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DISCORSO INTEGRALE DI TZIPRAS SULLE RIPARAZIONI DI GUERRA DOVUTE ALLA GRECIA

FONTE: OKEANEWS.FR

Ieri [11 marzo 2015, N.d.T.] la Germania ha di nuovo rigettato le richieste greche circa le riparazioni di guerra a seguito dell’occupazione della Grecia da parte della Wehrmacht fra il 1941 e il 1944. La Grecia ha annunciato di non escludere un ricorso alla giustizia e alla confisca del patrimonio che lo stato tedesco detiene sul suo territorio. Torniamo al discorso di Alexis Tzipras pronunciato il 10 marzo 2015 nel quadro della commissione parlamentare sulle riparazioni di guerra.

Signora Presidente,
Signore e Signori Deputati,

Oggi prendo la parola in questa riunione storica per ragioni che non sono solo simboliche ma anche sostanziali. In primo luogo, vorrei rendere omaggio alle vittime della Seconda Guerra Mondiale. Ma vorrei anche rendere omaggio a tutti i combattenti e alle combattenti del mondo intero che hanno dato la loro vita per la libertà della loro patria, che hanno dato la vita per la sconfitta del nazismo, che aveva gettato la sua ombra mortifera sui popoli del mondo.

Prendo anche la parola per rendere omaggio ai combattenti della resistenza greca, che hanno dato la loro vita affinché il nostro paese fosse liberato dalla barbarie dell’occupazione nazista. Affinché noi avessimo, oggi, una patria libera e sovrana.

Alcune persone ci chiedono: “perché vi occupate del passato? Occupatevi del futuro!”. Ma quale paese può mai avere futuro senza rendere omaggio alla propria storia e alle proprie lotte? Quale popolo può andare avanti cancellando la memoria collettiva, lasciando le proprie lotte e i propri sacrifici senza un giudizio storico? D’altra parte, il tempo trascorso da quei fatti non è così lungo, signore e signori deputati.

La generazione dell’occupazione e della resistenza nazionale è ancora in vita. E nella memoria collettiva del nostro popolo, le immagini e i rumori delle torture e delle esecuzioni a Disromo e Kaisariani, a Kalavryta e Vianno sono ancora freschi. Nella memoria del nostro popolo i crimini e la distruzione causati dalle armate del III Reich ai quattro angoli del territorio greco, ma anche dell’Europa intera, sono ancora vivi nella memoria. E la propria memoria deve essere preservata per le nuove generazioni. Preservarla è un nostro dovere storico, politico e morale.

Non per preservare l’odio e il sospetto fra i popoli, ma per ricordare sempre che cosa sia il nazismo, che cosa significhi il nazismo. Per ricordarsi che quando la solidarietà, l’amicizia, la cooperazione e il dialogo fra i popoli sono rimpiazzati dal senso di superiorità e di destino storio, quando il rispetto è rimpiazzato dall’odio razziale o sociale, è allora che la guerra e l’oscurità prendono il sopravvento.

E l’Europa ha conosciuto questa oscurità. L’ha conosciuta e l’ha odiata. È stata una delle ragioni per le quali i popoli europei hanno deciso insieme di lanciare il processo del 1957, affinché le sirene della guerra non risuonassero mai più. Non bisogna dimenticare che anche il popolo tedesco ha sofferto la barbarie nazista. E che il nazismo ha dominato in Germania perché in precedenza il popolo tedesco era stato umiliato. Ovviamente questa non è una giustificazione, ma una spiegazione. È la lezione del XX secolo, del secolo breve, per citare Eric Hobsbawm.

In seguito alla Prima Guerra Mondiale furono l’odio e il revanscismo a farla da padrona. Ciò che dominava era la logica a corto termine dell’umiliazione dei vinti per aver sbagliato, la logica del ripudio e dell’impoverimento di un popolo intero per essere stato vinto. E questa scelta è stata pagata poco dopo con il sangue dei giovani del mondo intero. Germania inclusa.
I popoli d’Europa e i loro dirigenti devono ricordarlo e trarre dalla storia europea contemporanea le conseguenze. Perché l’Europa non deve – né le è permesso – commettere oggi gli stessi errori del passato.

Signore e signori deputati,

Dopo la Seconda Guerra Mondiale questa lezione fu compresa. A dispetto dei crimini commessi dal III Reich e dalle orde hitleriane, che misero il mondo a ferro e fuoco, a dispetto del male assoluto della Shoah, la Germania ha beneficiato – ed a giusto titolo – di una serie di aiuti. I principali dei quali erano l’annullamento del suo debito contratto a seguito della Prima Guerra Mondiale, con la Convenzione di Londra del 1953, e naturalmente, gli enormi capitali sborsati dagli Alleati per la ricostruzione del paese.

