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ERDOGAN E IL RICATTO-CARICATURA, ZIZEK E I PROFUGHI

FONTE: DEDEFENSA.ORG

Dato che siamo nella tragedia-farsa, restiamoci con Erdogan, la caricatura e il ricatto.

(Notare che Erdogan è uno dei fondatori-ispiratori dell’espressione, poiché è nei suoi confronti che abbiamo impiegato per la prima volta l’espressione “tragedia farsesca” [o “farse tragiche” secondo l’umore del momento] nell’ottobre 2012.) Da qualche settimana Erdogan si scatena per una o più questiioni di caricaturisti di cui è bersaglio. Stavolta è in Germania, non in Danimarca, e non a proposito del Profeta ma piuttosto dell’Anticristo. (E allora inventeremmo al più presto una nuova categoria che congiungerebbe perfettamente l’attualità escatologica e quella farsesca che caratterizzano il tempo presente, e sarebbe quella dell’Anticristo farsesco).

Erdogan vuole che si impediscano le sue caricature e quelle contro di lui, e dato che se ne son fatte alcune in Germania, vuole che si perseguano i disegnatori o i comici colpevoli di un quasi-deicidio, secondo lo spirito della cosa, e che uno dei comici in scena, in particolare, meriti ampiamente la prigione. C’è una legge per questo tipo di reato in Germania e Merkel ha immediatamente sposato la causa di Erdogan, giudicando che il colpevole, (protagonista l’attore Jan Böhmermann) merita ben il massimo della pena, (5 anni di prigione) e lei stessa il titolo di cancelliere della farsa. La legge che punisce l’insulto pubblico a capi di Stato o di Governo (un anno se l’offesa è involontaria, 5 se volontaria) non è mai stata applicata, e la richiesta di applicarla era stata rifiutata da GW Bush e da Benedetto XVI. E invece per Erdogan Merkel è senza riserve favorevole, dopo le solite esitazioni e il consulto con i suoi consiglieri per la comunicazione. Questo provoca una tempesta nel suo paese e dentro il suo governo, e la mette ancora una volta in una posizione delicata.

Nel caso in esame la poveretta, (Merkel) è effettivamente e curiosamente obbligata dall’accordo che ha imposto ai suoi partner europei, tra l’Unione Europea e la Turchia e non teme che una cosa, che Erdogan apra nuovamente “il rubinetto dei profughi”. (Questo farebbe supporre che l’avesse chiuso, ma insomma…) La “grande politica” di Merkel che prevedeva di mettere in riga alcuni vassalli (i Greci e il resto) e poi l’affermazione della sua autorità dittatoriale sull’Europa, da un anno a questa parte è ridotta ad una gestione “giorno per giorno” della crisi dei rifugiati. Con la crisi greca avevano detto che Merkel non era meno che una nuova Bismarck; ma adesso con la crisi dei migranti ci si permetterà di mostrarsi irrispettosi sperando fortunosamente di non incorrere nei rigori della loro legge, parlando rispettosamente di una parodia di Bismarck.

La stessa atmosfera permea un altro intervento recentissimo di Erdogan, decisamente infaticabile nei suoi furori di anticristo, stavolta in Olanda, dove la parodia dell’Anticristo domanderebbe alle associazioni turche del paese di raccogliere le prove di caricature, di insulti, eccetera su di lui e contro di lui. Queste rivelazioni che il giornale Volkrant ha fatto avantieri hanno provocato anche là in Olanda una tempesta simile a quella tedesca. La chiameremo tempesta-parodia? Bisogna dire che i metodi di Erdogan, una sorte di Ubu-dittatore che maneggia il ricatto a cielo aperto, invitano a farlo; del resto il ricatto è pratica corrente nei paesi mediorientali che sono grandi alleati del blocco BAO (Bloc Américaniste Occidentaliste N.d.T.), come ha dimostrato l’Arabia Saudita al Presidente Obama che ha abbozzato, accennando una genuflessione. Non fa niente, le notizie secondo le quali Erdogan chiederebbe alla giustizia di investigare su più di un milione di casi tra i quali si potrebbe trovare il pretesto di un insulto contro egli-stesso-l’Anticristo, ci sembrano considerevolmente esagerate, anche se sono state date. Ma non cessiamo di essere sorpresi e manipolati dagli avatar di questa epoca prodigiosa.

