Home / ComeDonChisciotte / DONALD TRUMP CONTRO L'IPER-CLASSE
15819-thumb.jpg

DONALD TRUMP CONTRO L'IPER-CLASSE

DI MAURIZIO BLONDET

maurizioblondet.it
Putin, alla annuale conferenza stampa, su Donald Trump: “E ‘ una persona brillante e di talento, senza alcun dubbio. Non è nostro compito giudicare le sue qualità , ciò spetta agli elettori americani , ma lui dice che vuole passare a un nuovo rapporto più sostanziale , un rapporto più profondo con la Russia , come possiamo non accogliere questo?”

Non danneggerà il colorito candidato dal ciuffo finto, questo appoggio del russo?, Si chiedono i media e i politici, trattenendo il respiro speranzosi. Magari stavolta il Donald crolla nei sondaggi, è la volta buona. E s’affrettano a mettere i microfoni sotto il naso del candidato, aspettandosi una delle sue celebri, volgarissime rispostacce.

Trump: “”E ‘ un grande onore essere complimentato da un uomo tanto rispettato all’interno del proprio paese e oltre . Ho sempre pensato che la Russia e gli Stati Uniti dovrebbero collaborare per sconfiggere il terrorismo e ripristinare la pace nel mondo , per non parlare di commercio e tutti gli altri benefici derivanti dal rispetto reciproco ”

Joe Scarborough (di una trasmissione chiamata Te Hill Report), gelidamente indignato: “Certo lei sa che Putin uccide giornalisti ed oppositori politici e invade paesi…”

Trump: “Beh, penso che anche il nostro paese fa’ un sacco di uccisioni, Joe, per cui…E lui sta governando il suo paese , e almeno lui è un leader, a differenza di ciò che abbiamo nel nostro paese . ”

Che Obama non sappia governare, è una fissa di Trump. Nel settembre 2014 ha detto: “Se Obama si dimette immediatamente, gli regalo l’entrata gratuita a vita in uno dei miei campi da golf, per il servizio che rende al Paese”.

Non che misuri le parole sugli altri politici. Di Jeb Bush, suo concorrente alla presidenza, ha detto: “L’ ultima cosa di cui il nostro paese ha bisogno è un altro BUSH ! Scemo come un sasso”. Hillary Clinton? “Se Hillary Clinton non è capace di soddisfare il marito, che cosa le fa’ pensare che può soddisfare l’America?” (tweet poi cancellato su consiglio del suo staff).

L’ex presidente George W. (Dubya) Bush: “Intendete quel George Bush che manda i nostri soldati in battaglia, dove sono feriti gravemente, e poi vuole $ 120.000 per tenere a questi feriti un noiosissimo discorso? In altra occasione: “Bush non ha avuto il QI [ per essere presidente ]”

Sul senatore John McCain : un tweet: “Il Sen. John McCain deve essere sconfitto alle primarie . Laureato ultima del suo corso ad Annapolis – Idiota!”. “Ma quale ‘eroe di guerra’? è un eroe perché s’è fatto catturare. A me piacciono quelli che non si fanno catturare”.

Il 7 dicembre, dopo l’eccidio di San Bernardino, Trump ha proposto “un blocco completo e totale” dell’immigrazione di musulmani in Usa, “fino a quando non siamo in grado di determinare e capire questo problema e la pericolosa minaccia pone; il nostro paese non può essere vittime di attacchi orrendi da parte di persone che credono solo nel Jihad , e non hanno alcun senso della ragione o di rispetto per la vita umana “. L’intero mondo politico e mediatico s’è virtuosamente indignato (anche McCain). Fra i virtuosi indignati s’è illustrato il principe saudita Alwaleed Bin Talal, miliardario, che ha definito Trump: “Una disgrazia per l’America – Si ritiri dalla gara, non vincerà mai”. Pronta la risposta del candidato: “Lo strafatto principe Alwaleed vuol controllare i nostri politici Usa con i soldi di papà. Non potrà farlo quando sarò eletto”.