Ma la Convenzione di Londra riconosceva anche che restavano da pagare le riparazioni di guerra relative alla Seconda Guerra Mondiale, riparazioni che avrebbero dovuto essere regolate con il trattato finale di pace, che non fu firmato a causa della divisione della Germania perdurata fino al 1990. La riunificazione delle due Germanie creò le condizioni giuridiche e politiche necessarie per la risoluzione del problema, ma da allora in poi i governi tedeschi hanno optato per il silenzio, per i sotterfugi giuridici, per procrastinare e ritardare.

E, signore e signori deputati, io mi chiedo: questo comportamento è morale?

Ho parlato di sotterfugi giuridici e trattandosi di un punto particolarmente importante, vorrei spiegare chiaramente cosa intendo affinché non ci sia alcun equivoco. Quando la Germania accetta di prendere posizione a proposito del suo debito verso la Grecia a seguito della Seconda Guerra Mondiale, evoca il nostro accordo bilaterale del 1960. Allora la Germania, di propria iniziativa, versò 115 milioni di marchi a titolo di riparazioni, mentre il Regno di Grecia riconobbe di non avere più ulteriori recriminazioni. Tuttavia quell’accordo non concerneva le riparazioni dovute per i danni subiti dal paese, ma riguardava solo i danni patiti dalle vittime del nazismo in Grecia. E beninteso non riguardava affatto il prestito forzoso imposto dagli occupanti né le riparazioni e i danni per i crimini di guerra, con la distruzione quasi totale delle infrastrutture del paese e della sua economia durante la guerra e l’occupazione.

Lo so bene, tutto ciò è allo stesso tempo estremamente tecnico e particolarmente sensibile, e probabilmente non è qui né la sede né il momento per parlarne. Non sarò io, ma gli specialisti, i giuristi e gli storici, che daranno le necessarie delucidazioni e tratteranno la questione sul piano tecnico. Per parte mia voglio assicurare, tanto il popolo greco quanto il popolo tedesco, che affronteremo la questione con sensibilità, con senso di responsabilità e sincerità, e con la volontà di dialogo e intesa. Ma ci aspettiamo che il governo tedesco faccia altrettanto. Per ragioni che sono politiche, storiche, simboliche, ma anche morali.

Signore e signori deputati,

Di fronte ai discorsi moralizzanti che da qualche anno hanno dominato il dibattito in Europa, noi non scegliamo né il ruolo dello scolaretto che abbassa lo sguardo di fronte alle ingiunzioni morali che arrivano dall’alto, né rivendichiamo il ruolo del maestro di morale, che leva il proprio dito di fronte al presunto peccatore, ingiungendogli di pagare per i propri peccati.

Al contrario, noi scegliamo la via del negoziato e del dialogo, dell’intesa comune e della giustizia. Non si tratta di teodicea, ma d’altra parte non rinunciamo alle nostre imprescrivibili pretese. Non ci interessa dare lezioni di morale, ma d’altra parte non le accetteremo più. Perché, come voi ben sapete, negli ultimi tempi e a sentire le numerose dichiarazioni provocatorie che arrivano dall’estero, mi viene in mente il celebre passo del Sermone della montagna di Gesù: “vedono la pagliuzza nell’occhio del loro fratello, ma non vedono la trave nei loro occhi”.

Signore e signori deputati

Signora Presidente,
concludendo questo breve intervento, vorrei assicurare che il governo greco opererà senza soste affinché, su di un piano di uguaglianza e attraverso il dialogo, nel quadro di un sincero negoziato, si possa trovare una soluzione ai complessi problemi ai quali l’Europa è messa di fronte. Lavorerà affinché i suoi patti e obblighi siano rispettati nella loro integralità. Ma allo stesso tempo lavorerà affinché siano rispettate tutte le obbligazioni che non sono state assolte nei confronti della Grecia e del popolo greco. E, così come noi ci impegniamo a rispettare i nostri obblighi, tutte le parti devono fare altrettanto. Perché la moralità non può essere «a discrezione». E non può dipendere dalle circostanze.

Il nuovo governo greco sosterrà concretamente e con tutte le proprie forze l’iniziativa di ricostruzione e di miglioramento proposta dalla Commissione per la rivendicazione dei debiti tedeschi verso la Grecia. Noi la sosterremo concretamente e in maniera essenziale e giuridica, affinché gli sforzi fatti dalla Commissione siano fruttuosi. E portino un risultato importante nel quadro del suo mandato. Che portino una soluzione.

Che giustizia sia fatta a questo debito morale ma anche materiale, non nei confronti del popolo greco ma nei confronti di tutti i popoli d’Europa che hanno lottato, hanno versato il loro sangue e hanno vinto il nazismo. Ne va del nostro dovere verso la storia. Ne val del nostro dovere verso le vittime della Seconda Guerra Mondiale. Ne va del nostro dovere verso l’Europa e i suoi popoli che hanno il diritto alla memoria e ad un avvenire libero da ogni totalitarismo.

