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EXPO 2015: GOOD BYE, ITALIA …

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org


Mentre RaiNews24, servizio pubblico nepalese, sta diffondendo da due giorni dirette in tempo reale con Katmandu, per il devastante terremoto che ha colpito duramente quei territori, strumentalizzando la catastrofe umanitaria con scene particolarmente empatiche, processi virtuali distraenti, accanimento mediatico, e logica assorbente dell’infotainment (la tv del dolore), intanto sugli altri canali d’intrattenimento, come in un vero e proprio “talent show”, Foody e i suoi amici, le mascotte di Expo Milano 2015, comunicano allegria con le loro storie iperreali: Josephine Banana, Piera la Pera, Rodolfo il Fico, Gury l’Anguria, Manghy il Mango, Pomina la Mela, i Rap Brothers, Guagliò l’Aglio, Arabella l’Arancia, Max Mais, Chicca la Melagrana e Julienne Zucchina. L’informazione/spettacolo deve continuare, anzi distrarre …

Riuniti in un volto unico, Foody e i suoi amici, rappresentano l’ideale sinergia tra le multinazionali del mondo presenti e operanti all’esposizione milanese, programmatesi per la vendita della loro merce universalmente commestibile e presentandosi come una vera, unica, simpatica e divertente “edible family” da sgranocchiare, tra una performance e l’altra, tra una narrazione e l’altra.

Nulla è infatti più attraente del “Talent Show”, dove la realtà viene mistificata dal suo farsi spettacolo. Ed è proprio l’identificazione a tali “format”, la via maestra di trasmissione di quella omologazione e dilagante alienazione, che privatizza l’individuo postmoderno e gli impedisce di riaggregarsi in movimenti di lotta al sistema, coscienti e militanti. Insomma lo spettacolo entra a far parte dei più insidiosi giochi di marketing e di potere, che oppongono il profitto privato al bene pubblico e deprimono la democrazia ad una farsa (Guy Debord, sempre lui).

Expo Milano 2015, teatro saturo di luoghi comuni e allestito per una platea di spettatori/consumatori, ormai completamente decerebrati, attratti dai soliti mantra di una società contagiata dalla sindrome del successo e dal cabaret televisivo. Insomma un’immagine della demenza culturale di un’umanità assoggettata ormai completamente alle logiche manipolatrici della comunicazione di massa, alla dittatura del consumo delle immagini e delle merci sponsorizzate, e incapace di scorgere il lato oscuro dello spettacolo, cioè il business.

Infatti “Nutrire il Pianeta-Energia per la vita” è una false-flag, una banalità dietro cui si cela il nonsense civico di una metropoli che ha perso il senso del bene pubblico, proposta come un monstrum invasivo che impatta su di una regione imponendole un modello composto di auto, cemento e sfruttamento del suolo. Perché appunto non si contesteranno le politiche dell’Agro-Industria, degli OGM, delle monoculture e delle sementi ibride che affamano una buona parte dei paesi del Terzo Mondo, non si parlerà di land-grabbing imposto al Sud del Mondo, dove le multinazionali prendono in affitto (al prezzo di 3 dollari all’anno per ogni ettaro) enormi appezzamenti di terreno per investire in agricoltura e biocarburanti, o di modelli alimentari prescritti secondo un prototipo di sviluppo basato sullo scippo di risorse e di identità sociali.

Expo 2015 nasce poi viziato da un grave conflitto di interessi e da un deficit evidente di democrazia: nessun organo elettivo e di rappresentanza democratica ha mai votato per fare Expo 2015 a Milano. La scelta dell’area di Rho-Pero per svolgervi la rassegna è stata un consistente regalo a Fiera Milano Spa, proprietaria di gran parte dei terreni, presente nel comitato promotore di Expo 2015, socia di Expo Spa e di Arexpo. La valorizzazione dell’area e il trasferimento di risorse dalle casse pubbliche a quelle private sono alcuni dei veri obiettivi di Expo (tra costi dell’area, quelli per realizzare Expo e quelli per le infrastrutture si superano abbondantemente i 10 mld di euro di finanziamenti pubblici).

