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EURO, QUELLI CHE SE NE USCIAMO CI SARA' LA CORSA AGLI SPORTELLI

DI ALBERTO BAGNAI

ilfattoquotidiano.it

Siamo al redde rationem.

Mentre gli oligarchi, quelli per i quali i suicidi provocati dalla crisi sono “l’emersione di una contraddizione tale da aprire la strada a un progetto costituente europeo”, se ne stanno ben rinchiusi e defilati nei loro bunker, nelle strade, casa per casa, lotta un’improbabile armata Brancaleone di bambini soldato, mandati allo sbaraglio con argomenti tanto insulsi quanto terroristici. Fra questi, come spesso accade, il più convincente ad occhi inesperti è anche il più ridicolo agli occhi del professionista. Ma se il pubblico non coglie immediatamente il ridicolo, la colpa non è certo sua: la colpa è di un sistema dell’informazione volto da trent’anni a distorcere i più elementari fatti economici. Per ripristinare un minimo di buon senso, però, basta poco, come spero di chiarirvi se avrete la pazienza di leggermi.

Dunque: li avete mai sentiti quelli che raccontano che se si uscisse la nuova lira si svaluterebbe, e quindi, nell’imminenza di questa prospettiva, ci sarebbe una fuga di capitali all’estero, preceduta da una corsa agli sportelli (che gli espertoni chiamano bank run)? La conclusione dei nostri economisti improvvisati è che privando di liquidità il sistema economico italiano, questo fenomeno condurrebbe rapidamente l’Italia al collasso.

Ora, questo argomento è infondato per un semplice motivo: chi aveva soldi da portare all’estero lo ha già fatto, e ha fatto bene, per il semplice fatto che l’euro a 1.37 (diciamo 1.4, arrotondando) sul dollaro è troppo alto, come anche Prodi autorevolmente ci ha ricordato, il che apre la strada a due soluzioni: o l’euro si svaluta, o crolla sotto il proprio peso. La perdita da svalutazione quindi, da qui ai prossimi due anni, ci dovrà essere in ogni caso. Anch’io, che di soldi ne ho pochi, li ho portati all’estero, in modo del tutto legale, investendoli in un fondo dove ho pesato opportunamente dollaro e mercati emergenti, evitando l’Europa (il che non significa escluderla, perché non si devono mai mettere tutte le uova in un solo paniere, ed è sempre bene comprare “basso” per vendere “alto”). Punto. Chi ha senno fa così e lo ha già fatto (come credo abbiano fatto tutti quelli che mi leggono), perché non ha comunque senso investire in un continente che si sta suicidando e va da un rimbalzo del gatto morto al successivo. Se ti vuoi proteggere da una svalutazione, devi investire nella valuta rispetto alla quale sei rivalutato (cioè il dollaro) e se vuoi rendimenti devi investire in economie che crescono (Usa e emergenti).

La morale della favola è che agli intervistatori che con aria sapiente (“Eh, ora ti metto io in difficoltà!”) mi chiedono: “Ma lei cosa farebbe?”, io rispondo: “Niente, perché ho già fatto quello che c’è da fare. Lei no? Mi dispiace.”

Dirò di più.

Il rischio di svalutazione drastica, e in generale il “rischio paese” dell’Europa, è molto più remoto in caso di dissoluzione che in caso di mantenimento dell’euro. Paradosso? No, logica. Il nostro principale concorrente è e resta la Germania. Ora, se noi ci sganciamo da lei, solo un fesso patentato può pensare che la Bundesbank lasci cadere la nuova lira del 20% in una notte, non solo perché non è mai successo, ma anche perché far cadere del 20% la nuova lira significa alzare del 20% l’asticella della Germania, che ora è per lei convenientemente bassa, come affermano tedeschi tanto diversi quanto Hans-Olaf Henkel e Ska Keller. Germania e Italia hanno una struttura di vantaggi comparati molto simile e competono sugli stessi mercati terzi. Se noi ci sganciassimo dall’euro, sarebbe interesse della Germania non calcare troppo la mano e sostenere il nostro cambio, per non perdere importanti quote di mercato. D’altra parte, stando dentro lo “stabile” euro, ci è già successo di sperimentare svalutazioni contro dollaro del 20% pressoché istantanee. Guardate un po’ cos’è successo nel 2008, ad esempio:

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Qualcuno ricorda fughe agli sportelli, inflazione al 20%, e altre amenità simili? I problemi erano, e sono, ben altri.

