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ECCO PERCHE’ IL REGNO UNITO HA DETTO CIAO CIAO ALL’UE

DI PEPE ESCOBAR

sputniknews.com

Quello che era cominciato come una scommessa di David Cameron come sbocco per il malcontento popolare, da usare come leva per contrattare con Bruxelles per maggiori favori, si è incancrenito fino ad un terremoto politico riguardo la dis-integrazione dell’UE.

Il mediocrissimo Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, ponendosi come uno “storico”, aveva avvertito che il Brexit, “potrebbe essere l’inizio della distruzione non solo dell’UE, ma dell’interezza della civilizzazione politica occidentale”.

È follia. Il Brexit ha provato che si tratta di immigrazione, babbeo. E ancora una volta, che si tratta di economia, babbeo (nonostante l’establishment neoliberale non ci avesse mai dedicato attenzione). Si potrebbe scommettere pesante sul fatto che il sistema UE a Bruxelles non imparerà nulla da questa terapia dello shock – e non si riformerà. Ci saranno elucubrazioni sul fatto che dopotutto il Regno Unito è sempre stato lamentoso, importuno e sempre pronto a chiedere trattamenti privilegiati nei rapporti con l’UE. Per quanto riguarda la “civilizzazione politica occidentale”, ciò che finirà – ed è tanta roba – è la speciale relazione transatlantica tra USA ed UE con il Regno Unito a fare la parte del cavallo di Troia statunitense.

Tutto ciò va ben oltre un match tra il pessimo calcolatore Cameron, ora morto trafitto dalla propria spada, e l’ambizioso buffone di corte Boris Johnson – un Donald Trump con un vocabolario e schemi retorici migliori.

La Scozia, prevedibilmente, ha votato per restare e indirà probabilmente un nuovo referendum – e lascerà il Regno Unito – piuttosto di essere trascinata fuori dai voti della classe operaia bianca inglese. Il Sinn Fein sta già chiedendo un voto per l’unificazione dell’Irlanda. Danimarca, Olanda e persino Polonia ed Ungheria chiedono di avere uno status speciale all’interno dell’UE, oppure usciranno. Per tutta l’Europa c’è un fuggi fuggi verso l’estrema destra. Marine Le Pen vuole un referendum in Francia. Geer Wilders lo vuole in Olanda. Per quanto riguarda gli Inglesi under 25 che hanno votato di restare, valuteranno di comprare dei biglietti di sola andata non verso il continente, ma sul tragitto opposto.

Mostratemi il popolo

Lo storico anglo-francese Robert Tombs ha sottolineato che quando gli Europei parlano di storia si riferiscono all’Impero Romano, al Rinascimento e all’illuminismo. La Gran Bretagna viene sorvolata. Di contro, pochi Britannici considerano ancora l’Europa come un’entità da tenere a distanza di sicurezza.

Per circoscrivere il problema, questa non è “un’Europa dei popoli”. Bruxelles odia l’opinione pubblica e il sistema è restio alle riforme. Il progetto dell’UE che ultimamente pare dirigersi verso il federalismo, sul modello USA, non fa breccia in Gran Bretagna. Questa è una delle maggiori ragioni dietro al Brexit – che da parte sua ha già tenuto separato il regno e potrebbe degradarlo a un avamposto commerciale ai confini dell’Europa.

Mancando “un’Europa dei popoli”, il sistema di Bruxelles non può essere definito che un mucchio Kafkiano di burocrazia non eletta. Per di più i rappresentanti di questa Europa spogliata del proprio popolo difendono quello che considerano essere il loro interesse nazionale, non quello “europeo”.

Il brexit non significa che la Gran Bretagna sarà libera dai dettami della Commissione Europea. La CE propone le strategie politiche, ma nulla può essere fatto senza la decisione del Parlamento Europeo e il Consiglio dei Ministri, composto da rappresentanti di tutti i governi eletti degli stati membri.

Probabilmente restare, nel miglior caso possibile, avrebbe portato ad un esame di coscienza a Bruxelles, ad un risveglio, da concretizzare in una politica monetaria più flessibile, una spinta a contenere l’immigrazione entro i confini africani e una maggiore apertura verso la Russia. Il Regno Unito resterebbe in Europa dando maggior peso alle nazioni fuori dall’Eurozona, mentre la Germania si concentrerebbe sui 19 stati membri.

