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ECCO PERCHE' ALL'ITALIA CONVIENE USCIRE DALL'EURO

DI ALBERTO BAGNAI
liberoquotidiano.it

La nuova lira si potrebbe svalutare del 30% sulle monete forti, ma nell’arco di almeno un anno. E i nostri prodotti tornerebbero competitivi sui mercati mondiali

Che nell’euro così com’è molte cose non vadano nessuno ormai lo contesta. Il dibattito si sposta su come riformare la moneta unica o come abbandonarla. Quest’ultima opzione suscita grandi timori, non tutti fondati. Prima di parlarne, osservo che il punto dirimente è quello politico, non quello tecnico. Faccio un esempio: per i tedeschi entrare nell’euro ha significato abbandonare una valuta forte, il marco. Perché questo non ha causato panico? Semplicemente perché si era raggiunto un consenso intorno all’idea che l’euro avrebbe comunque portato benefici.Allo stesso modo oggi per gli italiani tornare alla lira significherebbe abbandonare una valuta forte, l’euro. Se però ci si convincesse, a torto o a ragione, dei benefici di un’uscita dall’euro, si creerebbero le condizioni politiche per una transizione senza panico.

Come ho spiegato ne Il tramonto dell’euro, l’obiezione secondo cui l’uscita è impossibile perché i trattati non la prevedono è infondata. La convenzione di Vienna stabilisce che un trattato può essere risolto, anche in assenza di clausole espresse, quando mutino i presupposti in base ai quali esso è stato concluso (è il principio rebus sic stantibus). L’attuale disastro fornisce una base giuridica sufficiente per un recesso. Lo ammette la stessa Bce in un documento del 2009.

Un altro principio è quello della Lex monetae: uno stato sovrano ha il diritto di decidere in quale conio sono definiti i contratti che cadono sotto la sua giurisdizione. Nel nostro codice civile questo principio è disciplinato dagli articoli  1277 e seguenti. L’uscita avverrebbe quindi tramite una ridenominazione in nuove lire dei contratti regolati dal diritto italiano. A quale cambio? L’opzione più semplice da gestire è che si usi un cambio uno a uno. Lo stipendio passerebbe da 1500 euro a 1500 nuove lire, la rata del mutuo da 500 euro a 500 nuove lire, ecc.

Ma allora non cambierebbe niente? No, qualcosa cambierebbe: il passaggio al nuovo conio sarebbe seguito da un riallineamento del cambio sui mercati valutari. Una rivalutazione dei Paesi «forti» e una simmetrica svalutazione della nuova lira, che restituirebbe respiro al nostro export con effetti positivi su reddito e occupazione.

La svalutazione non ci schiaccerebbe sotto il costo delle materie prime? Non è detto. Secondo gli studi più recenti (li trovate nel mio blog, bagnai.org), il riallineamento atteso è dell’ordine del 30%, distribuito lungo l’arco di almeno un anno. Certo, in capo a un anno le materie prime costerebbero  un 30% in più. Ma le materie prime sono solo una componente del costo del prodotto finito. Ad esempio, il riallineamento del cambio non influirebbe sul costo del lavoro in valuta nazionale.

E poi, chiedo, un imprenditore preferisce pagare un po’ di più le materie prime, ma ricominciare a fatturare, o essere «protetto» dalla valuta forte che però gli impedisce di vendere all’estero? I tanti suicidi cui assistiamo danno una risposta fin troppo eloquente.

Nel caso dei carburanti, poi, la componente fiscale è preponderante. Per questo motivo si osserva che solo un terzo di una svalutazione si traduce in un incremento del prezzo alla pompa. Con una svalutazione del 30%, l’incremento atteso del prezzo alla pompa sarebbe di circa il 9%, distribuito in più di un anno (ne abbiamo avuti di maggiori con l’euro).

Secondo gli studi occorre un anno perché il 36% di una svalutazione si trasferisca sui prezzi interni. Ha torto chi dice che se svalutassimo del 30% saremmo tutti più poveri del 30% in una notte! Del resto, da un anno a questa parte l’euro ha guadagnato circa l’8% sul dollaro. Vi sentite molto più ricchi? No, perché la spesa di tutti i giorni non la fate negli Usa, ma in Italia.

D’accordo, si obietta, ma comunque il debito estero andrebbe pagato in valuta forte, e saremmo schiacciati dall’onere del debito! Non è corretto. Solo i contratti regolati dal diritto estero subirebbero questa sorte. Non ricade fra questi la maggior parte dei titoli pubblici. Va bene, ma allora i mercati, penalizzati dalla svalutazione, non ci isolerebbero, rifiutandoci altro credito? Non è detto. Molti avrebbero voglia di tornare a investire in un paese che riprendesse a crescere, e se ora abbiamo bisogno di capitali esteri è perché l’austerità di Monti e Letta ha distrutto reddito, risparmio e produttività degli italiani.

Ma (si obietta) la «liretta» sarebbe attaccata dalla speculazione! Siamo proprio sicuri? Quanto più la lira perdesse di valore, tanto più le merci italiane diventerebbero a buon mercato. Le banche centrali dei nostri concorrenti starebbero quindi ben attente a evitare un eccessivo deprezzamento della nuova lira.

Il discorso andrebbe certo approfondito, ma una cosa spero emerga: viste alla luce della razionalità economica, molte obiezioni sollevate per incutere terrore agli elettori perdono vigore. È giunta l’ora che la lucidità e la valutazione dell’interesse del Paese prevalgano sull’emotività e su un malinteso «sogno» europeo.

