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E SE AVESSIMO SBAGLIATO TUTTO ?

FONTE: FARFALLE E TRINCEE (BLOG)

a chi proviene dalla peculiare realtà dei nati negli anni Settanta: incomprensibile a chiunque sia nato prima o dopo (Matteo Zola)

Ieri fu la Grecia, oggi la Turchia, domani non si sa. Siamo sempre pronti a lanciarci in proclami per esaltare chi si oppone. Ma chi sono quelle persone in strada? Cosa vogliono? Contro chi protestano? Non importa, si oppongono e questo ci basta.

La presunzione di essere nel giusto ci acceca, il mondo viene ridotto alle nostre categorie di pensiero, categorie di occidentali istruiti che nonostante tutto stanno bene.La crisi dei consumi, dei nostri consumi, ha messo in crisi il nostro mondo, che resta nostro. Senza andare nelle favelas brasiliane o tra i bambini soldato africani, ma semplicemente andando nelle periferie delle nostre città potremmo capire cosa significa crisi. Le stesse periferie dove noi non osiamo addentrarci, dove non arrivano i mezzi pubblici – che la sera non prendiamo – dove vivono quei poveri privi del fascino esotico della povertà asiatica, africana, sudamericana o comunque altra.

Il mito del terzo mondo magari in lotta ci ha dominato. Abbiamo talmente tifato per cause altrui da non sapere più nemmeno vedere le nostre. Abbiamo talmente sperato che qualcuno lottasse anche per noi che abbiamo dimenticato per cosa quei popoli lottavano. Siamo talmente arroganti da pensare che tutto il mondo lotti per il nostro mondo, che tutti vogliono il nostro sistema, lo stesso sistema che abbiamo il vezzo di disprezzare. Figli di un internazionalismo degenerato siamo i peggiori conservatori di una realtà che a parole vogliamo combattere, quello che chiamiamo il mondo civile. L’idea che i diritti non siano affatto universalmente condivisi non ci sfiora nemmeno, impossibile qualcuno voglia dei diritti diversi.

E in Turchia si lotta, e si muore, oggi che siamo così a corto di simboli ed ideali, ma cambiare non si può, non si deve. I manifestanti turchi permettono a noi intellettualini di riempire i nostri blog, di fare le nostre analisi, in un rito orgiastico masturbatorio. Siamo pronti a sostenere chiunque possa fregiarsi dell’etichetta di ribelle, rivoluzionario non suona più bene alle nostre orecchie ormai delicate, a patto che sia politicamente corretto. Abbiamo l’arroganza di decidere chi abbia il diritto di lottare in paesi che forse non abbiamo mai nemmeno visto come turisti.

Siamo ipocriti, la rivolta ci piace in Turchia ed ovunque possiamo essere liberi da prese di posizione. Forse ci servirebbe una crisi vera, che spazzi via i nostri distinguo e la nostra (fu) purezza democratica. Siamo i figli di un mondo schierato, incapaci di superare la logica amico-nemico, ma con la presunzione di essere dalla parte giusta. Siamo figli di una cultura cattolica che neghiamo essendone intrisi, adoratori del dio progresso, unico dio ammesso nel nostro Pantheon. Lo stesso progresso, monolite proteso verso il cielo della crescita continua, che sta distruggendo il pianeta. Progresso che, tramite la globalizzazione, rende Istanbul simile a Tor Bellamonaca, dove l’unico metro di paragone è il successo; poco importa se avere successo significhi soldi o followers: la dinamica è la stessa, noi vogliamo riconosciuto il nostro essere migliori.

Di fronte a ciò, che fare? Impossibile rispondere: siamo troppo occupati a sentirci turchi, greci, immigrati, clandestini, tutto tranne essere noi stessi. Essere ceto medio, magari mediamente colto, non fa audience nella nostra social life. Ma finché noi saremo altro non saremo che maschere vuote, che cambiano con i tempi: ieri Il Che oggi Kemal (chi era costui?). Viviamo nella paura, la paura di perdere tutto, il che significa che abbiamo qualcosa da perdere; oltre alla dignità, persa da tempo.

Ronald Reagan disse che lo stile di vita degli americani non era in discussione, ed il nostro?

