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EURO-ANSCHLUSS: IL FANTASMA DI MORGENTHAU

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info

Verso la fine della II Guerra Mondiale gli USA avevano un piano, il Piano Morgenthau, per eliminare dopo la guerra tutte le industrie tedesche, facendo della Germania un paese puramente agricolo. Il mezzo per ottenere ciò era semplice: imporre alla Germania l’unione monetaria con gli USA, la cui moneta era allora molto forte: il prezzo delle merci tedesche si sarebbe moltiplicato e le aziende avrebbero chiuso, non potendo più esportare, e l’industria yankee avrebbe preso i suoi mercati e i suoi assets migliori gratis o quasi. Gli Stati Uniti non fecero questo alla Germania dopo la sua resa, però la Germania Ovest lo fece poi alla Germania Est negli anni ’90. E ora lo fa all’Italia.

Oramai è stato acquisito: Essendosi inchiodata a un cambio elevato e fisso – elevato sia rispetto agli altri paesi dell’eurozona, che rispetto agli altri – e non potendo più svalutare la moneta per mantenersi competitiva sui mercati internazionali, l’Italia, per restare competitiva e limitare la sua deindustrializzazione, ha dovuto svalutare i lavoratori, riducendo i salari/redditi, tassandoli di più, tagliando e differendo le pensioni. Ma la riduzione dei redditi ha automaticamente causato il crollo della domanda interna e della capacità della gente di pagare i debiti già contratti, quindi un crollo degli incassi di chi produce per il mercato interno e un’impennata delle insolvenze e dei fallimenti. La riduzione dei salari viene in parte compensata con ammortizzatori sociali finanziati con più tasse e contributi, in parte scaricando i disoccupati e i sottoccupati sui risparmi della famiglia e sulle pensioni dei genitori o dei nonni. Tutto ciò sta consentendo una parziale conservazione dell’industria e dei mercati esteri, ma, abbisognando di drenare risparmi e andando a colpire il settore immobiliare (quello che innesca le fasi di espansione e di contrazione), non può tirare avanti ancora a lungo. Inoltre, i vincoli di bilancio, il limite del 3% al deficit sul pil, la botta dei trasferimenti al Meccanismo Europeo di Stabilità (57 miliardi), la connessa ascesa della pressione fiscale fa chiudere o emigrare le aziende. Emigrano anche tecnici, professionisti, capitali. Questi sono i risultati dei “compiti a casa”. Sostanzialmente, la recessione è guidata da una costante sottrazione di liquidità voluta politicamente da Berlino via Draghi, che garantisce di fare tutto ciò che serve per sostenere i debiti pubblici, ma a condizione che si facciano quei compiti a casa, ossia che si demolisca l’economia e la si doni a un capitalismo di conquista, apolide e antisociale.

Tutti questi meccanismi operano costantemente, appunto come meccanismi, e giorno dopo giorno demoliscono l’Italia e la rendono dipendente, sottomessa, povera rispetto alla Germania. Un po’ più di flessibilità e un po’ meno di spread o un po’ più di spesa e inflazione in Germania non risolverebbero quanto sopra, non fermerebbero la macchina della deindustrializzazione, anche se Renzi cerca di distogliere da ciò l’attenzione attirandola su di sé con la sua azione frenetica e inconcludente (se non nel male). Non la fermerebbe nemmeno un aumento della domanda interna, perché questo si dirigerebbe verso beni di importazione, avvantaggiati dalla forza dell’Euro.

E poi ci sono gli utili tromboni dell’europeismo idealista, che evocano le favole moralistiche di Spinelli e soci per coprire una realtà di scontro di interessi oggettivamente contrapposti, di sopraffazioni spietate, di colonizzazione.

Sarebbe molto utile, a coloro che cercano di tutelare gli interessi italiani in relazione alle politiche europee e monetarie della Germania attuale, a coloro che trattano questi temi nelle sedi europee e nazionali, conoscere come il grande capitale privato tedesco occidentale, durante il processo di riunificazione della Germania iniziato nel 1989, usò una serie di mezzi, alcuni dei quali terroristici, altri formalmente criminali, per impadronirsi delle aziende, dei beni immobili, delle risorse naturali, dei mercati della Germania orientale senza pagare o quasi, espropriandone la popolazione che era giuridicamente proprietaria di questi assets, e trasferendo i costi dell’operazione a carico dei conti pubblici, ossia dei contribuenti della Germania occidentale nonché a carico dei lavoratori della Germania orientale, di cui persero il posto di lavoro circa 2 milioni e mezzo, su circa 16 milioni di abitanti. E’ tutto descritto nel recentissimo saggio di Vladimiro Giacché Anschluss. Queste cose vanno sapute per poterle sbattere sul muso a Merkel, Schäuble, Katainen, smascherando i loro veri fini, quando si mettono a predicare i compiti da fare a casa, mentre dovrebbero finire davanti a una Norimberga finanziaria assieme ai loro mandanti.