Alberto Bagnai
Professore associato di politica economica
(Università D’Annunzio, Pescara)

Fonte: www.liberoquotidiano.it
Link: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1315427/Ecco-perche-all-Italia-conviene-ancora-uscire-dall-euro.html
22.09.2013

 

Pubblicato da Davide

  • AlbertoConti

    Considerazioni da “liberal” di destra. Molte di più ci sarebbero da “social” di sinistra. Peccato che manchino gli autori autorevoli. In ogni caso quando serve un CLN non si guarda il pedigree di nessuno.

  • vraie

    prima di cominciare …. una domanda …. cosa ne direbbe Obbbama? e ….
    magari si potrebbe chiedere anche a Putin?
    ah! no … queste domande le ha già fatte Berlusconi

  • TizianoS

    Secondo il mio modesto parere, è chiaro che il ritorno ad una moneta sovrana non potrebbe produrre altro che benefici, a patto che la si collegasse ad una manovra per ridurre la disoccupazione, che mi sembra sia il problema principale di questo paese in questo momento, e a cui finora nessuno ha dato una risposta seria.

    A questo proposito, mi sono ricordato di un articolo scritto dal Moderatore Giovanni Zibordi nel novembre 2011 sul suo COBRAF Forum:

    http://www.cobraf.com/forum/coolpost.php?reply_id=321057

    Ecco un estratto dell’articolo:

    Se invece vuoi un esempio storico di successo di come funziona, spiace dirlo, ma la Germania degli anni ’30 ridusse la disoccupazione dal 25% al 4% in quattro anni ed ebbe un boom economico che rese Hitler il politico più popolare dell’epoca grazie al sistema del “credito sovrano”. Hitler dichiarò: ” daremo lavoro a tutti emettendo marchi, ma solo in cambio di un lavoro svolto”. Sotto Hjialmar Schacht alla Finanze la Germania che non aveva più oro, non aveva credito sui mercati internazionali ed era in depressione creò una nuova moneta per dare lavoro a tutti, dei “certificati di lavoro” (Arbeitsbeschaffungswechseln) con uno schema di “pre-finanziamento”. Il ministero delle Finanze distribuiva questi “certificati di lavoro” che scadevano ogni tre mesi rinnovabili per 5 anni, alle istituzioni finanziarie e agenzie statali. Chi voleva partecipare ai progetti di infrastrutture attingeva a questi certificati presso le agenzie che davano la commessa in cambio del lavoro compiuto. I certificati diventavano una specie di “commercial paper” con cui le aziende si finanziano a breve ora e poteva anche essere scontati alla banca centrale. In questo modo si pagavano le aziende e i salari. Come garanzia il ministro delle finanze poneva una parte delle entrare fiscali. Essendo moneta che poteva circolare solo in Germania e pagabile solo in cambio di lavori tangibili compiuti non creava inflazione. Allo stesso tempo lo stato ridusse il debito pubblico scambiandolo con denaro stampato dal governo. L’economia tedesca ebbe un boom ed eliminò la disoccupazione senza creare inflazione. Il fatto che Hitler abbia scatenato la guerra giustamente oscura tutto il resto. Ma da un punto vista economico senza la guerra sarebbe passato alla storia come un grande successo perché aveva trovato una formula magica.

    Immagino le scandalizzate reazioni al solo richiamo alla politica economica di Hitler, ma questa è la storia di come andò allora.

    Su chi era Hjalmar Schacht vedi:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Hjalmar_Schacht

  • roberto4321

    Bagnai ha perfettamente ragione, i 10-12 anni di ristagno economico dell’Italia, che ora stanno diventando Grande Depressione, sono coincisi guarda caso con l’ingresso nella moneta unica, la stessa che avrebbe dovuto risolvere tutti i nostri problemi. Lo sanno anche i bambini che già con un Euro sopravvalutato sul dollaro del 20% l’Italia va in affanno, figuriamoci ora che l’Euro è del 35% più forte! Ora ci sono gli ultimi mesi per decidere, vediamo se i nostri “governanti” decideranno di rimanere nell’Euro condannandoci al fallimento.

  • bgaluppi

    Bagnai parla di uscire dall’euro da molto tempo. Credo che un’uscita qualche anno fa sarebbe stata auspicabile, comunque con l’euro a queste condizioni non andiamo da nessuna parte.
    Tuttavia, mi permetto di far notare, il nostro problema non è tanto l’euro in sé, ma piuttosto il fatto che siamo in assenza totale di rappresentanti politici che ambiscano all’autodeterminazione dell’Italia. Noi possiamo parlare di uscire dall’euro quanto vogliamo, possiamo fare scioperi del lavoro, della fame, della sete, scendere in piazza… Finché continueremo a pagare le loro tasse inique e anticostituzionali, loro andranno avanti, “per il bene del paese” e “per uscire dalla crisi” e la maggioranza della popolazione li legittimerà. Perché qui è il grande inganno della democrazia attuale: la maggioranza vince, quindi basta assicurarsi che la maggioranza sia ignorante e manipolabile per avere la forma di dittatura perfetta. Loro parlano di “morire per Maastricht”, non si fermeranno, lotteranno con tutti i mezzi a disposizione pur di mantenere in piedi la moneta unica europea, esperimento per la futura moneta unica mondiale.
    Cari signori miei, finché ci saranno neo-illuministi al potere, Berlusconi e una destra serva e un Papa gesuita che sembra buono ma in realtà potrebbe dare inizio al disfacimento della Chiesa e del Cattolicesimo dall’interno (vecchio progetto delle sette illuministe), non andremo da nessuna parte. Il Movimento Cinque Stelle? I due padroni del movimento non combatteranno per l’autodeterminazione dell’Italia, prima lo capiscono i grillini e meglio è. Basta guardarsi il video Gaia di Casaleggio, per capirlo, e lì non si parla certo di autodeterminazione ma di deliranti “nuovi sistemi democratici attraverso la rete”, cosa assurda proprio perché la rete è il più controllabile dei sistemi e la NSA lo ha ampiamente dimostrato. Come giustamente diceva il buon Gandhi, “rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo”. Ma Grillo e Casaleggio parlano di tutt’altre cose. Perché Grillo non ha ancora proposto uno sciopero fiscale? Perché non si prende la responsabilità di una azione vera e forte che potrebbe bloccare il governo neo-illuminista di Enrico Letta e dei suoi padroni? Perché non fa quello che potrebbe e dovrebbe fare?
    Quindi, siamo nella totale assenza di rappresentanti che lottino per l’autodeterminazione dell’Italia e finché non capiamo che dobbiamo essere noi a lottare per noi stessi, non andremo da nessuna parte. Per essere sovrani non basta uscire dall’euro, anche se potessimo farlo, ci vuole un passo avanti come popolo che non siamo ancora in grado di fare e chi ci governa lo sa bene. L’Italia non ha ancora combattuto per l’autodeterminazione, come hanno fatto altri popoli (e non mi riferisco alla Francia). Forse adesso è arrivato il momento di farlo.

