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FACEBOOK, O DEL CONDIVIDERE LA SOLITUDINE

DI VALERIO LO MONACO

il ribelle.com

Peggiori degli auguri ricevuti su Facebook ci sono solo le condoglianze. E avviene anche questo, a quanto si vede. Sia chiaro, non è nostra intenzione battere il tasto dello scadimento delle conversazioni e dell’anomia che concorre al tipo delle comunicazioni tra le persone al giorno d’oggi. È tema già sviscerato a fondo da tanti saggisti, visto che riguarda un cambiamento dell’uomo non solo dal punto di vista culturale ma anche da quello antropologico. Da addetti ai lavori del campo della comunicazione, però, uno studio sulla natura dei social network e delle modifiche nella società che esso porta con sé, e promuove più che rispecchiare, è praticamente obbligatorio.

Facebook è il fenomeno con maggiore diffusione, e ci ostiniamo a frequentarlo periodicamente, ovviamente non in modo quotidiano ma comunque con un criterio più volto allo studio della cosa che alla sua fruizione: in merito al campo relativo alla informazione infatti, e non parliamo di quello che concerne la cultura, il mezzo è non solo inutile, ma soprattutto controproducente.

Se ne sono accorti persino i grandissimi gruppi editoriali, che dopo aver investito milioni di dollari per diffondersi e farsi ingaggiare nelle conversazioni stanno rapidamente capendo che si ottiene un risultato (in questo caso di ritorno economico, per loro) praticamente nullo. È discorso antico – e affrontato più volte anche da questo giornale – quello relativo alla information overload, al medesimo piano sul quale vengono posti frammenti di informazione di più disparata natura che porta inevitabilmente a confondere ciò che è rilevante da ciò che non lo è (ad esempio nel nostro speciale sull’Informazione, qui). E dunque, alla fine, a impedire di fatto la messa a fuoco di quello che è realmente importante da sapere.

Ma non torneremo su questo punto, gli addicted da social media se ne facciano una ragione: gli studi ci sono, incontrovertibili, e se si ha ancora qualche cellula cerebrale attiva, oltre a quelle bruciate nelle ore sulla propria page, e la capacità di usarla per capire che è necessario approfondire l’argomento prima di imbrattare il web di messaggi a più non posso, basta andarseli a studiare. Studiare, non solo leggere, o taggare o condividere… Tornando a Facebook, a quanto ci pare gli ambiti generali di utilizzo si possono racchiudere a tre macro aree: la comunicazione, la condivisione, l’espressione. Il primo attiene i rapporti tra persone che si conoscono ma si estende fatalmente anche a quelle che non si conoscono, se non attraverso un click per concedere una amicizia. E già qui varrebbe la pena di chiedersi cosa si avrà mai da dire a persone che non si conosce. Ma insomma, ci può stare: si comunica virtualmente già al telefono, via sms o con altri supporti, e oggi lo si fa anche via Facebook. Si prendono appuntamenti, ci si scambia battute e confidenze, anche pubblicamente: chi ha il piacere di comunicare cose della propria vita privata su una bacheca ove chiunque può leggere è libero di farlo. Se la propria vita privata, un tempo considerata inviolabile e condivisibile unicamente con alcuni intimi oggi si preferisce invece divulgarla e renderla pubblica a chiunque, ciò è prerogativa delle proprie scelte. Sulle quali è superfluo sindacare. Si può non condividerle ma il tutto rientra nel campo del proprio arbitrio. Le cose si complicano quando su Facebook qualcun altro condivide aspetti privati di una altra persona, e a livello legislativo non è escluso che possano venire fuori, o prima o poi, delle vertenze di un certo rilievo. Se si va in un posto, si partecipa a qualcosa, e si viene ripresi o taggati o anche semplicemente segnalati da una altra persona su un social media, è sì o no una violazione delle propria sfera? La materia ancora è troppo giovane per fare giurisprudenza, ma siamo convinti che vi sia humus per notevoli dispute in futuro. In merito alla condivisione si apre poi lo scenario relativo alle masse. L’iter è semplice: si decide di condividere qualcosa, spesso qualsiasi cosa, e lo si fa con un click.