Restare avrebbe aumentato il peso politico-economico del Regno Unito a Bruxelles, mentre la Germania sarebbe stata più aperta verso una crescita moderata (opposta all’austerità). Probabilmente il Regno Unito trasalirà alla notizia di un futuro Ministro del Tesoro dell’Eurozona, un FBI europeo e un Ministro degli Interni europeo, tutto ciò che serve per una vera unione economica e monetaria.

Ora è latte versato. Non sottovalutiamo il dramma del singolo mercato.

Il Regno Unito non solo perderà l’accesso duty-free al mercato dell’UE che conta 500 milioni di persone, dovrà rinegoziare ogni trattato con il resto del mondo, dato che tutti erano stati gestiti dall’UE. Il Ministro dell’Economia francese e aspirante alla presidenza Emmanuel Macron ha già avvertito che “se il Regno Unito vuole un trattato di accesso commerciale al mercato europeo, dovrà contribuire al budget europeo come fanno Norvegesi e Svizzeri. Se Londra non vuole, sarà un’uscita totale”. La Gran Bretagna sarà tagliata fuori dal mercato unito – verso cui è diretto più del 50% delle esportazioni – a meno che non paghi almeno quanto paga ora. Per di più, Londra dovrà accettare la libertà di movimento, come per l’immigrazione all’interno dell’Europa.

La City rimedia un occhio nero

Il brexit ha sconfitto un’enorme sfilza di quelle che Zygmunt Bauman ha definito le elite della modernità liquida: la City di Londra, Wall Street, l’FMI, la FED la BCE, i maggiori fondi d’investimento, tutto il sistema bancario mondiale.

La City ha votato per restare per più del 75%. Più di 2.7 trilioni di dollari sono mossi quotidianamente nel “miglio quadrato”, dando lavoro ad oltre 40.000 persone. Non si parla solo del miglio quadrato, dato che la City ora include Canary Wharf (quartier generale delle maggiori banche) e Mayfair (zona di ritrovo dei maggiori hedge fund).

La City – indiscussa capitale finanziaria europea – gestisce inoltre 1.65 trilioni di dollari di asset dei clienti di tutto il pianeta. Su Treasure Islands, Nicholas Shaxson afferma “le società di servizi finanziari si sono spostate a Londra perché lì potevano fare ciò che non potevano a casa loro”.

Deregulation a briglie sciolte assieme ad un’influenza incomparabile sui mercati finanziari globali si sommano in un mix tossico. Per cui il brexit può anche essere interpretato come un voto contro la corruzione di cui è impregnata l’industria più lucrosa dell’Inghilterra.

Le cose cambieranno. Drasticamente. Non ci saranno più “passporting”, per cui le banche possono vendere prodotti a tutti i 28 membri dell’UE, con libero accesso ad un’economia integrata da 19 trilioni di dollari. Tutto ciò che serve è un quartier generale a Londra e alcuni mini-uffici satellite. Il passporting sarà argomento di dure negoziazioni, così come le contrattazioni in Euro che Londra può sostenere.

Ho seguito il brexit da Hong Kong – che 19 anni fa ha avuto il proprio brexit, ovvero abbandonare l’Impero Britannico per unirsi alla Cina. Pechino teme che il brexit si possa tradurre in fughe di capitali “pressione da deprezzamento” sullo yuan e disturbo alle politiche monetarie della Bank of China.

Il brexit potrebbe intaccare anche le relazioni tra Cina e UE, poiché Pechino potrebbe perdere influenza su Bruxelles senza il supporto britannico. È fondamentale ricordare che la Gran Bretagna ha sostenuto un patto di investimento tra Cina ed UE e uno studio congiunto su un accordo di libero commercio tra Cina e UE.

He Weiwen, co-direttore del Centro per gli Studi Cina-USA-UE dell’Associazione Cinese per il Commercio Internazionale, parte del Ministero del Commercio è netto: “L’UE dovrà adottare un approccio più protezionistico rapportandosi con la Cina. Per quanto riguarda le società cinesi che hanno sedi nel Regno Unito, potrebbero non avere la possibilità di godere dell’accesso gratuito al mercato unito europeo, dopo che la Gran Bretagna ha lasciato l’UE”.

Ciò succederà, ad esempio, alle compagnie di hi-tec come Huawei e Tencent. Tra il 2000 e il 2015, la Gran Bretagna era la destinazione europea più appetibile per gli investimenti diretti cinesi ed era il secondo partner commerciale della Cina nell’UE.

