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E SE GLI USA STESSERO VINCENDO ?

DI SIMONE SANTINI

megachip.globalist.it

È ormai dato comune la percezione che gli Stati Uniti, e l’ordine imperiale da essi costituito a livello mondiale dopo la fine dell’Urss, siano in crisi e forse destinati, in varie forme, ad abdicare. Da anni il web è inondato da analisi, articoli, commenti che sviscerano la questione fondamentale dell’epoca contemporanea. Anche la pubblicistica italiana si è confrontata sul tema con autori del mainstream o di nicchia (1).

Sono in definitiva tre i temi posti a fondamento di tale percezione: l’ascesa dei paesi cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) più altri, che paiono in grado di affermare una propria indipendenza e dunque un nuovo corso multipolare; la crisi economico-finanziaria nata appunto negli USA e che dal 2007-2008 scuote soprattutto l’Occidente; le defaillance militari post 11 settembre in Afghanistan e Iraq.

A questi fattori va aggiunto un panorama mondiale, specialmente negli ultimi anni, che sembra farsi sempre più caotico e privo di guida, con tensioni o addirittura guerre che si susseguono nelle cerniere fondamentali del pianeta.

Effettivamente la concomitanza in un arco temporale piuttosto breve di tutti questi fenomeni suggerisce la possibilità di un Impero allo sbando, in preda ad una crisi sistemica di cui non trova la via d’uscita. Ma non è detto che di tutti questi elementi, presi singolarmente e nel loro insieme, si debba dare una lettura univoca. Guardiamoli oggettivamente.

Quello dei BRICS è sicuramente un percorso innovativo e molto interessante. Esso appare però ancora in fieri e privo di organicità e strutturazione. Da anni si sente parlare del progetto di una Banca internazionale dei BRICS che possa fungere da contraltare alla Banca Mondiale e al FMI a guida americana, ma anche partendo subito servirebbero ancora anni per diventare un fattore realmente efficace. Non si può inoltre nascondere che tra alcuni attori dei BRICS, quelli determinanti, ci siano rivalità storiche e fattori di concorrenza politico-economica o demografica (vedi ad esempio tra Cina e India, tra Cina e Russia) su cui gli USA potrebbero intervenire per determinarne la disgregazione.

La crisi finanziaria è originata dai limiti dello sviluppo del sistema capitalistico. Poiché l’economia reale, produttiva, con i mercati ormai saturi, non garantiva più margini di profitto per i detentori del capitale finanziario, questi ultimi si sono inventati il gioco per cui, di speculazione in speculazione, il denaro generava se stesso in un vortice autoreferenziale di finanza creativa. Una enorme bolla di soldi virtuali che vale, a seconda delle stime, decine di volte il PIL mondiale, ovvero i beni e servizi realmente prodotti. Prima o poi la bolla scoppierà o verrà sgonfiata in qualche modo. Vedremo chi ne pagherà il prezzo. Nel frattempo, però, questa massa di denaro può essere impiegata dai “Masters of Universe” per fare shopping tra i pezzi industriali pregiati dei sistemi economici in crisi (vedasi in Italia) o fare letteralmente incetta di terra coltivabile in Africa o America Latina.

Parallelamente, la crisi finanziaria americana è stata abilmente dirottata in Europa e trasformata in crisi dei debiti sovrani per cui la locomotiva centro-europea a guida germanica è stata letteralmente circondata da PIIGS, paesi maiali a rischio bancarotta (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna). Insieme ad altri fattori di cui si dirà tra poco, ciò sta determinando il più grande successo di questa fase per l’Impero: scongiurare ogni tentazione di costituire un blocco europeo continentale, da Lisbona a Mosca, indipendente politicamente, autosufficiente dal punto di vista economico, culturalmente e territorialmente coeso, avanzato tecnologicamente, armato nuclearmente, complessivamente il più ricco e dinamico del pianeta, più degli stessi Stati Uniti. Altro che BRICS.