Ora, un uomo si riconosce anche – o forse soprattutto – dalle persone che ha intorno, per gli amici (quelli veri) che frequenta. Per le cose che fa. E per quelle che decide di condividere. A nostro avviso anche, e molto, dalle letture che preferisce. Sulla natura di ciò che maggiormente viene “condiviso” su Facebook lasciamo volentieri la riflessione al lettore. Soprattutto perché si ha il ragionevole sospetto che anche temi di una certa rilevanza vengano spesso condivisi senza essere prima stati compresi. Al di là delle varie sciocchezze (ognuno ha il proprio cosmo di valori, del resto), delle petizioni, delle operazioni di marketing (industrie investono milioni di dollari per innescare operazioni virali che gli utenti del social network si prestano a diffondere ulteriormente), dei vari fake di ogni genere e dei frammenti informativi pizzicati qui o là su internet, è su quello che avviene dopo la condivisione che si rivela l’anima dello strumento. E di chi lo frequenta e alimenta. Un titolo di un post o di un articolo (il solo titolo) può raggiungere migliaia di persone. Dai dati di frequentazione dei siti ci si accorge che tale titolo viene cliccato da una miserrima percentuale di persone (circa l’1%). E di queste ancora meno si prende la briga di andare a leggere del tutto il contenuto dell’articolo stesso. Ciò naturalmente non impedisce a questi lettori di lasciare messaggi e commenti di assoluta nullità ovunque, che non solo non apportano nulla alla (molto eventuale) discussione, ma che talvolta si spingono a contraddire semplicemente ciò che hanno letto (o non letto) con una sentenza secca. Senza alcuna argomentazione. Per lo più, per dirla con Russo e Zambardino (Eretici Digitali, Apogeo) una volta scoperto un mezzo di comunicazione, lo si usa immediatamente girando la manopola del volume al massimo.

Rumore insomma, se non frastuono. Che non merita – non può per sua stessa natura – una eventuale contro risposta: come si fa a rispondere a un commento che non spiega alcuna posizione che non sia un moto intestino di approvazione o disapprovazione? La visibilità del frammento informativo condiviso sul social network può essere dunque molto alta. La sua comprensione è bassissima. E praticamente nulla è la sua portata in merito a ulteriore svolgimento di un eventuale ragionamento e dialogo. Così come è assolutamente nulla la sua incidenza ai fini di un accrescimento informativo e culturale di una massa che pure Facebook lascia presumere di poter raggiungere. Esercizio del nulla, insomma. E faticoso e a forte richiesta di attenzione da parte di tutti. Uno sperpero di energia. Ma è soprattutto in merito all’espressione che Facebook dimostra la natura delle persone che lo frequentano con assiduità. I messaggi che vengono pubblicati mediante la funzione “a cosa stai pensando?” nella homepage di ogni utente sono rivelatori. Vi si deve dedicare qualche ora, a scorrere i vari aggiornamenti, per accorgersi poi – se si è in grado di farlo – di aver bruciato attenzione ed energia psichica per setacciare uno a uno gli sporadici messaggi degni di essere captati da un mare sterminato di rifiuti. Tra gli operatori della comunicazione, cioè tra chi svolge questo mestiere con qualche criterio analitico e professionale (o almeno così dovrebbe essere) si fa largo sempre più spesso una riflessione, ormai largamente condivisa, a margine della attuale e ormai decennale domanda sul futuro dell’informazione e dei prodotti editoriali: se i riceventi di tali prodotti, il bacino d’utenza, è quello che tracima dai social network, e da Facebook in particolare, allora vuol dire che non c’è più alcuna speranza. Non solo per chi fa comunicazione (il che può essere irrilevante oltre a chi vive di questo lavoro) ma soprattutto per chi, pur avendo bisogno assolutamente di cultura e informazione, non si rende conto neanche di averla, tale necessità. Per Habermas la televisione è culturalmente regressiva, per Baudrillard la troppa informazione, invece di trasformare la massa in energia, produce ancora più massa. Figuriamoci l’information overload di oggi.

