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ECCO COME LA TRIADE BCE-FMI-UE POTREBBE COMMISSARIARE L’ITALIA E COSA CI SAREBBE DA ASPETTARSI.

DI MARCO PALOMBI

ilfattoquotidiano.it

C’è gente in Italia che si augura che arrivi. La Troika, s’intende, ovvero la struttura mista Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale che, in cambio di prestiti, impone ai governi la sua ricetta politica. Eugenio Scalfari l’ha persino scritto in una delle sue omelie domenicali. Matteo Renzi, ogni volta che gli capita, dice che non succederà, eppure un certo umore circola in giro: le banche d’affari invitano a non comprare italiano, il Pil cala, Moody’s vede nero, Mario Draghi chiede “cessioni di sovranità”. Non siamo ancora all’estate 2011, quando la Troika s’affacciò per la prima volta da noi, ma anche allora le cose precipitarono assai in fretta: ad aprile lo spread era 122 punti, più basso di adesso, ad agosto 400, a novembre 552 e i rendimenti sui Btp decennali oltre il 7%. Al tempo arrivò Mario Monti, stavolta il commissariamento sarebbe completo.

Tre signori stanno bussando alla porta:hanno un Memorandum in mano.Non è che la Troika si presenti così e suoni al palazzo del governo: arriva su invito, a seguito di eventi che sono quasi sempre identici. Funziona così. Il paese X, per qualche motivo, comincia ad avere difficoltà a finanziarsi sul mercato: gli investitori chiedono interessi troppo alti. È qui, quando il paese X teme di non poter pagare stipendi e pensioni, che arriva la Troika proponendo un bel prestito e sostenendo che il problema è il debito pubblico. Per avere i soldi, però, bisogna firmare un bel “Memorandum”, una lista assai nutrita di cose da fare.

La ricetta è sempre la stessa per tutti i paesi: tagli di spesa pubblica, stipendi e pensioni; licenziamenti nel settore statale; aumenti di tasse; privatizzazioni e liberalizzazioni selvagge (servizi pubblici in primis); riforme del mercato del lavoro (libertà di licenziare). Al termine della “cura” – aiutata da cospicue pressioni sull’opinione pubblica – il paziente è più malato di prima, il welfare e i beni pubblici un ricordo. In sostanza, e per paradosso, l’arrivo della Troika europea coincide con la distruzione del modello sociale europeo. Non solo: i debiti pubblici – causa di ogni male – aumentano in maniera esponenziale. Non c’è da sorprendersi: il fine non è comprimere il debito dello Stato,ma quello estero, bloccando le importazioni attraverso un taglio dei redditi disponibili. È in questo modo che i creditori (spesso banche del Nord) rientrano dei soldi prestati negli anni di vacche grasse.

In principio fu la Grecia: un debutto, e neanche troppo felice. Ad aprile 2010 il debito pubblico greco è ormai classificato “spazzatura” dalle agenzie di rating: la Germania aveva nel frattempo fatto sapere che i debiti dei singoli paesi dell’Eurozona non sono garantiti dalla Bce. È a quel punto che arriva la Troika con la sua borsa: promette un prestito da 110 miliardi, poi divenuti oltre 300 negli anni. Piccola notazione: i soldi non sono gratis – e nemmeno prestati all’1% come la Bce fece coi mille miliardi dati alle banche – ma concessi al ragguardevole interesse del 5,5%. In cambio la Troika ha preteso tagli strutturali per 30 miliardi di euro a regime. Per capirci: il Pil greco ammonta a 180 miliardi, quindi è come se all’Italia chiedessero una manovra da 250 miliardi. Atene procede a rilento, ma comunque ha già licenziato 8.500 statali e altri 6.500 seguiranno entro quest’anno (alla fine saranno 30mila su 750mila totali). La tv pubblica è stata chiusa dalla sera alla mattina, la rete degli ambulatori specialistici pure, scuola, università e ospedali sono stati falcidiati. L’ultimo Memorandum, questa primavera, ha imposto alla Grecia di vendersi pure le spiagge (110 per la precisione) e un piano di privatizzazioni capillari da qui al 2020.