_87176015_20cd16e2-ef64-483c-a87a-2f068bee5c70

Nelle sue polemiche verso i media, editori, giornalisti e direttori, sa colpire dove fa’ più male.

Sul Wall Street Journal, dopo che il suo proprietario Rupert Murdoch ha ordinato a giornale di criticarlo: “Il WSJ eternamente in calo (di vendite) che vale un decimo del prezzo a cui è stato comprato, continua a colpirmi politicamente..chi se ne frega”.

Su Arianna Huffington – ” La sinistrorsa da ridere ariannahuff ha detto ai suoi servetti dell’Huffington Post – che è in passivo – di trattarmi come un caso di entertainment. Adesso sono il n. 1 nei sondggi Huffington Post”.

Alla rivista Forbes, il periodico dei miliardari, che ha calcolato che la sua ricchezza è metà di quel che Trump sostiene (4,5 miliardi invece di 10) si occupa di inezie irrilevanti? E’ così che la sua circolazione scende”.

Odiato dai neocon

Non s’è peritato di provocare i potenti e pericolosissimi neocon. A Bill Kristol (J), direttore del Weekly Standard, influente organo della israeli lobby, sta facendo campagna per Hillary Clinton (il che la dice lunga) ha twittato: “Bill, il tuo periodico microscopico e un po’ scadente diventerà un enorme successo quando finalmente appoggerà Trump. Crescerà con tutto il paese!”.

Su Charles Krauthammer, il columnist di Fox News, ebreo, Trump ha ricordato come “questo guru politico tracagnotto” sia stato un fanatico promotore della guerra contro Saddam. “Uno dei più noiosi guru della politica in tv, ‘sto Krauthammer. Un clown completamente sopravvalutato che parla senza conoscere i fatti”.

Ancor più esplicito nell’attaccare le guerre a cui i neocon hanno spinto l’America:

“Abbiamo speso 4 mila miliardi di dollari per rovesciare dei personaggi che, francamente, se fossero ancora lì…e se fossero rimasti qui i 4 mila miliardi, qui negli Stati Uniti per riparare le nostre strade, i ponti, aggiustare tutti gli altri problemi che abbiamo, gli aeroporti…staremmo molto meglio, ve lo dico chiaro.”.

E rincarando la dose: “Abbiamo reso un pessimo servizio non solo al Medio Oriente abbiamo reso un grave disservizio all’umanità. Persone che sono state uccise, gente che è stata spazzata via, e per che cosa? Non è che abbiamo vinto, è un disastro. Il Medio Oriente è completamente destabilizzato; un disastro totale, completo. Mi piacerebbe avere i 4, i 5 trilioni di dollari qui. Vorrei fossero stati spesi per gli Stati Uniti, nelle scuole, negli ospedali, strade, aeroporti, dove tutto sta cadendo a pezzi!”

E’ questo un attacco diretto alla Israeli Lobby; la violazione del tabù massimo, che i competitori politici di Trump si guardano bene dall’infrangere. Ossia la domanda: tutto questo sangue e tutti questi soldi spesi in guerre, e per che cosa? Domanda che non si deve fare in Usa, perché suggerisce la risposta.

Fatto sta che ad ogni nuovo sproposito del candidato dal ciuffo finto, ogni battutaccia esagerata ed oltraggiosa di questo personaggio dall’ego comicamente spropositato, ogni suo rincarare la dose al di là della buona educazione e del buon gusto – e dopo ogni nuovo servizio e inchiesta mediatica che lo dipinge come un buffone, un pagliaccio impresentabile nei salotti buoni – Trump sale nei sondaggi. Laddove gli altri candidati si trascinano a gran distanza di lui, grigi e noiosi e prevedibili. L’Establishment (dei due partiti che sono uno) è semplicemente terrorizzato, perché sta conducendo la campagna a sue spese e non ha bisogno dei finanziamenti delle lobbies (“Sono abbastanza ricco, e credetemi, ciò fa’ la differenza”; i repubblicani temono che corra come terzo indipendente, perché farebbe vincere i democratici (la Clinton) by default.

