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ECCO CHI C'E' DIETRO L'IMPONENTE PULIZIA ETNICA DELLA POPOLAZIONE RUSSA E RUSSOFONA NEL DONBASS

DI OLGA CETVERIKOVA

fondsk.ru

Nel territorio delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk continua su vasta scala l’operazione offensiva dell’esercito ucraino. Bombardamenti indiscriminati sugli insediamenti portano nuove vittime tra la popolazione civile. Come risultato dei feroci bombardamenti con l’uso dei “Grad”, “Uragan”, “Smerč” la città di Nykolaivka è stata praticamente rasa al suolo. Risulta impossibile stabilire il numero delle vittime, non ci sono collegamenti con Nykolaivka. I quartieri residenziali di Semyonovka e di Slavyansk sono stati sistematicamente distrutti dal fuoco dell’artiglieria. A Slavyansk sono stati resi inutilizzabili i sistemi di sussistenza, la città è circondata e completamente bloccata. Sparano sulle auto che cercano di fuggire dalla città.

Le cause del massacro perpetrato nel Donbass non sono ancora state sufficientemente rese note.

Nel gennaio 2013, sotto la presidenza di Viktor Yanukovyč, la società Royal Dutch Shell ha firmato con il governo ucraino un accordo di 50 anni, a condizioni agevolate, per la spartizione della produzione derivante dallo sfruttamento e dall’estrazione del gas di scisto dei giacimenti di Yuzosk situati al confine delle regioni di Donetsk e Kharkov nella zona petrolifera del Dnepr-Donets. Nel giugno 2014 la direzione della Shell ha confermato che i piani della società sono rimasti immutati: l’inizio dello sfruttamento del giacimento è previsto dopo la de-escalation del conflitto e la stabilizzazione della situazione.

Secondo l’accordo, le clausole rimarranno strettamente riservate per tutta la durata del contratto. Alla scadenza di questo termine, il governo ucraino non potrà avanzare il diritto di rifiutare la proroga dello stesso contratto, in cui sono indicate le coordinate esatte dell’area stanziata per l’estrazione del gas. Un territorio che si espande su 7.886 kmq, che comprende la città di Slavyansk (situata al centro del giacimento), Izyum, una grossa parte di Kramatorsk, così come centinaia di piccoli insediamenti: Krasnyj Liman, Seversk, Yasnogorka, Kamyševka, ecc.

Ai sensi dell’art. 37.2 dell’accordo, gli abitanti che risiedono su questo territorio, come da contratto, devono vendere la proprietà della loro terra, in caso di rifiuto, le verrà tolta ​​con la forza a favore di Shell. Tutte le spese della società per l’“appropriazione del territorio”, verranno risarcite dallo Stato ucraino con il ricavato dell’estrazione del gas. Per questo, lo Stato è tenuto a garantire l’accettazione di tutte le necessarie risoluzioni da parte delle autorità locali.

Altre aziende coinvolte nello sfruttamento del gas di scisto in Ucraina sono: 
- Eurogas Ucraina, che fa parte delle azioni nelle mani della società britannica Mc Callan Oil & Gas (UK) Ltd, di proprietà, a sua volta, dell’americana Euro Gas; 
- Burisma Holdings, nella quale Hunter Biden, figlio del vicepresidente americano, è da poco diventato uno dei membri del consiglio direttivo.

Il compito principale di coloro che hanno iniziato e continuano l’“operazione anti-terrorismo”, o più semplicemente, la carneficina nel Donbass è stabilire il pieno controllo delle regioni di Donetsk e Lugansk e la totale “bonifica” della sua superficie totale per avviare, senza intoppi, il lavoro di estrazione del gas di scisto (sul territorio, ripulito dalla popolazione, è prevista l’installazione di 80-140 mila pozzi). Ciò significa la distruzione della terra seminabile, la demolizione di impianti industriali, di edifici residenziali, di luoghi di culto, per il mantenimento delle infrastrutture del gas. Per quanto riguarda le “terre nere” locali (l’Ucraina ha il 27% delle “terre nere” di tutto il mondo), si prevede di venderle all’estero. In tempo di pace sarebbe difficile realizzare tutto ciò, ma la guerra copre tutto. La questione principale è ottenere una brusca riduzione del numero della popolazione locale, e lasciare sul territorio dei giacimenti solo le persone necessarie per i lavori di estrazione del gas (il nuovo sindaco di Krasnyj Liman, assegnato da Turčynov dopo la conquista della città da parte delle truppe ucraine, ha già promesso in un prossimo futuro ai residenti locali “nuovi posti di lavoro” al posto del lavoro perso in seguito alla distruzione delle industrie).

