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DIMONA: LA PICCOLA HIROSHIMA D'ISRAELE

DI RICHARD SILVERSTEIN

counterpunch.org

All’inizio degli anni Cinquanta, dopo che Israele aveva combattuto una disperata guerra di Indipendenza (o Nakba) in cui migliaia di Israeliani morirono per garantire la fondazione dello Stato, David Ben Gurion, il suo primo Primo Ministro, decise che il Paese aveva bisogno di un jolly esistenziale al fine di garantire la sua sopravvivenza. Nel 1955 incaricò il capo del suo staff, Shimon Peres, di creare un programma nucleare che avrebbe portato alla fabbricazione di un’arma nucleare.

La parte più importante di questo progetto era costituita dalla creazione di un reattore nucleare che avrebbe dovuto produrre il carburante per fare tali armi. Nel 1959, Israele iniziò la costruzione il suo reattore a Dimona. Alla fine, migliaia di lavoratori furono impiegati per la costruzione dell’impianto e, una volta completato, vi rimasero per costruire l’arsenale di 200 armi nucleari che Israele ha la fama di possedere. Un ottimo resoconto sintetico del progetto può essere trovato online qui.

Nelle prime fasi della ricerca, prima della nascita di Dimona, vi furono incidenti che esposero gli scienziati a livelli letali di radiazioni. Alcuni di loro morirono e i loro nomi sono noti (anche se non molto bene). Meno noto è che Dimona ebbe una serie di incidenti (il più grave nel 1966) che espose centinaia di lavoratori a dosi tossiche e persino letali.

Avner Cohen, il maggiore studioso al mondo del programma nucleare israeliano mi disse che nei primi 20-25 anni le procedure utilizzate per proteggere i lavoratori erano primitive e imprecise. Gli errori erano comuni, spesso non intenzionalmente, ma perché si avevano conoscenze relativamente ridotte circa la corretta gestione dei materiali radioattivi. In alcuni casi, la documentazione era inventata.

Questo è l’oggetto dell’affascinante documentario in due parti di Orna Ben Dor, I segreti oscuri del reattore Dimona ( Parte 1 e parte 2, entrambi in ebraico), prodotti per Israeli TV. Là i lavoratori chiamano la centrale nucleare “Piccola Hiroshima”, alludendo non solo al potere distruttivo di ciò che là si sta producendo, ma alle tragiche conseguenze che il reattore ha su coloro che vi lavorano all’interno.

Il documentario, oltre a rendere pubblici molti segreti e crimini dello Stato contro i suoi lavoratori, è anche involontariamente molto irritante perché tratta di un argomento che la nazione vuole per ragioni comprensibili mantenere opaco. Per questo motivo, nessuno nella Commissione per l’Energia Atomica israeliana, che gestisce Dimona, parlerà alle telecamere. Nessun giornalista può accedere all’interno della struttura. Pochissime testimonianze, forse nessuna, sono state rese pubbliche sul funzionamento del reattore. Secondo Ben Dor, la supervisione medica dei lavoratori è stata una farsa. Essi venivano sottoposti a test che non venivano mai analizzati e gli veniva riferito di essere in buono stato di salute. Solo per scoprire mesi o anni più tardi che stavano morendo di cancro. I pochi documenti che sono accessibili lo sono soltanto a causa delle azioni legali che hanno permesso loro di liberarsi dalla morsa dello Stato.

La vera storia del film è quanto incredibilmente lontano lo Stato è disposto ad andare per proteggere se stesso e il suo progetto nucleare dalla pubblica consapevolezza. In conseguenza di ciò vi è la volontà della nazione di trattare quei scienziati, ingegneri e ricercatori che hanno dedicato la loro vita a questo sacro progetto come rifiuti da smaltire una volta che si sono ammalati e sono morti, non potendo più essere di alcuna utilità. C’è una natura schizofrenica sia nel documentario sia nelle vittime descritte. Da un lato, essi sono patrioti che hanno capito il pericolo e lo hanno accettato in nome della protezione dello Stato dai suoi nemici. Ma, dall’altro, si tratta di esseri umani che chiedono che il loro Paese tratti con dignità quelli che hanno compiuto l’estremo sacrificio.