I metodi usati per depredare la Germania Orientale furono molteplici, iniziando con la creazione di allarme default della Germania orientale, nella prima fase, in tutto analogo a quello che i banchieri tedeschi scatenarono nel 2011 contro il btp per sostituire Berlusconi con un premier che li servisse bene.

E anche:

– imposizione di un’unione monetaria con cambio uno a uno tra marco orientale e marco tedesco per le partite correnti, che determinò, di punto in bianco gola la quadruplicazione dei prezzi delle merci della Germania orientale, con la conseguente perdita dei mercati in favore di aziende concorrenti della Germania occidentale, e naturalmente la chiusura delle imprese orientali con massicci licenziamenti;

-il sistematico ricorso al falso in bilancio per far apparire irrecuperabili molte aziende sane della Germania orientale, onde poterle comperare a costo nullo o quasi; -la rimozione dei pochi funzionari onesti, che rifiutavano di dichiarare il falso;

-l’imposizione delle “regole di mercato” – in realtà, della potenza economica e politica – onde occupare i mercati della Germania orientale con merci di produzione occidentale e così favorire le aziende che producevano queste merci a danno della produzione locale;

-la costante collaborazione del governo federale (Kohl) con gli avidi criminali del grande capitale – e l’autorevole appoggio di… Jean Claude Junker!

Eh sì, le “integrazioni” sono sempre, nella realtà, business sfrenato e disumano, ora come allora. La Germania fa le integrazioni col disintegratore. L’agenzia fiduciaria incaricata della vendita dei beni del popolo della Germania orientale, la Treuhandanstalt, un veicolo per realizzare questi fini e, in luogo di concludere la suggestione con un utile netto derivato dalla vendita privatizzazione dei beni pubblici orientali, produsse un buco di oltre 1 miliardo di marchi, sicché i cittadini orientali, ciascuno dei quali aveva ricevuto l’assegnazione di una quota azionaria nell’agenzia fiduciaria, del valore teorico di 40.000 marchi, alla fine dei conti non ricevettero nemmeno un pfennig per l’espropriazione dei beni popolari che avevano subito.

Dopo il saccheggio, furono intentati processi penali, civili, indagini formali sull’operato dell’agenzia fiduciaria e su altre vicende relative all’annessione della Germania orientale, ma, grazie all’opposizione del governo, all’inerzia del Parlamento, agli insabbiamenti giudiziari, al fatto che tutta la gestione della missione era stata impostata e imperniata su tecnocratici a bassa o nulla responsabilità e ad alta opacità, come gli attuali eurocrati, i processi le indagini finirono nel nulla. Il profitto compera tutti i poteri dello Stato.

Per contro, mentre il pil della Germania Orientale crollava (- 40,8% nei primi 2 anni, export – 60%), quello della Germania occidentale, grazie alle acquisizioni sottocosto di cui sopra, fece un balzo all’insù di circa il 7%. A dispetto della vulgata ufficiale, ancora oggi la Germania orientale rimane un paese, un pezzo di paese, arretrato, che non ha agganciato la parte occidentale, che vive di trasferimenti posti a carico del contribuente occidentale, in quanto il deficit commerciale dell’Est è del 45% mentre quello del Meridione è solo il 12,5%: quindi la Germania orientale è messa molto peggio della cosiddetta Terronia. Ma, ovviamente, non è colpa sua, bensì effetto di una rapina assistita dal governo di Bonn, nell’interesse del capitalismo tedesco occidentale, e con la giustificazione pseudo scientifica dell’ideologia del mercato e delle sue regole, in cui si nasconde il fatto che il mercato non è libero ma è l’arena di scontri e rapporti di forza e sopraffazione.

