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DONALD TRUMP E LA RIVOLUZIONE PROLETARIA

DI MIKE WHITNEY
counterpunch.org
“Negli ultimi 25 anni, il centro-sinistra ha detto al 60% di coloro nella parte bassa della distribuzione del reddito nei loro rispettivi paesi la storia seguente: “la globalizzazione è ottima per voi, è fantastica ed eccezionale. Firmeremo questi accordi commerciali. Non temete, sarete ricompensati, starete bene, farete tutti quanti i programmatori di PC. Sarà fantastico, o comunque non ce ne frega molto perché a noi interessa la classe media che è quella a cui appartiene chi ci vota, sono quelli con i soldi e in realtà ce ne frega soltanto di loro” al 30% più in basso della distribuzione della ricchezza invece si dice: “Non ci interessa come andrete a finire, non siete un fattore che si prende in considerazione nelle nostre politiche, dobbiamo modificare il vostro comportamento, rimontarvi in modo opportuno”.

Un rapporto molto paterno, nel senso dall’alto al basso. Addio al caldo abbraccio della socialdemocrazia, mano nella mano in solidarietà con le classi lavoratrici. A loro ci pensa la polizia e basta lasciarli nell’ esclusione dei loro quartieri separati, perché ciò che conta è che i quartieri bene e le scuole private dei figli di chi ci abita siano al sicuro.

Dal momento che questo è stato il tenore negli ultimi 20 anni ci ritroviamo di fronte a una rivolta, non mi riferisco soltanto al brexit. Non è un fenomeno specificamente contro la UE. E’ una question delle elites, una questione dell’1%. E’ una questione che i tuoi partiti ti hanno venduto (Estratto da Mark Blyth’s “Brexit” su YouTube).

Liberali e progressisti amano accusare i loro avversari di razzismo, misoginia e xenofobia, ma in realtà la campagna di Trump non si basa su questi argomenti. E non è stato nemmeno questa la posta in gioco sul brexit. Mentre è vero che il sentimento anti-immigranti cresce sia in Europa che negli USA, l’ostilità ha poco a che vedere con la razza e molto con lavoro e salari. In altre parole, il brexit è la rivolta contro un regime di libero mercato in cui tutti i benefici vanno agli straricchi mentre i salari di tutti gli altri diminuiscono, le loro prospettive future si restringono e i loro standard di vita crollano. Come sostiene Vincent Bevins del Los Angeles Times:

“Sia la brexit che il trumpismo sono risposte forti alle legittime richieste che le elites urbane hanno semplicemente ignorato negli ultimi 30 anni” (…) “Dagli anni ’80 in poi le elites nei paesi ricchi hanno forzato la mano, accaparrandosi tutti i vantaggi e limitandosi a tapparsi le orecchie quando qualcun altro alza la voce, adesso assistono in orrore ai votanti che si rivoltano”.

Finti liberali come Tony Blair e Bill Clinton sono stati enormi sostenitori del libero mercato, contribuendo così a questa rivolta dal basso contro elites accondiscendenti e tecnocrati il cui obiettivo è livellare il terreno affinchè i lavoratori negli stati sviluppati si ritrovino a competere fianco a fianco con gli schiavi salariati sottopagati in Cina, Vietnam ed altri luoghi in Asia. Come sostiene Blyth nel video di youtube:

“L’effetto a lungo termine dell’euro è allineare i salari dell’Europa occidentale a quelli dell’Europa orientale”.

Bingo. Sempre più persone si rendono conto che è questo il vero obiettivo del libero mercato, abbassare i salari e schiacciare le organizzazioni sindacali allo scopo di gonfiare i profitti. Ed è proprio il motivo per cui i media non sono affatto riusciti a ridurre l’appoggio publico alla brexit o a Trump, perché queste cose hanno un impatto immediato sulla classe lavoratrice e i suoi standard di vita. La maggior parte dei votanti è oggi convinta che tali politiche ispirate dalle elites sono dannose ai loro interessi e minacciano la loro sopravvivenza. Per questo restano indifferenti se i media li accusano di razzismo.

