Home / ComeDonChisciotte / FIERO DI ESSERE POPULISTA
13286-thumb.jpg

FIERO DI ESSERE POPULISTA

DI ALESSIO MANNINO

ilribelle.com

Che paura, il populismo. Re Giorgio, essendo re e non solo presidente della repubblica, ha invitato gli italiani a recarsi alle urne per sconfiggere «i populismi». Soltanto ventiquattr’ore prima aveva detto che non sarebbe entrato a gamba tesa nel dibattito politico, cosa che per altro fa da almeno tre anni facendo e disfacendo governi sulla testa degli elettori, che devono “ubbidir votando” e cuccarsi i Monti, i Letta e i Renzi per volontà sua, di Sua Maestà quirinalizia.

Ma cos’è, questo populismo? E’ il socialismo rurale nella Russia della seconda metà dell’Ottocento: non direi, è leggermente datato, ci ha pensato Lenin buonanima a seppellirlo con le sue aristocrazie proletarie. E’ il coevo People’s Party statunitense degli Stati centrali e agricoli: neanche questo, di recente negli Usa è stato affibbiato il marchio al Tea Party reo di costituire una destra non allineata ai grandi interessi finanziari. E’ il movimento argentino fondato dal simpatizzante fascista Peron e reso quasi mainstream da sua moglie Evita: la coppia Kirchner che ne è la replica degli anni 2000 è denominata così perché ha ripudiato il liberismo eterodiretto dall’Fmi restituendo sovranità al paese.

E’ il ventennio berlusconiano in Italia fondato sulla concentrazione del potere mediatico e sul suo uso e abuso dell’immaginario (la “massaia” del qualunquista Mike Buongiorno, gli yuppies, il mito del benessere e del successo): nemmeno, con Berlusconi siamo all’illusione pura che malcela i propri affari e gli affari propri, che è quanto di più terra terra esista sulla faccia della Terra.

Lasciamo perdere la Storia, che non è magistra vitae di niente per il semplice fatto che non viene studiata. Il termine è una di quelle parole manipolate, vilipese, stirate e stiracchiate, interpretate in mille modi a seconda di come faccia comodo. I politologi liberali, spacciati per seri e scientifici quando non sono che ideologizzati al cubo almeno quanto i loro sconfitti avversari marxisti, ne fanno un sinonimo di “demagogia”, cioè un consapevole raggiro del popolo per accaparrarsene il favore e conquistare il potere. In questo senso, oggi nell’Europa che si accinge a rinnovare la tribuna simbolica del parlamento di Bruxelles sono accusati di demagogia Grillo in Italia, Farage in Inghilterra, la Le Pen in Francia, solo per stare ai più famosi.

Populista sarebbe chi, in sostanza, si appella al popolo “buono” contro l’establishment “cattivo”. E rincorre tutti gli istinti, specialmente i più bassi, del popolaccio minuto e straccione, per definizione scontento. Messa infantilmente così, non è un’analisi: è una caricatura. Piena di snobismo e orrore per l’incolto e l’inclita, per chi non ha studiato, per la gente supposta non solo ignorante, ma anche stupida, animalesca, irresponsabile, anche un pochino brutta a vedersi. Diciamo pure repellente, con quel sudore che le cola sulla fronte e quelle manacce sporche di lavoro. Con quella sua inspiegabile incapacità di comprendere che se viene spremuta di tasse e subissata di obblighi internazionali, è per il suo bene. Bifolchi ingrati, questi uomini e queste donne della strada: invece di portare gioiosamente il fardello e rendere grazie all’Euro, al rigore, ai mercati, all’economia padrona e ai partiti suoi servitori, s’incarogniscono pure, gli screanzati. Hanno la faccia tosta di credersi nel giusto e nutrire un radicato senso di vomito per politici, banchieri, grand’industriali, gazzettieri, camerieri e comari che se la cantano e se la suonano e intanto arraffano, spartiscono, carriereggiano e puttaneggiano. Col consenso di chi dà loro credito, che è ancora un parte consistente, benché sempre più minoritaria, dello schifatissimo “popolo”.

Ma gli altolocati non sopportano l’idea che esista una fetta altrettanto rilevante di popolino che la fiducia in loro l’ha persa e si rifugia nell’astensione o, crimine dei crimini, nel voto alle forze “populiste”. Osano mettere in discussione la moneta unica delle banche, la sudditanza ai gangsters delle Borse, i sacri parametri del Pil e del deficit, perfino in qualche caso la stessa democrazia delegata ed elitaria. Sono pericolosi agenti del caos, distruttori e nichilisti, nemici della patria (“chi critica è disfattista”, ha detto un noto premier democratico in puro stile autoritario).