Infine le non vittorie militari e conseguenti sconfitte politiche sono tali solo se viste nell’ottica della classica conquista coloniale ma non se inquadrate in un cambio di strategia. La geopolitica del caos è una metodologia imperiale più oscura e complessa, molto efficace in alcuni passaggi storici. Propugnata da alcuni settori dell’establishment americano che hanno in Zbigniew Brzezinski il loro pubblico rappresentante più noto (già Segretario di Stato durante la presidenza di Jimmy Carter e allora ideatore della “trappola afgana”) questa tecnica, se ben condotta, è utile per tenere divisi i popoli “barbari”, impedire la nascita di potenze regionali o che altre potenze egemoniche possano inserirsi in aree strategiche per gli Stati Uniti.

In tal senso, se si osservano sorgere i focolai di crisi come funghi che nascono spontaneamente, nottetempo, in Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Ucraina, Palestina, allora sembrerà davvero un mondo in preda alla pazzia senza più gendarmi in grado di imporre l’ordine. Se invece si ammette la possibilità, terribile e dunque da sottacere, di una regia di fondo che a seconda delle opportunità muove marionette, favorisce attori già presenti sul terreno, lascia alcune dinamiche libere di compiersi mentre ne impedisce altre, allora apparirà lampante un quadro complessivo lucido e atroce in cui il destino dei popoli è giocato come su una “grande scacchiera”.

Emblematico il caso ucraino attraverso cui gli USA stanno ottenendo il risultato storico di dividere in uno spazio temporale decisivo la Russia dal resto d’Europa, colpendo al contempo Mosca e Berlino, costringendo la UE a votare sanzioni contro un possibile alleato strategico e contro i propri stessi interessi, contorcendosi e ripiegandosi su se stessa.

Dove siamo diretti dunque, quali scenari sono possibili? Userò come supporto per rispondere alla domanda una analisi del professor Aldo Giannuli che in un recente articolo ha sintetizzato i termini della questione enucleando quattro possibili scenari (2). Consigliando la lettura integrale, cerco di riassumere brevemente le ipotesi avanzate da Giannuli: a) gli USA si arroccano sulla difensiva, sfruttano i vantaggi strategici che ancora detengono e cercano di sopravvivere il più a lungo possibile; b) gli USA assorbono l’Europa e cementano un blocco occidentale attraverso un trattato di libero scambio e rilanciando la Nato; c) gli USA accettano un nuovo ordine bipolare formato da loro stessi e la Cina (o la Cina più la Russia); d) gli USA accettano un ordine multipolare con l’ingresso di nuove potenze in una sorta di Consiglio di Sicurezza dell’Onu riformato.

È sorprendente che il prof. Giannuli non preveda, al di fuori di questi schemi, altri sbocchi che non siano “il progressivo degenerare [.] verso un disordine mondiale sempre più caotico”. Ovvero nemmeno prenda in considerazione la possibilità che l’attuale situazione si consolidi, mutatis mutandis, con gli Stati Uniti che rimangono l’unica super-potenza imperiale. Tale ipotesi è ormai davvero da scartare?

La condizione attuale è quella che ha maggiori probabilità di prosecuzione almeno nel medio termine. Nessuna nazione appare in grado non solo di soppiantare, ma nemmeno di sfidare gli Stati Uniti con la forza, quindi o gli stessi implodono o decidono autonomamente di cedere almeno in parte la loro sovranità planetaria; la prima ipotesi sembra più verosimile della seconda.

Secondariamente, ma non per importanza, ritengo che gli Stati Uniti non si trovino in una fase di ritirata più o meno disordinata ma siano, al contrario, in piena offensiva. Certo, l’esito vittorioso di questa offensiva non è scontato ma la condizione strategica appare loro favorevole. In Medio Oriente, con possibilità di proiezione anche in Africa, Israele rimane l’unica vera potenza regionale ad eccezione dell’Iran. Ciò getta una luce sinistra sulla lentezza con cui stanno procedendo i negoziati sul nucleare iraniano, il cui esito viene rinviato di mese in mese mentre non si può ancora escludere l’opzione militare (3). Ad Oriente, gli accadimenti ucraini determinano, come si diceva, l’accerchiamento ad ovest della Russia ed il controllo sempre più stretto sull’Europa da parte americana.