Questi finanziamenti li pagheranno i cittadini/consumatori, in termini di tagli ad altre voci di spesa pubblica. Per di più, come in tutti gli scenari da shock economy, Expo alimenta un meccanismo, peraltro già consolidato a Milano, di gentrificazione, riqualificazione e privatizzazione, con spoliazione e trasferimento di ricchezza dal pubblico al privato, a scapito dei bisogni e dei diritti della collettività.

In Expo 2015 dunque, i fantomatici annunci sul lavoro che verrà (70.000 posti si diceva) sono quotidianamente smentiti dal modello occupazionale, poiché le attività operative si mostrano sempre meno esigibili: lavoro nero, lavoro precario, caporalato, poca sicurezza, zero diritti. Quindi a beneficiare della rassegna non saranno tanto i cittadini, quanto speculatori, banche, mafie.

Un’esposizione universale della durata di sei mesi (maggio/ottobre) potrebbe valorizzare i prodotti tipici italiani, dato che la dieta mediterranea è una delle migliori al mondo. In realtà il vero obiettivo dell’evento non risiede nella valorizzazione dei prodotti tipici, delle aziende locali, e nel confronto con le tradizioni culinarie degli altri paesi, ma in un trionfo apologetico del sistema neo-liberista e dei suoi massimi artefici: le multinazionali. Ebbene le ultime vicende riguardanti lo spot di McDonald’s contro la pizza sono evidenti messaggi di quanto oggi il marketing sia dispotico e violento, e per di più araldo militante di istanze anti-nazionali, che sostituiscono ex abrupto l’hamburger americano all’italianissima pizza margherita.

Esempio, la società Pioneer DuPont, multinazionale specializzata in biotecnologie, che parteciperà a Expo finanziando la costruzione del padiglione USA e che sviluppa ricerche su OGM: come coniugare sementi sterili e prodotti di sintesi altamente inquinanti e dannosi, con il progetto di nutrire il pianeta in modo genuino e naturale?

Un altro esempio ha l’acqua come protagonista: l’acqua distribuita presso la Piazzetta Tematica interna al Padiglione Italia non sarà “acqua pubblica”, ma della San Pellegrino SPA, società di proprietà della svizzera Nestlé, che si è aggiudicata il bando di concorso per circa 950mila euro per i sei mesi dell’evento.

Le spese per la comunicazione dell’Expo poi sono finite in mille rivoli, in pratica un lungo elenco di aziende per comunicare il nulla, con una pioggia torrenziale di soldi pubblici, perché i biglietti non copriranno assolutamente i costi. Comunque vada sarà una grande abbuffata: spese pazze e sprechi (Excelsior-Il gran ballo dell’Expo, di Gianni Barbacetto). Milano vince la gara nel 2008, seguono tre anni di litigi e spartizioni di denaro pubblico, 15 miliardi di euro, finora sono state messe sotto arresto ben 18 persone, e sono partite indagini per infiltrazioni mafiose di più di 60 aziende, per contatti con la criminalità organizzata (truffa in gara d’appalto, tangenti). Negli ultimi 3 anni è stata fatta una corsa paurosa per realizzare l’evento con molti sprechi, molte gare fatte in deroga. Moltissimi soldi sono stati dati a trattative private, senza gara, i ristoranti italiani che sono un po’ il cuore dell’evento sono stati affidati per esempio a Oscar Farinetti, l’amico degli amici, senza gara d’appalto.

Inizialmente Expo prevedeva progetti faraonici, autostrade, strade, bretelle etc., ma non tutto verrà realizzato. La previsione poi di 29 milioni di biglietti venduti non sembra raggiungibile, e anche se si era prevista un’offerta considerevole di occupazione, la realtà sta smentendo ogni generosa prospettiva. Intanto lo spudorato giornalettismo dei maggiordomi di turno, Aldo Grasso e il Corsera, difende l’Expo e i suoi contratti da fame e attacca i “giovani bamboccioni all’italiana” che non vorrebbero lavorare. Però la Fondazione Corriere della Sera ha ricevuto un “contributo per massima visibilità Expo” di 160.000 euro, e RCS Sport per la partecipazione come Main Sponsor alla “Milano City Marathon”, 154.000 euro. Quindi? Loro soldi pubblici a iosa per raccontare bufale, e ai bamboccioni stipendi da fame: 40 ore settimanali, 12h il venerdì sabato e domenica per 780 euro lordi, che netti si riducono intorno ai 600 euro, sottratte le spese per trasporti e servizi, diventano 300 euro di guadagno mensile. Capite perché si rifiuta?