I “più ultimi degli ultimi” (nella scala gerarchica) sono stati i tecnici nucleari, gli addetti alle pulizie inviati a rimettere a posto le attrezzature dopo i malfunzionamenti. Spesso, essi erano “figli” del reattore: cresciuti in città frequentando l’istituto tecnico superiore presso la centrale, dove gli veniva insegnato come effettuare la manutenzione sua e dei suoi impianti. Essi affrontavano il pericolo maggiore. E nessuno li aveva avvertiti. Hanno fatto il loro lavoro in modo anonimo. Ma quando si sono ammalati, lo Stato li ha gettati in mare. A un lavoratore originario del Marocco venne detto che il suo cancro non era il risultato del suo lavoro a Dimona, ma piuttosto della sua origine marocchina. I suoi geni sefarditi avevano in qualche modo causato la sua malattia. Se ci fosse stato solo del razzismo dietro questa risposta sarebbe già abbastanza grave. Ma utilizzare il razzismo per coprire crimini di Stato contro i suoi cittadini è imperdonabile.

Il dramma è che le vittime stesse, attraverso il proprio senso innato del patriottismo, si rifiutano di comprendere la contraddizione insita in ciò che chiedono allo Stato. Israele stesso è un regno di segreti. Dimona è un segreto all’interno di un segreto, il Santo dei Santi della religione nucleare di Israele. Non è possibile rivelare i misteri ed esporre le menzogne e i crimini a meno che non si strappi via il velo. A tal fine, è necessario forzare Israele a porre fine all’opacità, alla segretezza. Ma nessuno in una posizione di potere è disposto a farlo.

Quelli sono esseri umani che hanno la sensazione di percorrere un corridoio oscurato verso la luce. Non riescono a vedere cosa c’è intorno a loro, ma possono solo toccare le pareti e cercare di capire dove sono e cosa c’è intorno a loro. Sono impauriti. Nessuno li aiuta a comprendere dove sono. Devono fare questo cammino da soli.

Nel secondo film, che descrive la catastrofe ambientale che il reattore ha compiuto nel Neghev, Ben Dor e due residenti locali visitano una centrale elettrica assai distante che alimenta l’impianto. Notano un torrente che scorre nelle vicinanze, che appare scolorito e inquinato. Qualunque giornalista che investighi su un tale soggetto sa di dover controllare l’acqua per determinare il livello di purezza. Ma Ben Dor ci dice che non è possibile. Chi porta un contatore Geiger a un qualsiasi impianto di Dimona o che analizzi l’aria, l’acqua o il suolo attorno ad esso commette un crimine punibile anche con quindici anni di carcere.

In questo spezzone, un giornalista locale dice a Ben Dor:

Io passo vicino al reattore ogni giorno sulla strada per andare e tornare dal lavoro. Non ho mai visto un singolo uccello volare, né lucertole o nuovi fiori.

L’ambiente che circonda Dimona è avvelenato. Se non ci sono piante o animali che possono vivere lì immaginatevi l’impatto sugli esseri umani che lo fanno.

Questo ricorda un amico israeliano della poesia dei bambini del ghetto Theresienstadt, Non ho mai visto un’altra farfalla :

Egli fu l’ultimo. Davvero l’ultimo.
Un tale giallo era amaro e accecante
Come la lacrima del sole, strappata sulla pietra.
Era questo il suo vero colore.
E quanto facilmente è salito, e quanto alto,
Certamente, salendo, voleva
Baciare l’ultimo del mio mondo

…Non ho visto una farfalla qui.
Quell’ultima è stata l’ultima.
Non ci sono farfalle, qui, nel ghetto.