In definitiva Cina e Russia vedono sempre più comprimersi i rispettivi spazi di manovra e per resistere sarebbe ormai necessaria la loro compenetrazione: ma, davanti alle sfide che lancerà l’Impero, Mosca sarà pronta a morire per Pechino e Pechino sarà pronta a morire per Mosca? Gli USA stanno agendo per alzare sempre più lo scotto della competizione per la supremazia con una azione pressante di sfiancamento, accerchiamento, logoramento, che possa portare almeno uno dei due grandi avversari strategici ad accettare la leadership americana piuttosto che un confronto militare diretto. Nel corso dei decenni trascorsi gli USA hanno dimostrato di cercare un rapporto privilegiato con la Cina, probabilmente ritenuta maggiormente plasmabile e assimilabile alle regole neoimperiali del “finanzcapitalismo”. Al contrario, come ha scritto Giulietto Chiesa, le correnti spirituali più profonde della Russia dimostrano di essere una fortissima resistenza contro la conquista (4).

Tirando le somme, propongo una quinta ipotesi di scuola da aggiungersi alle quattro delineate dal prof. Giannuli:

e) gli Stati Uniti rimangono la potenza imperiale di riferimento in una architettura piramidale a carattere neofeudale a cui gli altri Stati si associano, a vario rango, in condizione di vassallaggio. I grandi Stati vassalli avrebbero aree di influenza di loro pertinenza (a titolo di esempio: alla Cina l’Asia orientale, alla Germania l’Europa, al Brasile il Sudamerica, ecc.). Le Nazioni che non volessero sottomettersi spontaneamente sarebbero affrontate con la forza. In questo schema sembrerebbe naturale che la struttura neofeudale si riflettesse anche all’interno dei singoli Stati con strutture sociali piramidali e con potere e grandi ricchezze detenute da piccole élite.

L’appello a tutti coloro che ritenessero un tale scenario almeno possibile, e non volessero ad esso assoggettarsi, è di considerare in questa fase la Russia come la terra di confine di un autentico scontro di civiltà. E conseguentemente fare una scelta di campo tra la civiltà umana e la civiltà della barbarie.

P. S. Si accettano scommesse sul rango di vassallaggio riservato all’Italia

Simone Santini

Fonte: http://megachip.globalist.it

Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=108024&typeb=0&E-se-gli-USA-stessero-vincendo-

11.08.2014

Note:

(1) A titolo di esempio cito: Sergio Romano, Il declino dell’Impero americano, Longanesi (2014); Giacomo Gabellini, La Parabola, Anteo Edizioni (2012).

(2) Aldo Giannuli, Prove tecniche di neo-bipolarismo.

(3) Per un approfondimento rimando al mio testo “Iran 2012” che, benché ormai datato per taluni aspetti, mantiene ancora a mio avviso valido il contesto di fondo dell’analisi.

(4) Giulietto Chiesa, prefazione al volume di Paolo Borgognone “Capire la Russia” (Zambon editore).

Pubblicato da Davide

  • Gil_Grissom

    Finalmente un articolo che va in controtendenza, che non prospetta l’utopica illusione dell’implosione del satana americano e la cancellazione del suo alleato sionista, per vedere un mondo guidato dall’illuminata egemonia iraniana, indiana o brasiliana: pur con tutte le loro contraddizioni e le loro difficolta’ gli States rimangono di gran lunga la prima potenza economica e militare al mondo, mentre politicamente hanno dovuto cedere l’egemonia all’Italia di Renzi divenuta la nazione piu’ importante e considerata al mondo. 

  • madelmo

    Bel articolo su cui riflettere 

  • Gil_Grissom

    Certamente.