Potrebbe scaturirne un win-win per la Cina. Germania, Francia e Lussemburgo – tutti competitor di Londra per la gestione del succulento business degli yuan offshore – aumenteranno il loro peso. Chen Long, economista della Banca del Dongguan, crede che “il continente europeo, specialmente le nazioni centrali ed orientali, sarà maggiormente coinvolto nel progetto ‘Una cintura, una via’ “.

La Gran Bretagna diventerà la nuova Norvegia? È possibile. La Norvegia se l’è cavata bene dopo aver rifiutato di entrare nell’UE col referendum del 1995. Sarà una strada lunga e tortuosa prima che venga invocato l’articolo 50 e comincino due anni di negoziazioni tra UE e UK. L’ex cancelliere britannico di Exchequer Alistair Darling ha riassunto il tutto così: “Nessuno ha la benché minima idea di che aspetto abbia ‘fuori’ “.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://sputniknews.com/

Link: http://sputniknews.com/columnists/20160624/1041883503/eu-nrexit-escobar.html

24.06.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • idea3online

    Doveva andare così, in Grecia votarono qualcosa di simile ma non doveva andare in quel modo. C’è qualcosa che riguarda l’euro, che riguarda la zona euro di terrificante, i nuovi trattati commerciali impoveriranno il territorio europeo, le sanzioni alla Russia non permetteranno scambi commerciali fluidi con l’Oriente e renderanno l’Europa dipendente dagli USA. Gli USA potranno esportare in Europa, l’euro si indebolirà perchè il tessuto produttivo sarà messo sotto pressione. Ed in caso di guerra con la Russia l’Europa pagherà il prezzo più caro. Immigrati che entreranno sempre di più, Stati europei che formeranno alleanze economiche-militari con la Russia. E gli USA dovranno produrre per l’Europa mantenuta in vita da debiti, euro a volontà, tutto un gioco virtuale che non creerà posti di lavoro, perchè questi adesso devono essere creati negli USA. L’esperimento CINA non ha funzionato. Ed ecco che la Cina investirà in Oriente e nell’economia interna la Russia difenderà l’Oriente. Gli USA investiranno in Occidente o meglio venderanno in Europa, ed in cambio offrirà protezione militare. Probabilmente l’Inghilterra non vuole far parte degli Stati Falliti d’Europa, ed insieme agli Stati Uniti d’America sarà tra quelli che traghetteranno l’Europa verso il collasso del suo tessuto produttivo.

  • annibale51

    Al di là di rispettabilissime opinioni e previsioni alla fine contano i numeri. Oggi la borsa londinese ha perso il 3%, quella italiana il 12%; le altre borse europee una via di mezzo. Significa che i mercati hanno premiato la Gran Bretagna! Sulla svalutazione della sterlina: di positivo c’ è che ora sono più competitivi. Magari l’ Italia potesse svalutare…

  • GioCo

    Il mondo ha una lunga storia di "votazioni" non rispettate, saltate, ignorare, aggirate …

    Ma con Londra la faccenda è un po’ diversa: a confrontarsi erano poteri economici sotterranei con visioni diverse (ma unilateralmente raggruppabili nel "lato atlantista) erano scommesse che non garantivano tanto un certo risultato (come è stato ad esempio per le tante "non elezioni" di questo ultimo periodo) quanto lo svolgimento "equilibrato" del voto, perché c’erano tanti interessi pro e altrettanti contro, proprio perchè "nessuno sa bene qual’era la cosa migliore" per i big che scommettevano.

    Si tratta della condizione migliore per sottoporre al voto una scommessa di questa portata: tanto rischio ma nessun risultato certo. Infatti cosa potrebbe succedere se questo voto fosse considerato come in altri casi? Ora la vittoria del brexit ci viene presentata come "un dato di fatto", per ciò è evidente che il confronto sotterraneo ha garantito lo svolgimento e il risultato, ma non ci illudiamo, per il resto dell’UE non ci sarà a breve nulla a tenere i piatti della bilancia in equilibrio.

    Di fatto fin’ora l’UE è stata la fortezza garantista di particolari privilegi sopra quelli dei governi e della politica democratica: ci è stato "venduto" che avremmo così arginato la corruzione politica, ma il prezzo (mai esplicitato) era "pagare il servizio" a un enclave garantista di pochi privilegiati perché l’intero patrimonio collettivo (persone umane incluse) passasse integralmente nelle loro mani. Una tripla beffa continentale: meglio che uno spettacolo del grande Copperfield.