  • AlbertoConti

    I nostri governanti han già deciso trent’anni fa. C’è solo un problema, che non sono “nostri”, pertanto vanno cacciati a pedate nel culo. Secondo problema: chi li rimpiazzerà? Ci sono all’orizzonte governanti VERI, che ci rappresentano veramente e fanno i nostri di interessi, contro quell’1% (soprattutto estero) che ci tiene per le palle coi debiti fraudolenti?

  • AlbertoConti

    “Perché non si prende la responsabilità di una azione vera e forte che potrebbe bloccare il governo neo-illuminista di Enrico Letta e dei suoi padroni?” == Forse perchè non ha la maggioranza? Forse perchè vuol cambiare il sistema “pacificamente” dall’interno, secondo le sue stesse regole? O forse perchè i due guru sono inadeguati e in fondo vogliono perpetuare il sistema attuale, con qualche lifting? Ai posteri l’ardua sentenza. Tuttavia tra la speranza e la disperazione, meglio la speranza.

  • Hamelin

    Bagnai la fa troppo semplice.
    Anch’io sono per l’uscita dall’Euro.
    Ma ci sono tassativamente alcuni punti da sbrigare per fare in modo che non diventi una tragedia.
    In Primis bisogna ricomprarsi il Debito Pubblico in mano Estera.
    Senza fare cio’ saremmo ricattati in modo pesante dai detentori stranieri ,oppure defaultare per la quota di debito detenuta da esteri ( soluzione molto giustuzialista che abbatterebbe gli speculatori internazionali , ma con un atto del genere probabilmente ci farebbero Guerra ).
    Come seconda cosa bisognerebbe cambiare politica estera e riallacciare I rapport con I fornitori di materie prime , ma dopo che ci siamo sputtanati con la Libia e Gheddafi dubito qualcuno ci reputi ancora affidabili.
    Bisognerebbe controllare la gestione dei prezzi altrimenti con I ladri che ci sono in Italia l’inflazione volerebbe ( vedasi entrata nell’euro e arricchimento dei commercianti fornitori dove 1,000 Lire diventarono ben presto 1 Euro ).
    Bisognerebbe inoltre dire che svantaggierebbe la possibilità di viaggiare nel mondo ( in quanto il costo si alzerebbe di parecchio…ed all’Estero non ci si potrebbe piu’ recare nessuno che non abbia un portafoglio bello grosso , quindi scordarsi vacanze alle Maldive a buon prezzo o in qualsivoglia posto del mondo ).
    Bisognerebbe poi individuare il fatto che l’uscita dall’Euro verrebbe osteggiata da tutti I ricchi Internazionalisti che possiedono soprattutto ricchezza finanziaria in quanto abbatterebbe la loro ricchezza a favore dei un aumento della richezza per I produttori .
    Il nostro mondo va verso chi vive di rendita , chi fa lo schiavo e chi muore di fame .
    Quelli che vivono di rendita combatteranno fino alla morte pur di non mollare lo scettro del potere.

  • Giancarlo54

    No. Non ci sono governanti di questo tipo all’orizzonte.

  • Maxim

    Di sicuro l’ annuncio dell uscita dall euro produrrebbe nell immediato un uscita in massa di capitali verso le altre nazioni europee . Chi diavolo vorrebbe tenere capitali in un Paese destinato a vedere la nuova moneta svalutarsi ?L’ uscita dall euro per chi ha dei soldi da parte sarebbe nell immediato peggio della peggiore patrimoniale .

  • Hamelin

    Senza contare la corsa agli sportelli…
    Si vedrebbe un bank run come quello del ’29…

  • clack

    Grande intervento.

  • Jor-el

    La risposta è molto semplice. Perchè anche Grillo accetta il paradigma debito pubblico=fonte di tutti i mali. In quest’ottica qualunque forza politica proponesse uno sciopero fiscale andrebbe contro quello che , in questo momento, è falsamente indicato come il pubblico interesse. Fin quando il deficit dello Stato sarà sbandierato come il “debito di tutti” e dichiarato come il peggiore dei mali, finchè non si alzerò qualcuno a dire che BISOGNA AUMENTARE LA SPESA PUBBLICA, che bisogna imporre all’Europa che l’Italia possa sforare il tetto di spesa di dieci, venti volte, avremo sempre le mani legate. E anche i piedi.

  • Georgejefferson

    Grillo sa molte piu cose di Tanti altri sulla moneta.E’ piu di dieci anni che segue una strategia di medio termine,nei limiti del possibile.L’isteria del cambio di paradigma e accrescimento culturale a breve termine riceve solo pesci in faccia e non porta a nulla di concreto.