  • Tonguessy

    l’economia reale, produttiva, con i mercati ormai saturi, non garantiva
    più margini di profitto per i detentori del capitale finanziario, questi
    ultimi si sono inventati il gioco per cui, di speculazione in
    speculazione, il denaro generava se stesso

    Se questo è l’assioma fondante delle considerazioni successive, lo trovo un po’ debole.
    1-In realtà vale solo per i paesi più industrializzati, lasciando aperte le questioni sugli altri mercati. I mercati interni degli altri paesi sono ben lontani dalla saturazione. Peccato che la delocalizzazione (uno dei processi di acquisizione di maggiori guadagni per i vertici mondiali) sfavorisca fortemente quella penetrazione. Emblematico il caso cinese: il governo per vedere crescere l’economia punta sulla creazione di una classe media di 400 milioni di individui, sostenuta da quella produzione che gli USA (e non solo) negli ultimi decenni hanno delocalizzato lì. Invece di importare producono.
    2-l’innovazione tecnologica è un volano formidabile, indipendentemente dai mercati. Facciamo il paragone tra telefonia e trasporti? Mentre la prima ha saputo offrire negli ultimi decenni una sempre maggiore innovazione con integrazione di funzioni, nel campo automobilistico siamo sempre alle solite misere percentuali di efficienza (20% di potenza resa, consumi uguali al dopoguerra). Questo per non disturbare i sonni tranquilli dei petrolieri. Nessuna green economy sta minacciando nessuno, e questa è la cifra dell’attuale ed ireversibile crisi dell’auto.
    3-invece di inventarsi prodotti nuovi o soluzioni migliori, tutto ciò che sono stati in grado di tirare fuori dal cappello è la solita decima (tassa sul popolo) che si chiama di volta in volta spending review, pareggio di bilancio etc e che non è altro che il continuo flusso di denaro pubblico per sanare gli immancabili deficit speculativi del terziario avanzato.
    Questo sta generando un mare di disoccupati e sottoccupati nel cosiddetto primo mondo, ed è tutto da dimostrare che gli svariati di homeless americani siano segno di potenza imperiale.
    Certo, l’idea della geopolitica del caos può sembrare affascinante: ma reggerà alla prova del tempo? O non è piuttosto che questa sia l’ultima spiaggia per il capitalismo del nuovo millennio? Non una scelta ponderata quindi, ma un affannoso tentativo di mantenersi a galla, magari a costo di tradire gli antichi alleati (da noi Squinzi parla di "macelleria sociale"). Che ci sia caos è quindi fuori discussione, ma a chi giova? Forse tale caos è solo frutto di scelte sbagliate, non di scelte oculate. Nel qual caso non parlerei di potenza, ma di  impotenza davati ai fatti.

  • roberto4321

    dividi et impera… non serve dire altro

  • Cataldo

    L’articolo in effetti coglie bene il disegno insito nell’azione USA che ha avuto inizio con il 11/9, si è creato un quadro politico, imposto con il controllo totale dei media, che permette alla proiezione di potenza dell’impero di esplicarsi senza alcun ingombro istituzionale. La riorganizzazione del potere interno agli USA ha espresso una nuova prassi operativa, che ha avuto i suoi prodromi anche nella riorganizzazione dello strumento militare. Non facciamoci quindi illusioni su una "implosione" anche perchè il sistema è sempre più autoreferenziale, non deve più confrontarsi con una opinione pubblica, come ai tempi del vietnam o della crisi degli euromissili degli anni 80.

  • Primadellesabbie

    Fino a quando il loro stile di vita (degli US) costituirà il modello che gli altri popoli cercano di imitare, sarà difficile scalzarli.

    Per il momento gli yankees maneggiano un sistema propagandistico molto efficace, che isola chi non condivide la loro leadership, siano persone isolate, gruppi o paesi, in modo di consentire loro di intervenire con mezzi e modalità convincenti.
    Auguriamoci che il prossimo modello, se ci sarà, preveda per la ricchezza il posto che le compete, o la destini a persone che la sappiano maneggiare in maniera meno rozza di quanto siamo costretti a vedere.
  • haward

