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EGITTO, LEZIONE DI ETICA AL LIBERO OCCIDENTE

DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it

Per gli occidentali le elezioni sono il sacro perno della democrazia. Quando le vinciamo noi o i nostri amici. Se invece le vincono gli altri non valgono più. È storia vecchia e quanto sta accadendo in Egitto ne è la riprova.

Il precedente più noto è l’Algeria. Nel 1991 le prime elezioni “libere”, dopo trent’anni di una sanguinaria dittatura militare, furono vinte dal Fis (Fronte islamico di salvezza) con una schiacciante maggioranza del 47 per cento (aveva già vinto le amministrative dell’anno prima col 54 per cento). Ma si stimava che al ballottaggio avrebbe raggiunto i due terzi dei consensi con l’apporto dei partiti islamici minori. Allora i generali tagliagole, con l’appoggio dell’intero Occidente, annullarono le elezioni sostenendo che il Fis avrebbe instaurato una dittatura.In nome di una dittatura del tutto ipotetica si ribadiva quella precedente.

Tutti i principali dirigenti del Fis furono messi in galera o assassinati. Cosa succede in un Paese quando la stragrande maggioranza della popolazione si vede derubata del voto? Una guerra civile.

I gruppi più decisi del Fis costituirono il Gia (Gruppo islamico armato) che diede vita a una guerriglia durata anni e costata 200 mila morti, in maggioranza civili. Ma non erano tutti addebitabili al Gia. Anzi. Mohamed Samraoui, numero due dell’antiterrorismo, riparato in Francia, in un libro del 2003 (“Cronache di un anno di sangue”) ha rivelato come molte stragi attribuite al Gia fossero opera di reparti speciali dell’esercito, camuffati da estremisti islamici, per indirizzare l’odio della popolazione sui guerriglieri.

A questa stregua, in Occidente, qualsiasi governo potrebbe essere legittimamente abbattuto con la violenza di piazza. I generali tagliagole egiziani, proprio quelli che, con l’appoggio degli americani, avevano sostenuto la dittatura di Mubarak, han preso pretesto da queste manifestazioni per cancellare l’esito delle elezioni, arrestare Morsi con i suoi principali collaboratori, ribadire la propria dittatura e dare il via a una repressione che marcia al ritmo di un migliaio di morti la settimana, cosa che nemmeno Assad potrebbe permettersi. E il democratico Occidente? A botta calda dopo il primo massacro ferragostano (600 morti) Emma Bonino, il nostro ministro degli Esteri, si è detta “preoccupata per la violazione dei diritti umani”. Gli americani non hanno proferito verbo. Hollande e Merkel si sono rimessi alla Ue che ha deciso di non decidere.

Di fronte a questa vergognosa ipocrisia dell’Occidente ci piace dar conto del comunicato diramato dall’Emirato islamico d’Afghanistan del Mullah Omar: “Nel condannare con fermezza l’azione disumana e non etica delle forze di sicurezza affinché si arresti lo spargimento di sangue di donne, bambini e anziani innocenti pensiamo che i militari e il governo egiziani debbano preparare il cammino per il ritorno del presidente costituzionalmente eletto in modo da impedire alla situazione di andare ulteriormente fuori controllo”.

A furia di calpestare, in nome della realpolitik, i loro sacri principi, agli Occidentali tocca farsi impartire lezioni di etica istituzionale, e non solo, anche dai Talebani.

Massimo Fini
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
24.08.2013

Pubblicato da Davide

  • ericvonmaan

    Fini, il sistema a cui noi diamo il nome di “democrazia” (per definire la quale non c’è di meglio che questa frase di Charles Bukowsky: “La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare”) non è adatto a tutte le nazioni e popoli, in alcuni funziona meglio la dittatura direttamente.
    Alla fine, tutti i guai derivano SEMPRE dalla nostra (inteso come mondo occidentale) ingerenza… se ognuno fosse padrone a casa sua i guai non siccederebbero.

  • massi

    Per una volta mi trovo d’accordo con Fini.
    Da notare che proprio in questi giorni Mubarak è stato scarcerato.
    Adesso pian piano si provvederà alla riabilitazione della sua figura storica e politica, al contrario di Saddam Hussein o Gheddafi fatti fuori in fretta e furia.
    Tutto secondo copione.

  • bstrnt

    Condivisibile, tranne lo scivolone: “cosa che nemmeno Assad potrebbe permettersi”, magari sarebbe utile ricordare che la Siria è stata agrredita a casa sua dai tagliagole prezzolati da Israele ed occidente.
    Non intendo difendere Assad, ma il fatto che venga dipinto come un dittatore sanguinario dagli psicopatici farabutti criminali occidentali, me lo rende automaticamente “simpatico”. D’altra parte i vari mostri costruiti ad arte, Milosevich, Saddam, Gheddafi hanno dimostrato una dignità e una coerenza di gran lunga superiore a quella dei viscidi politicanti occidentali!

  • Gracco

    bisognerebbe chiedere a Fini se è sicuro di sapere in buona fede “chi taglia la gola a chi”. Ma lui al riguardo si sbaglia di grosso e che le cose non stanno come lui le racconta dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, a meno di non abbeverarsi esclusivamente ai tiggì del regime italiano-europeo. Un cartello al Cairo portava la scritta: il popolo egiziano e quello siriano uniti nella lotta contro i fratelli musulmani, burattini dell’ imperialismo! A poco a poco la verità si fa strada, insieme al fatto che, come il “libero mercato” in economia porta i popoli alla miseria, così le “libere elezioni” in politica non rappresentano quasi mai la volontà popolare. Bisognerà prima o poi sostituirle con qualcosa di meglio.

  • yakoviev

    Sarà, ma per quello che mi sta a cuore, cioè che la Siria non cada in mano dell’imperialismo e dei suoi lacchè, come è successo alla Libia, il fatto che i FM siano stati allontanati dal potere in Egitto è un fatto positivo. Se poi è successo in maniera poco ortodossa pazienza…Ugualmente se Erdogan ha dei problemi, di qualsiasi tipo, rivolte per un qualunque motivo, scontri tra ultras etc. la cosa non può essere che altamente positiva, viste le sue posizioni anti siriane e filo-interventiste ribadite anche ultimamente (con buona pace di chi lo vedeva, ai tempi degli scontri in P.zza Taksim, come un moderato).