Le aggettivazioni su di lui son passate al “buffonesco” al populista al “demagogo”, e persino “fascista”; pure ingigantite, nell’Establishment, dal sospetto che il maturo clown abbia, in realtà, “la stoffa”: può diventare uno dai più grandi presidenti americani?, s’è chiesto il consulente finanziario Bill Bonner. La misurata risposta alla valutazione di Putin può indicarlo?

Per ora, si ritiene che la sua popolarità in crescita abbia il senso di “Un dito indice collettivo che il Paese mostra a Washington”; il che ci porterebbe a riflessioni su altri personaggi che l’hanno preceduto in Italia con caratteristiche simili (a nostro modo continuiamo ad essere un laboratorio politico) e che hanno gettato via l’occasione storica loro, da Berlusconi al Grillo del “vaffa-day”.

Per intanto, è evidente l’odio e il panico che suscita, e il motivo vero: ad ogni parolaccia di Trump, la gente sente che vendica la sua verità, il suo buon senso di massa, censurato, autocensurato e soppresso dal “politicamente corretto”. Mostra l’indice non tanto a Washington, ma a quella che lo storico delle idee Pierre Le Vigan chiama la “Iper-classe”. La sua maleducazione mostra che il “politicamente corretto” è il linguaggio necessario di questa iperclasse – i privilegiati globali, l’1% cosmopolita che possiede il 9%, coi loro maggiordomi e serventi locali, politici e giornalisti; per essa, è la verità nuda e cruda del buonsenso magari rozzo ad essere intollerabile; – e sfidando la neolingua, Trump la fa’ non solo schiattare di rabbia, ma smaschera l’intolleranza e la voglia di censura che si cela dietro le forme della “democrazia” liberale e liberista. E “l’intolleranza del Sistema di fronte a tutto ciò che rivela qualche indipendenza di spirito e contro tutte le proposizioni non consensuali, un’intolleranza stupefacente”, dice Le Vigan, se si pensa che essa si proclama “liberale”. Il fatto è che il liberalismo economico s’è sviluppato sul fondo del liberalismo politico, facendone ormai il suo ausiliario. “Questo liberalismo è una democrazia puramente formale che è sempre meno democratica. Il popolo non può pronunciarsi su temi importanti, e peggio, quando si pronuncia, non si tiene conto del suo parere”. Lo abbiamo constatato ormai troppe volte in quella gabbia che si nomina Unione Europea: referendum calpestati, la moneta comune imposta, proteste contro le immigrazioni e la perdite di sovranità criminalizzate, mentre la società vengono smantellate e i diritti sociali rubati. Con la scusa che o chiede “il mercato” lo chiede “L’Europa”, che “Non esistono alternative”. “Questo regno della decisione impersonale è di fatto il regno dell’iperclasse. Questa iperclasse che ha sferrato una guerra di classe contro il popolo. Nelle relazioni internazionali, abbiamo a che fare con un Sistema per uccidere i popoli, che poggia sugli Stati Uniti e i suoi satelliti, fra cui l’Europa, a volte all’avanguardia dell’atlantismo bellicista e destabilizzatore; sul piano interno, istituzionale e politico, abbiamo un Sistema per uccidere il popolo, fondato sul disprezzo di questo. Sono le due facce dello stesso Sistema. E‘ intolleranza degli uomini del Sistema è sì spesso proporzionale alla loro incultura, ma è anche il prodotto di una formidabile ‘formattazione’ degli spiriti, che và dai livelli più alti dell’iperclasse ai quadri intermedi della società, suoi ausiliari”. Avendo tutto il potere, non hanno bisogno di essere intelligenti. E’ ciò che rende l’attuale capitalismo “terminale” come un cancro. L’obiezione che Donald Trump, miliardario, è esso stesso un membro dell’iperclasse e quindi non la minaccia veramente, ha sempre valso poco (solo per gli illusi che la democrazia ammetta selezioni ‘dal basso’) ma vale ancor meno in questa fase patologica della realtà politica autonominata “democrazia”. Anche i Gracchi erano nell’iperclasse del loro tempo (nipoti di Scipione l’Africano), Cesare di altissima nobiltà patrizia – e provarono a rovesciare il sistema ottuso e incancrenito dell’iperclasse di allora, schierandosi come “populares”, ossia come “rossi”.