  • Jor-el

    Be’, a dire il vero il Governo Monti riuscì quasi a dimezzare la parte del debito pubblico in mano estera (operò quella che si può definire una nazionalizzazione del debito). In questo modo servì con successo i suoi padroni, che lo avevano incaricato proprio di questo.
    Riguardo alle vacanze alle Maldive… Senza lavoro c’è poco da vacanzare. E’ ovvio che la lotta contro l’Euro è una lotta contro la rendita, che credevi, che le cose si possano risolvere senza la politica? Bisogna decidere da che parte stare, o di qua o di là. E combattere, perchè loro stanno già combattendo. Il tempo delle analisi economiche è finito.

  • Jor-el

    Già, e mentre noi andiamo piano pianino, Germania e Francia spendono.

  • domenicodamico

    Io ho proprio difficoltà a capire a questo punto di vista sovranaro.
    Dove sia la svolta.

    Prima pensavo che ci potesserp essere realmente delle cose in comune tra le cose proposte da questi post keynesiani e le lotte per una rivoluzione monetaria. O almeno l’ho sperato, percorrendo anche dei tentativi su questa speranza.

    Non è così.

    Siamo di fronte a delle semplici reazioni restauratrici, incapaci di fornire una critica realmente radicale alla struttura stessa del capitalismo, perché non mettono in discussione la radice del debito, che da internazionale diverrebbe nazionale e quindi…

    Quindi che?

    Si vuole tonare indietro a una presunta felicità perduta, che tutti gli italiani sanno benissimo non essere mai esistita se non per una piccolissima classe privilegiata, oggi pronta a pianger lacrime di coccodrillo, ma ieri ben allineata con sistema bancario, CAF e consorterie italiote varie. O ancor peggio pronta a scaricare il fardello nazionale per vendersi al miglior offerente euro-americano.

    E poi tutti questi: …forse…potrebbe essere…magari ci vorrebbe…non è detto…

    sembra il primo viaggio sulla luna per quante incognite bisogna considerare.

    Ma allora se devo proprio fare questo viaggio sulla luna, lo faccio in grande stile, no?

    Se devo andare contro tutti, perché non farlo in modo realmente rivoluzionario? Perché rompere le scatole al sistema mondiale sul suo terreno, sperando però che non si incazzino troppo i mercati?
    Col debito ci rimani nei mercati, mica ne esci!

    Se credi veramente nell’Italia, perché non proponi una reale rivoluzione monetaria, con una moneta come bene comune e libera dal debito e con un reddito di esistenza per tutti per sempre?

    Si resta sempre nel campo dell’etica del lavoro, dell’allevamento di bestiame; solite cose bancario-capitalistiche, solite minestre riscaldate degli economisti ‘eterodossi’.

    E anche queste proposte stile cambiali mefo di Schacht e Hitler: debito riciclato, soluzioni in cui il popolino è trattato come i criceti della ruota che deve girare per forza.

    Nessuna proposta capace di rendere davvero l’uomo libero dalle catene del debito, ma appunto proposte di ruote da criceto più o meno nazionali, di allevamenti condotti da elite denoantri o dequellantri, di elite ‘buone’ invece di quelle ‘cattive’.

    E che cambierebbe?
    Non si capisce né il reale movente, né la reale strategia e nemmeno il punto di arrivo.

  • Hamelin

    Bella e poetica la tua visione utopica ed illusoria della realtà.
    Purtoppo a questo mondo comanda gente che non nè buona nè onesta.
    Come fanno a rinunciare al debito se questo è il loro meccanismo di controllo?
    Segnati queste parole: ” Il Giorno che rinunciaranno al debito come meccanismo di controllo passerranno alle armi”.
    ( Come tra l’altro già fanno con i paesi Non-Allineati )

  • Hamelin

    In verità non fu merito di Monti l’abbassamento del debito pubblico in mano estera ma solo una reazione dei padroni che dovevano rimpiazzare Berlusconi considerato ormai una scheggia impazzita.
    A mercato gli stranieri avevano prezzato il rischio ed hanno venduto i BTP al meglio faccendo schizzare lo Spread alle stele.
    Monti è stato mandato per distruggere l’Italia a livello economico ed industriale , non finanziario.
    La lotta contro l’Euro non è una lotta contro la rendita.
    L’Euro è solo una moneta che scambia a tassi fissi.
    Prima di combattere devi sapere cosa stai combattendo , altrimenti come il buon Don Chisciotte darai la carica ai mulini scambiandoli per Giganti.

  • mozart2006

    Regola italiota fondamentale: la colpa di tutto il disastro è sempre di qualcun’altro. A scelta si indicano la Merkel, la piu indicata finora, Bruxelles, anche se è in leggera caduta, ancora meno gli USA, loro, grazie a Krugman, il debito fuori controllo e una politica internazionale pazza sono diventati simpatici. Tanto dovremmo fare come loro, stampare moneta a gogo. Solo che non siamo gli USA. A chi rifliamo le nostre lirette e per comprarsi che cosa? A far tappezzerie da bagno? Peccato, l’idea in se è gradevole, ma l’ Italia non è gli USA; e la Liretta non è la moneta di riserva del mondo. Peccato. Era una brillante idea che ancora mieta grandi successi tra i Bagnai di turno. Poi è fondamentale indicare i veri colpevoli nell’ ombra, i poteri forti, in mancanza di conoscenza di fatti, se no, il povero pubblico come se ne esce? A questo ci pensano i blogger, la fonte inesauribile di on-dit, dicerie, complotti, tassativamente non provati, ma se no che piacere sarebbe? C’ é sempre una scia chimica, un signoraggio, un michrochip sotto la pelle e delle torri che crollano. Noto però da due giorni in giro per il web che, dopo il grande trionfo alle elezioni, che la stella della Merkel come colpevole generale dei mali d’ Italia è in caduta libera. Come difensore d’ufficio di Angela sono desolato. Il mio ruolo ora cambia. Perche si nota una folla di persone che tenta disperatamente di salire sul suo carro, perdonate, sulla sua Mercedes d’ ordinanza. Ora mi tocca distribuire i numeretti per gli assalitori. Peccato che la Merkel non mi abbia autorizzato a distribuirli.