Vi ringrazio.

Fonte: www.okeanews.fr

Link: http://www.okeanews.fr/20150312-discours-de-tsipras-sur-les-reparations-de-guerre-dues-la-grece

12.03.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARTINO LAURENTI

Pubblicato da Davide

  • Earth
    Versione abbreviata
    Tsipras: La germania pretende il pareggio di bilancio?
    Glie lo facciamo pareggiare noi a loro il bilancio.
  • Tao

    Sebbene la questione delle riparazioni di guerra alla Grecia da parte della Germania sia vista come un tentativo di ricatto e sconfini nella polemica sterile, la minaccia di sequestro di beni tedeschi a riparazione di un massacro della Wehrmacht a Distomo nel 1944 e delle distruzioni provocate da quattro anni di occupazione, sta provocando irritazione e qualche preoccupazione nei palazzi della politica berlinese.
    Alessandro Prandi , alessandro.prandi51@gmail.com

    Caro Prandi, il discorso che il presidente del Consiglio greco ha pronunciato in Parlamento il 10 marzo merita qualche osservazione. Tsipras sa che il problema dei debiti tedeschi fu risolto dal Trattato di Londra del 1953 con una formula che riduceva di circa il 50% l’ammontare della somma dovuta. Una concessione troppo generosa? Le ragioni di quella «generosità» erano almeno due. In primo luogo una Germania ricostruita ed economicamente dinamica rispondeva allora, dopo l’inizio della Guerra fredda, alle esigenze delle democrazie occidentali e, in particolare, della Grecia, più esposta di altre alla minaccia sovietica.

    In secondo luogo tutti sapevano, finalmente, che gli esorbitanti indennizzi pretesi dalla Germania, dopo la fine della Grande guerra, avevano favorito il revanscismo tedesco e l’avvento di Hitler al potere. Allo stesso modo Tsipras non ignora (lo ha riconosciuto nel suo discorso) che qualche anno dopo, nel 1960, la Germania aveva indennizzato le vittime del nazismo con la somma di 115 milioni di marchi e che il governo greco di allora aveva dichiarato di non avere altre pretese. Ma sostiene ora che quegli indennizzi concernevano le vittime dell’occupazione, non i danni sofferti dalle infrastrutture e, più generalmente, dal territorio nazionale. Non è sorprendente, in queste circostanze, che la Germania rifiuti di riaprire un partita ormai chiusa. Vi è almeno un’altra ragione per cui il discorso del premier greco non è piaciuto a Berlino e non dovrebbe piacere neppure ad altri membri dell’Unione Europea.

    Tsipras ha presentato le sue richieste come un omaggio alle vittime del Terzo Reich e la necessaria continuazione di una lotta, mai definitivamente conclusa, contro il fascismo e il nazismo. Ha cercato di addolcire l’argomento ricordando i danni e le umiliazioni subiti dalla Germania. Ma una richiesta di denaro indirizzata oggi ai tedeschi dimostra che il passaggio del tempo e la generosità di cui hanno dato prova in molte circostanze non li rendono meno responsabili, agli occhi del governo greco, di quanto è accaduto nella prima metà del Novecento. Tsipras dimentica in questo modo quanti benefici la Grecia abbia tratto dalla politica di riconciliazione praticata in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Non vi sarebbero stati settant’anni di pace e grandi progetti comuni come quello dell’integrazione europea, se non avessimo avuto il coraggio di chiudere le vecchie partite ereditate dal conflitto. Un’ultima considerazione, caro Prandi.

    Temo che il discorso di Tsipras, con le sue richieste indirizzate alla Germania, cerchi di nascondere le responsabilità greche degli ultimi decenni. Possiamo e dobbiamo aiutare la Grecia a uscire dalla crisi, ma soltanto se è consapevole dei suoi errori e non cerca di mascherarli parlando d’altro.

    Sergio Romano

    Fonte: http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/ [www.corriere.it]

    16.03.2015

  • Unaltrouniverso

    Ma quanti salamelecchi! A parte la solita retorica europeista nonostante tutto,  l’unica dichiarazione sensata sarebbe non ti pago perché non ti pago, la Grecia è uno stato sovrano e in quanto tale superiorem non recognoscens e quindi non ti pago, mi dispiace ma non ti pago. Questa cosa dei danni di guerra mi pare proprio una buffonata. E questo Tsipras mi sembra un altro treccartaro di turno.

  • gimo

    PAGLIACCIO!!!

