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FUGA DAL DOLLARO

DI MIKE WHITNEY
counterpunch.org

Intervista a Paul Craig Roberts

Paul Craig Roberts pensa che la Fed (N.d.T. Federal reserve system) si sia messa all’angolo. Un incremento dei tassi di interesse rafforzerebbe il dollaro, gli darebbe nuova vita come valuta di
riserva e bloccherebbe gli investimenti in oro, ma la salita dei tassi farebbe collassare i mercati azionari ed obbligazionari e ridurrebbe il valore dei derivati nei bilanci delle banche. Ho chiesto al Dottor Roberts se la Fed sacrificherebbe il dollaro per poter salvare le banche e quale sarebbe l’effetto sul potere di Washington davanti al resto del mondo. Le sue risposte a queste domande suggeriscono che i giorni dell’egemonia finanziaria e primato mondiale di Washington siano contati.Mike Whitney (d’ora in poi M.W.): Il dollaro americano è a rischio di perdere la sua posizione di valuta di riserva ? Come questa perdita potrebbe incidere sulla supremazia degli Stati Uniti e sul resto del mondo ?

Paul Craig Roberts (P.C.R.): In una certa maniera, il dollaro ha già
perso il suo status di valuta di riserva, ma questo sviluppo non è
ancora stato ufficialmente compreso e non ha ancora colpito il mercato
valutario. Consideriamo che i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e
Sud Africa) hanno annunciato la loro intenzione di abbandonare l’uso
del dollaro americano per il pagamento delle differenze delle bilance
commerciali, saldando i loro conti con le proprie valute, invece. (Ora
esiste un sito web, il BRICSPOST, che riporta lo sviluppo delle
relazioni fra le cinque nazioni.) Ci sono anche voci che l’Australia e
la Cina, e  il Giappone e la Cina stiano per pagare  i loro conti
commerciali senza ricorso al dollaro.

Vengono date differenti spiegazioni a ciò. I BRICS sottendono che sono
stanchi dell’egemonia finanziaria statunitense e sono preoccupati
riguardo alla stabilità del dollaro in vista dell’eccessiva emissione
di debito e nuova moneta per finanziarlo da parte di Washington. Cina,
Australia e Giappone hanno citato l’eliminazione dei costi di
transazione associati al cambio delle loro valute prima in dollari
americani e poi nelle altre valute. Essi dicono che è un passo volto a
ridurre i costi di transazione. Ciò potrebbe essere una scusa
diplomatica per sbarazzarsi del dollaro.

Il parziale “shutdown” governativo nell’ ottobre 2013  e la minaccia
(esagerata) di default hanno dato origine agli accordi senza
precedenti di swap di valuta fra la banca centrale cinese e quella
europea, ed anche fra la banca centrale cinese e la banca d’
Inghilterra. Questi swap di valuta sono stati giustificati come
necessaria precauzione contro la perturbazione del dollaro. In altre
parole, l’instabilità degli Stati Uniti è stata vista come un pericolo
per il sistema dei pagamenti internazionali. Il ruolo del dollaro di
valuta di riserva non è  compatibile con l’opinione secondo la quale
bisogna prendere precauzioni contro il possibile fallimento o
disordine del dollaro. L’appello della Cina per un “mondo
de-americanizzato” è un chiaro segno di una crescente impazienza circa
l’irresponsabilità di Washington.

Per sintetizzare, c’è stato un cambio di attitudine rispetto al
dollaro americano e l’accettazione dell’egemonia finanziaria
americana. Dal momento che la crisi di ottobre sul deficit e il limite
di debito non è stata risolta, ma semplicemente spostata a
gennaio/febbraio 2014, una ripetizione dell’impasse di ottobre
eroderebbe ulteriormente la fiducia nel dollaro.

In ogni caso, molte nazioni sono arrivate alla conclusione che non
solo gli Stati Uniti abbiano abusato del ruolo di riserva valutaria,
ma anche che il potere di Washington di imporre il proprio volere e di
agire al di fuori della legge derivi dalla sua egemonia finanziaria e
che il potere finanziario è più difficile da fronteggiare rispetto
alla potenza militare.

Dal momento che il mondo, alleati degli Stati Uniti inclusi,  è stato
chiaro opponendosi a Washington e bloccando  l’attacco militare alla
Siria,  i giorni di indiscussa egemonia di Washington sono finiti.
Dalla Cina, dalla Russia, dall’Europa e dal Sud America si levano voci
contro la sventatezza e il non rispetto della legge di Washington.
Questo cambio di attitudine verso gli Stati Uniti romperà il sistema
dell’imperialismo del dollaro.