Populista, adesso, vuol dire una cosa sola: essere contro l’oligarchia al potere (la trojka finanza-politica-media) e per il popolo, inteso come cittadinanza di liberi e uguali, che il potere se lo riprende per rifondarlo sul principio di sovranità, diretta e senza autorità superiori. Il popolo è sovrano, no? Dunque il populismo è un diritto e un dovere.

Alessio Mannino

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/5/23/fiero-di-essere-populista.html

23.05.2014

Pubblicato da Davide

  • Penta

    Populismo è:
    parlare alla pancia perché sentano i coglioni
    neutralizzare il cervello con la rabbia
    accecare con la propaganda così che non si vedano più le differenze

    per poter trascinare i rincoglioniti col piffero magico

  • Servus

    Articolo che approvo in toto: anch’io sono orgoglioso di essere populista.

    E una vaffa a quella m. ex-comunista napolitano, "primus inter pares" dei miei c.
  • Georgejefferson

    A mia opinione.I primi politici etichettati come populisti cercavano l’interesse di tutti,con conseguenza di maggiore emancipazione e tenore di vita dei meno abbienti(con la consapevolezza di un cammino progressivo molto difficile ovviamente) contro le istanze atte di fatto (anche se non di forma,forse) a portare avanti l’interesse di pochi (o elites).
    Nelle autorevoli enciclopedie piu famose (la cultura dominante e’ quella della classe dominante) strumentalizzarono queste "comunanze" di ideali presupponendo A LORO insindacabile giudizio che tali "populisti" spingessero alla manipolazione delle coscienze di far credere alle masse che le masse stesse fossero piu sagge e giuste A PRIORI,"a prescindere da…",come fede ideologica.La contro propaganda infatti attacò l’elitismo con la stessa accusa al contrario per difendersi,e cioe che ERANO LORO che portavano alla manipolazione delle coscenze inducendo l’idea che le elites siano piu saggie e giuste A PRIORI,"a prescindere da…".Poi con questo non si vuol dire che tra i "populisti" storici non esistessero farabutti,come anche il fatto che tra le elites non siano mai esistite persone in buona fede,in senso lato.Ora,questa e’ la mia opinione,nulla di piu.Si puo pensarla diversamente,ma non e’ il ricorso a "libri di testo" sacri,descriventi opinioni altre,che dimostra la "verita oggettiva rivelata",alla stregua di atti di fede,a dimostrazione di una confutazione nei"fatti".Poi chiunque la pensi come vuole ovviamente,in piena libertà.

  • Valdo

    Chi sei, Scalfari?

  • tania

    Penso che “popolo” sia un termine scivoloso , da usare con attenzione , con cognizione . Può infatti essere adoperato per finalità emancipatrici , di sinistra eccetera ma è molto più facile , soprattutto nei momenti di crisi economica , che venga usato con accezioni e finalità liberticide , neofascistoidi ,  o a difesa dello statu quo eccetera .  Quindi a mio parere credo si possano attribuire , al termine “popolo” , due significati negativi e due positivi .
    I due significati negativi ( per me ) . Il primo , il più evidente ,  che si esprime quando “popolo” è gravato da un’identità chiusa ( e sempre fittizia ) di tipo razziale o nazionale . L’esistenza storica di questo “popolo” esige la costruzione di uno Stato dispotico , che fa esistere con violenza la finzione che lo fonda : la finzione di identità collettive , spacciate come naturali , immutabili , che instillano la sindrome del castello , dell’arroccamento , della logica amico/nemico eccetera . Il secondo significato , forse più discreto ma altrettanto nocivo , è quello che subordina il riconoscimento di un “popolo” ad uno Stato che si suppone legittimo e benevolo , per il solo fatto che organizza la crescita , quando ci riesce , e la permanenza di una classe media  , libera di consumare i vacui prodotti di cui il Capitale la ingozza .

    I due significati positivi ( per me , ma sempre da usare con cautela ) . Il primo è la costituzione di un popolo nella prospettiva della sua esistenza storica , quando questa prospettiva è negata dalla dominazione coloniale e imperiale o da un invasore . In questo caso “popolo” esiste nel futuro anteriore di uno Stato inesistente . Il secondo è l’esistenza di un popolo che si dichiara tale in quanto escluso , che lo Stato ufficiale esclude con cura dal “proprio” popolo , quello che riconosce in quanto legittimo ( è il caso degli emarginati , degli esclusi , privi o privati di diritti o di un qualche diritto eccetera ) . Questo popolo afferma politicamente la propria esistenza nella prospettiva strategica di un’abolizione dello Stato esistente .

