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FONDO MONETARIO, DR JEKYLL E MR HYDE ADATTA MESSAGGI E DIKTAT DELLA POLITICA

DI ALBERTO BAGNAI

ilfattoquotidiano.it

Il Fondo si smentisce spesso: l’austerità fa male, ma in Grecia no, la flessibilità crea disoccupati e deprime i salari, però va applicata. Motivo: i “tecnici” sono al servizio delle potenze globali o locali dominanti

Il lettore potrebbe essere colto da un certo sgomento: “Ma come!? Istituzioni così prestigiose sconfessano l’anno dopo ciò su cui spergiuravano l’anno prima? Allora è vero che nel procelloso mare della crisi siamo privi di bussola, perché, come amano ripetere gli epistemologi da bar, l’economia non è una scienza! Certo – concluderà il lettore – siamo proprio messi male!”. Ci sentiamo di rassicurarlo: la verità è che siamo messi peggio, perché a livello scientifico non c’è stato alcun cambiamento di rotta. Che le riforme del mercato del lavoro a base di flessibilità fossero come la Corazzata Kotiomkin di fantozziana memoria (“92 minuti di applausi”) gli studi specialistici lo avevano appurato da tempo e senza appello.

Il problema è un altro, ed è ben noto: gli organismi millantati come “tecnici”, quali il Fmi o la Bce, sono a tutti gli effetti organi di indirizzo politico al servizio delle potenze globali o locali dominanti (Usa e Germania). Il loro messaggio si adatta ai mutevoli diktat del ringhioso potente di riferimento: all’occorrenza, prestigiosi colleghi mentono sapendo di mentire, per salvare il loro scranno in quegli autentici paradisi fiscali che sono le istituzioni multilaterali (Fmi, Ocse, Bce), fatti di stipendi a quattro zeri spesso sottratti a qualsiasi fisco. Il risultato di questo modo di agire è quello di gettare intere popolazioni nella miseria e l’intera professione economica nel discredito. Prendiamo ad esempio l’austerità in Grecia. Il presupposto perché questa funzionasse era che per ogni euro di taglio alla spesa, il Pil diminuisse meno di un euro (o addirittura aumentasse, come sostenuto dai due noti fantasisti del Corriere della Sera, Alesina e Giavazzi).

In termini tecnici, occorreva che il “moltiplicatore” (il numero che moltiplicato per la variazione della spesa pubblica fornisce la corrispondente variazione del Pil) fosse minore di uno, altrimenti ogni taglio di spesa (quindi di deficit, quindi di debito) sarebbe stato vanificato da un più che proporzionale calo di reddito (quindi di entrate fiscali). Ma siccome la Grecia doveva essere frantumata, per cavarne il succo da servire ai creditori esteri, cosa diceva a marzo 2012 il servile Fmi nel suo Country Report? Che il moltiplicatore della Grecia era solo 0,5, quindi l’austerità non le avrebbe fatto male! Per ogni taglio di un euro il Pil greco sarebbe calato solo di mezzo euro, e tutti sarebbero vissuti austeri e contenti. Tuttavia, come ho mostrato nel mio blog, gli studi disponibili all’epoca chiarivano che il moltiplicatore greco era almeno tre volte tanto (intorno a 1,5) e quindi i tagli avrebbero distrutto l’economia greca. Non solo: lo stesso Fmi in contemporanea affermava che siccome l’economia era ancora depressa e i tassi di interesse bassissimi, era prevedibile che i moltiplicatori fossero piuttosto alti (leggi: maggiori di uno) e quindi terapie d’urto a base di tagli erano sconsigliabili (p. 172 del Weo di aprile 2012). Ciliegina sulla torta, a p. 41 del Weo di ottobre 2012, Blanchard si chiede, anima candida: “Stiamo forse sottostimando i moltiplicatori?” Ma no, che dici! Per avvalorare un piano di aggressione criminale a un paese sovrano avete scelto una stima pari a un terzo di quella comunemente accettata! Se ti tagliassero di due terzi lo stipendio te ne accorgeresti, Olivier?