La Troika, peraltro, non si occupa solo di spesa pubblica, ma di ogni aspetto della vita economica: pretende, per dire, che la Grecia cambi le leggi su come si pastorizza il latte (a vantaggio delle multinazionali). I risultati, però, non sono brillanti: quest’anno se n’è accorto persino l’Europarlamento. Il reddito disponibile delle famiglie dal 2009 è diminuito del 40%, gli stipendi del 34%, servizi e benefit sociali del 26%. La disoccupazione era al 9% cinque anni fa e ora supera il 27%, il Pil s’è ridotto di un quarto. Pure i conti pubblici, ovviamente, non migliorano: il rapporto deficit-Pil nel 2013 era al 12,7%, il debito pubblico al 175% (dal 129% del 2009).

I bravi allievi Irlanda e Portogallo: liberi alfine, ma solo per finta Il secondo paese a essere curato dalla Troika è stato l’Irlanda, messa nei guai a fine 2010 dal fallimento del suo sistema bancario e costretta a chiedere un prestito di 78 miliardi di euro. La struttura economica dell’Irlanda (un sistema basato sul esportazioni, tassazione irrisoria e poco welfare) sembrava fatta apposta per applicare i diktat dei Memorandum, eppure “l’allievo modello” non se la passa così bene come si vorrebbe far credere: dopo una sostanziosa sforbiciata dei salari e manovre per il 19% del Pil, il debito pubblico – che nel 2008 era solo al 44% del Pil – oggi sfora il 125%. E ancora: la crescita degli ultimi due anni è stata solo dello 0,2% nonostante la spinta di un deficit che l’anno scorso s’è attestato al 7,6%. Il valore degli immobili è il 57% in meno rispetto a cinque anni fa, il debito delle famiglie il 200% del reddito. La disoccupazione nel 2013 è passata dal 14,5 al 12,6%, ma il calo è dovuto in larga parte all’emigrazione (lo stesso discorso vale per Spagna, Portogallo e Grecia). Il Consiglio d’Europa, infine, ha denunciato che l’Irlanda non offre garanzie minime per malattia, disoccupazione, sopravvivenza, infortuni sul lavoro e benefici di invalidità. Sarà per questo che – a dicembre 2013 – quando Fmi, Bce e Ue hanno proposto all’Irlanda un nuovo prestito, il governo di Dublino ha risposto subito: “No, grazie”.

In realtà, i funzionari della Troika continueranno a fare ispezioni biennali fino al 2031. Sei anni in meno di quel che tocca al Portogallo, uscito anche lui formalmente dall’ombrello della Troika nel dicembre scorso. Il panorama è lo stesso degli esempi precedenti: dopo tre anni di “cura” 1,9 milioni di persone (il 18% circa della popolazione) vivono sotto la soglia di povertà e i conti pubblici sono un disastro. Una vicenda simbolica: il governo di Lisbona, per realizzare le richieste dei Memorandum, voleva vendersi 85 quadri di Joan Mirò all’asta (ma un giudice, per ora, ha bloccato tutto). Va citato, infine, almeno il caso di Cipro, dove per la prima volta è stato applicato il principio, ora comunitario, che i fallimenti bancari li pagano anche i correntisti.

Esagera Bruno Amoroso, del centro studi Federico Caffè, quando li chiama “i sicari dell’economia”?

Martco Palombi

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

13.08.2014

Pubblicato da Davide

  • Georgios

    Quindi?

    I debiti degli stati non vanno pagati. La decisione va presa unilateralmente. Al massimo si fa uno SWAP, (se vogliamo e se possiamo e chiedeteci "per favore") verso chi non e’ uno strozzino di professione.

    Ma a guidare il paese ci devono essere cittadini di quel paese. Non dei quisling.

  • hal900

    la vera novità consiste nel fatto che mentre ciò viene fatto da almeno trent’anni nei paesi in via di sviluppo (Centro e Sudamerica, Indonesia, etc..), ora tocca al cosiddetto Primo Mondo. Il meccanismo è chiaramente spiegato in "confessioni di un sicario dell’economia" di J. Perkins

  • Hamelin

    La gente che si augura arrivi la Troika è quella minoranza che sta perdendo tutto ed ha pagato di tasca propria la repressione fiscale dei tre governi non eletti .

    Sicome ( a mio modo di vedere ) questa gente si è rotta le palle di sentirsi dire dai Pidioti con il culo al caldo nella raccomadazione pubblica vorrebbe ( a torto ) vedere anche loro iniziare a pagare il disastro creato dai loro paladini .

    Perchè bisogna sempre ricordare che le manovre fatte dai criminali come Monti e i suoi successori hanno colpito solo determinate categorie della società ( Lavoratori dipendenti privati , aziende , liberi professionisti , artigiani ) senza intaccare l’idrovora delle mangierie pubbliche .

