dimostrare che non esisteva alcun legame tra merito personale e beni materiali. Come Veblen, Mahatma Gandhi ci insegna che dobbiamo smettere di usare i beni materiali come mezzo di competizione sociale. Dobbiamo iniziare a giudicare le persone non per quello che hanno, ma per quello che sono.

David Ricardo credeva che il “prezzo naturale” di un bene fosse il costo più basso possibile per la sua produzione e che, nel lungo periodo, i prezzi di qualsiasi bene si sarebbero avvicinati a questo valore naturale. Quando applicò questa idea al lavoro , il risultato fu la sua “Legge bronzea dei salari” . Dal momento che il costo più basso di un lavoratore corrisponde al costo per mantenerlo in vita ad un livello di sussistenza , pensò che il prezzo naturale del lavoro potesse essere determinato dal costo più basso possibile di sostentamento. Se i lavoratori fossero pagati meno di questo, morirebbero riducendo il loro numero e la domanda di lavoratori aumenterebbe così come i salari. Se fossero pagati di più, un numero maggiore di figli sopravviverebbe e l’offerta di lavoro supererebbe la domanda facendo crollare i salari. Secondo questa tesi, i salari da fame sono inevitabili.

ll ragionamento di Ricardo suppone che gli industriali siano completamente senza coscienza sociale o norme governative; non riesce ad anticipare lo sviluppo del sindacalismo e presume che la popolazione attiva possa moltiplicarsi senza ritegno nel caso in cui il salario aumentasse al di sopra del livello di fame. Questa è un’accurata descrizione di ciò che accadeva in Inghilterra durante la vita di Ricardo, ma, ovviamente, non vale per tutti i tempi e tutti i luoghi.

Malthus era preoccupato per il problema di una “sovrabbondanza generale”, per esempio l’impossibilità per un’economia di riacquistare tutta la sua produzione. Anticipando Hobson, pensava che una situazione del genere potesse dipendere dal troppo risparmio. Ricardo, invece, considerava impossibile una “sovrabbondanza generale” . Basava il suo parere sulla legge di Say, una proposta sviluppata dall’economista francese Jean-Baptiste Say (1767-1832). Say ipotizzava che il desiderio per le materie prime fosse infinito. La quantità di cibo che una persona poteva consumare era limitata, pensava Say, ma il desiderio di oggetti come vestiti, case, mobili, dipinti, ecc non aveva limiti.
Say sosteneva inoltre che l’atto di produrre beni generava anche il potere d’acquisto necessario per comprarli. “Come è possibile che ora in Francia si possa comprare e vendere cinque o sei volte la quantità di merci che circolavano durante il miserabile regno di Carlo VI?”, chiese Say.

James Mill, il padre di John Stuart Mill, anticipò la legge di Say, affermando che “l’offerta crea la propria domanda”. Malthus riteneva che la legge di Say funzionasse nel lungo periodo, ma non necessariamente nei brevi intervalli di tempo. Più tardi, nel XX secolo, il modello sul breve periodo della legge di Say fu attaccato anche da John Maynard Keynes.

Nel XXI secolo e in un futuro più lontano, la legge di Say diventerà problematica perché l’esaurimento delle risorse non rinnovabili imporrà limiti alla crescita economica. Sarà quindi necessario definire un limite massimo alle merci necessarie a ciascun cittadino di una futura società stabile.

John Scales Avery ha ottenuto una laurea in fisica teorica presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e un master presso l’Università di Chicago. In seguito ha studiato chimica teorica presso l’Università di Londra, dove gli è stato conferito un dottorato di ricerca nel 1965. Ora è Professore emerito e Professore Associato presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Copenhagen. Dal 1990 è stata la persona di contatto in Danimarca per le conferenze Pugwash sulla scienza e gli affari mondiali. Nel 1995, questo gruppo ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per i suoi sforzi. E’ stato membro della Commissione di Pace danese del 1998, consulente tecnico dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (1988- 1997), e presidente dell’Accademia Danese della Pace (2004-2015).

Fonte: http://dissidentvoice.org

Link: http://dissidentvoice.org/2015/05/gandhi-as-an-economist/

18.05.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di KOKO

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    L’equivoco di fondo dell’economia bambina consiste nel non saper distinguere le
    esigenze collettive da quelle individuali. Così si parla di "domanda" e
    "offerta" riferite semplicemente alla sfera individualistica, del consumatore e
    del produttore, ignorando completamente il ruolo della collettività come
    soggetto attivo dell’economia, a favore del ruolo "privatistico". La parola
    stessa indica questa caratteristica, la privazione dei beni alla
    collettività.

    La soluzione al problema dell’automazione produttiva che
    distrugge il lavoro individuale non può certo essere identificata nel rifiuto
    della tecnologia. C’è invece uno spazio enorme di potenziale "domanda di lavoro"
    nella sfera delle esigenze collettive, che comprendono la salvaguardia
    dell’ecosistema e la sua qualità, direttamente proporzionale alla qualità stessa
    della vita individuale.

    I raggiunti limiti dello sviluppo predatorio
    privatistico fin qui perseguito impongono questa seria riflessione, sul ruolo
    salvifico dell’economia collettiva, fin’ora relegata a sempre meno settori
    fiscalmente finanziati, mentre l’impresa privata fatica sempre più a ricavare
    profitto socializzando i costi opportunamente occultati. E’ un paradosso che ci
    porterà all’estinzione se non affrontato e risolto in un qualche modo, che
    comunque dovrà riportare al centro dell’economia il ruolo della Stato
    (autentico, senza lobbies) in rappresentanza della collettività.

  • FBF

    L’Italia è maestra dei processi alchemici per trovare una sintesi sociale a lei gradita. 

    Comunque senza spiegare il processo in evoluzione, il finale sarà questo: 
    le fabbriche serviranno, ma saranno automatizzate per cui basteranno pochi tecnici. I potenziali operai finiranno sui campi luogo di integrazione.
    Per cui il proletariato ecologista  produrrà una quantità di cibo ecologico per sua natura limitato che limiterà le nascite dei produttori e quelle dei consumatori ecologisti e si creerà una società stabile in cui il desiderio di oggetti di consumo saranno stabiliti. Ad esempio i prodotti elettronici sono un esperimento per stabilire ciò che è necessario alle masse.
    Insomma le future generazioni sopravviveranno in una vera e propria schiavitù. San Paolo si era pronunciato per la “schiavitù dolce” di tipo patriarcale nella quale il padre ha diversi rapporti di autorità sulla moglie, sui figli e sugli schiavi, sant’Agostino ammetteva che la schiavitù è “un castigo imposto ai peccatori” e san Tommaso affermava che i rapporti tra padrone e schiavo si collocano al di fuori dei rapporti di giustizia e che la schiavitù è un bene privato.
    Amen Fiat Audi
  • ilsanto

    Condivido ma non è possibile con il nostro sistema economico liberista. Vuoi vedere che tocca rispolverare Marx.