  • brezzarossa

    …. e sulle modalità di uscita dall’euro ancora niente.

  • Vocenellanotte

    Post banale come l’acqua calda. Se questo è il nuovo che avanza, non c’è speranza.
    Più di un commento ha messo a nudo la mesta visione tecnicistica di questi pensatori da strapazzo. Date aria alle menti: non è l’unità di misura a fare la differenza.

  • Georgejefferson

    Certo,ma anche i popoli francesi e tedeschi non conoscono la macroeconomia.

  • mozart2006

    Post oltretutto viziato da grossolani errori di valutazione. La svalutazione della moneta non servirebbe assolutamente a nulla (ad esempio gli altri paesi potrebbero imporre dazi doganali sulle merci italiane in entrata, se lo ritenessero opportuno), dato che il nostro paese è forte importatore di energia e materie prime di ogni genere. I nostri problemi non sono solo il debito ma molti altri e nessuno di questi sarebbe risolto da una stampata di cartaccia.

  • ilsanto

    Se avessi qualche milione di euro vorrei una moneta forte senza inflazione cosi da preservare il mio capitale e la rendita relativa. quando la liretta si svalutava i capitali li avrei portati in svizzera o negli USA con monete più stabili e forti. Quindi la lotta contro l’euro forte è una lotta contro la rendita o no ? mentre se esci dall’euro e svaluti colpisci la rendita a favore di chi lavora produce esporta o no ?

  • misunderestimated

    Eh già, il discorso andrebbe certo approfondito…

    1 – L’italia è deindustrializzata

    2 – Esporta lavoratori qualificati ed importa braccia analfabete

    3 – I tanti suicidi cui assistiamo sono istigati da una predazione fiscale oltraggiosa che sottrae il 70% dei ricavi, senza contare che lo stato è debitore nei confronti delle IMPRESE PRIVATE di ben 120-130 MILIARDI di euro (fonte CGIA Mestre).

    Per questo le imprese fuggono in Svizzera, Austria e Slovenia, altrimenti in italia come all’estero esporterebbero ugualmente.

  • misunderestimated

    Esattamente, tutta colpa della nazzifinanza e dei bankieri iperborei…

    Riguardo alla valente leadership dirigista italiota arriveranno a scolpire una lapide per commemorare la svendita: “Mancò la fortuna, non la competenza”.

  • Georgejefferson

    Semplice,perche le masse non ti seguono,non perche stupide in se..ma manipolate fino all’osso dalla nascita con un sistema fine,invisibile che agisce anche dentro in noi stessi.Pero forse presupponi il fatto che in te non agiscano.Pero forse presupponi estrema coercizione sulle masse,anche se in buona fede magari.E allora non siamo d’accordo.Moneta asset senza debito per decreto varrebbe per investire,e allora bisogna vedere investire in cosa,in cosa si intende per sviluppo,se appalti simil mafiosi e ruberie grosse inquinanti e beni di consumo fini a se stessi usa e getta…oppure ospedali/istruzione/ricerca/manutenzione pulita/cura anziani il tutto efficente.Necessita di forte fiducia nella cooperazione generale con totale cambio di paradigma e fiducia nell’uomo in se,necessita di forte e sopratutto tutelato per legge CONTROLLO delle masse sulle classi dirigenti su molti punti fermi e condivisi di etica ed equita’,class action e quant’altro.Necessita di responsabilita’ individuale elevata sul rispetto reciproco,dell’ambiente,sull’etica e demografia.Tutte cose che spero,ma che che non fattibili a breve nella “rivoluzione facciamola seria”…l’arma piu formidabile delle elite deviate e’ il controllo psicologico delle masse con la propaganda…ancora di piu delle “bombe degli americani”.

  • Georgejefferson

    Toh…e’ arrivato l’inviato di ballaro’ dei luoghi comuni del bar.Ma e’ la gazzetta di oggi?Non sara mica i rettiliani ad indicarti la propaganda spero,sembravi cosi raffinato economista,peccato.Ma l’euretto poi l’hanno fatto per i novelli numismatici?A no erano le bombe Usa cattivi del dollaretto,giusto,manca ancora la nonnina della cariola,non dimenticare.

  • Georgejefferson

    Ma l’han detto i tuoi amichetti che stampi carta e salvi il mondo?Mi dai il link o al bar la parola link non e’ presente nell’abbecedario?I dazi gia li impongono nel mondo,ma non noi con l’estero.Senza moneta pregiata aquisita con l’export non hai la stessa per le materie prime che servono all’Italia.E se leghi il paese con la moneta pesante strozzi l’export anche verso germania/olanda/francia e tanti altri,non solo la cina sfrutta bambini,come dicono al bar del tutto semplice.In Italia si tratta di riequilibrio non svalutazione…cosa che non fa la Germania che svaluta con l’euro che altrimenti avrebbe il Marco piu pesante e col cazzo che avrebbe quei surplus qua in europa…pero che strano,le elite tedesche (non i popoli) brave perche “non sono il caprio espiatorio”Italiani cattivi,deve essere il finale dell’abecedario a ballaro,fatti aumentare la paghetta pero perche sei un po scarso,e non in euretti svalutati.

  • mozart2006

    Mi pento e chiedo umilmente perdono.

    La crisi è tutta colpa del “Quarto Reich” e del gombloddo austro-teutonico-ugro-finnico e anche un po’ vichingo contro i poveri, ma impeccabili e infallibili popoli del Mediterraneo, i quali brillano e trasudano cultura dai pori della pelle.