E Facebook è inevitabilmente l’estensione migliore per l’Homo Videns di Sartori, passato dalla cultura orale, dai libri, alla televisione (quando non nato e cresciuto solo sulla tv) a internet : egli si è formato per immagini, rinunciando al vincolo logico e del tutto incapace di pensare in astratto e dunque comprendere termini e temi che implicano un concetto che va capito, un ragionamento che va fatto, una cultura che va formata e stratificata. Quest’uomo, oggi, ha quindi proprio con i social network lo strumento adatto per condividere ed esprimere la propria incultura. E soprattutto per dare uno sbocco alla propria anomia. Di questo si tratta. Aggiornare il proprio stato con frasi spezzettate che hanno senso solo per sé, soddisfa la necessità atavica dell’uomo di sentirsi esistere mediante l’espressione, perché evidentemente non si esiste altrove, per esempio nella vita reale. La necessità e la volontà fortissima di esprimersi, di auto determinarsi e di affermarsi in ogni circostanza possibile è il segno manifesto di una debolezza interiore. Studi di psicologia sono inequivocabili, in tal senso. E la semplicità e l’immediatezza con la quale Facebook permette di farlo – oltre alla percezione che si ha nel farlo, come se il messaggio pubblicato, per ciò stesso, sia immancabilmente letto e recepito da tutti – sorregge, come una stampella, l’impossibilità odierna di autoaffermarsi altrove. La necessità che spinge una persona a scrivere pubblicamente il luogo in cui si è (o si è stati) quello che si è mangiato, quello che si è comperato e qualunque cosa – qualunque cosa, sic! – si sia pensata, sottende alla volontà di affermare costantemente di esserci, di esistere. Quasi non ci si sentisse esistere altrimenti. Ci si esprime sul social network in pochi secondi, pensando di partecipare a qualcosa, a quel flusso frequentato da tanti altri, e ci si sente nuovamente parte del mondo. Anche se lo si fa nel tetro spazio soffocante della propria solitudine. Con l’aggravante che una volta sperimentato questo anestetico a buon mercato, si divora il proprio tempo nel consumarlo diverse ore al giorno, e si evita così accuratamente una riflessione più seria sulla propria miseria e quella generale dei tempi moderni di cui invece ci sarebbe estremo bisogno.

La frustrazione di oggi, che pur dovrebbe portare invece a una reazione necessaria, viene così incanalata e disinnescata nella illusione di esserci comunque, di esistere, di partecipare appunto a un “network”, di essere “in società”. Mentre si è soli e dispersi davanti a un monitor. Si potrebbe facilmente arrivare a sostenere che esiste una correlazione diretta tra il tempo speso su un social network virtuale e la propria assenza ovunque altrove: più si passa il tempo lì, meno si vive di qui. Lo scadimento non è solo informativo e culturale (pertanto: nessuna capacità di comprendere e conoscere e dunque tanto meno di organizzarsi per reagire alla società, in qualche modo) ma anche psichico. Oltre che estetico e morale. Una volta divenuti terminali soprav-viventi della macchina “social network” perdiamo passo a passo, ora dopo ora, giorno dopo giorno, anche gli ultimi respiri di umano che ci sono in noi. Da qui, il passo a fare auguri o condoglianze pubblicamente a persone che non si conoscono è brevissimo, e viene messo d’un colpo. Così, senza neanche pensare più…

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/6/27/facebook-o-del-condividere-la-solitudine.html

27.06.2014

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    Io da sempre detesto facebook. Ho un account perché lo hanno tutti e sono praticamente costretto ad averlo anche io, ma ne faccio l’uso più ridotto possibile e neppure lo so usare bene in tutte le sue modalità…

    Ciò che particolarmente mi indigna è il modo in cui si è usato questo socialnetwork per inguaiare una persone che a) pensava di parlare a quattro amici b) soprattutto usava espressione in modo metaforico e grottesco senza nessunissima seria intenzione di fare quel che diceva (se mi fanno questo, io entro in un certo luogo e faccio cose indicibili)… È stato preso sul serio, se ne è fatta una campagna di stampa e il solito PM ha aperto un fascicolo… Ignoro come sia poi finita la storia, la cui origine era FB e una schifosissima spia che stava in agguato e campa di questi agguati mediatici.

  • lucamartinelli

    Perdonami, amico. Mi sembra poco convincente che tu abbia FB perchè ce l’hanno tutti. Il sottoscritto non ha FB, anche se ce l’hanno tutti. Naturalmente non sto facendo la classifica del più bravo ma intendo dire che devi avere un’altra motivazione, magari inconscia. Buona giornata

  • AlbaKan


    "Ho un account perché lo hanno tutti e sono praticamente costretto ad averlo anche io"

    Mai sentita una stupidaggine del genere!
    Bisogna avere un account FB perché ce l’hanno tutti? E quindi sei costretto? Prova a stare senza e scoprirai che vivi bene lo stesso!

  • cardisem

    Ti fermi sulla soglia… Mi dai dello stupido?
    Devo stare a spiegarti le ragioni per le quali ho un account fb?
    Interessano proprio?