Sopprimere la resistenza degli abitanti di Donetsk e Lugansk e ristabilire il controllo sul territorio, consentirà presto, secondo alcuni esperti, di poter tagliar fuori la Russia da gran parte del mercato europeo del gas. Gli esperti ritengono inoltre, che nell’autunno del 2014 s’inizierà a giocare a “carte scoperte”. È emblematico il fatto che il Segretario generale della NATO Rasmussen, parlando il 20 giugno alla Chatham House di Londra, abbia accusato la Russia di aver complottato per interrompere la produzione di gas di scisto, come, al Congresso degli Stati Uniti, il 1° maggio, sia stato proposto un progetto di legge intitolato “Legge sulla prevenzione delle aggressioni dalla Russia – 2014”.

Quindi, proprio il desiderio di mantenere il controllo da parte delle grandi corporazioni transnazionali sui giacimenti petroliferi del Dnepr-Donets ha portato alla guerra contro il popolo di Donetsk e Lugansk, una guerra di sterminio. Il massacro di civili e il clima di paura che costringe le persone a lasciare la loro patria per diventare profughi, sono stati i principali strumenti per attuare gli interessi delle multinazionali, per le quali, il potere installatosi a Kiev dopo il colpo di stato, è solo un abbellimento per coprire la grande pulizia etnica della popolazione russa e russofona del Donbass. La vita umana, per gli organizzatori del massacro in corso nel Donbass, non ha nessun significato, per loro non esiste né alcuna legge internazionale né regole di guerra. Alcuni esperti (E. Gilbo) sostengono che è già stato definito quanta popolazione potrà rimanere sul territorio ripulito.

Il 4 luglio, in un messaggio video apparso su internet, il ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk Igor Strelkov ha dichiarato: “Se la Russia non otterrà un cessate il fuoco, oppure se non inizierà un’operazione di pace, Slavyansk con la sua popolazione di oltre 30 mila abitanti sarà distrutta in una settimana, al massimo due” .

Olga Četverikova

Fonte: http://www.fondsk.ru/

Link: http://www.fondsk.ru/news/2014/07/05/donbass-grandioznaya-etnicheskaya-chistka-russkogo-naseleniya-28343.html

5.7.2014

Scelto e tradotto dal russo per www.comedonchisciotte.org da ELISEO BERTOLASI

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Le città del Sudest ucraino dopo le stragi di civili son rase al suolo, ma continua la forte propaganda anti-russa. Il NYT ne scrive, i nostri media zitti
     
    L’International New York Times pubblica oggi in prima pagina la notizia della vittoria dell’esercito di Kiev nel Sudest dell’Ucraina. Una scelta, nella sua vistosa parzialità, da elogiare rispetto al silenzio colpevole dei media italiani su quanto accade in questi giorni in Ucraina. E’ la schizofrenia della propaganda occidentale. Mentre le città del Sudest dell’Ucraina dopo l’ecatombe di civili vengono rase al suolo, continua una forte propaganda anti-russa. In attesa di una nuova Norimberga.

    Lode al New York Times (è la seconda volta che lo faccio in un anno). Mentre l’informazione italiana conferma la sua miseria morale e intellettuale, ignorando – come fa da quasi un mese – la guerra in Ucraina, il giornale americano ne parla di nuovo in prima pagina. 

    Lo fa, ovviamente, celebrando la vittoria dell’esercito di Kiev e la ritirata delle forze ribelli verso Donetsk. Finalmente – scrive l’edizione internazionale del New York Times – “i soldati hanno superato la riluttanza ad aprire il fuoco contro i connazionali”. Adesso hanno imparato a “distinguere i nemici dalla gente comune”. Dall’alto, dagli aerei, e da lontano, dai cannoni, distinguere è un po’ difficile, ma che ci vogliamo fare? Non si può avere tutto dalla vita.