Naturalmente qualcuno ci ha guadagnato, cioè i soliti noti, perché Expo è nato da un peccato originale inemendabile. Nel 2008 è stato scelto come sito logistico per la sua realizzazione una strana area alla periferia di Milano, stretta tra un cimitero, un carcere, due autostrade, una ferrovia, un’area agricola inutilizzabile. Sindaco Letizia Moratti e Presidente della Regione Roberto Formigoni, due nomi, due garanzie. Il valore di quell’area, di circa 20 milioni di euro, fu acquistata dai privati a 160 milioni di Euro, ma ora quei soldi, sono stati risarciti dal pubblico a Fondazione Fiera e gruppo Cabassi, da parte di Comune di Milano e Regione Lombardia. Questo il grande buco che resterà a carico dei contribuenti/cittadini, dovuto alla grande abbuffata.

A ciò si aggiunga l’inopportunità della nomina di Diana Bracco, già delegata per Confindustria, a commissario generale del Padiglione Italia, nonché presidente di Expo 2015 Spa, ritrovandosi a gestire soldi pubblici da ripartire ad aziende che rappresenta.

Chi è la Bracco? Imprenditrice farmaceutica, vicepresidente di Confindustria, sostenitrice di Expo da sempre, avrebbe valorizzato un’area confinante all’area dell’esposizione di 7.000 metri quadrati di proprietà della sua famiglia. A lei è stata assegnata la realizzazione del luogo simbolo dell’Expo, il Padiglione Italia insieme all’Albero della vita, che avrebbe dovuto rivaleggiare con la Tour Eiffel costruita in occasione dell’Expo di Parigi del 1889. Nonostante nell’ottobre del 2014 siano stati arrestati gli uomini operativi più vicini alla Bracco, Antonio Acerbo, responsabile di Palazzo Italia (costi cresciuti da 18 a 35 milioni di euro) e Andrea Castellotti “facility manager” della struttura, lei è ancora al suo posto.
The show must go on. Alla grande abbuffata dei soliti noti, dove sono stati cementificati terreni agricoli, dove è mancato qualsiasi interesse per il cibo biologico, si aggiunga l’ultima vicenda grottesca: il Pd, che ha perso una buona fetta di iscritti, ha ripristinato il baratto medievale, offre biglietti gratuiti in cambio del tesseramento al partito. Due pacchi al prezzo di uno.

Insomma pizza con verdure grigliate o hamburger con patatine fritte e ketchup? Che il pasto vi sia lieve …

dettaglio

http://www.expo2015.org/it/cos-e/il-tema/la-mascotte

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

27.04.2015

Pubblicato da Davide

  • Tao

    La Milano 2015 dell’Expo è la rea­liz­za­zione, in anti­cipo di 4 anni, degli incubi di Blade Run­ner, ambien­tato a Los Ange­les 2019. Enormi distese di capan­noni ed edi­fici che non si discerne se siano ancora in costru­zione o già fati­scenti: o forse sono entrambe le cose.

    Folle stra­boc­che­voli, con molti orien­tali, bru­li­cano in coda per qual­siasi cosa. Puzza di cibo fast­food spaz­za­tura per­vade l’aria. Luci giorno e notte sui capan­noni, e intorno un grande buio. Nulla di natu­rale, di non arte­fatto, a per­dita d’occhio.

    Le Espo­si­zioni Uni­ver­sali esi­stono da quasi due secoli, e sono nate con l’ascesa del capi­ta­li­smo e dell’era indu­striale; pen­siamo alle otto­cen­te­sche, a quella di Parigi che lasciò alla città la Tour Eif­fel, o più mode­sta­mente alla nostra di Torino che ci ha lasciato il pic­colo “Borgo Medie­vale” al parco del Valentino.