D’altro canto, ma senza cambiare affatto argomento, è vero che nell’espressione “tragedia ridicola” c’è anche la parola “tragedia”, e le vicende che coinvolgono Erdogan nel destino dell’Europa, e portano alla crisi dei profughi, hanno anche un lato tragico. Ed è in questo modo che il filosofo Slavoj Zizek, di tendenza alternativa, neo-marxista, post-strutturalista, post e anti-lacaniano, e pertanto percepito come una delle grandi voci della sinistra antisistema, inquadra la crisi migratoria. Ha dato proprio su questo argomento un’intervista a RT (RussiaToday – N.d.T.) nella quale sviluppa alcune idee che non sono obbligatoriamente in sintonia con le opinioni della sinistra postmoderna sui migranti, riferendosi a dei valori molto conformisti del mondo politico, (i “valori” postmoderni, l’Europa “ma non la dell’Europa di Bruxelles”, ecc.). Nell’intervista il filosofo parla sostanzialmente di problemi culturali e sociali soprattutto politici e concreti, e per nulla di concetti filosofici.

Il suo intervento sviluppa essenzialmente due argomenti: l’atteggiamento dell’Europa di fronte a questa crisi, e in particolare i concetti , i “valori” e i pregiudizi, se non le ossessioni che ispirano indirettamente da una parte questo atteggiamento; la responsabilità, che viene raramente citata, di certi paesi del medio Oriente all’interno di questa crisi, e precisamente quei paesi che Zizek presenta come “un nuovo asse del male” (“a new evil axis” con uno slogan dell’anno 2002 curiosamente preso in prestito da GW Bush e il suo gruppo).

In modo assai caratteristico, che taglia con le opinioni convenzionali dei vertici del Sistema che non possono parlare del “male” senza immediatamente vomitare i nomi di Assad di Siria e di Putin il russo, (primi a pari merito), a volte integrati dall’Iran, Zizek nomina questo trio: Arabia-Israele-Turchia. E si sofferma in particolare sul caso della Turchia, della quale abbiamo già esaminato i legami indiscutibili con la crisi dei profughi e l’Europa, in questi frangenti.

Sulla pseudo-politica europea, Zizek ha una posizione interessante e qualifica l’atteggiamento dei vertici del sistema europeo a fronte dei profughi, come “ neocoloniale”, e in definitiva e paradossalmente come “razzista”. Zizek denuncia indirettamente il clima di “pentimento” che sommerge i benpensanti inseriti nel sistema in Europa, sviluppando questo tema in una direzione che è ben lontana dall’essere disinteressata. (E’ vero che a forza di commiserare quelli che vengono dai paesi del sud come delle vittime innocenti, incoscienti, che hanno ereditato a loro dire le sofferenze dei loro avi, e dunque sono incapaci di liberarsi da un destino scitto e descritto da altri e non da loro, si va vicini a considerarli come degli irresponsabili, di scarso valore intellettuale, non lontani in un certo senso dall’essere dei sub-umani…)

Io penso che ridurre il prossimo allo stato di vittima cieca e impotente che non ha responsabilità alcuna di ciò che gli capita, è un’altra versione di ciò che all’epoca del colonialismo veniva chiamato, “il fardello dell’uomo bianco” [nel testo originale: n.d.T].”

Il fardello dell’uomo bianco, o “the white man’s burden” è un’espressione tipica della fine del secolo 19.mo che fu impiegata in particolare da Rudyard Kipling, e che implicava il fardello di dover educare, civilizzare, acculturare delle popolazioni evidentemente e abbondantemente al disotto dell’umanità dell’ . Un pensiero che un bel numero di gente di sinistra, -dei quali Kipling non faceva chiaramente parte- soprattutto della sinistra francese, condivideva [Léon Blum era un habitué di questo tipo di discorsi], quella sinistra che aveva sostenuto la conquista dell’Algeria per colonizzarla nel nome “dei nostri valori” contro una destra reticente o indifferente, un Napoleone III che parteggiava per un “regno arabo” e un corpo militare che sosteneva l’autonomia culturale se non politica degli indigeni, e della quale Lyautey sarà poi il rappresentante più prestigioso. A questo riguardo è prodigiosamente interessante la lettura delle carte di Ismayl Urbain, nipote di uno schiavo della Guiana, convertito all’Islam, interprete in Algeria del generale Bugeaud e del Duca di Aumale, un sansimoniano diventato direttore degli affari algerini al ministero della guerra a Parigi. – Ismayl Urbain, Regno arabo o Algeria franco-musulmana? 1848-1870-