Qualcosa del genere dell’unificazione tedesca del 1990 era già avvenuto in Italia, con la annessione del Sud, un’area complessivamente meno produttiva del Nord – annessione che aveva portato non ha una convergenza delle due parti d’Italia, ma a una maggiore divergenza in termini di efficienza e produttività e competitività, in quanto il Nord attraeva distoglieva capitali e competenze dal Sud, che quindi si deindustrializzava e se votava a diventare restare un’area agricola e marginale. Analoga operazione sta avvenendo oggi sotto il pretesto della unificazione europea e della unione monetaria, ossia dell’euro.

La Germania entrò nell’euro a condizione che vi entrasse d’Italia, l’altro paese ad alta capacità manifatturiera. Perché? Perché se l’Italia fosse rimasta fuori avrebbe fatto una forte concorrenza alla Germania, mentre per contro l’euro avrebbe alzato il corso della valuta italiana e abbassato il corso della valuta tedesca, in tal modo favorendo le esportazioni tedesche soprattutto entro l’unione monetaria europea e limitando quelle italiane, che diventavano meno competitive. Così è avvenuto: contrariamente alla quasi totalità dei paesi dell’eurozona, in cui la quota manifatturiera del pil è calata fortemente, la Germania, con l’euro, ha avuto un aumento di circa il 25% della detta quota, dovuto soprattutto ad esportazioni nei mercati dei paesi partners dell’eurozona, ossia dovuta a quote di mercato sottratte ad essi. Esportazioni che i banchieri tedeschi hanno sostenuto facendo prestiti e investimenti verso i paesi eurodeboli, Grecia e Spagna in testa, ben sapendo che prima o poi quei paesi non sarebbero riusciti a sostenere le scadenze di pagamento – anche poiché i loro conti erano stati truccati ad hoc – e che, a qual punto, sarebbe scoppiata quella crisi che ha poi in effetti consentito alla Germania di imporre le sue regole, i suoi interessi e i suoi uomini al potere, grazie al suo controllo sulla BCE, e a costringere altri paesi, Italia in testa, a svenarsi per prestare a Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda i soldi necessari a realizzare i loro lucri usurari e fraudolenti. Anche se a molti può venire il pensiero che il vero compitino da fare a casa sia liberarsi della Germania una volta per sempre, quanto sopra descritto non va letto e presentato in chiave nazionalistica, ossia come una colpa della popolazione tedesca – sostanzialmente inconsapevole – bensì in chiave di guerra di classe, perché, sotto mentite spoglie ideologiche, è una campagna di conquista del capitalismo finanziario a spese della popolazione generale.

L’Italia ha un’arma negoziale molto potente nei confronti della Germania: minacciare di uscire dall’Eurosistema (cosa che farebbe saltare l’Euro e condannerebbe la Germania a una rivalutazione monetaria fortissima, che metterebbe fuori mercato le sue produzioni e in ginocchio la sua economia). Non usare quest’arma e lasciare che il paese sia fatto a pezzi giorno dopo giorno, è un delitto capitale. Ai governanti italiani che, facendo finta di non vedere la realtà, hanno collaborato e collaborano a questo disegno a danno di tutti noi, vorrei chiedere: lo fate perché minacciati, perché ricattati, o perché pagati? Quanto?

Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

Link: http://marcodellaluna.info/sito/2014/10/06/euro-anschluss-il-fantasma-di-morgenthau/

7.10.2014

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    L’euro ha, come problema principale, quello di essere una moneta fiat, PRIVATA, garantita da DEBITO PUBBLICO, non è sufficiente decidere quanta moneta creare (come sostene MMT) bisogna esserne i padroni come popolo ed smetterla senza debito.

    Una volta creata la moneta viene data alle banche che la prestano… qui si arriva al secondo problema, la RISERVA FRAZIONARIA, ora quando si presta oltre la raccolta si danno soldi inesistenti che alla fine creano interessi reali.
    Il piano di assorbimento o distruzione altrui è insito in tutti i sistemi, il nostro problema è una classe dirigente e politica stupida e parassita.
    Un esempio le auto sequestrate agli ubriachi o per altri motivi costano 200milioni di euro all’anno di deposito, in Germania questo succederebbe? No, perche? Hanno più "senso dello Stato" che coincide col senso di NOI, questo li rende più forti.
  • MarioG

    Se il piano Morgentau non ebbe seguito, i Tedeschi lo devono  alla guerra fredda, ovvero in ultima analisi ai sovietici.
    Cosi’ il piano da Morgentau divento’ Marshall.
    Certamente, le trasformazioni del dopo ’89 nella DDR non hanno nulla a che fare con
     a un piano Morgentau, seppur in piccolo, cioe’ a una deindustrializzazione radicale ("pastoralizzazione").