    Se pur ci si possa chie­dere il senso — oggi — di tali mega­ker­messe, in ogni caso — aggiu­di­cata che fosse la sede di Milano — l’Expo poteva essere rea­liz­zata in maniera inno­va­tiva e diversa: si poteva tener fuori il malaf­fare, le mul­ti­na­zio­nali, il cibo spaz­za­tura, il lavoro gra­tuito. Una fiera uni­ver­sale può anche non essere magne­fi­cente, ma sem­pli­ce­mente magni­fica nella sua magni­fica sem­pli­cità; può anche non essere ele­fan­tiaca e gigan­te­sca, ma pic­cola e mera­vi­gliosa, mostrando per ogni paese una pic­cola, mera­vi­gliosa cosa, o impresa, o pro­dotto della Terra otte­nuto fuori dal cir­cuito dei Grandi Ladri. E sulla quale i Grandi Ladri non pos­sano speculare.

    L’Expo poteva stu­pire tutto il mondo, sce­gliendo di essere un pic­colo gio­iello natu­rale, a basso costo, a basso impatto, uti­liz­zando come area fie­ri­stica una di quelle già esi­stenti. Oppure tra­sfor­mare un’area peri­fe­rica cemen­ti­fi­cata, squal­lida e abban­do­nata ( Milano ne ha decine) in un bosco e un prato, e tenerla lì, l’Expo.

    Un’Expo avan­za­tis­sima, certo, ma dal punto di vista dell’ottenere il neces­sa­rio con la minima impronta eco­lo­gica sulla Natura. Da visi­tare come una mera­vi­glia, ma in punta di piedi e in silen­zio, come si visita — fac­cio un esem­pio che calza a me — la casetta di Albert Ein­stein a Prin­ce­ton. O se pre­fe­rite, quella di Topo­lino a Disney­land. O una grotta natu­rale con sta­lat­titi e pit­ture rupestri.

    Sobrietà, respon­sa­bi­lità verso la Terra e i suoi abi­tanti, pic­coli e mera­vi­gliosi, per un futuro migliore. Que­sto poteva essere un tema. Poteva essere un’occasione, ed essere ricor­data — negli anni — coma la prima di un nuovo genere, non l’ennesima di una serie e pro­ba­bil­mente la peggiore.

    Ma pur­troppo, scrivo tutto ciò inu­til­mente. Le menti che ci gover­nano ed hanno par­to­rito l’Expomostro 2015 non rie­scono, ed è que­sto il guaio, a con­ce­pire nulla di diverso da que­sto; cam­biano ogni cosa sì, ma in peg­gio, e in ogni pos­si­bile senso.

    Ana­liz­ziamo il tema di Expo2015, ed entriamo in det­ta­glio: “Nutrire il pia­neta, ener­gia per la vita”. Tema impe­gna­tivo. Ogni anno, 10 milioni di per­sone nel mondo muo­iono di fame, men­tre un terzo degli ali­menti pro­dotti sul pia­neta viene spre­cato. Lo spreco, la fame, le guerre, tutte le noci­vità sono un affare. Per chi le genera e poi per chi offre soluzioni.

    “Nutrire il pia­neta, ener­gia per la vita”? Il modello che Expo pro­pone con­tri­bui­sce ad affa­mare, il pia­neta, caso­mai. Un miliardo e mezzo di euro di denaro pub­blico è stato usato per pub­bli­ciz­zare il cibo delle mul­ti­na­zio­nali McDo­nalds e Coca­cola, e pro­pa­gan­dare l’operato dei governi che le sostengono.