    Più che gli USA, intesi come nazione egemone (o governo degli USA), è necessario parlare di quell’oligarchia finanziaria che, soprattutto attraverso la potenza economica, militare e propagandistica degli USA, attualmente ha in mano le redini del pianeta. Questa elite è sovranazionale ed apolide, detiene il controllo finanziario di tutti i governi occidentali e di molti non occidentali e, conseguentemente, muove le varie entità statali come pedine sullo scacchiere del mondo. Dopo le due guerre mondiali gli USA hanno concentrato, come dicevamo, il potere economico (dollaro, Federal Reserve e Wall Street), miltare (con l’esercito più potente e tecnologicamente dotato di tutti i tempi, dislocato in quasi tutto il globo) e propagandistico (Hollywood ed American Way of Life)e quindi è chiaro che rappresentano il principale motore della macchina oligarchica. Ieri avevamo l’impero britannico, la sterlina ed il carbone (di cui era ricca l’Inghilterra) come fonte energetica, oggi abbiamo gli USA il dollaro ed il petrolio, domani, chi può dirlo? Sicuramente, nell’ombra, quel ristretto numero di famiglie, americane, inglesi, svizzere, francesi( cosa importa a loro il passaporto?) stanno già studiando le prossime mosse.

  • Primadellesabbie

    Si, sembra essere così, il loro backstage in questa lunga fase pare collocato negli USA che forniscono anche la loro faccia.

    Un discorso a parte si potrebbe riservare alla crescente complessità del meccanismo dispiegato, le cui singole componenti, a lume di logica, non dovrebbero tardare a reclamare una loro vita autonoma (io credo che la vicenda delle torri gemelle possa essere considerata una spia di questo fenomeno) con conseguenze imprevedibili.
    Un’altra variabile é costituita dallo stile di vita impostosi universalmente, che può subire influenze culturali impreviste alle quali il tipo di cupola reggente potrebbe non essere capace di adeguarsi, proprio a causa delle stesse caratteristiche indispensabili ad esercitare il suo attuale dominio.
  • zeppelin

    L’Occidente non sta vincendo; forse sul piano geopolitico internazionale è in posizione di vantaggio, ma sul fronte interno è debolissimo. I governi sono paranoici al punto di spiare in modo capillare i propri concittadini, ipocrisia e plagio dell’informazione che supera Orwell, false-flag costruiti alla meglio, propaganda stucchevole e scempio dei territori, sia i propri che quelli occupati. Una situazione del genere porta ad avere contro la maggioranza delle persone sensibili e intelligenti e ad essere supportati da una maggioranza numerica, ma inferiore dal punto di vista intellettuale, oltre che da una folla di furbacchioni corrotti. Qualcuno disse che l’URSS è caduto quando la gente ha finito di credere al velo di bugie, falsità ed ipocrisie che il sistema aveva messo in piedi, quando il re è stato additato come nudo. In Europa siamo già a buon punto…

  • lucamartinelli

    Credo che l’affermazione che gli yankee siano di gra lunga la potenza economica del mondo sia un tantino esagerata. In realtà la Cina ha già suerato i cow-boys. Ma anche se non l’avesse ancora fatto quel "di gran lunga" rimane sempre una stonatura.

  • adriano_53

    Nella fantageopolitica c’é solo la fanta.

  • Denisio

    LAGO DI FUOCO
    (Lake Of Fire)

    Dove vanno i cattivi popoli quando muoiono? 
    Non vanno in paradiso dove volano gli angeli 
    Loro vanno giù al lago di fuoco e frittura 
    Non si vedono più fino al 4 Luglio 

    Conobbi una signora di Duluth 
    E’ stata morsa da un cane con un dente rabbioso
    Lei andò nella sua tomba un pò troppo presto 
    E lei volò via ululando verso la luna gialla 

    Ora le persone piangono e le persone si lamentano 
    E cercano un luogo asciutto da poter chiamare la loro casa 
    E tentano di trovare dei posti dove far riposare le loro ossa 
    Mentre gli angeli e i diavoli 
    Lottano per accoglierli dalla loro parte

    https://www.youtube.com/watch?v=elkP-Zcp5n0

  • Georgios

    Non saprei se sia possibile, ma non esiste ombra di dubbio che lo scenario perseguito dalla potenza imperiale in crisi, sia quello proposto da Santini, lo scenario e). E’ per questo che seminano il caos e l’odio nel mondo. Non e’ mai esistita una superpotenza mondiale che abbia accettato volontariamente di cedere il suo primato eccezion fatta per la Gran Bretagna che, in un certo senso naturalmente limitato, continua ad esercitarlo sia pure come leccapiedi dei suoi cugini americani. E poi questo miscuglio di falchi e neo conservatori che orbitano attorno alla Casa Bianca durante gli ultimi 30 anni, l’ha messo nero su bianco nel suo Project for the New American Century già dagli anni 90 del secolo scorso: il mondo gli appartiene.