  • cardisem

    Ho già risposto e non volevo soggettivare la discussione, ma mantenerla su un piano oggettivo come è l’articolo…
    Invece quasi mi si fa un processo per il fatto che ho un account FB…
    cosa di cui DEVO giustificarmi…

    Ma lo stesso è per il telefono e il telefonino
    per l’automobile
    per internet…

    per il caffé che mi si è bruciato mentre stavo a rispondere…

  • alsalto

    banalizzero’ ma trovo poco comprensibili analisi antropologiche su fenomeni talmente ovvii da comprendere che…
    si ‘sto banalizzando

    negli anni ’80 i bordi degli autoscontri erano cio’ che oggi e’ faccialibro?
    in qualche modo.
    la messa la domenica…etc.
    ossia, omologazione.
    Non sei su FB? Non esisti.
    Eppure io esisto, suvvia, pure senza le hogan. Ma va? Eggia’.
    Ma lui allora? Ma lui e’ lui ed e’ libero di.
    Quindi?
    Falso problema, in parte e’ il si stava meglio quando si stava peggio.
    Banalizzando. Una sorta di snobbismo intellettuale, quello di lo monaco.
    da quando c’e’ FB non ci sono + le 1/2 stagioni. Eggia’. Essi’.
    Vero. Come il fatto che dietro faccialibro c’e’ un ragazzotto con la faccia da fesso oggi multimilionario. Eggia’. Ma va? Si. Cu Cu’.

  • fernet

    Nel mondo siamo conosciuti per qualcosa di negativo… Quelle che voi
    chiamate piaghe… Una terribbile, e lei sa a cosa mi riferisco: Faccebookke il social
    networke, ma è una bellezza naturale… Ma ce ne un’altra grave che nessuno
    riesce a risolvere, lei mi ha già capito… Internette… il PC brucia e
    sicca, una brutta cosa… Ma è la natura… e non ci possiamo fare ninte… Ma
    dove possiamo fare e non facciamo, perché in buona sostanza, putroppo non è la
    natura ma l’uomo… dov’è? È nella terza di queste piaghe che veramente diffama
    il mondo intero… ehh… lei ha già capito, è inutile che io glielo dica… mi
    veggogno a dillo… è windowse! Toppi pottatili ! è un taffico di rete tentacolare,
    votticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici famigghia contro
    famigghia, toppi Picci!!!

  • alsalto

    perdona, luca, ciao innanzi tutto.
    ma, saran ben cazzi suoi? 😀
    ma se ad uno piaciono le macchine con gli alettoni sara’ ben libero di o no?
    neppure io lo ho e quindi?
    cioe’ dico.
    ma sei uno psicanalista?
    ed io e te che non l’abbiamo, poi magari tu ci hai l’alettone e non lo dici, che motivazione inconscia ci dobbiamo aspettare? e se si e’ la medesima? mappoi, perche’ e soprattuto, chi?

  • alsalto

    hahahhaahahhah!!!!!!
    si, picche’ c’e’ troppi pottatili, hohohohhoh!!!!!
    mitico

  • GioCo

    Tutto assolutamente corretto e condivisibile, c’è un "ma" però che forse può consentire un diverso approccio.
    Personalmente porto avanti una battaglia con il mulino a vento "social-network" che non distinguo da un arma strategica e tutte le volte che ripeto di non volerlo usare mi sento chiedere "perché?".
    Già l’innocente domanda è la risposta. Come quando c’erano i fumatori accaniti e invadevano ogni centimetro quadro con il fumo puzzolente e se ti lamentavi rispondevano "la tua libertà di non fumare è la mia di fumatore: se non ti va puoi andartene da un altra parte". Già, quale? Tanto il fumo ti insegue e impregna le tue nari indelebilmente, appiccicandosi suoi tuoi vestiti …
    Ma non importava, la mentalità "politcally correct" era degna di ogni buon italo-mafioso e abbiamo pure saputo esportarla meglio della democrazia di Obama-Bin-Bush, mettendo insieme quella finta socialità di facciata che vota se stessa attraverso il credito di consensi (clicca il porcellino con tanti "mi piace") e premia l’indecenza con festose benemerenze civiche, con una spruzzatina di olio di ricino. Non siamo mai stati lontani dall’Unto del Signore (scontandone ogni pena).

    Non a caso da noi è nata la libertà coercitiva della maggioranza sociale dai fervidi pruriti di potere di un bulletto romagnolo, che in altro loco avrebbe dato solo fastidio, quella che insegna ai lupi a vestire con la pelle dell’agnello e trasforma il gregge in branchi famelici, al passo con l’oca che ha fede e cuore nello sport.
    E’ il sole che scalda le pecore d’oro di psiche.

    Il punto è che nessuno (e giustamente) vuole essere pecora in mezzo ai lupi. Lo Monaco come il sottoscritto. Non è un discorso morale, ma grezzamente individualista e quotidiano, delle cose terrene.
    Se sto nel mondo post-apocalisse-nucleare, preferirò essere lo scarafaggio e vivere discretamente che un Uomo e vivere in modo inaccettabile e autodistruttivo.
    Per ciò se fossi in Lo Monaco rivaluterei gli attuali scarafaggi più positivamente, a tempo debito e nella società che verrà potrebbero anche assurgere ad esempio mitico di probità e virtù.