    Avrebbe potuto andare in Commissione Eu e mettere i COSIDDETTI sul tavolo, invece si è calato le braghe e ora tira fuori i "debiti di guerra".
  • Neriana

     La Germania,  non ha in se debito verso la Grecia in quanto le firme  poste sono quelle dei paesi
    occupanti ovvero , USA, UK, F, Russia, che valgono in nome e per
    conto della Germania.
    Dunque  se la Grecia volesse davvero chiedere i danni, in base al diritto internazionale dovrebbe rivolgersi agli occupanti che hanno firmato ovvero USA, UK, F,
    Russia, e questi dovrebbero risarcire la Grecia e solo dopo rivalersi  sulla Germania.
    Non tutto è semplice come appare : )

  • borat

    abbiamo visto tutti che  questi di siriza non sono persone serie sono solo ragazzini in gita scolastica

    per non parlare di varfankulis che tentava di broccolare la giornalista biondina di santoro raccontando caççate ora infatti gira sempre con la moglie riccona
    e dire che qualcuno in Italia voleva prenderli ad esempio…
    povera grecia!!
  • AlbertoConti

    Se si vuol far leva sul nazismo e le sue cause in relazione alle responsabilità
    tedesche, è molto meglio restare al presente, sottolineando le analogie col
    passato.

    A differenza della seconda guerra mondiale, combattuta sparando,
    quella attuale è combattuta con l’ideologia mercatista e relativi trattati
    fraudolenti, ma il risultato non cambia: morte e distruzione nei Paesi vinti
    tramite la bufala della "competitività" fondata sulla "libera concorrenza". Di
    questo la Grecia è la prova provata, il testimone chiave che ha visto e sentito
    nella sua carne viva la pistola fumante.

    Perciò il ragionamento è un
    po’ diverso: come voi tedeschi siete caduti nella trappola nazista per un
    eccesso di giustizialismo degli altri Paesi vincitori, così oggi non dovreste
    pretendere lo stesso giustizialismo per aver vinto la guerra dell’euro, a
    maggior ragione per il fatto che tale guerra è subdola e fraudolenta! Perciò i
    vinti (falliti) non possono e non devono, per ragioni morali, pagare i loro
    debiti monetari, altrimenti importano lo stesso nazismo di cui la Germania è
    stata interprete e vittima.

    E poi c’è il neonazismo (nel senso di
    resuscitato, ma non certo nuovo) in Ucraina, il cui tacito consenso dell’attuale
    Germania è insopportabile, e va stigmatizzato a sostegno del ragionamento di cui
    sopra.

    Questo sì che è un discorso condivisibile con tutti i PIIGS, che
    può insinuare crepe nei loro attuali governi collaborazionisti.

  • Unaltrouniverso

    Concordo e sottoscrivo

  • Truman

    Possiamo e dobbiamo aiutare i giornalisti ad uscire dalla loro crisi, ma solo se sono consapevoli dei loro errori e non cercano di mascherarli parlando d’altro.
    Romano è tra gli irriducibili che non ammetteranno mai di aver sempre portato l’acqua al mulino del padrone.

  • adriano_53

    Dal punto di vista economico, la citazione di Gesù “vedono la pagliuzza nell’occhio del loro fratello, ma non vedono la trave nei loro occhi”, vale la lettura.

  • magogi

    Posto che, questa questione, chissa perche’, viene fuori solo ora e poteva essere sollevata dai greci in qualsiasi momento, posto che la Grecia, come i suoi fratelli della fascia mediterranea, si e’ lasciata trascinare negli ultimi decenni da "fiestas" nella gestione dei bilanci statali e potrei andare avanti per molto… il fatto e’ sempre da ricondurre sulla insofferenza generale da parte dei paesi "sudisti"  verso regole che non sono certo "pulite" e democratiche imposte dall’ Europa attuale. Se guardiamo il nostro "ex" bel Paese, che, per sua unica conformazione geografica, ha confini che vanno dall’ Austria alla Libia…. possiamo capire come il progetto europeo sia stato creato….senza guardare un mappamondo !!!

    Non c’e’ speranza che un Altoatesino si capisca (nemmeno linguisticamente) con un Catanese DOC…. non per colpa delle persone in se ma a causa della STORIA !! ed e’ anche la STORIA che i grassi dirigenti di Bruxelles non leggono bene….
    forse non sono interessati molto ai popoli ma alle loro "grassissime" ricompense??…

    Il sogno europeo sta diventando un incubo per chi lo subisce e cioe’ le persone "normali" che non sempre riescono a decidere se non guardando i TG delle varie reti informative ormai completamente e scandalosamente arbitrarie e schiave dei loro padroni … SVEGLIAMOCI   e bravo TZIPRAS almeno ci prova…ma lo vedo gia’ troppo "amico" dei suoi creditori…

    Grazie