Le elites capiscono cosa sta accadendo. Sanno di essere diventate troppo avare, avere esagerato e passato il limite. Sanno anche che il pubblico è furioso e vuole il sangue e ciò è il motivo per cui i mercati sono impazziti. Gli investitori hanno mosso verso i “titoli rifugio” a passo da record, fatto che segnala che le grosse concentrazioni di denaro sono terrorizzate dal cambiamento che le elezioni potranno portare. Che cosa ci suggerisce questo? Diamo un’ occhiata a ciò che dice la rivista Fortune:

“Gli investitori Americani ricchi stanno ritirando somme record dagli investimenti nel timore che le elezioni presidenziali USA danneggino i loro risparmi per la pensione, ha sostenuto un dirigente del gruppo USB AG. Nonostante che il mercato azionario USA sia stato in risalita questa settimana, molti clienti preferiscono restare al sicuro piuttosto che rischiare perdite come quelle del 2008”.

Un sondaggio USB su 2200 investitori di fascia alta ha trovato che l’84% di essi credono che le elezioni avranno un impatto significativo sulla loro ricchezza finanziaria, ha sostenuto McCann citando un rapporto da pubblicare questo Luglio. (I ricchi ritirano i loro soldi nel timore delle elezioni, Fortune)

Dunque gli investitori ricchi temono un giorno del giudizio e che tutta la retorica contro il libero mercato e a favore del protezionismo che emerge dalle varie campagne elettorali avrà un impatto sui mercati?

Certamente si direbbe di si, e alcuni credono che quel giorno sia già arrivato. Questa citazione è dal World socialist web site:

“Un rapporto del GTA di mercoledì sostiene che il termine “rallentamento” ha creato l’impressione che, mentre sta perdendo l’accellerazione di un tempo, il commercio mondiale sta comunque crescendo e gli export di un paese non sono a scapito degli altri. Queste impressioni ottimistiche sono da scartare, in quanto l’analisi ha rivelato che il volume mondiale delle esportazioni è fermo dal 2015. Il commercio mondiale non ha solo rallentato, si è fermato del tutto.

Il rapporto avverte che la situazione potrebbe far scattere un “negative feedback loop” (reazioni negative a catena) dove una crescita zero dei commerci butta benzina sul fuoco del ricorso a misure protezionistiche, il che spinge a una ulteriore riduzione del volume dei commerci. Mentre il volume non trae le conclusioni dall’assunto, sono comunque molto chiare. E’ proprio un “feedback loop” del genere ad essersi venuto a creare negli anni ’30, intensificando la grande depressione, e, in ultima istanza conducendo alla Seconda Guerra Mondiale nel 1939”. (L’ondata di protezionismo fa ristagnare il commercio mondiale, Nick Beams, World Socialist Web Site).

Il commercio globale è già stato danneggiato da politiche erronee delle banche centrali, che mirano soltanto a rubare fette di export attraverso la svalutazione della moneta (la corsa al ribasso). Ma adesso ci stiamo imbarcando in un periodo di forte nazionalismo economico che minaccia di distruggere l’eurozona, intensificare le richieste di dazi sulle importazioni estere e lanciare una guerra commerciale totale contro la Cina. Ed è tutta una reazione al modo in cui il libero commercio è stato strutturato per beneficiare solo l’1%. Le elites possono prendersela solo con sé stesse. Così Glenn Greenwald ha sintetizzato il punto in un recente articolo sul The Intercept:

“Il brexit poteva essere uno sviluppo positivo. Ma per essere tale le elites reagissero allo schock dell’essere state ripudiate riflettendo sui loro errori, comprendendo cosa hanno fatto per contribuire a tutta questa rabbia e deprivazioni, dovrebbero voler riflettere ed essere sinceramente pronti ad agire per correggere gli errori passati. Ma invece di comprendere e cercare di correggere i loro errori, spendono tutte le loro energie per demonizzare le vittime della loro stessa corruzione, per togliere legittimità alle rivendicazioni e sbarazzarsi della responsabilità di dover fare qualcosa. Una reazione del genere serve solo a ingigantire, se non a giustificare in blocco, la diffusa percezione che queste istituzioni delle elites siano egoiste oltre ogni ragionevole misura, tossiche, dannose nella misura in cui sia impossibile riformarle e vadano piuttosto distrutte. Ciò a sua volta non fa che garantire che ci saranno tanti altri brexit e Trump nel nostro futuro collettivo”. (Brexit è l’ultima prova dell’isolamento e del fallimento delle istituzioni dell’establishment occidentale, Glenn Greenwald, The Intercept).

Le elites occidentali sono rimaste sconvolte dal brexit, scioccate che tutto il loro moralismo e ricorso alla paura non sia servito a niente. Lo Stesso si può dire degli USA, dove gli assalti quotidiani a Trump sui mass media non hanno eroso la sua base di supporto per niente, anzi è più facile che l’abbiano estesa.