Zizek parteggia per una “militarizzazione” della crisi dei profughi, un concetto difficile da circoscrivere, – senza parlare di applicarlo- se si considerano le risorse tragicamente ridotte degli Europei. Secondo lui si dovrebbe regolare ed eventualmente contenere il flusso migratorio, controllarlo, organizzarlo con mezzi militari, cominciando dai paesi coinvolti, soprattutto la Siria e la Libia. Tutto questo dovrebbe svolgersi tenendo in considerazione la fondamentale questione culturale, ovvero rifiutando che i profughi portino con loro collettivamente il loro bagaglio culturale. “I profughi devono essere aiutati in modo non caotico. Se le cose continuano ad andare come ora, entro cinque anni l’Europa non sarà più l’Europa, non nel senso che sarà islamizzata, ma nel senso che vi sarà il predominio di una popolazione contraria agli immigrati.”

E i suoi attacchi ai paesi del Medio Oriente, in particolare il “nuovo asse del male”, soprattutto alla pazzia di Erdogan, sono molto violenti: “Che dire di quei paesi straricchi, ben più ricchi dell’Europa, che sono i più vicini alle zone di crisi, come l’Arabia, il Qatar, gli Emirati? Sono paesi sunniti. Molti profughi sono musulmani sunniti…[…] La Turchia persegue spietatamente il suo programma. L’accordo [dell’UE] con la Turchia è totalmente immorale. L’UE accetta dei compromessi con un paese che è in parte responsabile della crisi…”

Questa somma di notizie e di commenti, dove l’evidenza sembra a volte una rivelazione straordinaria e del tutto inattesa, mentre la sciocchezza e l’assurdo sembrano la tabella di marcia ordinaria, ci ricorda semplicemente, in via diretta ed indiretta, lo stato patetico in cui versa oggi l’Europa. Zizek non deve cercare lontano e non ci stupisce veramente quando dice che “il problema dell’Europa non è un deficit di democrazia, ma l’assenza di una forza politica che sappia ciò che vuole”; ma si potrebbe altrettanto bene dire il contrario (“il problema dell’Europa non è la mancanza di una forza politica che sappia ciò che vuole, ma è un deficit di democrazia”) perché questi sintomi coesistono tutti e rimandano ad una sola malattia centrale che è quella del non-essere, della dissoluzione dell’identità a tutti i livelli, e di un unico movimento. L’Europa Unita non poteva essere diversa dalla ”democrazia anonima” dell’Europa di Bruxelles”; questo si può capire nella misura in cui riunendo i pezzi che la compongono (i paesi UE) , essa li ha castrati della loro identità ed ha imposto ai loro governi un trasferimento di responsabilità che si è rivelato come lo spostamento della mancanza di una forza politica che sappia ciò che vuole, verso un Ente che è altrettanto intriso di questo carattere, ovvero di questa mancanza di carattere.

L’Europa che fronteggia la crisi dei profughi è dunque un’Europa neocolonialista, se non razzista, che fa riferimento a ciò che essa stessa si convince di credere. Il “white man’s burden” oggigiorno, a causa della forma di sviluppo (tecnologia e comunicazioni) alla quale si è sottomessa con premura la nostra contro-civiltà, è diventato il far credere a loro stessi che sono ancora abbastanza forti per portare un simile fardello, e abbastanza degni di proclamare la legittimità di essere responsabili di un tale fardello. Il modo in cui noi trattiamo i profughi, dicendo loro effettivamente “venite, venite da noi, potrete godere dei frutti del nostro benessere, dei nostri valori e della nostra civiltà” , oltre a essere un atteggiamento da fautori della supremazia bianca, piuttosto che razzista, è un modo di perpetuare l’illusione che l’Europa esista ancora come valore irrinunciabile di riferimento…(Cosa che dopotutto anche Zizek sembra credere, quando dice che “il fatto che milioni di persone vogliano andare in Europa prova che la gente crede ancora nell’Europa”. Noi invece sappiamo che vogliono andare in Europa perché si è messo loro in testa e dentro i loro I-pad, e sui DVD che guardano, e tutto ciò dopo averli bombardati [e noi come mandanti] , che bisogna voler andare in Europa; e sappiamo anche che una parte di loro dopo un soggiorno più o meno lungo, finiscono per decidere che per loro sarebbe più utile unirsi alle bande del ISIS-Daesh).