    Per questo il PIL muore.
    Se si ammazzano i produttori della ricchezza ( tessuto economico ) ed i Tax Consumer rimangono gli stessi ( burocrazia pubblica ) è ovvio che si collassa ( debito pubblico che viaggia spedito verso Alpha Centauri ).

    La torta da spartirsi si è ristretta e chi non ne avrebbe diritto continua tranquillamente a papparsi la sua fetta e quella di chi la torta la fa lasciando solo le briciole .

    Quello che fa la torta visto che tanto ha solo le briciole inizia a capire che è meglio se la torta la va a fare in un posto che gli permetta di mangiare .

  • roberto4321

    mi sbaglierò, ma ho idea che il duo R&B stia preparando la stangata per frau Merkel. Quest’ultima voleva che il bilancio dell’Italia tendesse al pareggio, R l’ha gelata dicendo che l’avrebbe tenuto al 3%, il che vuole dire che il nostro enorme debito pubblico, in gran parte in mani tedesche, continuerà ad aumentare fino a raggiungere il 140% diventando ingestibile . Prima di arrivare a quel punto Draghi non avrà altra scelta che lasciar lievitare il nostro spread per cercare di imporci un altro governo tecnico. Ma se il cambio di governo auspicato non si verificherà (perche R%B hanno i numeri per andare avanti e il loro accordo regge) allora per frau Merkel saranno cafoli amari, in quanto il maccanismo di Target2 è per una volta tutto a nostro favore visto che prevede la compensazione automatica degli sbilanci degli stati membri, che a quel punto diventerebbero una emorragia di fondi dalla Germania verso l’Italia, il che obbligherebbe la Germania ad uscire dall’Euro dall’alto, giusto l’opposto di quello che  vorrebbe.

  • Vocenellanotte

    1) Non ci sarà nessun prelievo sui depositi bancari. Smettiamola con questa panzana che se no Renzi finisce coll’appuntarsi la medaglia. E avrai voglia a dirgli che lui non conta niente.

    2) Non ci sarà nessuno spread (la corda si spezza alla fine) visto che la quotazione dell’Euro va bene così, specie per la Germania.
    3) Gli italiani continueranno a votare senza sapere chi votano, tanto il pupazzo ce lo mettono gli USA (il fantoccio PdR, e il burattino di cioccolato già sono pronti.
  • GioCo

    Aah, che bello vedere ogni tanto che il buon senso è buon senso anche nel trionfo del delirio!

    Voglio dire (so che ho detto qualcosa di criptico), che la sete di potere di chi ha potere, a volte funziona come dovrebbe: cioè si rivolta contro il potere.
    Non è che ci si può fare l’abitudine di questi tempi, purtroppo nel processo di scivolamento all’inferno è un caso tanto raro da confermare l’eccezione ogni volta: pare proprio una piccola stella che brilla nel firmamento delle tenebre. Così sarà finché non raggiungiamo "ground zero" (credo).

    Credo che chi ha istituzionalizzato la Troika (non si fa fatica a risalire ai beneficiari) lo abbia fatto nell’idea che tutto il mondo avrebbe tratto "vantaggio" dalle prestazioni dell’FMI. In effetti se Russia e Cina, con Tinenanmen e la crisi del ’93 in Russia, avessero preso una piega riformatrice dal punto di vista del neo-liberalismo, forse adesso non avremmo alternative.

    Ma l’apertura di un fronte oligarchico alternativo resiliente anche alle manipolazioni della scienza sociale moderna, da spazio anche a piccoli paesi, come l’Argentina o l’Uruguai, di alzare la testa (se ovviamente c’è ancora una politica minimamente connessa agli interessi pubblici) rispondendo alla prepotenza delirante dell’Impero Klingon. Ma il punto è che la creatura che oggi la dittatura combatte e che vede come la bestia di San Giovanni, è in verità il Jocker di Batman, cioè un sicuro orrore ma risultato diretto delle inconsapevoli ripercussioni delle idee liberiste, persino peggiori, in quanto capaci di generare orrori ma non di farli propri.