Come mai? Come mai il ripudio di Trump sui media ne ha solo ingigantito la popolarità e aumentato la determinazione dei suoi sostenitori? Forse i media hanno perso il loro potere di influenzare o sta succedendo qualcos’altro?

I media chiaramente non hanno perso il loro potere, è soltanto che l’esperienza personale è più forte della propaganda.

Di che esperienza personale stiamo parlando?

Insicurezza economica, il brexit è stato un referendum sull’insicurezza economica. Il fenomeno Trump si basa sull’insicurezza economica. L’ascesa di nuovi gruppi di destra e sinistra in USA ha tutto a che vedere con l’insicurezza economica. Non si parla di ideologia, bensì di realtà: la realtà di non sapere se si potrà andare in pensione, mandare i figli a scuola, pagare il mutuo, cavarsela fino alla busta paga successiva. La realtà di arrangiarsi in una economia nella quale le prospettive di sopravvivenza sembrano giorno dopo giorno peggiori. Questa è la realtà che rende un Trump possibile e questo è il grande tema dell’elezione, l’insicurezza economica.

Mike Whitney

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2016/07/18/donald-trump-and-the-revolt-of-the-proles/

18.07.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONZI

Pubblicato da Davide

  • Fischio

    Vuoi vedere che Trump è la reincarnazione di K. Marx?
    Lui, Salvini, M5S e….chiedono protezionismo (dazi, dogane, barriere). E’ guerra tra vecchi e nuovi capitalisti, tra libero scambio e ‘difesa delle frontiere’. E gli sfruttati del Trump e degli altri rappresentano cartelli di propaganda semplicemente reazionaria. La solita storia del cencio che parla male di straccio…

  • 1Al

    Da una parte c’è un Trump possibile, ma dall’altra un personaggio impossibile, assolutamente impresentabile.

  • AlbertoConti

    "La realtà di arrangiarsi in una economia nella quale le prospettive di
    sopravvivenza sembrano giorno dopo giorno peggiori. Questa è la realtà
    che rende un Trump possibile e questo è il grande tema dell’elezione,
    l’insicurezza economica."

    Brutta, bruttissima faccenda. Questo significa III guerra mondiale, trump o mica trump, clinton o mica clinton.

    E’ il trionfo dell’idiozia umana e la sconfitta del pensiero positivo, razionale, da persone perbene. Ma come si fa anche solo ad immaginare che il problema dell’occidente, l’ampliamento esponenziale della forbice tra ricchi e poveri, possa essere risolto da un superricco? OK, noi abbiamo avuto berlusconi come risposta a "mani pulite", ma qui è ancora peggio, infinitamente peggio.

    La questione non è "mantenere il tenore di vita", come dicevano i criminali USA dei governi precedenti. NO, il problema è che si può accettare qualsiasi cosa, anche restrizioni e sacrifici, se e solo se ci si sente veramente tutti nella stessa barca, senza ponti di prima classe come sul Titanic.

    Se questi pezzi di merda, ladri e assassini, con tutti i loro miliardi nelle banche e nei territori, sparissero per incanto, non solo il 99% potrebbe stare materialmente meglio, ma, cosa assai più importante, potrebbe stare moralmente meglio, e pretendere politiche solidaristiche di giustizia sociale, cosa che farebbe sparire per incanto proprio quella "paura di non farcela", che sta diventando il combustibile per la guerra.

  • geopardy

    Hai ragione, secondo me, ma la gente ha la sensazione che il vecchio capitalismo sia più rassicurante, "ricordandosi" di come stava prima dell’avvento del "libero mercato globalizzato", ma dimenticando con quante lotte esso sia stato in parte "rieducato".

