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ERNST NOLTE – L'ULTIMO TEDESCO


DI GILAD ATZMON
gilad.co.uk

Nel suo libro Heidegger e gli ebrei, il filosofo francese François Léotard sostiene che la storia può promettere di raccontare il passato, ma quello che invece fa veramente è nascondere la nostra vergogna collettiva. La storia americana nasconde la schiavitù e la militanza americana nei genocidi, gli inglesi tentano di coprire i loro crimini imperiali e la storia ebraica copre il fatto che gli ebrei sono sempre stati singolarmente e straordinariamente abili nel tirarsi addoso disastri. Il vero storico, secondo Léotard, è colui che svela la vergogna e la porta alla luce.

Il vero storico è un filosofo – è un essenzialista che riconosce e introduce i vari capitoli di un’epoca che all’inizio si presenta come “irrazionale”.  Come uno psicoanalista, il vero storico rimuove – uno strato dopo l’altro – la vergogna repressa per cercarne la ragione, la coerenza e la verità.
Il professor Ernst Nolte, che è morto giovedì scorso a 93 anni, è stato un vero e proprio storico. Questo perché, durante la seconda guerra mondiale, Nolte fu allievo del grande Martin Heidegger.

Nolte è stato probabilmente il primo accademico del dopoguerra a rompere i tabù contro l’equiparazione tra nazismo e bolscevismo. Fu immediatamente denunciato dalle istituzioni accademiche tradizionali come apologeta di Hitler e negazionista dell’Olocausto. Tuttavia, la maggior parte delle scoperte di Nolte – che erano scoperte rivoluzionarie negli anni 1960-80 – ora vengonmo accettate dalla maggior parte degli storici, come una valida interpretazione del Nazional-Socialismo tedesco.

Nel 1986 Nolte dovette scontrarsi con le istituzioni accademiche, per aver indicato che l’inclinazione dei tedeschi verso il nazionalsocialismo fu una risposta naturale alla minaccia esistenziale rappresentata dal bolscevismo, ma paragonò la brutalità di Hitler nei confronti degli ebrei e delle altre minoranze con le uccisioni di massa di Stalin.

Nolte disse correttamente che la brutalità di Stalin nei confronti di masse di popolazioni precedettero le misure oppressive di Hitler nei confronti delle persone definite ‘nemici dello Stato’.

“Prima di Auschwitz non esisteva già un Arcipelago Gulag? “. Si chiese Nolte in un suo articolo sul Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) del 1986.

Nolte tentò di esaminare la vergogna tedesca ricerdando tra le caratteristiche – tra i “logo” – della storia tedesca moderna. In realtà, questa ricerca dei loghi è più pertinente che mai. Nolte si rese conto nel 1960 che il fascismo fu un grande anti-movimento: era antiliberale, anti-comunista, anticapitalista, e anti-borghese, che si oppose alla modernità. Ed è proprio questa inclinazione di Nolte verso la ricerca dei loghi che lo portò alla comprensione del fascismo. Un metodo di lavoro che ci può aiutare ad interpretare la popolarità di Bernie Sanders e di Donald Trump. Entrambi, per i loro seguaci, sono una forza contraria alla creazione di uno stato padrone/oligarca (mommonite/oligarch establishment).

A differenza di Wilhelm Riech e di quelli della Scuola di Francoforte che sono arrivati alla ridicola conclusione che i tedeschi avevano preferito il nazionalsocialismo alla rivoluzione marxista perché erano ‘sessualmente repressi’ e perché avevano una propensione per l’autoritarismo, Nolte coraggiosamente rivisitò tutto il passato e scoperse che questa sua affermazione era molto più sensata di quanto la maggior parte dei tedeschi era disposta ad ammettere in quel momento. Come si può ben comprendere, essendo Nolte uno storico vero, non ebbe vita facile.

Subito dopo la pubblicazione del suo articolo su FAZ divenne oggetto di un attacco orchestrato e guidato da studiosi ebrei e non solo. Uno dei più acerrimi nemici di Nolte in Germania fu la famigerata Scuola di Francoforte guidata dallo Shabbat Goy Jürgen Habermas che accusò Nolte di “tendenze grossolanamente apologetiche.” Se avessimo lasciato interpretare la storia a gente come Habermas e agli idoli della Scuola di Francoforte continueremmo ancora a credere che la seconda guerra mondiale e l’avvento al potere di Hitler furono tutta colpa della repressione sessuale tedesca.