    L’altro aspetto è l’esigenza emotiva che non è dissimile da quella che era manipolata nel medioevo quando in contado affollava bettole puzzolenti per rognare contro il microscopico villico&nobile locale e poi servirlo in nome di Dio (e della fede della pecora) tra una confessione di vizi e l’altra.

    Il tempio del social e sempre più virtuale e niente, nessun discorso barboso da vecchio cisposo può convincere la digitocrazia dei bambocci a desistere dal confrontarsi con la quotidianità dei palmari drag&push "ovunque e sempre con te", come la sfiga. Tant’è che persino la casta dei politicastri con le ventose ne sfoggia di propri.

    Dovremmo però smetterla di vedere la merda del giardino del vicino quanto puzza, senza cogliere la presenza delle montagne di letame marce nel nostro piccolo regno e saperci tutti immersi nella stessa schifezza: la distinzione delle pillacchere sulla cima non ci cambia il panorama.

  • luiginox

    fessbuc è bellissimo.viva fessbuc!

  • OlausWormius

    Facebook e altri grossi social network sono solo dei grossi esperimenti di controllo sociale oltre che degli immensi contenitori di spazzatura e pubblicità dove ogni utente è solo un prodotto da commercializzare

    Il fatto che i contenuti postati generalmente dai suoi utenti siano di così scarso interesse è dovuto al fatto che sui social network vige il pensiero di gruppo e quindi c’è un livellamento verso il basso come avviene in tutti i sistemi collettivisti.

    Il grande cambiamento rispetto al passato è stato quello di utilizzare il proprio nome e cognome e foto e dati personali. In questo modo una persona si sente meno libera di esprimersi a differenza di quanto avveniva su forum, blog, chat e altri luoghi virtuali di vecchio stampo. Questo fatto, sopratutto se qualcuno esprime posizioni controcorrente o non condivise dal suo gruppo di riferimento, rende vulnerabili ad attacchi personali (tra cui anche i commenti stupidi di una riga con sentenze superflue) , bullismo, emarginazione etc..

    Quindi ognuno si guarda bene dal dire qualcosa fuori dal coro con conseguente annichilimento delle individualità di valore a tutto favore della rassicurante mediocrità condivisa.

    Negli ultimi anni hanno anche demonizzato l’anonimato così che adesso per molti un “anonimo” è automaticamente un sospetto. In realtà ragione vorrebbe, e questo era risaputo su internet anche solo 10 anni fa, che uno i propri dati personali dovrebbe condividerli solo a persone selezionate dopo una conoscenza di opportuna durata.

    Detto questo l’ideale anziché lamentarsi di facebook, sarebbe non utilizzarlo, cosa che io faccio da sempre. Non ho profili sui social network.
    Sopratutto facebook, twitter, google+ e altri che spingono ad utilizzare i propri dati reali sono assolutamente da evitare.

  • Quantum

    Però Facebook ha dei risvolti interessanti.

    Qualche esempio…

    Appena Simmenthal ha aperto la sua pagina uno dei primi messaggi postati dagli utenti è stato: "Ma c’è ancora gente che mangia questa merda?".

    Nella pagina di Nutella viene spesso postato il video che mostra come lasciandola in auto d’estate si separi quel misero 25% di zuccheri, latte in polvere e nocciole, dal restante 75% di olio di palma che sale a galla.

    Un tizio fregato dal centro assistenza di un produttore di Televisori ha fatto delle pagine per sputtanarlo della scarsa qualità del servizio di assistenza che rifiutava di risarcirgli il danno causato dalla loro negligenza. Ha avuto ragione dopo lo sputtanamento.

    Insomma Facebook è un’arma a doppio taglio per le aziende truffaldine.

    È anche un buon meccanismo di propaganda virale. Certamente trovare roba interessante in mezzo a tanta merda è difficilissimo.

    Sarei curioso chi è che si mette a creare tutti quegli aforismi banali messi su sfondi e poi tutti iniziano a condividerli.

  • Cataldo

    Troppi Picci, ca ti cugliuniano e accussì non  hai chiù tempo di stare appress’u Pilu, che mò ‘è la stagione proprio, d’ù Pilu !!!

  • Quantum

    Io preferisco dare un’analisi diversa di fenomeni come Facebook.

    Coscienza collettiva. Oppure "intelligenza" (sic!) collettiva. Come api e formiche.

    Tramite un network si mettono insieme opinioni e pensieri. Si diviene un macro-essere interconnesso.