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

Link: http://www.maurizioblondet.it/donald-trump-contro-liper-classe/

20.12.2015

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Speriamo che sia questo candidato repubblicano, rozzo e bistrattato, sbrigativo e ricco da fare schifo, con il suo patrimonio di 4 miliardi di dollari (fonte Forbes), il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Dirò di più: eletto con ampio margine!

    L’affermazione precedente potrebbe lasciar supporre che sono impazzito, oppure che bevuto, ma io bevo pochissimo alcol e cerco di mantenermi lucido, soprattutto quando rifletto su questioni politiche (e geopolitiche) di vitale importanza.

    Se non sono impazzito e non ho bevuto, perché dovrei volere uno come Trump –  che farebbe la sua bella figura, senza neppure bisogno di caricatura, nell’Alan Ford “vintage” e nel Gruppo TNT di Magnus & Bunker – al vertice dell’amministrazione federale americana? Perché dovrei sostenere uno così, estremamente “umorale”, irruente, che esterna a briglia sciolta, augurandomi che metta le mani sulla fatidica valigetta, con annessi codici di lancio dei missili balistici intercontinentali? Infine, perché desidero vedere l’irrequieto Donald, che le spara più grosse del nostro Calderoli (ricordate? Quello con la maglietta anti-islam, il padrino del Porcellum), alla guida della più grande e pericolosa potenza mondiale?

    Rispondo molto volentieri e in modo articolato alle precedenti domande.

    Più che il vietare l’ingresso ai musulmani in America, fino a quando i rappresentanti non avranno capito quello che sta succedendo, cioè per sempre, più che l’intenzione di trovare il modo di chiudere internet, per arginare il terrorismo e zittire i sovversivi, o il condannare alla pena di morte chi uccide un poliziotto, mi colpisce e mi conforta la sana propensione all’”isolazionismo” del re del mattone americano, sperando che la condivida la gran parte dell’elettorato a stelle e strisce.

    Prima dello sciagurato attacco giapponese a Pearl Harbour, alla fine del 1941, gli americani e i loro politici erano molto più isolazionisti di oggi, con i loro discendenti che ficcano il naso ovunque, nel mondo, provocando danni irreparabili e stragi innominabili (Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Ucraina, persino inutile fare la lista). Può essere che il pittoresco Donald, dal volto paonazzo, sguaiato e urlante, riesca a concentrare lo sguardo della nazione sulla necessità di difendere i confini – muro sulla frontiera con il Messico compreso – e a ritirarsi, progressivamente, da molti quadranti geopolitici. Non sarebbe troppo strano, perché il nostro “eroe” non apprezza l’intervento militare in Iraq ed è molto attento – come testimonia la proposta di divieto di ingresso ai musulmani – alle questioni interne e alla sicurezza domestica. Certo, se le spara grosse non è perché è completamente scemo – non lo era neppure il nostro Calderoli, quando dava dell’orango alla ministra di colore Kyenge – ma perché vuole assicurarsi il consenso di oltre un terzo degli americani, secondo alcune stime, e dei due terzi dei repubblicani.

    Se uno come il buon Donald sbraita che si dovrebbe avere attenzione ai confini, critica l’avventura imperialista in Iraq, vuole gli islamici immigrati fuori dai coglioni (foer di ball, direbbe il nostro Calderoli), dice chiudiamo internet così fottiamo i terroristi e impicchiamo quelli che uccidono poliziotti, è perché c’è molta America profonda che vota e che vorrebbe sentire quelle parole da un candidato alla presidenza come “Dio comanda” (traduzione molto libera di In God we trust!).