Il Professor Nolte condannò pesantemente il nazismo. Tuttavia, Nolte prese nota e reagì con interesse ai rapporti scritti da Fred Leuchter e Germar Rudolf che sollevavano dubbi sulla possibilità scientifica di un uso omicida delle camere a gas di Auschwitz. Se la storia è lì, per raccontare il passato, un racconto di quel genere deve seguire i fatti ed essere interpretato con il passar del tempo, più fatti vengono alla luce e più accuratamente possiamo riconsiderare ciò che è veramente accaduto e, con maggiori conoscenze, riscrivere il passato.

Il vero storico è una persona che trascende la temporalità e introduce la razionalità dove questa non c’era.

Nolte sostituì la nozione assurda di ‘psicosi autoritaria collettiva’ con la storicità. Tutta la sua opera fu guidata dall’essenzialismo.

Così, Nolte, il vero storico tedesco fu più veloce di altri nel vedere Israele per quello che è. Nel suo libro del 1991 “Historical Thinking in the 20th Century” (NdT. non si trova su Internet) fece riferimento a Israele come a uno “stato straordinario” e mise in guardia sul fatto che potrebbe diventare fascista e commettere genocidio contro i palestinesi.

Fino al suo ultimo giorno il Professor Nolte è rimasto incorreggibile ed ha continuato a dire tutto quello che credeva fosse vero.

Gilad Atzmon

Fonte: www.gilad.co.uk

Link:
Ernst Nolte The Last German

21.08.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario  

Pubblicato da Bosque Primario

  • PietroGE

    Concordo pienamente. Uno storico di una onestà intellettuale esemplare, capace di sfondare il muro della propaganda per vedere connessioni e interpretazioni legate ai fatti e ai documenti storici, non alle vulgate dei vincitori delle guerre che pretendono di scrivere anche la storia.

    Unica nota non perfettamente a posto, la sua posizione sull’olocausto, obbligata dalla pazzesca legge liberticida tedesca che manda per 6 anni in galera chi nega l’olocausto. Chi lo ha ascoltato e chi prova a leggere tra le righe, però, sa benissimo che lui non ci ha mai creduto.

  • Rosanna
    L’analisi di Nolte in realtà ha peccato di strabismo storico, infatti fu uno storico mosso dall’odio contro il bolscevismo, cui attribuì tutte le dirette conseguenze disastrose  della guerra civile europea … mi sembra lievemente eccessivo …
    Conseguenza essenziale della interpretazione che Nolte dà della guerra civile europea che ha coinvolto l’Europa fino al 1945, è la centralità dell’Ottobre Rosso, dell’Ottobre 1917, nella storia del Novecento. In questa prospettiva, all’origine del totalitarismo non sta tanto la deflagrazione mondiale della Grande Guerra,  e nemmeno l’incubazione ideologica del nazionalismo e del pensiero antidemocratico (come nell’interpretazione di Zeev Sternhell), ma la rivoluzione bolscevica. L’inizio della guerra civile tra ideologie totalitarie e sterminazioniste non avrebbe avuto inizio senza l’impresa di Lenin. 
    Certo, il 1917 è anche per Nolte la conseguenza del 1914, cioè della guerra mondiale, ma è solo a partire dal 1917 che la faccenda diventa maledettamente seria. Senza l’avvento del bolscevismo, quindi, non vi sarebbe stata la “guerra civile europea”. 
    Nel loro scambio epistolare, Francois Furet rimprovera a Nolte di non aver compreso che la guerra del 14-18, l’interventismo e la nascita del fascismo italiano hanno significato una rottura epocale all’interno della destra europea, che esce così dalle secche della controrivoluzione in cui si trovava immersa dalla Rivoluzione francese. Furet tiene assai più di Nolte all’autonomia del fascismo come ideologia e movimento politico rispetto al bolscevismo o, più in generale, al marxismo. Quindi valorizza maggiormente il ruolo della Prima guerra mondiale e il retroterra ideologico già formatosi nella cultura politica europea, rispetto  alla Rivoluzione d’ottobre.  
    Come gli ha rimproverato Hans Ulrich Wehler, Nolte è meno attento al ruolo delle democrazie occidentali nella prima metà del Novecento. Per lui lo scontro reale è tra i sostenitori della  “trascendenza pratica”, cioè dell’universalismo livellatore (e qui vi include anche il wilsonismo, riecheggiando Heidegger, che negli anni Trenta parlava del popolo tedesco, “popolo metafisico”, preso nella morsa del bolscevismo ad Est e dell’americanismo ad Ovest) e i sostenitori dell’identità nazionale tedesca, che sposando il nazismo si sarebbero spinti troppo oltre, rifiutando il buono (il “sistema liberale europeo”) insieme al meno buono, e che attraverso l’idea della purezza razziale avrebbero tradito le loro premesse, giungendo al crimine dello sterminio di massa degli ebrei, che Nolte si guarda bene di giustificare ( pur considerandolo speculare allo sterminio di classe messo in pratica prima da Lenin, poi da Stalin).