    Questo però apre a numerosi interrogativi sulla sua efficienza e come può essere condizionata.

    Ed a livello centralizzato l’ape regina saprà già come sfruttare le coscienze delle operaie.

    Oppure menti brillanti sapranno quali informazioni fare circolare viralmente.

  • alsalto

    sono io che li faccio.

    e’ che ho un senso dell’umorismo bizzarro e tempo da buttare,
    tuttavia ne ottengo un sacco di foto di tipe che accanottano le labbra.
    a volte ci mettono dentro pure le dita.

  • lucamartinelli

    perfettamente d’accordo, anzi forse dovrei scusarmi con Cardisem. Ovviamente non era mia intenzione processarlo. Non mi soddisfaceva la sua motivazione. Bastava che scrivesse che lui aveva FB e finiva lì, senza aggiungere il fatto di "sentirsi costretto". Saluti

  • lucamartinelli

    nessun processo, ci mancherebbe altro…buona giornata.

  • cardisem

    Se vuoi mi scuso io per non aver dato una sufficiente e argomentata "motivazione”, ma era perché non attribuivo importanza a una qualsiasi mia personale motivazione, che non ho difficoltà a dire (e anche plausibile) ma che assolutamente non ritenevo fosse cosa da meritare una discussione.

    Invece la seconda parte, dove non ho avuto nessun commento, è per me una cosa assolutamente grave: una persona che viene "spiata” in un momento che quella persona considerava assolutamente "privato” si inscena una messa in scena assolutamente vergognosa con tutti i telegiornali, le radio, i giornali a soffiare sopra… Non ho dato le specifiche, per non violare la privacy e il diritto all’oblio delle persone, ma questo mi resta bene impresso nella memoria e se come ho detto faccio un uso "ridotto” e "ridottissimo” di FB (peraltro ordinario canale di comunicazione di Cinque Stelle) è perché conservo la "memoria” di questo e altri casi…

    Siamo all’inizio di una nuova forma di comunicazione e non ritengo di dover sempre dire di no a un principio di regolamentazione normativa della materia che sia autenticamente (e non truffaldinamente) a protezione di ognuno di noi che decide di usare le nuove forme di comunicazione.

    Per autocomplimentarmi/ci dico che questo Forum (salvo sporadici inquinamenti) è quanto di meglio abbia trovato sulla rete.

    Non mi sento offeso e nessuno mi deve delle scuse.

  • Cataldo

    Facebook è un protocollo aggiuntivo sulla rete che serve solo a canalizzare meglio le informazioni vestro i mostruosi database di controllo, sempre più immani, un favore che si fa ai controllori.
    Non a caso tutte le attività economiche legate ai "social" sono partite con alla radice investitori riconducibili ai soliti noti, tutte, nessuna esclusa; un motore immobile, direbbe il filosofo, ha canalizzato miliardi di dollari verso queste strutture prima ancora che fatturassero un verdino, solo questo dovrebbe far riflettere su tante cose, su cosa è l’economia di mercato negli anni duemila, su cosa muove la borsa, etc etc.

    Sul piano dei contenuti la deriva al ribasso, alle forme più elementari di espressione, è implicito nella forma, il minimo comune denominatore delle monadi di Facebook è tutto ad un palmo dalla pancia dei singoli partecipanti, è molto difficile che possa andare oltre, il rapporto che si può impostare tra i costrutti pubblicati non ha sfumature, cosi come non c’è una gerarchia, le monadi sono impilabili all’infinito o quasi.

    Accanto a queste considerazioni va anche detto che in generale la comunicazione interpersonale si impoverisce sempre più su tutti i fronti, il motivo profondo è la guerra aperta che si conduce da anni al senso critico dei cittadini, che opera su tutti i fronti, dalla scuola ai media, dalla politica all’economia, tutta la comunicazione attuale è sempre più omologante, in forme sempre nuove e subdole, che risultano di difficile interpretazione o individuazione anche a chi da anni si affanna a studiarle.

  • cardisem

    Non inteso fare una apologia o un elogio di FB: ho detto che lo detesto.
    Posso anche spiegare perché allora ho anche io un account FB, ma non credo che sia interessante e valga la pena spenderci delle parola.

    Può forse avere un senso – come nell’articolo – tentare una analisi e una spiegazione dell’incredibile successo che questa piattaforma ha avuto…

  • alsalto

    anche perche’ a furia di scusami e perdona abbiamo ammazzato le palle a ‘sto giro, echeccacchio oooooo!!!!
    hahhahha, si scherza!

    in merito alla seconda parte che dire?
    butta il mostro in prima pagina rimane il gioco da tavolo preferito.

    ps. anni fa ricevetti un invito da parte di un amico ad iscrivermi a faccia libro, manco sapevo che fosse. Mi registrai e dopo essermi scoperto ad origliare le foto pubblicate da gente che conoscevo ma non vedevo da anni ed anni provai un tale miserabile senso di tristezza da guardone che decisi di cancellare (che poi lo blocchi solo) l’account e tornai felicemente a dedicarmi al porno cecoslovacco d’autore. 