M.W.: Quale impatto il Quantitative Easing della Federal Reserve sta
avendo sul dollaro e sugli strumenti finanziari ?

P.C.R: La politica della Federal Reserve di creare grandi quantitativi
di nuovo denaro per supportare i bilanci delle “banche troppo grandi
per fallire” e per finanziare grandi e continui deficit di bilancio è
un altro fattore che mina il ruolo del dollaro come valuta di riserva.
La liquidità che la Federal Reserve ha pompato nel sistema finanziario
ha creato enormi bolle nei mercati azionari ed obbligazionari. Il
prezzo delle obbligazioni americane è così alto da essere
incompatibile col bilancio della Federal Reserve e la massiccia
creazione di nuovi dollari.

Inoltre, le banche centrali e alcuni investitori hanno capito che la
Federal Reserve è ferma nella politica di sostegno del prezzo delle
obbligazioni. Se la Federal Reserve cessa di supportare i prezzi delle
obbligazioni, i tassi di interesse incrementeranno, i prezzi dei
derivati legati al debito crollerà nei bilanci delle banche e i
mercati azionari e obbligazionari potrebbero collassare. Dunque, la
diminuzione del quantitative easing rischia di provocare un panico
finanziario.

D’altro canto, continuare la politica di sostegno ai prezzi delle
obbligazioni erode ulteriormente la fiducia nel dollaro americano.
Vasti ammontare di dollari e strumenti finanziari denominati in
dollari sono posseduti in tutto il mondo. I possessori di dollari
stanno vedendo la Federal Reserve “diluire” le loro proprietà creando
1000 miliardi di nuovi dollari l’anno. Il risultato naturale di questa
esperienza è di alleggerirsi di proprietà in dollari e di cercare
nuove forme di riserva.

La Federal Reserve può stampare denaro col quale comprare
obbligazioni, ma non può stampare valuta straniera colla quale
comprare dollari. Man mano che i dubbi sul dollaro aumentano, il
valore di scambio del dollaro scenderà mentre ancora più dollari sono
venduti sul mercato valutario. Poiché gli Stati Uniti dipendono dalle
importazioni, questo si tradurrà in prezzi domestici più alti.
L’inflazione crescente spaventerà ulteriormente i possessori di
dollari.

Secondo recenti notizie, Cina e Giappone hanno insieme ridotto la loro
proprietà di titoli del Tesoro americano per circa 40 miliardi di
dollari. Questa non è una grande somma in paragone alla grandezza del
mercato, ma è un cambio di direzione rispetto all’ accumulo continuo.
Nel passato, Washington è stata in grado di contare sulla Cina e il
Giappone che riciclavano i loro surplus commerciali in debito del
Tesoro americano. Se la volontà estera di acquisire debito del Tesoro
declina, e il deficit di bilancio federale non cala, la Federal
Reserve dovrebbe aumentare il quantitative easing, mettendo perciò
ancora più pressione sul dollaro.

In altre parole, per evitare una crisi immediata, la Federal Reserve
deve continuare una politica che alla fine produrrà una crisi. Si
tratta di avere una crisi finanziaria ora, o di avere una crisi del
dollaro più tardi.

Alla fine, la mano della Federal Reserve sarà forzata. Mentre il
valore di scambio del dollaro declina, così anche il valore degli
strumenti finanziari denominati in dollari calerà, a prescindere da
quante obbligazioni la Federal Reserve compri.

M.W.: Come è possibile che la Cina risponda alla posizione economica americana in cambiamento ?

P.C.R.: Quando incontrai i legislatori cinesi nel 2006, li avvertii
che c’era un limite al tempo per il quale essi potevano contare sul
mercato di consumo americano poiché esso veniva distrutto dalla
delocalizzazione dei posti di lavoro. Feci notare che la grande
popolazione cinese dava ai governanti il potenziale per una economia
enorme. Essi risposero che la politica del figlio unico, che era stata
necessaria nei primi anni per evitare che la popolazione superasse le
infrastrutture sociali, stava bloccando lo sviluppo di una economia di
consumo domestica. Dal momento che gli agricoltori non potevano più
contare su molteplici figli per assicurarsi la vecchiaia, essi
conservavano i propri risparmi in maniera tale da provvedere a sé
durante la vecchiaia. Le autorità cinesi dissero che avevano
l’intenzione di sviluppare un sistema di sicurezza sociale che desse
alla popolazione fiducia per spendere maggiormente i propri guadagni.
Non so fino a che punto la Cina si sia mossa in questa direzione.