    Non capendo che l’unica soluzione, se non dico socialista (non credo, purtroppo, che l’umanità sia, culturalmente nel suo complesso, pronta ad un tale risvolto generale oggi), passi per la limitazione massima dei danni prodotti dal plus valore ed una sua forte ridistribuzione laddove non si ricrei plus valore.
    Questa ideologia folle, che pretende di trarre profitto rendendo commerciabile qualsiasi cosa e privatizzando ogni aspetto, non ha alcun fondamento logico ed è completamente al di fuori del contesto delle leggi che regolano l’universo, è assimilabile alle cellule tumorali che divorano le cellule buone fino all’autodistruzione.
    Siamo in una fase, secondo me, di rimescolamento ideologico all’interno dello stesso sistema, ma nessuno dei due produrrà qualcosa di buono, se non ci si riappropria del controllo e della ridistribuzione dell’immensa massa finanziaria messa in opera dall’iper-liberismo da una parte e non si cambia la filosofia di vita al tempo stesso.
    Mi spiego meglio, se avessimo l’illusione di ricreare una società iper-consumistica con tale ridistribuzione e non agissimo sull’assunto di fondo del plus valore (profitto) a tutti i costi, potrebbe essere ancora peggio dell’avere dei monopoli in tal senso come oggi.
    Bisognerebbe declassare gradualmente il concetto centrale e totalizzante di  "impresa" e ricollocare l’uomo, con tutte le sue conoscenze, nell’ecosistema.
  • azul

    Quello che l´articolista voleva dire nella sua prosa chiara, semplice e fluida e che molti, diversamente intelligenti, non riescono a comprendere, é che se nel nostro momento storico esiste una grande domanda di buona pizza genuina e i nostri pizzaioli si sono trasformati in cuochi chic di alta cucina contemporanea, arriveranno allora sul mercato i venditori di kebab e di hamburger per soddisfare la domanda popolare. 

    Il problema quindi non é di stabilire se il kebab e l´hamburger facciano schifo o siano brutti, la Le Pen, Trump e il succedaneo scarso Salvini fanno solo il loro lavoro, offrono un prodotto popolare (di destra) per fare fronte ad una grande domanda di mercato, che é rimasta orfana di offerta (da sinistra). Siamo noi che dovremmo andare a caccia di quei venduti dei nostri ex pizzaioli per costringerli a tornare a fare il loro mestiere o per tirargli il collo. Se non lo faremo, ci ridurremo o a mangiare m…a o, peggio, a morire di fame. Chiaro il concetto analogico?
  • ottavino

    Il sistema non è sostenibile. Ma anche se non è sostenibile non è che può morire da un momento all’altro e neppure è possibile che qualcuno dica chiaramente "il sistema non è sostenibile" dopo che tutto il mondo ha investito tutto se stesso sulla sua sopravvivenza. Perciò questo panorama non è altro che il paesaggio che si vede durante il percorso verso il patibolo

  • natascia

    I vecchi pizzaioli si sono ormai bruciati.

  • mystes

    Questa é la ragione per cui Trump ha attaccato la globalizzazione e difeso il nazionalismo americano. Ben venga Trump…

  • A-Zero

    Aho! Vuoi mettere per le masse proletarie che grande salto: da Leninne a Trump (passando per Berlusconi). La presa del potere di qualcuno è sempre qualcosa di buono per le ‘masse proletarie’.

    No dico io, ma se tu (come me) sei un ‘massa proletaria’ la prima cosa da chiederti sarà pure: ma io chi cazzo so? E se io non voglio più essere quello che vogliono che sia (l’ammasso proletario)? No dico, almeno è una base migliore di partenza, sennò sempre dietro a sti pupi, tragici o comici che siano.

  • A-Zero

    "Hai ragione, secondo me, ma la gente ha la
    sensazione che il vecchio capitalismo sia più rassicurante,
    "ricordandosi" di come stava prima dell’avvento del "libero mercato
    globalizzato", ma dimenticando con quante lotte esso sia stato in parte
    "rieducato
    ".

    Secondo me più che la gente sto vento favorevole l’anno capito i vecchi fascisti bianchi, in specie i maestri ideologi dle neofascismo. Ok, abbiamo criticato e annientato la ‘sinistra’  come categoria dell’essere, e quindi umana e politica,e io sono strafelice di questa liberazione.

    Ma ci vogliamo chiedere che farcene dei fascisti?

    No dico: ma come diavolo è possiible che da 20 anni in qua questi si sono scoperti critici del capitalismo? Ma ci vogliono coglionare? Eh si, ci stanno proprio coglionando.

    Ma il mondo di adesso non è la logica esatta, oggettiva perchè storica e accaduta, conseguenza del mondo di ieri degli stati nazionali, dell’economia, della proprietà privata, della gerarchia, delle patrie, ecc.. ecc..?

    Se si (e se dite no non crediate che sia facile dimostrarlo) allora dove diavolo erano fino a ieri i fascisti se non a difendere quell’ordine costituito (SEMPRE HANNO DIFESO L’IDEOLOGIA USA) cn tutto il loro armamentario di torture e terrore?