  • alsalto

    lo stesso motivo perche’ altrettanto ne ebbe il pranzo e’ servito.
    ma anche i gormiti tra i mocciosi.
    od i cigilloni di gomma ad ibiza.

  • lucamartinelli

    allora, riguardo la seconda parte: credo ci sia di peggio. Ho sempre sostenuto che il Grande Fratello fosse un trucco per abituare le persone ad essere spiate: ora le videocamere sono su tutte le strade, buono o cattivo che sia. FB è un trucco dei padroni per catalogarci per bene. Sono così bravi che sono riusciti a farci cantare come canarini e così gli abbiamo detto tutto di noi. Facciamo un esempio estremo: domani c’è un colpo di stato: non solo vengono a prendermi perchè sanno che sono oppositore ma prendono tutti i miei amici che la pensano come me! Esagero?

  • alsalto

    assolutamente no.
    gli sforzi per profilare la gente son storia antica.
    penso comunque che interessi principalmente l’aspetto commerciale della questione, per il resto si, e’ comunque un rafforzativo per l’intelligence.
    Che poi, tante storie ma basta la tessera fedelta’ dell’esselunga.

  • Quantum

    Ci sono fior di studi e facoltà di neuroscienze e psicologia indirizzati proprio a ottenere quello che hai descritto.

  • grillone

    io non uso facebook(che è sicuramente anche uno strumento di controllo), ma non condivido neanche questi pregiudizi! facebook è uno strumento, e come tale può essere usato bene, male, o addirittura da schifo. se uno vuole condividere la propria passione sportiva, oppure vuole creare una rete di contatti tra ex compagni di scuola o ex commilitoni, va benissimo usare facebook; se uno, invece, lo usa solo per ammazzare il tempo, gli consiglio anchio di trovarsi un passatempo piu intelligente

  • GioCo

    Personalmente non ho proprio "analisi" sul fenomeno in quanto tale: lo penso uno strumento, come l’azienda, il denaro, l’atomica. Strumenti cognitivi che non hanno veramente niente di negativo, ma come il coltello se lo tiene in mano un assassino è diverso che se lo tiene in mano un contadino.
    Anche l’assassino potrebbe coltivare carote e patate e aver bisogno del coltello ma non mi reco da lui a chiedere ortaggi mentre lo maneggia, giusto? … e non penso che lo sto denigrando per questo, giusto?

    "L’azione virale" è una roba tanto paradossale e insulsa che parlarne può solo offendere chi la pratica. E’ un po’ come "Anonymous": sentirsi qualcuno facendo nessuno. Fatico ad accettare che chi ha intelligenza (e di solito è proprio che ne ha da vendere) si faccia turlupinare da fesso in quel modo.

    Ma questo mestamente è quanto … 🙁

    Certamente l’esperto di arti marziali shaolin nei fantasy ferma con le dita la lama della Katana del brutto-Kattifo e la strappa di mano al nemico e così dimostra con sorriso beffardo che "l’arma è a doppio taglio", perché chi la brandisce poi deve dimostrare di saper fare bene anche senza, ma quando si riuscirà a capire che è solo un giochino mentale da prestigiatore per sfigati?

    Sono convinto che la risposta è "mai" o perlomeno un tempo tanto lungo quanto non vorremmo mai sapere che sia.

  • Chronos

    Raccolgo questi articoli per documentare che non sono il solo a credere che Facebook sia una pessima allucinazione planetaria (piú di un miliardo di iscritti).

    Non ho un account e non mi importa se lo hanno "tutti" (in realtá solo uno su sette circa);
    dall’aprirne uno, mi ha sempre trattenuto l’immagine che Facebook fosse semplicemente il muro dei cessi digitale.

    Ognuno scrive quello che puó, nel contesto che meglio lo esprime.