Poiché il governo ostacola l’accesso alle fonti, Ben Dor deve permettere alle vittime di Dimona di raccontare la loro storia. E lo fanno con tanta forza e tragicità. Le vedove e gli orfani parlano dei loro cari portati via da loro troppo presto da uno Stato che si è comportato crudelmente e spietatamente. Coraggiosi avvocati descrivono gli anni di devozione alla ricerca della giustizia. Medici e ricercatori aiutano a districarsi tra miasmi di menzogne e mezze verità offerte dallo Stato, alcuni mettendo a repentaglio la loro carriera per colpa di un vendicativo IAEC.

Il problema più grande con il film è quello che la nazione stessa affronta. Tutti i mali che ritrae provengono da un potente, velenoso fatto: il progetto nucleare. In altre parole, quando si decide di realizzare una bomba nucleare, si accettano una serie a cascata di scelte che accompagnano quella prima decisione fondamentale. In termini giuridici, le armi di distruzione di massa israeliane sono l’albero avvelenato e tutti i morti, gli avvelenamenti da radiazioni e i danni ambientali sono i suoi frutti.

Il documentario non si sofferma su queste questioni più profonde. Esso rimane sulla superficie, occupandosi di temi importanti come la salvaguardia dell’ambiente e la mortalità dei lavoratori. Questi sono le parti della storia d’interesse umano. Quelli che un pubblico può cogliere immediatamente, senza la necessità di riflettere sulle problematiche più astratte e complesse.

Avner Cohen ha anche colpevolizzato il produttore del documentario (in ebraico) perché non ha affrontato i burocrati nucleari israeliani più aggressivamente pretendendo che rispondessero alle accuse. Egli ha risposto nella recensione che scrisse per l’edizione in ebraico di Haaretz, che Israele deve costringere coloro che progettano la politica nucleare israeliana a far fronte alle domande scomode. Solo in questo modo è possibile il cambiamento.

La segretezza del programma nucleare, un intervistato lo definisce “Stato di KGB”, va di pari passo con la complessiva opacità d’Israele riguardo a ogni aspetto dei problemi di sicurezza. Non è sorprendente che Israele abbia messo il suo destino nelle mani di pochi burocrati nucleari come quelli che gestiscono Dimona, poiché sostanzialmente gestisce tutto il suo apparato militare allo stesso modo. Di controllo civile non se ne parla. I generali ottengono tutto quello che vogliono. Tutto in nome della sicurezza dello Stato. E’ un contratto col diavolo.

Ben Gurion avrebbe potuto scegliere un percorso diverso. Avrebbe potuto seguire il percorso che Shimon Peres ha sostenuto per evitare la Guerra del 1973: un test nucleare pubblico per mettere in guardia gli Stati arabi sul nemico che avrebbero dovuto affrontare se avessero attaccato. Nel lungo termine, una tale trasparenza avrebbe potuto migliorare di molto alcuni dei peggiori attacchi allo stato di sicurezza nucleare. Ma Ben Gurion ritenne che tanto più Israele fosse rimasto tranquillo, tanto meno opposizione avrebbe dovuto affrontare da parte del resto del mondo, in special modo da parte degli USA.

Fece la scelta di creare un arsenale nucleare al fine di offrire allo Stato un meccanismo per garantire la sopravvivenza di fronte a un’imminente sconfitta. Ma ora Israele ha assicurato la sua esistenza. Non vi è alcuna minaccia esistenziale (non importa ciò che Bibi dice a proposito dell’Iran). Le armi nucleari non garantiscono la sicurezza. In realtà, molti seri analisti ritengono proprio il contrario.

Israele non ha combattuto una guerra convenzionale da più di 50 anni. E anche durante i giorni più oscuri della guerra del 1973, quando alcuni dirigenti israeliani temettero che sarebbero stati invasi, Golda Meir ignorò Moshe Dayan quando quest’ultimo sollecitò il lancio di un ordigno nucleare nel deserto come un avvertimento per gli Stati arabi nemici. Oggi, Israele combatte esclusivamente guerre asimmetriche in cui le ADM non sono un deterrente o fattore di superiorità strategica. Al contrario di Israele, molte delle più affermate potenze nucleari stanno riducendo i loro arsenali.