  • Hamelin
    I Quisling lo fanno sempre per denaro e privilegi.

    Secondo me Renzi e Napolitano non prendono neanche tanto sul libro paga dell’UE .

    Renzi poi è talmente imbecille che lo potrebbe fare pure in buona fede aggratiss …

  • rossland

    Il tema è trattato nel docu-film Catastroika, che consiglio a chi ancora non l’avesse visto (data almeno un paio d’anni fa…)
    https://www.youtube.com/watch?v=57KH8aAOWWo

  • fase2

    Guarda caso stamattina leggevo questo

     http://www.marx21.it/internazionale/europa/24584-la-rivincita-del-capitale-40-anni-di-rdt-25-anni-dopo.html 
     E subito mi viene in mente che la Germania sta facendo la stessa cosa in scala continentale ormai, con l’aiuto della moneta unica.
    Vi consiglio di leggerlo.
  • GioCo

    Quando leggo queste analisi certamente intelligenti e interessanti (e in particolare quelle dell’autore in questione che ammiro moltissimo) non riesco a evitare di venire colto alle spalle da alcune domande che mi aggrediscono senza pietà: dov’è sta questa "produzione" (che le industrie chiudono ovunque)? Dov’è il mercato del lavoro (che non ti pigliano manco se paghi tu per lavorare)? Dov’è lo sfruttamento del lavoratore (che con l’impunità sdoganata, spremono chiunque)? Dov’è il capitale (che si parla solo di debito)? Perché le cose paiono andare nella direzione opposta alla convenienza di tutti, investitori inclusi (le aziende le puoi dislocare in Cina ma poi che ti rimane in mano a parte le mosche)? Perché sembra che le cose debbano essere contrarie persino a schemi di interesse mafioso, tipico di una strategia da criminalità organizzata (tipicamente statalista)?
    A me sembra  che la realtà sia un altra, ma che si cerchi affannosamente di leggerla in quadri vetusti (positivisti e ottocenteschi), mezzi cognitivi che non reggono i fatti, come occhi stanchi dietro occhiali spessi appiccicati al foglio vuoto in un esercizio grottescamente divinatorio di magia, che però "guai a non saperlo razionalissimo", così ci si affanna perchè appaia tale.
    Chiaro che in un clima del genere si crea ampio spazio per le speculazioni complottiste più ardite che diventa davvero duro ricacciare nel limbo del delirio da cui sorgono (interiormente per ognuno).

    Vedo un mosaico complesso fatto di diverse dinamiche intrecciate tra loro che non è possibile considerare isolatamente ma nemmeno affrontare in modo univoco. Un panorama devastante che solo visto in parte già è sufficiente per trascinare la mente nella palude della disperazione.

    Noi abbiamo subito un trapasso veloce con la "bit generation", da un corpus di fruibilità fisica della esperienza, verso una virtuale e la TV è stata un allenamento al "bungee jumping" hightech. Non avevamo fatto nemmeno a tempo a digerire le manipolazioni della propaganda massmediatica che ci siamo trovati immersi in una realtà iperbolica che ci connetteva al network di cellulari e computer, capaci di creare cacofonie e riverberi di comunicazioni velocissime e massive che hanno reso pasticciata e confusa la già poco chiara lettura della situazione. Una generazione dietro l’altra le innovazioni ci sono piombate addosso come un cataclisma crescente, non c’è mai lasciato sufficiente tempo per adeguarci e tanto meno le vecchie generazioni di preparare il nuovo alle nuove.
    Ogni generazione nuova ha quindi semplicemente preso arrendevolmente come compiuta la novità in modo sempre più massicciamente acritico. In una condizione del genere mi sento ripetere anche a livello accademico che "non bisogna temere la tecnologia, basta saperla usare". Ma c’è qualcuno che può davvero garantire di saperla usare senza esserne preda? E poi, a che pro? Cioè, qual’è il vantaggio effettivo, il contraccambio, a parte consegnare se stessi mani e piedi a chi l’ha inventata? E poi, chi l’ha inventata? Posso stare tranquillo spendo quale stretta correlazione c’è tra ricerca tecnologica e strategia militare in un mondo di conflitti sempre più esplosivi e pericolosi? Posso stare tranquillo vedendo che ogni cosa è coperta da copyright, cioè segreta e non verificabile da enti terzi e indipendenti?