  • cardisem

    E fai bene a non avere un account FB. Figurati se io sto qui a fare l’agente di commercio per FB… Tuttavia, poiché sono stato da te (non per nome citato), e mi dispiace per la prima parte del mio commento, che non immaginavo sarebbe stata la sola raccolta e discussa, considera che un vasto Movimento politico di cui sono membro, si serve nella sua organizzazione zonale proprio di una pagina FB…

    Io che non amo né ho la pazienza per FB resto fuori da tante informazioni perché non ho la costanza di aprire quella pagina FB..
    Potrei fare qualche altro esempio di carattere più privato…

    Ho detto "tutti" ma poi ho anche scritto "mi trovo praticamente costretto”…

    Poiché viviamo in una società tecnologica (macchinari industriali) e post-tecnologica (informatica-comunicativa) credo che il discorso si potrebbe allargare da FB a molte altre cose che non attirano egualmente l’attenzione.

    Io vedo un solo rischio, che ho riscontrato in molte situazioni: quello di assumere una posizione "ideologica” di fronte a un qualsiasi oggetto o strumento prodotta dalla tecnica… Contro l’automobile non perché inquina, fa rumore e tante altre cose, ma perché è l’automobile…

    Io distinguerei fra ciò che aumenta gli spazi di libertà (dignità, benessere, salute…) e ciò che lo comprime, mortifica, distrugge, uccide…

    Se l’1% governa la terra e opprime il 99%, la colpa non è del singolo prodotto della tecnica, ma solo e unicamente di quell’1%.

    Come ci si difende dall’1%? Come ci si ribella?….

  • Cataldo

    Facebook o twitter etc come per tutte le estensioni del senso, per dirla in termini classici, richiede una anestesia propedeutica all’utilizzo, il fatto di sapere che è cosi aiuta molto a non perdere la bussola.

    A breve, come accade ora per il cellulare, sarà un grande lusso non essere connessi a questi strumenti, la stessa informazione elementare di non essere iscritti acquisisce sempre più connotati diversi e controintuitivi.

    Ma qui la tecnologia non c’entra molto, nello specifico, in quanto si rientra sempre nella rivoluzione digitale, è il classico esempio della differente azione delle economie di scala quando si rapportano all’informazione, si creano possibilità prima nemmeno immaginabili.
    Nello specifico, man mano che la concentrazione procede, le forme di aggregazione delle informazioni fanno salti di stato; mentre la rivoluzione industriale agiva in orizzontale qui c’è una freccia verticale, che porta a  trasformazioni ontologiche dei risultati attesi, Facebook è uno di questi.

    Il controllo delle elite sui crocevia e sull’utilizzo effettivo  di questi flussi è totale, ed ha permesso di ovviare anche ad una limitazione intrinseca che ha internet rispetto il controllo, ovvero il funzionamento stesso dei protocolli di base come il TCP, che non prevedono gerarchie di routing obbligate: gli aggregatori, come i motori di ricerca e facebook, creano una sorta di aspirapolvere che allo stesso tempo riordina i flussi, molto più comodo che passare al setaccio un mare.

    Per questo sono ideologicamente contrario all’utilizzo di questi strumenti 🙂

  • Fedeledellacroce

    Ignorante!
    si dice feisbuc!

  • cardisem

    È un approfondimento interessante…

  • Teopratico

    Innanzi tutto grazie a Lo Monaco e a voi arguti commentatori, da anni "vi" seguo, non ho molti altri mezzi di informazione. Do uno sguardo e cerco di farmi una idea del mondo qui, col "mainstream" mi faccio una idea dell’uomo al massimo contrastando conati. Mi iscrivo solo ora per quanto interessante sia la discussione ( un retro-pensiero mi ha sempre consigliato di rimanere anonimo," chi si iscrive qui sarà segnato con la biro", altro che fb!). E non mi dilungo più, scusate.

    Anche io mi sono iscritto a fb tanti anni fa… per caso, per coglioneria (mi disperavo per contattare una ragazza) e già devo preparare la mia futura arringa di difesa? Anche io Lo odio, come quasi tutti ( e in questo le vostre riflessioni mi stanno aiutando a capirne il perché). Ma per esempio spesso lo uso per diffondere qualche poesiola, qualche pensiero pungente, paradossale. Perfetto sarò segnato in rosso a vita, un giorno mi arresteranno(?) , ma mi piace immaginare di azzoppare qualche algoritmo, di renderlo canceroso, la poesia non può essere ricevuta ciberneticamente, ancora no e forse mai. Chissà se provoca una falla, chissà se imparano a ripararla, solo questo mi diverte. Poi è un "luogo" come un altro? E che solo quello è il luogo ipercontrollato? Io per esempio non frequento circoli "intellettuali", per storia mia e cultura, su fb riesco a raggiungere cervelli interessanti, 1/100, e dialogare per non diventare matto, non so se nella realtà mi risulta più facile. Poi vorrei che vedeste la faccia di un vecchietto quando gli mostro foto antiche postate dal gruppo del suo paesello natìo. Saluti.