    Certo, non è mancato l’aiuto dall’esterno – ammette il New York Times. Gli Stati Uniti hanno contribuito, “da marzo”, cioè fin dall’inizio, con 23 milioni di dollari di assistenza, compresi i sistemi per la visione notturna, le attrezzature sofisticate per le comunicazioni, le informazioni satellitari, giubbotti antiproiettile, cibo. Ma questa cifra non comprende molte “voci”: la riorganizzazione della catena di comando, centinaia di “consiglieri”, di specialisti guastatori, di esperti in gestione della propaganda, eccetera eccetera. Costo? Chiedetelo a Victoria Nuland, quella dei “cinque miliardi di dollari”.

    Fatto è che, celebrando e celebrando, il re dei quotidiani mondiali si lascia sfuggire che i ribelli hanno assaltato una prigione di Donetsk, “probabilmente per procurarsi delle armi”. 
    Se ne deduce che non ne hanno abbastanza. 
    Comunque in una prigione non si trovano carri armati e blindati, e neppure armi pesanti e aerei. La Russia li ha, ma non li ha mandati. Insomma la tesi che la Russia starebbe fornendo grandi quantità di aiuti militari ai ribelli sembra fare acqua da molte parti, incluse quelle del New York Times. Così come quella secondo cui la resistenza armata al governo centrale sarebbe alimentata da cospicui afflussi di volontari attraverso un poroso confine russo.

    Qualche problema per Putin, sotto questo profilo, c’è. E’ apparso su YouTube un video che dà conto di un vero e proprio alterco tra il governatore del Donbass, Pavel Gubarev , e Sergei Kurginian, influente personaggio nazionalista russo, che accusa i combattenti filo russi di avere usato male le armi ricevute dalla Russia, e addirittura di viltà per avere abbandonato il campo a Slaviansk, ritirandosi. Un segnale contro Putin? Forse, ma mascherato nel suo contrario. Certo questo video, (sicuramente intenzionale, cioè non “rubato”) girerà su tutte le tv ucraine e occidentali. E servirà per confermare l’accusa a Mosca di avere foraggiato la resistenza.

    Comunque il tono di Kiev e di Washington è quello della vittoria imminente. E del vae victis! Prima che una pioggia di bombe si rovesci su Donetsk e Lugansk, entrambe grandi città ancora piene di civili, da Kiev il vice-primo ministro di Kiev, Vladimir Groysman, denuncia che “il Donbass è vittima di un terribile attacco terroristico, ispirato dalla Federazione Russa”, che starebbe effettuando un'”aggressione informativa, economica e energetica”. 
    Mentre l’ormai famosa gaffista portavoce dei Dipartimento di Stato, Jen Psaki, cerca di diffondere l’idea che “i separatisti sono gli unici a eservitare la violenza sui civili innocenti”. Insomma, per Washington i russi di Ucraina starebbero scappando in massa verso la Russia perché temono di essere uccisi dai russi del Donbass, e non dagli aerei e dai carri armati di Kiev.

    Questi sono gli effetti schizofrenici della propaganda occidentale. Per evitare i quali, forse, i nostri gazzettieri di tv e giornali fanno come le tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano. 
    Nel frattempo nella democratica Kiev si bruciano in piazza i libri russi (quelli scritti in russo) e si assaltano i giornali che azzardano qualche interrogativo sul futuro. 
    E, dove Settore Destro occupa i territori, sono in corso rappresaglie feroci. 
    Circola voce – ripetutamente – che su una delle alture che circondano Slaviansk, quella che chiamano Karachun, stiano bruciando le fosse comuni dove sarebbero stati gettati centinaia di giovani soldati di leva. Di quelli – per tornare alla parole del NYT – che, non avendo superato la “riluttanza” a uccidere i connazionali, sono stati fucilati.

    Chissà, forse Poroshenko vincerà questa fase. Ma le tracce non potranno essere cancellate. Non tutte. Prima o dopo ci sarà una Norimberga anche per lui. E resta sempre il problema di chi pagherà il conto. A Kiev si annuncia un inverno freddo.

    Giulietto Chiesa
    Fonte:  www.pandoratv.it/
    Link:  http://www.pandoratv.it/?p=1410 [www.pandoratv.it]
    7.07.201