    Preferireste, forse, Hillary Rodham Clinton, russofobica, guerrafondaia, incistata nel venefico sistema di potere Usa al servizio e al soldo – a differenza di Trump, che è già straricco di suo – delle spietate élite finanziarie che muovono Cia  e Pentagono?

    Se Donald manterrà ciò che promette, potrebbe darsi che gli Usa si chiuderanno in se stessi, occupandosi principalmente dei loro confini, della sicurezza interna e … perché no? Degli ottimi Barbecue e del Superball. Pensate che bello! Si ritirerebbero progressivamente sull’altra sponda dell’Atlantico e l’Europa sarebbe più libera di decidere il proprio destino – e le proprie alleanze! A quel punto la Russia, quale potenza mondiale alternativa e benefica, avrebbe molto più campo libero e potrebbe spingere i popoli dell’Europa occidentale a liquidare l’Unione monetaria, a mettere in soffitta la Nato riacquistando sovranità e potenza. Anche in medio Oriente e in Africa settentrionale la situazione migliorerebbe e stati-canaglia come l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, allentandosi la presa degli Usa in quell’area e nel mondo, avrebbero finalmente ciò che meritano.

    Isolazionismo degli Usa, attenzione ai loro confini e principalmente alle vicende interne, per noi, in Europa e in Italia, potrebbero voler dire libertà, sovranità e rinascita! Fine dell’austerity della troika, della troika stessa e dei governucoli collaborazionisti come quello del piddì.

    Gli Usa di Trump si ritirerebbero progressivamente, almeno fino alla prossima Pearl Harbour!

    E’ coltivando questa speranza che vi dico, con voce squillante (esagero un po’?): Donald Trump for President! Viva Donald Trump!

     

    Eugenio Orso

    Fonte: http://pauperclass.myblog.it [pauperclass.myblog.it]

    Link: http://pauperclass.myblog.it/2015/12/11/donald-trump-for-president-viva-donald-trump-eugenio-orso/ [pauperclass.myblog.it]

    14.12.2015

  • GioCo

    Indubbiamente questo rozzo yankee, che sembra animarsi direttamente da un poster di Zio Sam "I want you!" è un personaggio umorale caricato a sale che spara nel culo dei suoi simili.

    Ma in verità la questione ai miei occhi acquista un senso molto differente dalla narrazione consueta e anche di quella marginale. Prima di tutto è evidente la finzione. Trump è abituato a fingere come ogni buon mercante ed ha il potere di reggere una finzione aggressiva, per ciò difficilmente le valutazioni delle urne conterranno un idea che aderisca anche solo in minima parte alle realtà retrostanti. Per esempio (ma è solo un esempio, neh?) dei patti stipulati con le controparti arringate nell’arena e che "sembrano" le azioni di un superuomo che sculaccia così i cattivi. Ma che ci siano vittime e carnefici in quei match spettacolari nel quadrato del wrestling politico econocentrico, è tutto da dimostrare dato che la sola certezza in quello spettacolo è la finzione e (più importante) il massaggio emotivo pubblico che si può così abbandonare in amplessi e orgasmi collettivi tipici dello stadio e del tifo. Senza che nella sostanza sia niente di diverso.

    Se i neocon ci aprono gli occhi ederendo alle indicazioni di Orwell, cioè ai dettami delle tirannie repressive ecologiche (nel senso che intendono l’uomo il centro dei problemi del mondo e la sua deballazione dal pianeta una soluzione auspicabile), Trump si discosta da quella scuola solo perché ha forse più amore per Huxley è sa che alla lunga per preservare lo sfruttamento al meglio è bene che le vacche siano anche coccolate, non basta nutrirle. Sennò rischia che si ammalano e poi tu rimani a mani vuote.
    Per me quindi che vivo tra i viventi in questa Storia Contemporanea, ogni miglioramento è per paradosso una disgrazia, un ulteriore fattore di disturbo che lascia il dormiente dov’è, al caldo a marcire tra i fili del suo bozzolo a vaneggiare prati verdi di fantasie. Cioè molto interessato a non svegliarsi nell’icubo in cui si trova.