    Il problema e’ che questo scenario prevede la sottomissione della Russia. Questo e’ un problema molto grosso per loro perché la sottomissione di una potenza del calibro della Russia, nel caso gli riuscisse, creerebbe un precedente che non sarebbe affatto gradito non dico alle potenze minori dei BRICS ma sopratutto alla Cina che in realtà e’ il loro avversario principale. E’ come con le bande dei criminali: Tutti sono disposti ad allearsi con tutti per far fuori tutti gli altri, a condizione che tra gli altri non siano loro stessi. Nel caso della Cina e’ chiaro come il sole che togliere dalla bilancia il peso russo, comporta l’indebolimento della posizione cinese in un modo irrimediabile. A meno che non credano sulla parola gli yankees, ma questa prospettiva se non ha nessun peso di garanzia nelle relazioni tra bande di gangsters, figuriamoci nella diplomazia internazionale del mondo attuale.

    Ma poi, va bene la Germania in Europa (che lo e’ diventato già) e il Brasile nel Sud America, ma ce la vediamo la Cina come stato vassallo dell’impero yankee in Asia? Non e’ solo ridicolo ma addirittura paradossale. Perché la Cina dovrebbe accettare un ruolo cosi subalterno e cosi degradante? Perché loro sono "la potenza più potente del mondo"? A parte il fatto che i cinesi conoscono benissimo i propri polli, tutte le potenze più potenti del mondo erano tali fino al giorno in cui cessarono di esserlo.

    E tutto questo discorso si fa prendendo per ipotesi scontata il fatto che la Russia sarà sottomessa. Il fatto però che la Russia non mostra da gradasso i muscoli ogni sera in televisione come fa l’impero e non fornisce armi da una parte della frontiera a chi combatte dall’altra, non significa che non conosca i propri polli. L’ha dimostrato in Cecenia, in Georgia e in Crimea. Quando i suoi interessi vitali vennero minacciati non convocò delle conferenze per annunciare sanzioni ma andò al sodo senza troppi preamboli. Eppure il fatto che la Russia cerca di agire con calma e con saggezza in una situazione oltremondo critica per la pace in Europa, viene interpretato dai vari super-patrioti della prima sponda e dai vari innamorati (con connotati chiaramente masochistici) dell’impero-"culla della democrazia nel mondo" dell’altra, come segno di debolezza e di paura.

    Questo commento non può essere chiuso senza citare quell’altro fattore che e’ molto disprezzato oggi ma che era sempre disprezzato nella storia fino al giorno in cui fece sentire la propria voce. Il fattore popolo. Il popolo americano per primo perché la minaccia viene da quella parte a spese proprio del popolo americano, il popolo russo, i popoli europei, i popoli asiatici e cosi via. Per il momento ci sono i delusi (qualche volta mi ci trovo anch’io tra questi), ci sono i nichilisti e poi ci sono i cretini e i masochisti (che a scuola li vedo nei panni di chi denunciava i compagni alla maestra) a schernire il popolo, cioè a schernire se stessi.

    La storia però e’ stata sempre scritta dal popolo e può darsi che dalle nostre parti si sonnecchi ancora, ma ci sono altre parti nel mondo dove la sta già scrivendo. Con il suo sangue. Superpotenze o no.

  • lucamartinelli

    perdona la correzione ma il detto è: "dìvide et ìmpera"

  • mazzam

    ma va là… il popolo non ha mai scritto un cazzo. il popolo non sa scrivere

    les elites che usano il popoli per i loro fini hanno le penne imano. 
    il popolo al limite ha le mani lorde di sangue. 
    il popolo…. ma come ti è venuta questa??
  • Gil_Grissom

    Non mi sono mai fatto illusioni su un’implosione degli States e francamente non me la auguro nemmeno: sostituire l’egemonia yankee con magari un’egemonia cinese o della Russia di Putin non mi sembra un passo in avanti dal punto di vista democratico. Mi turo il naso e mi tengo gli yankees

  • Gil_Grissom

    Se lei confronta il pil (parametro principale per valutare l’economia di un paese) cinese complessivo e quello americano vedra’ che la distanza e’ ancora abissale. Se poi confronta il pil pro capite, cioe’ il benessere medio economico del cittadino, questa distanza diventa siderale, nell’ordine del 10 a 1 a favore degli Stati Uniti. Quindi il termine di gran lunga non resta affatto una stonatura e non bastera’ certo qualche articolo di qualche oscuro economista messicano o brasiliano a cambiare le cose.