Israele finirà per capire che le armi nucleari sono un albatros intorno al collo. Non sono mai state impiegate in nessuna delle precedenti guerre d’Israele ed è probabile che non ce ne sarà mai bisogno (soprattutto se aderisse alla proposta di una zona libera dalle armi nucleari regionali — una prospettiva tabù per esso…finora). Tuttavia, nonostante l’assoluta mancanza di utilità delle AMD, il suo personale nucleare ha pagato un prezzo enorme e terribile. E’ una vergogna che lo Stato che ha chiesto loro di fare il sacrificio estremo, oltraggi la loro memoria con menzogne e silenzi. Preferisce questo piuttosto che pagare loro quei pochi milioni che ci vorrebbero per fare giustizia del loro dolore e della loro sofferenza.

Richard Silverstein scrive il Tikun Olam blog su questioni di sicurezza nazionale israeliana. Vive a Seattle.

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2015/05/21/dimona-israels-little-hiroshima/

21.05.2015

Traduzione per www. comedonchisciotte.org a cura di DELIO GUIDATO

Pubblicato da Davide

  • Gil_Grissom

    Se Israele non avesse avuto le atomiche come deterrente probabilmente oggi non esisterebbe piu’: dubito che voglia sbarazzarsene seguendo il consiglio del pur bravo Silverstein. Si vis pacem, para bellum.

  • Aironeblu

    Le atomiche come deterrente da COSA?!? Tengo a ricordare che dal suo insediamento avusivo lo Stato di Israele è stato il solo e unico ad attaccare le Nazioni confinanti, rubandogli terreno e corsi d’acqua giorno per giorno, espandendosi oltre 50 volte la sua superficie originale, a costo di genocidi e cancellazione dalla Carta Geografica della Palestina.

    Salvo poi capovolgere la storia con la solita operazione propagandistica in cui Israele sarebbe la vittima con il "diritto a difendersi", esattamente come i cow-boys si presero il diritto di sterminare gli Indiani d’America per "proteggersi".
    Israele è uno degli ultimi insediamenti abusivi dell’epoca coloniale instaurato con l’uso della violenza: un po’ come se qualche famiglia mafiosa emigrata a New York nei secoli scorsi pretendesse di reclamare la città di Corleone in nome delle proprie origini e vi dichiarasse la propria sovranità, per poi espandersi con guerre, minacce e ritorsioni – in puro stile israeliano, insomma – nei paesini circostanti, fino a tutta la Sicilia, poi in Calabria, Puglia, Basilicata….
    Una porcata senza diritto di esistere.
  • Aironeblu

    Più che con Hiroshima il paragone dovrebbe essere con Fukushima.

    Un altro elemento che illustra la natura militare e oligarchica del regime sionista. Capisco che per i cittadini israeliani onesti e pensanti non deve essere facile opporsi.
  • TizianoS

    Articolo ipocriticamente lacrimevole.

  • haward

    All’inizio degli anni Cinquanta, dopo che Israele aveva combattuto una disperata
    guerra di Indipendenza (o Nakba)….

    No comment

  • Hamelin

    Criticare l’unica cosa che rende la sua occupazione abusiva "intoccabile" non mi sembra molto intelligente .

    Affermare che le armi nucleari non garantiscano la sua esistenza mi sembra alquanto arduo da sostenere .

    Proprio ora Israele con il caos mediorientale in atto ( creato anche da loro ) rischia di piu’ .

    Qualche loro creatura potrebbe rivoltarsi contro …

  • DeborahLevi

    domanda :

    dietro il progetto manhattan chi c’era?
  • wld

    "Riporto
    una rassegna di articoli che fanno capire come Israele sia venuta in possesso di
    armamento nucleare.

    E’ indubbio che una gran quantità di scienziati ebrei fosse
    perfettamente in grado di realizzare armamento nucleare se non altro perché
    molti di loro avevano attivamente lavorato all’atomica degli USA (Progetto
    Manhattan).