    [www.ariannaeditrice.it]
  • PietroGE

    Prima della guerra del  ’14 – ’18 c’è stato il Manifesto del partito comunista, prima del fascismo c’è stata la fondazione del partito comunista italiano. Ora, questo movimenti avevano un qualcosa di particolare che non si era mai visto prima : l’internazionalismo e l’abolizione delle identità nazionali che erano esistite per secoli e che avevano contribuito al fondamento delle nazioni europee.

    La reazione a questo stato di cose mi sembra più che naturale. Qualcuno si  aspettava veramente il contrario? Dopo la nascita dell’Unione Sovietica il bersaglio della propaganda sovversiva sovietica è stata proprio la Germania con l’appoggio allo spartachismo e ai tentativi di presa del potere da parte dei comunisti. Anche qui, che cosa si aspettavano gli storici, che le classi dominanti stessero a guardare? E che il proletariato tedesco si vendesse alla lobby ebraica che dominava il bolscevismo (il ‘bolscevismo ebraico’ come lo chiamava Hitler)?

    I nazionalsocialisti sono cresciuti combattendo nelle strade contro i comunisti, cantando l’inno di Horst Wessel ucciso a Berlino dai comunisti. Anche se lasciamo per un secondo la dimensione intellettuale e consideriamo solo quella storica  di vita pratica, il nazionalsocialismo è nato come reazione al bolscevismo, su questo non ci possono essere dubbi. Altro che ‘ popolo metafisico’. Basta dare una occhiata al programma del NSDAP per rendersene conto.

    Come dice Viktor Suvorov nel suo ‘Rompighiaccio’, la leadership sovietica era d’accordo su un punto : che la rivoluzione si sarebbe dovuta espandere all’intera Europa, pena il fallimento, e la Germania era il bersaglio prossimo venturo a causa della sua posizione geografica e del suo potenziale economico. Nolte ha perfettamente ragione.

  • natascia

    La Russia oggi sembra essere tutt’altro: protezione della lingua e dei valori nazionali tradizionali ad esempio. Paradossalmente l’internazionalismo socialista e la sua finto-erede:la globalizzazione pseudo-socialista, hanno un’antagonista Russo diverso e meno colonizzatore. Purtroppo la storia ci insegna che la mancanza di consapevolezza e l’ignoranza in cui vengono tenute la maggioranza delle popolazioni porterà il lupo a travestirsi da agnello fino allo sfinimento.

  • Rosanna

    A differenza di Nolte, storico gravato da strabismo analitico, e da un’ossessione per il comunismo, che diceva che Hitler era stato una reazione alla minaccia sovietica, e che la Shoah era stato un effetto dei delitti del bolscevismo”
    smentendo così la corretta procedura dell’analisi storica, che contestualizza gli eventi e ne cerca numerose cause e non solo una … magari secondaria … invece Joh Maynard Keynes riconobbe subito la causa della nascita del nazismo, che era stata sostanzialmente economica (guarda caso) …

    John Maynard Keynes infatti scrive nel 1919 Le conseguenze economiche della pace (The Economic Consequences of the Peace), dopo aver partecipato alla conferenza della pace di Versailles come delegato del ministero del tesoro britannico. Letto in tutto il mondo, il libro criticava quella pace paragonandola a una pace cartaginese.

    Egli sosteneva che fossero ingiustificate le questioni della riparazione dei danni di guerra da parte della Germania e che, volendo accettare quest’idea, le riparazioni non avrebbero dovuto superare la cifra di 2.000.000 di sterline … riteneva infatti che avrebbe dovuto esserci un annullamento dei debiti di guerra, cosa che avrebbe agevolato in primis la stessa Gran Bretagna.

    Infine, Keynes voleva che gli Stati Uniti lanciassero un programma di credito per aiutare l’economia dell’Europa, affinché si riprendesse al più presto possibile.
    Le riparazioni dei danni costituirono il nodo centrale della conferenza, ma il presidente Wilson rifiutò l’idea di annullamento dei debiti di guerra e di un programma di credito per l’Europa. Solo pochi partecipanti alla conferenza di pace sostennero le idee di Keynes … il quale poi amareggiato per le riparazioni imposte alla Germania, abbandonò i lavori dell’assemblea il 26 maggio 1919; si ritirò a Cambridge e in due mesi estivi si dedicò alla scrittura del libro.

    Poi con la crisi di Wall Street del ’29 ed il ritiro dei capitali americani investiti, la Germania ripiombò in recessione. Ne trasse giovamento il movimento di Hitler, il partito nazionalsocialista (un nome una garanzia), che divulgava concetti chiave quale la superiorità della razza ariana, sul complotto mondiale ebraico e la necessità di ampliare lo spazio vitale.