    Da quando poi Thor non lavora più con Capitan America (bensì con la Merkel), Tony Stark va in giro in Audi e Spiderman ha perso il posto di lavoro, il gombloddo ha assunto dimensioni insopportabili per i nobilissimi e culturalissimi Paesi del Mediterraneo!

    La NSA non spia più l’ Itaglia, perché ne ha piene le palle di vedersi i pornovideo di Nanobunga.

    I Puffi, da quando hanno visto la candidatura di Gargamella, se ne sono andati in Svizzera.

    Ecco le vere cause della crisi!

    È assurdo anche solo pensare che la crisi sia stata causata dalla cialtroneria itagliota, almeno dagli anni 70 a oggi. Sarebbe un affronto alla grande cultura dell’ Itaglia!

  • Georgejefferson

    Ti manca la bandierina…Italia brutto da una parte (carta straccia e liretta) contro Italia tutta bella ed efficente…Bianco o nero…per i colori bisogna passare dal nido all’asilo vero.Mancano i templari dalle tue contro argomentazioni serie,non avrai mica dimenticato il gagliardetto spero.

  • TizianoS

    dal sito:

    http://www.agerecontra.it/public/pres30/?p=12178

    Perché la ricetta Hitler funzionò

    Segnalazione di Luciano Gallina

    Premessa la condanna del Nazismo come da Lettera Enciclica Mit Brennender Sorge, non essendo manichei, riportiamo questo interessante articolo di Maurizio Blondet

    22 Luglio 2013 DA EFFEDIEFFE

    «Come mai Adolf Hitler è stato capace di sollevare la Germania dalla Grande Depressione mentre in Usa Roosevelt ha fallito?». Negli ultimi anni, mentre la nostra crisi globale cresceva, la domanda se l’è posta un numero sorprendentemente alto di economisti o giornalisti economici americani, spesso con tendenze di sinistra: da Alexander Cockburn a Mike Whitney, dal giornalista cino-americano Henry CK Liu (commentatore principe di Asia Times) a Ellen Brown, l’avvocatessa indagatrice del sistema di creazione di denaro dal nulla da parte delle banche, che con il suo libro Web of Debt ha toccato i vertici dei best-sellers.

    I nostri lettori, specie quelli che hanno letto i due capitoli dedicati all’economia hitleriana nel mio «Schiavi delle Banche», sanno già rispondere alla domanda. È curioso ed istruttivo vedere cosa, del miracolo economico tedesco 1933-41, hanno scoperto gli americani.

    Tutti informano i loro lettori che i nazionalsocialisti «emisero la propria moneta» senza interessi, escludendo dall’affare il cartello bancario internazionale; un «programma di credito nazionale» simile a quello con cui Abraham Lincoln finanziò la guerra civile stampando dollari di Stato, Greenbacks: così Ellen Brown.

    Mike Whitney (di Counterpunch) fa un confronto fra la creazione monetaria di Hitler – o meglio, quella di Hjalmar Schacht, il suo banchiere centrale – e quella della Fed sotto Ben Bernanke. I «tassi a zero e la compra di titoli (quantitative easing con moneta creata dal nulla) di Bernanke hanno fatto bene alla finanza di rischio: le azioni sono apprezzare di oltre il 140% rispetto alla loro caduta del 2009; però la disoccupazione resta sopra il 7%, i salari reali ribassano, il Pil cresce meno del 2%, 47 milioni di americani vivono grazie ai sussidi sul cibo (food stamps)… le politiche di Bernanke hanno favorito solo la classe degli investitori».

    Hitler invece, con la creazione monetaria, si propose come prima cosa di far sparire la disoccupazione, che aveva raggiunto la spaventosa cifra di 6 milioni durante Weimar e la sua politica di austerità-deflazione, nel tentativo politicamente corretto di pagare i debiti di guerra imposti dai nemici vincitori, che superavano di 3 volte l’intera ricchezza nazionale.

    «Nel luglio 1935 il numero degli occupati tedeschi era già cresciuto della metà, da 11,7 milioni a 16,9; cinque milioni di nuovi lavori pagati furono creati», scrive ammirato Liu. Settant’anni dopo, «gli economisti neo-liberisti hanno ancora da imparare che il pieno impiego è tutto quel che conta, e i salari sono la chiave della prosperità nazionale», ciò che il regime hitleriano aveva capito subito. «Ogni politica economica che non tenda al pieno impiego è controproducente ed illusoria, così come ogni politica che permette la concorrenza internazionale fra salari è traditrice». Per questo Hitler comunicò agli industriali tedeschi che il ruolo dello Stato si sarebbe limitato a «incoraggiare gli investimenti privati soprattutto attraverso incentivi fiscali», senza investire direttamente nelle imprese , dice Liu: «la sua volontà era di dare ragguardevole finanziamento pubblico a investimenti pubblici come le autostrade, non all’industria. Gli investimenti (industriali) sono improbabili se i consumatori non hanno denaro da spendere o hanno paura, per l’insicurezza del posto, di spenderlo per comprare le merci che producono. Hitler capì che i lavoratori avevano bisogno di un decente introito per diventare consumatori, sicché il pieno impiego doveva essere la molla d’innesco del ciclo economico». (Nazism and the German economic miracle)

    E ancora insiste: «Gli economisti nazi capivano che la creazione di credito sovrano (dal nulla) allo scopo di creare lavoro non pone alcun pericolo d’inflazione, ed è una politica molto più responsabile dell’attuale approccio, di aumentare le imposte e tagliare lo Stato sociale per risanare il deficit del bilancio pubblico. L’idiota politica di restrizione monetaria e riduzione della spesa sociale per ripianare il bilancio allo scopo di pagare i debiti esteri è ancor oggi imposta dal Fondo Monetario alle nazioni indebitate, tranne che agli Usa…».