    Ma ciò è solo teoricamente vero perché, dato il software, senza
    hardware non si fa nulla. Mancava cioè l’impiantistica, un impianto nucleare di
    partenza da cui partire per l’arricchimento dell’uranio, quello per intenderci
    che sta ora realizzando l’Iran.

    La cosa non si sarebbe potuta realizzare senza
    il sostegno materiale di un qualche Paese che
    già disponesse di tecnologia nucleare. Israele avviò relazioni molto strette
    con i Paesi che avevano interessi nella zona (Gran Bretagna e Francia) e si
    prestò ad importanti favori.

    Tra questi fondamentale fu la guerra di
    aggressione che Israele fece all’Egitto in occasione della nazionalizzazione del
    Canale di Suez (1956), realizzando in questo uno dei massimi desiderata delle
    potenze coloniali della zona.

    Con la Francia vi furono anche altri favori fatti
    dai governi di Israele all’insaputa degli israeliani: l’uso delle comunità
    ebraiche di Algeria e Tunisia a sostegno della Francia contro i movimenti di
    Liberazione di quei Paesi. E la Francia ricambiò assemblando un reattore
    nucleare in Israele (Dimona), copia di quello G 1 di Marcoule.

    Inizialmente gli
    USA erano contrari alla proliferazione nucleare e sembra che solo con i sorvoli
    degli aerei spia U2, nel 1960, si resero conto della realizzazione di Dimona. Ma
    non accadde nulla ed ancora oggi è così: ufficialmente Israele non è dotata
    di armamento nucleare e deve essere così perché una legge Usa (Symington
    Amendment del Arms Export Control Act, 1977) vieterebbe il commercio
    con Paesi che si dotano clandestinamente di armamento nucleare.

    Questa
    situazione impedirebbe i generosi aiuti USA ad Israele (92 miliardi di dollari
    negli ultimi decenni) che ritornano in una sorta di partita di giro alle
    floridissime fabbriche di armamenti USA (e ciò sarebbe intollerabile).
    Dopo
    Vanunu, che denunciò al mondo che il re era nudo e che cioè Israele era dotata
    di armamento nucleare, l’ostacolo di tale legge è stato aggirato facendo
    riferimento ad una interpretazione della legge: la data di creazione di Dimona
    che è precedente a quello della legge (Israele non è più un problema
    attuale di proliferazione perché ha già proliferato, Seymour Hersh).
    Un’ultima
    notiziola: il Sud Africa dell’Apartheid fu importante alleato di Israele sia per
    le forniture di uranio sia per alcuni tests esplosivi fatti congiuntamente
    nell’Oceano Indiano."

    R.R.

    La notizia completa è fruibile QUI [www.fisicamente.net]

  • Cataldo

    Le politiche dello stato di israele si basano molto su questa deterrenza, che oggi si sostanzia per vie riflesse, con il connubio tra questo non detto e la servitù ideologica che è insita nella legislazione antinegazionista, che di per se sarebbe incomprensibile senza.
    Purtroppo quella che sembrava una sindrome da "Sansone", data la natura dello strumento nucleare e la contiguità tra israele ed i suoi "nemici", arabi persiani e crociati, nel tempo è diventata una questione completamente diversa, man mano che si allontana la realtà dalla propaganda del Grande Israele, man mano che passano impuniti crimini di varia natura, man mano che diventano planetarie le gittate dei missili ….

  • Gil_Grissom

    Se Israele sia abusiva o meno non era il tema dell’articolo, che in sostenza si poneva la domanda se fosse o meno utile per Israele avere un arsenale nucleare e certamente la risposta a questa domanda e’ si visto che lo stato ebraico e’ stato attaccato per ben due volte dagli stati arabi confinanti, una volta alla sua proclamazione e una volta vent’anni dopo. Israele e’ stata l’aggredita e non l’aggressore in queste due guerre mentre lei ha capovolto i termini del confronto dicendo che Israele ha attaccato gli stati confinanti. Inoltre al contrario di quanto sostiene lei la Palestina e’ ora un’entita’ indipendente governata dalle autorita’ palestinesi, mentre prima che nascesse lo stato di Israele la palestina  era un protettorato sotto il completo e totale dominio britannico e non e’ che gli inglesi trattassero molto bene i palestinesi, da buoni colonialisti.