L’ondata migratoria verso l’Europa, nelle condizioni in cui si sviluppa, animata da Anticristi da operetta come Erdogan che noi circondiamo con tutta la nostra cortesia, non è tanto una minaccia mortale contro l’Europa ma è il segnale che l’Europa è agonizzante tanto quanto i paesi che bombarda o che fa bombardare . Certamente bisogna cercare di regolare e controllare il fenomeno, certamente ci vuole una “forza politica che sappia ciò che vuole”; ma si tratta di aggiustamenti tattici pe sopravvivere, che non cambieranno, se mai saranno in via straordinaria messi in opera, il fatto essenziale che tutto ciò accade in uno scenario completamente privo di una concezione strategica del mondo, e per questo immerso nel caos. Considerando tutti gli elementi a nostra disposizione non è neanche sicuro che la cosa sia malvagia; come non è sicuro che sia male che un filosofo come Zizek, che fa anche lui parte degli orpelli del sistema, magari involontariamente, per far credere a una sua diversità dica cose simili che disturberanno le vacanze di studio di un BHL [Bernard Henry Levy- N.d.T.] o gli aerei dibattiti di “On n’est pas couché” [Non siamo prostrati]. Per il resto il caos si occupa della nostra sorte … E non lo scriviamo con tono sarcastico, derisorio o disperato.

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/erdogan-chantage-caricature-zizek-migrants

22.05.2016

Traduzione per www.comedonchisciotteorg a cura di GIAKKI49

Il titolo completo dell’intervista di RT del 22 aprile 2016 è “L’Unione Europea deve militarizzare il caos dei profughi, e identificare gli stati che stanno all’origine della crisi mediorientale- Zizek a RT”

Pubblicato da Davide

  • olmo

    Quello che dice Zizek in sostanza si dibatte già da anni su questo sito, sostenuto da persone prontamente etichettete come "xenofobe e razziste".
    Questa riflessione un tantino leghista da parte di un marxista anche se "pret a porter" (come quasi tutti a sinistra) la dice lunga sullo spappolamento  e sul ritardo perpetuo rispetto alla realtà di questi figuri da pagina culturale di repubblica.
    Del resto se i dati sono veri la "classe operaia " austriaca ha votato per il "neo nazzista" presentendo che fosse l’unico in grado di fermare il palo accuminato sempre più vicino al loro orifizio.
    Circa Erdogan ogni commeto è inutile, basta il luogo e la cultura di provenienza.
    Chi spera di dialogare con certi personaggi o è un criminale uguale o un patetico sempliciotto!
    Questa è la mia visione.

  • GioCo

    Questo commento mi fa venire in mente il circolo infernale dei rifugiati&migranti: vai in un posto a casaccio, bombardi, crei le pre-condizioni per dire "hei, quello che vivi è uno schifo, vieni da noi che fa meno schifo" (in effetti prima non era così, ma dopo …) e quindi frotte di giovani che non ricordano com’era prima che piovesse sfiga da ogni parte (economica, politica, militare) sfollano dove hanno più opportunità di continuare a esistere senza che qualche entità innominabile usi le loro carni come le mucche nella macelleria.
    Eh, però prima che povessero bombe aveva fiorito in tempo utile la xenofobia, ovunque nei paesi dove avrebbe senso andare, cioè dove non impera la triade della sfiga (economica, politica, militare) gestita dalla "ombre dall’innominabili & Co". Magari non le stesse, ma con lo stesso inesorabile risutato, come a mauthausen, solo che il viaggio te lo paghi tu: vengono divisi quelli sfruttabili in loco come schiavi, da quelli che poi vanno al macello subito. Cioè tornano schioppetto in mano a fare casino nei loro paesi d’origine al fine di procurare altra carne fresca per la macelleria, cioè lavorare per la triade della sfiga (economica, politica, militare) gestita dalla "ombre dall’innominabili & Co". Pagati. A volte anche dopo una buona dose di sano lavaggio mentale, ad uso di torture "giuste" in finte carceri che sono in verità basi militari per trasformare normali esseri umani in bestie adatte all’addestramento (o ammaestramento) circese del circo mediatico. Quello che ovviamente, ma sempre a caso, è nel frattempo stato abituato a rimanere ipnotizzato dai brutal-reality-show quotidiani. Come al circo, appunto.

    Uno spettacolo fantastico, eretto al fine di non chiedersi mai cosa c’è dietro le tende.