    Henry CK Liu si dilunga a descrivere come il Reich emettesse «titoli pubblici per la creazione di lavoro (Arbeitsbeschaffungswechseln – ABS), a scadenza trimestrale rinnovabili fino a cinque anni, come «pre-finanziamento» (Vorfinanzierung) delle vaste opere pubbliche; le agenzie capofila delle opere pagavano i fornitori e sub-appaltatori con questi ABS, i quali li portavano all’incasso presso banche per farsi dare contanti, e a quel punto essi diventavano «commercial papers» scontabili presso la banca centrale Reischsbank. La breve scadenza (trimestrale) ebbe lo scopo di ricostituire creare fiducia in questo tipo di credito, che fu infatti agevolmente rinnovato.

    «Il Tesoro del Reich cominciò a redimere questi titoli, un quinto del totale all’anno, fra il 1834 e il 1938; come garanzia per tali titoli depositò presso gli istituti di credito un corrispondente ammontare di Steuergutscheine, in pratica di promesse di pagamento basate sui futuri introiti fiscali. Via via che il Tesoro redimeva gli ABS, tali tratte dovevano essergli restituite. Così, creando moneta speciale per l’impiego, Hitler aumentò il volume monetario nell’economia tedesca. (…) Il ritiro dei ABS pesò sul bilancio dello stato 1934-39, ma il declino delle spese pubbliche per i sussidi di disoccupazione e l’aumento del gettito fiscale dai salari per la ripresa economica, più che compensò il peso della redenzione. Il surplus fu usato per ridurre ulteriormente il debito e il carico fiscale».

    Il Reich praticò il controllo dei salari unito però all’introduzione della indicizzazione in base ai prezzi (Leistungslohn) e al salario minimo garantito; inoltre «salvò i coltivatori tedeschi dai loro pesanti debiti attraverso programmi di alleviamento e sussidi ai prezzi agricoli». Ed esercitò un rigoroso controllo sui capitali e sulle importazioni. «Se la Germania di allora fosse stata membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, WTO, queste opzioni gli sarebbero vietate», conclude Liu.

    Il quale ricorda – fatto curioso e istruttivo – che «nel Panico Bancario del 1907, il banchiere JP Morgan (1837-1913) fece essenzialmente la stessa cosa che Hitler. Forzò le banche Usa a saldare i conti fra loro, invece che in contanti che non avevano, con “certificati di clearing” che egli emise, così aumentò illegalmente il volume monetario senza bussare allo Stato, e finì col possedere una fetta molto più grossa del settore finanziario, pagato con i suoi certificati, ironicamente riscotendo anche la gratitudine del governo. La differenza fu che il beneficio economico andò a Morgan personalmente anziché alla nazione come nella Germania nazista, e la moneta privata fu usata per salvare le banche anziché i disoccupati».

    È quel che dice Ellen Brown: la chiave del successo economico hitleriano fu di «buttar fuori dall’affare il sistema bancario transnazionale». E la Brown cita un altro best-seller, Billions for the Bankers, Debts for the People (1984), dove l’autore Sheldon Emry commentava: «La Germania emise denaro libero da debito e da interesse dal 1935, e ciò spiega la sua stupefacente ascesa dalla depressione a potenza mondiale in 5 anni. La Germania finanziò tutta l’attività del governo e della guerra dal 1935 al 1945 senza oro e senza debito, e ci volle tutto il mondo capitalista e comunista per distruggere la potenza tedesca e riportare l’Europa sotto il tallone dei banchieri. E questa storia monetaria non appare nemmeno sui testi di economia d’oggi».

    Mark Weber, dello Institute for Historical Review (qui la fonte è più parziale, trattandosi di «revisionista storico» ), fornisce qualche cifra per dare un’idea di come migliorò la qualità della vita.

    «Tra il 1932, l’ultimo anno dell’era pre-hitleriana, e il 1938, l’ultimo anno pieno prima della guerra, il consumo alimentare crebbe di un sesto, quello di abiti e tessili di oltre un quarto, e il mobilio e beni per la casa del 50 %. Finché durò la pace, il consumo di vino aumentò del 50%. Tra il 1932 e il 1938, il volume del turismo più che raddoppiò, e la proprietà di automobili triplicò durante gli anni ’30. La produzione di autoveicoli, che comprendeva auto fabbricate da Ford e dalla General Motors (Opel) raddoppiò nei cinque anni dal 1932 al ’37, mentre l’export tedesco di veicoli aumentò di 8 volte. Il traffico aereo passeggeri in Germania triplicò dal ’33 al 37».

    «Durante i primi quattro anni del regime, i profitti netti della grandi imprese quadruplicarono (…) Fino al 1938, scrive» lo storico Niall Ferguson, il «prodotto interno lordo tedesco crebbe, in media, di un notevole 11% l’anno», senza una significativa crescita dell’inflazione».

    E il potenziale industriale mostrò tutta la sua eccezionale potenzialità durante la guerra. Lo storico ebreo Richard Grunenberger nel suo saggio «The Twelve-Year Reich» ricorda che «nei tre anni dal 1939 al 1942 l’industria tedesca si espanse quanto aveva fatto nei precedenti 50 anni». (Hitler vs. Bernanke)

    I profitti industriali erano tuttavia controllati per legge dallo Stato. «Dal 1934, i dividendi per gli azionisti in Germania furono limitati al 6% annuo. I profitti non distribuiti erano investiti in buoni del Tesoro del Reich, che davano un interesse annuo del 6%, e dopo il 1935, del 4,5%. Questa politica ebbe l’effetto – voluto – di incoraggiare il reinvestimento e l’auto-finanziamento industriale, riducendo di conseguenza l’indebitamento presso le banche e, più in generale, diminuendo il potere del capitale finanziario commerciale. Le tasse sulle imprese furono aumentate dal 20 al 25% nel ’36, e al 40% all’inizio della guerra, nel 1939-40».