    L’Expo — pur­troppo — reca nel suo titolo men­dace ciò che in realtà è: una truffa. La realtà dell’organizzazione capi­ta­li­stica di pro­du­zione e con­sumo di cibo, che di Expo 2015 è padrona, è fatta di spreco e sac­cheg­gio di risorse, schia­vitù di intere popo­la­zioni e deva­sta­zione del pia­neta; logi­che di domi­nio e pre­va­ri­ca­zione di ric­chi con­tro poveri, di satolli con­tro affa­mati; ricerca bio-tech, pro­du­zione di OGM, con­trollo delle mul­ti­na­zio­nali sull’agricoltura anche pic­cola; uti­lizzo cri­mi­nale di fondi pub­blici per inte­ressi pri­vati; sfrut­ta­mento di risorse umane per lavori non retri­buiti e sot­to­pa­gati; spe­cu­la­zioni edi­li­zie deva­stanti, inqui­na­mento e cementificazione.

    L’Expo non crea lavoro, ne è invece uno scan­dalo. Appro­fit­tando della con­di­zione di pre­ca­rietà in cui ver­sano milioni di lavo­ra­tori, ulte­rior­mente aggra­vata dal Jobs Act, sono migliaia i posti di lavoro NON RETRIBUITI, men­tre i pochi pagati hanno con­di­zioni di con­tratto in deroga a quelli nazionali.

    L’Expo non è una manna per Milano, ma una scia­gura. L’espulsione dei resi­denti e degli occu­panti verso le peri­fe­rie abban­do­nate causa l’aumento degli affitti e degli sfratti, lasciando il cen­tro della città in mano alla finanza inter­na­zio­nale. La con­ge­stione delle comu­ni­ca­zioni fer­ro­via­rie e stra­dali a Milano, in vista del col­lasso, è già ora evidente.

    L’Expo non è un lustro per l’Italia, ma un ver­go­gnoso scan­dalo. Arre­sti, inchie­ste per mafia, cor­ru­zioni, abusi e tan­genti; ad un mese dalla inau­gu­ra­zione solo 1/5 dei lavori era stato com­ple­tato, nono­stante i fiumi di denaro pub­blico spesi.

    L’Expo non sostiene la pic­cola pro­du­zione dell’agro-alimentare se non in minima parte. I mag­giori spon­sor sono la grande distri­bu­zione e le grandi mul­ti­na­zio­nali mono­po­li­sti­che dell’industria ali­men­tare, che non sono affatto sulla via del rav­ve­di­mento ma anzi aumen­tano i pro­fitti, anche caval­cando il mer­cato della green eco­nomy: non a caso, sono loro ad aver mas­sic­cia­mente finan­ziato i sin­goli padi­glioni nazionali.

    A que­sto punto — a malin­cuore — dob­biamo schie­rarci. Coloro che rifiu­tano le poli­ti­che di sfrut­ta­mento di que­sta Terra e di chi l’abita non pos­sono legit­ti­mare la squal­lida spe­cu­la­zione messa in campo da Expo 2015.

    Non ci si può dire con­tro, dichia­rarsi per la soste­ni­bi­lità ed essere com­plici di Expo. Boi­cot­tiamo Expo 2015 evi­tando di visi­tarla: faremo un favore a noi stessi, al Pia­neta, e per­sino a loro, dato che sono in mostruoso ritardo e total­mente impre­pa­rati anche a livello logistico.

    Se dob­biamo fare una coda, fac­cia­mola per visi­tare un museo, o per andare a una par­tita, o a un con­certo. Con un certo dispia­cere, ovvia­mente, per l’ennesima occa­sione perduta.

    Massimo Zucchetti

    Fonte: http://ilmanifesto.info

    Link: http://ilmanifesto.info/storia/133994/

    23.4.2015

  • rossland

    Chi è Diana Bracco (oltre a quanto citato)?
    Saperlo aiuta a realizzare la famosa quadratura del cerchio: governare non solo i (propri) patrimoni economici, ma pure quelli umani.
    Terzo Settore, e hai detto (quasi) tutto…
    http://www.sodalitas.it/la-fondazione/governance

  • Gibilee

    EXPO Siviglia 1992 – Al termine dell’Esposizione Universale l’area che ospitò i padiglioni venne trasformata in un parco tecnologico chiamato Cartuja 93 e in un parco tematico chiamato Isla Mágica
    (Isola Magica), oltre che in zona ad uso amministrativo e
    universitario. Ampie parti della zona però sono ora in completo degrado
    come il Parco del Guadalquivir o il Giardino delle Americhe, e strutture
    presenti durante il periodo di esposizione, come la monorotaia e la
    teleferica, sono rimaste inutilizzate.