Mi preme anche farvi notare che se l’euro non scompare, l’unico modo per “risanare” le finanze pubbliche, devastate dal proprio generoso quanto vano tentativo di salvare la finanza privata, sarà quello di “ristrutturare” il debito pubblico. Gentile eufemismo per il più esplicito: dare il pacco ai creditori. Ora: con un haircut poniamo del 20% il creditore da un giorno all’altro si vede restituire il 20% in meno, ma il debitore non riallinea il proprio cambio e quindi, non recuperando competitività, non riesce nemmeno a restituire il restante 80% (è più o meno quello che sta succedendo in Grecia, se avete presente). Con una svalutazione del 20%, il creditore vede sì il 20% in meno, ma il debitore recupera competitività, cresce, e il restante 80% è in grado di restituirlo. Questa è logica. Dentro l’euro quindi c’è più rischio, per i creditori (buon motivo per sottopesare l’Eurozona nei portafogli). E allora perché tutti lo difendono? Ma è semplice: perché il Nord, come da prassi, vuole stravincere. I creditori del Nord sanno che il 20% (o più) è comunque perso, in un modo o nell’altro, ma elaborare questo lutto diventa più facile se pensi che comunque sei riuscito a mantenere i tuoi debitori in una posizione di inferiorità competitiva (impedendo alla tua valuta di rivalutarsi).

Giova ricordare che sarà anche vero che noi italiani ultimamente non abbiamo vinto nessuna guerra, ma i tedeschi in compenso le hanno perse tutte. La storia si sta ripetendo.

Permettetemi di concludere con la madre di tutte le dilettantesche scemenze: l’idea spesso espressa da economisti improvvisati secondo cui la famosa svalutazione del 50% (che non sarebbe tale perché i partner lo impedirebbero, come ho detto sopra) abbatterebbe del 50% in una notte (che non sarebbe una notte perché i riallineamenti anche ampi normalmente prendono almeno un anno) i nostri risparmi.

Scusate, ma i risparmi a cosa servono? In sintesi, a tirare a campare quando si smette di lavorare, no? Ora, io mi chiedo: ma voi, che oggi fate la spesa sotto casa, a 65 anni prenderete ogni giorno l’aereo per farla a Manhattan? Così, per sapere… I cialtroni terroristi sistematicamente confondono il valore esterno della moneta (il suo tasso di cambio) con quello interno (il suo potere di acquisto). Se l’euro si svalutasse del 50%, significherebbe (a spanna) che un dollaro costerebbe del 50% in più. Ma voi il latte sotto casa lo comprate in dollari? L’obiezione (ridicola) è: “Ma le materie prime si comprano in dollari!”. Ma ragazzi: il costo delle materie prime è solo una parte del costo finale del prodotto, le strategie di prezzo delle imprese sono orientate a comprimere i margini in caso di svalutazione per evitare di perdere quote di mercato, ecc. ecc. La morale della favola è che gli studi più recenti ci dicono che nei paesi europei una svalutazione si trasferisce sull’indice dei prezzi al consumo per circa il 23% nel lungo periodo. Quindi anche una svalutazione del 50%, del tutto improbabile, farebbe aumentare l’indice dei prezzi al consumo al massimo del 0.5×0.23=11.5% distribuito su più di un anno. Il che significa, in buona sostanza, che anche in questo scenario catastrofico l’incremento del tasso di inflazione su base annua sarebbe al massimo di 6 punti, sempre nell’ipotesi che il governo non attui contromisure, come, ad esempio, ridurre le accise sulla benzina messe da Monti, guarda un po’, per difendere l’euro. Se invece la svalutazione fosse di un più realistico 20%, come fra 1992 e 1993, l’impatto sull’inflazione in base annua sarebbe di due punti. Proprio quei due punti in più di inflazione che il buon Stefano Fassina chiede alla Bce di provocare… per difendere l’euro!

Ehi, amici, come devo dirvelo? Se tanto svaluteremo dentro o fuori dall’euro, se per difendere l’euro sarebbe opportuno che la Bce provocasse un’inflazione analoga a quella che ci aspetta se ne usciamo, e se per difendere l’euro dobbiamo mettere nuove imposte sulla casa e nuove accise (e in Italia un’accisa è per sempre), mi spiegate a cosa ci serve restare dentro l’euro? A sentirci bravi come i tedeschi? Se avete un complesso di inferiorità parlatene con uno psicanalista: farete felici il vostro (o la vostra) partner. Un economista, se non è un cialtrone, non vi dirà niente di diverso da quanto trovate scritto qui.

Alberto Bagnai

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/19/euro-quelli-che-se-ne-usciamo-ci-sara-la-corsa-agli-sportelli/990782/

19.05.2014

Pubblicato da Davide

  • yago

    Si omette di sottolineare il fatto che con l’uscita dall’euro bisogna ritornare alla sovranità monetaria dello stato. Uno stato che può stampare la sua moneta può svincolarsi dai mercati ai quali è costretto a rivolgersi per il denaro di cui ha bisogno. E’ vero che in teoria più si stampa e meno vale il ciò che si stampa , ma di questi tempi questa regola vale molto meno visto che tutti sono interessati a svalutare  per essere competitivi e nessuno vuole dare troppa competitività all’Italia. Non pagare 85 miliardi di euro anno in interessi non credo sia poi cosi male.