    (Triste considerazione: oggi le imprese italiane, dalla democrazia pluripartitica, sono aggravate da tassazioni al 60%, e senza la scusa della guerra… Ndr)

    «Tra il 1934 e 1938, il reddito tassabile lordo dei dirigenti privati tedeschi crebbe del 148%, nello stesso periodo il gettito fiscale complessivo crebbe del 232%. Il numero di contribuenti nel più alto scaglione fiscale (quelli che guadagnavano più di 100 mila marchi annui) crebbe in questo periodo del 445%. Per contro, il numero di contribuenti nel più basso scaglione (quelli che guadagnavano meno di 1500 marchi l’anno) crebbero solo del 5%. La tassazione nazional-socialista era fortemente progressiva… Tra il 1934 e il 1938, il prelievo medio per coloro che percepivano oltre i 100 mila marchi annui salì dal 37,4 al 38,2%».

    (Una “durezza” fiscale nazista, che noi felici cittadini della partitocrazia possiamo solo invidiare. Ndr)

    «Nel 1938 i tedeschi nello scaglione fiscale più basso erano il 49% della popolazione e avevano il 14% del reddito nazionale, ma pagavano solo il 4,7% di tasse. Quelli nella categoria reddituale più alta erano solo l’1% della popolazione, detenevano il 21 % del reddito nazionale, e sostenevano il 45% del peso fiscale complessivo».

    (È il caso di fare confronti con le iniquità, anche tributarie, in corso nell’Italia «democratica» e nel capitalismo terminale? Penso di no. Ndr)
    Anche «l’Austria provò un drammatico miglioramento dopo l’unificazione con Terzo Reich nel marzo 1938. Immediatamente dopo l’Anschluss, i dirigenti si diedero ad alleviare il disagio sociale e rivitalizzare la languente economia. Investimenti, produzione industriale, edilizia abitativa, spese di consumo, turismo e standard di vita crebbero velocemente. Solo tra giugno e dicembre 1938, il reddito settimanale dell’operaio austriaco crebbe del 9%. La disoccupazione scese dal 21,7 del 1937, al 3,2 % nel 1939. Il prodotto interno lordo austriaco aumentò del 12,8 % nel 1938, e di uno stupefacente 13,3 % nel 1939».
    (Tassi di crescita più che cinesi, Ndr)

    Il seguito dell’articolo qui:

    http://www.agerecontra.it/public/pres30/?p=12178

  • Truman

    Continuo a leggere commenti scritti al condizionale, su ciò che succederebbe se l’Italia uscisse dall’euro.
    Ma al condizionale tutte le opinioni sono valide.
    Chi ha voglia di fare discorsi seri, vada a guardare piuttosto cosa successe in passato all’Italia nel ’91, quando uscì dalla garrota dello SME (che poi era l’euro ante litteram) o cosa avvenne all’Argentina quando abolì la parità tra peso e dollaro.
    Preferisco l’indicativo, eventualmente al passato, rispetto al condizionale.

  • pausilypon

    L’articolo del prof. Bagnai è, come sempre, chiaro ed ineccepibile. Basta aver seguito in questi due ultimi anni il suo interessantissimo blog, Goofynomics, per verificare che le sue affermazioni sono tutte ampiamente e minuziosamente documentate e dimostrate, tant’è che non ho ancora mai letto o sentito qualcuno che, tra i tantissimi politici e gli economisti del PUDE (Partito Unico dell’Euro, secondo una sua felice espressione), abbia mai voluto o saputo eccepirgli alcunché. Si limitano soltanto a menare il can per l’aia, vaneggiando di ‘sogno europeo’ o di ‘rigore necessario’, senza avere probabilmente neppure una minima idea a riguardo.
    La cosa più vergognosa è che quello che sarebbe stato un argomento ed una battaglia tipicamente di sinistra, cioè il recupero di una legittima, necessaria e ormai indifferibile sovranità monetaria, è stato sacrificato sull’altare di un malinteso internazionalismo, portato avanti dalla fine degli anni Ottanta dalla tecnocrazia europea per tutte altre finalità.
    Gravissima responsabilità storica della nomenklatura del partito democratico, soprattutto nella componente più di sinistra, che, dimostrando un vuoto culturale spaventoso in preda a famelici istinti primordiali di difesa elitaria, non ha colto l’occasione di rivisitare criticamente la sciagurata scelta fatta a suo tempo di adesione alla moneta unica.
    Al punto da lasciare all’uso anche strumentale della destra, come dimostra questa volta la pubblicazione odierna su Libero di questo significativo contributo, una questione che sarebbe dovuta essere tipicamente in sintonia con le proprie corde.
    Portando infine la responsabilità di dover probabilmente traghettare il Paese fuori dal pantano, senza possederne gli strumenti culturali e le competenze necessarie.
    Una vera Caporetto, che il proprio elettorato di riferimento non dovrebbe perdonarle.

  • vraie

    QUINDI DOBBIAMO TENERCI QUELLO CHE ABBIAMO (DEL NOSTRO STATO A SOVRANITà LIMITATA) COMPRESI (x EVITARE “ECCENTRICHE” RIVOLUZIONI) GLI ORDIGNI NUCLEARI SOTTO IL CONTROLLO AMERICANO ….. I NOSTRI VENDUTISSIMI MINISTRI E GENERALI DI C. D’A. NON POSSONO NEPPURE farsi UNA FOTO-RICORDO CON I loro PADRONI