  • Gil_Grissom

    Se lei confronta il pil (parametro principale per valutare l’economia di un paese) cinese complessivo e quello americano vedra’ che la distanza e’ ancora abissale. Se poi confronta il pil pro capite, cioe’ il benessere medio economico del cittadino, questa distanza diventa siderale, nell’ordine del 10 a 1 a favore degli Stati Uniti. Quindi il termine di gran lunga non resta affatto una stonatura e non bastera’ certo qualche articolo di qualche oscuro economista messicano o brasiliano a cambiare le cose.

  • Georgios

    Se la storia la scrivessero le elites saremmo ancora governati dai Trenta Tiranni o magari da Ramesse I.

    Ecco come mi e’ venuta.

    Tu però sai scrivere. Non apparterai mica alle elites?

  • Iside
    che tristezza…nella tua testa c´é solo l´indole del cagnolino fiero e obbediente…
    l´ue era una possibilitá per staccarsi dal´regime usa ed essere quantomeno un soggetto di un mondo multipolare, é ovvio che con questa genta senza un minimo d´orgoglio é solo un utopia.

  • Gil_Grissom

    E nella tua testa cosa c’e’ invece, l’indole del rivoluzionario da tastiera?

  • bstrnt

    Gli USA continueranno ad essere il bullo internazionale che sono fino a quando gli utili idioti si adopereranno a fare carne da cannone per loro!

    L’Ucraina è un esempio e l’Europa da brava baciapile è un altro esempio.
    Germania e Finlandia si appelleranno al principio di solidarietà in Europa quando per seguire i dictat del bullo internazionale vedranno la loro economia contrarsi vistosamente?
    Abbiamo capito che il bullo internazionale ha debiti con l’intero creato, ma nessuno chiede di saldare visto quanto è irascibile e vendicativo.
    Noi ad esempio, assieme ai tedeschi abbiamo più di qualche decina di miliardi di dollari in oro depositati in America … non ce li vogliono rendere …. d’altra parte con uno stato violento e terrorista, che gestisce qualche decina di portaerei è difficile pretendere il giusto, vero?
    Con i BRICS, invece, direi che le cose lentamente stanno cambiando; non possono competere militarmente in uno scontro convenzionale, come non potevano gli hezbollah nel 2006 con Israele, ma sta il fatto che Israele abbia lasciato oltre il Litani 600 soldati e 200 mezzi corazzati contro combattenti armati al massimo di RPG26, guerra poi rimediata in qualche modo con attacchi aerei indiscriminati (la guerra dei vigliacchi, come la definiva John Kleeves).
    La Russia credo che oltre mantenere il suo deterrente nucleare molto efficiente, sta creando una serie di sistemi d’arma asimmetrici, che comincia pure a vendere a paesi non allineati come i sistemi S-300 con radar Nebo (tanto per nol lasciarsi sfuggire F-22 e B-2), sistemi come l’Iskander, il Caliber o il Club-K definito dagli americani: perfido; ossia sta mettendo in atto quelle tecnologie che rendono non "conveniente" un attacco diretto.
    Ecco allora la polluzione di neonazisti in Ucraina e dei tagliagole dell’IS in Iraq (nei quali ci sono elevate percentuali di mercenari criminali americani e europei).
    E anche qui, pochi disperati della Repubblica Popolare del Donbass, fanno vedere i sorci verdi ai nazisti locali e mercenari NATO di vario tipo.
    I BRICS non devono semplicemente farsi logorare dall’interno, anche se per impedire ciò, qualche imbecille si sperticherà ad additarli come dittatori sanguinari … Bashar El-Assad insegnerà pure qualcosa anche ai sordi e ai ciechi!
  • amaryllide