    Altro problema è quello economico e sociale. Non mi pare di dire una fesseria se affermo che oggi l’economia non può dirsi "di capitale" perchè non mi sembra che il capitale centri qualcosa con il debito di una moneta che alla fonte non è data, viene solo emessa numericamente e poi prestata sulla base di una scambio di promesse aleatorie tra enti, giochi di prestigio da bagatto e garanzia di legalità (cioè imposizione coercitiva). Tra l’altro non capisco come si possa credere che il denaro faccia denaro con giochetti contabili e matematica da astrologhi, come sia possibile considerare in modo anche solo vagamente sensato (non oso dire "positivo") una orrore abissalmente luciferino come la borsa, il casinò globale dove si può scommettere che moriremo tutti pianeta incluso (ed è accaduto veramente, più volte). L’antitesi esatta della vita e della sua ragion d’essere.

    Poi c’è il problema dell’ambiente. Non esiste un solo sistema biologico che non sia collassato o al limite del collasso: siamo sull’orlo di un ecatombe vitale. Lo so, dirlo pare di essere un catastrofista, ma gli occhi bastano ormai per chi vuol vedere, gli altri non possono salvarsi dal loro evidente limite cognitivo e vanno lasciati perdere. La questione è gravissima, perchè si continua a pensare che la libertà sia liberista, tecnofreica ed economica, quindi il collasso prima o poi sarà anche per l’Uomo.

    Poi c’è il problema dell’onestà verso ogni altra forma di vita, introdurre un’etica della vita per la coscienza umana. Quando impareremo che il problema non è cibarsi di carne o di vegetali, ma avere cura degli uni e degli altri, in quanto siamo noi a dipendere dalla vita e non la vita da noi? Ma il problema è paradossalmente più grave. Non siamo in grado di capire nemmeno che ci manga una capacità critica a riguardo. Per esempio, non ho mai sentito parlare di un "diritto della vita", ma solo "alla vita", la nostra (cioè del più forte).

    Poi c’è la povertà spirituale, che è intellettuale e (non a caso) materiale. L’impoverimento è sistemico, cioè intrinseco al modello del mercato. Le risorse sono le sole cose che contano, eppure non c’è valore nemmeno nel valore della risorsa, ma solo nel suo sfruttamento più bieco. Quindi c’è solo un valore per il mercato: annullare, svuotare, annichilire. Non è un caso che la produzione di massa di rifiuti passi sotto l’evidente nome di "consumismo", anche se è un "produttismo" di cose non consumabili. Il riciclo e il riuso non faranno mai abbastanza perchè sono nemici acerrimi del mercato e contrastano l’impoverimento necessariamente fondante per il suo sostentamento. Solo abbattendo il principio cognitivo economico mercantile per sostituirlo a uno differente si potrà sperare in un cambiamento sostenibile. Quale? Difficile dirlo, pare non ci sia tempo di inventarlo e farlo accettare, per cui per ora accade semplicemente che ognuno si arrangia, poi si vedrà all’esame dei fatti chi aveva ragione.

    Infine c’è il problema epocale dello scontro massimo di pesi massimi della storia. Mai è accaduto prima che entità sovranazionali (élite) si scontrassero per ragioni ideologiche, politiche e di potere, mettendo in campo tali e tante risorse da scuoterci così integralmente. Se si riduce tutto in "NATO Vs BRICS" però si commette un errore madornale. La posta in gioco è smisuratamente più alta, dalla idea di una realtà mondiale unipolare a una multipolare, dal diritto all’autodeterminazione del governo al controllo paranoico e ossessivo capillare di un solo governo, dal sostegno alla famiglia alla promozione di un individuo isolato, dal diritto a riconoscersi nella propria cultura secolare all’adesione coercitiva a un dogma unico ed etero-determinato, dalla sostenibilità della crescita demografica alla sterilizzazione di massa forzata, dal patto sociale che cerca alleanza con gli strati sociali inferiori, ai pochissimi di un olimpo divino che controllano masse di tecno-schiavi con un debito eterno e inestinguibile. C’è insomma la visione di due scuole di pensiero nuove e al contempo con radici molto antiche, che possono oggi confrontarsi su un
    piano decisamente più allargato e che ci trascina verso un conflitto molto più importante rispetto quelli sperimentati in epoche passata.