  • Ercole

    Caro Bagnai bisogna invertire i termini della questione anzichè farti 

     tutte queste masturbazioni mentali su come uscire dall’euro proporresti il tema su  come liberarsi dal capitalismo che è la causa dei mali dell’umanità intera non sarebbe meglio !!!!!!!!
  • Mattanza

    Ritornare alla sovranità monetaria?
    stampare la sua moneta?
    Le monete si coniano,le banconote si stampano.Non mi risulta che lo stato italiano abbia mai avuto sovranita sulle banconote (la banca d’italia sempre fu una società privata)ma solo sulle monetine,quindi non capisco il termine ritornare,anche quando c’era la Lira le banconote non erano prestate allo stato dalla banca d’italia che poi ne pretendeva la restituzione con intertessi,smentitemi se mi sbaglio,ma mi sà di no.

  • Gil_Grissom

    Il bravo Bagnai, in questo articolo del tutto condivisibile, ha centrato la vera essenza del problema: la cocciutaggine e l’inelasticita’ mentale teutonica hanno gettato il mondo dentro due guerre mondiali, poi perse rovinosamente dai crucchi. Ora la stessa cocciutaggine che continua a pompare di steroidi una valuta come l’Euro e a propugnare politiche di intransigente austerita’, sta portando alla perdita’ di competitivita’ di tutte le economie europee, con conseguente calo di tutti i pil. Come facemmo l’8 settembre del 1943 quando ci sganciammo dall’abbraccio mortale con Hitler dobbiamo ora sgangiarci da questa moneta perversa che ci sta portando alla rovina.

  • yago

    Non ho notizie certe sul passato ma se cosi fosse basta sostituire la parola ritornare con avere una sovranità monetaria e tutto torna a posto.

    Il divorzio tra tesoro e banca d’Italia credo avvenne nei primi anni 80 quando la proprietà era delle tre bin èra pubblica.  Con la loro privatizzazione non fu stralciato il possesso delle quote di banca Italia che quindi venne privatizzata.

    Questo è ciò che so , ma se sbaglio ti sarei grato se mi fornissi ulteriori delucidazioni.

  • beppe095

    Tanto per farsi un’opinione un attimo piu’ complete si potrebbe anche leggere l’articolo "Perche’ non investire nei Paesi emergenti". La fa facile lui.

    http://www.forexinfo.it/Perche-non-investire-nei-paesi

  • Mattanza

    Mi sa ti sbagli ,c’era un prof di nome Auriti che insisteva su sto assunto prima degli ’80,sono letture di molti anni fa ma ritengo la banca d’Italia non sia mai stata publica,sai tra tornare e fare ex novo c’e’ una gran differenza…perche non è mai stata publica,perche i poteri forti non lo hanno mai permesso,sarebbe una rivoluzione talmente dirompente per chi vuol tenere a bada una nazione e il suo popolo che farebbero di TUTTO per evitarlo.

  • dino23

    Il dollaro/rifugio?

    … ‘azzo ! Virtuosissimo professore, ma ne è davvero certo, o tira i dadi ?
  • Gioia_di_Vivere

    Il dollaro è pronto a tornare al suo reale valore: – 50 % minimo.

    Non li vuole più nessuno. Potremo accendere il camino con i dollari.
  • Gioia_di_Vivere

    Il dollaro è pronto a tornare al suo reale valore: – 50 % minimo.

    Non li vuole più nessuno. Potremo accendere il camino con i dollari.
    L’unica via equilibrata è riconoscere il paniere di monete, con rublo, euro, yuan e magari anche il dollaro :D.
  • babuskin

    Egregio signor riformista, il capitalismo non si riforma, ma si ABBATTE!!! 

    NB: più di quello che starnazza noto che è schiavo della sua parola.

  • makkia

    Avete ragione entrambi.
    Era privata come azionariato ma sotto il controllo del Tesoro.
    Come capacità politica, post ’80 si tratta di un istituto che fa il cakkio che gli pare strafregandosene dei dettati governativi.
    Recuperare il controllo su Bankitalia da parte del Tesoro significherebbe in effetti recuperare autonomia monetaria, indipendentemente dall’assetto societario. Sarebbe una modifica statutaria per legge, agli azionisti rimarrebbe l’alternativa: vuoi continuare a guadagnare come esecutore degli ordini del Tesoro o vuoi essere nazionalizzato e a incassare il valore delle tue azioni ci penseranno i tuoi nipotini?