E la flessibilità? Stessa identica storia. Sentite questa: “Un aumento (della flessibilità del lavoro, ndr) inizialmente genera una diminuzione del salario reale e un aumento della disoccupazione” perché “diminuisce il potere contrattuale dei lavoratori”, anche se dopo una simile riforma il futuro “dovrebbe essere roseo” (per chi ci arriva, ovviamente). Chi sono gli autori di questa ardita asserzione? Tenetevi forte: ancora una volta il candido Blanchard, in compagnia dell’austero Giavazzi (NBER Working Paper 8120 del 2001). Ora, a voi pare che in una crisi di domanda con disoccupazione alle stelle sia consigliabile una cosa che fa diminuire i salari (quindi la spesa delle famiglie) e aumentare la disoccupazione? Certo che no. E a Blanchard, capo economista del Fmi, sarà sembrata consigliabile? No, visto che, fra l’altro, era stato proprio lui a consigliare il contrario da una tribuna così prestigiosa e in tempi non sospetti. Ma nell’aprile 2012 il Weo, emesso dall’organizzazione di cui lui è chief economist, si sperticava in lodi sulle riforme del lavoro che “avevano stabilizzato l’Eurozona” (a pag. XV). Ora che gli Usa si preoccupano, perché è successo nel 2015 quello che Blanchard aveva previsto nel 2001 (calo della domanda in seguito alle riforme, con pericolo per la ripresa mondiale), ecco che il docile Blanchard, a un fischio del padrone, dice la verità, sconfessando le baggianate avallate nel 2012. Se questo è un economista… Per “errori” venali e intenzionali come questi non ci sarà alcun tribunale se non quello divino, e in questo caso, Iddio mi perdoni, provo una certa insofferenza per i tempi della giustizia.

Alberto Bagnai

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/19/fondo-monetario-dr-jekyll-mr-hyde-adatta-messaggi-diktat-politica/1596478/

19.04.2015

Da Il Fatto Quotidiano di mercoledì 15 aprile

Pubblicato da Davide

  • Hamelin

    Fa piacere che qualcuno denunci sui giornali questi criminali .

    Purtroppo la maggioranza delle persone non capisce una mazza di economia e non comprendono come i personaggi che vedono in TV a dispensare consigli e promesse agiscano in modo opposto a quanto enunciano per portare fame , disoccupazione e povertà alle masse facendo arricchire i loro padroni .

    Di questi tempi l’ignavia e l’ignoranza sono dei Killer spietati .

  • Jor-el

    A proposito, dov sono finiti i difensori dell’Euro e della moneta forte che l’anno scorso mettevano in guardia contro il ritorno alla diretta che, svalutata del 30%, avrebbe portato alle stelle l’inflazione con annesse file per il pane ecc ecc ecc?

    Oggi abbiamo l’eurino svalutato giusto giusto del 30% e a comprare il pane stamattina la fila non c’era… Dove sono finiti i blog di tutti quegli economisti con la testa sulle spalle nemici mortali dell’inflazione?
  • Jor-el

    LIRETTA, non diretta, maledettissimo correttore…

  • adriano_53

    " il docile Blanchard, a un fischio del padrone": è una metafora?
    Blanchard è una cane metaforico o è un cane per davvero?
    Propendo per la seconda.

  • Simplicissimus

    Mi chiedo se l’epistemologo non da bar direbbe che l’economia è una scienza? No di certo, non ne ha alcun carattere e purtroppo spesso si confonde il rigore (anche ammesso che vi sia) con la scienza. Di fatto  l’idea che l’economia sia una cosa e la politica un’altra è semplicemente ridicola, anche se si tratta di un depistaggio caro alle borghesie occidentali e quasi un segno esistenziali  per i notabilati italiani di cui Bagnai fa parte. Tanto che egli stesso nel suo pezzo mostra come gli "scienziati" dell’economia non siano in grado di fare alcuna previsione certa e semplicemente a interpretare a posteriori, secondo scopi o diretti input politici i dati empirici del passato. Dati peraltro rilevati in base a criteri derivanti dalle teorie economiche e quindi spesso dotati di senso solo all’interno di queste.

  • makkia

    https://maosvisiveis.files.wordpress.com/2011/10/the-first-economist.jpg

    Traduz.:
    – Uhm, non ha funzionato, neanche stavolta.
    – Già
    – Però la teoria rimane valida
    [il primo economista]

  • consulfin

    Sono d’accordo con te sulla prima parte del tuo intervento. Il destro lo fornisce lo stesso Bagnai quando tira fuori il meccanismo del moltiplicatore (del quale si può dire con certezza solo a posteriori quali valori ha assunto). Come una legge del contrappasso, proprio gli economisti che sostengono con fierezza che la loro è una scienza, poi forniscono gli spunti per confutare le loro affermazioni.Basterebbe affermare che si tratta di una disciplina e non perderebbero affatto in dignità. Anzi, ne guadagnerebbero. Anche quella medica è un’arte, questo non impedisce ai medici di occupare il loro giusto posto in questa società.
    Per quanto riguarda la seconda parte della tua critica, ti voglio far notare come l’Autore attribuisca gli errori di previsione dei suoi "colleghi" alla loro cupidigia e alla loro non propriamente candida coscienza (cosa su cui non gli si può dare obiettivamente torto)