  • ElTano

    Alla lista degli stati canaglia aggiungerei l’entità sionista.

  • Xeno

     @Eugenio Orso

    Se Donald manterrà ciò che promette, potrebbe darsi che gli Usa si chiuderanno in se stessi, occupandosi principalmente dei loro confini, della sicurezza interna e …
    Dalla nascita degli stati uniti sono passati 239 anni,222 sono passati a fare guerre;da qui si arriva a constatare che nessun presidente è passato senza che ci sia stata in corso una guerra.
    Trump sarebbe il primo,Le sembra mai possibile?
    E’ più facile che io vinca al terno.
     
    Hasta luego
  • geopardy

    Mah!

    Nella terra di Hollywood ne abbiamo visti di tipi così al cinema (del tipo dei vendicatori del popolo e della giustizia).
    Non basta avere 4 miliardi o 10, per sfidare le magistrali lobby e gli equilibri del mondo da esse generato, senza il loro accordo.
    Se vince (l’ennesimo miliardario al potere o che concorre) è perchè si sta creando un nuovo equilibrio, per cui agli Usa serve ritrovare un nuovo ruolo più ridimensionato, nel caso in cui dovesse attuare ciò che dice, sennò, troveranno il modo di non farlo vincere o di metterlo a loro servizio, ingannando per l’ennesima volta il proprio elettorato.
    Anche Obama, inizialmente, a molti è sembrato come una grande rivoluzione elettorale, con un nero, finalmente, al potere negli Usa.
    Ricordo che, di fronte al mio scetticismo del tempo, diversi miei amici, che, fino a poco prima erano realmente schifati dagli Usa,  rimasero ammirati dalla "grandezza" della democrazia statunitense e mi dicevano che non coglievo la grande rivoluzione dell’elezione di Obama.
    Oggi neanche se lo ricordano più quel momento.
    Non mi fido di questi mangia-mondo.
  • Aironeblu

    Beh, ….
    Come non condividere appieno l’analisi di Blondet e le considerazioni di Orso?
    Uno dei modi piu’ semplici e diretti per valutare la reale posizione di un politico, e’ sempre il trattamento riservatogli dalla stampa mainstream: quando poi si ricorre agli attributi   populista e fascista piu’ chiaro non puo’ essere.

  • mda1
    Ottimi Blondet e Orso.
    Spero che Trump abbia buone guardie del corpo. E’ molto pericoloso per il regime e faranno di tutto per eliminarlo.
  • CitizenFour

    L’ennesimo fantoccio nelle mani delle varie lobbies/elites peggio di Obama ei suoi vari predecessori e/o alternative di pseudo-sinistra americana vedi Hillary Clinton.

    Continuerà a dronare innocenti mediorentali (bambini compresi), di cui nessuno si indignerà 24h-su-24h e/o andrà a portare fiori e/o candele….nessuna diretta TV.

    JSOC Operation Command Guaranted, by Dirty Wars.

  • Cornelia

    Chissà.

    Trump potrebbe essere un nuovo Orban, oppure un nuovo Tsipras.
    Quando promettono un rovesciamento totale è difficile che poi mantengano.
  • Chigi

    spero tu intenda o uno o l’altro, perchè trippas si sogna di notte Orban, visto il traditore del popolo greco che è…

  • Chigi

    al massimo è il Grillo americano, tanto fumo e niente arrosto…ma uno che ha, al minimo, 4 miliardi di dollari di patrimonio personale è inviso al potere? ma per favore………………………..svegliatevi bambini…