    Sarebbe capace qualsiasi cieco di capire come una dittatura meno vorace avrebbe ben più efficacia (a vantaggio del potere liberista) dato che il suddito medio, come l’asino, s’accontenta di poco. Soprattutto dopo essere stato bastonato a dovere. Il problema è che chi bastona, dopo un po’ ci prende gusto e bastona sempre di più forte, perché infliggere danno alla Vita fa sentire i non-morti, costrutti ubriachi del potere, un pochino più vivi. E’ molto difficile per un costrutto non-morto, un Frankenstain a quel livello di ubriacatura di potere contenersi.
    Cioè, difficile tanto da saperlo miracoloso, soprattutto se il costrutto prende di mira uno che risponde alle batoste: chi resiste rompe la monotonia del massacro a oltranza e giustifica l’accanimento!
    E’ come un drogato che si fa di crack e sappia la giornata buona perché raddoppia la dose.

    Se (e dico se) il costrutto-Frankenstain, l’orrore neo-liberista che s’aggira come un vampiro tra i villaggi in cerca di vergini (cioè imbecilli che sapranno desiderare l’essere succhiati) non ha in serbo altre sorprese (e non credo sia così) allora mollerà la corda. Come il vecchio pescatore con il Marlin all’amo: poi tanto recupera filo. Dopo.
    Ma questo significa che dovrà scendere a patti con la sua residua pazienza, cioè dovrà barattare la sua libbra di carne: si tratta pur sempre di Schiavi, ma a un altro livello.
    Se invece come credo ha ben altri poteri, scatenerà l’inferno (degli altri) pur di non perdere la sua libbra di carne.

  • albsorio

    Spostano o aumentano le tasse su proprietà e consumi, non toccano banche e rendite.

  • Vocenellanotte

    Questo sarebbe vero se l’Italia fosse uno Stato sovrano. Sai bene che prima B. e ora R. occupano quel posto del tutto provvisoriamente secondo i desiderata USA. 

  • atamoro

    OK , e le differenze con quello che dice Barnard da anni dove sono?!?

  • Ossimoro

    Perché afferma che abbia colpito solo i lavoratori dipendenti privati?

    L’aumento delle imposte su redditi, casa, consumi, ecc ha colpito anche i milioni di dipendenti pubblici. Mi risulta peraltro che il CCNL del pubblico impiego sia scaduto da diversi anni e che il blocco degli aumenti durerà ancora per altri anni.
    E questo contribuisce alla riduzione della spesa pubblica, ma anche al reddito disponibile dei lavoratori; essi spenderanno meno e compreranno meno prodotti dalle imprese.
    Per contro, senza apporre giudizi, sto osservando una considerevole diminuzione di emissione di scontrini e fatture (dal ristorante al meccanico, dal macellaio all’idraulico, ecc).
    Credo che il peso lo stiano pagando i lavoratori dipendenti, sia pubblici sia privati, visto il prelievo alla fonte. Imprese e professionisti possono almeno tentare di barcamenarsi con vie precluse alle categorie a reddito o fisso.
    Mi chiedevo se l’ingaggio del nuovo CT sia pagato con soldi pubblici e se non sarebbe giusto far rientrare questi compensi nel tetto dei manager pubblici. Con 3,5 milioni Preferirei pagarci 120 tra infermieri, maestri, agenti di polizia e del fisco. Sicuramente più utili IMHO.
  • Ossimoro

    Ezra Pound sostenne che puntare sull’economia dell’esportazione era una forma di invasione del territorio altrui. Era una colonizzazione.

    L’autarchia ha i suoi grossi limiti, ma l’obiettivo di scambio tra Stati dovrebbe a monte obbligare ad un saldo multilaterale pari a zero.
    L’assenza del meccanismo della svalutazione purtroppo obbliga alla riduzione delle importazioni mediante tassazione.
    Perché per ridurre le importazioni obbliga anche i Governi a ridurre la spesa interna, cioè il reddito disponibile dei consumatori.
    Istruttivo questo bell’articolo di Bagnai.
    Se si vuole cercare di evitare o almeno ritardare la Troika si deve comprare made in Italy.
    La ns. non moneta deve circolare il più possibile all’interno del territorio e non uscire dai confini.
    Ogni euro che va all’estero, in questa situazione, è un posto di lavoro in meno.
    Inoltre l’ultima asta dei BOT ha visto tutti i titoli collocati, sebbene, al netto delle commissioni, abbiano rendimento negativo. Questo è un bene per il debito pubblico, ingigantito anche dalla bassa inflazione, oltre che dal debito privato traslato sulle spalle del pubblico.
    L’asta a medio/lungo termine non si è resa necessaria.