    "gli States rimangono di gran lunga la prima potenza economica e militare al mondo,"

    mi sa che lei si è fermata al titolo che conferma i suoi pregiudizi, e si è guardata bene dal leggere il contenuto. Il signor Santini dice sì che gli USA vincono, ma al suo opposto pensa che sia una tragedia per il pianeta:

    e) gli Stati Uniti rimangono la potenza imperiale di riferimento in
    una architettura piramidale a carattere neofeudale …
    la struttura neofeudale si riflettesse anche
    all’interno dei singoli Stati con strutture sociali piramidali e con
    potere e grandi ricchezze detenute da piccole élite.

    insomma, sta dicendo che gli USA primeggeranno… IN UN NUOVO MEDIOEVO, in cui chi non si adegua al potere assoluto, basato SULLA VIOLENZA, e non sulla sua fantomatica democrazia, viene fatto fuori. Tant’è vero che prosegue chiedendo a chi la pena come lui e, conseguentmente, non vuole essere il vassallo del nuovo signore feudale, a SOSTENERE LA RUSSIA, come unica possibilità di salvare la civilità umana (che non si identifica nella RUssia stessa, ma nella vittoria della sua resistenza al neufeudalesimo yankee) contro la barbarie (che appunto sarebbe quella che avremo con gli USA vincitori:

    "L’appello a tutti coloro che ritenessero un tale scenario almeno
    possibile, e non volessero ad esso assoggettarsi, è di considerare in
    questa fase la Russia come la terra di confine di un autentico scontro
    di civiltà. E conseguentemente fare una scelta di campo tra la civiltà
    umana e la civiltà della barbarie."

    Non è che siccome dice che gli USA stanno vincendo, tutte le fanfaluche di cui è pieno il suo cervello sono vere. Lei pensa che sia un bene che gli USA vincano, Santini al contrario pensa, che PROPRIO PERCHE’ POSSONO VINCERE, sono da combattere, laddove l’articolo di Giannuli, inventandosi a tavolino quattro ipotesi una più farlocca dell’altra in cui comunque gli USA perdono sempre, di fatto li aiuta a vincere perchè fa credere che sono già falliti e quindi è inutile agire attivamente contro di essi, perchè tanto non possono salvarsi dal fallimento.

  • Gil_Grissom

    Se lei rilegge piu’ attentamente vedra’ che la mia era una constatazione e non un auspicio per cui le sue critiche di filoyankeesmo sfrenato sono del tutto fuori luogo e io non mi permetto certo di dire, a differenza di lei che e’ un maleducato, che il cervello di un altro utente e’ pieno di fanfaluche solo perche’ esprime o meglio credo che esprima un commento non in linea col mio granitico pensiero.

  • amaryllide

    "Se lei rilegge piu’ attentamente vedra’ che la
    mia era una constatazione e non un auspicio per cui le sue critiche di
    filoyankeesmo sfrenato sono del tutto "
    fondate, come dimostra l’altro suo commento in un altro articolo in cui ha scritto
    "preferisco tenermi la democrazia USA"

  • amaryllide

    "l’idea della geopolitica del caos può sembrare affascinante: ma reggerà alla prova del tempo?"
    purtroppo la logica del capitalismo non prevede di considerare la lunga durata, ma ESCLUSIVAMENTE la possibilità IMMEDIATA di guadagno. Se ci fosse la certezza assoluta che tra un mese un asteroide ci spazzerà via, il capitalista reagirà in un solo modo "ok, tra un mese siamo tutti morti, come faccio a guadagnarci qualcosa nei prossimi 29 giorni? Idea, vendo miliardi di testi pseudoreligiosi che sostengono che con la preghiera si possono scacciare gli asteroidi!"

  • Iside

    "Non mi sono mai fatto illusioni su un’implosione degli States e francamente
    non me la auguro nemmeno: sostituire l’egemonia yankee con magari un’egemonia
    cinese o della Russia di Putin non mi sembra un passo in avanti dal punto di
    vista democratico. Mi turo il naso e mi tengo gli yankees"

     e
    questo non é un auspicio?