  • Gil_Grissom

    Tutta l’intelligentia ebraica.

  • bottiglia

    Il peggiore e il più falso stato del Mondo.

  • Aironeblu

    Caro G.Grisom, ho chiamato in causa la legittimità dello Stato israeliano per ribattere al tuo (diamoci del tu tra utenti, è più amichevole) commento che in poche righe righe giustificava l’arsenale nucleare israeliano come unica garanzia di sopravvivenza in un territorio ostile. Onestamente è un’osservazione che stimola un’infinità di contestazioni, prima tra tutte quella che Israele in quanto Stato espansionista è lui il vero pericolo da cui devono difendersi i suoi confinanti, da cui non è MAI stato attaccato e a cui invece ha riservato decine e decine di aggressioni devastanti senza bisogno di armi nucleari. 

    Quanto alla Palestina il riconoscimento dello Stato palestinese è apertamente osteggiato dal regime sionista con minacce esplicite ai governi occidentali favorevoli (al riconoscimento), che vanno dallo sfacciato intervento di Netanhyau al congresso di Washington, agli attentati di Parigi devitamente seguiti agli avvertimemti in stile mafioso.
    Se poi vogliamo leggere le cose dal punto di vista della pura tattica militare, allora certo, a chiunque fa sempre domodo avere come deterrente un’arma nucleare, e infatti Israele si guarda bene dal permettere che qualcuno dei suoi vicini possa dotarsene.
    Ma io che preferisco valutare tutti con lo stesso peso e la stessa misura, senza eccezioni e privilegi per nessuno, non ho molti dubbi su chi sia l’aggressore e chi gli aggrediti in Medio Oriente, e credo non ne abbiano nemmeno i vicini del "popolo autoeletto".
  • cardisem

    Non vorrei offensivo, ma poiché ricordo tuoi precedenti interventi di eguale tenore, nutro ormai la ferma convinzione che tu sia una di quelle migliaia di persone “reclutate” dalle Ambasciate israeliane o direttamente dal Mossad per diciamo un’azione di sostegno dell’immagine di Israele e al tempo di contrasto dei suoi critici…
    Che queste persone ci siano, è certo. Chi siano non può chiaramente essere noto…
    Si possono soltanto fissare dei criteri per riconoscerli…

    Quanto alla questione di merito è assai semplice:

    lo «Stato ebraico di Israele» nasce sulla «Pulizia etnica della Palestina», come ormai riconoscono intellettuali alle Pappe, che giungono finalmente a conlcusioni e verità perfettamente note a ogni bambino palestinese…

    Se a Soutampton non avessero boicottato il convegno su “Israele e il diritto internazionale”, queste verità avrebbero dovuto essere riconosciuti anche dagli apparati istituzionali dei governi…

    In pratica, accettando la narrativa sullo «Stato criminale nazista» (così K. Jaspers), Israele non è per nulla inferiore allo «Stato criminale nazista», con una differenza importante: sparando oggi sullo “Stato nazista” si combatte contro un regime defunto e sepolto, mentre lo «stato criminale di Israele» è vivo e vegeto, fa del vittimismo “psicopatico”, e infine trova sostenitori e propagandisti come il qui criticato Gil_Grissom… Ripeto: non intendo in alcun offensivo, ma solo “oggettivo” in una critica tutta fattuale e logica.

  • cardisem

    Ho notato anche io la frase, ma ho pensato che si trattasse di una specie di satira… Di una assurdità volutamente grottesca.

  • cardisem

    Sarebbe da aggiungere una notizia: l’assassino di Kennedy, pare riconducibile ad israele..