    Queste le origini del Nazismo, debiti di guerra, disoccupazione cronica, crisi economica, deflazione, guerre valutarie.

  • Rosanna

    Non capisco perché lascio gli spazi tra un periodo e l’altro … ma poi la pubblicazione non li rispetta …

  • PietroGE

    Keynes vede solo la parte economica della crisi. C’era la crisi economica quindi e il partito di Hitler “divulgava concetti chiave quale la superiorità della razza ariana, sul complotto mondiale ebraico e la necessità di ampliare lo spazio vitale”??? E perché non solo pane e lavoro per tutti?

    Perché nel programma del NSDAP c’era l’obbligo per coloro che gestiscono i media (in quel caso i giornali) di essere parte del Volk tedesco? Perché il libercolo sui Savi di Sion veniva diffuso in massa?
    Tutte queste domande trovano una risposta nella convinzione di Hitler (giustificatissima) che la lobby ebraica dettava legge nei soviet e che il comunismo non era altro che un sistema di potere che minacciava le fondamenta identitarie della Germania, oltre che il suo territorio.

  • Rosanna
    In realtà non ci sono cause uniche e assolutamente determinanti delle vicende della storia, se mai le cause sono sempre molteplici, di maggiore o minore impatto, e andrebbero considerate tutte quante … Keynes profetizza la futura crisi politica della Germania e di conseguenza l’avvento del nazismo, individuando negli enormi debiti di guerra quelle condizioni capestro che avrebbero condannato l’economia tedesca ad una recessione spaventosa, con tutte le dovute conseguenze … le cause economiche, troppo spesso dimenticate dai testi di storia, appositamente per celare i veri motori delle vicende politiche, e inoltre sono determinanti nel condizionare l’emergere di alcune forze politiche rispetto ad altre …
    Quindi individuare nella rivoluzione bolscevica l’unica causa della nascita del nazismo, mi sembra un’analisi molto semplicistica e riduttiva, le cause sono molto più complesse e sono  state soprattutto quelle economiche e culturali veramente determinanti, se pensiamo che quella fu l’epoca dei Totalitarismi, che sorgevano come funghi in tutta Europa, sia di destra che di sinistra … non esistono gli effetti domino se prima non si sono verificate sedimentazioni profonde a livello etnico nazionalistico culturale … ed anche considerare Hitler solo colui che voleva produrre pane e lavoro per tutti, è come considerare Stalin come colui che ha consolidato la rivoluzione bolscevica senza l’uso della violenza nell’URSS del tempo … 
    A ciò si aggiunga il fatto che bisognerebbe capire quale attendibilità bisognerebbe concedere alla  vicenda della diffusione del libercolo dei Savi di Sion … una fake oppure una verità ?
    Quindi da premesse diverse non si può approdare alla stessa conseguente analisi … la teoria cospirativa può essere molto utile solo nel momento i cui viene consolidata da ricerche storiche profonde, oggettive e attendibili … diversamente rischia di destabilizzare tutto il quadro storico politico … 
    E poi non è che tutta la storia deve essere necessariamente revisionata, per quanto mi riguarda … anche se la ricerca deve naturalmente rinnovarsi continuamente 
  • consulfin

    a parte le giuste osservazioni di @rosanna, considerare ridicola la tesi secondo cui la dimensione psicologica sia di fondamentale importanza per capire i fenomeni sociali aliena ogni valore a qualsiasi articolo che pretenda di occuparsi della materia, altro che verità storica. Tra l’altro, l’Autore, forse involontariamente, cade nella sua stessa trappola (nemesi?) paragonando lo storico allo psicanalista.

    Ma davvero può venire in mente a qualcuno che in una società i cui membri siano privi di psicopatologie (il carattere masochista, ad esempio), in una società fatta di uguali, possa attecchire un’ideologia di annientamento e sopraffazione del singolo e/o delle minoranze (minoranze tra l’altro inesistenti proprio perchè costituita da eguali)? Auguri!
  • MarioG

    Ma davvero può venire in mente a qualcuno che in una società i cui membri siano privi di psicopatologie (il carattere masochista, ad esempio), in una società fatta di uguali, possa attecchire un’ideologia di annientamento e sopraffazione del singolo e/o delle minoranze (minoranze tra l’altro inesistenti proprio perchè costituita da eguali)? Auguri!


    Da incorniciare! 
    Chissa’ che intende poi con societa’ di "eguali". Fino a che grado di "equalizzazione" ritiene conveniente spingersi? E con quali mezzi? 
    Devo dire che gareggia ad armi pari con la scuola di Francoforte, quella dei tedeschi sessualmente repressi che si danno al nazismo.
    Anche lei non manca di masochismo in simili esibizioni.