    Putin adesso può agire, ma come sempre credo attenderà che sia il suo nemico a fare la prima mossa. Adesso sa che l’UE non ha più contrappesi, non ha più avvocati, non ha più ambasciatori che la connettono al "dollaro". E’ un élite che non ha una sua politica che la rappresenti, una sua struttura decisionale, una sua capacità di governo unitaria europea. Quindi potremmo assistere a due fenomeni: nulla nella sostanza a livello politico UE, allora i singoli paesi saranno costretti a scegliere con chi stare e questo farà a pezzi non solo la fragile europa, ma tutte le politiche interne accelerando verso la rivoluzione civile globale (cioè il crollo del controllo geo-politico che detiene l’attuale sistema speculativo finanziario).

    Oppure un compattamento verso il centro, cioé Francia e Germania, che saranno obbligate con il cappello in mano a contrattare con la Russia per avere un contrappeso (economico) rispetto la pressione anglo-americana. A questo punto gli stati baltici diverranno politicamente e militarlmente troppo pericolosi (perchè utilizzeranno la loro posizione geografica per ricattare l’UE dall’interno) e prima o dopo assieme a Polonia e Ucraina si dovrà discutere della loro espulsione.

    L’America credo opterà per il male minore, frantumare l’UE lasciando meno paesi possibile tra loro uniti, perché adesso il principale problema è la Russia. Tanto l’Europa rimarrà una sussidiaria della NATO, mentre gli USA hanno già ottenuto l’appoggio incondizionato della maggioranza dei paesi a ridosso dei confini Russi, per ciò se l’UE implode non farà che prevalere il caos che avrà l’effetto a medio termine di inibire la possibilità di orientare con decisione gli interessi europei verso oriente. Come in Libia, come in Iraq, come in Afghanistan.

  • idea3online

    Ci sono miliardari che hanno speculato sulla paura dei cittadini. I mercanti hanno guadagnato giocando con i mercati….

  • temuchindallaCina

    Normalmente sono d’accordo su ciò che pensa Escobar, ma questa volta ha toppato e anche di brutto. A parte tutte le disquisizioni sulla, secondo lui, perdita scegliendo il leave, vorrei fare notare, da chi vive da anni in Cina e conosce meglio di lui i cinesi e la loro storia, che, il Brexit ha appena sfiorato il mercato cinese, prova ne è che le due borse cinesi hanno chiuso in negativo con lo 0,59 e 1,29, ben lontano da altre tempeste finanziarie che si erano abbattute sul Dragone. Detto questo, la politica della Cina è quella di contattare e firmare contratti con ogni singolo stato europeo e non con l’UE. Ha concluso contratti con Francia, Ungheria, Austria, Italia, Germania, Svizzera, Polonia, Repubblica Ceca, Serbia e UK. Nessun trattato è stato firmato con l’UE. I cinesi non sono cretini, come molti occidentali pensano, sono ben consci dell’anomalia europea, della debolezza intrinseca dell’euro, e si stanno attrezzando da tempo ad una futura esplosione europea. La via della Seta è proprio il mezzo per by-passare questo futuro problema. Pepe, studia un po’ meglio i cinesi, please.

  • Veron

    senza UK la Germania sarà ancora più forte in Europa, e saranno dolori…

    Deutschland uber alles!
  • ProjectCivilization

    A volte , questo buon analista e’ appannato . Lo svarione maggiore e’ non aver capito le qualita’ di Trump….

  • gaspo

    Non potrebbe succedere invece che l’Inghilterra (a maggior ragione su un domani fuori da U.K.) si trovi libera da un lato e costretta dall’altro a simpatizzare commercialmente e politicamente con i paesi che ora sono in contrasto con UE e USA? Ad esempio Cina, Russia, alcune nazioni sud americane, ecc… causando tra le altre cose un inasprimento dei rapporti con Bruxell (che già si sarà legata al dito questo "affronto")? Sono nazioni che hanno grossi investitori privati e potrebbero dare fiducia ad una Inghilterra che per prima sfutterebbe i vantaggi di un volta spalle all’economia USA. A proposito che conseguenze ha brexit per il TTIP? Inoltre. Può essere che l’UE trovi da questo leave lo spunto per una rinnovata voglia di unità e coesione verso chi invece ha mollato e strizza l’occhio alla concorrenza? Le mie sono domande da persona poco informata ma curiosa. Secondo mè l’Inghilterra ritratterà e tornerá tutto come prima (con in mezzo una doppia festa per chi specula in borsa).