Dal 2006 il governo cinese ha lasciato che lo yuan si apprezzasse del
25% o del 33%, dipendentemente dalla scelta di base. Il rialzo del
valore di scambio della valuta non ha danneggiato le esportazioni né
l’economia. Inoltre, gli Stati Uniti non producono più molti degli
oggetti per i quali  è dipendente dalla Cina, e altri paesi in via di
sviluppo non hanno la combinazione di tecnologia che le corporazioni
americane hanno dato alla Cina e non hanno il largo eccesso di forza
lavoro della Cina. Perciò, è improbabile che la Cina affronti delle
minacce al suo sviluppo eccetto per le politiche americane disegnate
per tagliare fuori la Cina dalle risorse, così come il nuovo interesse
militare americano per il Pacifico annunciato dall’amministrazione
Obama.

La grande riserva di dollari cinese è la conseguenza dell’ abilità
tecnologica che la Cina ha acquisito dalle corporazioni occidentali
che hanno delocalizzato in Cina. Ciò che è importante per la Cina sono
la tecnologia ed il know-how, che ora ha acquisito. La ricchezza di
carta rappresentata dalle riserve in dollari  non è un fattore
importante.

La Cina potrebbe destabilizzare il dollaro americano convertendo le
sue proprietà in valuta americana e immettendo dollari nei mercati
valutari. La Federal Reserve non sarebbe in grado di mettere in
pratica swap di valuta con altri paesi così grandi da comprare in
blocco i dollari “pompati”, e il valore di scambio del dollaro
scenderebbe. Una siffatta azione potrebbe essere una risposta cinese
all’accerchiamento militare di Washington.

In assenza di confronto, è più probabile che il governo cinese converta gradualmente i suoi dollari in oro, altre valute e beni reali come depositi di petrolio e minerali, e generi alimentari.

Il quantitative easing sta aumentando rapidamente la disponibilità di dollari, ma mentre gli altri paesi cambiano modo di pagamento dei loro sbilanci commerciali, la domanda di dollari non cresce con l’offerta.
Dunque, il prezzo del dollaro deve scendere. Rimane da vedere se la discesa sarà lenta nel tempo o immediata a causa di un imprevisto evento “cigno nero”.

Mike Whitney vive nello stato di Washington. Ha collaborato a “Senzasperanza: Barack Obama e la politica dell’illusione” (AK Press). Il libro è anche disponibile per Kindle. Potete scrivergli a
fergiewhitney@msn.com.

Fonte: www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/2013/11/05/an-interview-with-paul-craig-roberts/
5.11.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO ALBANESE

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    Non è che con la fuga dal dollaro si mette fine al capitalismo ,non è un problema di moneta MA DI SISTEMA.

  • ROE

    Vero. Ma è un sistema il cui mezzo fondamentale è la moneta a corso legale creata dal nulla che rappresenta solo crediti in gran oarte inesigibili ai quali corrispondono debiti pubblici e privati. E tutto questo sistema è fondato sul dollaro, la cui perdita )o azzeramento) di valore inciderebbe sull’intero sistema. Per questo gli USA fanno di tutto per conservarlo.

  • rocks

    Ma anche gli altri fanno di tutto perché è noto che la capacità della Cina di produrre e vendere dipende dalla capacità degli USA di comprare, ma ovviamente la Cina punta a anche a incrementare il mercato interno per essere più indipendente da quello estero. Prima o poi quindi non avrà più così bisogno del Dollaro. Non capisco il vostro riferimento alla fine del capitalismo. Forse parlate di quello americano? Dal punto di vista della produzione è già molto compromesso, se crolla la finanza è fatta. E bisognerà essere pronti a cogliere le opportunità. L’Italia sarà pronta?

  • ROE

    Anche in Cina è in corso la finanziarizzazione dell’economia (il surplus di merci invendute – perché non consumate all’interno e non esportate – è sostenuto dal debito; la bolla immobiliare con intere nuove città completamente disabitate), che possiamo considerare l’ultima fase del capitalismo. Il capitalismo (di stato) cinese ha compiuto in poco più di 20 anni il percorso che il capitalismo (privato) occidentale ha compiuto in più di due secoli. Alla fine, la contraddizione che deriva dalla legge sulla caduta tendenziale del saggio di profitto non perdona.