  • geopardy

    Dopo questa frase non ho più letto nient’altro:

    "All’inizio degli anni Cinquanta, dopo che Israele aveva combattuto una disperata guerra di Indipendenza (o Nakba) in cui migliaia di Israeliani morirono per garantire la fondazione dello Stato"

    La NAKBA è la drammatica cacciata di circa 800.000 palestinesi dalle loro case nel 1948, è la Shoa dei palestinesi, non la " disperata guerra d’indipendenza di Israele".
    GLI VOGLIONO USURPARE ANCHE QUESTO?
  • Gil_Grissom

    Neanche io vorrei offensivo, come hai scritto tu all’inizio del tuo post, ma il tuo intervento non ci azzecca proprio per nulla col post, il cui argomento e’ se a Israele convenga o meno avere le armi atomiche. Il tuo discorso ormai trito e ritrito sulla pulizia etnica della Palestina e sullo stato criminale sionista nazista e’ del tutto fuori tema.

  • Gil_Grissom

    Scusa a te storicamente non risulta che alla proclamazione dello stato di Israele alcuni stati arabi lo abbiano attaccato? 

  • mincuo

    Scusa ma a te risulta che nella guerra dei 6 giorni è stato atatccato? Cioè su "Informazione corretta" o "Topolino"?

  • Gil_Grissom

    Infatti, se leggessi attentamente, vedresti che ho scritto nel periodo della sua proclamazione, la guerra dei sei giorni viene vent’anni dopo i fatti a cui mi riferisco. Ora capisco l’ardore ideologico filopalestinese, ma almeno leggi i commenti prima di criticarli.

  • Capablanca

    Che tu possa capire qualsiasi cosa che non sia "ardore ideologico" filoisraeliano lo escludo nella maniera più assoluta. Del resto basta leggere tutti i tuoi post sull’argomento, a dir poco senza vergogna..

  • cardisem

    Questa è bella. Un presunto Troll di professione, o meglio un agente del servizio dell’Hasbara israeliana, che dice a me di essere “fuori tema”!

    E quale sarebbe il tema? Chi lo stabilisce?
    Tu dici: il deterrente o m

    eno dell’arsenale nucleare ammassato in Dimona?

    ma come?
    Si è sempre detto che questo arsenale nucleare NON esiste!
    Ed adesso invece esiste…
    E con quale “legittimità” esiste? Cosa intendono fare i Signori Israeliani con quelle atomiche?
    Dobbiamo sentirci tranquilli perché le atomiche le hanno Lor Signori e dopo Iraq e Afghanistan e Siria e Libia, dobbiamo muovere guerra all’Iran che l‘atomica non la possiede e che da 400 anni non ha mai mosso guerra a nessuno?

    Una solo cosa potrebbe essere interessante da parte tua: se ci riveli chi ti paga e quali sono state le regole di ingaggio e l’addestramento.
    Si conoscono sul web inglese casi noti di “troll confessi”, che hanno vuotato il sacco…
    Veramente, se ti decidi, avrai tutto il nostro interesse, mentre i tuoi argomenti proprio non infinocchiano nessuno e sono del tutto controproducenti rispetto alla causa che i tuoi datori di lavoro ti chiedono di patrocinare…

  • cardisem

    Quanto per capire di cosa si parla, quando si dice che esiste una rete capillare sionista, che ci osserva e controlla in tutto quello che diciamo e facciamo (credo qui rappresentata da Grisom, che sempre interviene quando si tocca il tema Israele), allego questo “pezzo” da un sito ultrasionista, che mi fa così schifo da non volerlo neppure nominare. Non credo di dover commentare ciò che si può arguire dal testo stesso, se appena appena uno ha cognizione del problema. Si ricordi della definizione che Atzmon dà del sionismo: una forma di primatismo razziale a carattere globale, ossia il “potere ebraico” non è quello che si trova in Israele, ma è profondamente annidato e radicato nelle nostre istituzioni:
    —-

