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EXPO, L'INDUSTRIA DEL MANDOLINO

DI VALERIO EVANGELISTI

carmillaonline.com

Ai tradizionali argomenti contro l’Expo (sfruttamento del lavoro precario, danni per l’ambiente, inquinamento malavitoso, spreco di denaro, ecc.) vorrei aggiungerne uno che non vedo citato spesso. La scelta di modello di crescita economica che una manifestazione del genere nasconde.

Nel corso della loro storia più che secolare, le Esposizioni universali hanno avuto due funzioni. La prima, mostrare lo “stato dell’arte” nel campo della tecnologia, dello sviluppo industriale, di quello che era definito genericamente “il progresso” (capitalistico, è ovvio). La seconda, far conoscere al mondo la posizione del paese ospitante in quel quadro, presentandolo come centrale e ben inserito nei grandi risultati raggiunti.

L’Italia è stata, fino a tempi recentissimi, la terza potenza industriale europea, dopo Germania e Francia. Sarebbe stato logico, dunque, che un’Esposizione universale esibisse i suoi gioielli in quel campo. Ma sono bastati pochi anni di crisi e molti di neoliberismo (leggi Unione Europea) perché quei gioielli fossero venduti, trasferiti altrove, messi all’asta, trasformati in carbone. Così come i lavoratori che li avevano creati.

L’Expo 2015 si profila dunque come un gigantesco ristorante, un Eataly di proporzioni colossali, secondo il progetto con cui Renzi (e Farinetti, e gli altri geni che gli stanno attorno) intendono rimodellare l’economia italiana e segnarne le sorti. Terra di cibi e musei, paese da turismo e da vacanze. Una Riviera Romagnola estesa all’intera penisola. A beneficio di chi? Degli Stati che dominano la UE, cui rimarrebbe il monopolio assoluto dell’industria pesante e della finanza. A loro le produzioni che contano e rendono, a noi l’accoglienza delle comitive.

Non ho citato la Riviera Romagnola a caso. E’ da sempre, per la conformazione della sua economia (che non ha andamento continuativo), la patria del lavoro precario e malpagato. Così come lo è l’agricoltura, che funziona a cicli. Vale anche per la Spagna, il Portogallo, la Grecia, Cipro. Tutta la catena dei debitori dell’Europa meridionale. L’Italia si è a lungo sottratta a questa regola, ma arriva l‘Expo a sancire la resa. Esibiamo cassette di frutta, formaggi, pizza, spaghetti, accanto a prodotti non più nostri perché venduti alle multinazionali dell’alimentazione.

Un simpatico mercato rionale, con forza-lavoro non organizzata né tutelata dalla legge da mandare a casa finito il ciclo stagionale “alto”. Accompagnato da guide turistiche, ragazzi di fatica, personale alberghiero, autisti ecc. (mancano solo i suonatori di mandolino) che, dopo il pranzo, rendano il soggiorno piacevole al ricco visitatore. Ricco perché ha ormai in mano l’essenziale dell’industria italiana, a cominciare dal comparto agro-alimentare.

Cosa resta da fare al cameriere ipersfruttato, in simili frangenti? Ce lo dice la logica. Rovesciare il tavolo del cliente e gettare il vassoio in faccia al padrone. Ricostruire un Primo Maggio di lotta e dignità.

Valerio Evangelisti

Fonte: www.carmillaonline.com

Link: http://www.carmillaonline.com/2015/05/01/expo-lindustria-del-mandolino/

1.05.2015

[Questo articolo è apparso sulla rivista ShockPress n. 15, scaricabile da qui in pdf.]

Pubblicato da Davide

  • MarioG

    Commento azzeccato!

    Ristoratori e scarpari, ecco il futuro. E si compiacciono pure dei cosiddetti marchi del ‘lusso’.
    Che vanno benissimo, beninteso. ma quando sono di complemento, non l’ossatura.
  • Gil_Grissom

    Ma certo, affossiamo anche il settore turismo e l’agro alimentare cosi’ poi davvero non ci restera’ piu’ nulla.

  • FreiKorp

    E’ proprio questo lo scopo principale.

    Non è un caso che la gente venga bombardata da programmi per diventare cuochi e camerieri, molti dei quali in cui si insegna letteralmente a fare i lustrascarpe da ristorante.
    E’ il compimento di un progetto che ha appunto eliminato questo sciagurato paese dal novero delle realtà industriali per farlo tornare ad una mera espressione geografica.
    In realtà l’Italia potrebbe benissimo sostenersi e prosperare anche solo mediante i suoi beni culturali, cioè migliaia di anni di storia dell’umanità. Così come di un settore agricolo/alimentare in simbiosi con il territorio e insito nel nostro essere.
    Questo indirizzo a valenza strategica però, dovrebbe e potrebbe essere preso solo da una comunità vivente appartenente ad uno Stato etico sovrano. 
    Qui invece è tragicamente evidente che la strada dei Lemming italiani è quella alla Santo Domingo. Fine legittima per un paese ormai in gran parte occupato da una ammucchiata di individualisti apolidi.
  • makkia

    E questo dove l’ha detto?

    Ha detto di lottare per il diritto alla dignità nel lavoro.
    Questo significa lottare contro "il settore turistico"?

    L’agroalimentare è il settore dove se paghi i contributi poi devi vendere i prodotti a meno di quello che ti è costato produrli, perché il profitto va alla grande distribuzione. E allora vai coi caporali e gli immigrati.
    Se uno volesse denunciare questo stato di cose starebbe "affossando l’agroalimentare"?

  • Primadellesabbie
    Mettere al centro il patrimonio archeologico culturale sarebbe geniale.
    Troppo geniale, meglio ripiegare su pizza e cappuccino e tirare a campare.

    Gli allibratori a quanto lo danno Farinetti Primo Ministro?

  • makkia

    Eh, però Santo Domingo è un paradiso fiscale e poi i nativi hanno uno stile di vita meno sfrenatamente consumista. Magari Santo Domingo!
    Noi finiremo come l’Ucraina.

  • FreiKorp

    Hai ragione, sono ancora troppo ottimista…

  • rebel69

    Condivido , per questo sto imparando a ballare la salsa.

  • mystes

    Per questo motivo vediamo proliferare in televisione programmi dedicati alla culinaria tra i quali primeggia l’ineffabile Antonella Clerici, allo stato attuale la più amata dagli italiani…

  • HelterSkelter

    Non mi sembra che l’autore desideri lo smantellamento del settore turistico e dell’agroalimentare, ma, credo giustamente, puntualizzi il fatto che in questi anni anche settori strategici dell’industria siano stati impacchettati, ceduti e svenduti e che l’economia italiana ne abbia ricavato un grandissimo nocumento…

    Ma è da anni che ci ripetiamo che l’Italia non ha approntato un’economica di rilancio industriale, ovvero, è stata seguita tutt’altra linea
    E la domanda è: siamo davvero convinti che un paese come il nostro possa reggere solo basandosi sul settore del turismo e dell’agroalimentare ?
  • madelmo

    Pienamente d’accordo con Valerio. 

  • RicardoDenner

    Molto meglio lavorare in fabbrica a respirare fumi tossici..piuttosto che portare i turisti a giro per il Bel Paese..mi sembra ovvio…(hahahah)