    La sinistra (apce all’anima sua) avrà pur avuto dei tabù, ma la destra è solamente un unico monolitico TABU’.

  • A-Zero

    Tu hai certamente chiaro il concetto analogico dell’articolo e di quanto al gregge convenga questo presidente al posto di quell’altro pur di rimanere nell’ovile. E’ pur giusto che ci siano diverse convenienze (non sappiamo quanto superficiali, parziali o effimere) ma finchè parliamo di pastori, parliamo di gregge e di ovile. Chiaro il concetto analogico, mi sembra.

    Eppure, innegabilmente più che analogicamente, là FUORI dall’ovile c’è un mondo possibile. C’è o è stato creato, poco importa. Ma c’è. E se ci fosse qualche dio che ha creato un tal ben di dio … solo per delle pecore, ma che cappero di dio da due soldi è?

    Poi, d’accordo che per la pecora (o almeno per come gli canta la sua testa) è un misterioso e rischiosissimo azardo andarsene a vivere là fuori che rimanere a sopravvivere nell’ovile per la tosatura, la macellatura o non so cosa di altro.

    Ora credo che non serve ricorrere a una caricatura del concetto di controllo mentale come facciamo con la storia Monarch per renderci conto che la prassi di controllo mentale è molto più efficiacie, banale e routinaria. Un controllo mentale finalizzato a stampare in mente il format di coscienza visuale della … pecora da gregge.

    Mi sembra chiaro il mio riferimento analogico alla attenzione da porre nella riduzione della visuale, che a forza di stare dietro a un paio di segnali ottici che impegnano l’attenzione tutta della coscienza è facile che poi nelle nelle analisi del mondo umano che è, o era, molto più ampio, variegato, complesos e meraviglioso.

  • A-Zero

    Purtroppo, quoto, sigh!

    (però non è giusto!)

  • A-Zero

    Infatti storicamente il globalismo americano si è generato dal protezionismo americano. Si, si, indubbiamente un bel terreno melmoso e falso tipo: pubblico vs. privato; economia pubblica vs. ipresa privata; e tutta la serie di dualismi minchiata dietro cui fanno correre i migliori cani da caccia.

  • Servus

    "Sarà fantastico, o comunque non ce ne frega molto perché a noi interessa la classe media che è quella a cui appartiene chi ci vota, sono quelli con i soldi e in realtà ce ne frega soltanto di loro” 


    E’ una puttanata anche questa, ovvero è completamente falso: anche la classe media è stata completamente scalzata dalla pseudo-sinistra.

    Quello che invece dovrebbe scrivere è:
    "non ce ne frega molto perché a noi interessano solo i super ricchi, lo 0,01% della popolazione, che è quella a cui appartiene chi ci vota, sono quelli con i miliardi e in realtà ce ne frega soltanto di loro” 


  • egoland

    Forse OT, ma neanche tanto: personalmente, vedo due grandi problemi nel mondo occidentale, all’origine della crisi, e riguardano entrambi il lavoro.

    1) l’informatizzazione
    2) la delocalizzazione della mano d’opera
    Entrambi stanno facendo strame di figure professionali, lasciando fuori dai giochi la mano d’opera meno qualificata.
    Nel caso dell’informatizzazione, è in atto giá da molti anni (banale, ormai, l’esempio dei macchinari che fanno il lavoro degli operai) ma assume sempre piú importanza, piú passa il tempo. Ad esempio, per un informatico in grado di implementare nuovi sistemi, 10 contabili diventano superflui. Per tre tizi che si inventano un portale per affittare camere a privati, un intero settore (quello alberghiero) perde milioni. Esempi ce ne sono molti, e ce ne saranno sempre di piú. È il progresso, e non lo si puó fermare.
    La delocalizzazione giá la conosciamo: quasi tutto ció che usiamo è prodotto in Cina/Taiwan/India ecc. Quante fabbriche hanno chiuso? Peró, attenzione: sta cominciando a colpire anche le categorie con alto livello di istruzione, come nel caso delle multinazionali occidentali con dipartimenti tecnici in India o nel Est europeo.
    Chi si fa carico, a livello politico, di risolvere questi problemi? C’è qualcuno all’orizzonte?
    Io non lo vedo. Ed in mancanza di classi politiche seriamente interessate alla questione, il populismo trova sempre piú spazio.
  • geopardy