    Il termine “popolo” acquista quindi un significato positivo solo nell’ottica della possibile inesistenza dello Stato . Nel caso di uno Stato negato di cui si auspica la creazione . O nel caso di uno Stato ufficiale di cui si auspica la scomparsa . Il termine “popolo” , in definitiva , ha un significato positivo solamente quando è adoperato con accezioni emancipatrici , di sinistra : è un termine che acquista tutto il suo valore o nelle forme , transitorie , delle guerre di liberazione , o in quelle , definitive , delle politiche anarcocomuniste.  

  • Hamelin
    Cazzata gigantesca .
    Il popolo non è tutto becero ed ignorante come lei (nobile ed illuminato per diritto divino) lo ritiene .
    Pronto pronto … Non siamo piu’ nell’800…
    Il popolo all’interno di se una variegata schiera di persone tra le piu’ e meno colte .

    IL POPOLO E’ TUTTA LA  NAZIONE  ( SE SI È IN DEMOCRAZIA A SUFFRAGIO UNIVERSALE ).

    Usare il termine populista non dovrebbe essere dispregiativo .

    Lo è soltanto per coloro che si ritengono ( per non si sa quale bene motivo ) al di sopra degli altri .

  • Hamelin

    Il termine popolo non dovrebbe essere piu’ usato con la nascita degli stati moderni a democrazia a suffragio universale .

    Non siamo piu’ nel feudalesimo dove c’era il popolo ( dai servi della gleba agli artigiani ) , la nobiltà ed il clero .

    Il fatto che certi personaggi come il Re Giorgio Napolitano spingano tanto su questo punto fa sottointendere come loro si ritengano superiori per diritto divino  .

    Già solo per questo andrebbe processato .

  • Tetris1917

    che articolo ripugnante

  • Penta

    Peccato che le ricerche mostrino che meno del 30% del popolo italiano sia in grado di leggere un grafico e di comprendere un articolo di media complessità.
    Per questo il partito marketing si rivolge al 70% della popolazione.

    Ma meglio non informarsi: così si può sognare e filosofeggiare come meglio si crede.
    E la pancia…. si sazia!

  • McBane
    Infatti la situazione attuale é molto peggiore. Nell’800 il popolino aveva
    quantomeno la scusante di non avere sufficiente accesso all’informazione o
    alla cultura, né tantomeno il tempo materiale per andare a procurarsela. Ora che
    l’informazione é accessibilissima, che il numero di laureati é decisamente più
    alto di 200 anni fa qual’é il motivo per cui ancora la maggior parte del popolo
    non ha la minima idea di ció che stia succedendo?

  • Quantum

    Per certi versi ti do ragione, trovo con difficoltà gente con un livello di cultura sufficiente ad averci un minimo di discussione stimolante.
    La maggior parte della loro conoscenza si ferma alla poca cultura che proviene dalla tv.

    Però non è colpa loro. Non li giudico, perché sono stati resi così dalla società e dai mass media.

    Non c’è niente di stimolante, nessuna iniziativa culturale nelle aree urbane.
    E poi viene propinata di continuo questa cosa che la cultura non va, è più importante apparire, consumare, rimanere nella mediocrità sennò addirittura vieni emarginato perché saccente, ti danno del sotuttoio.

    E questo mi dispiace, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri, per certi versi. E dovremmo crescere tutti anche culturalmente.

  • Tanita

    Perché?

  • Earth

    La tv

  • Earth

    "Peccato che le ricerche mostrino che meno del 30% del popolo italiano sia in grado di leggere un grafico e di comprendere un articolo di media complessità."