    EXPO Saragozza 2008 – La maggior parte del sito e delle strutture resta comunque ad oggi senza
    alcun utilizzo, nonostante fosse stato previsto che gli edifici del
    recinto della Expo fossero affittati ad aziende e istituzioni.
    Chiude in rosso di 30 milioni e oltre un milione di visitatori in meno.
    Speriamo bene!
  • Hamelin

    Della serie : Affidiamo la pecora alle cure amorevoli del lupo …

  • Oxymen

    Ecco il nuovo che avanza. Dappertutto offre sempre la stessa faccia da Giano bifronte: il problema è sempre da che parte guardarlo. Esiste un tratto inquietante di continuità tra modernità e postmodernità in questi faraonismi, e quel tratto si chiama sfruttamento della comunità. Oggi si parla della crisi del 2008, ieri di quella del 1929. A distanza di pochi anni ecco l’effluvio di ottimismo per l’inevitabile wishful thinking: la crisi è finita. Oggi l’Expo, ieri A Century of Progress International Exposition, tenutasi a Chicago nel 1933, il cui motto fu:
    "Science Finds, Industry Applies, Man Conforms" (la scienza scova, l’industria applica e l’uomo si adatta).

    Oggi la scienza per antonomasia è l’economia, elevata a tale rango dalle cordate di banksters (vedi la storia del Nobel all’economia), l’industria una vecchia ciabatta che è stata sostituita dai più proficui investimenti speculativi e l’uomo….si adatta. Oggi come ieri.
    Ieri, nonostante l’ottimismo del faraonismo made in USA e la presenza di economisti del calibro di Keynes, la fiera di Chicago non scongiurò gli effetti della crisi e ci volle una guerra mondiale. Oggi non c’è più neanche Keynes, ma una banda di Chicago boys (il baricentro sembra essere Chicago ed i suoi gangster…) che hanno pianificato, matematizzandole, le speculazioni finanziarie che stanno portando i paesi verso il baratro.
    Insomma nulla di nuovo: al grido di "Man Conform!" la geoarchitettura e le sue meravigliose colate di asfalto e cemento ci vuole convincere che tutto ciò è un bene. Le truppe cammellate e gli ascari a seguito si danno da fare. I poveracci, presi tra l’incudine dei muezzin mediatici ed il martello del portafoglio vuoto, non sanno più cosa pensare. Questa liturgia, oggi come ieri, funziona.

  • Rosanna

    Bello il tuo commento Oxymen, ma non ti sembra che oltre le colate di cemento, le truffe da parte dei banksters, la speculazione edilizia, lo sfruttamento del territorio, il trasferimento di denaro pubblico nelle tasche dei privati, ci sia qualcosa di ancora più drammatico , cioè la perdita di identità da parte di di una nazione che  ha perso ogni genere di dignità civile?

  • Neriana

    Sobrietà, respon­sa­bi­lità verso la Terra e i suoi abi­tanti, pic­coli e mera­vi­gliosi, per un futuro migliore.


    Mi ha colpito questa frase perchè a suo modo mi ha ricordato i dipinti di Josef Anton Koch, quando dipingeva le campagne romane con quei piccoli meravigliosi abitanti, che erano gli umani che si integravano nella natura in quella visione romantica, quasi la vita umana fosse ancora dell’età dell’oro.

    Ma pensando alla Terra, divinità ormai particellizzaza, violentata, sfruttata, inquinata, fracassata, frantumata per prendere shale gas and shale oil, con fiumi imbrigliati, lordati, uccisi…mi chiedo se davvero se piccoli meravigliosi abitanti possano davvero accettare tutto questo….e in fondo l’Expo di Milano rappresenta tutto questo scempio. 

    Non ho piu voglia di indignarmi, perchè dal momento che è nata l’idea dell’Expo, tutto quelli che ne è conseguito , spreco di soldi pubblici, mazzette, lavori non finiti, eatitaly, era doverosamente implicito, anzi, era la ragione dell’Expo e forse quello che mi indigna è che c’è chi si indigna, qusi ne fosse stupito.