    Concordo, se ho ben capito, in sintesi:

    non offrendo più alternative a questo sistema la vigente classe politica, la classe degli ex padri padroni locali, che hanno poco spazio nella globalizzazione e si sentono declassate, pomperebbero per la restaurazione di qualcosa da cui tutto questo si è generato e che assomiglia al fascismo. 
    Pompando sul caos generato da questo sistema.
    Probabilmente, se il progetto delle destre fasciste avesse qualche probabilità di riuscita, la guerra che scoppierebbe, sarebbe di tipo diverso da quella in atto, a meno che, dietro a tutto ciò non ci sia l’alta finanza (o parte consistente di essa), che, magari, sta capendo che la loro spinta in avanti sia arrivata al termine e, per prevenire la messa in discussione del sistema capitalistico, vorrebbe offrire una specie di ritorno al passato.
    Il fatto è che, penso, che troppi buoi siano scappati dalla stalla per riformare una mandria in tal senso.
  • Fischio

    La competizione nella crisi sul mercato mondiale si scarica sulla classe operaia, con una brutalità sconosciuta a più generazioni. E’ un’aggressione che non conosce frontiere, investe Occidente e Oriente, coinvolge in forme diverse di sviluppo e di recessione, e conferma un dato: la chiusura dello spazio storico del riformismo. Prima la conclusione del boom post bellico nei primi anni 70, poi il crollo dell’URSS, infine la grande crisi iniziata nel 2007, hanno davvero distrutto, cumulandosi l’uno sull’altro, le sue basi materiali. Il bivio di prospettiva è netto: non tra riforme o rivoluzione, ma tra rivoluzione o reazione. O il movimento operaio darà la propria soluzione alla crisi sociale, sul terreno anticapitalista e rivoluzionario, o la reazione imporrà la propria contro il movimento operaio e i suoi diritti. Come all’inizio del 900, questo torna ad essere, in forme diverse, il crinale del mondo.

  • Truman

    Su questi temi bisognerebbe approfondire. Concordo nel pensare che siano
    notevoli cambiamenti tecnici, che andrebbero studiati, mentre troppo spesso ci
    concentriamo sulle conseguenze, quando ormai sono difficilmente
    gestibili.

    Nel merito: l’informatizzazione cambia le figure
    professionali richieste, che sono sempre più specialistiche.
    Però l’effetto
    principale è rafforzare le strutture di potere a vantaggio delle
    elite.

    Dal punto di vista dell’utente solitamente è un regresso, egli
    ritrova tutto il suo tempo risucchiato da macchine informatiche piene di
    errori. Del resto il capitalismo ricerca strategicamente l’inefifcienza (che dà
    business) propugnando sempre la ricerca di efficienza.

    Questa forbice
    tra l’apparente efficienza (il progresso venduto) e l’inefficienza ricercata
    (il regresso effettivo) si sta dilatando in continuazione, con rischi
    catastrofici. Il terrorismo è parte integrante di questo fenomeno.

  • A-Zero

    Non lo so, non sono in grado di fare questa analisi articolata come la tua. Probabilmente è come scrive in sintesi fischio,qui di seguito. Probabilmente lo stato oggettivo della macchina industriale globale pone al bivio: reazione vs. rivoluzione, come scrive fischio.

    Io volevo puntare l’attenzione sul riciclo ideologico fascista antiglobalista e preunto anti-capitalista. Io non li credo. Al massimo la reazione fascista può asiprare a un ordine neofeudale, ma è la stessa aspirazione dei capitalisti: il feudalesimo, ofvvero la gerarchia. Il polo di potere islamico non mi sembra qualcosa di alieno: è feudale e gerarchico come il polo occidentale.

    Tutti i poli imperiali (che forse nell’insieme è la classe globale dei dominanti, gli sfruttatori) hanno interesse comune nel terrore come base emotiva della continuazione del potere nel tempo, ovvero nella gerarchia sociale. Penso.

  • geopardy

    Le tue considerazioni, caro Truman, sono molto raffinate.

    Non sono di comune comprensione.
    Stima
  • geopardy

    Concordo, anche se, magari, all’interno dell’Islam ci siano da fare delle diverse considerazioni.

    Ora vado a leggere la risposta di Fischio.
  • geopardy

    Quello che dici è chiaramente in atto, ma non parlerei solo di classe operaia, perchè il panorama di sfruttamento si sta ampliando a dismisura ed in nuove forme, coinvolgendo le stesse nuove categorie, ridefinite dal sistema, di lavoro salariato e non.