Fonte: http://farfalleetrincee.wordpress.com
Link: http://farfalleetrincee.wordpress.com/2013/06/05/e-se-avessimo-sbagliato-tutto/
5.06.2013

Pubblicato da Davide

  • Pellegrino

    non ho capito cosa c’entri la “cultura cattolica”…

  • gianni72

    io invece quel cartello con “erdogan islamic fuhrer” più disegnino in basso lo vedo sempre in ogni rivoluzione colorata.

  • Servus

    Come Pellegrino, che nega anche di essere quello che è, ma forse è nato in altro continente, cito ancora:

    “Siamo figli di una cultura cattolica che neghiamo essendone intrisi, adoratori del dio progresso”

    La stessa cosa viene negata dall’Unione Europea, è così è finita per annichilarsi anche lei.

  • Mariano6734

    davero bell articolo.

    Certo una volta capito come stanno le cose, credo, non bisogna piu parlare, ma solo agire. Siamo pronti a vivere come le popolazioni aborigene – di cui parla Chomsky nell articolo pubblicato oggi- invece che fare gli “intellettualini” da blog?

  • terzaposizione

    WHITE WHITE RIOT Clash prophecy

  • Pellegrino

    Se Servus dei tuoi pregiudizi. Io nego di essere cattolico? quando?
    io ho chiesto la spiegazione della frase, che mi sembra gratuita e non pertinente. Da quando i presunti retaggi della cultura cattolica metterebbero sempre e comunque “dalla parte delle rivolte”? E’ piuttosto un retaggio perverso del giacobinismo illuminista

  • yiliek

    Infatti la cultura cattolica e quindi la chiesa, si guarda bene da promuovere rivolte popolari o rivoluzioni, non sia mai che qualcuno metta in dubbio la sua autorità, per la serie che tutto rimanga come il signore ha comandato.
    Occupare il parlamento? io occuperei il Vaticano

  • A-Zero

    Intellettualini? Parlate per voi, per favore. Non solo vi coprite gli occhi su quanto avviene in Italia, ma appena avviene qualcosa subito con le categorie dell’infiltrato, del manovrato e quant’altro. Parlate per voi, intellettuali, -ini o -oni che vi riteniate. Tanot per dirne una avete idea delle lotte intraprese dai facchini delle cooperative della logistica nel nord italia? http://www.radiocane.info/la-logistica-e-potere-sulla-lotta-dei-facchini-delle-cooperative/

  • Ercole

    E’ la piccola borghesia “sinistroide” che rivendica piu spazi e ruoli “democratici” tutto qua niente di straordinario :combattono la forma della gestione del potere ma se nè guardano bene dal mettere in discussione il capitalismo,è i polli abboccano….

  • jorge

    Forse si voleva far riferimento al senso di colpa, componente della ns cultura cattolica. Senso di colpa che, purtroppo, non agisce ponendo limite all’arbitrio di molti potenti (politici, imprenditori, magistrati, ecc).

  • Georgios

    Non ti preoccupare farfalla mia! Ormai le trincee si stanno scavando pure in Europa. Da quasi tre anni.
    I tempi delle chiacchiere sono finiti.

  • Tonguessy

    Ronald Reagan disse che lo stile di vita degli americani non era in discussione

    Sbagliato. Fu George H.W. Bush che, durante l’Earth Summit nel 1992 dichiarò: “The American way of life is not negotiable.” Intendendo che una riduzione dei consumi americani per salvaguardare il pianeta dall’orrenda minaccia del CO2 era fuori discussione. E’ bastato che sparisse la middle class americana per ridimensionare tale ferrea decisione. E comunque neanche il global warming ormai interessa più a nessuno. Tutt’al più si parla di climate change. O tempora o mores….

  • Fedeledellacroce

    C’entra, c’entra!
    Sfruttare superstizioni popolari per controllare le masse.
    Lavare il cervello a bambini con le cazzate del catechismo
    Guarda che potrei continuare all’infinito.

  • Pellegrino

    mi sa che non hai capito l’articolo

  • Servus

    Non mi sembra proprio che il testo affermi che la cultura cattolica mette dalla parte delle rivolte, non c’è niente di questa affermazione.

    Dice semplicemente quello che è vero per tanta gente di oggi, di sinistra e di destra, atei, new age e minimalisti, ovvero che loro non sono o non si sentono di “cultura” cattolica e/o che la nostra civiltà italiana ed europea non è cristiana.

  • Fedeledellacroce

    mi sa che non hai capito la “cultura cattolica”… di cui parli