    Devo dire pero’ che l’Expo è il simbolo di questa Italia che viene divorata, cogliendo il vero significato di eatialy, la farsa che diventa tragedia. Fantastici anche gli sponsor piu visti, MacDonald e Coca Cola, che sono perfetti per il contesto di presadifondellismo che va in scena a Milano. 

    Un po’ come vedere una rivisitazione  moderna della scena del ballo del Gattopardo, dove tutto si sgretola, per lasciare il posto agli sguaiati opportunisti…con buona pace per la cara Terra .

  • GioCo

    Expo 2015 sarà il più colossale fallimento dall’inizio dell’era industriale.
    Forse segnerà lo spartiacque della fine di un era per molti storici a venire. Noi ci tocca poi subire questa ennesima onta, questo marchio d’infamia, già non fosse bastante la capacità istruttiva della gloriosa era fascista.

    Ma occorre già adesso capire perchè si procede a testa bassa, nonostante i governanti e i timonieri del Mondo unipolare non siano tutti preda della demenza più nera. La cima della piramide sorprende i più lucidi e sa perfettamente che siamo sparati contro un muro di acciaio e cemento spesso una montagna e che noi siamo in gromma a un montone di cartone. Non una sfida qualsiasi quindi, anche se c’è chi spera di sfangarla, non è così semplice capire l’ostinazione.

    Bisogna capire bene perché non vengono riprogrammate le macchine.

    Parliamo di gente che è molto attenta al governo del consenso e sa perfettamente che conviene investire in qualcosa che non sia transgenico (ad esempio), secondo le pure leggi del profitto. Gente che domani fa fluire i capitali da un altra parte e cambia la realtà da subito con una parola. Gente che manipola governi tramite il cappio del ricatto dei suoi governanti e che possiede ovunque dove conta marionette fedeli. Gente che decide, non si perde in chiacchiere.

    Dall’angolatura del distratto e disadattato, ovviamente questa "gente" non esiste, fa parte delle solite narrative creative del complotto. Per ciò non c’è che la stupidità e il malaffare.
    Non dico che non esistono e che non dominano stupidità e malaffare, dico che non sono sufficienti per spiegare l’ossessiva ostinazione feroce che vediamo ogni volta riprodursi e se non si vede questo nell’expo, non so cos’altro può renderla più evidente.
    Noi abbiamo conosciuto pochi casi di follia simile, ad esempio il dogma ecclesiastico e l’idealismo, cioè volti di una relazione squilibrata con la propria immaginazione. Probabilmente anche in questo caso abbiamo un problema strutturale. Ma c’è un aggravante.

    Le scommesse che in Borsa dominano il nostro destino, governano il fato del mondo, sono gestite da macchine. I Computer dominano e i computer sono fatti da programmi e i programmi eseguono e ragionano in base alle istruzioni ricevute. Ma sono istruzioni vecchie, date in pasto a un sistema vecchio che aveva una concezione della realtà vecchio e basato sull’innovazione e la tecnologia. Gli uomini hanno costruito quelle macchine e le hanno istruite secondo principi non etici, ma competitivi e assimilabili a quelli dei predatori. Vince il più forte e lo conferma l’evoluzione. Poi fa niente che i dinosauri sono estinti, Jurassic Park li riporta in vita. Cioè il risultato di una elaborazione di un programma pensato per risolvere un problema è fuori tempo massimo e siccome è programmato per dare risposte, le da comunque, ma inadatte. L’intero sistema economico bancario è sostenuto da queste architetture che non possono essere cambiate nemmeno di un bit senza stravolgere l’intera architettura e rischiare di farla crollare su se stessa.

    Quindi il problema non è il muro ma chi crepa quando ci sfracelleremo e stabilire i tempi esatti dello sfracellamento, per sapere quando "saltare giù dalla bestia fuori controllo". Nel frattempo, ovviamente ce chi fa sciacallaggio pensando che tanto ogni resistenza è inutile.

