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ECCO LA LISTA DEI 10 TERRORISTI PIU’ PERICOLOSI

DI PEPE ESCOBAR

informationclearinghouse.info

Avrebbero potuto riesumare David Letterman dalla pensione per farlo.

Il secondo episodio della sfilata di Vienna – scusate, il dibattito di pace sulla Siria – sabato scorso (ndr) se ne esce con un pacchetto spettacolare: tutti i 20 giocatori al tavolo dovrebbero sfornare una lista definitiva dei terroristi siriani. Ovvero chi si merita una chance di partecipare al futuro della Siria e chi sarà bombardato.

Ciò è inserito – come nelle scatole cinesi – in uno schema surreale: un piano di pace serio per la Siria che dovrebbe comprendere un cessate il fuoco tra Damasco ed alcuni “gruppi di opposizione”. Come se gli sgherri dell’ISIS/ISIL/Daesh rispettassero i cessate il fuoco.

Immaginatevi la frenesia al tavolo viennese. Il jihadista di qualcuno è il “combattente per la libertà” di qualcun altro. Per non menzionare che secondo l‘ethos della Beltway, tutti quelli a favore del mantra “Assad deve andarsene” sono “ribelli moderati”.

I soliti sospetti – USA, Turchia, Arabia Saudita e Qatar – hanno prevedibilmente anticipato la mossa, difendendo strenuamente i loto Ribelli con una Causa (moderati). Questi sarebbero quelli disposti a rispettare elezioni democratiche in Siria, a rispettare gli altri gruppi religiosi, a negoziare con chiunque, a rispettare i cessate il fuoco, a disarmarsi, ad accettare la transizione politica e a non partecipare alla jihad mondiale. Tutto ovviamente, se si è disposti a fidarsi.

Il Sultano Erdogan, la pin-up dei “ribelli moderati”

Il Sultano turco Erdogan è l’indiscusso santo protettore dei “ribelli moderati”. Per cui vediamo alcune uscite venute dopo la sua schiacciante vittoria elettorale.

Quello che viene spacciato per l’Esercito di Liberazione Siriano (FSA) ha mandato le proprie congratulazioni. Lo stesso vale per Khaled Khoja, capo della Coalizione Nazionale per le Forze Rivoluzionarie e di Opposizione Siriane.

L’Esercito di Conquista, che vede tra le sue fila ogni sorta di guerriglieri, dai jihadisti più estremi ai più discreti Salafiti, ed è foraggiato dal denaro saudita, ha affermato “Aspettiamo con impazienza il giorno della caduta di Assad e la nascita di un ponte di fratellanza tra Siriani e Turchi”.

Il ramo siriano della Fratellanza Musulmana – sostenuta in toto dall’AKP e dal Qatar – come era prevedibile ha celebrato l’APK e “il popolo turco”.

Fatti i conti, circa 15 “insegne” dell’opposizione hanno reso tributo al Sultano. Queste di sicuro non faranno parte della Top 10 dei terroristi.

Ma Vienna, abbiamo un problema. Molte, se non la maggioranza di queste, stanno siglando “patti di non ostilità” con l’ISIS/ISIL/Daesh. Daesh ovviamente guiderà la lista dei terroristi. In effetti Daesh potrebbe ESSERE la lista dei terroristi: Jabhat-al-Nusra, ovvero al Qaeda siriana, è considerata “ribelli moderati” da Washington. Quindi?

Nel frattempo, come riportato dal libanese Al Mayadeen, i consiglieri militari statunitensi stanno già addestrando “ribelli moderati” vicino a Salma, nella provincia di Latakia, molto vicino ad una base aerea russa.

Da parte sua Muhammad Bazarbashi, il leader dell’Esercito di Damasco (3.000 guerrieri di stanza nel nord di Aleppo), ha detto all’Agenzia Stampa dell’Anatolia di essere pronto ad aiutare Ankara a combattere contro i Curdi del PKK/PYD in Siria. Da affiancare al fatto che PKK/PYD sta combattendo con gli Stati Uniti per liberare Sinjar in Iraq.

Per cui aspettiamoci che un membro della NATO come la Turchia difenda a spada tratta gente di questo tipo a Vienna – anche contro gli interessi statunitensi.

Si può scommettere che il Sultano Erdogan, sull’onda dell’ego, non ammetterà certo che la sua “strategia” in Siria è a brandelli. Persino l’ultima folle opzione – l’Esercito Turco che invade il nord della Siria – non è esclusa. Il Primo Ministro turco Ahmet Davutoglu – che ha seppellito la propria politica “niente fastidi con i vicini” – continua a sostenere che la Turchia si unirà ad una ipotetica “coalizione per le operazioni di terra” per colpire l’ISIS/ISIL/Daesh, con Washington a muoverne i fili.

Disperatevi, o leggete Shelley

Ankara sta pianificando di inviare non meno di 10.700 soldati per invadere la Siria del nord a metà dicembre e spingersi avanti di 46Km per combattere presumibilmente l’ISIS/ISIL/Daesh. Il vero obiettivo ovviamente non sarà Daesh, ma i Curdi del PKK/PYD. Alla fine si vedrebbero i Turchi opporsi direttamente contro il “4+1” (Russia, Siria, Iran, Iraq, Hezbollah).

Trascurando tutti i contrattempi per ora Erdogan non si è arreso riguardo la tanto desiderata “zona di contenimento” a nord di Aleppo. Sarebbe il “regalo” di Erdogan all’UE: “risolvendo” il problema dei rifugiati per mezzo di 17 zone di sicurezza, 11 basi logistiche e 6 campi profughi. In territorio Siriano.

Questo sarà il pezzo forte di Erdogan al summit del G20 di Antalya del prossimo weekend. Dopo aver mostrato la torta, passerà con il cappello a fare l’elemosina per raccogliere l’unica cosa che gli manca: il denaro per comprarla. La Russia ovviamente si riserva il diritto di tirare la torta in faccia al Sultano.

Menti illuminate al Pentagono – esistono – dovrebbero essere state forzate ad ammettere che di fronte alle recenti avances del 4+1, il sogno di Erdogan è senza speranza.

O no. Leggete questo allucinante comunicato proveniente direttamente dall’epoca del regime-Cheney, in cui si sostiene che gli Stati Uniti debbano mettere truppe di terra ad “occupare” e “governare” alcune zone della Siria.

Vienna ed Antalya potrebbero avere come conclusione la Lista Unica (il “finto Califfato”) e l’approvazione per l’invasione della Siria del Nord.

Il resto di noi potrebbe trovare consolazione nel dimenticato poema di Shelley del 1811 – composto quando aveva 18 anni e studiava ad Oxford – appena recuperato dalla Bodleian Library, in cui scrive di “freddi consiglieri di ancora più freddi re” e leader politici che distribuiscono “ad ogni astuto malvivente un sorriso di cortesia”.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/

Link: http://www.informationclearinghouse.info/article43338.htm

13.11.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • Servus

    Bella la citazione di Shelley, anche se mal tradotta, che dovrebbe essere "freddi consiglieri, ancora più freddi del re".


    Citazione che ci ricorda come la politica anglo-americana sia sempre stata legata "ad ogni astuto malvivente".