    L’antisemitismo nei campus americani
    Commento di Dario Sanchez


    Manifestazione antisemita in un campus americano

    Sono in molti a ritenere che gli Stati Uniti, dove risiede il più
    gran numero di ebrei nel mondo all’infuori di Israele, siano un luogo
    completamente ospitale e privo di rischi per i membri delle comunità
    ebraiche e per chi si identifica nelle ragioni del sionismo: non è mai
    stato del tutto vero, e non lo è oggi. E se non possiamo fare a meno di
    notare che nei più recenti sondaggi l’opinione pubblica americana, al
    contrario del suo Presidente e del suo entourage, è comunque nettamente
    schierata a favore di Israele e delle sue politiche di lotta al
    terrorismo, non possiamo nemmeno permetterci di chiudere gli occhi di
    fronte all’altra faccia dell’America, quell’America che forse
    incoraggiata dal “nuovo corso” obamiano non teme più di mostrarsi
    apertamente antisemita e di far ricorso alla violenza per veicolare i
    suoi messaggi d’odio.

    No, non è mia intenzione parlarvi di qualche gruppo di fanatici
    neonazisti del Midwest suprematisti della razza bianca. La novità che
    preoccupa, e che è sempre più osservata e monitorata da numerosi enti
    ebraici americani e israeliani, è che l’antisemitismo negli USA non è
    più appannaggio di gruppi di immigrati arabi, di sette religiose di
    derivazione cristiana e di gang metropolitane di neonazisti, ed è
    nettamente in crescita tra i giovani americani di età compresa tra i
    quattordici e i venticinque anni, vale a dire gli studenti.

    Una fascia d’età che generalmente è esclusa dai sondaggi, nonostante
    rappresenti di fatto il futuro più prossimo dell’opinione pubblica di
    quella che è ancora la più importante superpotenza democratica.
    L’antisemitismo ha insomma trovato il suo terreno fertile nelle scuole
    superiori, nei college e nei campus universitari della più grande
    democrazia nel mondo. E chi pensa che la responsabilità di ciò sia da
    imputare all’efficenza e all’abilità di alcuni gruppi di attivisti e
    docenti propalestinesi presenti in queste realtà deve sapere che è vero
    solo in parte, e che rischia di invertire l’effetto con la causa.

    Sono 406, secondo l’osservatorio di volontari nato per monitorare negli USA l’antisemitismo nel mondo dell’istruzione, l’AMCHA ( http://www.amchainitiative.org [www.amchainitiative.org]),
    le università e i college che in qualche forma hanno aderito al
    boicottaggio di Israele, per iniziativa di alcuni docenti o delle
    associazioni e delle confraternite studentesche. Davvero troppe realtà
    per poter continuare a illudersi che almeno una parte di queste non
    abbia aderito al movimento BDS in maniera spontanea, ma unicamente
    perché sedotta dalla propaganda dei professionisti dell’antisemitismo.
    Sempre secondo l’AMCHA, sono 10 le università e i college che sono stati
    negli ultimi 60 giorni citati sulla stampa statunitense per gravi
    episodi di antisemitismo, tra cui spiccano nomi noti come l’Università
    di Stanford e l’Università di San Francisco.

    Gli episodi vanno dalla comparsa di svastiche e slogan
    anti-israeliani sui muri dei campus a vere e proprie aggressioni ai
    danni di studenti ebrei. È alla luce di questo quadro la decisione
    dell’Agenzia Ebraica di aumentare del 30% il numero dei suoi emissari
    all’interno dei college e dei campus statunitensi con una presenza
    ebraica, al fine di monitorare il fenomeno e fornire assistenza alle
    vittime di queste aggressioni.

    È sempre più chiaro a molti, infatti, che la battaglia iniziata dai
    fiancheggiatori del terrorismo palestinese nelle università americane
    per ottenere l’egemonia culturale sulla narrazione del conflitto in
    corso tra israeliani e arabi palestinesi rischia di cambiare per sempre
    la percezione che i cittadini statunitensi hanno di Israele, fino a
    poter irrimediabilmente raffreddare e guastare rapporti fino
    all’elezione di Obama basati sul reciproco rispetto e sull’amicizia. Uno
    scenario inquietante, che è nell’interesse comune di Israele, degli
    Stati Uniti e di tutti coloro che nel mondo hanno a cuore la difesa
    della democrazia e delle libertà che non si verifichi.


    Dario Sanchez