  • Oxymen

    E cos’è la dignità se non la capacità di confrontare le colate di cemento e le vacue promesse di guadagni con la realtà dello stato di fatto? Quando parlo di liturgia intendo proprio la realizzazione della pianificazione dell’inconscio collettivo per fini elitistici, ovvero l’annichilimento della "dignità civile" di cui parli. Senza di essa trova strada libera la monocrazia ideologica. La contrapposizione, una volta risolta e sedata (nè destra nè sinistra, do you remember?) porta allo sfaldamento dei sentimenti di identità. Bisogna ripartire da qui, da questa mancanza di identità.

  • Rosanna

    Riprendo la tua bella citazione Neriana,

    "Josef Anton Koch (1768-1839) dipinse soggetti per lo più religiosi, mitologici, danteschi, ma con particolare interesse per la natura, testimoniato nei suoi taccuini, per i numerosi dettagli riguardanti la natura, gli animali, le piante, gli
    elementi paesaggistici e gli esseri umani che incontrava nei suoi
    vagabondaggi o nei luoghi in cui risiedeva." (da wiki)

    Certo, non rivedremo più la bellezza di quelle terre ancora vergini e non deturpate dalla violenza della tecnologia industriale, però io credo che non si debba mai perdere la voglia di indignarsi, non si dovrebbe mai rinunciare a quella sana rabbia che ci costringe a denunciare questi misfatti civili, e credo anche che ci stiamo avvicinando al momento di un riscatto, che sarà doloroso, con ulteriore perdita di posti di lavoro, ulteriore aggravio fiscale, ulteriore sofferenza del welfare, ma non c’è riscatto senza una rabbia vera e una  voglia di ribellarsi sul serio.

  • Rosanna

    Hai ragione Gibilee,

    speriamo di poter contenere le perdite, perché di perdite si parlerà comunque. Prova  a leggerti l’articolo seguente:

    EXPO: una storia di fallimenti

    Dal 1958 a oggi le Esposizioni Universali hanno rappresentato più flop che successi

    http://www.panorama.it/news/cronaca/expo-una-storia-di-fallimenti/#gallery-0=slide-3

  • Rosanna

    Grazie GioCo,

    hai messo a fuoco alcuni problemi chiave:

    alla maggioranza dell’opinione pubblica questi analisi appaiono come illusionistiche e ossessionate da una matrice complottista, che impedirebbe un’interpretazione serena dei fatti. Eppure il sistema autoritario improntato alle teorie neoliberiste dei Chicago Boys è stato già sperimentato da tempo nel sud America, dove ha fatto enormi danni. Ma questo sembra un dato assolutamente irrilevante per molti.

    Poi tu dici che il sistema economico/finanziario che sta governando oggi anche da noi, ti sembra dispotico e molto determinato, quindi impossibile liberarsene con facilità. E’ molto vero, ricorda infatti altri sistemi dispotici che la storia dell’occidente ha già conosciuto, e da cui i popoli si sono affrancati solo con guerre e spargimento di sangue.

  • Teopratico

    Gran bell’articolo, ed interessantissimi commenti. Grazie.

  • Rosanna

    Grazie a te Teopratico, sei un amico sempre presente e prezioso …

  • Ercole

    Ottimo articolo ,credo che sia chiaro a tutti il fatto che i " grandi eventi " servono solo ai padroni per fare profitto e ai politici per spartire le  tangenti :boicottiamo il CAPITALISMO  che li genera.

  • Neriana

    Sei dolce Rosanna : )

    Pero’ non vorrei fare la parte già descritta da Orwell dove esiste l’ora dell’odio e dell’indignazione. Se non ho le forze per combattere il leviatano che si è impadronito del mondo e delle menti dei piu’, forse è meglio che creo la mia parentesi…., il mio espece d’espace perchè alla fine come dice Perec
    « Le temps qui veille à tout a donné la solution malgré toi »

    Se il mondo corre verso lo schianto, prima lo fa, prima si ricomincia .


  • Gtx1965

    insomma un sentito e rinnovato ringraziamento per l’expofregatura…

  • Teopratico

    Non so quanto valga la "presenza" tramite Smartphone, dovrebbero inventare una bella app: Rivoluzione… Un saluto, ciao.