    Visto? Hai scoperto da solo chi sono il 30% dei votanti del m5s
  • oriundo2006

    Populista è chi non mangia le brioches. Vuole il vecchio, buon, saporito pane…

  • nato

    Il popolo esiste concretamente , non è una finzione e nemmeno una metafora.Lo stato invece è un recipiente astratto che si può riempire come si vuole.Attualmente le "virtù " necessarie per poter ambire a diventare un soggetto che possa "riempire" questa astrazione e  decidere per tutti ( cioè il popolo) sono abilità a chiaccherare e forte senso degli interessi propri e dei propri familiari (anche se non tutti / e coloro che siedono sugli scranni a Roma  ritengono la famiglia qualcosa di interessante).Se poi alle abilità suddette si unisce un monopolio dei media allora diventa facile continuare a perpetuarsi  alimentando così la causa della rovina del paese.Non dimentichiamo una cosa : questo paese è sopravvisuto senza un vero"governo " dal 1994   fino ad ora ed il merito è solo ed esclusivamente del popolo .Domandatevi se è stata fatta una riforma strutturale che sia una e contate invece le promesse e quindi fate le dovute considerazioni. Si potrebbe discutere sulle cause del perchè in Italia pare non sia possibile fare alcunchè di programmatico propositivo e veramente innovativo..io credo perchè non c’è abbastanza populismo…..infatti  il popolo capirà che potrà anche perdere qualche privilegio a fronte della rimozione totale del cancro di questa politica e soprattutto dei privilegi dei già ricchi o dei già troppo furbi.L’ unico problema sarà però fare la conta .

  • Ercole

    Ti sei chiesto come mai la TV da tantissimo spazio al m5s ?

  • Georgejefferson

    E’retorica da "aspirante cameriere d’elite".

    Le storture popolari sono artificialmente costruite e alimentate dai cosidetti"intellettuali" dalla parte aristocratico/storico/possidente.Che operano in continuità della tradizione di manipolare i popoli e renderli sempre piu superficiali e ignoranti.Il tutto per i propri interessi atti a fare in modo che la verità non esca allo scoperto che ridurrebbe tutti i loro privilegi ad essere smascherati e chiari al popolo come dispotismo da oppressori.
    Il piu bel lavoro storico e loro successo,e’ creare anche parallelamente polli da allevamento che "credono"alla verità scientifica a priori"ed inculcare specie a "quelli che si credono colti" la verita falsa e molto religiosa dei "fatti che creano le idee",dove e’ esattamente il contrario.A questo,a contribuito enormemente l’aver svilito la filosofia come disciplina fondamentale
  • yakoviev

    Governi veri e propri dal ’94 ci sono stati eccome e riforme strutturali ne sono state fatte , ma cambiando in peggio.

  • yakoviev

    A prescindere dai giudizi e dalle considerazioni storiche (coloro che vengono tacciati ora di essere "populisti" sono ben diversi dai narodniki o dai peronisti), spesso si usano le parole molto impropriamente. Un esempio? I sostenitori di "Mani Pulite" e dell’intervento salvifico della magistratura sono definiti "giustizialisti", come se avessero qualcosa a che vedere  con Peron (ancora) e il suo movimento… Chi usa oggi questa parola (populisti) in Italia la usa in senso negativo contro altri, genericamente facendo intendere che gli avversari si appellano ai bassi istinti di un "popolo" ignorante e grezzo per scagliarlo contro una classe dirigente che si intende invece ragionevole, intelligente e saggia. 

  • Georgejefferson

    Oppure appellarsi ai bassi istinti di un "popolo" RESO DA TERZI ignorante e grezzo per scagliarlo(non da solo) contro una classe dirigente criminale e succube di potentati ALTI.Come ultima spiaggia dopo l’ennesimo,storicamente piu volte ripetuto,tradimento degli intellettuali divenuti pennivendoli ed elitari,al posto dell’ideale di indirizzo ad emancipazione dei popoli.

  • madelmo

    Ė vero che il popolo preso nella sua generalità ė per sua natura ignorante. Ma in democrazia essere populista non mi sempra un offesa anzi il dovere di ogni politico dovrbbe essere il bene del popolo e dunque POPULISTA

  • Georgejefferson

    "e’ per sua natura ignorante"..e questa da dove viene,dalle frasette dei baci perugina?Chi lo dice?A quale titolo?

  • Cataldo

    L’ignoranza è la condizione più nobile dell’uomo,  chi non lo comprende non è ignorante abbastanza.

  • lucamartinelli

    Meglio dire: "a quel finto-comunista ", non credi? oramai sappiamo tutto sul nostro eroe…..

  • Simulacres

    sarei anche d’accordo se non fosse un’affermazione che più che un ossimoro mi sembra una verità bizzarramente concepita; un apparente paradosso che dimentica o finge di dimenticare che è sempre l’uomo "sapiente" che modella il popolo nell’ignoranza così come formare le caste per dividersi, come un’orda si divide un impero conquistato, tutte le cariche e le ricchezze della società.

  • Simulacres

    ps. per quanto mi riguarda, ti assicuro che più cerco di "arricchire" la mia miserrima conoscenza, più sprofondo – di vergogna – nell’ignoranza.

    qualcuno diceva che "La vera saggezza sta in colui che sa di non sapere! Perché io so di sapere più di te, che pensi di sapere." ma anche "una vita senza "indagine" non è degna di essere vissuta".